Scrivere una lettera a un genitore, in particolare al proprio papà, è un atto profondo e significativo, un modo per esprimere pensieri, sentimenti e gratitudine che a volte trovano difficoltà a emergere nella quotidianità. Che si tratti di una bambina o di un'adulta, la lettera diventa un ponte emotivo, capace di creare connessioni forti e durature. Questo strumento di comunicazione assume diverse sfumature a seconda dell'età, delle esperienze vissute e del rapporto unico che lega ciascuno al proprio padre.

L'Importanza della Lettera nella Crescita Emotiva del Bambino
La letterina, strumento di crescita per i bimbi, gioca un ruolo chiave nella costruzione dell'idea di festa nella mente e nel cuore del bambino. È uno strumento prezioso, lo è quella per Babbo Natale, quella per la Festa dei Nonni e quella per la Festa della Mamma. La festa del papà, nella sua natura, è una festa laica. Dalla Serbia alla Nuova Zelanda, in tutto il mondo c’è un giorno che celebra i padri. Tutti i bambini del mondo hanno diritto a riflettere sull’amore che lega i papà a loro e alla famiglia largamente intesa. Anche le mamme sono parte della festa del papà; alle madri, infatti, spetta il compito di aiutare i bambini a costruire i festeggiamenti, un compito che si estende a educatori, nonni e chiunque abbia cura dei "cuccioli d’uomo".
I bambini tra i 4 e i 5 anni incominciano a immedesimarsi nei genitori, è a questa età che possiamo vederli affrontare i primi giochi di imitazione, per esempio giocano a fare mamma e papà. A 4-5 anni il bambino può scrivere una prima letterina per la festa del papà consapevole e costruttiva, ciò anche se nella trasposizione grafica sarà accompagnato dalla mamma, dalla maestra, dai nonni o da qualunque altro adulto di riferimento.
Lettera al papà che ha perso il lavoro.
Costruire la Lettera: Passaggi e Consigli per i Più Piccoli
Il processo di creazione della lettera è un momento di riflessione e di espressione. Il momento del colore, ovvero il momento in cui il bambino si applica con concentrazione nella colorazione della copertina della sua lettera, è un momento sacro perché il piccolo realizza e crea, ovvero dà forma alle sue idee. È fondamentale guidare il bambino attraverso alcuni passaggi per rendere la lettera più significativa:
1. Il Messaggio di Gratitudine Iniziale
La riflessione sul "cosa papà fa per me" serve a portare il bimbo a considerare quello che il padre fa per la famiglia. È utile guidarlo ad aprire la letterina con un grazie: "Grazie papà per quello che fai per me". Potrà trattarsi di andare a lavorare tutte le mattine, di portarlo a giocare a calcetto al parco, di aiutarlo a fare i compiti (nel caso di bimbi in età scolare), eccetera. In ogni caso, la valutazione di ciò che il genitore fa per il figlio rappresenta, per il bambino piccolo, l’opportunità di guardare alle cose quotidiane da un punto di vista più ampio. Il risultato ultimo dovrebbe essere quello di non considerare più scontate e banali quelle azioni quotidiane con cui l’adulto-genitore manifesta e dà amore.
2. Condividere Momenti Speciali
Chiedere al bambino "Cosa ti piace fare con papà?" e guidarlo a esprimere, proprio nell’ambito della sua lettera, ciò che ama condividere col padre. Questa esternazione non sarà solo una rievocazione di cose belle, rappresenterà, più profondamente, un’occasione per valorizzare l’importanza dello stare insieme e dei momenti condivisi. In questo contesto può trovare spazio la valutazione dei sentimenti e del punto di vista dell’altro: senza forzare la maturità raggiunta dal bambino, possiamo invitare il piccolo a considerare anche cosa piace al papà. Al bambino, impegnato nella realizzazione della lettera, possiamo chiedere: "Secondo te, cosa papà ama fare con te? Vogliamo ricordare nella letterina questi bei momenti?".
3. Esprimere un Desiderio o un Auspicio
Concludere sempre la letterina per la festa del papà con un auspicio: "Mi piacerebbe fare con te". Questo permette al bambino di esprimere un desiderio futuro, rafforzando il legame e la prospettiva di nuove esperienze condivise.

Lettere dal Cuore: Testimonianze di Figlie che Scrivono al Papà
Le lettere al papà possono essere espressioni toccanti di amore, gratitudine, ma anche di dolorose riflessioni e desideri inespressi. Ogni lettera è un mondo a sé, riflettendo la complessità dei rapporti familiari.
La Gratitudine per il Supporto e gli Insegnamenti
Una figlia, in procinto di diplomarsi, scrive: "Caro papà, è solo grazie al tuo amore e al tuo supporto che sono arrivata fino a qui, dove mai pensavo che sarebbe stato possibile." Le adozioni a distanza, come quelle in cui una persona generosa e speciale vuole aiutare e sostenere gli studi, sono capaci di creare dei rapporti a distanza forti e duraturi nel tempo tra chi decide di adottare e la persona che viene adottata. Questa prospettiva evidenzia come l'amore e il sostegno, anche da figure paterne non biologiche, possano plasmare un destino. Fin dall’inizio mi hai dato la speranza per andare avanti. Quel giorno ho capito che avrei dovuto lavorare ancora di più, perché volevo rendere il mio papà adottivo orgoglioso.

La figlia riconosce il ruolo del padre non solo come figura di supporto, ma come vero e proprio supereroe: "Sono certo che tu, come anche io e come tutti i bambini, da piccolo sognassi di diventare un supereroe, sappi che ci sei riuscito; sei e rimarrai sempre il mio supereroe." Questo sentimento è comune, un bambino spesso vede nel padre un modello di forza, saggezza e protezione. Ti scrivo questa lettera per dirti quello che raramente ci diciamo, il perché? Non lo so, forse perché è sempre difficile esprimere le nostre emozioni a parole.
Ricorda i momenti condivisi che hanno rafforzato il loro legame: "Ti ricordi quando scendevamo in cortile a giocare con il pallone? Non mi importava che fosse di cuoio o un super tele, eravamo solo tu ed io, in quel cortile che per me era come se fosse un vero stadio e con te che mi vedevi come un vero calciatore professionista." Lo sport ci unisce dal cortile ai campetti, dalle palestre alle domeniche uggiose passate insieme a guardare la partita alla tele, tennis, calcio, basket, non importa, l’importante siamo tu ed io. Questo sottolinea come le esperienze condivise, anche le più semplici, costruiscano la base di un rapporto solido.
La gratitudine si estende agli insegnamenti e ai consigli ricevuti: "Grazie per gli insegnamenti, per i consigli che mi hai dato e per tutti quelli che mi darai, perché ne avrò sempre bisogno." Il tuo amore mi ha donato la capacità di credere in me stesso, la forza per affrontare le avversità che tutti i giorni la vita mi pone di fronte. Questi doni immateriali sono spesso i più preziosi e duraturi.
L'Esperienza di una Figlia Adottiva: Superare le Avversità
Una figlia adottiva, che sta per ottenere il diploma di classe XII, condivide un percorso di vita segnato da sfide e dal sostegno incondizionato del suo papà. Da piccola guardavo i figli dei miei vicini andare a scuola con la cartella piena di libri. Il desiderio più grande dei miei genitori era che anche io e mio fratello potessimo studiare. Loro non avevano avuto questa opportunità, e siccome conoscevano le difficoltà non volevano che a noi succedesse lo stesso. La sua storia è un esempio di resilienza e gratitudine. Purtroppo, però, quando il mio fratellino era ancora piccolo si è ammalato gravemente. Per la mia famiglia è stato molto difficile, perché lui lottava tra la vita e la morte e doveva andare spesso in ospedale (viaggiando fino alla città, perché nel nostro paesino non c’erano ospedali). Vedendo la situazione di mio fratello, io avevo smesso di sognare la scuola, e l’unica cosa che desideravo era che lui guarisse e stesse bene; in fondo lui è tutto per me.
La svolta arriva con l'opportunità inaspettata di studiare a Kathmandu, un evento che attribuisce all'intervento di una persona generosa: "Non avrei mai pensato che questa opportunità avrebbe bussato alla mia porta. Con mia sorpresa, io e mio fratello saremmo partiti per Kathmandu per studiare. Non ci potevo davvero credere! Mi ricordo ancora il mio primo giorno di scuola. Avevo il cuore pesante e gli occhi pieni di lacrime perché non sapevo e non capivo come gestire questa situazione. Anche se ero piccola ero più preoccupata che contenta."
Il sostegno di questa figura paterna adottiva è stato fondamentale: "E poi una mattina il preside della scuola mi ha chiamata nel suo ufficio e mi ha detto qualcosa che ha cambiato per sempre la mia vita, che mi ha invogliata a impegnarmi ancora di più e a credere negli aspetti positivi della vita. Il preside mi ha detto infatti che c’era una persona davvero generosa e speciale che voleva aiutarmi e sostenere i miei studi. Non sapevo come reagire, i miei occhi erano pieni di lacrime di gioia, e l’unica cosa che volevo era conoscere questa persona e ringraziarla con tutto il mio cuore." Anche se soffro ancora per quello che è successo e per la perdita di mia madre, sono anche grata che tu sia entrato nella mia vita. Sei tutto per me: un genitore, un insegnante, un amico… Tutto per me. Sono così fortunata ad essere la tua figlia adottiva.
La lettera è un inno alla speranza e alla gratitudine: "Mi hai dato speranza e mi hai insegnato che nella vita è possibile andare avanti. Non importa quanto è terribile il dolore per una perdita. Grazie a te, sono sempre ottimista e speranzosa per la mia vita, e spero che arriverà un giorno in cui la mia tristezza sarà rimpiazzata da qualcosa di bello. E niente è più bello per me della tua presenza nella mia vita."
Promette impegno e dedizione: "Non avrò mai né le capacità né i soldi per ricompensarti per i sacrifici che hai fatto, per l’amore e il supporto che mi hai dato, e per la gentilezza che hai mostrato a me e tutta la mia famiglia. Ti voglio ringraziare per essere entrato nella mia vita, avermi dato gioia e avermi insegnato ad affrontare ogni situazione con positività. Caro papà, non sarò la migliore ma ti prometto che non ti deluderò mai. Farò di tutto per essere la migliore figlia possibile e per renderti orgoglioso. Darò il meglio in qualsiasi cosa farò. Nessuno è più fortunato di me nell’avere un papà come te."
Riflessioni Scomode: Quando il Rapporto è Complesso
Non tutte le lettere al papà sono intrise di pura gratitudine. Alcune sono il veicolo per esprimere dolori antichi e incomprensioni, per cercare una risoluzione o semplicemente per far conoscere la propria verità. Una figlia adulta affronta un rapporto difficile: "Lo so… ti starai chiedendo il motivo per cui io sia scomparsa, sparita, ti parli con distacco, con freddezza. A volte anche un po’ di menefreghismo. Forse oggi nero su bianco riuscirò a spiegarti il motivo di tutto questo."
La lettera rivela un profondo dolore: "Ho tanto dolore dentro, papà. Non sei stato un bravo papà, sei stato una persona fredda e distaccata. A tratti cattiva, o come ti definisci tu stesso “una bestia”. Ma papà ricorda che si raccoglie ciò che si semina. Ed io oggi mi rendo conto che tu con me, non solo non hai seminato nulla, ma quelle poche cose che io ti ho visto seminare sono state cattiverie, gesti di ira, sbotti, intolleranze. Non sei una bella persona. Non lo sei mai stato. Non capisco cosa tu abbia dentro."
Il racconto prosegue con la consapevolezza del ruolo della madre nel cercare di mediare: "Io so solo che oggi mi rendo conto di avere avuto una madre che ha cercato in tutti i modi di difenderti, di prendere le tue difese davanti a tutti, arrivando poi anche lei a sopportarti, a patirti, a tollerarti. E tu solo non permettevi uno scambio sereno; ancora oggi con me ogni volta che si apre un discorso tu sei di una cattiveria imbarazzante contro tutti, hai fastidio verso tutti, ti da fastidio ogni cosa. Ma che persona sei?"
Nonostante il desiderio di allontanarsi, prevale il senso del dovere filiale: "Non me ne vado…ma l’ho pensato sai. Non me ne vado perché io sarò presente fin quando tu non chiuderai gli occhi. Poi magari li chiuderò prima io. È tanto strana la vita. Però io sarò qui fin quando avrai bisogno. Ovviamente. Perché mi rendo conto che questo sia ciò che prevede il mio ruolo di figlia. Ma tutto ha un limite. Tutto ha veramente un limite."
La lettera è anche un tentativo di far capire al padre l'impatto del suo comportamento: "Io voglio farti capire che non sei stato una bella persona. Non lo sei proprio stato. Ma soprattutto spero che tu ora rispetti i miei silenzi, il mio non esserci. Ti sembrerà una cosa cattiva…ma io l’ho subita per una vita intera con te." E da qui il mio essere sempre alla ricerca di una figura maschile, al mio fianco, che potesse sostituirti come appoggio, creando mille sbagli di valutazione nella scelta del mio compagno, perché ero sempre alla ricerca di una figura maschile che fosse semplicemente morbida e dolce, per compensare ciò che vivevo e avevo vissuto con te. Il resto non mi interessava…era solo importante che fossero figure maschili morbide e dolci con me. Questo mi faceva e mi fa innamorare. Nulla altro. Perché non ho mai avuto questo da te. Il senso di questa lettera era farti capire il motivo del mio distacco.
Un Ponte di Parole: La Lettera di una Figlia che Cerca Connessione
Un'altra figlia adulta scrive al padre, ammettendo le difficoltà nel comunicare a parole, ma desiderosa di esprimere i suoi sentimenti: "Caro papà, ti scrivo questa lettera per poterti dire tutto quello che mai ti ho detto. Lo so, non sono di molte parole, non mi confido mai, e a te, pur essendo il mio papà, non ti dico quasi mai che ti voglio bene. Vorrei che sapessi tante cose, ma non so se in questa lettera confusa riuscirò a rimediare al mio silenzio."
La lettera è un'apertura, una richiesta di perdono e un'affermazione d'amore: "Innanzitutto, scusami. Scusami se ti ho trattato male, scusami se non ho pensato a te, scusami se ha prevalso l’egoismo. Scusami e basta. Per te potrei costruire una torre, indistruttibile come il tuo amore. Ogni volta con il sorriso, ogni volta con la testa alta sei uscito da quella porta, e sei venuto da me. Papà, io ti voglio bene, lo sai, anche se non te lo dico mai. Ma sono fatta così, e me ne vergogno un po’."
La figlia augura al padre la felicità che lui ha sempre cercato di darle: "Per me speri tutto il meglio possibile, ma oggi voglio sperare anche io per te. Spero che la vita ti porti dei regali bellissimi, come quelli che con sacrificio portavi tu a me. Spero che il lavoro che ti ha fatto tanto stare male non ti abbandoni più fino a quando sarai pronto a dire basta. Spero che il tuo passato sia solo un dolce ricordo, e non ti faccia mai soffrire. Spero che la tua vecchiaia scorra nel piacere della vecchiaia. Spero tante cose, forse troppe, ma quando ti guardo penso a quanto vorrei vederti un po’ più felice."
Ricorda l'immagine del padre come "gigante buono": "Sai, papà, da bambina eri il mio gigante buono, così grande, così inimitabile, ma quando stringevo la tua mano enorme e guardavo le nostre dita intrecciarsi, sentivo come tra noi ci fosse qualcosa di speciale. Eri il mio compagno di giochi, il migliore, l’unico. E certo, ti vedevo poco, ma stare con te era semplicemente bellissimo." Ricorda anche i piccoli gesti d'amore, come l'attesa fuori scuola: "Ricordo quando mi accompagnavi a scuola, ed io scendevo dalla macchina senza nemmeno il tempo di darti un bacio. Ma tu non hai mai abbassato lo sguardo, hai controllato se ero felice, se non inciampavo sui gradini, e anche quando gli altri papà suonavano il clacson, tu sei rimasto lì, fermo davanti al cancello della scuola a salutare un’ultima volta tua figlia."
La lettera riconosce le difficoltà del padre e le proprie mancanze: "Poi, ovvio, si cresce, e sei cresciuto anche tu. I capelli sono più grigi, le spalle più curve, il corpo più stanco. Ma il tuo ruolo di babbo è sempre stato impeccabile. Hai lottato tanto, contro tutti, contro chi voleva il male, e contro il destino che ti ha tolto l’amore del tuo papà troppo presto. Sei un babbo autodidatta, tu. Ma non per questo meno perfetto. Hai vissuto per me dal primo momento che sono nata, ed ora forse ti è difficile accettare di non vedermi più bambina. Sai, in fondo ti capisco, ci provo. E so che non ti aiuto, quando, ribelle, mi allontano dalle tue conversazioni, quando mentre parli scrivo al cellulare, quando mi rifiuto di seguirti. Scusami per questo, per non saperti dimostrare che ti voglio bene. Ma sai, papà, anche io faccio fatica ad accettare tante cose. Le ingiustizie, ad esempio. O quella che chiami sfortuna. Non capisco."
Esprime ammirazione per la sua disponibilità e il suo altruismo, ma anche dispiacere per il suo orgoglio: "Sei una persona fantastica, che per gli altri farebbe tutto, e anzi, ha già fatto tanto. Sei una persona disponibile ad ogni ora, per una parola, un abbraccio, un consiglio. Ma poi, quando il bisogno ce lo hai tu, a chi ti rivolgi? Non ti ho mai visto chiedere nulla, papà, e la cosa mi dispiace. Mi dispiace, perchè so che il tuo orgoglio a volte ti impedisce, lo so, perchè da te l’ho ereditato, e a volte piega anche me. Ma vedi, non devi provare vergogna davanti a una domanda, sono altri che devono vergognarsi."
La lettera si conclude con un'esplosione di affetto e un desiderio per il padre: "Papà, in questa lettera non posso farti altro regalo che le mie parole, ma so che da me aspetti solo questo. Ti parlo e ti racconto ogni giorno di decine di persone, ma tu non ti ricordi mai i loro nomi. Ed io mi arrabbio, perchè mi sembra di parlare al vento. Che sciocca! Non capivo che aspettavi solo il mio nome, nell’elenco. Hai ragione a domandare, e sono io che se non rispondo è perché ho paura. Non so di cosa, forse ho paura di non essere alla tua altezza. Sai, papà, ricordo come da bambina a scuola mi vantavo di te e del bel lavoro che facevi, di come fosse fica la tua macchina, di come fossi un bell’uomo e di come amassi le automobiline da corsa, ed ora non accade più, di te non parlo quasi mai. E scusami anche se non so capirti, a volte, perchè se ti comporti come quando ero piccola, è solo un segno che ti manco. Ma anche tu mi manchi, papà. Mi manchi sempre, anche se non te lo dico mai."
Un momento di profonda consapevolezza: "Ti ho sempre visto indistruttibile, forte, come un supereroe, poi ti ho visto steso sul divano, ed ho capito che sei un essere umano. Ho capito anche che non ti serve stare bene per pensare a me, ho capito che per me faresti qualsiasi cosa, qualsiasi sacrificio, ed ora, mentre ci penso e scrivo, non so più che altre parole rivolgerti. Sono piena di grazie per te, che non mi hai lasciata mai da sola, che per me trovi sempre tempo, che per me rinunceresti a tutto. Ma oggi, papà, voglio vedere il tuo egoismo esplodere, voglio vederti comprare quella maglietta, che avevi riposto sullo scaffale per potermi comprare quelle scarpe. Voglio vederti fare merenda, mangiando il mio gelato. Voglio vederti mettere da parte lavoro ed orgoglio, e voglio vederti ridere, ridere di gusto, come non fai da tempo."
La consapevolezza della propria dipendenza e l'affermazione dell'amore incondizionato: "Sai, papà, a volte penso a quando un giorno qualcuno ti porterà via. E penso che non saprò come fare senza di te. Non ci vediamo spesso, ma sei fondamentale, credimi. Papà, tu sei la mia sicurezza, la mia certezza, la mia metà originaria, il mio babbo preferito. Tutto ciò che ci lega, papà, è qualcosa di imprescindibile e indistruttibile, saranno forse le tue forze estreme, o forse le tue capacità…ma di certo non sono io. Sei tu, sempre tu, papà, che riesci a strappare un sorriso ovunque, e che anche nella sofferenza riesci a metterti in disparte, preoccupandoti per gli altri. Ma voglio dirti solo un’ultima cosa, e forse la più importante: non si può misurare il bene che ti voglio. Non cesserà mai di esistere l’idea della tua figura come il mio supereroe, papà, perchè tu mi hai amata incondizionatamente nonostante ogni parola ostile che ti ho rivolto, e sei qui, adesso, senza chiedere nulla se non la mia presenza, anche oggi, festa del papà. Ma quel tuo amore quotidiano che mi rivolgi, papà, oggi voglio che sia rivolto a te, incondizionatamente rivolto a te, perché anche se non hai ricevuto questo amore da bambino, voglio ora che tu lo riceva da adulto, e da babbo. Caro papà, concludo questa lettera sperando che tu mi capisca, ma so che sarai sempre lì, come ogni giorno, anche se dovessi dimenticarmi di dartela. Lo so, perchè il tuo amore è il legame più speciale che io abbia mai visto, e non può cambiare nè ora nè mai. Caro papà, ora un ordine per te: esci. Esci da queste mura, prendi la tua valigia piena di desideri, e soddisfane quanti più puoi, fallo per me, fallo per la figlia che tanto ami e che vorrebbe, almeno oggi, vederti uomo, e non solo babbo. Perchè lo so, so che non sei un vero supereroe, e so che hai bisogno di ossigeno per respirare. Papà, ti voglio bene, tanto, non lasciarmi mai…"
Affetto, Ironia e Ricordi in Famiglia
Un'altra figlia, con un tono più ironico e affettuoso, dipinge un ritratto del padre, ripercorrendo ricordi e dinamiche familiari: "Vorrei tanto che ad ogni Natale cadessero sempre un po’ di più le maschere che indossiamo. Avevi la barba lunga, i pantaloni a zampa e gli zoccoli ai piedi. Chissà cos’è stato il tuo tempo in Toscana e ciò che hai lasciato per diventare “noi”."
Descrive il padre come un narratore instancabile: "Ciò che porti da sempre con te è la voglia di raccontare. “Ero sempre malato da piccolo, così ho letto tutte le enciclopedie che avevamo in casa”."
I ricordi si concentrano su momenti di condivisione e piccole trasgressioni: "Hai lavorato tanto. Non perché fosse necessario. Come andare a letto “a cavallo”, e il cavallo eri tu. O la serata schifezze. Mamma era nel trip dei corsi serali di cucito (questa cosa prima o poi la devo raccontare per bene) e noi avevamo la nostra serata trasgressiva. Se son da sola mangio sul divano: mi fa un po’ film americano e un po’ infanzia nostra."
Rievoca dinamiche familiari, con un padre che funge da mediatore: "Quante volte per protesta ho dormito sul pavimento. Quante volte ti ho messo in mezzo ai miei scontri titanici con la mamma. E a entrambe dicevi “dai, lo sai che è fatta così”. Papà unico uomo in una famiglia di donne."
La cucina come espressione d'amore e di sfida: "Non ricordo giorno in cui tu non abbia cucinato. La cucina è un altro posto in cui non conosci segreti, e persino i nostri figli ti sfidano nelle preparazioni più difficili."
Il suo soprannome affettuoso e l'evoluzione del padre nel tempo: "Per te son sempre stata “Chicca”. Sei l’unico al mondo a chiamarmi così. Ancora oggi succede quando ti telefono: “Ciao Chicca”. Con quello strascico toscano che qui tutti capiscono che arrivi da fuori, e poi quando vai dai tuoi ridono del nuovo accento piemontese. Un ibrido. Bugia! Hanno un carattere terribile, da un attimo all’altro passi dall’essere miglior amico a uomo morto. Focosi. Testoni. Guerrieri nella dialettica. Ma col cuore grande. Eri tanto selvatico ma poi il cuore te l’ha ingrandito la mamma, che ti ha dato due figlie, più una. Tre donne oramai adulte che oggi ti affidano figli e commissioni, perché insomma sei in pensione e di lasciarti in pace non se ne parla proprio."
Il padre come esempio di forza e coraggio: "Ti ho visto invincibile per molto tempo. Finché è arrivato l’ospedale e ti hanno mangiato via un polmone. Anche lì hai fatto il tuo, con forza e buon umore. Dimostrando che si può avere moltissima paura ma anche grandissimo coraggio."
Infine, un tocco di ironia sui regali e l'amore che lega: "Per la festa del papà ti ho fatto tantissimi regali. Anche alla mamma ne ho fatti, ma i tuoi erano indubbiamente più brutti! Eppure li hai esposti tutti come trofei sulla scrivania al lavoro. E le cravatte… che cravatte orrende ti ho comprato papà! “Questa è talmente strana che non la mette” e invece il giorno dopo l’annodavi alla camicia e partivi. Nessun regalo quest’anno, come da tempo ormai. Tra genitori e figli è spesso lotta. E noi gli occhi li abbiamo grandissimi, vero papà? Forse, è solo per commuoverci meglio. Auguri papà."
