L'importanza dell'esposizione musicale per lo sviluppo infantile: perché il silenzio non è la risposta

L'idea che i bambini, specialmente i neonati, debbano essere cullati in un ambiente privo di stimoli musicali è una convinzione che contrasta apertamente con le evidenze scientifiche moderne. Molti sono gli studi che attestano l’estrema sensibilità dei neonati ai rumori. Questa sensibilità è rivolta in particolare alla musica che riesce ad apportare un effetto positivo sul benessere e l’equilibrio dei neonati. L’udito è il senso più sviluppato, insieme all’olfatto, e consente al bebè di rimanere collegato ed in contatto con il mondo che lo circconda.

Un bambino piccolo che ascolta musica con attenzione e gioia

Il fondamento biologico dell'udito neonatale

Non dobbiamo poi assolutamente dimenticare che l’apparato uditivo è il primo organo sensoriale a formarsi, infatti il padiglione auricolare compare già alla quarta settimana di gestazione e, a metà del quarto mese, la coclea, preposta alla sintesi delle altezze dei suoni, è già operativa. Il feto è dunque sensibile alla prosodia della lingua nonché al contorno melodico dei brani musicali. Siamo poi pressoché certi del fatto che il feto riconosca il ritmo e l’intonazione della voce materna. Questo significa che, alla nascita, l’orecchio è pronto a percepire qualsiasi tipo di suono, che però aveva già iniziato a percepire nel corso della vita intrauterina.

Del resto, il linguaggio stesso si presenta come ritmo e come melodia e il parlare ha comunque una sua musicalità. Non da ultimo, piace rammentare che vi sono ricerche le quali hanno dimostrato che musica e linguaggio condividono alcune aree corticali, dimostrando come l’apprendimento della musica e l’apprendimento del linguaggio si influenzino a vicenda. È sufficiente infatti osservare un bimbo piccolo che, impadronitosi del cucchiaio, inizia a batterlo sul tavolo scoprendo come questo gesto provochi un suono e come il suono provochi godimento in lui, per comprendere che i servizi per l’infanzia, le scuole e le biblioteche dovrebbero offrire la possibilità di produrre, ascoltare, godere dei suoni e della musica.

Plasticità cerebrale e sviluppo cognitivo

Uno studio di Gottfried Schlaug ha dimostrato, attraverso la neuroimaging, che la dimensione delle aree cerebrali devolute all’analisi uditiva e alla programmazione motoria si ingrandiscono in bambini che apprendono la musica. Ciò che di fatto è stato dimostrato è che l’esposizione alla musica o alla pratica musicale, iniziata in tenera età e condotta per un tempo significativo, porta a modificazioni nella struttura cerebrale proprio in forza della plasticità cerebrale.

Si è inoltre scoperto che la musica contribuisce a migliorare la costruzione del complesso sistema neuronale a livello cerebrale e aiuta il bambino a delineare la propria identità, a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé, a conoscere e a controllare i propri stati emotivi, a costruire più facilmente relazioni emotive significative con gli altri bambini e con gli adulti, ad accrescere la motivazione all’impegno scolastico, a prevenire disturbi a livello di coordinamento motorio, di padronanza dello schema corporeo e disturbi del linguaggio sia scritto che orale, non da ultimo aiuta moltissimo a esercitare e potenziare la memoria.

Diagramma che mostra l'attivazione cerebrale durante l'ascolto musicale

Approcci metodologici all'educazione sonora

Vi sono più scuole di pensiero che guardano all’educazione sonora dell’infanzia, diverse, ma tutte ugualmente valide, tra le più interessanti vi è l’approccio creato da Edwin Gordon. Edwin Gordon è un grande musicista, recentemente scomparso, che ha elaborato un approccio finalizzato a educare i bambini alle sonorità e alla musica sin dalla vita prenatale, tanto che, subito di seguito è nato il progetto "Musica in culla". "Musica in Culla", rispettando le innate potenzialità musico-motorio-espressive presenti nella prima infanzia, tratta il linguaggio musicale come un elemento evolutivo che può contribuire allo sviluppo cognitivo e socio-affettivo del bambino, nel rispetto degli aggiornamenti suggeriti dalla ricerca scientifica e dei mutamenti dell’ambiente socio-culturale.

Di fatto la Music Learning Theory di Edwin E. Gordon non si riferisce ad un vero e proprio metodo, ma a una teoria dell’apprendimento, applicata alla didattica musicale e rivolta ai bambini da 0 a 9 anni. Il metodo si basa sul presupposto che la musica è una forma di comunicazione, un linguaggio, non una forma di intrattenimento, che può essere appreso attraverso gli stessi meccanismi con cui impara a parlare. Gli obiettivi sono: sviluppare il senso della sintassi e l’attitudine musicale fin dai primi giorni di vita del neonato.

Benefici terapeutici e riabilitativi

La musica rappresenta uno straordinario canale di comunicazione corporea, emotiva e cognitiva. Nel lavoro psicomotorio e riabilitativo, la musica terapeutica non è solo un accompagnamento, ma diventa un potente mediatore per favorire la veglia tonico-emotiva, l’attenzione, la regolazione del tono muscolare e la partecipazione attiva del bambino, sia in presenza di uno sviluppo tipico che in situazioni di fragilità. In qualità di terapisti che lavorano sul corpo e sul gioco, sappiamo quanto sia importante che il bambino impari ad ascoltare, aspettare e reagire.

L’ascolto, tuttavia, non è solo un atto uditivo: implica la capacità di “mettere in pausa” il proprio corpo, di sospendere l’azione per lasciarsi attraversare dallo stimolo sonoro. È in quel momento che il bambino impara a regolare il tono di fondo, a modulare la propria energia e a connettere percezione e azione. L’ascolto musicale stimola la vigilanza corticale e la prontezza motoria: il bambino letteralmente “si accende”. Attraverso il suono, possiamo attivare la veglia tonica senza dover necessariamente passare per il canale visivo che, soprattutto nei più piccoli, tende a dominare l’esperienza percettiva. Questo rende la musica terapeutica un mezzo ideale anche per bambini con fragilità attentive o difficoltà di regolazione, poiché permette di allenare l’attesa, la pazienza e il controllo dell’impulso in un contesto ludico e relazionale.

Il ruolo dell'ambiente: nido e biblioteca come centri di cultura sonora

La sensibilizzazione nei confronti della musica si attua grazie agli operatori che si occupano di prima infanzia come bibliotecari, educatori, musicisti, pediatri, ostetriche. E ancora una volta all’orizzonte compaiono l’asilo nido comunale e "biblioo", ovvero 2 contesti nei quali la musica può trovare la sua ragion d’essere. La biblioteca è certamente il luogo del silenzio e della concentrazione, ma nulla osta a far sì che essa divenga, nei tardi pomeriggi autunnali e invernali e nelle tiepide serate primaverili ed estive, un palcoscenico naturale per concerti specificamente rivolti alle diverse fasce di età, all’eterogeneità dei gusti musicali, alle agenzie formative, al territorio, a tutti. Nel frattempo, il nido si sta attrezzando per creare una zona musicale e per aprire le sue porte a chiunque abbia desiderio di suonare per i bambini.

Veggiano, il suo nido comunale e la sua biblioteca nonché tutto il territorio, potranno trarre grandi vantaggi dal possesso di un pianoforte nomade. Un pianoforte viaggiante che potrà spostarsi assieme alla musica da esso originata, senza avere necessità di chiamare un accordatore. Può essere il nido comunale a ospitarlo, poiché può dedicare ad esso uno spazio ampio e adeguato.

Un asilo nido con un'area dedicata alla musica

La musica dal vivo come esperienza relazionale

Perché suonare per i bambini? Perché è il modo migliore per formare i più piccoli a un contatto veramente positivo con la musica offrendo il massimo coinvolgimento trasmesso proprio nell’ascolto di musica dal vivo. In un mondo sempre più virtuale è necessario che i più piccoli possano avere l’opportunità di coltivare una relazione con la concretezza materica dell’arte. L’ascolto della musica dal vivo ci ricorda che siamo umani e che il tempo della realtà ha scansioni più dilatate rispetto a quello della realtà virtuale. È un’educazione alla capacità di attendere, ascoltare, fermarsi, percepirsi durante la fruizione, per lasciarsi catturare dal suono che esce, magicamente, da quella strana forma metallica o lignea che è lo strumento musicale.

Alla base di questa proposta vi è l’idea che la musica con bambini di questa età debba e possa essere un’esperienza globale che attiva il corpo, la mente e le emozioni. Per suonare davanti ai bambini non serve essere grandi musicisti; per suonare di fronte ai bambini serve conoscere la musica, amarla e saper trasmettere l’amore che si prova anche a chi ascolta. Quali sono i benefici? Lo sviluppo di una cultura musicale è importante, perché mette in moto una proficua interazione tra i due emisferi del cervello umano, migliorando le capacità di apprendimento e influenzando positivamente lo sviluppo emotivo.

Strategie pratiche per genitori ed educatori

Il criterio che dovrebbe orientare la scelta della musica da far ascoltare a un neonato è il coinvolgimento emotivo dei genitori o di chi altro la propone. I piccoli sono in grado di percepire le emozioni e l’attitudine altrui verso la musica e ne sono influenzati. È importante moderare il volume, per evitare sovrastimolazioni e garantire che l’ascolto rimanga un’attività piacevole e sicura, e ripetere più volte la stessa canzone per favorire l’apprendimento. La musica da far ascoltare al neonato dev’essere tenuta a volume basso. Per le canzoni più rilassanti, senza dubbio, bisogna scegliere nella musica classica. Sono ottime le nenie cadenzate, a volume basso, che hanno così un effetto calmante sul sistema nervoso ed aiutano i neonati a prendere sonno più rapidamente.

La musica ha un influsso positivo sui bambini fin dall’epoca prenatale. Come è noto, ancor prima di maturare un apparato uditivo, il feto è in grado di percepire gli stimoli sonori che gli arrivano dall’esterno sotto forma di vibrazioni. Da questo punto di vista, dunque, la musica favorisce, nel bambino, la capacità di ascolto e interpretazione degli input esterni e la regolazione delle proprie reazioni in risposta a questi. Può inoltre rafforzare la comunicazione e il legame affettivo con la mamma: l’effetto di benessere e rilassamento che le note hanno su di lei si propaga infatti fino al feto, trasmettendogli calma e serenità.

Un genitore che canta dolcemente al proprio bambino

Sviluppo in età prescolare (2-5 anni)

La musica è uno dei mezzi più potenti per stimolare lo sviluppo cognitivo ed emozionale dei bambini, specialmente nei primi anni di vita. In età prescolare (tra i 2 e i 5 anni), l’ascolto della musica e la partecipazione a esperienze musicali sono legati a numerosi benefici per la crescita dei più piccoli, che non riguardano solo l’aspetto ludico, ma anche aspetti cognitivi, motori e sociali fondamentali per la loro formazione. Nei primi anni di vita, il cervello dei bambini è estremamente ricettivo e capace di svilupparsi in risposta agli stimoli che riceve.

  1. Linguaggio e comunicazione: La musica è un’ottima risorsa per imparare nuove parole, suoni e concetti. I bambini di questa età, ascoltando canzoni, iniziano a riconoscere le parole e a ripeterle. Le canzoni dello Zecchino d’Oro, con testi semplici e melodie orecchiabili, aiutano i bambini a sviluppare il linguaggio in modo naturale e divertente.
  2. Sviluppo motorio: La musica è strettamente legata al movimento. Quando i bambini ballano, saltano o semplicemente battono le mani a ritmo, stanno allenando il coordinamento e le abilità motorie. Le canzoni dello Zecchino d’Oro, spesso vivaci e ritmate, invitano i bambini a muoversi, favorendo lo sviluppo motorio e l’equilibrio.
  3. Memoria e concentrazione: Cantare e ripetere le stesse canzoni aiuta i bambini a migliorare la memoria. Imparare le parole di una canzone e ricordarle nel tempo stimola la capacità di memorizzazione e la concentrazione.
  4. Sviluppo socio-emotivo: La musica ha un forte impatto sulle emozioni. Cantare e ascoltare canzoni insieme, soprattutto in famiglia, crea un senso di appartenenza e di condivisione che è essenziale per il benessere emotivo dei bambini.

Verso una consapevolezza musicale innata

Quand’è che nel corso della vita si comincia a reagire alla musica? Le ricerche sul comportamento dei bambini piccoli e gli studi sulle ninne nanne indicano che sin dalla nascita esiste una predisposizione musicale. In genere, il repertorio materno di canti o ninne nanne è limitato dal punto di vista quantitativo e prevede una forte espressività e ritualizzazione: probabilmente è per questo che dalle prime settimane di vita i bambini preferiscono una canzone eseguita in “stile materno” (anche se cantata da un’altra mamma ad altri bambini) piuttosto che interpretazioni non in “stile ninna nanna” dello stesso canto.

È stato verificato che l’attitudine musicale (potenziale di apprendimento in musica) è innata in ognuno di noi e si sviluppa nei primi anni di vita. Trascurare l’as

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