Nel trambusto della vita quotidiana, momenti semplici come indossare una sciarpa possono trasformarsi in istanti di preoccupazione per i genitori. Immaginate Francesca che, sistemando la sciarpa al suo bambino Silvio, si rende conto che le ghiandoline nel collo del piccolo sono più grandi del solito. Questa scoperta, sebbene comune e spesso innocua, solleva interrogativi e timori. I linfonodi nel collo dei bambini sono sempre palpabili? Quando dovremmo preoccuparci? Comprendere la funzione e le alterazioni di queste piccole ma vitali strutture è fondamentale per affrontare con serenità e consapevolezza la salute dei nostri figli.
Cosa Sono i Linfonodi e la Loro Cruciale Funzione nel Sistema Immunitario
Per capire il rigonfiamento dei linfonodi, è essenziale comprendere innanzitutto a cosa servono. I linfonodi sono importanti elementi del nostro sistema difensivo. Si tratta di strutture nodulari collocate all’interno di una rete di sottili vasi, presenti in tutto il corpo, in cui scorre un liquido definito “linfa”. Questi "filtri biologici" o "depuratori" ricevono il sangue proveniente dalle zone del corpo vicine e organizzano le difese immunitarie nel caso in cui il flusso sanguigno trasporti dei microorganismi “estranei”. Al loro interno, i linfonodi contengono cellule difensive, i linfociti, responsabili della produzione degli anticorpi. Le ghiandole linfatiche svolgono un ruolo importantissimo nella lotta alle infezioni e nella lotta antitumorale, poiché ogni volta che il corpo produce qualche isolata cellula neoplastica, il sistema linfatico, deputato alla sorveglianza antitumorale, la riconosce e la distrugge prontamente.
Il nostro corpo è pieno di linfonodi; soltanto nel collo se ne contano circa 200 per lato che, in condizioni normali, non sono palpabili, cioè non si percepiscono al tatto. Tuttavia, nei bambini, il tessuto linfatico è rappresentato in modo più rilevante che nell’adulto. Fisiologicamente, infatti, il tessuto linfoide aumenta progressivamente dalla nascita fino a raggiungere un picco intorno agli 8-11 anni, per poi regredire dalla pubertà in poi. Questa peculiarità spiega perché nei bambini, il fatto che sia possibile percepire al tatto i linfonodi sia assolutamente comune e frequente, poiché il tessuto linfatico risulta più evidente in questa fascia di età rispetto a quella adulta. Pertanto, i linfonodi si vedono e si possono toccare più facilmente.

Quando il sistema difensivo lo richiede, in caso di infezione, i linfonodi entrano in azione. In tal caso, il rapido moltiplicarsi delle cellule che producono gli anticorpi causa il loro ingrossamento: più linfociti significano più anticorpi. Questo ingrossamento è l'espressione di un’attivazione del sistema immunitario. Potremmo esemplificare dicendo che nei casi in cui la reazione difensiva locale delle tonsille o delle adenoidi sia sufficiente ad avere ragione della patologia, assisteremo ad un modico aumento volumetrico dei linfonodi. Un ingrossamento marcato è invece segno di un’infezione più grave e di uno stato di difficoltà del sistema difensivo.
Le Cause Più Comuni dell'Ingrossamento dei Linfonodi Cervicali nei Bambini
Le linfoadenopatie, cioè le alterazioni dei linfonodi per dimensione, numero e consistenza, nella maggior parte dei casi hanno origine infettiva e si risolvono nel giro di 4-6 settimane. La causa più comune è infatti un’infezione, anche una semplice infezione virale, come il comune raffreddore. In età pediatrica i linfonodi ipertrofici a livello cervicale sono quasi sempre il risultato di una risposta infiammatoria dell’organismo a fattori esterni che colpiscono le alte vie aereo-digestive, come tonsille, faringe o denti. Poiché la principale fonte di ingresso di virus e batteri è costituita dalle prime vie respiratorie (naso e bocca), i linfonodi più vicini e che reagiscono prima sono quindi quelli del collo, presenti in particolare ai lati e sotto l’angolo della mandibola. Questi linfonodi sono chiamati anche linfonodi reattivi e possono restare ingranditi per giorni o settimane, anche quando l’infezione si è completamente risolta.
Esiste una chiara correlazione tra il tipo di infezione e il gonfiore dei linfonodi. Per esempio, una qualsiasi infezione in bocca o in gola può fare aumentare le dimensioni dei linfonodi del collo. Allo stesso modo, una ferita che si infetta sulla mano può far aumentare di volume i linfonodi dell’ascella corrispondente, e così i linfonodi inguinali possono ingrossarsi per qualsiasi infezione o anche punture di insetti infettate sui piedi o sulle gambe. Adenoidi e tonsille, che fanno parte del sistema linfatico, sono collegate con grossi collettori alla rete dei linfonodi che, pertanto, sono facilmente coinvolti nelle malattie specifiche di tali organi.
Tra le cause più frequenti di ingrossamento dei linfonodi nei bambini troviamo:
- Infezioni virali: Oltre al comune raffreddore, possono essere causate da virus come il Citomegalovirus, l’Herpes Simplex, l’Epatite B, e il virus di Epstein Barr (EBV), responsabile della mononucleosi infettiva, nota come "malattia del bacio" poiché si trasmette attraverso la saliva ed è più frequente durante la prima infanzia e in età adolescenziale. È ormai noto che il Covid-19 può provocare diversi sintomi, tra cui l’ingrossamento dei linfonodi al collo, poiché i linfonodi sono parte integrante della risposta immunitaria e si attivano durante l’infezione virale.
- Infezioni batteriche: Possono essere causate da batteri quali lo Staphylococcus aureus o lo Streptococcus pyogenes. Gli streptococchi sono batteri che possono causare molte malattie nei bambini, tra cui faringite, polmonite e infezioni cutanee.
- Malattia da graffio di gatto (Bartonellosi): Si verifica di regola nei bambini morsi o graffiati da un gatto che inietta in questo modo sotto la pelle un batterio, la Bartonella henselae. È una causa frequente tra i 2 e i 6 anni di una linfoadenite granulomatosa cervicale che va distinta dalla forma tubercolare.
- Toxoplasmosi: Malattia infettiva causata dal parassita Toxoplasma Gondii, di solito si contrae mangiando carne cruda o poco cotta, mediante esposizione a feci di gatto o per trasmissione verticale (dalla madre al feto) durante la gravidanza.
- Sindrome PFAPA: Questa sindrome è tipica dei bambini ed è caratterizzata da episodi febbrili ricorrenti, linfonodi del collo ingrossati, faringite e afte ricorrenti.
- Stress: Sebbene non sia una causa diretta, lo stress può influire sul sistema immunitario e causare risposte infiammatorie anche nei linfonodi.
- Altre condizioni infiammatorie o autoimmuni: In alcuni casi meno comuni, possono contribuire all'ingrossamento.
In sintesi, nella stragrande maggioranza dei casi, i linfonodi del collo si gonfiano per cause infiammatorie, per infezioni virali e batteriche, o per altre malattie infettive. La ragione è la loro iperattività dovuta ad uno di questi fattori. Molti bambini presentano dei linfonodi rigonfi nel collo, anche in assenza di malattia. Nell’organismo, tutto ciò che lavora molto tende a ingrandirsi. Nei ragazzi e ragazze in adolescenza, l’ingrossamento dei linfonodi al collo è spesso legato a infezioni comuni o a una risposta immunitaria più attiva. Non tutti i rigonfiamenti che possiamo notare sul collo dei nostri figli hanno un significato negativo.
Cosa sono i linfomi e come si curano? Sintomi e terapie | AIRC
Quando Preoccuparsi: Segnali e Sintomi che Richiedono Attenzione Medica
È normale che i linfonodi si gonfino temporaneamente in risposta a infezioni o infiammazioni. Tuttavia, ci sono situazioni specifiche in cui è opportuno rivolgersi a un medico, in particolare quando i linfonodi ingrossati nel bambino non rappresentano l'espressione di una semplice attivazione del sistema immunitario. La mamma di una bambina di due anni e mezzo, che ha spesso i linfonodi ingrossati e percepisce quasi sempre delle "palline" toccandole il collo, si rassicura con la pediatra che afferma non esserci nulla di strano, ma desidera capirne di più.
Un linfonodo ingrossato può presentare diverse caratteristiche, che necessitano di una valutazione medica per poter definire il percorso diagnostico-terapeutico migliore. Dal punto di vista pratico, in età pediatrica un linfonodo può essere considerato anormale se ha un diametro superiore a un centimetro nella zona cervicale o ascellare e 1,5 centimetri nella zona inguinale. Quando invece si hanno linfonodi ingrossati di dimensioni maggiori di 1-2 cm si parla di linfoadeganomegali cervicale, e questi superamenti del diametro standard possono essere indicativi di situazioni che meritano maggiore attenzione.
Fattori importanti da considerare sono:
- Dimensione e Consistenza: Se i linfonodi ingrossati superano i 2 cm di diametro e risultano particolarmente arrossati, è opportuno fare accertamenti specifici. Le tumefazioni linfonodali di natura maligna sono in genere dure, non dolenti, monolaterali, singole e non si accompagnano a febbre o altri sintomi.
- Durata: Se i linfonodi restano gonfi a lungo, per più di quattro settimane, o se la situazione non migliora dopo 4-6 settimane, è consigliabile un approfondimento. La durata di un ingrossamento del linfonodo può variare da alcuni giorni fino a diventare persistente. Occorre inoltre ricordare che i linfonodi, una volta “attivati”, impiegano diverse settimane (a volte anche mesi) a regredire e tornare alla dimensione normale.
- Età del Bambino: L’età è un altro fattore di fondamentale importanza. Se malattie come la leucemia linfoblastica acuta o il linfoma non Hodgkin esordiscono più frequentemente nel bambino di età inferiore ai 6 anni, carcinoma del rinofaringe o tiroide e linfoma di Hodgkin esordiscono prevalentemente oltre i 6 anni di età. Le infezioni batteriche e le infezioni da micobatteri non tubercolari sono, invece, più frequenti nei bambini di età compresa tra 1 e 4 anni.
- Sintomi di Accompagnamento: È importante ricercare la presenza di segni e sintomi di accompagnamento. La comparsa di febbre, rinite, tosse o congiuntivite suggeriscono un’origine virale dell’infezione. Graffi di animali domestici possono suggerire, invece, bartonellosi o infezione da stafilococco.
- Segni di infezione batterica grave: Febbre persistente, aspetto settico e decadimento delle condizioni generali possono indicare un’infezione batterica.
- Sintomi di allarme per malattie croniche o neoplasie: Di fronte a una linfoadenopatia, si consiglia un atteggiamento di vigile attesa; nella maggior parte di questi casi, soprattutto se coesistono febbre o rinite, si tratta per lo più di infezioni virali delle alte vie respiratorie. Tuttavia, se la situazione dovesse aggravarsi con febbre, astenia, perdita di peso ed esantema, il consiglio è indagare l’eventuale presenza di malattie croniche: quali tubercolosi, immunodeficienze e neoplasie.
- Ascessualizzazione: A volte nei bambini piccoli nel corso di una tonsillite l’infezione riesce a propagarsi dalla tonsilla ai linfonodi che si infiammano rapidamente e diventando dolenti. Si assiste quindi ad un marcato rigonfiamento dei linfonodi con rapido aumento del dolore. Nell’arco di 24-48 ore il bambino presenta una sorta di torcicollo e non gira liberamente la testa; la pelle che riveste il linfonodo diventa rossa e calda, la febbre è alta. Se l’infezione non viene arrestata si può giungere all’ascessualizzazione dei linfonodi del collo, cioè alla formazione di pus dentro il linfonodo. Il dolore ai linfonodi ingrossati può variare da lieve fastidio a dolore acuto e pulsante. L’arrossamento è normale, ma può indicare la formazione di pus interno che, in casi specifici, va rimosso chirurgicamente.
Purtroppo, anche nei bambini, i linfonodi possono ingrossarsi in seguito a malattie molto gravi come i linfomi maligni o le metastasi tumorali. Oltre il 25% dei tumori maligni in età pediatrica, infatti, si verifica a carico della testa e del collo e i linfonodi cervicali sono quelli più frequentemente interessati. In sintesi, conoscere le cause e i sintomi dei linfonodi ingrossati al collo è fondamentale per intervenire tempestivamente e in modo appropriato. Potenzialmente tutti i linfonodi del collo possono essere pericolosi, anche se poi sono pochissimi quelli che si rivelano tali.
Il Linfoma di Hodgkin in Età Pediatrica: Un Quadro Clinico Specifico
Nei bambini come negli adulti, il linfoma di Hodgkin (LH) si sviluppa a partire dalle cellule presenti all’interno del sistema linfatico. Questo sistema è composto dai vasi linfatici, dalla linfa in essi contenuta e dal tessuto linfatico presente in varie parti del corpo (linfonodi, milza, timo, adenoidi e tonsille, tratto digestivo e midollo osseo). In genere, il linfoma di Hodgkin prende origine dai linfociti B, che hanno la funzione di difendere l’organismo da agenti esterni e infezioni e di riconoscere ed eliminare eventuali cellule tumorali.
Quanto è diffuso: In base ai dati dell’Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica (AIEOP), il linfoma di Hodgkin rappresenta il 6-7 per cento circa dei tumori infantili e presenta tassi di incidenza che aumentano con l’età:
- 1 caso per milione dalla nascita ai 4 anni d’età;
- 3,5 per milione tra i 5 e i 9 anni;
- 10 per milione tra i 10 e i 14 anni;
- 29 per milione nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 19 anni.
Chi è a rischio: Le cause che portano all’insorgenza del linfoma di Hodgkin non sono ancora del tutto chiarite, ma è noto che esiste un legame tra questi tumori e una scarsa efficienza del sistema immunitario. Questa deficienza può essere dovuta per esempio all’infezione da HIV (Human Immunodeficiency Virus), un virus che può essere trasmesso al bambino dalla madre, o al virus di Epstein Barr (EBV), responsabile della mononucleosi infettiva. Può conseguire anche a un trapianto di organi, a causa dell’immunosoppressione necessaria a evitare che l’organismo rigetti l’organo trapiantato. Non esistono attualmente indicazioni utili ed efficaci per prevenire l’insorgenza dei linfomi di Hodgkin nei bambini, se non cercare di evitare l’esposizione ai fattori di rischio noti per la malattia (quali infezioni da HIV o da virus di Epstein-Barr) e a quelli comuni ai diversi tipi di cancro.
Tipologie: I linfomi di Hodgkin che si sviluppano in età pediatrica hanno caratteristiche peculiari rispetto a quelle che si riscontrano quando la malattia colpisce gli adulti. Si distinguono due tipi principali di LH pediatrico: il linfoma di Hodgkin classico e il linfoma di Hodgkin a predominanza linfocitaria. Nella forma classica si possono inoltre identificare quattro sottoclassi: LH ricco in linfociti, sclerosi nodulare (la variante più frequente), LH a cellularità mista, LH con deplezione linfocitaria.
Sintomi: I sintomi del linfoma di Hodgkin in età pediatrica possono essere vari e in alcuni casi molto simili a quelli di patologie non oncologiche e meno gravi, come alcune infezioni virali. Un tipico segno della malattia è rappresentato da linfoadenopatia, ovvero un ingrossamento dei linfonodi (soprattutto del collo e delle ascelle) che in genere non è associato a dolore. Tra gli altri sintomi comunemente osservati in caso di linfoma di Hodgkin ci sono febbre, perdita di peso, sudorazioni notturne, sensazione di stanchezza e prurito. Infine, quando la malattia interessa il mediastino (lo spazio della cavità toracica compreso tra i due polmoni) può provocare tosse e difficoltà respiratorie.

Percorso Diagnostico: Dalla Visita del Pediatra agli Esami Specifici
Il primo passo da compiere in caso di linfonodi ingrossati in un bambino è la visita specialistica presso un medico. La visita medica e l’osservazione dei segni e dei sintomi sono importanti per arrivare a una diagnosi e per escludere altre potenziali patologie alla base dei sintomi, ma spesso sono insufficienti a diagnosticare con certezza la presenza di linfoma di Hodgkin o altre condizioni gravi.
Il pediatra valuterà se il bambino manifesta anche i sintomi di una patologia localizzata. Ad esempio, nel caso di un linfonodo ingrossato a livello del collo, il medico controllerà se il piccolo ha la gola arrossata a causa di una faringite. In base alle risultanze di questa prima visita e in caso di sospetto, o se i linfonodi sono di grandi dimensioni, restano gonfi a lungo (più di quattro settimane) o in presenza di un’infiammazione (linfoadenite), che porta arrossamento e calore della cute sovrastante, il medico potrà consigliare gli esami più utili a comprendere la causa del problema.
Lo specialista che si occupa dei problemi di linfonodi del collo ingrossati è l’otorinolaringoiatra. Lo specialista otorinolaringoiatra ha una grande dimestichezza con i linfonodi del collo che gestisce durante la chirurgia del collo e, pertanto, riesce spesso con l’indagine ORL e un’attenta palpazione a farsi un’idea precisa del quadro patologico.
I principali esami diagnostici includono:
- Esami del Sangue: Numerosi esami del sangue possono facilitare la diagnosi. Oltre alla conta completa di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine (emocromo), sono valutati altri parametri come, per esempio, la velocità di eritrosedimentazione (VES) e la proteina C reattiva. Si possono eseguire anche esami per la ricerca dei batteri tubercolari e non tubercolari, il complesso TORCH (specifico per Toxoplasma, Rosolia, Citomegalovirus, Herpes virus), tampone faringeo, esami di funzionalità renale ed epatica e il dosaggio delle Immunoglobuline.
- Diagnostica per Immagini: L’indagine per imaging di primo livello in casi non rispondenti a terapia è sempre una ecografia del collo. Questa è utile per valutare le dimensioni, la forma, la struttura interna del linfonodo e la presenza di eventuali ascessi. Possono essere consigliati, in casi più rari o per valutare l'estensione di una malattia più complessa, anche la radiografia, la risonanza magnetica (RM), la tomografia computerizzata (TC) e la tomografia a emissione di positroni (PET), la PET-TC o PET-RM in genere sono utilizzati per valutare l’estensione della malattia e seguirne l’evoluzione nel tempo. In casi di sospetta diffusione della malattia alle ossa si possono eseguire anche la scintigrafia ossea e la biopsia ossea.
- Biopsia dei Linfonodi: Dopo la prima visita e in caso di sospetto linfoma di Hodgkin o altre patologie gravi, il medico prescriverà una biopsia dei linfonodi, un esame insostituibile per arrivare a una diagnosi certa. Nel corso della biopsia viene prelevato un piccolo campione di tessuto da analizzare sia al microscopio sia con l’utilizzo di tecniche molecolari. Esistono diversi tipi di biopsia da praticare in base alle caratteristiche dei pazienti e della malattia. Ci sono numerosi esami che possono portarci alla diagnosi di un linfonodo di origine tumorale.
- Stadiazione (per Linfoma di Hodgkin): La stadiazione, cioè la determinazione di quanto il tumore è esteso, per i linfomi di Hodgkin pediatrici segue criteri specifici, con cui i linfomi sono classificati in 4 stadi in base alla localizzazione e alla diffusione della malattia. Per la stadiazione del LH possono inoltre essere utilizzate lettere dell’alfabeto che forniscono ulteriori informazioni sulla malattia e possono essere importanti per la scelta dei trattamenti. La lettera A indica l’assenza di sintomi sistemici (febbre, perdita di peso e sudorazione notturna), mentre la lettera B indica la presenza di tali sintomi. Possono essere usate anche una E, a indicare che il tumore è presente in un organo che non fa parte del sistema linfatico, o una S, che segnala invece la presenza del tumore a livello della milza.
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Trattamento e Gestione dei Linfonodi Ingrossati nel Bambino
La cura della linfoadenopatia del collo nel bambino dipende dalla natura della tumefazione. Nella maggior parte dei casi non occorre fare niente di specifico, dal momento che i linfonodi tornano alle dimensioni abituali nell’arco di 15 giorni o in seguito alla terapia per la situazione infiammatoria che li ha causati. Di fronte a una linfoadenopatia, si consiglia un atteggiamento di vigile attesa. Sfiammare i linfonodi ingrossati al collo significa agire sulle cause che provocano l’ingrossamento e alleviare il fastidio.
Le terapie per i linfonodi ingrossati possono variare:
- Vigile Attesa e Trattamento Sintomatico: Per la stragrande maggioranza dei casi, soprattutto se coesistono febbre o rinite e si tratta per lo più di infezioni virali delle alte vie respiratorie, il trattamento consiste nella vigile attesa.
- Terapie Specifiche per Infezioni: Nel caso di infezioni batteriche, il medico prescriverà antibiotici mirati. Le infezioni batteriche e le infezioni da micobatteri non tubercolari sono, invece, più frequenti nei bambini di età compresa tra 1 e 4 anni e richiedono un trattamento specifico.
- Gestione degli Ascessi: Se l’infezione non viene arrestata e si giunge all’ascessualizzazione dei linfonodi del collo, cioè alla formazione di pus dentro il linfonodo, è essenziale che il bambino giunga rapidamente all’osservazione dello specialista otorinolaringoiatra che organizzerà l’ospedalizzazione d’urgenza. In ospedale, oltre la normale routine ematochimica, viene eseguito un esame ecografico per verificare se all’interno della ghiandola si sia formato del pus, fenomeno definito colliquazione. In casi specifici, il pus va rimosso chirurgicamente.
- Trattamento del Linfoma di Hodgkin (e altre neoplasie): La scelta del tipo di trattamento dipende dal tipo di linfoma di Hodgkin e dalla sua estensione. È molto importante che i giovani pazienti siano seguiti presso un centro specializzato nel trattamento dei tumori pediatrici, con casistica ed esperienza adeguate.
Le opzioni terapeutiche per il Linfoma di Hodgkin includono:
- Chirurgia: In genere la chirurgia viene utilizzata per definire, con la biopsia, lo stadio del tumore, ma può essere anche utilizzata più ampiamente nel trattamento del linfoma di Hodgkin a predominanza linfocitaria, per rimuovere la massa tumorale localizzata.
- Radioterapia: La radioterapia, in genere diretta solo ai linfonodi o ad altre aree colpite dal tumore, può essere prevista anche in combinazione con la chemioterapia.
- Chemioterapia: Spesso la chemioterapia è una terapia di combinazione, ovvero si utilizzano contemporaneamente diversi farmaci che possono variare per tipi e per dosi a seconda delle caratteristiche delle malattie e dei pazienti. La tendenza generale è di somministrare la dose minima di trattamento al fine di ridurre gli effetti collaterali, ma in alcuni casi sono necessarie dosi particolarmente elevate di chemioterapia, in particolare prima dell’eventuale trapianto di cellule staminali.
- Trapianto di Cellule Staminali: Il trapianto autologo (con cellule prelevate dal bambino stesso) o quello allogenico (con cellule prelevate da donatore familiare o volontario HLA compatibile) sono utilizzati come terapie di consolidamento in seguito a ricaduta di malattia, dopo aver ottenuto una buona risposta alle terapie di seconda o terza linea.
- Terapie Innovative: Le opzioni di trattamento più recenti includono terapie mirate, tra cui alcuni anticorpi monoclonali, che agiscono contro le molecole presenti prevalentemente sulle cellule del tumore (CD30 è un possibile “bersaglio” per queste terapie), e l’immunoterapia con gli inibitori dei check point immunitari, che aumentano la capacità del sistema immunitario di riconoscere e distruggere le cellule tumorali. Studi recenti hanno messo in luce la possibilità di utilizzare terapie a base di cellule CAR-T (Chimeric Antigen Receptor di tipo T) in alcuni pazienti che non hanno risposto alla terapia precedente o nei quali la malattia si è ripresentata dopo un’iniziale risposta. In questo caso si prelevano le cellule del paziente, che vengono modificate in laboratorio affinché, una volta reinfuse, siano più efficaci nel riconoscere le cellule tumorali e nello stimolare la risposta immunitaria contro di esse.
Grazie ai progressi nei metodi di diagnosi e nei trattamenti, la prognosi di linfoma di Hodgkin pediatrico è molto migliorata, con percentuali di sopravvivenza a 5 cinque anni che raggiungono il 95 per cento in caso di diagnosi precoce e pochi linfonodi coinvolti. Anche nelle forme più estese il tasso di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è molto elevato e in continua crescita.