Lo svezzamento nei suini rappresenta un momento di transizione fondamentale, sia per il suinetto che per la scrofa, segnando il passaggio da una dieta esclusivamente lattea a un'alimentazione solida e l'allontanamento dalla madre. Questa fase critica è intrinsecamente stressante e la sua gestione, in particolare l'età in cui viene effettuata, ha profonde ripercussioni sulla salute, la crescita e la produttività dell'intero allevamento. La complessità di questa decisione è influenzata da numerosi fattori, che spaziano dalla fisiologia animale alle strategie aziendali, dalle normative vigenti alle sfide sanitarie ed economiche.
Nel contesto degli allevamenti moderni, l'età allo svezzamento deve essere sempre considerata con grande attenzione in funzione delle strategie aziendali, sia che si parli di cicli chiusi che di venditori di lattoni. Il "quando" separare i suinetti dalla scrofa non è una scelta banale, poiché tutte le azioni compiute in questo periodo avranno conseguenze future sulla qualità del suinetto e sulle performance tecniche ed economiche dell'allevamento.
Lo Svezzamento Naturale e la Pratica Zootecnica Moderna
Nel loro habitat naturale, i suinetti vengono svezzati dalla madre tra le 13 e le 17 settimane, attraverso un processo graduale. Man mano che la prole cresce, le sue esigenze nutrizionali cambiano e aumentano, mentre la produzione di latte della scrofa diminuisce e diventa insufficiente a soddisfare i bisogni dei suoi piccoli. Gradualmente, i cinghiali prendono confidenza con il cibo solido e l'allattamento diventa sempre meno frequente, fino a cessare a un certo punto, solitamente tra la settima settimana e la dodicesima-diciassettesima settimana di lattazione. Questo processo di svezzamento nel maiale selvatico (cinghiale) è graduale, per cui i cinghiali passano progressivamente da una dieta esclusivamente lattea a una dieta priva di latte.

Nei sistemi moderni di agricoltura intensiva, vengono spesso utilizzate tecniche di svezzamento precoce per migliorare la produzione delle scrofe e anche per ridurre il rischio di mortalità dei suinetti. Tuttavia, l'età dello svezzamento è diversa in ogni allevamento ed è influenzata da numerosi fattori, come il numero di posti parto, la gestione della fascia, il tipo di scrofa e il livello di prolificità dell'allevamento, il peso alla nascita dei suinetti, le condizioni sanitarie dell’allevamento, i problemi o meno nell'adattamento alla fase post-svezzamento, e la legislazione di ogni Paese.
Il Dilemma dell'Età: 21 o 28 Giorni? Analisi Teoriche e Fisiologiche
Il dibattito sull'età ottimale di svezzamento si è a lungo concentrato sul confronto tra i 21 e i 28 giorni di lattazione. In passato, la stragrande maggioranza di veterinari, tecnici specializzati e allevatori di suini avrebbe risposto che è meglio svezzare a tre settimane. L'evoluzione della produzione suinicola, però, ha messo in discussione questa vecchia ovvietà.
Un passaggio da una lattazione a 3 ad una a 4 settimane (21 vs 28 giorni) determina un maggior peso dei suinetti allo svezzamento, stimato fra 1,5 e 2,5 kg/capo in più, che si riflette in migliori performance produttive e sanitarie nella fase di post-svezzamento, oltre a consentire l'impiego di mangimi meno costosi nella fase di avvio. Questo è un vantaggio innegabile per il suinetto.
Svezzamento: lo schema di una giornata tipo
Tuttavia, l'allungamento della lattazione determina un allungamento dell'interparto con conseguente riduzione del numero dei parti/scrofa/anno e quindi meno svezzati/anno. Per meglio sviluppare il ragionamento, è bene confrontare l'interparto teorico che le scrofe affrontano a seconda che allattino per 21 o 28 giorni. Partendo dall'intervallo svezzamento-calore di 5 giorni, aggiungendo la gestazione di 114 giorni e sommando la lattazione di 21 o 28 giorni, si ottiene un interparto teorico finale di 140 giorni nel primo caso (21 giorni di lattazione) e 147 giorni nel secondo caso (28 giorni di lattazione). Questi 7 giorni di differenza, che in un primo momento possono sembrare poca cosa, si rivelano più importanti nel momento in cui si proceda al calcolo dei parti scrofa anno, ovvero 365 diviso 140 o 147. Nel primo caso si avranno 2.60 parti, mentre nel secondo 2.48.
A questo punto la differenza si rende più palpabile e, moltiplicando tale valore per il numero di suinetti svezzati per parto, si ottiene la reale percezione della distanza esistente fra i due sistemi. Indicando in 11 i suinetti svezzati per parto, dai calcoli finora svolti, si avrebbe che, svezzando a 21 giorni, la produzione di suinetti svezzati per scrofa per anno sarà di 28.6 (2.60 x 11), mentre nel caso della lattazione a 28 giorni se ne produrranno 27.3 (2.48 x 11). Questi sono i calcoli teorici su cui si basa la gran parte della teoria di chi sostiene il vantaggio di una lattazione a 21 rispetto ai 28 giorni. Sotto il profilo matematico, la teoria non fa una piega, ma è veramente così? O, meglio, non è che per caso da questo calcolo sfuggono delle variabili legate alla fisiologia dell'animale che sarebbe bene considerare?
In effetti, alcuni autorevoli fisiologi della riproduzione hanno sottolineato che una lattazione di 28 giorni permette una migliore preparazione dell'apparato genitale della scrofa alla gestazione successiva, più di quanto non accada con una lattazione di 21 giorni, tanto da permettere un sensibile aumento della natalità al parto successivo. È stato addirittura stimato che per ogni giorno di lattazione sotto i 28, ci sia un calo della natalità totale di 0.1 suinetti al parto seguente. Quindi chi svezza a 21 giorni produrrebbe circa 0.7 suinetti nati vivi in meno per parto rispetto a chi svezza a 28 giorni.
Per valutare la veridicità o meno di queste conclusioni, c'è chi si è preso la briga di indagare sui numeri di alcune realtà italiane. Precisamente, sono state messe a confronto le natalità (totali e vivi) di 12 aziende, rappresentative di 10.000 scrofe. I risultati riportati nel Grafico 1 evidenziano facilmente che in quelle aziende abituate a svezzare a 28 giorni, la natalità totale è di 0,53 suinetti per parto in più rispetto alle aziende in cui lo svezzamento è a 21 giorni (12.60 contro 12.05).

A questo punto, si possono aggiornare i calcoli alla luce dei nuovi dati forniti. Per dare più veridicità all'esempio, si introduce la variabilità "mortalità in lattazione" da sottrarre, anche se in maniera empirica, ai nati vivi. Con una lattazione di 21 giorni, si è visto che in teoria potrebbero esserci 2.60 parti per scrofa per anno. Moltiplicando tale valore per gli svezzati per parto dell'esempio, 10.17 (ottenuto da 11.31 nati vivi teorici meno il 10% di mortalità in lattazione), si ottengono 26.44 svezzati per scrofa per anno. Mentre nel caso della lattazione a 28 giorni, si avranno 2.48 parti per scrofa per anno, che moltiplicati per 10.65 (ottenuto da 11.84 nati vivi teorici meno il 10% di mortalità in lattazione) danno 26.41 svezzati per scrofa per anno. Questi calcoli aggiornati mostrano come la differenza finale nel numero di suinetti svezzati per scrofa all'anno tra i due sistemi si assottigli notevolmente, suggerendo che il vantaggio di una lattazione più breve non è così evidente come sembrerebbe dalla sola analisi matematica iniziale.
L'Impatto dell'Età sullo Sviluppo del Suinetto e le Performance Post-Svezzamento
Il peso alla nascita adeguato segnerà un buon peso allo svezzamento. Sebbene sia difficile intervenire sul peso alla nascita, le conseguenze di un peso troppo basso possono essere critiche. Un altro aspetto fondamentale per ottenere il peso desiderato allo svezzamento è l'età del suinetto. Quanto più tardi viene svezzato il suinetto, tanto più generalmente è preparato.

La variazione del peso allo svezzamento è una circostanza sfavorevole che si è evidenziata con l'avvento della genetica iperprolifica, soprattutto a causa della dispersione del peso alla nascita e della ridotta assunzione di latte e colostro. Poiché il peso alla nascita sta diminuendo con l'aumento della prolificità, anche il peso allo svezzamento diminuirà, rendendo una lattazione più lunga essenziale per ottenere un peso minimo dei suinetti di 6-7 kg allo svezzamento. I suinetti con un peso adeguato allo svezzamento, ma con una maturità intestinale insufficiente, sono in una situazione critica.
Lo svezzamento, con la separazione dalla madre, interrompe la trasmissione degli anticorpi attraverso il latte materno, con conseguente perdita dell'immunità materna. Si verifica la cosiddetta finestra immunitaria, che rende il suinetto suscettibile a problemi patologici nel periodo successivo allo svezzamento. Questa perdita di protezione materna, insieme ai cambiamenti repentini nella dieta (da liquida e calda a solida e fredda) e nell'ambiente (nuovo luogo, nuovi compagni, ristabilimento della gerarchia sociale), contribuisce a un forte stress che può compromettere la salute intestinale e il sistema immunitario dei suinetti.
In uno studio condotto da Jaime Figueroa e Deborah Temple, è stato verificato che, durante i primi giorni dopo lo svezzamento, i suinetti di figliate senza socializzazione presentavano interazioni più aggressive e meno positive. La lattazione condivisa, dove i suinetti sono già socializzati in lattazione, può ridurre le lotte e lo stress dopo lo svezzamento, come indicato da fonti quali BDporc.
Strategie Alimentari e Gestionali per un Svezzamento di Successo
Per mitigare gli effetti negativi dello svezzamento e garantire la salute e la crescita dei suinetti, è fondamentale adottare strategie alimentari e gestionali mirate.
Pre-svezzamento:Un buon peso alla nascita adeguato segnerà un buon peso allo svezzamento. Difficile intervenire sul peso alla nascita, ma le conseguenze di un peso troppo basso possono essere critiche. In questa fase è molto importante nutrire e abbeverare correttamente la scrofa per massimizzare la produzione di latte. Nelle prime ore dopo la nascita di un suinetto, la scrofa produce colostro, che poi si trasforma in latte materno, offrendo anticorpi vitali per proteggere il neonato dalle infezioni. Secondo Chantal Farmer nel suo articolo pubblicato su 3tre3, un suinetto ha bisogno di ingerire 178 grammi di colostro per chilogrammo di peso vivo.

Per preparare il suinetto al cambio di dieta, è cruciale iniziare precocemente l'alimentazione solida. Ciò ha lo scopo di abituare i suinetti durante la lattazione con un mangime sottoscrofa o prestarter di alta qualità, che facilita l'accettazione del primo mangime di svezzamento, allontanando il rischio che lo rifiutino, con le complicazioni sanitarie che ne conseguono. Si consiglia di iniziare con un alimento speciale di pre-inizio da circa 7 a 10 giorni di età per aiutarli a prepararsi per lo svezzamento. Il sistema introdotto di recente in Italia, con la somministrazione di latte e mangime insieme a formare un "pastoncino", ha mostrato esiti interessanti nell'incrementare il peso dei suinetti e abituarli meglio alla fase successiva.
Non bisogna dimenticare di fornire acqua al suinetto. Il latte ha un'alta percentuale di acqua, ma l'unico apporto di acqua in svezzamento sarà quello che il suinetto ottiene da solo. Pertanto, nella sala parto è necessario fornire acqua di qualità e in quantità sufficiente perché il suinetto possa berla facilmente.

Durante e Post-svezzamento:L'alimentazione dei suinetti richiede un'attenzione particolare. Man mano che maturano, è importante mantenere il loro approvvigionamento costante di cibo. Non apportare modifiche improvvise alla dieta, poiché ciò disturberà il loro sistema digestivo. L'alimento ideale nella fase di svezzamento deve avere delle specifiche caratteristiche, come quella di essere costituito da più fonti proteiche e da diverse materie prime con livelli di fattori anti-nutrizionali più bassi possibile. Diete di alta qualità con ingredienti speciali gustosi e appetibili sono essenziali. L'alimento di inizio, una dieta scientificamente formulata che viene somministrata ai suinetti prima che vengano svezzati naturalmente dal latte della madre, è ricco di nutrienti ed energia e spesso contiene enzimi digestivi e antibiotici. Gli aromatizzanti lo rendono più attraente.
Ciò che bisogna assolutamente evitare, affinché lo svezzamento proceda per il meglio, è che i suinetti perdano l'appetito e non mangino la quantità di cibo necessaria al loro fabbisogno. Con il digiuno, infatti, perdono peso e rischiano di ammalarsi, compromettendo il sistema digestivo e la salute intestinale. Questo periodo viene definito da alcuni autori come periodo di latenza, dove il maialino impiega troppe ore per iniziare a mangiare. È necessario che, in questi giorni così importanti per il loro sviluppo, gli animali mangino, non perdano peso e, dettaglio importante, abbiano sempre libero accesso all'acqua.
La frequenza di alimentazione influisce notevolmente sul tratto gastrointestinale di un suinetto. Dare ai suinetti piccole porzioni alla volta è più dignitoso e li aiuta ad assimilare facilmente i nutrienti, poiché si nutrono in piccole porzioni ma frequentemente. Gestire il mangime in modo corretto, somministrandolo più volte al giorno, disponendo di piatti supplementari, lavorando con le pappette nei primi giorni, aggiungendo acqua con agente reidratante in tramogge rotonde, è fondamentale.
Un case history italiano mostra come dei suinetti "disadattati", svezzati con mangimi liquidi, abbiano pregiudicato il loro avvio al mangime successivo. I suinetti hanno tardato troppo tempo nell'apprendere a mangiare la broda nei truogoli. Di conseguenza, non mangiavano né beveano, disidratandosi e generando un ritardo nelle crescite difficile da recuperare. Allora è stata cambiata la formula del prestarter, con l'obiettivo di farlo più appetibile, ed è stato deciso di svezzare i suinetti con lo stesso mangime sottoscrofa che mangiavano in sala parto. Lo scopo era far riconoscere l'odore e il sapore del mangime ed eliminare così un fattore di stress aggiuntivo al processo dello svezzamento. Allo stesso modo, è stato proposto il sottoscrofa in pappina durante l'ultima settimana di lattazione, con l'obiettivo di conseguire un migliore sviluppo dell'apparato digerente.

Questo prepara i loro sistemi digestivi a un cambiamento graduale verso gli alimenti solidi e aiuta a calmarli. L'effetto più importante dello stress da svezzamento è forse la riduzione dell'assunzione di cibo. Cambiamenti morfologici nei microvilli intestinali, che si accorciano, e l'aumento delle dimensioni delle cripte sono comuni. L'ingestione di cibo inadeguato porta a una moltiplicazione accelerata delle cellule germinali, che provoca l'eliminazione delle cellule assorbenti e quindi compromette l'assorbimento-escrezione di nutrienti e acqua nell'intestino.
In un animale sano il microbiota del tratto digestivo è relativamente stabile, includendo batteri benefici come il Lactobacillus e batteri nocivi come l'E.Coli. Cambiamenti improvvisi nella dieta, stress, ecc. portano a una riduzione del numero di lattobacilli e a un aumento di altri batteri nocivi, come l'E.Coli. Negli ultimi anni si sta diffondendo il termine di salute intestinale. Questo stato si ottiene con un programma di alimentazione bilanciato e appetibile nella fase post-svezzamento per evitare la diarrea. L'aggiunta di probiotici al mangime e di acidi organici ha una maggiore efficacia nel ridurre la mortalità e aumentare l'incremento ponderale.
Ambiente, Benessere Animale e Sfide Comportamentali nello Svezzamento
Il momento dello svezzamento, quando il suinetto viene separato dalla scrofa, è un momento chiave. Si tratta di una situazione di grande stress in cui cambiano il luogo di allevamento e l'alimentazione, si stabiliscono nuove gerarchie con i nuovi compagni, normalmente raggruppati per taglia e/o sesso.

Per i suinetti, forse è un momento difficile essere svezzati dalla scrofa (madre) ed essere introdotti a un sostituto di una dieta a base di latte a un alimento solido. Comprendendo questi sintomi dello svezzamento nei suini e adottando misure proattive, si possono aiutare i suinetti a realizzare una transizione senza problemi e a mantenere la loro salute. Durante il processo di svezzamento, i suinetti possono sperimentare una diminuzione dell'interesse per il cibo, il che porta alla perdita di peso. Lo svezzamento può indebolire il sistema immunitario di un suinetto, rendendolo più suscettibile alle infezioni.
Una delle principali conseguenze dello svezzamento è che i suini sembrano essere più aggressivi o mostrare più combattimenti da parte dei suinetti a causa dello stress o della competizione. Non solo, lo svezzamento può portare a un aumento dei guaiti o altre vocalizzazioni man mano che i suinetti esprimono disagio o angoscia. Infine, è necessario prestare attenzione a tali segni: un'attività ridotta, o anche la zoppia, è un campanello d'allarme. Inoltre, lo svezzamento può causare stress, malattia o anche dolore tra i suinetti.
Quando i suinetti sono stressati, si annoiano o si frustrano, o quando ci sono troppi suinetti nella stanza con il minor spazio per muoversi, iniziano a mordersi a vicenda. Questo si chiama cannibalismo e può provocare lesioni e persino la morte. I suinetti a volte possono sviluppare cattive abitudini, come sporcare la loro biancheria da letto o mangiare le proprie feci (coprofagia). Questo è un motivo di preoccupazione, poiché può portare a problemi di salute e a un ambiente disordinato. Tali cattive abitudini possono essere causate da stress, disagio e servizi igienici inadeguati. Pertanto, per affrontare tali problemi, i produttori devono concentrarsi su aree chiave come la biancheria da letto pulita, i servizi igienici adeguati, la gestione dei suini malati. È fondamentale fornire ai suini materiali per esplorare e manipolare (paglia, fieno, legno, segatura), salvo che questi non possano compromettere la loro salute e il benessere.

Le condizioni ambientali ideali sono altresì cruciali. I locali devono permettere agli animali di avere accesso a una zona in cui coricarsi confortevole fisicamente e termicamente, prosciugata e pulita, in cui tutti gli animali possano distendersi contemporaneamente. È necessaria una buona sanità per ridurre l'incidenza delle diarree in sala parto, che aiuterà il corretto sviluppo della flora intestinale. Oltre alla buona salute, un management che garantisca al suinetto sempre condizioni ideali contribuirà a ridurre i rischi di problemi digestivi.
È importante anche evitare di mescolare suinetti di diverse cucciolate, poiché ciò può essere rischioso dal punto di vista delle malattie. Aumentare l'esposizione alla luce può incoraggiare i suinetti a consumare di più e a essere più attivi. Graduare più fattori stressanti contemporaneamente può essere molto impegnativo per i suinetti. Se i cambiamenti vengono apportati gradualmente, come trasferirsi in un nuovo ambiente o cambiare la loro dieta, allora sarebbe meno stressante per i suinetti.

Implicazioni Legali e Tendenze Attuali nello Svezzamento
Il Decreto Legislativo n. 53 del 20 febbraio 2004, che stabilisce le "norme minime per la protezione dei suini", rende obbligatorio lo svezzamento dei suinetti di 28 giorni di vita. Tuttavia, c'è una deroga che consente lo svezzamento a 21 giorni se i suinetti vengono trasferiti in altri impianti, a condizione che i locali siano adeguatamente puliti e disinfettati prima dell'introduzione e che siano vuoti per un periodo di almeno 24 ore. Alla luce di quanto finora detto riguardo i benefici del periodo di lattazione più lungo, i 28 giorni non dovrebbero rappresentare un problema, anzi.
Il Decreto Legislativo 7 luglio 2011, n. 122, che attua la direttiva 2008/120/CE e stabilisce le norme minime per la protezione dei suini, fornisce definizioni chiare e requisiti minimi per le aziende.Secondo la normativa, si definisce:
- Suino: termine generico per indicare animale di specie suina di qualsiasi età.
- Verro: suino maschio che ha raggiunto la pubertà ed è destinato alla riproduzione.
- Scrofa: suino femmina che ha già partorito.
- Scrofetta: suino femmina che ha raggiunto la pubertà ma NON ha ancora partorito.
- Scrofa in allattamento: suino femmina tra la fase perinatale (periodo che precede e segue immediatamente la nascita) e lo svezzamento dei lattonzoli.
- Scrofa asciutta e gravida: tra lo svezzamento e la fase perinatale.
- Lattonzolo: suino dalla nascita allo svezzamento.
- Suinetto: dallo svezzamento a 10 settimane di età.
- Suino all'ingrasso: da 10 settimane di età alla macellazione o all'impiego come riproduttore.
- Azienda: qualsiasi luogo (aperto o chiuso) in cui gli animali sono allevati o detenuti anche temporaneamente.
Tra i requisiti minimi generali per le aziende, vengono specificate le superfici libere per ciascun suinetto o suino all'ingrasso allevato in gruppo, escluse le scrofette dopo la fecondazione e le scrofe. Ad esempio, per suini di peso ≤ 10 kg sono richiesti almeno 0,15 m², per suini tra 10-20 kg 0,20 m², e così via, fino a 1,00 m² per suini di peso > 110 kg. Per ciascuna scrofetta dopo la fecondazione sono richiesti 1,64 m² e per ciascuna scrofa 2,25 m² se allevate in gruppo. Se il gruppo è composto da meno di sei animali, le superfici libere devono essere aumentate del 10%, mentre se sono 40 o più animali, possono essere ridotte del 10%.
Le pavimentazioni per scrofette dopo fecondazione e scrofe gravide devono avere almeno 0,95 m² per le prime e 1,3 m² per le seconde, costituite da pavimento pieno continuo con aperture di scarico (per non oltre il 15%). Viene inoltre specificata l'ampiezza massima delle aperture dei pavimenti fessurati per i suini allevati in gruppo: 11 mm per i lattonzoli, 14 mm per i suinetti, 18 mm per i suini all'ingrasso, 20 mm per le scrofette dopo la fecondazione e le scrofe. L'ampiezza minima dei travetti deve essere di 50 mm per i lattonzoli e i suinetti, e 80 mm per i suini all'ingrasso, le scrofette dopo la fecondazione e le scrofe. Le scrofe e le scrofette non vanno tenute all'attacco, pratica vietata dal 2006.

Negli ultimi anni, lo scenario della produzione suinicola europea è stato profondamente modificato da nuove normative e sfide. Dal 2017 la mortalità nella fase post-svezzamento (6-20 kg) non ha smesso di aumentare, raggiungendo il suo record nel 2022 con l'8,4% secondo i dati SIP. Dato questo scenario, sembrerebbe che una delle prime misure da applicare sia quella di avere suinetti più maturi allo svezzamento che possano sopportare meglio lo stress dello svezzamento e le successive condizioni di stabulazione.
La diretta conseguenza del divieto dell'ossido di zinco nelle diete (dalla metà del 2022 in tutta Europa) e della limitazione nell'uso di antibiotici (con un obiettivo di riduzione di circa il 40% del consumo del 2021 entro il 2030 imposto dall'Unione Europea) è che le mortalità nel corso del 2022 sono molto aumentate, raddoppiando le percentuali che si era soliti avere fino al 2017. Questo ha cambiato la motivazione a svezzare i suinetti più grandi. L'obiettivo che J. Barceló si pose di svezzare 200 kg di suinetti per scrofa all'anno conta poco se questi chilogrammi di suinetti non arrivano mai sul mercato. Alcuni allevatori europei vedono nell'età dello svezzamento la soluzione ai problemi che si sono generati con la sospensione dell'ossido di zinco e la riduzione dell'uso di antibiotici, che li sta portando ad uno svezzamento superiore ai 28 giorni. La decisione non dovrebbe più basarsi solo su termini economici, ma in termini di sopravvivenza.

In allevamenti come quello di suino nero dei Nebrodi "plain air", esiste la possibilità di lasciare i suinetti con la madre più a lungo, anche 40-45 giorni o più, togliendo la madre solo quando si decide di accoppiarla di nuovo. Questo permette un'educazione naturale e una socializzazione migliore, con le madri che si fanno accarezzare e i suinetti che, pur scappando inizialmente, si abituano al contatto umano.
Pianificazione dello Svezzamento: Logistica e Ottimizzazione
La gestione dell'allevamento richiede una pianificazione attenta per ottimizzare il processo di svezzamento. In linea di massima, lo svezzamento deve essere effettuato al mattino presto, dopo che la scrofa ha ricevuto il primo pasto. La scrofa sarà più tranquilla e sarà più facile per lei sdraiarsi e allattare i suinetti. Inoltre, per motivi di organizzazione del lavoro negli allevamenti, è meglio svezzare la mattina presto, in modo da poter svuotare le sale parto il prima possibile e iniziare la pulizia delle stanze. Si consiglia di lasciare i locali lavati al mattino in modo che possano asciugarsi durante la notte. La pratica più comune è quella di svezzare prima tutte le scrofe presenti nella sala e, una volta trasferite nel reparto gestazione, procedere al trasferimento dei suinetti.
Recentemente, alcuni allevamenti sono stati costruiti con un numero di posti parto doppio rispetto al solito, per poter svezzare i suinetti e svolgere l'intera fase post-svezzamento nella stessa sala parto. L'idea di fare investimenti aggiuntivi così pesanti con questo tipo di strutture mira a evitare ai suinetti il forte stress di creare nuovi gruppi sociali in un momento così delicato come lo svezzamento. È quindi importante valutare il beneficio da un punto di vista produttivo ed economico.
A seconda del giorno della settimana in cui si effettua lo svezzamento, la fecondazione e il parto si inseriscono meglio o peggio nei giorni lavorativi della settimana. Il fine settimana è il momento in cui il lavoro in azienda è minore, a causa della minore presenza di manodopera. È quindi molto importante scegliere il giorno giusto per lo svezzamento. L'intervallo svezzamento-fecondazione (WFI), ovvero il tempo necessario a una scrofa per diventare feconda misurato a partire dalla data dello svezzamento, è un parametro molto importante per determinare l'efficienza riproduttiva di una scrofa. Un intervallo di 4 giorni tra lo svezzamento e l'estro principale consente di coprire la maggior parte delle scrofe il lunedì e il martedì, evitando così il fine settimana.
Il principale svantaggio dello svezzamento del giovedì è l'ispezione e le procedure delle nidiate. La somministrazione del ferro e la rifilatura di coda e dentini è un'altra delle attività più impegnative dell'allevamento legate al parto. Se lo svezzamento avviene il giovedì, l'ideale sarebbe portare la maggior parte del gruppo di scrofe in sala parto la domenica. In questo modo c'è abbastanza tempo per la pulizia e l'aspirazione (3 giorni) e le scrofe entrano 4 giorni prima del parto. Ma dato che il lavoro di routine durante il fine settimana deve essere evitato, un'altra opzione è quella di farle entrare il lunedì, 3 giorni prima del parto previsto. Questa è probabilmente la distribuzione dei compiti più frequente nelle aziende con un unico svezzamento settimanale il giovedì.
Svezzamento: lo schema di una giornata tipo
Negli ultimi anni si è scoperto che le scrofe iperprolifiche hanno gestazioni più lunghe, che durano due o tre giorni in più, tra i 116 e i 117 giorni, per cui lo svezzamento di giovedì sposta il parto alla fine della settimana, quando c'è meno personale nelle aziende. In alcuni grandi allevamenti, lo svezzamento viene effettuato ogni giorno della settimana per sfruttare meglio i posti parto, ma questo sistema non è consigliabile perché complica la gestione. Lo svantaggio di svezzare il lunedì con una genetica iperprolifica è che la maggior parte delle coperture avviene il venerdì e il sabato, e se lo svezzamento avviene la domenica molti dei parti avvengono nel fine settimana.
Per favorire l'ovulazione è consigliabile, soprattutto nelle scrofe magre, effettuare il cosiddetto "flushing" o sovralimentazione dallo svezzamento alla copertura. Non appena le scrofe vengono svezzate, è importante gestire i verri "ruffiani" in modo da favorire l'effetto maschio. A questo scopo, i verri vengono fatti passare attraverso i box e le gabbie in cui sono state svezzate le scrofe.
Il fattore più importante che influenza la mortalità è lo stato di salute dei suinetti allo svezzamento. È necessaria un'assunzione regolare ed elevata del suinetto. Fornire ai suinetti lo stesso tipo di mangime utilizzato nella fase finale della lattazione è fondamentale per facilitare la transizione. In tale contesto, l'allevamento richiede che gli addetti agli animali abbiano ricevuto istruzioni pratiche circa i requisiti minimi generali per le aziende e le condizioni relative all'allevamento, come stabilito dalla normativa.
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