La comunicazione in ambito psicologico, specialmente quando si tratta di temi delicati come la nascita, il puerperio e il sostegno genitoriale, richiede spesso una chiave di lettura diversa da quella puramente accademica. Spesso, il peso delle aspettative sociali, dei consigli non richiesti e delle rigide tabelle di marcia rischia di schiacciare l’esperienza vissuta dai genitori. In questo contesto, lo strumento del fumetto umoristico si rivela non solo una forma di svago, ma un potente veicolo di riflessione critica.

La prospettiva psicologica sulla nascita
Mi chiamo Manuela Tomassetti, sono una psicologa e mi occupo di nascita e dintorni ormai da due decenni. Ho iniziato quasi senza accorgermene appena laureata, credendo di fare un’esperienza e trovandomi invece immersa nel mio elemento. La mia pratica ha dunque mosso i primi passi dall’accompagnamento alla nascita e questo ha direzionato tutto il mio futuro professionale. Venti anni di corsi sono tanti sguardi di mamme e papà, sono tanti dubbi da fugare, sono tante risorse da riscoperire, e sono tante cose da imparare.
La formazione ha dunque seguito il filone nascita e dintorni, con approfondimenti sulla gravidanza, sul puerperio, sul massaggio infantile, sul babywearing, sull’allattamento, sul sostegno genitoriale. Questa vasta esperienza sul campo ha permesso di osservare come il supporto alla genitorialità non sia un percorso lineare, ma un complesso intreccio di biologia, emozioni e influenze esterne.
Vignette come strumento di narrazione
Nel 2014 da queste considerazioni sono nate delle vignette umoristiche, che sono semplicemente un modo goliardico per esprimere concetti che sento importanti attraverso il sorriso. Quella serie ebbe una forte risonanza e ne scaturì anche un articolo su questo sito, recentemente ripubblicato.
Scegliere 12 vignette tra le 33 pubblicate precedentemente significa selezionare i momenti di maggiore impatto, quelli in cui le madri hanno sentito specchiata la propria quotidianità. Quando si parla di allattamento troppo spesso si pensa a regole, orari, biberon, cose da fare, e questi sono soltanto alcuni esempi. Lavorando a contatto con le madri mi sono trovata inevitabilmente ad ascoltare storie di allattamenti costellati di consigli improbabili, massime e teorie elargite con generosità, e montagne di prescrizioni e giudizi inadeguati.
PERCORSO NASCITA #12_La depressione post parto
Oltre gli schemi: critiche alla cultura della misurazione
La naturale continuità del discorso porta dunque a continuare a guardare il bambino incasellato in schemi, curve di crescita, aspettative di alimentazione e di acquisizione di ritmi “regolari”. Questo è ovviamente un discorso riduttivo, le curve servono ad osservare l’andamento della crescita più che a quantificarlo, ma troppo spesso vengono interpretate come giudizi tanto più positivi quanto più il percentile è alto.
Il superamento di questa visione meccanicistica è fondamentale. Il bambino non è un dispositivo da tarare, ma un essere umano in divenire che necessita di ascolto attivo. Il fumetto permette di "smontare" queste pretese di perfezione, evidenziando l'assurdità di certe aspettative attraverso l'ironia.
Il sonno tra mito e realtà biologica
In queste vignette campeggia un altro tema molto importante per me e molto sentito dai genitori dei piccoli. Il sonno dei bambini è ancora vittima di moltissime aspettative irrealistiche, generate dalla mancanza di conoscenza del suo funzionamento, che porta a osservarlo in relazione a quello adulto e a credere di doverlo insegnare ai piccoli.
Ecco dove nascono i metodi che troppo spesso vengono proposti con direttive militaresche, in cui lasciar piangere i bambini da soli nella culla o nel lettino sembra imprescindibile per far loro capire che è così che ci si addormenta. Ma siamo sicuri sia così? In realtà scivolare nel sonno a comando e senza essere contenuti e rassicurati è piuttosto complicato e disfunzionale, ancor di più per un bimbo piccolino, produce una cascata di ormoni dello stress che rendono ancor più complicato dormire bene, e rimanda un messaggio di rifiuto angosciante per delle creature ancora molto connesse con i bisogni primordiali di sopravvivenza, correlati al contatto prossimale.

La conseguenza di tali pratiche è spesso frustrante: continuano a svegliarsi, ma non chiamano più, si rassegnano, e il cortisolo non diminuisce. Comprendere questa dinamica significa restituire dignità al pianto del bambino, non come un comportamento da correggere, ma come una forma di comunicazione essenziale.
La prossimità come bisogno primordiale
Questo bisogno di prossimità è umano, anzi più che umano. Appartiene ai primati e ai mammiferi, ma anche ad animali che mammiferi non sono. Ma gli umani sono gli unici ad avversarlo, anche se sempre più genitori stanno recuperando il piacere di accogliere questo bisogno, riconoscendolo anche in loro stessi, e amano farsi supportare dal baby wearing per tenere i propri bimbi vicini.
Può capitare che questo strumento utile venga anche guardato come capo di abbigliamento, come oggetto artistico bello da possedere e che quindi si unisca al piacere di utilizzarlo anche il piacere di variare, di provare, di sperimentare e a volte si desidera averne un cassetto pieno, anche più di uno. Il babywearing non è solo tecnica; è un atto di vicinanza che facilita la sintonizzazione emotiva tra genitore e figlio.
Liberarsi dai giudizi e abbracciare l'imperfezione
Le critiche, i giudizi, le dicerie, saranno sempre lì, ma i genitori saranno sempre più consapevoli dei reali bisogni della famiglia e potranno man mano scrollarsi di dosso le voci, che forse non sono davvero rivolte a loro, in fondo non sono immuni neppure i figli dei re. La genitorialità non è una competizione né un esame di superamento.
Potranno così liberarsi di aspettative irrealistiche e prestazioni da supereroi, e saranno liberi di essere, sentire, empatizzare, accogliere… e qualche volta sbagliare. L'errore fa parte del processo di apprendimento, sia per il genitore che per il bambino. La capacità di accogliere le proprie imperfezioni è forse il primo passo per costruire una relazione sana, fondata sull'autenticità anziché sulla conformità agli standard imposti.

Il percorso di accompagnamento alla nascita non termina con il parto, ma si estende lungo i primi anni di vita, richiedendo una continua revisione dei propri preconcetti. Utilizzare l'umorismo significa creare un ponte tra le conoscenze tecniche della psicologia e il vissuto quotidiano, rendendo le informazioni accessibili senza perdere la profondità del messaggio. E voi cosa ne pensate? Qual è la vostra vignetta preferita?
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