Luca Delfino: Analisi di una scia di sangue tra responsabilità penale e profili psicologici

Luca Delfino, nato a Genova nel 1977, è una figura che ha segnato profondamente la cronaca nera italiana, guadagnandosi il sinistro soprannome di “killer delle fidanzate”. La sua vicenda umana e giudiziaria si snoda attorno a due omicidi che presentano dinamiche inquietanti e speculari, innescando un dibattito mai sopito sulla pericolosità sociale, la capacità di intendere e di volere e i limiti del sistema giudiziario italiano nel gestire soggetti affetti da gravi disturbi della personalità.

Ritratto generico e cupo di un contesto urbano notturno a Genova, simbolo del teatro dei primi eventi criminosi.

Le origini e il profilo biografico

Luca Delfino è originario della città di Genova, dove è nato nel 1977. La sua infanzia fu segnata da una tragedia profonda: a soli due mesi di vita, Delfino perse la madre, che si tolse la vita sparandosi un colpo di fucile. Il padre, dal canto suo, si è immediatamente rifatto una famiglia e proprio la nascita del fratello potrebbe aver compromesso per sempre il delicato equilibrio psicologico di Delfino. Quest'ultimo se n'è andato di casa poco dopo e ha iniziato a vivere per strada come un barbone. Una vita, quella da clochard, che lo ha definitivamente fatto chiudere in se stesso.

Delfino è stato descritto come un uomo sempre in bilico tra droga e alcool, che viveva di espedienti, dormendo spesso alla stazione Brignole. Già in giovane età aveva mostrato segnali preoccupanti: nel 1998, ad esempio, venne coinvolto in un episodio di molestie ai danni di una minorenne. La sua personalità, complessa e disturbata, è stata analizzata in sede peritale dal dottor Murgia, il quale ha diagnosticato a Luca Delfino un grave disturbo della personalità con tratti borderline, narcisistici, paranoidei, antisociali e sadici, connotati da stabilità e cronicità. Delfino ha dimostrato di essere un soggetto iper-controllante, totalmente incapace di gestire la rabbia, la frustrazione e soprattutto l’abbandono; un uomo che per definizione necessita di dominare e soggiogare tutte le donne che intrecciano il suo cammino e che identifica la gelosia con il possesso.

L’omicidio di Luciana Biggi: il primo capitolo

La sera del 6 gennaio 2006, Delfino conobbe in un pub la trentaseienne Luciana Biggi, istruttrice di fitness residente a Rivarolo. Luca approfitta della situazione per aiutare la giovane in evidente difficoltà, poiché due uomini ubriachi la stavano molestando. Tuttavia, l’idillio iniziale svanì presto. Delfino iniziò a mostrare la sua gelosia patologica nei confronti della compagna, limitando i suoi rapporti con la famiglia e rendendole la vita impossibile attraverso messaggi, chiamate, pedinamenti e minacce.

La notte tra il 28 e il 29 aprile 2006, il corpo esanime di Luciana Biggi venne ritrovato in un vicolo di Genova, vico San Bernardo, con la gola squarciata, i jeans abbassati, la felpa sollevata e due tagli sulle braccia. L’arma del delitto, probabilmente un coccio di bottiglia, non è mai stata trovata. Nonostante la Procura lo avesse iscritto nel registro degli indagati, il 14 febbraio 2011 la Corte d’assise di Genova lo assolse dall’accusa di aver ucciso la Biggi per insufficienza di prove. Questo caso è rimasto aperto per anni, finché, nel 2019, un ex detenuto ha riferito che Delfino gli avrebbe confidato di essere lui l’assassino anche di Luciana Biggi. Tuttavia, a causa del principio del ne bis in idem, sancito dall'art. 649 del codice di procedura penale, Delfino non potrà mai essere nuovamente processato per questo delitto.

Illustrazione schematica che spiega il principio giuridico del

L’omicidio di Antonella Multari: la condanna

Poco dopo la morte di Luciana Biggi, Delfino riallacciò i rapporti con un'altra donna che aveva conosciuto l'anno precedente: Antonella Multari, trentaduenne originaria di Ventimiglia. Presto, però, anche lei dovette fare i conti con la stessa personalità iper-controllante e distruttiva. Informata dai genitori che Luca era stato indagato per la morte della ex Luciana, Antonella temette per la sua incolumità e lo querelò, ma all'epoca non esisteva ancora il reato di stalking e la contestazione fu limitata alle sole molestie.

Il 27 aprile 2007, Delfino inviò un messaggio dal contenuto inquietante e profetico ad Antonella: “Ricordati che giorno è oggi”, riferendosi all'omicidio di Luciana avvenuto esattamente un anno prima. Il 10 agosto 2007, a Sanremo, Delfino uccise Antonella con 44 coltellate mentre usciva da un centro estetico. Nonostante il tentativo di fuga, l'uomo fu fermato. Per questo delitto, Delfino fu condannato, con rito abbreviato, a 16 anni e otto mesi di reclusione, oltre a 5 anni di custodia in una struttura psichiatrica, essendo stata riconosciuta la seminfermità mentale.

Il percorso riabilitativo nelle Rems

Dopo aver scontato la pena in carcere, Luca Delfino è stato trasferito presso la Rems (Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza) Villa Caterina a Prà, a Genova. Queste strutture hanno sostituito gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) con l'obiettivo di riabilitare i soggetti ritenuti socialmente pericolosi attraverso progetti personalizzati. Il caso ha destato forti polemiche tra i cittadini e i familiari delle vittime, timorosi per una possibile fuga o una reiterazione dei crimini.

Il killer delle fidanzate - La storia di Luca Delfino - Parte 1

Gli esperti, tra cui il perito del giudice dottor Murgia, hanno valutato la pericolosità sociale di Delfino come di lunghissima durata, con pochi margini di miglioramento e difficilmente guaribile. Per tale motivo, al termine dei sei anni e mezzo di permanenza nella struttura, è prevista una nuova valutazione psichiatrica. Nonostante l'apparente mitezza della struttura rispetto al carcere, le autorità hanno aumentato le precauzioni a Villa Caterina, implementando misure di vigilanza per garantire che il percorso terapeutico di Delfino, finora mai veramente intrapreso in ambito detentivo, possa seguire il suo corso in condizioni di sicurezza per la collettività.

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