Le Ninne Nanne: Un Viaggio Tra Storia, Significato Profondo e la Magia Ancestrale del Sonno

Chi non ha mai ascoltato o cantato una ninna nanna? Questa dolce melodia, presente in tutte le culture del mondo, accompagna i bambini nel sonno fin dai tempi più remoti. La ninna nanna è un canto popolare che viene dal cuore e presenta delle caratteristiche specifiche. È un rituale arcaico scelto per addormentare i bambini, relazionando la mamma con il bambino in una sintonia vitalizzante e sonora. Le ninne nanne serbano nutrite proprietà salutari e terapeutiche.

Bambino addormentato cullato da un genitore

Che Cos'è una Ninna Nanna? Definizione ed Etimologia

Il termine “ninna nanna”, come attesta l’Accademia della Crusca fin dal 1612, designa una cantilena dal ritmo uniforme e modulato, con cui si cullano i bambini per indurli al sonno. L’espressione è onomatopeica e si pensa che riproduca il dondolio della culla. Il termine "ninna nanna" è definito, nell’enciclopedia Treccani, come una “Nenia, cantilena dal ritmo monotono e cadenzato, con la quale si cullano i bambini cercando di addormentarli (e nella quale le parole ninna nanna ricorrono frequenti come intercalare): cantare la ninnananna. In musica, breve componimento musicale, in movimento moderato, ritmo pari, misura generalmente di 6/8, ispirato alle nenie che si cantano ai bambini: una n. di Mozart, di Chopin”. Sia «ninna» che «nanna» sono termini che nel linguaggio infantile significano «sonno», ma “se andiamo al significato principale del termine, già i latini parlando di nenia volevano indicare la cantilena, il linguaggio magico e il canto funebre.

Il canto di culla era chiamato Lallum o Lallus e ancor oggi quando diciamo lallare indichiamo il suono che emettiamo quando dondoliamo il bambino che teniamo in braccio o è dolcemente posto nella culla ondulante per facilitargli il sonno. Gli antichi romani cantavano «lalla lalla». Lo stesso termine per gli inglesi è lullaby, e l’assonanza con gli antichi non è casuale, mentre in francese è detto berceuse, nana per spagnoli e portoghesi, Wiegenlied per i tedeschi”. La parola «dormire» per l’arabo, nella variante tunisina, è detto nänni mentre per gli egiziani lo stesso significato è riposto nel termine ninne. Le similitudini o le radici etimologiche simili della parola ninna nanna fanno supporre che fin dall’antichità cantare con un bambino tra le braccia era, in ogni luogo, uno dei gesti più naturali dell’uomo. “Nanna” nel linguaggio dei bambini o parlando ai bambini, significa il dormire, il sonno. “Nanna” preceduto da “ninna” identifica, come tutti sanno, quel particolare testo (filastrocca, nenia, cantilena) da sempre usato dalle mamme per favorire la calma, la rassicurazione e la fiducia del bambino nel momento del passaggio dalla veglia al sonno. È interessante notare come la parola italiana Ninnananna fosse compresa già nel “dizionario dell’Accademia della Crusca del 1612 che la attribuiva alle balie”. Le ninne nanne scritte da famosi compositori di musica classica prendono il nome di berceuse, che è il termine francese per ninna nanna, come la Berceuse scritta da Fryderyk Chopin nel 1844.

Le Radici Antiche delle Ninne Nanne: Dalla Babilonia ai Testi Classici

Le ninne nanne, presenti nelle culture di tutti i popoli, vantano origini remote. Per quanto ne sappiamo, le ninne nanne esistevano già nel 2000 a.C. Incisa in una piccola tavoletta di argilla con una scrittura cuneiforme è stata rinvenuta la ninna nanna più antica tra quelle conosciute, scritta quattromila anni fa da uno scriba babilonese. Su una tavoletta di argilla delle dimensioni di un palmo risalente all’antica Babilonia (l’odierno Iraq) è riportata una ninna nanna scritta in caratteri cuneiformi. Una prima documentazione letteraria si ritrova in Teocrito, che in uno dei suoi Idilli narra che Alcmena, madre di Eracle, intonava ninne nanne ai propri figli. Poiché molte ninne nanne sono state tramandate da generazioni, è facile dimenticare che le canzoni, le filastrocche e persino le fiabe non sono sempre state così adatte alle famiglie come lo sono oggi, e che alcune sono addirittura macabre e spaventose. Questo sottolinea la profonda e antica radice di queste melodie nella storia umana, spesso celando significati che riflettono le ansie e le credenze di epoche passate.

Mappa dell'antica Babilonia

La Funzione Profonda della Ninna Nanna: Non Solo Sonno

Cantare una nenia è un atto istintivo che rafforza il legame tra adulto e bambino. Come ha affermato l’etnomusicologo Roberto Leydi, la funzione della ninna nanna non è solo addormentare, ma anche avviare il processo di inculturazione. La ninna nanna può essere considerata un’estensione della lingua semicantata spontanea ed esclusiva utilizzata per rivolgersi a bambini che ancora non hanno sviluppato il linguaggio. I neonati sono estremamente sensibili alla voce umana, in particolare a quella della madre, che riconoscono fin dai primi istanti di vita. Quando il bambino è nel grembo materno, non può percepire molto dall'esterno. Ma l’altro suono che il bambino sente prima della nascita è la voce della madre. Anche se questa gli giunge ovattata, il bambino ne è consapevole e si dice che le ninne nanne cantate dalla madre possano fungere da ponte tra la vita nel grembo materno e quella al di fuori di esso. Questo può funzionare anche se, mentre è nell’utero, il bambino è esposto continuamente anche ad altre voci. Un feto inizia ad elaborare i segnali uditivi a circa 25 settimane. Cominciando in gravidanza si ha il vantaggio di insegnare al piccolo motivi che possono essere riutilizzati dopo la nascita.

Si narra persino di un fratello che cantava ogni sera You Are My Sunshine alla sorellina mentre era nella pancia della madre; quando la bimba nacque con problemi di salute e sembrava che non ce l’avrebbe fatta, fu proprio la voce del fratello che cantava per lei a far risalire i suoi parametri vitali e farla guarire miracolosamente. Questa storia esemplifica il potere curativo e rassicurante della voce familiare. Oltre ad aiutare il rilassamento, i canti della culla svolgono scopi educativi. Cantare ad un bambino è un modo naturale ed efficace per insegnare parole nuove e suoni. Non solo, cantare i testi delle canzoni o persino recitare le filastrocche può favorire le prime capacità linguistiche. È stato dimostrato che la musica stessa è un valido aiuto all’apprendimento per i neonati e i bambini piccoli. Ci sono prove emergenti inoltre che la musica possa giocare un ruolo importante nello sviluppo del bambino. È stata avanzata l’ipotesi che la ninna nanna abbia influenze positive sulla sopravvivenza infantile per la capacità di regolare l’eccitazione e migliorare l’umore del neonato facilitando alimentazione, sonno e crescita.

Ritmo, Melodia e Voce: Gli Elementi Caratteristici

Una caratteristica che permette di riconoscere una ninna nanna è il ritmo. I toni tranquillizzanti e i ritmi dolci sembrano essere la ragione per cui una ninna nanna aiuti un bambino ad addormentarsi. Tuttavia, gli studi hanno dimostrato che se a cantarle sono voci familiari al bambino, queste ninne nanne sono più efficaci nel calmarlo. Il ritmo lento e costante della ninna nanna (solitamente intorno ai 60-80 battiti al minuto) imita il battito cardiaco materno che il bambino percepiva nel grembo. La particolare modulazione della voce racchiude l’interazione tra tonalità, pausa e fine dell’esecuzione, che si coordinano e si modulano in base alla graduale distensione del neonato. Nasce, così, un sentimento dialogante, dove il bimbo non è un apatico destinatario bensì un soggetto partecipe e interagente. Il legame tra canto e movimento del cullare il bambino in braccio o in culla è così stretto, che gesto e canto si rivelano rigorosamente intessuti. L’antropologo Ernesto de Martino ha rimarcato la funzione cui ottempera il dondolio ritmico del busto, sia nel lamento funebre che nella ninna nanna: «È il moto che accompagna il ritmo della ninna-nanna, ed ha al pari di esso una funzione ipnogena». Il gesto accorda la voce materna e guida a un dondolio ritmato che è di andata e ritorno, di separazione e riavvicinamento; un moto che rinfranca e trasmette fiducia.

Mozart per Bambini - La musica aiuta lo sviluppo del cervello dei bambini

Molte culture utilizzano melodie semplici o vocalizzi senza un testo definito. L’elemento fondamentale non sono le parole, ma la musicalità, il tono affettuoso della voce e la cadenza ritmica. I testi delle ninne nanne, pur esprimendo dei nonsense, celano notevoli qualità, come si può desumere da un’attenta analisi. È, invero, un ambito che presume una metodologia multidisciplinare, attraverso cui la visione antropologica s’interseca con quella musicologica e psicologica. Emily Prokop, laureata in giornalismo alla Southern Connecticut State University, ha combinato la sua passione per le curiosità e il racconto di storie con la creazione, nel 2016, del podcast The Story Behind, fonte di questo libro. Ha osservato che il testo di Good Night o Golden Slumbers dei Beatles può avere più senso come ninna nanna, ma le canzoni Lucy in the Sky with Diamonds o Norwegian Wood potrebbero essere più efficaci per via del loro ritmo in 3/4. È il ritmo del valzer, che ricorda un po’ il dondolio di una culla, e molte ninne nanne tradizionali di tutto il mondo sono scritte in questo modo. Studi approfonditi indicano che i bambini sono naturalmente musicali e hanno un ottimo senso del ritmo. La capacità di elaborare stimoli musicali diversi e discriminare modelli ritmici è innata. La predisposizione alla percezione musicale (non c’entra con il talento) è presente fin dalla nascita. Alcune ricerche hanno dimostrato che i neonati reagiscono alla musica dissonante con attivazione dei centri dell’aggressività e della paura e già a un giorno di vita sono in grado di rilevare differenze tra ritmi. Il canto è un mezzo potente di connettersi al proprio bambino, di saldare il legame emotivo.

Il Lato Oscuro delle Ninne Nanne: Storie di Paura e Ammonimento

Pensa alla tragedia di un ramo d’albero che si spezza e di un bambino che cade da esso, che cantiamo senza pensare in Rock-a-bye Baby. Poiché molte ninne nanne sono state tramandate da generazioni, è facile dimenticare che le canzoni, le filastrocche e persino le fiabe non sono sempre state così adatte alle famiglie come lo sono oggi, e che alcune sono addirittura macabre e spaventose. Amo molto scendere nella profondità delle parole, attraversare le cantilene come se fossero grotte antiche, e osservare quel lato oscuro che spesso ci parla più della luce. Ciò che appare semplice, infantile, talvolta custodisce una verità più intima, come se una parte di noi aspettasse da tempo di essere riconosciuta. Inquietanti, oscure e minacciose nelle parole, fatte di orchi, lupi e befane cattive, le ninne nanne viaggiano su canali comunicativi diversi dalla parola. Non sono magiche, certo. Secondo alcuni studi le lullabies (in inglese) appartengono alla natura istintiva della maternità. Sono espressioni universali, del tutto simili infatti nelle diverse culture e nel tempo per quanto riguarda toni e modo di cantare. All’inizio del secolo scorso il poeta spagnolo Federico Garcia Lorca studiando le ninne nanne del suo paese ne ha osservato il carattere poetico ma anche la tristezza che le caratterizza. Secondo il poeta, e oggi molti ricercatori sono concordi con lui, il senso di questo canto in parte è quello di aiutare una madre a dare voce alle preoccupazioni, cantare la propria fatica. Inizialmente i canti della culla infatti somigliavano a lamenti, lagne che esprimevano insoddisfazioni, difficoltà, fatiche legate alle condizioni di femmina, moglie e madre, la dura realtà sociale in cui la donna era costretta a vivere. Il loro testo era una sorta di preghiera rivolta a santi o forze soprannaturali con la richiesta di far addormentare il piccolo, “portarlo via” per far riposare la mamma esausta. Temi spaventosi, minacciosi si ritrovano in effetti nelle ninne nanne cantate in tutto il mondo.

La Simbologia Nascosta in "Ninna Nanna Ninna Oh"

Quanti di noi hanno sentito parole come «Ninna nanna ninna oh, questo bimbo a chi lo do, lo darò alla Befana che lo tenga una settimana, lo darò all'uomo nero che lo tenga un anno intero, non è figlio di Gesù che lo tenga sempre giù» risuonare nella propria infanzia, recitate con dolcezza e ingenuità da madri, nonne o zie, ignare forse del carico simbolico inquietante celato dietro versi apparentemente innocui? Questa ninna nanna, come molte altre antiche filastrocche, nasce da un contesto storico intriso di superstizione, paura e religiosità. Il riferimento alla Befana, personaggio folkloristico amato e temuto al tempo stesso, è in realtà l'eco di figure femminili ben più oscure: le streghe. Nell'immaginario collettivo medievale, la Befana incarnava l'archetipo della vecchia saggia, ma anche della strega eretica, che nelle campagne, con la sua presenza e i suoi poteri, attentava all'ordine stabilito da Dio e imposto dalla Chiesa. La figura della Befana, infatti, venne progressivamente demonizzata dagli inquisitori, che nelle pratiche popolari e magiche vedevano una minaccia profonda all'ortodossia cristiana. Per questo, nella ninna nanna, il bambino, soprattutto se non battezzato, viene simbolicamente affidato alla strega per una settimana: un periodo breve, punitivo, tollerato a fatica, in cui il bambino resta nel peccato originale e, in quel frangente sospeso, è nelle mani della Befana.

Illustrazione antica della Befana

Più oscura e decisamente inquietante è la figura dell'uomo nero, incarnazione del demonio stesso, vestito di nero con il volto coperto. Nella filastrocca, il tempo in cui il bambino, ancora privo del battesimo, resta sotto la sua custodia si estende a un anno intero, segno di una minaccia più profonda, concreta, alla salvezza eterna dell’anima. Il battesimo veniva talvolta rimandato a causa di malattie improvvise o di condizioni di fragilità, come nel caso di bambini nati con disabilità, e questo rendeva ancora più temuta l'attesa. È nel terzo passaggio, la frase conclusiva «non è figlio di Gesù che lo tenga sempre giù» diventa un chiaro riferimento ai bambini morti prima di ricevere il battesimo, destinati secondo la credenza popolare al limbo o persino agli inferi. Questa simbologia ci riporta direttamente alle credenze che proliferavano nel mondo contadino medievale, caratterizzato dalla paura dell'ignoto e dal controllo sociale esercitato dalla religione. Gli inquisitori, con il loro capillare e incessante lavoro di repressione, influenzarono profondamente l'immaginario collettivo, trasformando persino innocue filastrocche e ninne nanne in strumenti pedagogici per educare attraverso il timore e la minaccia implicita del soprannaturale.

L'Incantesimo del Sonno e la Funzione Magico-Religiosa

Roberto De Simone (1933) asserisce, infatti, che «l’atto dell’essere cullato però rimanda all’immagine della culla vissuta culturalmente anche come barca con tutti i significati associati al mare e alle barche. E allora per tali associazioni il dondolio e l’oscillazione ritmica si ricollegano alla nascita e invariabilmente alla morte». In tal senso, le ninne nanne rievocano l’antico rito magico dell’incantamentum, fornendo effetti rasserenanti degli stati emozionali inconsci. Ernesto de Martino evidenzia che l’incantesimo del sonno è il momento magico delle ninne nanne. Nel mondo lucano delle sue ricerche, il sonno e la nottata raffigurano un momento avverso per i bambini, da superare ricorrendo al mondo magico-religioso. Oltre a tale funzione c’è quella di socializzazione/inculturazione linguistica e musicale, dal momento che il canto divulga i dati basilari dell’idioma e dei suoni. Il sincronismo di suono, canto e gesto, tipico delle ninne nanne, porta con sé fondamentali essenze culturali e simboliche, perché immette il bimbo sia in una zona protetta sia in uno spazio culturale.

Il Lupo e Altre Figure Minacciose

Le ninne nanne napoletane esprimono, inoltre, un’antinomia tra la durevolezza delle tematiche e le informazioni soavi della voce; racchiudono sembianze intimidatorie, in primis la minaccia della morte esercitata da una bestia famelica, che nella tradizione popolare meridionale è raffigurata dal lupo, in quanto animale che imprime paura. Il lupo simboleggia, anche fuori dall’ambiente contadino, il rischio, il corrispettivo dell’orco o di altri personaggi che incutono paura. Il bimbo, invece, è comparato a una pecorella inerme, divenendo preda del lupo, determinando così l’assimilazione bambino-animale. Tale filastrocca è frequente nelle ninne nanne: per addormentare il bambino, lo si impaurisce con angosce infantili, tra cui quella d’essere ripudiato, indifeso dalla madre in circostanze terrificanti. In questi versi s’illustra sia uno scenario di morte sia di durezza: il lupo, inoltre, può assumere fisionomie erotiche, giacché è reputato un predone sessuale e impersona l’eros nel proprio atteggiamento brutale. Inoltre, questa ninna nanna acquista qualità didattica, al fine di preparare il bambino all’ardua concretezza dell’esistenza.

Illustrazione di un lupo in un bosco notturno

Un Patrimonio Culturale Universale: Esempi dal Mondo

La ninna nanna sembra rappresentare il genere musicale più cantato al mondo. Di ninnenanne se ne trovano infatti moltissime nella cultura popolare di tutti i popoli. I temi delle ninne nanne vanno dall’invocazione al sonno, al tema augurale, all’argomento religioso, mostrando anche elementi della quotidianità, come ad esempio le canzoni moderne. Oggi, strumenti tecnologici come smartphone e tablet rischiano di sostituire il contatto diretto tra genitore e figlio. Sebbene possano offrire playlist e app dedicate, è importante ricordare che la tecnologia non può replicare il calore e la fusione comunicativa della voce di un genitore. Il valore della ninna nanna risiede proprio in quel legame dialogante, un momento di intimità insostituibile che reca benefici a entrambi. La Commissione europea ha creato il progetto Lullabies of Europe per raccogliere tutte le ninna nanne nelle diverse lingue della Comunità per preservarne il patrimonio culturale.

Esempi Dall'Europa Centrale e Orientale

In Repubblica Ceca troviamo diverse ninne nanne significative. Spi, Janíčku, spi (Dormi, Janíček, dormi) è una vivace ninna nanna raccolta in Moravia da František Sušil (1804-1868), prete ed attivista della rinascita nazionale ceca. Egli raccolse canti in Moravia, Slesia ed anche nei villaggi slavi dell'Austria. Questa ninna nanna usa il nome proprio di un bambino, Janíček, che è usato familiarmente per il nome maschile Jan, molto comune. Ukolébavka (Ninna nanna) fu pubblicata nel 1633 ne ‘L'Informatorium della Scuola Infantile' di Johan Amos Comenius (1592 - 1670), un libro probabilmente il primo trattato sullo sviluppo e l'educazione dei bambini fino a sei anni, nella famiglia. Comenius sottolineò, fra altre tematiche, la necessità di offrire stimoli sensoriali ed emozionali nella prima infanzia. Hajej můj andílku (Angioletto mio) è una delle ninnananne ceche più melodiose, raccolta inizialmente da Karel Jaromír Erben (1811-1870), scrittore romantico ceco, poeta e collezionista di canti popolari e fiabe cechi. Halí, dítě (Fai la ninna, bambino) fu raccolta da František Bartoš (1837-1906), pedagogo ed etnografo che collezionò canti moravi. Infine, Halaj, belaj, malučký (Dormi, dormi, piccolo) proviene dalla Moravia orientale, dove il dialetto viene influenzato dallo slovacco, e i canti popolari sono simili a quelli slovacchi al di là del confine.

La Romania offre un ricco panorama di ninne nanne. Culcă-te, puiuţ micuţ (Addormentati, piccino mio) è un'antica ninna nanna della Romania occidentale e centrale (Cluj, Bihor, Năsăud), cantata ancora dalle donne che vivono in campagna e se ne possono ascoltare diverse versioni. Viene anche menzionata nei testi scolastici nella versione cantata da Maria Tănase (1913-1963), una famosa cantante folk rumena. Nani, nani, puişor (Ninna, nanna dolce piccolino mio) è usata in tutte le regioni della Romania, iniziando con le tipiche parole che inducono al sonno: nani, nani. La madre si augura che il bambino dorma a lungo, fino a mezzogiorno del dì seguente. In rumeno, la parola domani corrisponde a mâine, ma nella ninna nanna si può ascoltare un'antica variante, mâni. Culcă-mi-te mititel (Vai a dormire come un bimbo piccolino) è un antico canto per cullare i bambini, proveniente dalla regione della Montenia (Romania meridionale). La madre desidera che il suo bambino cresca e sia in grado di badare a pecore, agnelli ed anatroccoli nei campi. In campagna, i bambini giocano sempre con piccoli animali e fiori e, quando diventano un po’ più grandi, continuano a prendersene cura. Nani, nani, puiù mamii (Ninna, nanna, il bambino della mamma) è un'altra ninna nanna molto antica, nata nelle regioni meridionali della Romania, in Oltenia. È breve e ripete specifiche parole per indurre il bambino alla quiete e al sonno: nani è una parola tipica delle ninnananne; maică/maichii significa mamma mia/della mamma. In rumeno è comune rivolgersi ai bambini con le parole della mamma, per dimostrare affetto. Haia, haia, mică baia (Haia, haia, il bagnetto) inizia con le parole haia, haia che suggeriscono l'atto del cullare o del mettersi a giocare. Il tema principale della ninna nanna è la ripetizione del numero ventuno. In rumeno, il numero venti si dice douăzeci, ma nella ninnananna si può ascoltare douăzăşi, il modo in cui si pronuncia nella regione del Banato.

Le Melodie Nordiche: Danimarca

In Danimarca, Solen er så rød, mor (Il sole è così rosso, mamma) è una ninna nanna classica. Elefantens vuggevise (La ninna nanna dell'elefante) è una delle ninna nanne più popolari ed è considerata un classico delle ninna nanne danesi. Il tema tratta degli animali esotici, il contenuto ed il testo sono semplici e di facile comprensione per un bambino. Per rendere questa canzone politicamente corretta, negli anni novanta fu sostituita la parola negerdukkedreng (bambolotto negro) con kokosnød (noce di cocco). Il testo della canzone fu scritto nel 1948 dallo scrittore e poeta, Harald H. Godnatsang (Canzone della buona notte) ha testi e musica composti da Sigurd Barrett (1967), pianista, compositore e conduttore di un programma televisivo per bambini, assieme a un suo collega, il musicista Steen Nikolaj Hansen. Sigurd di solito canta questa canzone alla fine del suo programma per bambini e presenta un tema riguardante il sonno. Mues sang få Hansemand (La canzone della mamma per il piccolo Hans) proviene dalla zona meridionale dello Jutland, è molto antica e non si conosce l'anno in cui fu composta. Non è però molto conosciuta in tutta la Danimarca e questo si deve probabilmente al fatto che fu scritta nel dialetto dello Jutland. Jeg vil tælle stjernerne (Conterò le stelle) fu scritta nel 1951 dal famoso poeta e scrittore danese, Halfdan Rasmussen (1915-2002), con la musica composta da Hans Dalgaard (1919 - 81).

Il Mondo Anglosassone e Celtico

Nel mondo anglosassone, Lavender's blue (La lavanda è blu) è una canzone tradizionale usata come ninna nanna, la cui origine è incerta ma risale almeno al XVII secolo. Come molte ninna nanne, anche questa probabilmente è stata tramandata da una generazione all'altra ed ha subito modifiche nel tempo. By Baby Bunting (Ciao, bimbo ‘fagottino’) è una gioiosa canzoncina tanto antica quanto le filastrocche inglesi. Nell'inglese antico, le ninna nanne erano chiamate Byssinge ed il prefisso by significava sonnellino. Le madri inglesi l'hanno cantata ai loro bambini e risulta familiare ovunque si parli la lingua inglese. La melodia è giunta fino ai nostri giorni senza variazioni. Come nelle ninna nanne di altri luoghi, la promessa di una ricompensa per un buon comportamento viene presentata al bambino. Nell'inglese odierno, la parola bunting potrebbe riferirsi a un tipo di uccello oppure a un panno soffice e spesso. Hush, little baby (Ninna, nanna, piccolino) è un'altra ninna nanna tradizionale di origine incerta, ma si suppone provenga dal Nord America, poiché il tordo beffeggiatore, menzionato nella canzone, si trova in quel continente.

Bambina che tiene una stellina disegnata

Twinkle twinkle little star (Brilla brilla stellina) è una delle più popolari filastrocche inglesi e combina la melodia di una canzone francese del 1761 Ah! Vous dirai-je, Maman con la poesia inglese The Star di Jane Taylor. La poesia, con strofe composte di coppie di versi in rima, fu pubblicata nel 1806 in Rhymes for the Nursery, una raccolta di poesie di Jane Taylor e di sua sorella Ann. Il testo contiene cinque stanze, sebbene soltanto la prima è largamente conosciuta. Mozart scrisse dodici variazioni su Twinkle, Twinkle, Little star, catalogate come Variazioni su Ah! Vous dirai-je, Maman. La melodia di Twinkle, Twinkle, Little Star deriva in realtà da una vecchia canzone francese, e Mozart compose una serie di dodici variazioni basate su questa melodia, probabilmente mentre si trovava a Parigi nel 1778, e le fu aggiunto il testo di una poesia intitolata The Star della poetessa inglese Jane Taylor. Le origini di Rock-a-bye Baby e Hush Little Baby, invece, sono varie e difficili da individuare, ma la versione R&B di quest’ultima, scritta e registrata da Inez e Charlie Foxx e resa popolare da James Taylor e Carly Simon, è diventata più una canzone romantica che una vera e propria ninna nanna.

La Scottish Lullaby (Ninna nanna scozzese) è una melodia tradizionale che proviene dai fieri clan delle Highlands scozzesi. Soltanto l'aria Cdul gu lo (Dormi fino all'alba) e non i versi originali scozzesi furono usati quando venne presentata una drammatizzazione di Guy Mannering di Sir Walter Scott. La storia delle Highlands e delle interminabili battaglie con cui i clan potevano preservare la loro sofferta indipendenza contro le schiaccianti disparità, sono evocate in questo primo canto per l'infanzia. Il sogno concerne lo squillo di tromba e l'ideale è il coraggio.

Le Ninne Nanne del Mediterraneo: Grecia e Italia

Dalla Grecia ci giungono diverse ninne nanne. Νάνι μού το νάνι νάνι (Ninna, mio caro, ninna, nanna) proviene dall'isola di Calimno, una delle isole del Dodecaneso. Le sue parole sono influenzate dalla bellezza della natura. Calimno è anche famosa per le spugne e la produzione dell'olio d'oliva, il che spiega perché nella ninna nanna vengono menzionati gli ulivi ed il sole, elementi essenziali per gli abitanti di Calimno. Oltre alle parole ‘nani-nanì, abbiamo qui anche il suono ‘e e è che è molto popolare e comune nelle ninna nanne greche. Νάνι νάνι το παιδί μου (Ninna, nanna, bambino mio) ha origine nella montuosa Kastoria, città greca situata nella Macedonia Occidentale. A Castoria vi sono molte aree coltivate e la regione è famosa specialmente per i vigneti, che non a caso sono citati nella ninna nanna. Vi sono anche molti allevamenti di bestiame e questo spiega i riferimenti all'agnello, alla capra e all'ovile. Un altro interessante elemento di questa composizione è l'uso di diminutivi. Ύπνε, που παίρνεις τα μικρά (Sonno, che prendi i piccoli) originariamente creata nell'isola di Tasso (Egeo settentrionale), si ascolta in tutta la Grecia con numerose variazioni. L'elemento del ‘Sonno’ (‘Ύπνος') è centrale. In molte ninna nanne greche ci si rivolge al Sonno al quale gentilmente si richiede di prendere il bambino nelle sue braccia e di aiutarlo ad addormentarsi. Secondo la mitologia greca, ‘Ύπνος' era il dio del sonno. In questa ninna nanna si menzionano l'Est e l'Ovest ad indicare la vastità del mondo. Ύπνε μου, επάρε μού το (Sonno caro, ti passo il mio bambino) nasce nell'Italia meridionale. Popolazioni di lingua greca hanno abitato quella parte dell'Italia fin dall'VIII secolo a.C., quando le prime colonie greche si stabilirono nelle regioni del Salento, in Calabria, a Taranto e a Metaponto. Queste aree hanno una vasta produzione di rose e forse per questo, nella ninnananna, troviamo il riferimento alle rose ed al loro assortimento. Τζοιμάται ο ήλιος στα βουνά (Il sole dorme sulle montagne), di tradizione greca, ebbe origine nell'isola di Egina, situata vicino alla città di Atene. Passata all'isola di Cipro, fu trasformata nel dialetto cipriota e vi si aggiunsero alcuni versi. La ninna nanna greca originale era formata soltanto dalla prima stanza. La ninna nanna parla del momento del tramonto, quando il sole e la pernice dormono ed anche i bambini dovrebbero dormire. La madre culla il suo bambino cercando di farlo addormentare.

In Italia, oltre alle ninne nanne napoletane ricche di simbologia, troviamo una grande varietà regionale. La più famosa tra le ninna nanne d’”arte” è sicuramente Wiegenlied di Johannes Brahms, scritta dal compositore tedesco per una certa Berta Faber in occasione della nascita del suo secondo figlio, sebbene non strettamente italiana, è universalmente riconosciuta. Nana Bobò è una bella ed antica ninna nanna della laguna veneta, con evidenti influenze balcaniche e bizantine nella struttura. Colei che canta, augura salute e ricchezza all'amato bambino che non vuole dormire. La madre non è presente, è andata alla fontana a prendere dell'acqua. Fai la Nanna, Mio Simone è un esempio delle ninne nanne tradizionali italiane dalla Toscana, che presenta un tono esuberante all'inizio, seguito da un ritmo più dolce e appropriato. Ninna nanna sette e venti (Cuant ch'in cîl a ven le gnot e chi sês aí bessôi, se tu no tu duars inmó, jê ti cjale fís tai vôi - Quando il cielo si oscura e che siete lì da soli, se tu non dormi ancora, lei ti guarda negli occhi…) fa parte del ricco folclore e delle villotte friulane. Altre donne sono in piazza a conversare e passeggiare piacevolmente, ma la madre rimane a casa, per sorvegliare la cottura al forno di un tipo di pane chiamato focaccia, e ad occuparsi del suo bambino. Stella stellina, composta da Lina Schwarz, è una delle ninne nanne più popolari in tutta l'Italia, e la sua conoscenza è molto diffusa tra le generazioni. Fate la nanna, coscine di pollo è un'altra ninna nanna toscana usata di solito senza alcuna variazione di testo. Con un po' di fantasia, possiamo pensare alle gambette di un bambino appena nato e paragonarle affettuosamente alle coscine di pollo. Infine, la Ninna nanna dei suoni e dei colori è una ninna nanna contemporanea, composta in occasione del progetto europeo Languages from the Cradle.

Le Armonie Orientali: Turchia

In Turchia, Uyusun da büyüsün (Che il mio bambino cresca mentre dorme) è inclusa nella categoria più estesa delle ninna nanne turche, quelle che esprimono auguri e desideri, perlopiù che il bambino si addormenti. Generalmente, esprimono ciò che la madre desidera per la sua bambina o per il suo bambino, inclusi benefici materiali come giocattoli, vestiti, cibi e bevande. Nella prima strofa di questa ninna nanna, la madre esprime il desiderio che la sua bambina cresca sana. È usata, inoltre, l'espressione onomatopeica tıpısh tıpısh, per rendere il suono dei passi della bambina. Nella seconda strofa, la madre descrive le mani e le braccia della sua piccola decorate con l'henna. Una volta era molto comune per i turchi applicare l'henna sulle mani delle bamboline in segno di benedizione. Babanın Ninnisi (Ninna nanna del papà) è una ninna nanna moderna composta da Özge İlayda, riflettendo un cambio nei ruoli di cura genitoriale. Dandini Dandini Dastana è una ninna nanna in cui quasi tutti in Turchia conoscono la prima strofa, e che è possibile cantarla con variazioni del primo verso o di quelli successivi. A prima vista, il verso iniziale può sembrare strano, in quanto il suo contenuto è piuttosto estraneo ai concetti che si hanno del mondo del bambino o della ninna nanna. Secondo alcune fonti (Karabaş, 1999:62), tuttavia, il significato è metaforico: dana (vitello) rappresenta il figlio, bostan (orto) è la vita, bostancı (giardiniere) sta per il padre e lahana (cavolo) rappresenta una ragazza che la madre del ragazzo non approva. Invoca il nome di Dio e chiede che lo tenga lontano dal malocchio. Elogiare la bellezza del bambino o della bambina è un tratto molto comune nelle ninna nanne turche. La madre usa diverse similitudini e paragona le labbra della sua bambina alle ciliegie, e le sopracciglia alla luna crescente o a una piuma. Per la madre, il suo bambino è più bello che qualsiasi altra cosa, perfino degli angeli. Sen bir güzel meleksin (Sei un magnifico angelo) è un'altra espressione di questo profondo affetto.

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L'Evoluzione e le Sfide Moderne: Tecnologia e Conservazione

Una cosa che non si è fatta, con i propri figli, è stato cantare le ninne nanne più semplici, quelle che tutti conoscono, soprattutto perché le si erano sentite così tante volte che se ne era stufi ancor prima di partorire. Oggi le ninne nanne si ricordano sempre meno, perché più frequentemente vengono usati carillon di sola musica o anche registrazioni con canto vocale; si carica lo strumento con una chiavetta, oppure ancora più velocemente si spinge un tasto e si lascia il bambino che ascolta, da solo, una voce che non è della famiglia, non è stanca della giornata trascorsa, non ha preoccupazioni per il giorno dopo, insomma una voce di melensa stereotipia, uguale a comando per tutte le occasioni. Questo evidenzia il rischio di perdere l'intimità e l'unicità del canto genitoriale. Sebbene la tecnologia offra facilitazioni, essa non può replicare il calore e la fusione comunicativa della voce di un genitore. Il valore della ninna nanna risiede proprio in quel legame dialogante, un momento di intimità insostituibile che reca benefici a entrambi. La Commissione europea, consapevole di questo valore inestimabile, ha creato il progetto Lullabies of Europe per raccogliere tutte le ninna nanne nelle diverse lingue della Comunità al fine di preservarne il patrimonio culturale, garantendo che queste melodie ancestrali continuino a cullare le future generazioni.

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