Il parto naturale è un’esperienza profonda e unica, un momento trasformativo nella vita di una donna e della sua famiglia. È importante chiarire subito, però, che parto naturale non significa affatto “fai da te”. Al contrario, implica una preparazione attenta e consapevole, supportata da informazioni accurate e da un accompagnamento professionale. Per questo è essenziale non dare nulla per scontato e prepararsi adeguatamente al parto naturale. È fondamentale informarsi, chiedere e non vergognarsi di voler capire cosa accadrà, cercando di essere tranquillizzate.
In generale, il parto naturale è un’esperienza considerata sicura, tanto da essere quella raccomandata dalle linee guida mediche internazionali. L'obiettivo principale è che l'esperienza sia il più possibile serena e consapevole. Una volta nato il bambino, la madre vivrà un misto di emozione e stanchezza. Il parto, tuttavia, non si conclude con la nascita del bambino, ma con l’espulsione della placenta. Questo è un passaggio vitale per la tua salute e può essere percepito come fastidioso e richiedere tempo, rappresentando un insieme di attività non marginali ma di grande aiuto per il benessere post-parto.

Parto Naturale: Definizioni e Peculiarità di un Evento Fisiologico
Quando si parla di parto, spesso si utilizzano termini come "naturale", "vaginale", "fisiologico" e "spontaneo" in modo intercambiabile, ma è utile comprenderne le sfumature. Il parto naturale è un’esperienza che segue i tempi spontanei di madre e bambino, senza interventi farmacologici o chirurgici non strettamente necessari, e mette costantemente al centro la donna e le sue scelte. Nell’articolo vengono chiarite le differenze tra parto naturale, vaginale, fisiologico e spontaneo, evidenziando l’importanza del supporto dell’ostetrica e di un ambiente accogliente.
Che differenza c’è fra parto naturale, parto vaginale, parto fisiologico e parto spontaneo, definizioni che vengono talvolta utilizzate come sinonimi? Innanzitutto, il parto naturale non deve essere provocato o accelerato artificialmente, perché segue i tempi e i ritmi dettati dalla madre e dal bambino: in questa visione, la donna e le sue scelte sono al centro della cura e dell’assistenza.
Il concetto di parto naturale, inoltre, contiene aspetti che le altre situazioni non considerano in modo altrettanto approfondito, poiché si basa sul presupposto che la riproduzione umana non sia solamente una materia medica, ma soprattutto un fenomeno biologico, psicologico e sociale. Questa prospettiva riconosce che le donne, libere di muoversi e opportunamente sorvegliate e sostenute, sono intrinsecamente in grado di affrontare il processo di nascita con le proprie forze. Di conseguenza, il parto naturale è da intendersi come un parto vaginale, fisiologico e spontaneo, che una donna sceglie consapevolmente di sperimentare. Durante questo percorso, la donna può accedere anche a metodi naturali per stimolare le contrazioni e controllare il dolore, tecniche che non condizionano negativamente il travaglio e sono considerate prive di rischi per madre e bambino.
Il termine “parto naturale” in genere indica un parto spontaneo che avviene senza l'uso routinario di interventi medici non necessari, come farmaci per accelerare il travaglio, il parto operativo (ad esempio con ventosa o forcipe) o manovre invasive. Questo, tuttavia, non significa l'assenza totale di assistenza: il monitoraggio attento, la presenza costante di figure professionali qualificate e la possibilità di ricorrere a interventi medici in caso di necessità sono pienamente compatibili con la filosofia del parto naturale.
In sintesi, il parto naturale o spontaneo è quello che avviene per via vaginale, principalmente con le sole forze materne. Questo implica che, idealmente, non vengono usati farmaci per indurre le contrazioni o dispositivi ostetrici invasivi, come può essere la ventosa. In situazioni in cui si rende necessario l'uso di strumentazione, si dovrebbe parlare più precisamente di parto vaginale operativo. Tuttavia, molto spesso, il termine "parto naturale" viene utilizzato in un senso più ampio per definire qualsiasi parto che avviene senza ricorrere al taglio cesareo, sia esso operativo o meno. Questa distinzione è cruciale per comprendere le aspettative e le realtà dell'esperienza del parto.
La Visione Scientifica e le Raccomandazioni Internazionali: Un Impegno per la Naturalità
Il mondo scientifico, rispetto a questo argomento, ha compiuto un'importante autocritica. Si è riconosciuto che un’eccessiva e indiscriminata “medicalizzazione” delle cure ostetriche può portare, come si è osservato anche in Italia, a un’epidemia di tagli cesarei considerati ingiustificati. Questa consapevolezza ha radici profonde nelle raccomandazioni internazionali. Già nel 1996, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) affermava in modo perentorio che «la gravidanza, il parto, il neonato normali devono essere tenuti al minimo di tecnologia compatibile con la sicurezza».
Nota per il lettore: "Questa traduzione non è stata creata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). L’OMS non è responsabile per il contenuto o la precisione di questo contenuto."

Questa dichiarazione sottolinea l'importanza di un approccio equilibrato, che valorizzi la fisiologia del corpo femminile pur mantenendo la sicurezza come priorità assoluta. La discussione su come implementare tali raccomandazioni nei contesti ospedalieri è sempre attuale. Ad esempio, nella comunità di esperti, si è spesso discusso sulla possibilità di introdurre raccomandazioni specifiche nei protocolli ospedalieri italiani riguardo a pratiche come la misurazione del battito cardiaco fetale nella valutazione iniziale della donna in travaglio, ponderando tra l'auscultazione intermittente o il CTG continuo. Il primo passo da compiere per un cambio di paradigma è nostro, a partire dalla conoscenza e dall'applicazione di tali principi.
Sicurezza e Supporto Professionale: Il Ruolo Chiave dell'Ostetrica
Nel contesto del parto naturale, la sicurezza non viene meno, ma è garantita dalla sorveglianza attenta e competente delle ostetriche. Queste figure professionali, seguendo precisi protocolli comuni e sostanzialmente uguali per tutti, hanno il compito fondamentale di ascoltare e sostenere la madre con continuità, offrendo un accompagnamento empatico e qualificato. L'ostetrica è la figura di riferimento che guida la donna attraverso le fasi del travaglio, intervenendo solo quando strettamente necessario.
In Italia, l'organizzazione assistenziale supporta il parto naturale e la continuità ostetrica. Le Linee Guida italiane raccomandano esplicitamente che le donne a basso rischio siano seguite preferibilmente da ostetriche, promuovendo modelli assistenziali a continuità ostetrica. Tali modelli hanno dimostrato di ridurre l'incidenza di interventi medici non necessari, come i tagli cesarei e le episiotomie, favorendo un'esperienza di nascita più rispettosa della fisiologia. Questo approccio non solo beneficia la madre ma contribuisce anche a un inizio di vita più sereno per il neonato.
Chi Può Accedere al Parto Naturale e Quando Non È Indicato
La maggioranza delle donne può scegliere di avere un parto naturale, ma questa scelta è condizionata da alcune condizioni fondamentali. Le condizioni basilari includono l'essere in buona salute, che la gravidanza abbia avuto un decorso regolare e che il rischio complessivo legato al parto sia basso. Queste precauzioni sono cruciali per garantire un'esperienza sicura per madre e bambino.
Per questo motivo, il parto naturale non è indicato in determinate situazioni. Non è raccomandato, ad esempio, dopo un precedente taglio cesareo, quando il parto è gemellare (sebbene l'argomento del parto naturale in relazione al parto gemellare sia complesso e meriterebbe un approfondimento specifico), in caso di posizione podalica del feto, se il travaglio è indotto con farmaci o se è prevista l'analgesia epidurale come procedura routinaria che potrebbe modificare la naturale progressione del travaglio.
La posizione podalica e alcune condizioni relative alla gravidanza gemellare normalmente richiedono un taglio cesareo che viene programmato prima dell'inizio del travaglio. Altre condizioni, fra le quali l’analgesia epidurale, pur essendo ammesse durante il travaglio in specifici contesti, necessitano della presenza di un’équipe di professionisti multidisciplinare (che include ostetrica, ginecologo, anestesista, neonatologo) e di una sorveglianza intensiva. Quest'ultima comporta, ad esempio, la registrazione continua del battito cardiaco del feto durante la dilatazione e la fase espulsiva.
È importante sottolineare che tali misure, seppur fondamentali per garantire la sicurezza e migliorare gli esiti nelle situazioni di alto rischio, non apportano alcun beneficio aggiuntivo e non cambiano in meglio i risultati se applicate in condizioni di rischio basso. La misurazione del battito cardiaco fetale nella valutazione iniziale della donna in travaglio, e la scelta tra auscultazione intermittente o CTG continua, sono esempi di pratiche che devono essere calibrate sul singolo caso. In ogni caso, l’équipe medica e ostetrica ha il dovere di conciliare la sorveglianza intensiva con le richieste materne e le buone pratiche di umanizzazione delle cure, per assicurare un'esperienza quanto più positiva possibile.
Bisogna anche aggiungere che il parto naturale non è da considerarsi una strada senza ritorno: in caso di bisogno, deve essere sempre garantito un accesso rapido e senza ostacoli a farmaci o interventi medici e chirurgici necessari. L'analgesia epidurale, ad esempio, può essere offerta anche nelle gravidanze a basso rischio, su richiesta della donna, senza che ciò impedisca la definizione di “parto naturale” se la scelta non è forzata. Interventi come la rottura artificiale delle membrane, l'induzione o la somministrazione di ossitocina possono diventare necessari in presenza di un rallentamento del travaglio, sofferenza fetale o altre emergenze cliniche, ma devono essere sempre motivati e discussi chiaramente con la donna, garantendo la sua partecipazione informata alle decisioni.
Supporto al parto naturale - Gemelli Born
Il Dolore del Parto e la Sua Gestione Naturale: Strategie e Supporto
Il dolore del parto è presente quasi sempre, ma la sua percezione è estremamente soggettiva e può manifestarsi con intensità diversa anche nella stessa donna che partorisce più volte (per esempio, generalmente il secondo parto è meno impegnativo e doloroso del primo). Molte donne descrivono la paura del parto naturale principalmente come paura di non essere capaci di sopportare il dolore.
Premessa: il dolore del parto è forse il dolore più forte e intenso che una donna possa sperimentare; tuttavia, anche in questo caso, non per tutte è così. La percezione del dolore del travaglio è molto soggettiva: ci sono donne che faticano a sopportare già le prime contrazioni, quelle della fase prodromica, mentre altre quasi non si accorgono di essere entrate in travaglio (poche fortunate!).
Fortunatamente, anche nel parto naturale il dolore si può trattare efficacemente, e gli operatori sanitari devono saper aiutare la mamma a sopportarlo. Questo è importante anche perché, in qualche modo, il dolore contribuisce a garantire che tutto proceda per il meglio, essendo un segnale del progredire del travaglio.
Ecco le prime misure da prendere per controllare il dolore, misure che non costano nulla e sono facilmente implementabili:
- Aiutare la donna a muoversi: Il movimento libero è una delle tecniche più efficaci. Assumere le posizioni che riducono le sensazioni dolorose, come stare in piedi, camminare, dondolarsi, o assumere posizioni carponi, può fare una grande differenza.
- Offrire piccoli pasti leggeri e bevande: Mantenere la donna idratata e con un adeguato apporto energetico è cruciale per sostenere le sue forze durante il lungo e faticoso processo del travaglio.
- Mantenere l’ambiente protetto da influenze stressanti esterne: Un ambiente tranquillo, intimo e poco medicalizzato può ridurre lo stress e migliorare la capacità della donna di gestire il dolore.
- Favorire la presenza del partner o di un’altra persona di fiducia: Il supporto emotivo e fisico di una persona cara è un potentissimo antidolorifico naturale.
- Proporsi come una presenza attenta, discreta e rassicurante: Gli operatori sanitari, in particolare le ostetriche, devono essere una fonte di calma e incoraggiamento.
Anche l’immersione in acqua ha una grande efficacia nel gestire il dolore. Tutte le donne con un travaglio a basso rischio dovrebbero avere una vasca a disposizione in cui galleggiare, o almeno una doccia calda per i momenti più impegnativi della dilatazione. L'acqua calda rilassa i muscoli, riduce la pressione e favorisce la dilatazione.
Tra i metodi non farmacologici rientrano anche altre tecniche ampiamente utilizzate: il massaggio, generalmente praticato a livello lombare per alleviare il dolore alla schiena; l’aromaterapia, con l'uso di oli essenziali rilassanti; la musicoterapia, che può creare un'atmosfera distensiva; e, naturalmente, l’utilizzo dell’acqua, sia tramite doccia che immersione in vasca.
Esistono anche metodi farmacologici per la gestione del dolore, tra cui l’utilizzo dell’analgesia epidurale e il protossido di azoto. Ogni donna in sala parto ha in generale la possibilità di trovare il metodo più consono a lei per gestire al meglio il dolore del travaglio. L’ostetrica avrà sempre il compito di assistere e accompagnare la donna in questo momento così particolare della vita, aiutandola a fare scelte informate e personalizzate.

Preparazione al Parto Naturale: Informazione, Formazione e Mentalità Attiva
La preparazione al parto naturale non necessita di preparazioni speciali nel senso di interventi complessi o invasivi, ma richiede un impegno significativo in termini di informazione e consapevolezza. Occorre informarsi bene su quello che offre il punto nascita che si è scelto. È inutile farsi illusioni, molto dipende dall’ambiente e dalla filosofia del luogo in cui si deciderà di partorire. È fondamentale frequentare un corso di accompagnamento alla nascita, che offre strumenti pratici e teorici per affrontare al meglio il travaglio e il parto. Non meno importante è essere profondamente convinte di volerci provare, coltivando una mentalità positiva e proattiva.
Quando si parla di parto naturale, si apre letteralmente un mondo di informazioni e possibilità. È un argomento estremamente ampio, a cui non si arriva mai del tutto pronte, nemmeno se per tutta la gravidanza ci si è informate, preparate tramite libri, corsi e altro ancora. Certo, la preparazione è importante, ma è il vissuto, l'esperienza diretta, che conta di più e che modella la percezione finale.
Una donna che sceglie il parto naturale non viene “abbandonata” al suo destino. Al contrario, viene supportata attivamente. Sebbene non si possa parlare di induzione del travaglio nel senso di un intervento strumentale o farmacologico, esistono comunque metodi naturali per stimolare l’inizio del travaglio. Le ostetriche conoscono svariate tecniche per facilitare, favorire e mantenere una buona attività contrattile dell’utero. Volendo citarne alcune, si possono menzionare l'uso di lassativi e tisane, le manovre sul collo dell’utero (dette scollamento delle membrane) e le stimolazioni dei capezzoli. Però attenzione: il “fai da te” non è assolutamente opportuno in questo campo, con l’eccezione dell’attività sessuale, che è considerata efficace e raccomandata, soprattutto se gradita dalla coppia.
Il Ruolo Fondamentale del Partner: Condivisione e Sostegno
Il ruolo del partner o della persona di fiducia che accompagna la mamma in questo cammino è cruciale, e il valore del suo contributo nel parto naturale è massimo. Questo accompagnamento non è solo una presenza passiva, ma un coinvolgimento attivo e indispensabile. È essenziale fare un patto con chi vi accompagna, dividere in due la fatica, perché il partner è parte integrante del coraggio della madre e sarà lì ad accogliere i suoi umanissimi e possibili momenti di sconforto.
Il partner può offrire un sostegno fisico insostituibile. Si raccomanda di fare una vita attiva fino all’ultimo momento della gravidanza e di allenarsi a pensarsi attive anche durante il travaglio. Le braccia del partner, la sua forza e la sua vicinanza possono diventare un punto di appoggio fondamentale per la donna che si muove, cambia posizione o semplicemente cerca un abbraccio rassicurante. Questo supporto condiviso non solo alleggerisce il peso fisico ed emotivo della madre, ma rafforza anche il legame della coppia in uno dei momenti più intensi e memorabili della vita.
Benefici per Madre e Bambino: Un'Esperienza Olistica
I dati disponibili ci dicono che la maggioranza delle donne che ha partorito naturalmente è soddisfatta della sua esperienza. Inoltre, il rischio di complicanze del parto non aumenta, anzi, per certi aspetti si riduce significativamente. Ad esempio, si osserva una minore probabilità di ricorrere a un'episiotomia o di subire una lacerazione importante. L'assenza o la minimizzazione del dolore ai punti post-parto favorisce un ripristino più rapido delle normali attività dopo il parto, aspetto che aiuta i muscoli del perineo e dell’addome a riprendere il loro normale tono (è importante sfatare il mito delle pancere post-parto, che sono addirittura dannose!). Questo contribuisce anche a una ripresa più serena dei rapporti sessuali.
Non dobbiamo dimenticare i vantaggi per il bambino, che derivano dal rispetto dei suoi tempi per adattarsi alla vita extrauterina. Il processo graduale e fisiologico del parto naturale permette al neonato di affrontare la transizione in modo più sereno. Inoltre, il bambino può trarre benefici immensi dal contatto pelle a pelle immediato con la mamma subito dopo la nascita. Queste pratiche, in ogni caso, non sono esclusivamente riservate al parto naturale e sono spesso incoraggiate a prescindere da come avviene il parto. Tuttavia, gli studi ci dicono che la ricaduta positiva sull’allattamento è maggiore se si rispettano i tempi naturali della nascita e se il contatto precoce non viene interrotto. Tutto ciò contribuisce a un inizio di vita e di relazione più armonioso.

Le Fasi del Parto Naturale: Un Viaggio in Tre Stadi
Il parto naturale è un processo complesso ma affascinante, che si sviluppa in tre stadi principali, ognuno con caratteristiche specifiche.
Primo Stadio (Fase Dilatante)
Il primo stadio del travaglio comprende tutti quei fenomeni che portano alle modificazioni del collo dell’utero. Queste modificazioni saranno necessarie per aprire gradualmente il canale del parto e permettere in seguito la nascita del bambino, parallelamente al sopraggiungere di un’attività contrattile regolare dell'utero.
Il primo stadio si suddivide in due fasi distinte: la fase prodromica e la fase attiva.
- Fase Prodromica: Durante la fase prodromica inizia a sopraggiungere un’attività contrattile, che si presenta ancora irregolare per tutti i caratteri: frequenza, intensità e durata. Nonostante l'irregolarità, queste contrazioni sono comunque percepite come dolorose dalla donna. Queste prime contrazioni iniziano ad apportare le prime modificazioni alla cervice uterina, ammorbidendola e accorciandola fino ad appiattirla completamente (fenomeno noto come appianamento) e a raggiungere una dilatazione di almeno 4 cm.
- Fase Attiva: A questo punto, ha inizio la fase attiva del travaglio. In questa fase, le contrazioni sono percepite come regolari per tutti i caratteri (frequenza, intensità e durata) e la dilatazione cervicale è appunto almeno di 4 cm. È generalmente a questo stadio che la donna è pronta per recarsi in sala parto o nell'ambiente scelto per la nascita, in quanto il travaglio è ben avviato. Infatti, è proprio durante questa fase che la cervice raggiungerà la dilatazione completa, ovvero 10 cm, grazie all’azione sinergica dell’attività contrattile uterina e del lavoro che la testa fetale compie a sua volta sul collo dell’utero, esercitando una pressione costante e progressiva.
Secondo Stadio (Fase Espulsiva)
Una volta raggiunta la dilatazione completa della cervice, si arriva al famoso momento delle spinte, che porterà alla nascita del bambino. Questa fase è un culmine di sforzo e attesa.
È possibile che, prima dell'inizio delle spinte vere e proprie, si abbia un momento in cui le contrazioni si affievoliscono e si diradano, proprio come se il corpo volesse naturalmente concedere un attimo di respiro alla donna. Questa pausa è detta fase di transizione e può durare circa 1 ora, offrendo un momento di recupero prima della spinta finale.
Dopodiché, le contrazioni riprendono con maggiore intensità e regolarità, facendo sentire alla donna una forte e irresistibile voglia di spingere: è il segnale che il bambino è pronto per nascere. Questa è la fase attiva dell'espulsione, caratterizzata da spinte efficaci e dalla progressione del bambino lungo il canale del parto fino alla sua nascita.
Terzo Stadio (Secondamento ed Espulsione degli Annessi Fetali)
Il parto, però, non si conclude immediatamente con la nascita del bambino. Una volta che nasce il neonato, deve ancora verificarsi l’espulsione della placenta, insieme con le membrane che hanno composto il sacco amniotico e il cordone ombelicale. È esattamente questo che succede durante il terzo e ultimo stadio del travaglio, noto come secondamento. Si tratta di un passaggio vitale per la salute della madre, poiché assicura che l'utero si contragga correttamente e che non vi siano residui che possano causare emorragie. Questo processo può essere percepito come fastidioso e richiedere un po' di tempo, ma è un insieme di attività non marginali ma di grande aiuto per il recupero materno. La pressione sanguigna della madre dovrebbe essere misurata subito dopo il parto per monitorare il suo stato di salute.
La Durata del Travaglio: Quanto Aspettarsi?
Questa è forse la domanda che viene posta più spesso dalle donne, soprattutto alla prima gravidanza, ed è fonte di molta curiosità e, talvolta, ansia. Si può affermare che la durata del travaglio e del parto è un'esperienza molto soggettiva, che può cambiare significativamente da donna a donna, e non esiste mai una regola ben precisa o un timing assoluto che valga per tutti.
Tuttavia, le linee guida mediche suggeriscono dei tempi medi. Per un primo parto (donne primipare), il travaglio dovrebbe durare dalle 12 alle 18 ore. Per i travagli successivi (donne pluripare, che hanno già partorito), i tempi tendono a ridursi, attestandosi in media tra le 6 e le 8 ore. Come ben si può pensare, questi sono numeri medi, utili come riferimento, ma non come previsione certa per il singolo caso.
È una condizione molto soggettiva, che può essere influenzata da una moltitudine di fattori. Tra questi, si annoverano fattori fisici (come la conformazione del bacino, la posizione del bambino, la forza delle contrazioni), fattori psichici (lo stato emotivo della donna, la sua capacità di rilassarsi o di gestire lo stress) e anche fattori ambientali (il tipo di assistenza ricevuta, il comfort dell'ambiente circostante, la presenza di persone di fiducia). Pertanto, ogni parto è un'esperienza unica e irripetibile nei suoi tempi e nelle sue dinamiche.
Riconoscere i Segni dell'Inizio del Travaglio: Primi Segnali del Grande Evento
Molte donne, soprattutto quelle alla prima gravidanza, temono di non rendersi conto dell’arrivo delle contrazioni da travaglio e, di conseguenza, di non arrivare in tempo in ospedale. In verità, questo è un evento molto raro e, ancor di più, per chi sta aspettando il primo bambino. Il corpo invia segnali chiari e progressivi.
Al di là delle contrazioni tipiche del travaglio, quindi quelle regolari per intensità, durata e frequenza almeno da un’ora, ci sono dei segni premonitori che la donna può riconoscere e che le fanno capire che qualcosa di lì a breve succederà.
Tra questi segni rientrano:
- La perdita del tappo mucoso: Si tratta di una perdita di muco abbondante, molto gelatinosa, che a volte potrebbe contenere qualche striatura di sangue. Questo è sinonimo che il collo dell’utero si sta ammorbidendo e accorciando, preparandosi alla dilatazione. Il tappo mucoso è, infatti, quella barriera che chiude la cervice uterina e protegge il feto dall’ingresso di eventuali batteri. Tuttavia, è importante notare che la perdita del tappo mucoso non è sinonimo di travaglio imminente: potrebbe scatenarsi anche dopo qualche giorno o addirittura una settimana dall'inizio del travaglio.
- La rottura del sacco amniotico: Maggiormente conosciuta dalle donne come “rottura delle acque”. Questa consiste nella fuoriuscita di liquido dai genitali, che può essere abbondante o presentarsi come un flusso costante. La ro rottura delle acque può essere accompagnata o meno dalle contrazioni uterine. Questo evento richiede che la donna si rechi in ospedale senza indugio, in quanto costituisce un motivo di ricovero necessario per monitorare la situazione e prevenire possibili infezioni.

Cosa Fare All'Inizio del Travaglio: Gestire i Primi Momenti a Casa
Quando il travaglio inizia, è fondamentale per la donna non andare nel panico nel momento in cui subentrano le contrazioni. La calma e la consapevolezza sono alleate preziose. È importante imparare a riconoscere la regolarità delle contrazioni stesse per un periodo di tempo più o meno continuativo prima di recarsi in ospedale. Infatti, bisognerebbe attendere un’attività contrattile che sia regolare per intensità, durata e frequenza, presente circa ogni 3-4 minuti, della durata di circa 40-60 secondi, per almeno un’ora consecutiva.
Recarsi al pronto soccorso ostetrico troppo presto, pensando che sia il momento giusto per poi essere rimandate a casa, è un'esperienza che genera spesso ansia e stress inutili. In tutti i corsi di preparazione al parto, l’ostetrica consiglia caldamente di gestire il più possibile la fase prodromica a casa. L’ambiente familiare, infatti, è sicuramente più favorevole di una stanza di ospedale per affrontare le prime contrazioni, offrendo intimità, comfort e un senso di controllo che difficilmente si trovano in un ambiente clinico.
Durante questa fase iniziale a casa, la donna può aiutarsi sperimentando diverse posizioni che la fanno gestire meglio il dolore. Per esempio, facendo una doccia calda o un bagno caldo si potrà attenuare il dolore percepito e, talvolta, a regolarizzare le contrazioni, specialmente se il travaglio si sta avvicinando in modo più deciso. Altre tecniche utili per alleviare il disagio includono l'utilizzo di una borsa dell’acqua calda, da posizionare a livello della zona che più fa male (generalmente la zona sovrapubica o la zona lombare), oppure farsi fare dei massaggi dal proprio partner, qualora siano di gradimento (a volte può capitare che il tocco in questi momenti risulti fastidioso per alcune donne, quindi è importante comunicare le proprie preferenze).
Altra cosa fondamentale in questa fase, per mantenere le energie e il benessere, è cercare di idratarsi adeguatamente e di mangiare piccoli pasti leggeri e facilmente digeribili. Questo fornirà il carburante necessario per affrontare le ore successive del travaglio. La preparazione mentale e fisica, unita al supporto emotivo e pratico, sono la chiave per vivere l'inizio del travaglio in modo sereno e gestito.