La locuzione "culla verso la morte" evoca immagini potenti e spesso contrastanti, celando al suo interno sia la tragica realtà di una prematura scomparsa sia la profondità di riflessioni filosofiche ed esistenziali. Questo articolo si propone di esplorare il significato e l'origine di tale espressione, analizzando la sua interpretazione medica legata alla morte improvvisa infantile e svelando le sue risonanze letterarie e simboliche, che le conferiscono un'ampia gamma di valenze, dal dolore più acuto alla quiete più profonda.
La Morte Improvvisa del Neonato (SIDS): Una Tragedia Inspiegabile

Tra le cause della SIDS, ancora oggetto di studio, vi sono dei difetti di maturazione dei circuiti cerebrali che governano la "capacità di risvegliarsi" dei bambini. Questa capacità è cruciale, specie in condizioni pericolose come la carenza di ossigeno, che può verificarsi ad esempio in corso di infezioni respiratorie o se le vie aeree sono ostruite.
Fattori di Rischio Ambientali e Comportamentali nella SIDS

Misure di Prevenzione e Linee Guida per una Nanna Sicura
NANNA SICURA del NEONATO nella CULLA - Le Regole d'oro per prevenire la SIDS e il Sonno sicuro
Tra le principali misure di prevenzione che possiamo adottare per ridurre il rischio di SIDS, vi sono le seguenti:
- Posizione Supina: Adagiare il bambino sempre in posizione supina, sulla schiena, per la nanna, sia durante il giorno che la notte.
- Condivisione della Stanza: Far dormire il neonato nella stessa stanza dei genitori, ma su una superficie separata, come una culla o un lettino rigido. È fondamentale evitare la condivisione del letto, specialmente nei primi mesi di vita del bambino.
- Temperatura Adeguata: Mantenere la temperatura della stanza intorno ai 18-20 °C. È altrettanto importante evitare temperature superiori a 20° C e l'eccesso di vestiti e di coperte, nonché indumenti eccessivi o coperte morbide, su cui il bambino possa scivolare.
- Ambiente senza Fumo: Non fumare durante la gravidanza né dopo il parto e non permettere il fumo passivo nell’ambiente del bambino.
- Allattamento al Seno: L’allattamento al seno è considerato protettivo.
- Uso del Succhiotto: Il succhiotto può essere protettivo. In ogni caso, va proposto quando l’allattamento al seno è bene avviato.
È comune che il lattante, quando acquisisce maggiore mobilità, possa girarsi da solo sulla pancia durante il sonno. Le linee guida raccomandano comunque di iniziare la nanna sempre in posizione supina. Se il bambino si gira da solo durante il sonno ma si trova in una culla o lettino privo di cuscini, coperte morbide o oggetti potenzialmente pericolosi, e la stanza è a temperatura controllata, si consiglia di non intervenire in modo eccessivo svegliandolo ogni volta, poiché ciò potrebbe disturbare il sonno. Tuttavia, se il bambino è prematuro, con basso peso o ha altre condizioni di salute a rischio, è utile contattare il pediatra per valutare eventuali misure aggiuntive. Se in ogni caso i genitori hanno dubbi o se il bambino dorme in un contesto meno sicuro, è sempre consigliabile chiedere il parere di un professionista.
Una raccomandazione come dormire in posizione supina, nel sacco a pelo, nel lettino ma nella camera dei genitori, con allattamento prolungato e l’uso di un succhiotto, può evitare in un’alta percentuale di casi la morte in culla. Sfortunatamente, questa raccomandazione presenta lo svantaggio che molti neonati, giacendo continuamente sulla schiena, sviluppano una deformazione occipitale, cosicché il tasso di malattia plagiocefalica, quindi testa deformata, è cresciuto molto. Per contrastare questo effetto, i neonati dovrebbero idealmente dormire sul fianco. Se il neonato deve dormire sul fianco per correggere un’asimmetria della testa, a partire circa dal 100° giorno di vita, o da quando è in grado di voltarsi da solo, deve essere disposto in modo opportuno affinché non possa rotolarsi da solo sul pancino. La posizione supina in questi casi è piuttosto svantaggiosa perché la testa ruota facilmente sul lato appiattito dell’occipite. Il neonato deve quindi essere stabilizzato. Possibilmente anche in posizione laterale variabile. Se si cerca un cuscino di posizionamento, nell’interesse stesso del bambino, è fondamentale verificare soprattutto che il cuscino garantisca una protezione sicura contro la rotazione in autonomia del neonato. Dopo lunghe ricerche, poiché nessuno dei cuscini disponibili in commercio aveva davvero convinto, è stato sviluppato un cuscino di posizionamento neonato, il supporto laterale VARILAG, tenendo conto di tutti gli aspetti critici, sia per quanto riguarda la morte in culla, sia per favorire lo sviluppo sano del bambino. Per capire come si utilizza il cuscino di posizionamento VARILAG, è utile consultare le istruzioni specifiche.
La "Culla" nella Lingua e nella Cultura: Origini e Significati

La culla, in primo luogo, è un lettino con sponde protettive per neonati e bambini piccoli, spesso fornito di cortine o altri mezzi di protezione contro la luce e gli insetti, e costruito per poter oscillare favorendo il sonno. In senso figurato, essa rappresenta l’infanzia, come nell'espressione "fin dalla culla" o "morire in culla", intendendo ancora bambino. Dal punto di vista più astratto, "culla" può anche indicare l’atto del cullare, l’essere cullato, come nell'addormentarsi senza culla.
Ma la sua risonanza va oltre: la culla è anche, figurativamente, il luogo d’origine e di sviluppo. Un esempio celebre è l'affermazione che "la Grecia è la culla della civiltà", evidenziando un punto di nascita e fioritura di idee e culture. In contesti più specifici, la culla assume significati tecnici, come in meccanica, dove nelle motociclette è una parte del sostegno tubolare che regge il motore, o in ambito militare.
Numerosi detti e proverbi popolari attestano la profondità del simbolismo legato alla culla:
- "A chi non muore in culla ne tocca sempre qualcuna", un'espressione che sottolinea come la vita, per chi sopravvive all'infanzia, sia piena di sfide.
- "Da ogni tomba nasce un albero della vita e da ogni culla un albero della morte", una frase che connette la nascita e la morte in un ciclo perenne e inevitabile.
- "Già nel dondolio della culla si decide la sorte", un'idea di predestinazione o di influenze primarie che plasmano il destino.
- "L'usanza della culla difficilmente si annulla", suggerendo la persistenza delle tradizioni e delle prime abitudini.
- "La Terra è la culla dell'Umanità, ma non si può vivere per sempre in una culla", un richiamo alla necessità di evoluzione e di superamento dei limiti iniziali.
- "Non tutto ciò che oscilla può essere una culla", un'affermazione che distingue l'apparenza dalla sostanza.
Un'antica storia narra di tanti anni fa, quando con il legno di uno stesso albero un falegname costruì una forca e una culla. Si potrebbe immaginare, con il suo "tipico humour", che l'autore ci racconterà come il tenero bimbo che dormì in quella culla terminò i suoi giorni in quella forca. Tutto il contrario: forse la buona stella del dolce bimbo che dormì in quella culla lo portò, sì, su quella forca, ma come fedele esecutore della legge, un boia. E così lavorò molti anni e generò nuove e dolci creature che continuarono la tradizione familiare. Continuano anche oggi nel lavoro di fedeli esecutori della legge affinché la pace, la tranquillità e la convivenza siano possibili nel nostro civilizzato mondo. Finalmente! Una pagina con un finale felice!
"Culla sull'Oblio": Metafora di Quietudine e Ricerca Esistenziale

Il titolo "Culla sull’oblio" ha due significati, due perché. Il primo è di natura testuale e l'ideazione del titolo non precede la composizione del romanzo. Nel bel mezzo della scrittura di esso, in particolare dopo aver scritto il capitolo cinque intitolato "Esistenze smarrite", l'autore si è accorto che nella foga di scrivere aveva utilizzato un’espressione che sarebbe andata bene anche come titolo. Il passo finale del capitolo, dove compare l’espressione "culla sull’oblio", recita: «Carlos, sembrava così essere un panno aggrappato instabilmente ad un filo che ha da un lato un palo che sostiene quel filo, e dall’altro il vuoto totale, come se quel filo potesse essere radicato stabilmente nel vento, nell’incertezza delle correnti, del caso. Bisognava passare l’oltrelimite.» Questo passo, che si riferisce al contesto di questo punto della storia, del romanzo, si collega con uno dei passi finali dell’opera: «Ma una culla deve pur continuare a ricevere amore. L’amore! Senza lasciare che cresca orfana e dispersa in un’età in cui il vivere è solo un quesito piacevole. La vita accetta tutto. Accetta persino di sniffare sulle ceneri ballerine della morte. Non accetta però, il moto d’una culla d’esser messo da parte.»
Nella seconda accezione, invece, il titolo "Culla sull’oblio" si riferisce all’intera trama del romanzo e il termine "oblio" può essere proiettato in luce positiva. "Culla sull’oblio" sta a indicare il raggiungimento di una quiete nella vita del protagonista, la cui esistenza è come se venisse infine cullata verso la pace dell’abisso. Questo abisso sembra far dileguare nel suo baratro le ossessioni, gli stridori interiori e le disperate, irrequiete ricerche del giovane. Questa pace, questo sciogliersi di grovigli psicologici ed esistenziali, si ha attraverso il sentimento e grazie al sentimento dell’amore verticale genitoriale. Vanni, nella sua vita, privato del padre perché morto in missione militare, riesce a colmare i propri vuoti e a trovare realisticamente quasi il proprio posto nel mondo nella figura di padre, con tutte le responsabilità che l’esser padre comporta.
In un'altra presentazione organizzata a Brindisi, in un locale di movida e battaglie per le libertà civili, è stata fornita un'ulteriore spiegazione sul senso del libro. Le differenze le troveranno i lettori di questo pezzo, sempre se avranno il tempo e la voglia di arrivare fino al termine di ciò che sto scrivendo. L'autore organizzò la serata brindisina perché gli sembrava male rifiutare le varie proposte ricevute, e perché in riferimento a quel libro voleva festeggiare il fatto di essersi sentito in perenne e costante effervescenza realizzativa autodeterminazionista, nella vita. Convinto che la vita sia un mix tra autodeterminazione e immersione autocanalizzante nel cosiddetto "flusso".
Il titolo "Culla sull’oblio" può sembrare molto eclettico o molto poetico. Sostanzialmente il titolo ha due significati. Uno è un invito a tutti, non solo al lettore ma anche a chi l’ha scritto, a lasciar dondolare, a lasciar cullare quelle tensioni dialettiche che proviamo quando mettiamo in discussione il nostro ego, il nostro essere nella società o anche di fronte a noi stessi. Si tratta quindi di lasciar cullare queste tensioni non nell’oblio, ma sull’oblio, in una specie di limbo in cui non deve essere dimenticato ciò che ci ha dato tensione, in quanto fa parte di noi. Questa dimensione a metà, tra l’oblio e l’ossessione del ricordo, è particolarmente apprezzata dall'autore. L’altro significato invece attiene alla storia. "Culla" è sinonimo di infanzia, in particolare di due bambini, uno è Carlos-Marcos, di origine rom, l’altro è Paolo: due bambini che avranno insomma delle disattenzioni dovute all’ossessione per la ricerca del proprio posto nel mondo da parte dei genitori.
Queste riflessioni si inseriscono in un contesto più ampio di pensiero esistenziale: «[…] Si vive semplicemente su una terra che non ci è dato conoscere nelle sue intrise finalità, forse esistenti forse proprio spesso inesistenti a se stessi, in fin dei conti. Si finisce con la follia pizzicata dalle corde degli effluvi mentali. Si finisce, però, appunto. Nascono, o magari, soltanto crescono sviluppandosi, persone e persone. Persone che si lasciano andare a osservare, adeguate alla favola muta del tempo, i cumuli di terra da cui traiamo sostentamento coi frutti; e, persone, persone che digrignano il palato del loro intelletto sensibile dinanzi all’innumerevole scandire confuso e multiforme, del volto indecifrabile del destino, erto tra cumuli di terra che offre la manna ai suoi figli, e cumuli di terra con cui i superstiti figli coprono la faccia imbiancata ed essiccata dei loro vissuti fratelli. C’è chi si arresta al rimirare, e chi si perde negli abissi della propria psiche maledetta. Chi fa l’amore con gli altri e con sé. Ma una culla deve pur continuare a ricevere amore. L’amore! Senza lasciare che cresca orfana e dispersa in un’età in cui il vivere è solo un quesito piacevole. La vita accetta tutto. Accetta persino di sniffare sulle ceneri ballerine della morte. Non accetta però, il moto d’una culla d’esser messo da parte. D’esser lasciato al sorriso fatale dell’onda dell’oblio. Passioni, ossessioni vecchie e nuove, brividi e raziocini selvaggi: il tutto ditemi voi cos’è. Forse tutto questo in un perenne “hic et nunc” dinamico della nostra proiezione appercettiva sulle cose.» Questa prospettiva, che muta col mutar della nostra forma esistenziale, suggerisce che la sostanza, chissà, magari è la stessa, ma sicuramente non sono gli stessi i contenuti sostanziali che ci attribuiamo appercettivamente.
La culla, quindi, da oggetto di cura e simbolo di inizio vita, si trasforma in una potente metafora per esplorare le complesse dinamiche tra la nascita e la fine, tra la fragilità dell'esistenza e la ricerca di un senso, o di una quiete, di fronte all'ignoto e all'oblio.