Le cronache italiane sono state segnate, nel corso degli anni, da eventi drammatici che hanno visto il crollo di edifici civili, portando con sé un bilancio devastante in termini di vite umane. Episodi come quelli di Ravanusa, Lucca e Barletta, seppur distinti per cause e dinamiche, condividono un tragico denominatore comune: la vulnerabilità degli spazi abitativi e la fragilità delle strutture in cui si svolge la quotidianità delle persone. L'analisi di tali eventi richiede un approccio che spazi dal particolare, ovvero le storie delle singole famiglie colpite, fino al generale, ovvero le condizioni di sicurezza del patrimonio edilizio e le responsabilità istituzionali e tecniche nella prevenzione dei disastri.

La catastrofe di Ravanusa: una famiglia spezzata
A Ravanusa, in provincia di Agrigento, la tragedia si è consumata l'11 dicembre, quando un'esplosione, causata da una fuga di gas, ha provocato il crollo di diverse palazzine. Uno scenario di devastazione totale, l'ha definito la protezione civile. C'è una famiglia intera colpita dalla tragedia di Ravanusa, dove un'esplosione ha provocato il crollo di diverse palazzine e un'onda d'urto di cento metri. Nell’abitazione, in piani diversi, abitava una famiglia: una donna anziana, i tre fratelli e le rispettive mogli. In uno degli appartamenti il nipote della donna e la moglie incinta di 9 mesi, che erano andati a trovare la famiglia: la donna risulta ancora tra i dispersi.
Nella palazzina di quattro piani crollata vivevano nove componenti dello stesso gruppo familiare. Al primo piano viveva Rosa Carmina, trovata viva tra le macerie. Al secondo piano c’era la cognata: Giuseppa Montana sopravvissuta. Al terzo erano in quattro: Angelo Carmina, la moglie Enza Zagarrio, la nuora Selene Pagliarello incinta di nove mesi e il marito Giuseppe Carmina figlio della coppia. Al quarto piano c’erano Calogero Carmina, la moglie Liliana Minacori, e il figlio Giuseppe. Purtroppo, le vittime accertate dell'esplosione di Ravanusa sono Pietro Carmina, Enza Zagarrio e Liliana Minacori.
L'impatto emotivo e la gestione dei soccorsi
Il sindaco di Ravanusa, Carmelo D’Angelo, ha ricevuto la telefonata del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha espresso il massimo sostegno alla comunità di Ravanusa e il cordoglio per quanto accaduto. Anche papa Francesco e il presidente del consiglio Mario Draghi hanno espresso cordoglio per le vittime. Il capo della protezione civile, Fabrizio Curcio, ha dichiarato: "Nessuno sarà lasciato solo", confermando l'impegno dello Stato nel supportare chi ha perso i propri cari e la propria casa. Le operazioni di soccorso sono state complesse, con i vigili del fuoco che hanno operato ininterrottamente, anche a mani nude, per cercare di estrarre le persone vive dalle macerie. "L’impegno dei vigili del fuoco non si ferma e non si fermerà - ha detto il capo del corpo nazionale Guido Parisi - Fino all’ultimo cercheremo di estrarre vive le persone coinvolte nei crolli".
La storia del CNVVF
Le cause tecniche: tra fughe di gas e cedimenti
Passata la fase dell’emergenza, la Procura di Agrigento ha aperto un’indagine ipotizzando i reati di disastro e omicidio colposo. L'ipotesi principale è legata a una fuga di gas dalla rete di distribuzione esterna. Il comandante dei vigili del fuoco di Agrigento, Giuseppe Merendino, ha spiegato che il gas si è accumulato nel sottosuolo o in un ambiente chiuso, e ad innescare l’esplosione potrebbe essere stata anche l’attivazione dell’ascensore. L’Italgas, la società che gestisce la rete, ha smentito presunti lavori di manutenzione nei cinque giorni precedenti l’evento, precisando che sono stati fatti interventi routinari su contatori domestici e su alcune valvole stradali, distanti tuttavia dal luogo dell’evento. Alcuni sopravvissuti hanno raccontato di aver avvertito odore di gas nei giorni precedenti, ma la società ha riferito di non aver ricevuto segnalazioni specifiche dalle palazzine coinvolte.
Un confronto necessario: Lucca e Barletta
La fragilità degli edifici residenziali non è un caso isolato. A Lucca, il 27 ottobre, una palazzina composta da due appartamenti è esplosa a causa di una fuga di gas metano. Due persone sono morte, marito e moglie di 60 e 55 anni. Una giovane donna di 26 anni, incinta, è stata estratta dalle macerie e portata in ospedale, dove ha dato alla luce il figlio tramite parto cesareo. La tragedia ha colpito profondamente la città, come ha commentato il sindaco Mario Pardini: "Quella che è accaduta oggi nella frazione di Torre è una vera tragedia. Non ci sono parole per descrivere la devastazione".
Un altro precedente doloroso risale al crollo di Barletta, dove un palazzo di due piani è imploso coinvolgendo un opificio situato in uno scantinato fatiscente. In quell'occasione, dieci persone furono travolte, tra cui giovanissime operaie. Anche in quel caso, l’ipotesi principale fu quella di un cedimento strutturale, forse causato dai lavori di ristrutturazione in corso in un edificio adiacente. La popolazione, in quel caso, aveva precedentemente segnalato scricchiolii sinistri, ma i controlli avevano escluso pericoli immediati, evidenziando una falla critica nei sistemi di prevenzione e monitoraggio degli edifici vetusti.
La cultura della prevenzione nel patrimonio edilizio
Analizzando questi eventi da un punto di vista sistemico, emerge la necessità di una manutenzione costante e di protocolli di sicurezza più stringenti per le infrastrutture del gas e per la stabilità statica degli edifici. Le testimonianze dei sopravvissuti, come quella di Rosa Carmina, la signora di 80 anni superstite del crollo di Ravanusa, che ha ricordato come sia "improvvisamente andata via la luce, poi sono venuti giù il tetto e il pavimento", offrono una prospettiva drammaticamente diretta sulla velocità di tali eventi. Il fatto che intere famiglie possano essere cancellate in un istante impone una riflessione di ordine nazionale su come vengano gestite le tubature sotterranee e su quanto il territorio, spesso fragile e soggetto a smottamenti, possa influire sull'integrità delle reti di distribuzione.

Responsabilità e tutele
Il prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa ha sottolineato che "tutta la provincia di Agrigento è territorio di frane", suggerendo che occorrerà un apposito intervento normativo, poiché eventi di tale portata spesso non rientrano nelle normali circostanze che conducono allo stato d’emergenza. È chiaro che, dopo la fase del dolore e della ricostruzione, l'accertamento delle responsabilità è un passaggio dovuto. La magistratura, tramite le Procure competenti, svolge il ruolo fondamentale di chiarire se, dietro la tragedia, vi siano state negligenze nella manutenzione, omissioni nei controlli o vulnerabilità strutturali mai adeguatamente affrontate. La questione si sposta quindi sul piano del diritto, dove il concetto di omicidio colposo e disastro diventa lo strumento per dare giustizia a chi, come la giovane infermiera incinta Selene Pagliarello, ha perso la vita insieme ai suoi cari, privando una generazione futura di un'opportunità di esistenza.
Il superamento dell'emergenza non deve significare l'oblio. La ricostruzione della memoria storica di questi eventi serve a sensibilizzare non solo le amministrazioni pubbliche, ma anche i proprietari degli immobili. L'integrità di un edificio non è solo un fatto privato, ma un interesse pubblico che tocca la sicurezza di intere comunità. Quando le sirene dei soccorsi si spengono, rimane il dovere di interrogarsi se, attraverso l'adozione di sensori per le fughe di gas più sensibili, ispezioni periodiche più rigorose sulle fondamenta e un monitoraggio geologico più attento, simili distruzioni avrebbero potuto essere evitate o quantomeno limitate nei loro effetti più tragici.