Fecondazione eterologa in Italia: Normativa, limiti di età e aspetti clinici

La ricerca di un figlio, nel contesto socio-economico contemporaneo, avviene spesso più avanti negli anni rispetto al passato. Questo slittamento temporale è dovuto a difficoltà oggettive nell'avviare una carriera lavorativa stabile e, di conseguenza, nel sostenere economicamente una famiglia e le spese connesse a una casa. Quando si vive il dramma di non riuscire a concepire, la coppia subisce un vero e proprio lutto interiore: accumulare conferme diagnostiche di infertilità crea uno scompenso emotivo profondo. In questo percorso, il sospetto diventa certezza ed è fondamentale avere uno spazio di accoglimento e contenimento psicologico, non solo a livello di coppia, ma anche individuale.

rappresentazione stilizzata del percorso di procreazione medicalmente assistita e supporto psicologico

L'evoluzione del quadro normativo: la Legge 40/2004

La legge 40/2004, approvata il 19 febbraio 2004, è ufficialmente intitolata "Norme in materia di procreazione medicalmente assistita" ed è una delle leggi più importanti e discusse in materia di riproduzione in Italia. All'articolo 4, comma 3, la versione originaria della legge vietava esplicitamente l'applicazione di tecniche di fecondazione eterologa, ovvero l'impiego di gameti di un terzo donatore.

Nel corso degli anni, l'originario impianto della legge è stato ampiamente modificato, poiché gli operatori sanitari si lamentavano della sua eccessiva rigidità. Tra le sentenze storiche, nel 2009 la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la limitazione del numero di tre ovociti inseminati per ogni ciclo di PMA e l'obbligo di impianto contemporaneo di tutti gli embrioni. Nel 2014, è caduto il divieto di fecondazione eterologa, permettendo l'utilizzo di gameti provenienti da donatori esterni, a condizione che la donazione sia volontaria, altruista e gratuita.

Il ruolo del Registro Nazionale della PMA

Prima dell'approvazione della Legge 40/2004, in Italia la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) si praticava in misura limitata e senza una regolamentazione omogenea. Non esisteva un tracciamento, e tra le varie strutture c'era un'autoregolamentazione estremamente variabile riguardo al numero di embrioni da trasferire e alle strategie adottate.

Grazie alla legge 40 è stato istituito il Registro Nazionale della PMA, gestito dall’Istituto Superiore di Sanità, che ha permesso di documentare il numero di trattamenti eseguiti, il numero di nati vivi e le caratteristiche delle coppie. Oggi sappiamo che, grazie a queste tecniche, sono nati in Italia 217.275 bambini. L'attività di PMA è quasi raddoppiata tra il 2005 e il 2022, passando da 63.585 a 109.755 trattamenti annui, con un tasso di successo che è più che triplicato.

infografica che mostra la crescita dei trattamenti PMA dal 2005 al 2022

Limiti di età e accesso alla fecondazione eterologa

Spesso ci viene chiesto qual è l’età massima per eseguire la fecondazione eterologa. Possono accedere alle tecniche le coppie che presentano fattori irreversibili di infertilità purché l’età della donna non superi i 50 anni. È importante sottolineare che il legislatore, consapevole che ogni persona è diversa, ha deciso di non fissare un limite di età universalmente rigido nella legge nazionale, ma di fare riferimento all'"età potenzialmente fertile".

Tuttavia, il dibattito scientifico e le linee guida regionali indicano soglie prudenziali. Il ginecologo Alberto Vaiarelli spiega che, mentre nella fecondazione omologa il limite biologico si attesta sui 44-45 anni a causa del depauperamento qualitativo e quantitativo degli ovociti, nell'eterologa il limite normativo è fissato a 50 anni. Ciononostante, si sconsiglia la pratica su donne di età superiore ai 50 anni per l’alta incidenza di complicanze ostetriche. Gravidanze in età avanzata mettono infatti a dura prova cuore, fegato, reni e polmoni, organi che subiscono uno sforzo fisiologico maggiore durante la gestazione.

Disparità regionali e organizzazione dei centri

Esiste una marcata eterogeneità nel recepimento delle linee guida. Alcune regioni hanno stabilito limiti d'accesso più restrittivi o estesi a carico del Servizio Sanitario Regionale. Ad esempio, in Umbria l'accesso è consentito fino a 42 anni, mentre in altre regioni come Sardegna, Piemonte, Emilia Romagna e Campania, il limite è fissato a 46 anni.

Questa frammentazione, unita alla mancata approvazione definitiva delle tariffe dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) per lungo tempo, ha generato iniquità nell'accesso alle cure e lunghe liste di attesa. I Centri di PMA devono comunque essere certificati ed autorizzati per l’importazione e l’esportazione di gameti ed embrioni dalle banche estere certificate, garantendo sempre l'anonimato del donatore, i cui dati critici sono accessibili al personale sanitario solo in casi straordinari.

Aspetti etici e clinici della donazione

La donazione di cellule riproduttive deve essere un atto volontario e altruista. La donazione è consentita ai soggetti di sesso maschile di età compresa tra 18 e 40 anni e di sesso femminile tra 20 e 35 anni. I criteri principali nella scelta di un donatore includono il buono stato di salute e l’assenza di anomalie genetiche note.

È fondamentale evitare che il bambino venga considerato un genere di consumo. Chi decide di avere un figlio tardi, sfruttando la PMA, non deve necessariamente aspettarsi un successo garantito. Il tempo perduto non si ritrova mai, specialmente nella biologia riproduttiva femminile, e sebbene la crioconservazione degli ovociti permetta di utilizzare gameti giovani, il limite rimane la capacità del corpo materno di sostenere una gravidanza in sicurezza.

La gestione degli embrioni e la diagnostica pre-impianto

Le procedure che prevedono l'utilizzo di embrioni crioconservati sono passate dal 3,6% del 2005 al 31,1% del 2022, un valore ormai allineato alla media europea. La sentenza della Corte Costituzionale n. 96/2015 ha ribadito la legittimità della diagnosi pre-impianto per le coppie portatrici di malattie genetiche, un passaggio cruciale che ha trasformato l'approccio alla procreazione medicalmente assistita, rendendola uno strumento non solo per superare la sterilità, ma anche per prevenire la trasmissione di patologie ereditarie. La struttura autorizzata è tenuta a fornire alla coppia tutte le informazioni necessarie in modo dettagliato, garantendo che il consenso informato sia consapevole e libero da condizionamenti.

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