Latte Vaccino e Alimentazione Infantile: Rischi, Benefici e Linee Guida Nutrizionali

Le scelte alimentari hanno un impatto significativo sul rischio di sviluppare malattie croniche non trasmissibili, tra cui diversi tipi di tumori. Per questo è diventato essenziale fare attenzione a cosa mangiano i bambini e a educarli fin dai primissimi anni di vita ad alimentarsi in maniera salutare. Un ampio ventaglio di condizioni - dall’ipertensione al diabete di tipo 2, dall’obesità alla sindrome metabolica - è nell’insieme responsabile del 70 per cento circa delle cause di morte nei Paesi industrializzati. Oggi si sa che le radici di questi problemi di salute, oltre a essere il risultato di una combinazione di fattori genetici, fisiologici, ambientali e comportamentali, spesso risalgono al periodo che va dal prima del concepimento ai primi mesi o anni di vita. I risultati di numerose ricerche hanno infatti mostrato che ciò che accade in questo periodo, quantificabile in circa mille giorni, può influenzare la predisposizione allo sviluppo di varie malattie di bambini e adulti: da quelle cardiovascolari ad alcune psichiatriche, fino anche a diverse forme di cancro.

Per proteggere i bambini, quasi tutta la prevenzione ruota attorno all’adozione di abitudini e comportamenti salutari. I feti sono nutriti attraverso la dieta che le madri seguono durante la gravidanza, e l’esposizione a determinati sapori, anche particolari, durante la vita in utero può stimolare i bambini ad accettare maggiormente tali alimenti. Dopo il parto il latte materno prima e l’aggiunta dell’alimentazione complementare, poi, hanno un ruolo primario nel mantenimento di un buono stato di salute. Le sostanze assunte dalle madri passano infatti nel latte, determinando così nei piccoli allattati al seno l’esposizione a un ampio spettro di gusti e sapori. In tal modo si facilita il gradimento, al momento del divezzamento, di alimenti come le verdure che, a causa dei loro sapori a volte amari, possono essere tra i più difficili da far accettare ai piccoli. Successivamente i bambini sono influenzati dalle abitudini alimentari della mamma, del papà e, più in generale, di chi si occupa di loro a tavola. I genitori ‒ assieme ai nonni, alla babysitter, se coinvolti nella preparazione e nella somministrazione delle prime pappe ‒ costituiscono il primo riferimento educativo e comportamentale.

Importanza dei primi 1000 giorni

Il Latte Materno: L'Alimento Insostituibile nei Primi Mesi di Vita

Il latte materno è l’unico alimento che l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di offrire a neonati e lattanti nei sei mesi successivi al parto. L’allattamento al seno ha come obiettivo fornire ai bambini tutto ciò di cui hanno bisogno, nelle forme più digeribili e assimilabili. Sia il latte materno sia quello in formula (a cui ricorrere soltanto in mancanza del primo) sono ricchi di grassi, in una proporzione che non si ritrova più nella dieta di bambini più grandi e nemmeno degli adulti. La ragione è semplice: i grassi sono i costituenti principali del sistema nervoso centrale che completa la sua maturazione nelle prime fasi della vita extrauterina. Questa è forse la ragione principale per cui per un neonato non c’è alimento migliore del latte materno, all’interno del quale si trovano tutti i nutrienti essenziali per la crescita. Il latte materno, laddove è possibile, continua a rappresentare l’alimento d’eccellenza per la crescita del neonato, perché è specifico per ogni bambino, la sua composizione varia nell’arco della giornata e si modula in base alle esigenze nutritive e di sviluppo. Fin dai primi giorni è un alimento prezioso, sempre pronto all’uso, alla giusta temperatura, igienico e che contiene, oltre ai principi nutritivi, anche immunoglobuline (anticorpi trasmessi dalla mamma).

Ma sono molteplici i benefici per i bambini: da un’adeguata formazione del microbiota a uno sviluppo cerebrale e del sistema immunitario nella norma. Inoltre assicura apporti proporzionati delle macromolecole essenziali. Altrettanto rilevante è la funzione preventiva. I risultati di diversi studi hanno mostrato che sovrappeso, obesità, diabete e aterosclerosi si registrano in età adulta con maggior frequenza tra coloro che non sono stati allattati al seno nei primi mesi di vita. L’effetto protettivo, in questo caso, potrebbe essere da attribuire, tra le altre cose, alla leptina. Si tratta di un ormone prodotto principalmente dal tessuto adiposo che, agendo sul cervello, diminuisce l’appetito e inibisce la sintesi di un’altra sostanza, la grelina, che al contrario stimola la fame. La leptina è stata rilevata nel latte materno ed è oggi considerata una delle possibili chiavi con cui prevenire l’insorgenza di diversi fattori di rischio per malattie metaboliche, cardio e cerebrovascolari.

Nel latte materno i carboidrati (zuccheri) costituiscono circa il 56 per cento della sua composizione, i grassi il 36 per cento e le proteine l’8 per cento, per un apporto energetico pari a circa 70 chilocalorie per cento grammi. Ma il latte materno non ha mai la stessa composizione e consistenza durante la poppata, e la sua formula unica e inimitabile si modifica nel tempo, adattandosi alle necessità di crescita dei neonati. La produzione di latte è favorita soprattutto dalla suzione corretta che ne stimola la formazione e la fuoriuscita, oltre che dall’adeguata introduzione di liquidi da parte della madre.

Latte materno e benefici dell’allattamento al seno

L’allattamento al seno è benefico anche per la salute delle mamme. Dati ottenuti in diverse ricerche mostrano che avere nutrito al seno il proprio figlio sia un fattore protettivo contro il cancro della mammella (almeno se la mamma ha meno di 35 anni). Lo stesso vale, anche se in misura minore, per il tumore dell’ovaio. Un effetto protettivo analogo protegge le mamme che hanno allattato dal rischio di diabete di tipo 2 (e dunque di diverse forme di cancro) e dell’osteoporosi (quest’ultima nella terza età). Tra i benefici determinati dall’allattamento al seno, c’è inoltre per la mamma il recupero della forma fisica dopo la gravidanza e l’instaurarsi di una migliore relazione affettiva con i figli. Infine, grazie a una fine regolazione ormonale, nella maggior parte dei casi un allattamento al seno regolare inibisce l’ovulazione, e dunque contribuisce a distanziare le nascite.

Con quale frequenza occorre allattare un neonato? L’intervallo di tempo con cui i bambini richiedono di essere nutriti è variabile. Esiste un numero medio di poppate che vengono “somministrate” nel corso del giorno e della notte, ma anche per questo parametro le differenze individuali sono notevoli. La maggior parte dei neonati, per esempio, riceve tra le 8 e le 10 poppate al giorno. Ci sono però anche quelli che si nutrono con 14-16 poppate nell’arco di 24 ore. Ciascuna poppata dura mediamente da 20 a 60 minuti, ma può variare anche parecchio in ciascuna coppia mamma-bambino, e nella stessa coppia nell’arco della giornata. La priorità, in questo caso, è cogliere nel neonato i segnali di fame, ovvero del bisogno di nutrirsi, e offrirgli la possibilità di saziarsi. I bambini mostrano di avere fame in diversi modi: sollevando le palpebre, portando la lingua fuori dalla bocca e le mani alle labbra, girando la testa da un lato all’altro (alla ricerca del seno), emettendo suoni e vocalizzi.

Quando il Latte Materno non è Disponibile: Alternative e Formule per Lattanti

Spesso accade che le mamme non riescano a produrre abbastanza latte per il loro bambino, o non riescano a produrne affatto. Diventa perciò necessario dare al bambino un sostituto di questo latte, il cosiddetto latte di accrescimento. L'unica alternativa accettabile all'allattamento al seno nel primo anno è il latte formulato. I vantaggi dell'allattamento con latte formulato comprendono la possibilità di quantificare il nutrimento e la possibilità per i familiari di partecipare all'allattamento. Mantenendo costanti gli altri fattori, questi vantaggi sono largamente compensati dai benefici indiscussi per la salute dell'allattamento al seno.

Il latte umano donato, prima alternativa al latte materno. Quando il latte materno non è disponibile, o se la mamma è in cura con farmaci incompatibili con l’allattamento, il latte offerto gratuitamente dalle donatrici attraverso le banche del latte (38 in Italia) può essere considerato un’alternativa percorribile. Il trattamento termico, necessario a inattivare batteri e virus, ne altera parzialmente le proprietà biologiche e nutrizionali, ma questo alimento è la prima scelta nutrizionale da adottare in mancanza del latte prodotto dalla mamma del neonato. Rispetto alla alimentazione con formule, nei bambini nati prima del termine il latte umano riduce l’incidenza di enterocolite necrotizzante, la malattia gastrointestinale a più alta mortalità in età neonatale. Inoltre migliora la tolleranza alimentare, contribuisce alla riduzione delle sepsi e di altre infezioni e previene lo sviluppo di ipertensione arteriosa e insulino-resistenza in età adulta. In caso di un eccessivo calo di peso alla nascita, e per i rari casi in cui neonati a termine non possono alimentarsi al seno per brevi periodi, il latte materno estratto dal seno della mamma o di una donatrice è da considerare quale prima forma di integrazione.

Il Latte Artificiale: Tipologie e Utilizzo

Il latte artificiale è latte di mucca trattato in modo da somigliare il più possibile quello umano. È ugualmente digeribile e con un contenuto in minerali e vitamine adeguato ai fabbisogni dei primi mesi di vita del bambino. Dovrebbe essere impiegato solo se manca il latte materno, se la mamma ha una malattia per cui è sconsigliato l’allattamento, o per rispetto della volontà materna. Il latte in polvere deve per legge ricalcare le proporzioni dei nutrienti presenti nel latte materno e determinate in base al fabbisogno dei neonati. Non sempre è tuttavia possibile “copiare” esattamente la natura. Nonostante i notevoli sforzi e tentativi dell’industria alimentare, il latte artificiale non è ancora uguale a quello materno, in particolare per quanto riguarda l’apporto di caseina. Il latte della mamma contiene inoltre lattoferrina e immunoglobuline che sono assenti nei latti artificiali.

Le formule commerciali per i lattanti sono disponibili come polveri, concentrati liquidi, e liquidi prediluiti (pronti per allattare); ciascuno contiene vitamine, e la maggior parte è arricchita con ferro. La formula deve essere preparata con acqua fluorurata; le gocce di fluoro orali (0,25 mg/die) devono essere somministrate dopo i 6 mesi nelle aree dove l'acqua fluorata non è disponibile e quando si usa una formula prediluita, che è preparata con acqua non fluorurata. I neonati allattati artificialmente sono allattati a richiesta, poiché la formula è digerita più lentamente rispetto al latte materno, tipicamente possono trascorrere periodi più lunghi fra i pasti, inizialmente da 3-4 h. Quantità iniziali di 15-60 mL possono essere aumentate gradualmente durante la prima settimana di vita fino a 90 mL in circa 6 volte/die, che forniscono circa 120 kcal/kg in 1 settimana a un lattante di 3 kg.

Tre sono i tipi di latte artificiale maggiormente utilizzati: quello adattato, più ricco in sieroproteine, da consumare entro i sei mesi di vita del bambino; quello di proseguimento, utile tra il sesto e il dodicesimo mese; e quello di crescita, da un anno in poi, il più simile al latte vaccino in commercio. La formula 1 è dalla nascita ai 6 mesi. La formula 2 è dai 6 ai 12 mesi. In realtà, l’OMS sostiene che l’alimentazione oltre i 6 mesi, in assenza o scarsità di latte materno, può continuare con la formula 1. Per quale motivo allora è stata creata la formula 2? Le ragioni sono di carattere commerciale ed economico. L’indicazione più valida è di continuare con la formula 1 fino a che il piccolo non abbia raggiunto il traguardo di un’alimentazione solida sufficiente e variegata. Se così non è, è preferibile continuare con la formula 1 anche fino all’anno. La scelta personale è anche di carattere economico in quanto la formula 2 ha un prezzo inferiore rispetto alla 1. Le formule di crescita (formula 3 e 4) sono create per essere utilizzate dopo i 12 mesi, ma secondo l’OMS non offrono vantaggi nutrizionali rispetto al latte vaccino o al latte materno, a parte in particolari e selezionati casi. Il tema dell’utilità delle formule di crescita 3 e 4 è dibattuto da anni. Come per la formula 2, il loro impiego non è incoraggiato da OMS e IBFAN per via del loro elevato contenuto di zuccheri, potenzialmente dannosi. Addirittura, le nuove linee guida di OMS 2023 specificano che questo tipo di formule non è raccomandato. C'è da sottolineare un problema relativo a quest'ultima formulazione: contiene in effetti troppi zuccheri, inoltre per coprire il sapore forte del ferro e del grasso Omega 3 DHA, vengono aggiunti aromi naturali, come la vanilina, che lo rendono ancora più dolce.

Tipologie di latte formulato

Il Latte Vaccino nel Primo Anno di Vita: Perché Non è Adatto

Poco ferro e troppe proteine fanno del latte vaccino un alimento non adatto ai lattanti. A indicarlo sono le nuove linee di indirizzo sull’alimentazione infantile del Ministero della Salute, secondo le quali i bambini entro i primi 12 mesi non devono consumare latte di mucca, ma solo quello latte materno. L’American Academy of Pediatrics (AAP) ribadisce che il latte vaccino non deve essere introdotto prima dei 12 mesi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è chiara: latte materno esclusivo fino ai 6 mesi, seguito dall’introduzione graduale di alimenti complementari e dal mantenimento del latte materno fino ai 2 anni o oltre. Curiosamente, in alcuni paesi come la Svizzera, molte famiglie tendono a introdurre il latte vaccino prima dei 12 mesi, spesso per tradizione o per mancanza di informazioni adeguate. Questo dimostra quanto sia importante seguire le indicazioni del pediatra e affidarsi alle linee guida sanitarie per garantire al tuo bambino una crescita sana.

Immagina il latte vaccino come un ospite speciale alla festa dell’alimentazione del tuo bambino: benvenuto, sì, ma solo dopo i 12 mesi. Prima di allora, il latte vaccino non è adatto se utilizzato per sostituire il latte materno. Può, però, essere impiegato in piccole quantità nelle preparazioni. L'unica alternativa accettabile all'allattamento al seno nel primo anno è il latte formulato; l'acqua può causare iponatriemia, e il latte vaccino intero non è nutrizionalmente completo. Le ragioni sono sostanzialmente tre:

  • Troppo ricco di proteine: Pensalo come una valigia troppo pesante per i piccoli reni del tuo bambino, ancora immaturi. La quantità di proteine nel latte vaccino è molto alta, tre volte in più rispetto a quella del latte materno, e quindi supera il conto totale delle proteine da assumere quotidianamente. L’eccesso di proteine può avere due effetti importanti: favorire lo sviluppo di obesità, nel caso in cui l’apporto superi del 15% il fabbisogno totale di energia da proteine della giornata; l’altro è il possibile danno renale, se si supera del 20% la soglia giornaliera. Il latte vaccino apporta 3.3 g di proteine per 100 g di prodotto, mentre un formulato di proseguimento 1.3 g per 100 g di prodotto. La quantità è 2,5 volte più elevate rispetto al latte formulato. Non è consigliabile sostituire il formulato con il vaccino, soprattutto quando il consumo di questo alimento risulti obbligatoriamente più elevato di quanto dovrebbe essere rispetto al periodo di vita. Diverso sarebbe se il latte vaccino venisse utilizzato a piccole dosi. I consigli pratici per prevenire l’obesità che ne sono derivati hanno incluso una serie di accorgimenti utili a contenere l’apporto proteico complessivo. Lo studio, però, andrebbe letto con attenzione. le formule per neonati a basso contenuto proteico apportano benefici metabolici ed endocrini, nonché tassi di crescita corporea vicini a quelli dei bambini allattati al seno. La maggior parte dei riferimenti riguarda la formulazione, in particolare nella frazione proteica, dei latti che sostituiscono quello materno nei primi 6 mesi di vita.
  • Povero di ferro: Il latte vaccino è un po’ come un ospite che si presenta alla festa senza un regalo: prima dei 12 mesi di vita, il piccolo potrebbe essere anemico per svariate ragioni. Il latte vaccino non offre il necessario apporto di ferro. La seconda motivazione è data dalla composizione proteica del latte vaccino, che favorisce le microemorragie a livello intestinale, e dunque la possibile perdita di ferro.
  • Mancanza di nutrienti essenziali: Mancano acidi grassi e vitamine fondamentali per lo sviluppo del cervello e del sistema nervoso. Il latte vaccino intero non è nutrizionalmente completo.

Purtroppo è spesso avallata dai pediatri, che in molti casi, già intorno ai 7/8 mesi di vita, continuano a consigliare - in maniera spontanea o sollecitati dai genitori - il latte vaccino. Talvolta poi non viene nemmeno utilizzato quello intero, ma quello parzialmente scremato, che introduce un problema ulteriore: ha ancora più proteine di quello intero, ma troppi pochi grassi.

Allergie e Intolleranze: Gestire le Reazioni al Latte Vaccino

La scelta della formula si basa sui bisogni nutrizionali del lattante. La formula a base di latte-vaccino è la scelta standard a meno che rigurgito, diarrea (con o senza sangue), rash (orticaria), o scarso aumento di peso suggeriscano un'ipersensibilità alle proteine del latte vaccino o intolleranza al lattosio (estremamente rara nei neonati); allora, si può raccomandare un cambiamento nella formula.

Allergia alle Proteine del Latte Vaccino (APLV)

L'allergia alle proteine del latte vaccino (APLV) è una reazione avversa del sistema immunitario alle proteine presenti nel latte di mucca. I sintomi possono includere rigurgito, diarrea (con o senza sangue), rash (orticaria), o scarso aumento di peso. Se il tuo bambino ha un’allergia alle proteine del latte vaccino (APLV) e allatti al seno, il medico o un altro professionista sanitario potrebbe consigliarti di rimuovere i prodotti che contengono latte (come latticini) dalla tua dieta per vedere se la situazione migliora. Questo perché alcune proteine del latte introdotte con la dieta dalla madre possono passare nel latte materno. È importante che il tuo medico o altri professionisti sanitari ti consiglino riguardo ad alimenti sostituitivi adatti o integratori per assicurare un corretto apporto di calcio.

Se il tuo bambino ha l’APLV e non è allattato al seno, il pediatra potrebbe suggerirti di passare a una formula specifica per bambini con APLV. La formula a base di latte-vaccino è la scelta standard a meno che rigurgito, diarrea (con o senza sangue), rash (orticaria), o scarso aumento di peso suggeriscano un'ipersensibilità alle proteine del latte vaccino.

Tipologie di Formule Speciali per APLV:

  • Formule idrolizzate: Le formule idrolizzate sono derivate dal latte vaccino, ma le proteine sono degradate in catene più piccole, il che li rende meno allergeniche. Le EHF (formule estensivamente idrolizzate) sono formule ottenute a partire dal latte vaccino, ma trattate in modo tale che le proteine vengano tagliate, riducendo così la possibilità di una reazione allergica. Hanno delle caratteristiche leggermente diverse da quelle delle formule standard e possono avere un aspetto e odore differenti.
  • Formule amminoacidiche (AAF): Le vere formule elementari (a partire da aminoacidi liberi) sono disponibili per i pochi neonati che hanno reazioni allergiche alla formula idrolizzata. Le AAF non contengono residui di proteine del latte vaccino. Contengono amminoacidi, vale a dire i costituenti delle proteine, e sono non-allergenici. Si tratta di Alimenti a Fini Medici Speciali che devono essere utilizzati sotto controllo medico. Il pediatra raccomanderà la formula più adatta al tuo bambino.
  • Formule a base di soia: Tutte le formule di soia negli Stati Uniti sono prive di lattosio. Però, in alcuni casi, i lattanti allergici alle proteine del latte vaccino possono essere allergici anche alle proteine della soia; in tal caso, è indicata una formula idrolizzata. Le attuali linee guida raccomandano di non utilizzare le formule a base di proteine di soia nei primi 6 mesi di vita o in presenza di sintomi gastrointestinali e di valutare caso per caso il loro utilizzo tra i 6 e 12 mesi di vita.

È importante sapere che le bevande vegetali non sono raccomandate per i bambini. Inoltre, le formule «Senza lattosio» che contengono proteine intere di latte vaccino e le formule per problemi gastrointestinali a base di proteine intere di latte vaccino non sono adatte in caso di APLV. Le formule per lattanti prodotte con latte di altri animali, come latte di capra, potrebbero causare reazioni in bambini con APLV. Il latte d’asina, infine, è vicino nelle caratteristiche a quello materno ma è utile solo nel caso in cui i poppanti risultino allergici alle proteine vaccine.

Gli Alimenti a Fini Medici Speciali per la gestione dell’APLV destinati ai bambini di 1-10 anni sono disponibili su prescrizione. È anche importante ricordare che molti bambini guariscono dall’APLV entro i 3 anni di età. Parlane con il tuo medico pediatra. Se il tuo bambino cresce e passa a cibi solidi, alcuni alimenti vengono limitati, quindi è importante assicurarsi che assuma abbastanza calcio. È una buona idea parlare con il pediatra riguardo alle alternative ai latticini, visto che questi sono un’importante fonte di calcio. È importante evitare alimenti che contengono latte per prevenire reazioni allergiche. Dovresti leggere attentamente le etichette dei prodotti per le informazioni sulla presenza di latte, in particolar modo gli alimenti per bambini preparati e confezionati. Il tuo pediatra ti consiglierà un elenco di alimenti adatti allo svezzamento, soprattutto se il tuo bambino ha altre allergie come alla soia o alle uova.

Sintomi di allergia alle proteine del latte vaccino

Il Divezzamento e l'Alimentazione Complementare: Un Percorso Graduale

Il divezzamento è il processo di graduale sostituzione del latte, quale alimento esclusivo delle prime fasi di vita, con altri liquidi e solidi. Nei primi sei mesi, infatti, il latte materno (o quello donato o la formula artificiale) copre interamente il fabbisogno nutrizionale dei bambini. Fino ai dodici mesi di vita continua a fornire la principale quota di calorie per la crescita, mentre il resto è garantito da altri alimenti, detti in gergo cibi complementari. L'alimentazione solida assume un ruolo relativo all'allattamento, inversamente proporzionale. Cioè, è necessario che l'allattamento si riduca mentre aumenta il cibo solido. Ecco perché, dal divezzamento, l'alimentazione solida è anche definita complementare. L'alimentazione complementare, raccomandata dall'età di 6 mesi e fino ai 23, è tale semplicemente perché la maggior parte dei bambini non è in grado di interrompere l'allattamento da un giorno all'altro. Questo periodo di vita è quello più a rischio di malnutrizione, quantomeno fino all'epoca geriatrica. I bambini che riescono ad eseguire bene questa transizione sono a rischio per deficit nutrizionali, ritardo di sviluppo psicomotorio, morbilità e mortalità annessi. Questo è il cardine della raccomandazione di assumere latte vaccino solo dopo il compimento del primo anno di vita.

Il divezzamento può dunque essere il momento di incontro tra il patrimonio gustativo genetico del bambino (dopo l’esperienza fetale e al seno) con le preferenze alimentari degli adulti. Questo incontro è fondamentale, in quanto è dimostrato che i comportamenti alimentari acquisiti nei primissimi anni di vita vengono mantenuti anche nell’età adulta. Un aspetto che sottolinea quanto sia importante investire in questo periodo per migliorare la qualità di vita degli adulti di domani. Per gestire al meglio l’alternanza tra latte e primi alimenti, basta affidarsi ai segnali che ogni bambino invia, mostrando più o meno interesse per i diversi cibi proposti. Soprattutto nei primi mesi dopo l’avvio dell’alimentazione complementare, i lattanti possono alternare assaggi di cibi presenti a tavola con brevi poppate. In questo modo, con il passare del tempo, riusciranno a soddisfare i propri bisogni nutrizionali con gli alimenti proposti, diminuendo di conseguenza il numero delle poppate.

Quando iniziare l'alimentazione complementare?

A circa 4-6 mesi, inizierai a pensare di dare a tuo figlio cibi con consistenza solida e semi-solida. Anche in questo caso, c’è un’ampia variabilità. Ci sono bambini che sono pronti già tra i 4 e i 5 mesi. La maggior parte, si avvicina all’alimentazione complementare a partire dai 6 mesi. Una quota residua, infine, attende il raggiungimento dei 9-10 mesi. Sono i bambini stessi a “chiedere” in un certo senso di ampliare la propria dieta, mostrando interesse nei confronti di ciò che mangiano i genitori. Quanto alla capacità di poter introdurre alimenti diversi dal latte, dipende da due fattori: la maturazione dell’apparato digerente e lo sviluppo di alcune competenze neuromotorie (capacità di stare seduti, di “controllare” la testa, di afferrare il cibo con le mani o il cucchiaio, di masticare senza denti). Quasi tutti i bambini maturano la capacità di digerire e metabolizzare pressoché qualsiasi alimento attorno ai 4 mesi. Le capacità neuromotorie richiedono, invece, qualche mese in più. Ecco perché, come consiglio generale, si raccomanda di introdurre l’alimentazione complementare a partire dal sesto mese di vita. Dal sesto mese di vita compiuto, il latte materno da solo non è più sufficiente a soddisfare i bisogni nutritivi del bambino. Si può iniziare dunque il cosiddetto svezzamento, con l’aggiunta di cibi solidi e semisolidi (biscotti, frutta, minestrine, passati).

Quali alimenti introdurre e quali evitare?

Una volta raggiunto questo traguardo, da quali alimenti è opportuno iniziare? In passato ai genitori veniva suggerito di introdurre per prima la frutta, puntando sulla sua capacità di “sedurre” i bambini attraverso il sapore dolce. Oggi invece si ritiene che non ci sia una “scaletta” da seguire, valida per tutti. Le farine, con le creme di cereali passate al setaccio, costituiscono la base dell'alimentazione "salata" dei bambini piccoli. Si inizia in genere con la farina di riso, poi mais, orzo o tapioca, per evitare il possibile effetto allergizzante del glutine contenuto nel grano, che viene per questo introdotto intorno al decimo mese di vita. Potrebbe essere consigliabile privilegiare le farine integrali, non addizionate di zuccheri, sale e vitamine. Non è necessario posticipare il consumo da parte del bambino del pane e della pastina (contenenti glutine), si raccomanda comunque la rotazione dei cereali iniziando da quelli senza glutine (riso, mais).

La seconda categoria di alimenti che viene aggiunta comprende frutta e verdura. Quasi tutte le verdure, in crema, sono utilizzabili fin dalle prime fasi di divezzamento, anche come condimento delle creme a base di cereali. Le uniche che vengono inserite gradualmente nella dieta dei bambini intorno all’anno di vita sono le crucifere (cavoli e simili), i carciofi, l’aglio e la cipolla. Come primi alimenti diversi dal latte da offrire si possono provare, in base alla scelta materna, alle abitudini culturali e all’accettazione del bambino, vegetali cotti e passati come patate e carote; banana, pera o mela grattugiata, crema di riso. E, in seguito, carboidrati come riso, mais, porridge, akamu, tapioca o yucca.

È invece assolutamente valida e attuale la raccomandazione su quali cibi evitare all’inizio. Il primo consiglio è di porre attenzione, nella fase dello svezzamento, all’offerta di cibi salati e ad alto contenuto proteico. Nel caso di allattamento artificiale, bisogna evitare la tentazione di aggiungere nel biberon biscotti, creme e altro al latte nei primi mesi d vita. L’OMS, nelle sue linee guida sugli zuccheri pubblicate nel 2015 raccomanda di ridurre, sia negli adulti che nei bambini, l’assunzione giornaliera di zuccheri al di sotto del 10% dell’introito energetico totale. Ma non solo: una riduzione al di sotto del 5% dell’energia potrebbe determinare ulteriori effetti positivi per la salute. Infatti, evidenze scientifiche mostrano che gli adulti che assumono quantità inferiori di zuccheri hanno un peso corporeo inferiore e che aumentare la quantità di zucchero assunto con la dieta si associa ad incremento ponderale. Uno studio dell'ospedale pediatrico “Bambin Gesù” di Roma pubblicato su “Pediatrics” ha mostrato che la prevalenza di obesità a 6 anni, tra i bambini che assumevano bevande zuccherate durante l’infanzia, era quasi il doppio di quella di chi non le consumava (17% vs 8.6%).

Per facilitare il calcolo di ciò che dovrebbe mangiare un bambino dal divezzamento in poi, nascono le linee guida per i pediatri, che usano per fornire consigli e raccomandazioni pratiche. Cereali e derivati: 3-4 cucchiai di crema di riso, di amis e tapioca (sotto i 5 mesi). Carne / formaggi / pesce dai 7 mesi / uovo dai 9 mesi: 1 omogeneizzato intero 80 g. Meglio da carni bianche, ad es. pollo, coniglio, tacchino, agnello sotto i 6 mesi. Carni rosse dai 6 mesi. Pesce dai 7 mesi, ad es. Sogliola, trota, platessa, merluzzo, nasello. Tuorlo un paio di volte a settimana in sostituzione alla carne dai 9 mesi in poi, iniziando progressivamente. L'albume può essere aggiunto dai 12 mesi in poi. Formaggio tipo grana, grattugiato: da subito, contrariamente ai formaggi considerati come fonte proteica esclusiva. Al fronti di un AR e un PRI di 13.2 e 15.8 g / die, la dieta suggerita ha apporto proteico di 18.8 g / die. Ricordiamo che, nelle giuste quantità, "le proteine non fanno male", anzi, sono indispensabili, perché utili a garantire la proteosintesi in tutti i tessuti (la crescita) e la produzione di enzimi, ormoni ecc. (indispensabili al metabolismo generale e all'omeostasi).

Schema di introduzione degli alimenti complementari

Le Bevande Vegetali: Una Scelta Inadeguata nei Primi Anni

Nel primo anno di vita i bambini non dovrebbero mai consumare bevande vegetali, indipendentemente dalla fonte, al posto del latte. Quelle più diffuse sono a base di soia, di riso, di mandorla e di avena. Il loro profilo nutrizionale è molto diverso soprattutto da quello del latte materno, ma anche di quello vaccino. Anche per questo, a seguito di una sentenza della Corte di giustizia europea, da quasi tre anni non è più possibile usare la dicitura “latte” per tutti i derivati di origine vegetale. Una quota crescente di famiglie oggi ricorre a bevande a base di riso, soia e avena perché attratti dalle pubblicità e dalla volontà di favorire in un figlio un maggior consumo di alimenti di origine vegetale fin dalla più giovane età.

Questi prodotti hanno però un contenuto proteico di molto inferiore a quello del latte vaccino, così come di diversi micronutrienti: il calcio, il ferro, le vitamine B12 e D. Queste carenze, a seconda della loro entità, rischiano di esporre i bambini nel primo anno di vita a ritardi di crescita, ridotto aumento del peso corporeo, anemia e formazione di calcoli renali (con malattie quasi dimenticate quali lo scorbuto e il rachitismo che possono presentarsi in caso di deficit particolarmente gravi). Fino ad almeno 5 anni, un bambino non dovrebbe bere bevande diverse dall’acqua per dissetarsi. Tecnicamente quello di soia, di riso, di mandorla, non è ‘latte’ ma è solo una bevanda. Non c’entrano nulla con il latte sia dal punto di vista scientifico che commerciale, perché non derivano dalla ghiandola mammaria di un mammifero. Queste bevande non sono adatte all’alimentazione per l’infanzia perché riflettono la composizione degli alimenti di partenza, ognuno dei quali ha precise caratteristiche: ad esempio la soia è ricca di proteine ma scarsa di grassi.

Introduzione del Latte Vaccino dopo i 12 Mesi: Consigli Pratici

Finito il divezzamento, il latte vaccino può essere quindi introdotto a partire dal secondo anno di vita in poi, ma sempre con la dovuta cautela. I pediatri consigliano di inserire il latte vaccino dopo il primo anno di vita (dal 13° mese in avanti). L’obesità e lo sviluppo di problemi renali sono infatti i rischi principali se non introdotto correttamente.

Dopo il primo anno, però, il latte vaccino può essere ammesso. Deve essere intero, perché i grassi sono cruciali per il cervello in crescita, e non deve essere superata una quantità che varia dai 200 e i 400 ml massimi al giorno (in questo caso sarebbe meglio pensare a una soluzione diversa dal latte vaccino consultando il pediatra che valuterà l’alimentazione del piccolo a tutto tondo). Meno è meglio quando si tratta di evitare eccessi proteici. Dopo l’anno di età, il latte vaccino può essere dato al bambino nella quantità di 350 ml al giorno, e non di più, perché altrimenti si incorre in un sovraccarico di proteine che possono risultare dannose per il fegato. Man mano che il bambino cresce, si può aumentare anche la dose di latte vaccino giornaliera, passando a 400 ml ai 2 anni di vita, fino a mezzo litro fino ai 5 anni di età. Questa dose giornaliera, corrispondente a due tazze di latte vaccino, assicura al bambino il corretto apporto di vitamina D, senza impoverire le riserve di ferro, come studiato dai ricercatori del St. Jonathon L. Maguire, Gerald Lebovic, Sharmilaa Kandasamy, Marina Khovratovich, Muhammad Mamdani, Catherine S. Birken, Patricia C. Parkin, on behalf of the TARGet Kids!, Collaboration.

Ecco qualche consiglio pratico per affrontare questa transizione senza stress:

  • Latte intero: Pensa al latte vaccino come a un concentrato di energia e nutrienti: è importante utilizzare quello intero, i grassi sono cruciali per il cervello in crescita.
  • Accompagnare con altri alimenti: Carne, legumi, frutta e verdura sono i migliori amici del latte per completare la dieta.
  • Evitare gli eccessi: Non superare i 400 ml al giorno per una questione di sovraccarico proteico.
  • Usare una tazza o un bicchiere: È il momento di dire addio al biberon. Farlo sembra una piccola cosa, ma aiuta il tuo bambino a sviluppare autonomia.

Consumare regolarmente il latte vaccino aiuta a prevenire l’insorgenza della “lattasi deficienza”, ossia la carenza di lattasi. Questo effetto è stato studiato dai ricercatori di Tel Aviv, il cui studio è stato pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology. Assumere un minerale importante come il calcio fin dalla tenera età e per tutta la vita è fondamentale per una buona salute del corpo anche in età avanzata, perché il calcio aiuta a rinforzare le ossa, e allo stesso tempo previene l’insorgenza di una patologia molto grave legata alla carenza di questo minerale, l’osteoporosi.

Latte materno e benefici dell’allattamento al seno

In sintesi, nei primi 12 mesi, il latte materno è la scelta più sicura e completa da un punto di vista nutritivo. La formula artificiale è la soluzione alternativa quando, per qualche ragione, il latte materno è insufficiente o indisponibile. Dopo l’anno, il latte vaccino può diventare parte di una dieta varia ed equilibrata. Ricorda, però, che ogni bambino è diverso: ascolta il tuo istinto e i consigli del pediatra per trovare il percorso migliore per voi. Conoscere le giuste tempistiche per l’introduzione del latte vaccino non è solo una questione di nutrizione, ma un’opportunità per sostenere il tuo bambino nella sua crescita, giorno dopo giorno.

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