La Culla per la Vita: presidio di speranza all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno

In un mondo dove le fragilità umane si scontrano spesso con la solitudine e il disagio, la medicina e il servizio sociale cercano di tendere una mano, offrendo alternative che possano trasformare una tragedia in un atto di protezione. All’interno del presidio ospedaliero "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno, si cela una realtà di fondamentale importanza: la "Culla per la Vita". Si tratta di una speranza in più di vita nella culla termoriscaldata, dove esiste la possibilità per madri fragili e per chi vive in condizioni precarie di affidare un neonato alle cure dei sanitari e, conseguentemente, a chi potrà prendersene cura.

Una moderna Culla per la Vita situata in un presidio ospedaliero, pronta ad accogliere neonati in un ambiente protetto e termoriscaldato

Una scelta ed una realtà, seppur dolorose e sofferte, che però aiutano genitori e madri a tagliare quel cordone ombelicale a volte anche per “troppo amore” in forma anonima. Questo servizio rappresenta un’evoluzione moderna delle antiche ruote degli esposti, dotata di tecnologie all’avanguardia a tutela della privacy dei genitori e, soprattutto, della salute dei piccini.

Il funzionamento tecnologico e la sicurezza del sistema

La culla posizionata nell’area giardino alle spalle del Pronto soccorso, dinanzi all’area della Rianimazione, è collocata in una stanzetta al pian terreno ben indicata dalla cartellonistica. Al contrario dei parti in anonimato, che sono una pratica diffusa proprio al Ruggi, la culla rappresenta un ulteriore presidio. Il suo funzionamento è all’avanguardia: in corrispondenza della postazione vi è una tapparella automatica termo-isolata, un citofono di comunicazione collegato con il reparto e un pulsante di comando, premendo il quale la tapparella si solleva, consentendo così di deporre il neonato.

All’interno vi è una culla riscaldata che, appena vi si poggia il bimbo dentro, fa scattare i sensori in neonatologia in modo tale da consentire al personale collegato tramite monitor di prelevare il piccolo. Il primario del reparto Tin (Terapia Intensiva Neonatale), la neonatologa Maria Grazia Corbo, spiega che la culla della vita è una vera e propria postazione di un pronto soccorso neonatale. Quando il bimbo viene portato dall’esterno, può essere un neonato che ha già riportato gli effetti negativi di una malnutrizione o del freddo o di una mancanza di cure; per questo bisogna prestare il massimo dell’attenzione con il protocollo che prevede la videosorveglianza con un sistema di intercettazione visivo e uditivo immediato.

La culla è collegata al reparto attraverso uno schermo continuamente centrato su di essa e che intercetta se viene deposto un bambino, senza riprendere chi lo depone. Immediatamente, un’equipe medica e infermieristica con l’incubatrice da trasporto è pronta a recuperarlo e portarlo nel contesto medico protetto per dare tutte le cure necessarie. È un sistema che sostituisce le vecchie ruote degli esposti, offrendo garanzie che a Salerno, come sottolinea il primario, rendono impossibile il verificarsi di tragedie come quelle riportate dalla cronaca recente in altre parti d’Italia.

La tutela legale: il parto in anonimato

Accanto alla Culla per la Vita, esiste la possibilità nel nosocomio di via San Leonardo di partorire in anonimato, dichiarando di non poter tenere il bambino e inserendolo in una rete di affido con il supporto del tribunale dei minori e dell’ospedale. Come spiega la dottoressa Corbo, la culla della vita insieme al parto in anonimato consente di dare il massimo della protezione a un neonato ed anche alla madre che, in un estremo atto d’amore, ha scelto di far nascere un bambino ma, non avendo le possibilità per fattori di rischio sociale ed economico o per fragilità personale, sceglie di lasciarlo presso la struttura.

Quark - Il miracolo della vita (Rai Uno)

Il parto in anonimato, previsto dal DPR numero 36 del 2000, consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’ospedale dove è nato affinché sia assicurata l’assistenza e anche la sua tutela giuridica. È fondamentale far conoscere queste realtà, poiché quasi sempre l’abbandono avviene perché si vive in condizioni di forte disagio sociale ed economico. Dietro questi gesti estremi ci sono troppo spesso donne disperate, che vivono in realtà di degrado ed abbandono e non sanno di avere un’alternativa.

Un presidio storico e culturale

La storia delle culle per la vita affonda le radici in un passato lontano. Ispirate a quelle che alla fine dell’Ottocento erano attive (circa 1.200) in tutta Italia, erano capaci di salvare un totale stimato di 40mila neonati. La prima ruota realizzata in Italia risale al 1198 presso l’Ospedale di Santo Spirito in Sassia a Roma. Le antiche ruote furono chiuse nel 1923 e riaperte nel 1992 da Giuseppe Garrone a Casale Monferrato, la prima con il nome di “Cassonetto per la Vita”.

Oggi le culle realizzate sono circa sessanta su tutto il territorio nazionale. La diffusione di questo servizio è fondamentale: in molte regioni italiane, da nord a sud, sono state installate strutture moderne grazie al contributo di enti come Rotary, Lions, Inner Wheel International, Soroptimist, Donne Medico e la Fondazione Rava. Alcuni di questi presidi hanno nomi particolari come “Cullina”, “Culla segreta”, “Cassetta rosa”, “Chioccia” o “Ruota 2.0”.

Mappa schematica della distribuzione delle Culle per la Vita in Italia, evidenziando la loro presenza capillare nelle diverse regioni

Nonostante la loro utilità, esiste ancora un problema di comunicazione. Come sottolinea Marco Griffini, presidente di Ai.Bi. (Amici dei Bambini), in televisione passano pubblicità istituzionali di ogni tipo, ma nessuna inerente la salvaguardia della vita dei neonati. Eppure, ogni anno in Italia, circa 400 bambini vengono salvati grazie a queste opportunità. La promozione di tale servizio, anche tramite iniziative come la collaborazione tra l’AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona e la Centrale del Latte di Salerno, rappresenta un passo avanti cruciale per rendere queste culle servizi essenziali di assistenza alla vita.

L’impegno verso il futuro: sensibilizzazione e cooperazione

La realtà salernitana del "Ruggi" è un esempio di come una struttura ben organizzata possa diventare un punto di riferimento. Donata nel 2015 da Inner Wheel, la culla è entrata a pieno regime nel 2017, integrandosi in un sistema che non si limita alla tecnologia, ma che vive del costante impegno di medici, infermieri e neonatologi. Il protocollo siglato tra l’Azienda Ospedaliera Universitaria e la Centrale del Latte di Salerno, alla presenza di figure di riferimento della comunità, mira non solo a promuovere la Culla della Vita, ma a integrare questo servizio nel tessuto sociale.

Il messaggio di fondo è che l’abbandono del minore è un evento molto raro ed è spesso associato a fattori di fragilità. Per ovviare a situazioni di pericolo, ciò che manca di più è l’informazione ed il sostegno. Il nostro desiderio è che queste culle siano assunte come servizi essenziali di assistenza alla vita. Serve un protocollo stipulato tra le parti a livello locale; deve diventare un servizio di cui risponde tutta la sanità pubblica, non il singolo direttore sanitario o la singola associazione.

Il valore di questo servizio non risiede solo nella struttura fisica, ma nella consapevolezza che esiste sempre una via alternativa alla strada. Nelle parole di chi ha vissuto da vicino il salvataggio di un bimbo, si legge la gratitudine per aver avuto la possibilità di scegliere la vita. Ogni essere umano che viene concepito ha già un ruolo e un destino segnato nella storia dell’umanità. Non è mai un errore mettere al mondo un bambino, e le istituzioni, insieme al personale sanitario, lavorano ogni giorno affinché nessuna madre sia costretta a compiere un gesto disperato nel buio, offrendo invece la luce di una culla sicura e accogliente.

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