Il tema dell'attribuzione del cognome in Italia ha conosciuto negli ultimi anni una vera e propria rivoluzione, passando da un sistema radicato nella tradizione patriarcale a uno che mira a riconoscere pienamente l'uguaglianza dei genitori e l'interesse superiore del figlio. Questa trasformazione è il risultato di importanti interventi giurisprudenziali e di un acceso dibattito politico, che hanno ridefinito le modalità con cui i nuovi nati ricevono il loro identificativo familiare. Le recenti pronunce della Corte Costituzionale hanno aperto la strada a una maggiore flessibilità, consentendo ai genitori di scegliere tra il cognome paterno, quello materno o una combinazione di entrambi, in linea con i principi di parità di genere e tutela dell'identità personale.
Dalla Tradizione Patriarcale all'Apertura: L'Evoluzione Normativa del Cognome
La disciplina dell'attribuzione del cognome in Italia è stata per lungo tempo improntata a un modello che privilegiava il cognome paterno, riflettendo un retaggio storico e culturale profondamente radicato. Tuttavia, nel corso degli anni, questa impostazione è stata oggetto di crescenti critiche e di interventi mirati a promuovere una maggiore equità.
Il Contesto Pre-2022: L'Automatismo del Cognome Paterno
Fino a poco tempo addietro, l’acquisto del cognome avveniva secondo quanto previsto dall’articolo 262 del Codice Civile, che stabiliva che, in mancanza di diverso accordo dei genitori, al figlio, al momento della nascita, venisse attribuito il cognome paterno. In particolare, in tema di cognome del figlio nato fuori dal matrimonio, se il riconoscimento del figlio fosse stato effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori, il figlio assumeva il cognome del padre. La norma, quindi, da un lato, impediva ai genitori, anche se di comune accordo, di dare al figlio il solo cognome della madre e, dall’altro, in assenza di un accordo, imponeva il solo cognome del padre, invece che quello di entrambi i genitori.
Già la sentenza numero 286 del 2016 aveva consentito, sulla base di un accordo fra i genitori, l’attribuzione del cognome della madre in aggiunta a quello del padre. Da questa data è stato possibile aggiungere il cognome materno a quello paterno al momento della nascita, mentre in passato bisognava sempre presentare istanza alla Prefettura. L’aggiunta del cognome materno, però, poteva avvenire solo in questo ordine: prima il cognome del padre, poi quello della madre. Non era invece possibile attribuire solo il cognome della madre né invertire l’ordine, salvo particolari motivi accolti dalla Prefettura. Questa pronuncia aveva già preso atto che, in assenza di accordo espresso, sarebbe prevalso, in ogni caso, il cognome paterno. Questo intervento aveva specificato che "da ultimo, il presente intervento rende l’attribuzione del cognome di entrambi i genitori regola di carattere generale". Tuttavia, le limitazioni persistevano, rendendo il sistema ancora sbilanciato.

La Storica Sentenza della Corte Costituzionale del 2022: Fine dell'Automatismo Paterno
A distanza di sei anni, nel maggio del 2022, un ulteriore e più significativo aggiornamento ha ridefinito il panorama giuridico: la Corte Costituzionale, con la sentenza numero 131/2022, ha dichiarato illegittima l’automatica assegnazione del cognome paterno appellandosi a principi di eguaglianza, parità di genere e interesse dei figli. Questa pronuncia, arrivata nell'aprile 2022, ha dettato una disciplina più articolata del cognome dei figli. Oggi, infatti, l’attribuzione del cognome è, senza dubbio, più rispettosa della figura materna, nonché in linea con il principio costituzionale di eguaglianza e nell’interesse dei figli.
La Corte Costituzionale ha dichiarato discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio la regola in base alla quale il cognome del padre veniva attribuito in automatico, in quanto contrastante non solo con i principi della nostra Costituzione (articoli 2, 3 e 117, primo comma), ma anche con quelli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (articoli 8 e 14), previsti a tutela del diritto alla vita privata e familiare e del divieto di discriminazioni fondate sul sesso. Si tratta, dunque, di una rivoluzione vera e propria, non solo giuridica ma soprattutto socio-culturale e in linea con i principi sovranazionali.
La sentenza trova espressamente applicazione dal giorno successivo alla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 31 maggio 2022. Quindi, dal 1 giugno 2022, per tutti i figli nati durante il matrimonio ma anche per quelli nati da genitori non coniugati e per i figli adottivi, l’attribuzione del solo cognome paterno non è più automatica. La novità più importante è, infatti, che i genitori potranno decidere di attribuire soltanto il cognome della madre.
Oggi, pertanto, i genitori potranno scegliere tra:
- attribuire sia il cognome della madre che quello del padre, scegliendone l’ordine;
- attribuire solo il cognome del padre;
- attribuire solo il cognome della madre.
La nuova regola sarà, dunque, quella per cui il figlio assumerà il cognome di entrambi i genitori, ovvero il cognome del padre e quello della madre, nell’ordine da essi stessi scelto, salvo che quest’ultimi decidano, sempre di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due. L’automatismo del doppio cognome, quindi, è derogabile solo su accordo dei genitori. Tuttavia, in mancanza di accordo sull’ordine di attribuzione del cognome di entrambi i genitori, resterà la possibilità di rivolgersi al Giudice, così come già avviene per altre questioni relative ai figli, compreso il contrasto sulla scelta del nome.
È importante ricordare, però, che una sentenza di incostituzionalità non disciplina nulla, ma interpreta e nega o afferma una disciplina già esistente. Manca ancora un passaggio formale per una completa attuazione legislativa: l’approvazione in Commissione Giustizia del Senato. La questione è attualmente in agenda, con diverse proposte di legge all'esame.
La storica sentenza sul cognome dei figli
Implicazioni Pratiche e Sfide Amministrative della Nuova Disciplina
La pronuncia della Corte Costituzionale, pur essendo un passo storico verso l'uguaglianza, solleva anche diverse questioni pratiche e amministrative che necessitano di un'attenta considerazione e di soluzioni legislative chiare.
Gestione dei Cognomi e Registrazione Anagrafica
Non tutti sono però d’accordo su questa pronuncia, che sarebbe di certo storica: c’è chi contesta questa rivoluzione culturale, che manderebbe in soffitta un retaggio patriarcale antico (il doppio cognome in Italia era relativamente raro e si riferiva principalmente a famiglie aristocratiche), e chi ne fa una questione di applicabilità pratica. Se non si lavorerà per snellire la registrazione anagrafica, è probabile - si fa notare - che si incapperà nel rischio di ritardi nella formazione dell'atto di nascita e del codice fiscale, di cognomi lunghissimi o di fratelli con cognomi diversi, di contenziosi tra genitori in disaccordo sulla scelta. In caso di litigio, come si farà?
Detto che nulla è ancora definitivo, è plausibile ipotizzare che varrà quanto già stabilito dal Ministero dell’Interno: al bambino non possono essere dati più di due cognomi. Questo limite mira a contenere la complessità che potrebbe derivare da cognomi eccessivamente lunghi, garantendo al contempo la possibilità di espressione dell'identità di entrambi i genitori.
Il Cognome nell'Era Digitale e l'Identità Online
Infine, occorre anche riflettere sul significato del nome in una realtà sempre più digitale. Sul web, più che di nome oggi si parla di identità: gli esperti sostengono che in futuro, probabilmente, l'identità digitale non avrà più bisogno di un piedistallo analogico, in quanto sarà l'unica utilizzata. Cosa succederà tra qualche generazione ai cognomi dei nostri nipoti e pronipoti? Questa domanda apre scenari futuri sulla rilevanza del cognome come elemento identificativo primario in un mondo in cui l'identità è sempre più fluida e virtuale.

Proposte Legislative Future: La Proposta Franceschini e il Dibattito Politico
Il dibattito sull'attribuzione del cognome ha visto emergere diverse proposte legislative volte a tradurre la sentenza della Corte Costituzionale in una normativa organica, o addirittura a spingersi oltre in termini di rottura con la tradizione.
La Proposta dell'Ex Ministro Dario Franceschini: Solo il Cognome Materno
Una delle proposte più discusse è quella dell’ex ministro della Cultura, esponente del Partito Democratico, Dario Franceschini, che propone di assegnare per legge ai nuovi nati il cognome materno. Presentata durante un’assemblea del gruppo del Partito Democratico a Palazzo Madama, la proposta arriva nel pieno del dibattito sulle leggi per riformare l’attribuzione del cognome ai figli. Questa modifica radicale è motivata - nelle parole dello stesso senatore dem - da una volontà di "risarcimento storico" dopo secoli in cui il cognome paterno è stato attribuito in automatico, contribuendo a quella che definisce una «ingiustizia e una disuguaglianza di genere» che ha avuto «non solo un valore simbolico, ma anche culturale e sociale».
La proposta Franceschini rompe lo schema: invece di lasciare spazio alla scelta o alla combinazione, introduce una soluzione netta - solo il cognome della madre - per ribaltare simbolicamente una secolare dominanza patriarcale. Le reazioni non si sono fatte attendere: dalle critiche del centrodestra, che parlano di «provocazione irricevibile» (Fratelli d’Italia) e di «nuova discriminazione» (Lega), fino al disappunto della stessa Alessandra Maiorino (Movimento 5 Stelle), che pur condividendo il principio di equità, definisce la proposta «una boutade».
Altre Proposte e il Percorso in Senato
Il tema è oggi all’esame della Commissione Giustizia del Senato con quattro proposte di legge - a firma Unterberger (Autonomie), Malpezzi (PD), Maiorino (M5S) e Cucchi (AVS) - che puntano ad affermare la possibilità di attribuire entrambi i cognomi, nel rispetto della volontà congiunta dei genitori. Se il disegno di legge venisse approvato, i genitori avrebbero piena libertà di attribuire il cognome del padre, della madre o quello di entrambi. Viceversa, se in disaccordo, il figlio avrà i due cognomi in ordine alfabetico.
Nonostante la prima proposta di legge in materia sia stata presentata quasi 40 anni fa, a tutt’oggi le istituzioni politiche italiane non sono ancora giunte a una decisione definitiva. Il Parlamento ha tardato a legiferare su un tema già affrontato dalla giurisprudenza, rendendo la situazione attuale ancora in transito verso una piena e organica regolamentazione.
Il Panorama Europeo: Un Confronto tra Diverse Tradizioni Legali
L’attribuzione del cognome ai nuovi nati nei 27 Paesi dell’Unione Europea varia in modo significativo e coerentemente con le diverse tradizioni culturali, storiche e giuridiche. Negli ultimi decenni, molte nazioni hanno aggiornato le loro leggi per promuovere l’uguaglianza di genere e riconoscere i diritti di entrambi i genitori nella scelta del cognome dei figli.
Austria
In Austria, i genitori possono scegliere se il figlio porterà il cognome del padre, della madre o un doppio cognome combinato. Se i genitori non sono sposati e non effettuano una dichiarazione congiunta, il bambino assume automaticamente il cognome della madre. In caso di disaccordo nella coppia, prevale il cognome paterno. La legge austriaca consente l’uso di cognomi composti, ma limita il numero di elementi per evitare complessità amministrative.
Belgio
Dal 2014, in Belgio, i genitori possono scegliere di attribuire al figlio il cognome del padre, della madre o entrambi, nell’ordine desiderato. In assenza di una dichiarazione congiunta, il bambino assume automaticamente il cognome del padre. Una modifica legislativa che ha rappresentato un passo fondamentale verso l’uguaglianza di genere nel Paese.
Bulgaria
In Bulgaria, la tradizione prevede che il cognome del bambino sia derivato dal nome del padre, con l’aggiunta del suffisso “-ov” per i maschi e “-ova” per le femmine. Ad esempio, il figlio di Ivan Petrov si chiamerà Georgi Ivanov, mentre la figlia si chiamerà Maria Ivanova. Si tratta di un sistema patronimico profondamente radicato nella cultura bulgara.
Cipro
A Cipro, i genitori possono scegliere liberamente il cognome del figlio, optando per quello del padre, della madre o entrambi. In assenza di una dichiarazione specifica, il bambino assume automaticamente il cognome del padre. La legge cipriota permette l’uso di cognomi doppi, segno di una tendenza verso una maggiore equità di genere.
Croazia
In Croazia, i genitori possono scegliere se il figlio porterà il cognome del padre, della madre o una combinazione di entrambi. Se non viene fatta una dichiarazione congiunta, il bambino assume automaticamente il cognome del padre. La normativa croata consente l’uso di cognomi composti, promuovendo l’uguaglianza tra i genitori.
Danimarca
In Danimarca, i genitori possono attribuire al figlio il cognome del padre, della madre o un cognome combinato. Se non viene fatta una scelta entro sei mesi dalla nascita, il bambino assume automaticamente il cognome della madre. La legge danese permette anche l’uso di cognomi composti, così da permettere una maggiore personalizzazione dell’identità familiare.
Estonia
In Estonia, i genitori possono scegliere se il figlio porterà il cognome del padre, della madre o un doppio cognome. In assenza di una dichiarazione congiunta, il bambino assume automaticamente il cognome del padre.
Finlandia
La Finlandia ha liberalizzato la legge sui nomi nel 2017, consentendo l’uso di doppi cognomi, sia con trattino che senza. I genitori possono combinare i loro cognomi per formare quello del figlio. In assenza di una scelta, il bambino assume il cognome del genitore che lo ha riconosciuto per primo.
Francia
Dal 2005, in Francia, i genitori possono attribuire al figlio il cognome del padre, della madre o entrambi, nell’ordine desiderato. Se non viene fatta una dichiarazione congiunta, il bambino assume automaticamente il cognome del padre.
Germania
In Germania, i genitori possono scegliere il cognome del padre o della madre come cognome familiare comune. Se non viene fatta una scelta, il bambino assume automaticamente il cognome del padre. Recentemente, il parlamento tedesco ha approvato una riforma che permette ai genitori di attribuire ai figli un doppio cognome, con o senza trattino, permettendo una maggiore flessibilità nella scelta del cognome familiare.
Grecia
In Grecia, la legge prevede che i genitori dichiarino il cognome dei figli al momento del matrimonio civile o entro la registrazione della nascita. Possono scegliere il cognome del padre, della madre o una combinazione di entrambi, con un massimo di due cognomi. In assenza di una dichiarazione, il figlio assume automaticamente il cognome del padre.
Irlanda
In Irlanda, non esistono restrizioni rigide sull’attribuzione del cognome ai figli. I genitori possono liberamente scegliere di assegnare il cognome del padre, della madre, oppure una combinazione di entrambi, con o senza trattino. Una discrezionalità molto ampia, quindi, che riflette l’approccio pragmatico e flessibile del sistema legale irlandese in materia di nomi. Non è richiesto che i figli di una stessa coppia portino lo stesso cognome, anche se nella prassi è comune mantenere coerenza familiare. In caso di disaccordo tra i genitori, si può fare ricorso al tribunale per dirimere la questione.

Lettonia
In Lettonia, la normativa prevede che il figlio prenda il cognome di uno dei due genitori, a scelta. In caso di disaccordo, il figlio assume automaticamente il cognome del padre. Tuttavia, è possibile aggiungere un secondo cognome solo in casi specifici e previa autorizzazione. Inoltre, il cognome viene adattato grammaticalmente secondo il genere: i maschi terminano spesso in “-s” o “-š”, mentre per le femmine si aggiunge una desinenza femminile come “-a” o “-e”.
Lituania
Anche in Lituania il cognome del figlio viene solitamente scelto tra quello del padre o della madre, ma in linea con la forte tradizione linguistica, il cognome assume forme differenti a seconda del genere e dello stato civile della persona. Le figlie nubili, ad esempio, portano una forma del cognome diversa rispetto alle donne sposate. Il sistema lituano prevede quindi una duplice scelta: quale cognome trasmettere e in quale forma declinarlo.
Malta
A Malta, i figli assumono automaticamente il cognome del padre, a meno che i genitori, d’accordo, decidano di attribuire quello della madre o un doppio cognome.
Come Cambiare o Aggiungere un Cognome per Chi è Nato Prima del 2022
La sentenza della Corte Costituzionale del 2022 non ha efficacia retroattiva. Per chi invece è già stato dichiarato alla nascita, e cioè ha già un cognome sui documenti di riconoscimento, la procedura è diversa. Ed infatti l’unico modo per poter aggiungere il cognome materno e, più in generale, qualsiasi doppio cognome, è quello di presentare un’istanza alla Prefettura.
Requisiti e Modalità dell'Istanza alla Prefettura
Per poter richiedere tale modifica occorre avere la cittadinanza italiana e più di 18 anni. Per quanto riguarda il minore, tale domanda può essere presentata, per suo conto, da entrambi i genitori, anche se separati. La legge che permette di cambiare cognome è disciplinata dal D.P.R. numero 396 del 2000, articoli 89-94, così come modificato dal D.P.R. numero 54 del 2012.
Normalmente, l’aggiunta di un doppio cognome con un’istanza alla Prefettura è più difficile da ottenere (oltre il 95% delle istanze sono rigettate), ma non è impossibile con un supporto legale specifico. L’istanza quasi mai è rigettata per un errore nella procedura, ma è rigettata già nella valutazione iniziale dei motivi. Ciò evidenzia l'importanza di fornire motivazioni solide e documentate. Per chi svolge attività commerciale, vi è la possibilità di sfruttare il cognome come prosecuzione del brand (esempio per una pizzeria del ramo familiare materno), e questo può rappresentare una valida motivazione.
Il Processo di Modifica del Cognome
I passaggi per la modifica del cognome tramite Prefettura sono i seguenti:
- Presentazione dell'Istanza: Occorre presentare un’istanza scritta alla Prefettura della propria provincia di residenza o dove si trova l’atto di nascita. L’istanza deve essere presentata con una marca da bollo da 16 euro, mentre per i casi in cui il cognome è ridicolo o vergognoso l’istanza può essere presentata gratuitamente.
- Valutazione Prefettizia: La Prefettura valuterà la richiesta. Se comunica che vi sono motivazioni ostative (articolo 89 del D.P.R. 396/2000), l'istanza verrà rigettata. Se, invece, la Prefettura comunica che l’istanza è presa in considerazione, emetterà un decreto che autorizza le affissioni.
- Affissione all'Albo Pretorio: Si dovrà chiedere al comune di nascita e di residenza l’affissione del sunto della domanda nell’albo pretorio per 30 giorni consecutivi. Questo passaggio serve a dare pubblicità alla richiesta, consentendo a eventuali controinteressati di presentare opposizioni.
- Decreto Conclusivo: Trascorso il periodo di affissione senza opposizioni, la Prefettura emetterà il decreto conclusivo che concederà il doppio cognome (a questo decreto dovrà essere attaccata un’altra marca da bollo da 16 euro e consentirà di rendere valido il decreto).
- Annotazioni Anagrafiche: Il comune di residenza farà l’annotazione del cambio del cognome nell’atto di nascita, nell’atto di matrimonio (se si è sposati) e negli atti di coloro che ne hanno derivato il cognome (se si hanno figli minorenni; per i maggiorenni, essi hanno libertà di scelta di modificare anche loro il cognome come quello del padre o di lasciarlo invariato).
Questioni Specifiche: Porzioni di Cognome e Impatto su Documenti
È possibile aggiungere solo una parte del cognome materno? Se il cognome materno si vuole aggiungere al momento della nascita, il cognome materno deve essere aggiunto per intero (ad esempio, il neonato dovrà avere il cognome Verdi Rossi, in quanto non è possibile aggiungere solo la parola Verdi o solo la parola Rossi). Similmente, si può dividere il proprio cognome e farne uno doppio? In questi casi è necessario presentare un’istanza alla Prefettura con una particolare motivazione sui vantaggi pratici del cognome diviso e avvalorare l’istanza con particolari documenti probatori e dichiarazioni testimoniali. Oltre il 95% delle istanze alla Prefettura è però rigettata perché l’istanza non è motivata adeguatamente sul piano fattuale e soprattutto giuridico.
Il codice fiscale è generato in base a un algoritmo. Ad esempio, le prime tre lettere del codice fiscale sono prese dalle consonanti del cognome o dei cognomi nel loro ordine (ad esempio per il cognome Renga → RNG). Se invece le consonanti sono insufficienti, allora verranno prese anche le vocali nel loro ordine e dopo le consonanti (per esempio per il cognome Rosi → RSO). Per i cognomi con meno di tre lettere, la parte di codice viene completata aggiungendo la lettera X (per esempio per il cognome Fo → FOX). In seguito a un cambio di cognome, sarà l’Agenzia delle Entrate a generare un nuovo codice fiscale e ad aggiornare l’anagrafica nazionale in modo automatico. In poche parole, dal giorno successivo al cambio nome/cognome si avrà un nuovo codice fiscale registrato in tutti gli uffici pubblici. Facoltativamente, si potranno aggiornare i titoli di studio (diploma, laurea, ecc.), mentre non si sarà obbligati ad aggiornare gli atti di proprietà, i contratti di affitto, ecc.
Particolarità: Cognomi di Figli Adottati e Sentenze Straniere
La questione dell'attribuzione del cognome si complica ulteriormente in presenza di adozioni, specialmente internazionali, dove entrano in gioco normative di paesi diversi.
Figli Adottati e la Legge Italiana
I bambini adottati sono, per la coppia che li accoglie, figli legittimi a tutti gli effetti, al pari di quelli biologici. Tuttavia, per gli adottati occorre tenere presente che essi arrivano in Italia con un provvedimento straniero in cui è già indicato il cognome italiano (a seconda dei Paesi: o il solo cognome paterno - come avviene per esempio in Cina e Russia -, o di entrambi i genitori, come previsto nei Paesi sudamericani) e il giudice italiano all’atto del riconoscimento dell’adozione deve riportare i dati indicati nel provvedimento. Quindi, storicamente, i genitori adottivi non hanno avuto scelta nel cognome, a differenza dei genitori biologici che potranno indicare il cognome prescelto. Occorre vedere come la legge definirà questa situazione e se lo farà, per armonizzare le nuove indicazioni della Corte Costituzionale con le specificità delle adozioni. La sentenza della Corte Costituzionale del 2022, dichiarando l'illegittimità dell'attribuzione automatica del cognome paterno anche per i figli adottivi, ha aperto nuove prospettive anche per questa categoria, ma è necessaria una legislazione che ne chiarisca l'applicazione pratica.
Cognomi Stranieri e il Riconoscimento in Italia
Nei Paesi di cultura spagnola (e quindi anche nei Paesi dell’America Latina, come la Colombia, il Cile, il Perù) il figlio porta un doppio cognome, composto dal cognome del padre e dal cognome della madre. Conseguentemente, le sentenze di adozione pronunciate in quei Paesi assegnano al bambino adottato il doppio cognome, formato dal cognome del padre adottivo seguito da quello della madre adottiva.
Al momento della trascrizione in Italia, tuttavia, il cognome imposto dalla sentenza straniera doveva essere corretto eliminando il cognome della madre. Ciò derivava dall'applicazione dell'articolo 98, comma 2, del D.P.R. numero 396 del 3 novembre 2000 (“Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile”), il quale dispone che l'Ufficiale dello stato civile, allorquando riceve, per la trascrizione, un atto di nascita relativo ad un cittadino italiano nato all'estero da genitori legittimamente uniti in matrimonio, ovvero relativo a cittadino italiano riconosciuto come figlio naturale, al quale sia stato imposto un cognome diverso da quello spettante per la legge italiana, lo corregge mediante annotazione. Infatti, secondo il vigente sistema normativo italiano il figlio legittimo portava il cognome del padre.
Questa prassi, tuttavia, è stata fortemente messa in discussione dalla sentenza della Corte Costituzionale del 2022, che ora dovrebbe consentire il mantenimento del doppio cognome anche in Italia, purché corrispondente alla volontà dei genitori e ai principi di parità. La necessità di un adeguamento legislativo è evidente per superare queste discordanze e garantire coerenza tra la giurisprudenza costituzionale e le procedure amministrative di trascrizione.