Lo Svezzamento: Nutrizione, Autonomia e Sviluppo Psicosociale

Lo svezzamento, o più precisamente l'alimentazione complementare, rappresenta un momento cruciale nello sviluppo del bambino, non solo dal punto di vista nutrizionale ma anche relazionale e psicologico. Si tratta di un processo di sostituzione dell’alimentazione basata esclusivamente sul latte (allattamento) tipica delle prime fasi della vita a quella con altri alimenti liquidi e solidi. La durata dello svezzamento è variabile da bambino a bambino, ma in media va dai 6 mesi ai 2 anni di vita, sebbene in ogni bambino possa avvenire in tempi assai diversi. È importante sottolineare che per svezzamento non si intende eliminare definitivamente l’utilizzo del latte materno o in formula, ma semplicemente affiancare altri tipi di alimenti complementari al latte.

Bambino che mangia un frutto

Questo periodo, che rientra nei primi 1000 giorni di vita, dal concepimento ai 2 anni, è decisivo per la futura crescita dell’organismo, influenzando aspetti organico-strutturali e affettivo-relazionali. L'introduzione di alimenti solidi o semi-solidi diversi dal latte non implica la necessità di interrompere l'allattamento, poiché per tutto il primo anno di vita il bambino dovrebbe ricevere attraverso il latte la maggior parte del nutrimento e delle calorie a lui necessarie.

Quando Iniziare lo Svezzamento: Segnali e Raccomandazioni

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) suggerisce l'allattamento esclusivo fino ai 6 mesi (circa) e l'introduzione dell'alimentazione complementare dai 6 mesi in poi, prestando attenzione che il bambino sia pronto. Per i bambini nati a termine, le indicazioni suggeriscono di iniziare a proporre cibi diversi dal latte intorno al sesto mese di vita. Tuttavia, per i bambini prematuri, i consigli dei pediatri possono essere discordanti, e per chi è nato prima è meglio tenere in considerazione l’età corretta o l’età anagrafica.

PRIMI PASSI - MA QUANDO INIZIARE LO SVEZZAMENTO?

Ci sono alcuni segnali che possono avvertire i genitori sulla prontezza del bambino:

  • Sta seduto da solo con minimo supporto (è importante che i piedi siano appoggiati).
  • Scompare il riflesso di estrusione, ovvero un movimento spontaneo di protrusione della lingua oltre le labbra, utile alla ricerca del capezzolo materno o della tettarella per la suzione.
  • Si allunga verso gli oggetti.
  • Porta gli oggetti verso la bocca in modo preciso e veloce.
  • Mastica giochi con movimenti masticatori.
  • Inizia a portare il cibo alla bocca da solo.

Questi comportamenti indicano che il bambino sta iniziando a dimostrare interesse, motivazione e curiosità per i diversi cibi e per il momento del pasto stesso. Durante i primi assaggi, la bocca diventa un vero e proprio laboratorio, una prima fonte di conoscenza, in una vera e propria fase esplorativa. Questo periodo può durare giorni o settimane; infatti, inizialmente la maggior fonte di cibo resta comunque il latte, mentre gli alimenti complementari sono da intendersi come assaggi, o, come diremmo noi adulti, "spuntini".

Maturazione Fisiologica e Sviluppo

I dati scientifici disponibili suggeriscono che la maturazione fisiologica delle funzionalità renale e gastrointestinale necessarie per metabolizzare alimenti di natura non lattea sia adeguata dall'età di 4 mesi. Prima del 4°-6° mese, la funzione renale non è in grado di sopportare elevati carichi proteici e neppure elevati carichi osmolari legati a cloro, sodio, potassio, fosforo e soluti del metabolismo proteico. Per quanto riguarda la funzione gastrointestinale, è noto che l'esposizione ai solidi e la transizione da una dieta ad elevato contenuto di grassi a una ad alto contenuto di carboidrati è associata a risposte ormonali sistemiche e locali (insulina, ormoni surrenalici, enteroormoni) di adattamento del metabolismo e delle funzioni digestive alla natura degli alimenti ingeriti, in modo da favorire la maturazione di alcune funzioni e/o stimolare attività enzimatiche. In larga misura, la maturazione gastrointestinale è guidata proprio dai cibi ingeriti.

Anche il sistema immunitario di mucosa associato all'apparato digestivo già dal terzo mese di vita evolve verso la produzione di IgA secretorie e riduce la permeabilità intestinale, serrando le giunzioni tra le cellule della mucosa (fenomeno noto come “chiusura dell’intestino”). Per quanto riguarda lo sviluppo neurologico e comportamentale, come per qualsiasi capacità motoria, esiste un intervallo di età in cui il bambino acquisisce le competenze necessarie per il sicuro ed efficace passaggio a una dieta mista.

Schema della maturazione degli organi per lo svezzamento

Autosvezzamento: Un Approccio Centrato sul Bambino

L’autosvezzamento, tecnicamente definito "alimentazione complementare a richiesta", consiste nel rimettere il bambino al centro dello svezzamento, affidandosi alla sua capacità innata di autoregolazione e fidandosi delle sue competenze. Seguire una modalità di svezzamento naturale, anche chiamato autosvezzamento, significa evitare ansia ai genitori nel caso in cui il bambino non voglia mangiare.

Non esistono tabelle rigide da seguire; si può iniziare l'alimentazione complementare introducendo qualsiasi alimento salutare. È importante continuare a rispondere in modo attivo, con l'allattamento, alle richieste del bambino, come si è fatto fino a quel momento. Per organizzare i pasti, bisogna innanzitutto imparare a gestire una dieta sana per tutta la famiglia partendo dagli adulti.

In passato, si credeva che lo svezzamento dovesse cominciare in un momento preciso e consistesse nel passaggio immediato all'alimentazione solida. Omogeneizzati e altri baby food vengono proposti sul mercato come alternativa all'autosvezzamento. Tuttavia, non esistono evidenze scientifiche a supporto dell’idea che il baby food sia migliore di una sana dieta mediterranea. Negli anni '80 e '90, i baby food sono andati molto di moda: alimenti più o meno pronti, veloci, comodi per alimentare i bambini fino a che non erano in grado di mangiare il cibo degli adulti. I genitori davano velocemente da mangiare ai loro figli, in modo apparentemente sicuro perché le pappe erano morbide, per cui il bambino doveva semplicemente gustare e deglutire. Ma ad un certo punto sono stati i bambini stessi a ribellarsi a questi cibi sempre dalla stessa consistenza e gusto! Un bambino seduto a tavola, sul suo bel seggiolone, era attratto dai colori della tavola stessa, dai profumi che poteva odorare, e così i genitori gli allungavano un grissino oppure un pezzo di pane.

L'Importanza dello Sviluppo Orale e del Linguaggio

La stimolazione della sensorialità orale, dei movimenti di masticazione e di deglutizione sono necessari per promuovere la buona evoluzione delle funzioni articolatorie deputate al linguaggio, nonché alla funzione respiratoria. Sono quindi fondamentali per la crescita di tutte le strutture del viso: guance, labbra, lingua, arcate dentarie, palato. Del resto si dice "parla come mangi!". Parlare e masticare non sono due azioni così distanti e così diverse; anzi, utilizzano proprio le stesse strutture, gli stessi muscoli, e movimenti simili. Vengono messi in gioco i denti, le labbra, le guance, la lingua e tutti i muscoli annessi: da quelli presenti nella lingua, al muscolo delle labbra, ai muscoli deputati alla masticazione, e così via.

Bambino che assaggia cibo con le mani

Ecco perché è molto importante che il bambino possa sperimentare e fare esperienza anche nel momento del pasto, variando i gusti, le consistenze, provando ad alimentarsi in autonomia pur sporcandosi. Il momento del pasto diventa una vera e propria palestra per la bocca del bambino che assaggia, sperimenta nuovi gusti, prova diversi tipi di consistenza dal duro e croccante al morbido, e crea una sorta di memoria sensoriale. Non c’è da preoccuparsi se il bambino non ha ancora i denti, anche perché i primi dentini che spuntano sono gli incisivi che di sicuro non servono per triturare il cibo quanto piuttosto per addentarlo. I bambini sono in grado di masticare il cibo con le gengive grazie alla forza dei muscoli masseteri.

Nutrizione Equilibrata nello Svezzamento

Dal punto di vista nutrizionale, i legumi si trovano a metà strada tra alimenti proteici e alimenti ricchi in carboidrati. La gran parte delle proposte di svezzamento a prevalente o esclusiva base vegetale, anche all’estero, prevede l’inserimento di fibre, sia attraverso cereali integrali che dalla verdura lessata e dalla frutta omogeneizzata/cruda grattata. Il risultato può essere un’influenza negativa sulla corretta crescita del piccolo, oltre a creare eventuali fastidi sull’apparato digerente. Le fibre, infatti, rallentano lo svuotamento gastrico, dando un senso di sazietà precoce a cui non è associato un corrispondente nutrimento. Tale condizione verrà peggiorata, durante lo svezzamento vegetariano, anche a causa degli onnipresenti prodotti caseari, quali latte vaccino, parmigiano e/o formaggino.

Occorre invece sottolineare che crescita rallentata e anemia, nello svezzamento veg, non derivano dall’eliminazione della carne, bensì da errori nutrizionali: inserimento precoce di fibre, di latte vaccino e derivati caseari. È invece indispensabile concentrarsi sull’equilibrio dell’alimentazione per bilanciare correttamente l’apporto di (poche) fibre e organizzare oculatamente nell’arco della giornata l’assunzione di latte e derivati, piuttosto che inserire fin da subito la carne. Il bilancio rischi/benefici dovuto all’introduzione della carne entro il primo anno di vita, facilmente valutabile dalla letteratura scientifica a partire dagli anni Ottanta, suggerisce di evitarne l’immediato l’inserimento e di aspettare i 12 mesi prima di proporre al neonato proteine di origine animale. In tal senso, è bene prendere in considerazione un’opzione di svezzamento che preveda anche l’eliminazione di latte e suoi derivati, nonché delle fibre, quale lo svezzamento fisiologico.

Il nostro corpo è formato principalmente da acqua, che è indispensabile al suo buon funzionamento. L'acqua nell'alimentazione è quindi fondamentale.

Lo Svezzamento come Tappa Psicosociale

Questo momento non ha solo il significato nutrizionale di assicurare una diversificazione e un arricchimento della dieta allo scopo di potenziare la crescita e la salute di quel particolare individuo, ma anche un’importante valenza psicosociale in una delicata fase dello sviluppo del bambino. Se, sotto il profilo nutrizionale, la base razionale del divezzamento è che un’alimentazione solo lattea, dopo una certa età, non fornisce più un apporto nutritivo completo per una crescita corretta, sotto il profilo dello sviluppo neuro-cognitivo offrire un nuovo tipo di alimentazione rappresenta anche una nuova significativa tappa nella crescita del bambino, in grado di promuovere il suo cammino verso l’autonomia. La nuova capacità del bambino di esprimere fame, sazietà e piacere si esprime in comportamenti che il genitore (o caregiver) deve saper osservare e ascoltare per dare risposte adeguate. In tal modo si costruisce un “nuovo” rapporto tra i genitori e il bambino, favorendo in entrambi lo sviluppo di componenti psicologiche e relazionali.

Mamma e bambino che mangiano insieme

L'inizio del rapporto tra il cucciolo dell'uomo ed il cibo avviene sempre dentro una relazione fusionale con la madre, sia che il bambino venga allattato al seno, sia che si ricorra al biberon. Il piacere del cibarsi nasce per il bambino tra le braccia amorevoli della sua mamma, insieme all’odore del suo corpo ed al battito del suo cuore. Il passaggio dello svezzamento è un passaggio estremamente importante nella relazione madre-bambino, perché l'alimentazione è importante non solo dal punto di vista della nutrizione, ma anche e soprattutto da quello della relazione. Passare al cibo solido non significa passare solamente da un cibo liquido (come il latte materno) ad un cibo di diversa consistenza, ma significa affrontare i primi importanti cambiamenti nella vita del neonato. Il bambino inizia a mangiare nel seggiolone e non più tra le braccia della mamma, a prendere il cibo in bocca non tramite il seno o il biberon ma tramite una posata o con le mani, e assaggia gusti diversi, consistenze diverse. Inoltre, deve capire cosa gli piace e cosa no. Molto spesso i bimbi impiegano un po’ di tempo per abituarsi alle novità, ma ci sono anche quelli che amano i cambiamenti e si adattano molto in fretta. Qualunque sia il carattere del bambino, presto o tardi sarà attratto dal cibo di tutta la famiglia, e il passaggio all’alimentazione solida avverrà per forza di cose. A volte i genitori temono che il bambino stia crescendo troppo in fretta.

Implicazioni Psicologiche e Relazionali dello Svezzamento

C'è tutta una misteriosa modalità di comunicazione, intensa ed esclusiva, che si organizza attraverso l'allattamento. Il neonato che si attacca al seno introietta la presenza della madre come quella di un oggetto stabile e sicuro, nutrendo il corpo con la bocca e la psiche con lo sguardo. Il passaggio all’alimentazione autonoma rappresenta la cesura di questo abbraccio confortante, in cui il nutrimento fisico-affettivo deriva direttamente dalla madre e da quest’ultima viene regolato. Il bambino può vivere questo momento con angoscia e sofferenza e percepire nello stesso un senso di abbandono da parte della madre che non vuole più nutrirlo. In un momento evolutivo in cui il terrore del “non conosciuto” assume un’intensità psichicamente non controllabile, rifiutarlo è la sola modalità che il bambino ha di liquidarne la veemenza, la potenzialità aggressiva.

PRIMI PASSI - MA QUANDO INIZIARE LO SVEZZAMENTO?

Nella finalità di spiegare la presenza di un’aggressività innata verso la madre - testimoniata dalla presenza della fase schizoparanoide - la Klein ha analizzato il concetto di svezzamento qualificandolo come uno tra i possibili elementi generatori della pulsione distruttiva nei confronti dell’oggetto materno (1957). La madre interiorizzata prende dunque le sembianze di un oggetto persecutorio crudele e minacciante del quale il bambino avverte la necessità di liberarsi. E il miglior modo per farlo è privarla del nutrimento. A tal proposito la Klein (1952) cita il caso di un bambino che rifiutava puntualmente di ricevere il nutrimento artificiale da parte della madre, dibattendosi e dimenandosi tra le sue braccia ogni volta in cui la donna avvicinava alle labbra del neonato il biberon. Al contrario, quando era il padre a porgergli il latte, il piccolo si attaccava e succhiava avidamente fino a terminare la bottiglietta. Il messaggio del bambino è evidente: egli non voleva accettare il nutrimento offerto dalla madre “cattiva e abbandonica” per non nutrire l’immagine interiorizzata che custodiva di lei. Non consentirsi il nutrimento equivaleva a distruggere la madre interiorizzata e, dunque, a distruggere anche l’angoscia distruttiva e il senso di avidità inappagata dalla stessa provocata.

La Bick non fa esplicito riferimento all’invidia per il seno materno. Il petto della madre è al contrario un abbraccio appagante che consente di costruire il Sé e il cui abbandono improvviso può comportare un trauma nell’incipiente organizzazione interna del bambino. Ma anche la Bick condivide il pensiero della Klein circa l’esistenza di pulsioni aggressive verso la madre già durante l’allattamento e ne identifica la presenza nell’intensificazione del ritmo della poppata o della forza della presa sul seno. Il processo di svezzamento vede un notevole incremento di tale aggressività, la cui manifestazione si arricchisce di un contenuto di ostilità verso la madre, una condotta ritorsiva del bambino verso il rifiuto materno. Un rifiuto che in certi casi può mostrarsi totale - e dunque il bambino si sottrae del tutto all’introduzione del cibo - e che in altri casi si manifesta attraverso un’esplicita condotta oppositiva verso il nutrimento, che viene accolto con una mimica facciale di disgusto, spesso unita ad episodi di pianto e nervosismo diffuso: il bimbo gira la testa verso la parte opposta al biberon, chiude la bocca, piange, si dimena prima di ingoiare il boccone.

Si è verificato quello che Bion chiama fallimento della reverie, uno stato mentale grazie al quale la madre recepisce il contenuto psichico del bambino, altresì quello più angoscioso, e glielo restituisce in una modalità meno distruttiva e minacciosa per il Sé (1962a; 1962b). Il ventre psichico della madre rielabora l’inconcepibile al posto del figlio, consentendo la trasformazione dei temibili elementi beta in elementi psichici cognitivamente più evoluti ed emotivamente più controllabili, i c.d. elementi alfa. Ovviamente, nel caso in cui la madre non si mostri in grado di svolgere la funzione di reverie, strettamente collegata alla funzione alfa, il bambino sarà costretto a fronteggiare da solo i temibili contenuti del proprio apparato psichico, e l’evacuazione totale degli stessi sarà la sola salvezza possibile: ecco dunque il vomito come l’espressione concreta - l’acting out - di questa espulsione “salvifica” (1962a). Una madre che tiene atteggiamenti di questo genere percepisce il bambino non come un nucleo esistenziale da accudire in senso evolutivo, bensì un oggetto dissociato nella sua mente, un frammento distonico e disturbante che la aggredisce, depredandola dei suoi beni. Questa ambivalenza di odio e amore non conferisce al bambino la soggettività nutrita, il senso del Sé adeguato, l’emotività stabile e organizzata necessari ad affrontare il processo di separazione materna, della quale lo svezzamento costituisce un passo fondamentale. La scarsa dimensione empatica della madre si traduce inoltre in un’incapacità di comprendere i bisogni e le esigenze del piccolo e, dunque, nell’impossibilità di individuare il modo e il momento migliori per somministrare il cibo o farne cessare l’assunzione.

Lo svezzamento rappresenta il doloroso dissolvimento di un’illusione simbiotica con la madre e con i beni dalla stessa forniti. Proprio questa regressione comporta il riproporsi intenso e vigoroso di bisogni orali tipici dell’infanzia, che l’adolescente crede di poter dominare attraverso il controllo dell’introduzione del cibo, arrivando talvolta alla sospensione dello stesso. È pertanto possibile affermare che, nell’adolescenza come nello svezzamento, il rifiuto del cibo è il rifiuto di un cattivo introietto materno, cui si unisce il rifiuto di Eros, della vita e dell’autoconservazione garantita dalla presenza del nutrimento. Distruggere il Sé si rivela necessario a portare a termine il progetto di distruzione legato all’odio verso la madre e all’odio verso il Sé che nella madre si identifica, in una crudele ricorsività simbiotica.

Il termine esatto è “alimentazione complementare”, ma si sente anche “autosvezzamento”, inesatto ma semplice e immediato. Il cibo, secondo le modalità con cui viene offerto, rappresenta il primo mediatore dei rapporti interpersonali percepiti e valutati dal bambino. Lo svezzamento può essere quindi un bellissimo momento di crescita alimentare, consapevole, per tutta la famiglia e occasione di rivedere certe abitudini.

Consigli Pratici per lo Svezzamento

Ecco alcuni consigli per iniziare lo svezzamento:

  • Offrire il cibo quando il bambino è affamato (ricorda che il latte è una fonte nutrizionale completa).
  • Mantenere l’attenzione su gioco e sperimentazione.
  • Far partecipare il bambino ai pasti.
  • Accertarsi che il bambino sia in posizione eretta e sicura.
  • Offrire al bambino cibi in tagli sicuri e facili da afferrare, vari in gusto, consistenza e colore.

È importante non drammatizzare i rifiuti dei bambini davanti al cibo, di non imporre loro l’assunzione di cibi non graditi ma neanche di impazzire cercando mille alimenti diversi, di non costringerli a pasti lunghi e interminabili. Per rendere più piacevole il momento del pasto è possibile inoltre farsi aiutare a preparare la tavola o i cibi, coinvolgere i figli nella scelta di questi, e non insistere troppo per farli mangiare ma piuttosto farli passare direttamente al pasto successivo.

In sede di colloquio coi genitori durante una prima consulenza, una domanda che la logopedista solitamente fa, riguarda l'alimentazione dei propri figli: "Mangia tutto o è molto selettivo? Apprezza diversi gusti? E assaggia diverse consistenze, dal duro al morbido?". I genitori spesso ci guardano con stupore come a dire “Ma cosa può centrare tutto ciò!". E così inizia la spiegazione: parlare e masticare non sono due azioni così distanti e così diverse, anzi utilizzano proprio le stesse strutture, gli stessi muscoli, dei movimenti simili.

L'autosvezzamento ha delle importanti ripercussioni sulla relazione tra il bambino e la mamma e i genitori in generale. Il bambino inizia a nutrirsi da solo, non vive più solo di latte di mamma o artificiale, inizia ad entrare di pieno diritto alla tavola dei grandi, ha un suo spazio dove sedersi, si aggiunge un posto a tavola. In una parola, fa emergere la sua individualità, inizia a separarsi dalla mamma. Dal secondo anno di vita il bambino comincia a differenziare la madre dal cibo, passando dal primo rapporto con la madre-nutrimento, che facilita la sua regolazione, ad uno stato di maggiore organizzazione personale e ad una condizione di maggiore autonomia.

Alcuni bambini che rifiutano il cibo in realtà stanno “lottando” per riuscire ad autogestirsi, ed utilizzano il cibo per esprimere rifiuto ed ostilità nei confronti di genitori possessivi ed iperprotettivi, che non concedono loro l’autonomia e l’indipendenza che desiderano. Altri rifiutano il cibo semplicemente perché in quel momento non sono affamati, o perché non è quello l’alimento di cui sono affamati.

Famiglia a tavola con il bambino

Invito caldamente, infine, anche i papà (che non si sentano affatto esclusi da questa trattazione, anzi!) a riflettere sul loro ruolo, perché se fino ad ora (gravidanza e allattamento) il ruolo attivo era stato più quello della mamma, mai come ora, in questa fase evolutiva del bambino, è importante che colui che porta a casa la “preda”, come ci suggerisce il mondo animale, condivida la scelta del quando e del come, perché per la mamma è essenziale non sentirsi sola soprattutto quando si decide di fare questo passo in maniera più “naturale” possibile e quindi senza ausilio di liofilizzati, omogenizzati, etc.

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