Jim Morrison, figura emblematica della controcultura degli anni Sessanta, è universalmente riconosciuto come uno dei frontman più influenti e iconici nella storia del rock. La sua vita, intensa e breve, fu un turbine di poesia, musica e ribellione, che lo ha reso un "maledetto" sia sul palco che fuori. La sua indole irrequieta, le sue poesie e canzoni, il timbro vocale inconfondibile, l'imprevedibile presenza scenica e le drammatiche circostanze che circondano la sua vita e la prematura morte, hanno alimentato un culto che perdura ancora oggi, facendolo percepire come un impetuoso "profeta della libertà" e un "poeta maledetto". Il suo percorso artistico e personale si è intrecciato profondamente con la rivoluzione culturale del suo tempo, rendendolo uno dei maggiori cantanti di rock psichedelico.
Le Origini e un'Infanzia Nomade
James Douglas Morrison, o semplicemente Jim, nacque a Melbourne, in Florida (USA), l‘8 dicembre del 1943. Più precisamente, James "Jim" Douglas Morrison venne alla luce alle 11:55 ora locale dell'8 dicembre 1943, al Brevard Hospital, un tempo conosciuto come Holmes Medical, a Melbourne, in Florida. Era il primogenito di George Stephen Morrison, all'epoca un ammiraglio in servizio presso la Marina degli Stati Uniti d'America, e di Clara Virginia Clarke Morrison, figlia di un avvocato del Wisconsin. I suoi genitori erano giunti da Pensacola (Florida) l'anno precedente la sua nascita. Già a Melbourne, sua madre visse dapprima al 1250, South Harbor City Boulevard, per poi stabilirsi al 2100, Vernon Place.
La figura autoritaria del padre, un ammiraglio nella marina statunitense, è probabilmente uno dei motivi dell'animo ribelle di Jim, che si manifestò fin da giovane. Jim Morrison non visse un'infanzia serena, caratterizzata da continui spostamenti della famiglia dettati dagli impegni lavorativi del padre. Il piccolo Jim non fu un bambino facile e risentiva profondamente di questi continui traslochi. La sua famiglia era costretta a un'instabilità perenne, con Jim che cresceva insieme alla sorella Anne Robin e al fratello Andrew Lee, quest'ultimo nato nel 1948 a Los Altos, in California. Per tutti e tre i fratelli, l'educazione fu severa, ma Jim, a differenza degli altri, non legò mai veramente con loro. Cambiarono spesso scuola e amicizie, costretti a reinventarsi ogni volta in nuovi contesti.
Appena tre anni dopo la nascita di Jim, da Pensacola, in Florida, la famiglia Morrison si trasferì a Clearwater, sul Golfo del Messico. L’anno successivo, nel 1947, furono prima a Washington, poi ad Albuquerque. Nel 1951, con lo scoppio della Guerra di Corea, il padre fu inviato con la flotta sul teatro bellico, portando la famiglia a tornare prima a Washington, nella Contea di Fairfax, e poi a Kingsville, in Texas, dove Jim terminò la quarta elementare. Nel 1952 si trasferirono ancora a Claremont, sobborgo di Los Angeles, poi nel 1954 a San Diego, sempre in California, dove Jim frequentò la Longfellow School Sixth Grade Graduation, per poi tornare ancora ad Albuquerque, dove frequentò la St. John's Methodist School. Nel 1955 il piccolo Morrison si trovò a San Francisco, nel sobborgo di Alameda, dove prese parte all’ottavo anno di scuola. Nel 1957 i Morrison si trasferirono nuovamente ad Alameda, in California, dove Jim s'iscrisse alla Alameda High School.
L'Evento Trasformativo di Alburquerque e la Nascita del Poeta
Fu proprio durante uno di questi incessanti spostamenti, in automobile, che Jim Morrison visse una delle esperienze più significative della sua esistenza, un evento che divenne una fonte primaria di ispirazione per diverse sue canzoni e, soprattutto, per le sue poesie. A detta dello stesso Morrison, nel 1947 lui e la sua famiglia si trovarono coinvolti in un incidente, mentre percorrevano il deserto tra Albuquerque e Santa Fe, nel Nuovo Messico.

In quel frangente, il piccolo Jim scoprì per la prima volta la morte in una maniera cruda e indimenticabile, scorgendo sulla strada una moltitudine di corpi appartenenti a un gruppo di lavoratori indiani, della tribù Pueblo, molti dei quali insanguinati. La sua testimonianza diretta di quell'evento è potentissima: «La prima volta che ho scoperto la morte… eravamo io, mia madre e mio padre, e forse anche mia sorella e i miei nonni, e stavamo attraversando il deserto in auto all'alba, e un autocarro pieno di lavoratori indiani era andato a sbattere contro un'altra macchina o non so cosa, ma c'erano indiani sparpagliati per la strada, sanguinanti e moribondi… ecco, questo fu il mio primo impatto con la morte, dovevo avere quattro o cinque anni. Abbiamo accostato e ci siamo fermati… io ero solo un bambino, e un bambino è come un fiore con la testa scossa dal vento… penso davvero che in quel momento l'anima di uno di quegli indiani, o forse gli spiriti di molti di loro stessero correndo in giro come impazziti e siano balzati nella mia testa e io ero come una spugna pronta ad assorbirli. Questa non è una storia di fantasmi.» Più in là, lo stesso cantante americano asserirà di aver sentito l’anima di uno sciamano morto in quell’incidente entrare dentro di lui e influenzarlo per il resto della sua vita, un'affermazione che avrebbe plasmato gran parte della sua successiva mitologia personale e artistica, come la sua identificazione con figure sciamaniche e la sua capacità di manipolare le folle.
Gli Anni della Formazione e la Ribellione Intellettuale
Nonostante l'instabilità familiare, a scuola Jim non finiva mai di stupire gli insegnanti per il suo grado di erudizione, frutto delle numerose letture. Nel 1957, a Alameda, in California, Jim si iscrisse alla Alameda High School, e due anni più tardi iniziò il nono anno liceale, rivelandosi uno studente brillante e istrionico. L'inizio della sua ribellione allo status borghese, se così si può dire, avvenne in un luogo simbolo: la libreria del poeta beat Lawrence Ferlinghetti, la celebre City Light Books di San Francisco. Dall'autunno 1958, Jim cominciò a frequentare assiduamente sia la libreria che i locali "poco raccomandabili" della stessa San Francisco, marinando spesso la scuola. L'amore per i libri e per i poeti della cosiddetta "Beat Generation" segnò profondamente la sua formazione culturale e musicale, influenzando in maniera decisiva i testi della band che avrebbe fondato in seguito. Tra il 1962 e il 1964, Jim frequentò stabilmente Mary Frances Werbelow, una giovane studentessa del liceo di Clearwater.
Nel 1959, la famiglia Morrison si trasferì ad Alexandria (Virginia), dove Jim conseguirà il diploma in breve tempo al George Washington High School. In questa città, Jim conobbe anche Tandy Martin, una compagna di liceo che fu la sua prima fidanzata. Negli anni dell'adolescenza, Jim si rivelò un ragazzino sveglio e intelligente, ma a partire dall'estate del 1960, il suo umore si fece più cupo e trasgressivo, e il suo look più trasandato. Nel maggio del 1961 non si presentò nemmeno alla cerimonia della consegna dei diplomi, un atto di sfida che mandò il padre su tutte le furie. A settembre dello stesso anno, fu rimandato a vivere dai nonni paterni a Clearwater, per fargli frequentare lo Junior College di St. Petersburg. Tuttavia, il suo rendimento scolastico calò sensibilmente ed egli divenne un habitué del Contemporary Arts Coffee-House and Gallery, noto ritrovo di artisti locali di genere beatnik.
Il rapporto con il padre, George Stephen Morrison, fu notoriamente teso e complesso. Il genitore, ufficiale d’alto grado e uomo tutto d’un pezzo, avrebbe preferito vedere il figlio in divisa, seguendo le sue orme militari. Quando Jim stava già riscuotendo successo con i Doors, il padre non sapeva nemmeno che il figlio suonasse in una band e che avesse già pubblicato un disco. Questo "consiglio" tutt'altro che spassionato portò a un gelo duraturo tra i due. Jim, a tal punto, arrivò a dichiarare nelle biografie del gruppo di essere orfano di entrambi i genitori, un atto simbolico di rottura definitiva con le sue origini e con la sua famiglia. Anni dopo la morte del figlio, l'ammiraglio Morrison avrebbe commentato la sua figura con una frase che riflette il profondo divario generazionale e valoriale: "Mica facile, il rapporto tra i due."
L'Esperienza all'UCLA e la Nascita dei The Doors
Il 1964 fu un anno cruciale per Jim Morrison e per la sua famiglia. Il futuro rocker, in gennaio, si ricongiunse con la famiglia in California, desiderando ardentemente di iscriversi all’UCLA, il centro sperimentale di cinematografia della California, nella Facoltà di Cinematografia all'Università della California di Los Angeles. Suo padre, che voleva per il primogenito un futuro nell’esercito, non era intenzionato a concedergli i fondi per questa nuova impresa, che reputava inutile. Jim, determinato a seguire la propria strada, si tagliò i capelli, si ripulì, indossò abiti puliti e affrontò suo padre in una lunga chiacchierata di convincimento, che, a ben guardare, sarebbe stata praticamente l’ultima tra i due. Così facendo, ottenne i soldi per l’UCLA, ma fu un taglio definitivo con le sue origini e la sua famiglia.
Jim Morrison cominciò a frequentare la Facoltà di Cinematografia nella primavera del 1964, trovandosi una piccola stanza vicino al campus di Westwood, per poi trasferirsi al 14, Westminster Avenue, e cominciando a condurre una vita in stile bohémien nelle vicinanze di Venice Beach. L’UCLA si rivelò un’esperienza tanto deludente quanto stimolante. Dal punto di vista registico, fu incompreso (due dei suoi unici cortometraggi non godranno di grossa considerazione all’interno della scuola), ma Jim si buttò nella letteratura e nella musica, che interpretava come un’occasione per fare poesia. Ai corsi, con lui, c'erano personaggi di spicco come Martin Scorsese e Francis Ford Coppola, ma Morrison strinse i rapporti soprattutto con quello che sarebbe diventato il suo futuro tastierista, Ray Daniel Manzarek.

L'incontro con Ray Manzarek avvenne nel luglio del 1965, sulla spiaggia di Venice. Manzarek propose a Morrison di formare una band, dopo averlo sentito cantare alcune delle sue prime canzoni, tra cui "Moonlight Drive". Manzarek all'epoca era già un talentuoso e giovane tastierista che militava con i suoi fratelli Rick e Jim Manzarek, rispettivamente all'organo e armonica, quindi con Patrick Stonier al sax, Roland Biscaluz al basso e Vince Thomas alla batteria, in una band chiamata Rick & the Ravens. Jim Morrison confluì in questo gruppo e, nell'agosto dello stesso anno, si unirono John Densmore, già batterista dei Psychedelic Rangers e conosciuto da Ray a un corso di meditazione trascendentale, e la bassista Patty Sullivan. In quel periodo vennero registrate solo sei canzoni "demo".
I fratelli di Ray uscirono poi dalla band, seguiti da Stonier, Biscaluz e Thomas, mentre subentrò un giovane chitarrista, Robby Krieger, che Jim aveva notato perché suonava la chitarra con il collo di una bottiglia di vetro, un dettaglio che preannunciava l'originalità del loro sound. L'incontro con Ray Manzarek portò alla nascita dei The Doors, un nome che omaggiava il titolo del libro "The Doors of Perception" di Aldous Huxley, che a sua volta si rifaceva a un noto verso del poeta William Blake, uno degli idoli letterari di Morrison sin dall'adolescenza. La scelta del nome fu spiegata dallo stesso Morrison: «Ci sono cose che si conoscono e altre che non si conoscono. Esiste il noto e l'ignoto, e in mezzo ci sono Le Porte (The Doors). I Doors sono i sacerdoti del regno dell'ignoto che interagisce con la realtà fisica, perché l'uomo non è soltanto spirito, ma anche sensualità.» Il primo brano in assoluto che composero, "Moonlight Drive", vedrà la luce discografica solo nel secondo album della band.
L'Ascesa dei Doors e la Nascita di un'Icona
A partire da febbraio 1966, la band cominciò ad apparire regolarmente nei locali del Sunset Strip, la zona di Los Angeles in cui si trovavano i luoghi più importanti della scena musicale. In una di queste serate, Jim conobbe Pamela Courson, che sarebbe diventata la sua compagna di vita più significativa. Ci sono varie versioni sul loro incontro, ma la più accreditata indica la sera del concerto al London Fog nightclub (8919, Sunset Blvd., West Hollywood, California), il 5 maggio. Nello stesso mese la band passò al più prestigioso locale "Whisky a Go Go", sempre sul Sunset Boulevard. Da quel momento Pamela rimase accanto al cantante in quasi tutte le sue performance, fino alla sua morte. Con i primi incassi, Jim si comprò anche un'auto, la famosa Nightmist Blue Shelby GT 500, soprannominata la "Blue Lady", che si vede in alcune sue riprese.

Il periodo al Whisky a Go Go fu fondamentale nell'evoluzione del gruppo: qui il loro stile prese forma e divenne più visionario. Ebbero modo di fare da spalla a grandi nomi di quel periodo come Love, Turtles, Seeds e Them. Tuttavia, qualche mese dopo, il proprietario del locale licenziò la band, scandalizzato dalla versione edipica della canzone "The End". Ma nel frattempo, la casa discografica Elektra Records, fondata da Jac Holzman, propose ai Doors un contratto che implicava un impegno esclusivo per sette album, che venne subito accettato.
Il 4 gennaio del 1967, l’Elektra pubblicò il primo, storico, album della band, intitolato "The Doors", come consuetudine dell’epoca. Il disco fu subito un successo clamoroso e contese a "Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band" dei Beatles la palma della prima posizione americana. L'album era una miscela esplosiva di sonorità blues, come la vecchia ballata "Alabama Song", ritmi duri e brani arrabbiati come "Break on Through" e "Light My Fire", scene visionarie e poetiche come "The End" e "The Crystal Ships", unitamente a ritmiche latine, chitarre flamenco e ammiccamenti boogie da parte dell’organo di Manzarek.
La musica dei Doors era un blues rock psichedelico originale, con le tastiere di Ray Manzarek che davano un'impronta distintiva al sound con motivetti jazz, classici, boogie woogie e vaudeville. La chitarra-flamenco di Robby Krieger (con influenze gitane, indiane e hawaiane) duettava con le tastiere generando un'atmosfera intensa, in cui si andavano a insinuare la voce magnetica e suadente di Morrison e la batteria unica ed espressionista di John Densmore, il cui stile era influenzato dalle percussioni caraibiche. Questa combinazione creò un sound inconfondibile, rendendo i Doors tra i gruppi più influenti del genere rock, arrivando a vendere in sei anni di attività 135 milioni di dischi in tutto il mondo.
Il Carisma Scenico e le Controversie
Il tour che seguì l'uscita dell'album d'esordio fu un grande successo, e in breve Morrison si ritagliò la fama di istigatore di folle, provocatore e ribelle. Era proprio in questo periodo, inoltre, che un giovane fotografo di Brooklyn, Joel Lee Brodsky, fu chiamato per realizzare alcuni scatti di Morrison in bianco e nero, tra i quali compare la famosa immagine a mezzo busto, successivamente soprannominata "Il giovane leone", che sarebbe diventata l'icona stessa del cantante.

Le sue esibizioni erano leggendarie per la loro intensità e imprevedibilità. «In scena Jim subiva una completa metamorfosi: la sua voce dolce e garbata diveniva roca, aspra, profonda e potente; la sua posa dinoccolata si faceva arrogante, baldanzosa; il suo quieto volto si trasformava in migliaia di maschere di tensione e di emozione; e i suoi occhi, di solito così penetranti e attenti, diventavano vacui e lontani, fino a tramutarsi in due finestre illuminate davanti al pubblico. Con questo sguardo chiaroveggente Jim sembrava scrutare sia nel futuro sia nel passato. Emetteva strani suoni animaleschi, urlava, strepitava come se soffrisse. I suoi abiti di cuoio o di pelle di serpente crepitavano e gemevano quando si muoveva. Le sue movenze e i suoi gesti si facevano spasmodici, frenetici, come se si fosse trattato di una persona in preda a una crisi epilettica. Si muoveva come un indiano d'America in una danza rituale. Sul palco Jim diventava lo Sciamano. Nel corso dell'esibizione, come un festante dionisiaco, cantava dei miti moderni, e come uno sciamano evocava un panico sensuale per rendere significative le parole di questi miti. Agiva come se un concerto fosse un rito, una cerimonia, una seduta spiritica, e lui era lo strumento per la comunicazione con il sovrannaturale. Tentava di strappare gli spettatori dai loro posti a sedere, dai loro ruoli, dalle loro menti, così che potessero vedere l'altro lato della realtà, anche solo per una breve occhiata. Il suo messaggio era: apriti un varco comunque ti sia possibile, ma fallo adesso.»
Durante i suoi concerti, Jim Morrison non poneva freni a nulla: spesso ubriaco e sotto l’effetto di droghe, invitava la gente a salire sul palco, provocava le forze dell’ordine, faceva l’equilibrista sul palcoscenico, si tuffava tra il pubblico e simulava orgasmi con la voce, a volte causando la fine improvvisa delle sessioni dal vivo. Era soprannominato il Re Lucertola (dal suo poema "Celebration of the Lizard") e venne paragonato a Dioniso, divinità del delirio e della liberazione dei sensi.
Il 29 luglio 1967, la canzone "Light My Fire" raggiunse il primo posto della classifica di Billboard, sancendo definitivamente l'ingresso dei Doors nell'Olimpo del rock. Il 17 settembre, si esibirono all'Ed Sullivan Show, popolarissima trasmissione televisiva statunitense. Tuttavia, a Morrison venne chiesto di censurare la parola "higher" contenuta nel testo di "Light My Fire" ("…girl, we couldn't get much higher", "ragazza, non possiamo sballarci di più": "high" nello slang giovanile indica lo sballo per droga o alcol), sostituendola con "better". Il conduttore chiese al cantante di evitare la parola “higher” e prontamente, Morrison disobbedì in modo provocatorio, pronunciando la parola in modo ancor più forte, direttamente davanti alla telecamera. Questo episodio lo consacrò come simbolo di ribellione.
Nel frattempo, nell'ottobre 1967, fu la volta del secondo album, "Strange Days", in cui il gruppo introdusse elementi sperimentali di musica elettronica (l'impiego del sintetizzatore Moog) e musica concreta, con la sovrapposizione di suoni preregistrati di voci umane urlanti nel caratteristico brano "Horse Latitudes". Il 20 ottobre, al Wizard's Lab, presso l'università del Michigan, Morrison provocò il pubblico di studenti snob, scatenando reazioni esasperate (al concerto era presente anche Iggy Pop che, folgorato dalla sua performance, fonderà gli Psychedelic Stooges). Durante l'esibizione del 2 dicembre 1967 al Portland Memorial Coliseum, Jim incitò la folla a scatenarsi, e il concerto venne interrotto. Una settimana dopo, la sera del 9 dicembre, nel corso di un tour sulla East Coast, i Doors si esibirono all'Arena di New Haven. Poco prima del concerto Jim fu colto in intimità con una ragazza nel backstage. I due furono interrotti da un agente di polizia che, non avendo riconosciuto Morrison, li invitò ad uscire. Fu lo stesso Jim a provocare l'agente, fino a che quest'ultimo non gli spruzzò addosso una bomboletta di gas accecante. Dopo l'incidente e dopo le scuse dell'agente a Morrison e alla band, Jim, amareggiato dall'accaduto, provocò gli stessi poliziotti durante il live, raccontando quello che era successo pochi momenti prima dietro le quinte e apostrofando gli agenti di polizia come "porci vestiti di blu". Lo spettacolo fu quindi interrotto e Morrison fu malmenato dagli agenti che lo arrestarono. Il 9 dicembre successivo, arriva uno dei tanti arresti sul palco di Jim Morrison, causato dalle continue provocazioni da parte del cantante alle forze dell’ordine presenti in divisa.
THE DOORS on The Ed Sullivan Show
Le sue esibizioni diventarono sempre più sfrenate e imprevedibili. Nella primavera del 1968, la band si esibì al Fillmore East di New York, riscuotendo grande successo; in quell'occasione, Morrison disseminò fiori di giunchiglie sulla scena, poi si appese al sipario. All'esibizione di Westbury (New York), invece, manifestò atteggiamenti aggressivi, urlando e contorcendosi sul palco; anche qui il concerto venne interrotto. Infine al Northern California Folk-Rock Festival, il 19 maggio 1968, Jim istigò il pubblico a scorrazzare liberamente sul palco, costringendo gli addetti alla sicurezza a intervenire. Nonostante questi incidenti dal vivo, i Doors fecero registrare ovunque il tutto esaurito.
Il 5 luglio 1968 ci fu il tanto atteso concerto all'Hollywood Bowl di Los Angeles, considerato l'evento rock dell'anno: Morrison fu insolitamente concentrato sulla performance e non si lasciò andare alle sue intemperanze selvagge. Il successivo 13 luglio, invece, al PNE Coliseum di Vancouver, Canada, centinaia di giovani balzarono sul palco scavalcando gli agenti e circondarono, con danze sfrenate, un conturbante Morrison dalle movenze orgiastiche. Il 2 agosto, durante lo spettacolo al Singer Bowl di New York, scoppiò il putiferio e l'arena venne devastata, mentre i Doors furono costretti ad abbandonare la scena. Il 3 agosto, nel concerto di Cleveland, Jim si tuffò fra la folla, inaugurando quello che sarebbe diventato il "tuffo sulla folla".
Gli Anni Finali, il Processo di Miami e la Discesa
Nel luglio del 1968, quando i Doors erano sempre più croce e delizia del pubblico, arrivò il disco "Waiting for the Sun", dal brano omonimo contenuto nell'album. Non è un lavoro eccellente dal punto di vista tecnico, ma contiene alcune delle canzoni più lisergiche della storia del rock, molte delle quali incentrate sulle esperienze allucinogene del cantante con la sua band.
L’episodio più grave e controverso è datato 1969, durante il concerto di Miami, al Dinner Key Auditorium. I Doors venivano da un lungo tour europeo di successo, e soprattutto dal tutto esaurito al Madison Square Garden. A Miami, però, Morrison esagerò, e il concerto degenerò in una vera e propria sommossa. Il cantante venne accusato di aver mostrato i genitali al pubblico, sebbene non vi siano prove concrete contro di lui. Il 20 settembre del 1970, Morrison venne processato e condannato per atti contrari alla morale e bestemmia in luogo pubblico, ma non per ubriachezza molesta e oscenità. L'arresto a Miami e il successivo processo ebbero un profondo impatto sull'artista, che si sentì perseguitato dall'establishment.
Anche "The Soft Parade", album uscito nel 1969, non convinse il pubblico e si rivelò un flop commerciale, con strani archi e sottofondi da camera che poco si univano al sound aspro e talvolta hard dei vecchi Doors. A febbraio del 1970, nonostante non fosse stato un gran successo di vendite, vide la luce uno dei migliori lavori dei Doors, il disco "Morrison Hotel", contenente la celeberrima "Roadhouse Blues". Successivamente, dopo aver risolto i problemi con la legge seguiti all’arresto a Miami nel 1969, i Doors ritornarono in studio per registrare "Morrison Hotel" (1970) e "L.A. Woman" (1971), i cui tour di supporto vennero continuamente segnati dall’intervento della polizia.
Dal punto di vista strettamente musicale, i Doors dal vivo non erano più quelli di prima. All’Isola di Wight, altro concerto leggendario, Jim inscenò una delle sue peggiori performance, dichiarando alla fine che quella sarebbe potuta essere la sua ultima esibizione. Tuttavia, l'ultima esibizione effettiva si tenne il 23 dicembre successivo, al Warehouse di New Orleans, nel quale Jim Morrison dimostrò di essere ormai arrivato alla fine della corsa: ubriaco, stravolto, completamente fuori giri e quasi sempre disteso sul palco. Nell’aprile del 1971, arrivò un altro lavoro interessante, l’ultimo in studio della band, "L.A. Woman", un'altra prova del talento blues di Morrison. In questo periodo Jim propose l'anagramma del suo nome "Mr Mojo Risin'", ripetuto a non finire nella celebre canzone "L. A. Woman".
Il Poeta Maledetto e le Sue Visioni
Jim Morrison era, oltre che una rockstar, soprattutto un poeta, con due raccolte di versi di discendenza beat, ancora oggi lette e apprezzate non solo dai suoi fan, ma anche da una certa critica senza paraocchi. L'amore per i libri e per i poeti della cosiddetta "Beat Generation" segnò la sua formazione culturale e musicale, caratterizzando in seguito i testi della band. Egli studiò alla UCLA dove conobbe gli scritti del filosofo Friedrich Nietzsche e le poesie di William Blake.
La libertà era stata l’autentica stella polare del cantante e ispiratore della musica dei Doors, nonché uno dei massimi istrioni della cultura americana dell’epoca. «Sono attratto da tutto ciò che riguarda rivolta, disordine, caos e, in particolare, da tutto il fare che all’apparenza è insensato. Non è sufficiente? «Se la mia poesia ha uno scopo, beh è quello di liberare chi legge dei limiti del suo vedere e sentire». Un motto a cui tentò di rimanere sempre fedele. Volevano mettere un bavaglio al suo essere artista: strafatto, ubriaco e trasgressivo quanto volete, ma pur sempre artista. Artista H24. Uno che decise di chiamare la sua band "Doors" in onore di William Blake, tra i suoi idoli letterali sin da adolescente. Il suo pensiero filosofico e la sua visione del mondo si riflettono in molte delle sue celebri citazioni, che ancora oggi ispirano e fanno riflettere:
- «Voglio sentire il sapore, voglio ascoltarla, voglio annusarla. La vita viene una volta sola, giusto? Non voglio mancare all'appuntamento.»
- «Se la mia poesia ha uno scopo, beh è quello di liberare chi legge dei limiti del suo vedere e sentire.»
- «C'è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo.»
- «Ciascun giorno è farsi un giro nella storia.»
- «I dubbi te li crea la libertà.»
- «La solitudine è ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessuno.»
- «Non accontentarti dell'orizzonte…cerca l'infinito.»
- «Non ho scelto io di nascere quindi lasciatemi vivere come mi pare.»
- «Se tu fossi una lacrima, io non piangerei per paura di perderti.»
- «Se una mattina ti svegli e non c'è il sole, o sei morto, o sei il sole.»
Queste frasi delineano un uomo alla costante ricerca di significato, di trascendenza e di un'autenticità spesso brutale, che cercava di superare i limiti imposti dalla società e dalla percezione comune. Era un "profeta della libertà" in un contesto di ribellione giovanile, un'anima tormentata e magnetica, capace di incanalare l'inquietudine di un'intera generazione. Autoproclamatosi il Re Lucertola, icona sessuale evocante Dioniso, divinità delirante e senza regole, Jim Morrison è stato anche e soprattutto un poeta, con due raccolte di versi di discendenza beat, ancora oggi lette e apprezzate non solo dai suoi fan, ma anche da una certa critica senza paraocchi.
Il Trasferimento a Parigi e il Mistero della Morte
Morrison, depresso, decise di lasciare il paese con Pamela Courson, trasferendosi a Parigi nel marzo 1971, con l’intenzione di dedicarsi solo alla poesia e smettere di bere. Purtroppo, le cose precipitarono e Jim Morrison morì il 3 luglio 1971, a soli 27 anni, in circostanze mai chiarite del tutto. La sua scomparsa avvenne nella casa in cui la coppia alloggiava da pochi mesi, l’ampia camera di un palazzo Beaux Arts del XIX secolo situato al n. 17 di rue Beautreillis, nel quartiere de Le Marais a Parigi.

Secondo la versione ufficiale, venne trovato privo di vita nella vasca da bagno da Pamela. A ventisette anni, Jim trovò così la tanto decantata fine, quella stessa "End" che aveva profetizzato in una delle sue canzoni più celebri: "…The End… my only friend, The End…". Lasciò tutto ciò che aveva alla sua amata Pam, inclusa l’ingente mole di manoscritti e taccuini. Molto del materiale letterario rimase tuttavia a Parigi.
La morte di Jim Morrison è rimasta avvolta nel mistero, alimentando innumerevoli congetture e leggende. Non fu eseguita alcuna autopsia, e il certificato di morte riportò genericamente "morte naturale" per arresto cardiaco, causato dall’eccesso di alcol secondo la versione ufficiale. Molti, tuttavia, hanno sostenuto che una morte per infarto in una vasca da bagno fosse totalmente estranea alla sua figura. Lo scrittore William Burroughs, per esempio, disse di considerarla “una storia assurda, inverosimile”.
Si ipotizza che la vera causa del decesso sia stata un’overdose di eroina (o di cocaina). Jim Morrison, infatti, frequentava spesso il Rock ‘n’ Roll Circus, un locale notturno allora noto come luogo di ritrovo degli eroinomani. I detrattori di questa ipotesi affermano che Jim Morrison avesse timore degli aghi ipodermici, ma l’eroina può essere assunta anche mediante inalazione. Altre ipotesi, come quella di Sam Bernett, che gestiva il Rock 'n' Roll Circus, suggeriscono che Morrison sia morto nel bagno del club a causa di un'overdose di eroina e cocaina, e sia stato poi trasportato a casa sua da due spacciatori. In questa versione, la sua ragazza, Pamela, sarebbe stata avvisata dai gestori del club solo quando il corpo era già stato portato via.
Dopo la morte di Morrison si fece un gran parlare della maledizione del famigerato Club 27, la teoria secondo cui molti musicisti influenti sarebbero morti a 27 anni. Cominciarono a fiorire le prime leggende: Jim fu “visto” a Parigi, Tangeri e New Orleans. Alcuni sostengono che Jim Morrison sia ancora vivo e che abbia inscenato la sua morte per sottrarsi alla pressione della popolarità e dedicarsi alla poesia, magari assieme a Pamela. Si è anche ipotizzato che si sia trasferito in Africa seguendo le orme del suo poeta-culto, il leggendario Arthur Rimbaud. Sembra infatti che, all’inizio del 1967, Jim Morrison avesse proposto di inscenare la sua morte per portare il gruppo all’attenzione del paese. Fece anche la proposta di utilizzare il nome “Mr Mojo Risin’”, un anagramma del suo nome. Steve Harris, assistente di Jac Holzman, ricorda che Jim Morrison gli chiese quali conseguenze avrebbe avuto la notizia della sua presunta morte. Morrison, ai tempi del flirt con la Werbelow, era anche incuriosito dalla sottrazione del corpo di Cristo dalla cripta a opera degli apostoli, e diversi amici convengono che questo era proprio il tipo di beffa che lui avrebbe voluto giocare al mondo.
Ci sono poi i sostenitori della teoria del complotto, i quali affermano invece che la morte di Jim Morrison fu tutta una messa in scena orchestrata dalla CIA - con la sua, anche quella di Jimi Hendrix, Brian Jones, Janis Joplin - per “far fuori” dalla circolazione questi artisti “scomodi” che con la loro musica inducevano milioni di fan a rifiutare la guerra in Vietnam e vivere in assoluta libertà secondo il modello della controcultura hippie. Si decise che i tre artisti erano figure dannose per la società poiché traviavano la gioventù e accrescevano il dissenso dell’opinione pubblica nei confronti degli USA, e venne quindi architettata una cospirazione per eliminarli o renderli innocui. A distanza di decenni, le circostanze della sua morte restano in gran parte irrisolte, alimentando un fascino eterno attorno alla sua figura.

La sua tomba al cimitero di Père Lachaise è ancora oggi meta di pellegrinaggio per migliaia di fan. L’attuale tomba, un blocco di granito con epitaffio in greco antico, ha sostituito quella originale, che era sormontata da un busto marmoreo raffigurante Jim Morrison, opera di uno scultore jugoslavo. Quest'ultima è stata trafugata dopo essere stata deturpata a più riprese con vernice, rossetto e graffiti, testimonianza dell'intensità del culto che lo circonda. Nel 1995 gli eredi ripulirono la sua tomba e quelle circostanti e stanziarono un fondo per un sistema di sorveglianza permanente, tentando di preservare un luogo divenuto ormai un simbolo.
L'Eredità Immortale
Nonostante la sua morte prematura, l'eredità artistica di Jim Morrison continua a vivere. Morrison ha registrato sette album di canzoni, la maggior parte scritte da lui, senza per questo nulla togliere all’organo frizzante di Ray Manzarek, alla chitarra allucinogena di Robby Krieger e all’evoluzione in bilico tra jazz e blues di John Densmore, i suoi compagni di viaggio che la comune vulgata ha percepito sempre come comprimari. Per molti si è trattato di un unico, tribolatissimo e discutibile trip psichedelico andato in scena fra il 1967 e il 1971. I Doors superstiti realizzarono altri due album come trio e si sciolsero nel settembre 1972. Successivamente sono stati pubblicati diversi album postumi, tra cui "An American Prayer" (1990), "Conversation with Jim Morrison" (1997), "Dionysus" (2002) e "Electric Proclamations of the Wild Child" (2002), che hanno contribuito a mantenere viva la sua voce poetica e musicale.
Nel 2008, il cantante statunitense è stato posizionato al 47° posto tra i 100 migliori cantanti di sempre, secondo la nota rivista Rolling Stone, a conferma del suo impatto duraturo sulla musica rock. Le circostanze non chiare della scomparsa di Morrison alimentano negli anni un continuo interesse editoriale e cinematografico, come testimonia il film “The Doors” di Oliver Stone (1991), con Val Kilmer nella parte di Morrison, un'opera che, pur essendo stata criticata da alcuni membri della band per una rappresentazione distorta e parziale della realtà, ha contribuito a tramandare la sua figura alle nuove generazioni.
THE DOORS on The Ed Sullivan Show
Jim Morrison è ricordato come una delle figure di maggior potere seduttivo nella storia della musica e uno dei massimi simboli dell’inquietudine giovanile. La sua vita, breve ma intensa, da "maledetto" sul palco e fuori, ha lasciato un'impronta indelebile, rendendolo un'icona eternamente giovane, il cui messaggio di libertà, ribellione e ricerca della verità risuona ancora oggi.