La talassemia, una rara forma di anemia di origine genetica, rappresenta una sfida significativa per molte coppie in tutto il mondo. Questa condizione è determinata da un difetto genetico che influenza la produzione di emoglobina, la proteina presente nei globuli rossi responsabile del trasporto dell'ossigeno. Comprendere la natura della talassemia, le sue diverse manifestazioni e le opzioni diagnostiche prenatali disponibili è di fondamentale importanza per le coppie a rischio. Da oltre dieci anni, infatti, le coppie in cui entrambi i partner sono portatori sani del difetto genetico che determina la patologia, e che hanno un rischio del 25% di generare un figlio affetto, hanno a loro disposizione indagini prenatali precoci che permettono, già dalle prime settimane di gestazione, di conoscere lo stato di salute del feto. Questo anticipo diagnostico è cruciale, offrendo alle future mamme e ai loro partner la possibilità di prendere decisioni informate riguardo al prosieguo della gravidanza e alle eventuali prospettive terapeutiche.
La Talassemia: Un Quadro Genetico Dettagliato
L'emoglobina, la molecola chiave nel trasporto dell'ossigeno nel sangue, è costituita da due diverse proteine: l'alfa proteina e la beta proteina. Si parla di alfa talassemia o beta talassemia a seconda che il soggetto abbia un difetto di produzione della beta proteina o della alfa proteina. Le talassemie sono, quindi, classificate in base al tipo di catena alterata.
Alfa Talassemia
L'alfa talassemia è causata da alterazioni di uno o più dei quattro geni che contengono le informazioni necessarie per sintetizzare la catena alfa dell'emoglobina. Sono comunque numerose anche le mutazioni che possono alterare la funzione di questi quattro geni che dirigono la sintesi delle catene alfa dell'emoglobina.

Beta Talassemia
La beta talassemia è la forma di gran lunga più diffusa nel nostro Paese e lungo tutta la costa del Mar Mediterraneo. Questa forma è causata da alterazioni (mutazioni) del gene che contiene le informazioni necessarie per sintetizzare la catena beta dell'emoglobina.

Il Rischio Ereditario
Un semplice prelievo del sangue prima del concepimento o durante la gravidanza può verificare se uno dei due genitori sia portatore sano del gene per la talassemia. Gli standard della diagnosi prenatale suggeriscono di prendere nota e registrare un'attenta storia medica familiare per tutte le donne che vogliono identificare i fattori di rischio per disordini genetici. Le informazioni dovrebbero includere lo stato di salute e la presenza di malattie genetiche dei genitori e dei parenti, oltre a un'indagine sulla provenienza etnica. Se uno dei genitori presenta un aumentato rischio per la talassemia in base al suo background genetico, un semplice esame del sangue può determinare se entrambi i genitori siano portatori sani del gene per la talassemia. Se entrambi i genitori sono portatori sani, esiste, come accennato, il 25% di possibilità che il loro bambino nasca con anemia grave.
Metodologie di Diagnosi Prenatale Invasiva Tradizionali
Per le coppie a rischio, l'accesso a tecniche diagnostiche prenatali accurate è fondamentale. Tradizionalmente, due procedure invasive sono state le colonne portanti per la diagnosi di anomalie genetiche, inclusa la talassemia.
Villocentesi
La villocentesi, o esame dei villi coriali, viene solitamente eseguita tra la decima e la tredicesima settimana di gestazione. Durante questa procedura, si preleva un campione di tessuto placentare dall’utero. Il tessuto viene poi analizzato al fine di riscontrare anomalie genetiche, tra cui il gene della talassemia. La villocentesi permette ai medici di confermare la presenza di molte anomalie genetiche, inclusa la talassemia, ed è pertanto considerata una procedura diagnostica.
Amniocentesi
L'amniocentesi è un'altra procedura diagnostica invasiva che consiste nel prelievo, tramite un ago molto fine, di un campione del liquido che circonda il feto nell’utero, noto come liquido amniotico. Il liquido viene analizzato per determinare la presenza di anomalie genetiche, inclusa la talassemia. Questo esame permette ai medici di confermare la presenza di molte anomalie genetiche, inclusa la talassemia, ed è anch'essa considerata una procedura diagnostica. Sebbene queste tecniche siano efficaci, il loro timing più avanzato nella gravidanza può ridurre il tempo a disposizione delle coppie per prendere decisioni informate.
La Celocentesi: Un Passo Avanti nella Diagnosi Precoce delle Malattie Genetiche
Nel panorama delle diagnosi prenatali, la celocentesi si è affermata come una procedura innovativa, offrendo un'opzione di screening genetico estremamente precoce.
Cos'è la Celocentesi?
La celocentesi è una nuova procedura di diagnosi prenatale invasiva che consente di indagare alterazioni genetiche trasmesse dai genitori ai figli. Si tratta, attualmente, della procedura di diagnosi prenatale più precoce, poiché realizzabile tra la settima e la nona settimana di gestazione. In questo periodo è possibile prelevare una piccola quantità di liquido celomatico (circa 1 ml) per via transvaginale, sotto controllo ecografico.

Vantaggi e Sicurezza della Celocentesi
Partendo dalla sicurezza della procedura, ossia dai possibili rischi a cui vengono sottoposti sia la donna, sia il suo feto, anche sotto questo fondamentale profilo, la celocentesi ha fornito riscontri più che soddisfacenti. Il rischio di interruzione della gravidanza e/o di malformazioni del feto è risultato sovrapponibile a quello proprio della villocentesi e dell’amniocentesi.
A fronte di questa mancanza di specifici elementi di rischio, la celocentesi presenta due vantaggi significativi. Il primo è costituito dal fatto che il prelievo del liquido celomatico avviene per via transvaginale, senza la necessità di perforare sacco amniotico e placenta, come è invece necessario per le altre due procedure, e per questo è vissuto con minor disagio dalla donna. Il secondo vantaggio è rappresentato dall’indubbio beneficio della precocità diagnostica, soprattutto in considerazione del fatto che si tratta di una metodica rivolta principalmente alle cosiddette coppie ‘a rischio’ di emoglobinopatie e malattie geneticamente trasmissibili. La possibilità di conoscere in anticipo lo stato di salute del feto consente a queste coppie da un lato di recuperare maggiori informazioni sulla malattia, dall’altro di avere a disposizione più tempo per decidere consapevolmente se continuare o meno la gravidanza.
Applicabilità e Percorsi per le Coppie a Rischio
La celocentesi è stata fino ad ora rivolta principalmente alle coppie ‘a rischio’ di talassemia, ma più genericamente è applicabile per la diagnosi precoce di tutte le malattie monogeniche trasmissibili, siano esse recessive o dominanti.
Celocentesi: la diagnosi prenatale per scoprire la talassemia
Le coppie siciliane sono invitate a raggiungere il Campus di Ematologia “Cutino” tra la sesta e la settima settimana di gravidanza, per procedere con la registrazione dei componenti della coppia, i prelievi di sangue e la consulenza genetica. Durante questa consulenza, viene spiegato cosa significhi vivere oggi con la talassemia, quali siano le prospettive terapeutiche e quali i possibili scenari futuri di guarigione, legati, soprattutto, alla terapia genica. In questo modo, la donna ha un quadro generale completo che le consente di poter scegliere consapevolmente come procedere con la propria gravidanza ed eventualmente per quale procedura di diagnosi prenatale optare. Terminata questa prima fase, la paziente si recherà presso l’Unità Operativa di diagnosi prenatale, dove sarà effettuata la consulenza ginecologica e l’ecografia ostetrica. Alla fine di questo percorso, verrà dato l’appuntamento per la celocentesi, in genere dopo una o due settimane e, in particolare, al compimento dell'ottava settimana di gestazione. Il giorno dell’appuntamento verrà eseguita la celocentesi e dopo qualche ora di osservazione la paziente potrà rientrare a casa.
Se la coppia proviene da una regione diversa dalla Sicilia - e si consideri che oltre il 50% delle donne che optano per la celocentesi provengono da altre regioni - al fine di snellire la procedura ed evitare un primo viaggio, alla donna in gravidanza viene chiesto di inviare i test di laboratorio inerenti alla talassemia per essere certi che si tratti di una coppia a rischio, mentre ai ginecologi del servizio di diagnosi prenatale deve essere inviata un’ecografia eseguita a 6-7 settimane. Dopo attenta valutazione dei dati, alla paziente verrà dato un appuntamento. In genere, la coppia arriva il lunedì ed esegue le procedure di accettazione, prelievi, consulenza ed ecografia. Il giorno successivo verrà eseguita la celocentesi e, successivamente, la paziente verrà dimessa.
Statistiche e Contributo alla Ricerca
In media, circa 60 donne in un anno riescono ad eseguire la celocentesi. È importante sottolineare il termine “riescono” poiché sono molte di più le pazienti che accedono al servizio, ma in diversi casi i ginecologi accertano la mancanza di battito cardiaco fetale (aborto spontaneo) o uno scollamento delle membrane che induce, per salvaguardare il feto, a spostare in avanti la prima data utile per poter eseguire la diagnosi prenatale. Quindi, per poter accedere alla celocentesi è necessario che la gravidanza proceda in maniera ottimale.
La Fondazione “Cutino” svolge un importante ruolo di supporto, sia di tipo economico, con la copertura dei costi di alcuni ricercatori che in questi anni sono stati impegnati nello sviluppo della procedura, sia di tipo logistico. Infatti, al Campus di Ematologia “Cutino” è presente una struttura ricettiva, CasAmica, che accoglie i familiari dei degenti ricoverati all’interno del presidio ospedaliero.
In questi anni, il gruppo di ricerca ha pubblicato, su svariate riviste scientifiche, numerosi lavori sulla celocentesi. Si consideri che circa il 30% di tutta la letteratura internazionale su questo argomento proviene dal loro gruppo. Nell’ultimo studio pubblicato (Incidental Detection of a Chromosomal Aberration by Array-CGH in an Early Prenatal Diagnosis for Monogenic Disease on Coelomic Fluid. Vinciguerra M, et al. Life (Basel). 2022 Dec 21;13(1):20. doi: 10.3390/life130100209), gli specialisti si sono concentrati sulle aneuploidie cromosomiche, ossia quelle anomalie caratterizzate da alterazioni del numero dei cromosomi, che possono quindi presentare un numero maggiore o minore di cromosomi rispetto al numero normale: tra le più note citiamo la sindrome di Down.
Prospettive Terapeutiche e Nuove Frontiere Diagnostiche
Il trattamento della talassemia dipende dal tipo e dalla gravità. Le ricerche stanno esplorando nuove vie per migliorare la qualità della vita dei pazienti e, in alcuni casi, offrire cure definitive.
Farmacologia e Terapia Genica
Una prospettiva terapeutica, anche se non risolutiva, è l’utilizzo di un farmaco, il Luspatercept, il capostipite della classe degli agenti di maturazione eritroide. In alcuni soggetti affetti da anemia trasfusione dipendente, tra cui anche i pazienti talassemici, si è osservato, grazie alla sua azione di aumentare la produzione di globuli rossi, una riduzione della frequenza trasfusionale aumentandone gli intervalli. La terapia genica della beta talassemia a base di LentiGlobin rappresenta la nuova frontiera terapeutica. Il LentiGlobin è un virus (lentivirus) manipolato in laboratorio in modo da trasportare il gene della catena beta dell'emoglobina nei precursori dei globuli rossi prelevati dal paziente. Questo approccio mirato offre la speranza di una soluzione più duratura e meno invasiva.
Diagnosi Prenatale Non Invasiva (NIPD)
Per le coppie a rischio elevato di avere figli affetti da una malattia genetica dovuta alle mutazioni di un singolo gene (ad esempio: anemia falciforme, talassemia, fibrosi cistica), sono in corso numerose ricerche che mirano a realizzare una tecnica di diagnosi prenatale più sicura e precoce di quella oggi disponibile (che consiste nel prelievo di materiale fetale attraverso villocentesi in decima-dodicesima settimana di gravidanza). Questa nuova metodica prevede il prelievo di sangue materno fra l’ottava e la decima settimana di gravidanza e la diagnosi genetica sul DNA delle cellule fetali che circolano nel sangue materno (cffDNA).
Le Voci delle Future Madri: Vantaggi e Preoccupazioni della NIPD
Non si sa esattamente cosa pensino le donne che in futuro potrebbero ricorrere a questa tecnica. Per esplorare questo aspetto, una ricerca si è svolta con due modalità: discussione in gruppo dedicato (“focus group“) e intervista telefonica. Sul totale di 28 donne che hanno costituito il campione selezionato, 10 erano portatrici di fibrosi cistica; 16 avevano già un figlio malato e tutte e 16 avevano già sperimentato un test prenatale invasivo. In questi 16 figli la malattia era stata diagnosticata durante l’infanzia in 7 casi, durante la gravidanza in 6 e sulla scorta di precedenti casi in famiglia in 3. La discussione nei focus group è durata in media circa un’ora e mezza, l’intervista telefonica dai 15 ai 40 minuti.
Il primo risultato di rilievo è stata la consapevolezza diffusa fra le partecipanti alla ricerca che “non si tratta solo di un semplice prelievo di sangue“, per le premesse su cui poggia l’esame (una gravidanza accertata è già in atto) e per le implicazioni (la risposta del prelievo può portare alla decisione di continuarla o interromperla). C’è stata anche chiara percezione dei vantaggi: prima di tutto la mancanza del rischio di aborto che la villocentesi (e in minor misura l’amniocentesi) anche in mani esperte inducono. Poi, la precocità del risultato, che è d’aiuto nei confronti della difficoltà sempre maggiore che le donne riportano nel dover prendere decisioni sulla gravidanza, anche se con la villocentesi passano poche settimane in più; e può offrire maggior tempo disponibile per cercare informazioni sulla malattia, eventualmente anche presso i gruppi di supporto per quella malattia. È emersa anche l’osservazione che il prelievo di sangue in alcune famiglie e/o culture è visto come una procedura più “neutra”, meno invasiva anche fisicamente rispetto all’integrità del feto, e quindi meno stigmatizzabile.
Dopo i vantaggi, ecco le preoccupazioni, incentrate su tre temi principali: la necessità che il risultato sia accurato come quello dato dal prelievo invasivo; se così non fosse, la preferenza andrebbe senza dubbi al test invasivo, anche se più tardivo. Il rischio di prendere il prelievo troppo superficialmente perché va nel “pacchetto” dei test che la donna esegue all’inizio della gravidanza; infine il timore, proprio perché è procedura semplice, che la famiglia, la sanità e la società esercitino pressioni più o meno esplicite perché la donna lo esegua, pressioni a cui potrebbe essere difficile sottrarsi.
Infine, le preferenze espresse sulle modalità d’offerta del test sono state molto coerenti rispetto alle preoccupazioni: le informazioni su NIPD devono essere date solo da personale specializzato (genetista, consulente genetico, medico esperto della malattia in questione), che devono avere un colloquio diretto con la donna prima e dopo il prelievo. Il ruolo del medico curante (General Practitioner, in Inghilterra figura molto attiva e molto presente) in questo ambito viene visto solo come contatto informativo iniziale. Quello che emerge da questo campione di risposte è un atteggiamento molto equilibrato delle donne che in futuro potrebbero utilizzare la NIPD; vantaggi e svantaggi sono da loro riportati in maniera obiettiva. Il riscontro di questo atteggiamento può bilanciare il timore che vi possa essere una corsa irragionevole e superficiale al prelievo di sangue per la NIPD, timore che sembra appartenere più ai sanitari che ai possibili utenti. Utenti che, d’altro canto, chiedono una cosa fondamentale, e cioè quella di essere tutelati nella capacità di prendere decisioni da un’adeguata messa a disposizione delle informazioni da parte dei tecnici.
Aspetti Legali e il Diritto alla Scelta Consapevole
La diagnosi prenatale non è solo una questione medica, ma si interseca profondamente con i diritti individuali e le responsabilità professionali.
Risarcimento per Mancata Diagnosi Prenatale
In situazioni di mancata diagnosi prenatale, i genitori hanno dei diritti ben definiti. Per ricevere un risarcimento, i genitori devono provare che la negligenza dei medici gli ha impedito di essere a conoscenza del fatto che esisteva un rischio aumentato di gravi difetti di nascita o malattie per il feto. Devono anche sostenere che avrebbero terminato la gravidanza se fossero stati avvertiti del problema. Nel farlo, non mettono assolutamente in discussione l’amore e la devozione che proveranno per sempre per il proprio figlio, ma ammettono che se fossero stati informati del difetto o della malattia durante la gravidanza, avrebbero molto probabilmente scelto di non sobbarcarsi il peso economico ed emotivo che deriva dall’avere un figlio con una disabilità o malattia permanente.
La giurisprudenza ha stabilito che nell’eventualità di una mancata diagnosi prenatale, il medico negligente deve risarcire le spese straordinarie relative alla condizione del bambino per tutta la durata della sua vita. Inoltre, deve risarcire i genitori per qualsiasi trauma emotivo derivante dal prendersi cura di un bambino che ha bisogni particolari.
La talassemia può variare notevolmente dalle forme più lievi a quelle più gravi con sintomi fortemente debilitanti. I bambini con talassemia, al fine di diminuire il rischio di gravi patologie, hanno bisogno di particolari cure da parte dei genitori e dei medici che li assistono. Le spese sostenute dai genitori nel prendersi cura del bambino nel corso di tutta la sua vita possono essere davvero ingenti. Potrebbe esserci una differenza sostanziale fra le cure offerte da una struttura privata, spesso molto più all’avanguardia, rispetto a quelle offerte da una struttura pubblica. Se non si è stati informati del rischio che il bambino contraesse la malattia e ciò non ha messo in condizione di decidere se continuare o meno la gravidanza, si potrebbe aver diritto ad un risarcimento. Presentare una richiesta di risarcimento potrebbe essere l’unico modo per assicurarsi che il bambino riceva le risorse economiche per accedere alle migliori cure possibili.
Il danno ai familiari del bambino si estende anche alla madre del bambino nato con una patologia congenita a causa dell’errata diagnosi prenatale; a lei spetta il risarcimento di tutti i danni conseguenti alla privazione del diritto di interrompere la gravidanza. In virtù della propagazione degli effetti protettivi del contratto stipulato dalla gestante con il ginecologo, il risarcimento compete anche al padre e alle sorelle del minore.

Per assistenza legale in questi complessi casi, come per bambini affetti da Sindrome di Down o gravidanze indesiderate dopo una mancata diagnosi di talassemia, studi legali specializzati come GRDLEX possono offrire il supporto necessario. Gli avvocati dello studio GRDLEX, con oltre 10 casi di nascita indesiderata trattati ogni anno, hanno le conoscenze giuridiche e l'esperienza necessarie per assistere le famiglie del bambino ad ottenere l'assistenza finanziaria indispensabile per ridurre o addirittura eliminare l'onere finanziario causato dalla malformazione genetica o dalla malattia ereditaria.
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