Jackson Pollock: Vita, Nascita e L'Evoluzione di un'Icona dell'Action Painting

Artista molto influente anche al di fuori del genere espressionistico, Jackson Pollock è una figura centrale nell'arte del XX secolo, noto per aver rivoluzionato la pittura con il suo stile unico e inconfondibile. Sebbene il grande successo pubblico lo abbia reso celebre, egli non fu sempre apprezzato dai critici. Considerato con A. Gorky e W. de Kooning fra i maggiori artisti dell'arte contemporanea negli USA, Pollock è uno degli artisti moderni più riconoscibili, anche dai meno esperti di arte: quando si parla di lui la mente immagina macchie di colore sgargiante e disegni (solo apparentemente) caotici. L'artista fu uno dei principali esponenti dell'action painting, letteralmente pittura in movimento, un movimento artistico americano nato dopo la seconda guerra mondiale e chiamato anche espressionismo astratto, in cui la tecnica più utilizzata fu quella del dripping. Ancora oggi, a sessantacinque anni dalla sua scomparsa, Pollock è uno degli artisti più amati e imitati del panorama moderno. La sua figura divenne presto un mito, alimentato dai tratti caratteristici emblematici: la ribellione, la dipendenza dall'alcool, l'attrazione per le filosofie orientali e la psicologia junghiana, la contiguità con le ricerche musicali più avanzate (John Cage), l'improvvisazione e la creatività immediata su un tema iniziale (tipica in quegli anni anche del Jazz e del Be bop), la ricerca di libertà nei confronti della forma (che sarà in seguito carattere peculiare degli happening), perfino la drammatica fine. Jackson Pollock, genio e sregolatezza: l’artista statunitense era una figura controversa già durante la sua vita. Alcuni celebravano i suoi straordinari dipinti, realizzati con la tecnica del dripping, e lo consideravano un genio. Per altri, invece, la sua arte era troppo ribelle, e molti non riuscivano a dimenticare i suoi eccessi, l’alcool e la violenza, soprattutto nei confronti delle donne. Il suo più grande critico, però, era forse proprio lui, perché la fama e il successo economico arrivarono solo pochi anni prima della sua morte accidentale, di cui fu tragicamente responsabile.

Infanzia e Giovinezza: Le Radici di un Carattere Ribelle

Paul Jackson Pollock nacque il 28 gennaio 1912 a Cody, Wyoming, da LeRoy Pollock e Stella May McClure. Era il più giovane di cinque fratelli, proveniente da una famiglia di agricoltori dalle origini modeste. La vita quotidiana della famiglia era segnata da regolari cambi di residenza, trascorrendo l'infanzia tra Arizona e California. Fin da adolescente, Jackson Pollock mostrò un carattere ribelle e anticonformista, tanto che fu espulso per indisciplina sia dalla High School di Reverside che dalla Manual Arts High School di Los Angeles. Suo padre lasciò la famiglia quando Jackson aveva solo otto anni, e il fratello maggiore Charles cercò di assumere il ruolo di capofamiglia come meglio poteva.

Già in giovane età, Pollock ebbe modo di entrare a contatto con i nativi americani mentre accompagnava il padre a effettuare i rilevamenti. Questa esperienza segnò profondamente la sua visione artistica. Si potrebbe dire che Jackson Pollock, l’uomo prima dell’artista, fu plasmato dalle sue prime esperienze.

La Formazione Artistica e le Prime Influenze a New York

Nel 1929, raggiungendo il fratello Charles, Jackson si trasferì a New York. Qui, entrambi diventarono allievi del pittore Thomas Hart Benton alla Art Students League, che fu uno dei maggiori esponenti del realismo americano. A New York, Jackson Pollock rimase stabilmente dal 1935, quando entrò nel WPA, Federal Art Project, un progetto promosso dal Governo Usa per sostenere gli artisti rimasti senza lavoro durante la depressione economica, alla divisione Murales. Charles, di dieci anni più grande, incoraggiò il fratello minore a iscriversi all’Art Students League e gli fece vedere i murales dei pittori José Clemente Orozco e Diego Rivera, artisti che influenzarono in modo evidente i primi lavori di Pollock.

Durante il periodo trascorso all’Art Students League, Pollock fu fortemente influenzato dall’arte di Benton. All’epoca, Benton era considerato uno degli importanti rappresentanti del movimento artistico del Regionalismo, una corrente in controtendenza rispetto alle avanguardie europee, al Surrealismo e all’arte astratta, che si concentrava sulla rappresentazione della classe operaia americana e della sua vita nelle regioni rurali dell’Ovest del Paese nel modo più realistico e naturalistico possibile. Quando Benton lasciò la città e l’associazione nel 1935, Jackson Pollock aveva già completato la sua formazione, ma non riusciva ancora a vivere della sua arte. Nei primi anni '30, Pollock conobbe e apprezzò la pittura sociale realista messicana.

La scoperta di Picasso, insieme alla grande mostra del Surrealismo europeo, allestita a New York nel 1936, gli permise di rompere definitivamente con le "provinciali" influenze americane. In questa fase si evidenzia l’assimilazione del linguaggio delle avanguardie europee (Surrealismo, Cubismo e Picasso) animata da quella che diventerà la componente forte della sua pittura: la carica segnica e gestuale. Nelle opere anteriori al 1947, si avverte l'influenza di Pablo Picasso e del Surrealismo; nei primi anni '40, partecipò a diverse mostre di arte surrealista e astratta, tra cui Natural, Insane, Surrealist Art, alla galleria Art of This Century nel 1943, e Abstract and Surrealist Art in America, allestita da Sidney Janis alla Mortimer Brandt Gallery di New York nel 1944. Le esperienze di Mirò, Gorky e quelle contemporanee di De Kooning contribuirono ad accrescere il suo interesse per il segno e l’automatismo, come espressione immediata e diretta del proprio sentire. All’inizio degli anni Quaranta si possono individuare nel suo lavoro alcune influenze di pittori europei come Pablo Picasso o Joan Miró. Pollock si ispirò alle libere sfumature di colore di quest’ultimo e allo stile cubista e surrealista del pittore catalano.

Ritratto di Jackson Pollock giovane

Nel 1935, Pollock ottenne un lavoro presso il Federal Arts Project, un progetto di aiuto governativo che sosteneva artisti artigiani durante la Grande Depressione. Qui incontrò, tra gli altri, l’artista messicano specializzato in murales David Alfaro Siqueiros, con il quale lavorò a dipinti antifascisti. Pollock era stato introdotto all'uso del colore puro nel 1936, durante un seminario sperimentale tenuto a New York da Siqueiros. E da lui imparò a usare le pistole a spruzzo e altre tecniche non convenzionali come il dripping o versare vernice liquida. Aveva quindi usato la tecnica di versare il colore sulla tela, una tra le diverse tecniche impiegate in quel periodo, per realizzare all'inizio degli anni quaranta quadri come Male and Female e Composition with Pouring I.

Il Matrimonio con Lee Krasner e la Nascita del Drip Painting

Nel 1942, l’opera di Pollock Birth venne notata dall’artista e collagista Lee Krasner in occasione di una mostra. I due si conobbero e, dopo pochi mesi, andarono a vivere insieme in un appartamento. Il sodalizio con lei giocò un ruolo importantissimo nel suo percorso artistico e umano. L’intensa relazione emotiva, ma anche artistica, stimolò la produttività di Pollock, che realizzò il suo celebre dipinto Male and Female durante i primi anni di convivenza.

Nell'ottobre del 1945, Pollock sposò una nota pittrice statunitense, Lee Krasner, e il mese successivo si trasferirono in quello che è ora conosciuto come il Pollock-Krasner House di Springs, Long Island. Peggy Guggenheim prestò loro la somma necessaria per pagare l'anticipo di una casa in legno con annesso un fienile, che Pollock trasformò in un laboratorio. Dopo il matrimonio nel 1945, i coniugi Pollock e Krasner si trasferirono a Springs, nella parte meridionale di Long Island. Con il sostegno della gallerista Peggy Guggenheim, con la quale Pollock aveva già stretto un rapporto d’affari da circa due anni, acquistarono un fienile in legno di 21 metri quadrati, che utilizzarono come casa e studio e nel quale Pollock sviluppò la sua famosa tecnica del dripping. Lee Krasner non solo sostenne il marito e gli fece da manager, ma cercò anche di guarirlo dalla sua dipendenza dall’alcol.

Jackson Pollock e Lee Krasner nella loro casa a Springs

Sempre nel luglio 1943, Pollock firmò con Peggy Guggenheim un contratto che durò fino al 1947. Peggy Guggenheim fu fondamentale per il successo di Pollock pittore, offrendogli un contratto per dedicarsi totalmente alla pittura insieme alla sua prima personale nella galleria-museo Art of This Century a New York.

L'Action Painting: Una Rivoluzione del Gesto

Dopo essersi trasferito a Springs, Jackson Pollock iniziò a dipingere stendendo le tele sul pavimento del suo studio e sviluppando quella che venne in seguito definita la tecnica del dripping (in italiano sgocciolatura). Questa tecnica, nota anche come "drip painting", si diffuse tra gli anni quaranta e sessanta del Novecento ed è un modo di dipingere in cui il colore viene fatto sgocciolare (to drip, in inglese) spontaneamente, lanciato o macchiato sulle tele. Per applicare il colore si serviva di pennelli induriti, bastoncini o anche siringhe da cucina. Operando in questo modo, si distaccò completamente dall'arte figurativa e andò contro la tradizione di usare pennello e cavalletto, decidendo inoltre di non servirsi per il gesto artistico della sola mano; per dipingere usava tutto il suo corpo.

Jackson Pollock, colui che ha tolto la tela dal cavalletto, ha di conseguenza moltiplicato i punti di osservazione e di intervento dell’artista. Lo scardinamento del privilegio del vertice dello sguardo rappresentativo dell’autore ha implicato innanzitutto l’emancipazione dell’opera da ogni vincolo trascendente: l’opera non ha più alcun centro, ma si costituisce unicamente come trama. La tecnica del dripping è stata attribuita come invenzione di Pollock ed è diventata una delle massime espressioni dell'action painting. Pollock stesso ha dichiarato di aver rotto definitivamente la tradizione di utilizzare pennello e cavalletto, lui preferiva pitturare con tutto il corpo. Pollock compiva l'opera con procedimenti automatici, gesti incondizionati e spontanei, come i surrealisti. I suoi lavori non nascevano come "arte studiata" ma si affidavano in parte anche al caso, dipingendo in modo impulsivo e istintivo. L'opera che ne risulta enfatizza l'atto fisico della pittura stessa.

Pollock descriveva così il suo approccio: «Il mio dipinto non scaturisce dal cavalletto. Preferisco fissare la tela non allungata sul muro duro o sul pavimento. Ho bisogno della resistenza di una superficie dura. Sul pavimento sono più a mio agio. Mi sento più vicino, più parte del dipinto, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorare dai quattro lati ed essere letteralmente "nel" dipinto». Aggiungendo: «Continuo ad allontanarmi sempre di più dai soliti strumenti del pittore come cavalletto, tavolozza, pennelli, ecc.». E ancora: «Quando sono "nel" mio dipinto, non sono cosciente di ciò che sto facendo. È solo dopo una sorta di fase del "familiarizzare" che vedo ciò a cui mi dedicavo. Non ho alcuna paura di fare cambiamenti, di distruggere l'immagine, ecc., perché il dipinto ha una vita propria. Io provo a farla trapelare. È solo quando perdo il contatto con il dipinto che il risultato è un disastro». Il grande momento arrivò quando fu deciso di dipingere "solo per dipingere". Come lui stesso affermò: «Quello che doveva andare sulla tela non era un'immagine, ma un evento».

Il processo creativo del pittore Pollock è stravagante, quasi un’opera d’arte a sé stante. Ogni tela veniva poggiata dall’artista sul pavimento e non sul cavalletto, in modo da avere più possibilità di movimento e di espressione. Per eseguire la tecnica nel miglior modo possibile e “per essere lui stesso, per così dire, parte del dipinto”, appoggiava le tele sul pavimento e ci versava sopra la pittura multicolore. Il suo modo ritmico di applicare pittura, da cui emergono schemi e strutture casuali, è nota anche come “action painting”. Chi ha avuto il privilegio di assistere alla creazione di una delle opere di Pollock ha affermato che mentre dipingeva era come in trance, tanto da dimenticare la presenza delle altre persone nella stanza. Pollock faceva gocciolare i colori dall’alto, muovendosi da un lato all’altro della tela e sembrava che danzasse attorno alla sua opera, prima con movimenti lenti e poi sempre più veloci, senza fermarsi finché non dichiarava il quadro completo.

jackson pollock dripping

Nel 1950, Hans Namuth, un giovane fotografo, si propose di realizzare un servizio che ritraeva Pollock mentre era all'opera. Il pittore gli promise che avrebbe iniziato un nuovo dipinto appositamente per il servizio, ma quando Namuth arrivò al laboratorio Pollock gli andò incontro scusandosi e dicendogli che il quadro era già finito. Namuth raccontò: «Una sgocciolante tela bagnata ricopriva l'intero pavimento… Vi era totale silenzio… Pollock guardò il dipinto. Poi, inaspettatamente, raccolse barattolo e pennello e iniziò a muoversi attorno al quadro. Era come se si fosse improvvisamente reso conto che il quadro non era ancora finito. I suoi movimenti, dapprima lenti, diventarono via via più veloci e più simili a una danza mentre scagliava pittura colorata di bianco, nero e ruggine sulla tela. Si dimenticò completamente che Lee e io eravamo lì; sembrava non sentire il click dell'otturatore della camera fotografica… Il mio servizio fotografico continuò per tutto il tempo in cui dipinse, forse una mezz'ora. In tutto quel tempo Pollock non si fermò. Come può una persona mantenere questo livello di attività?».

Influenze Culturali e Scientificità Nascosta

Nell'opera di Jackson Pollock è molto evidente l'influenza dell'arte dei nativi americani. Pollock iniziò a essere influenzato dalla cultura nativa sin dalla giovinezza trascorsa in Arizona, dove entrò in contatto con la loro tradizione culturale orale, le loro cerimonie e i loro miti. Tutto questo lo spinse, nel 1941, a visitare la mostra Indian Art and the United States al Museo di Arte moderna. Qui vide la loro tecnica della "pittura con la sabbia" e tornò varie volte per assistere alle dimostrazioni pratiche che lì si tenevano. Negli anni quaranta, Pollock aveva assistito a delle dimostrazioni di sand painting ("pittura con la sabbia") da parte di nativi americani. Pollock e gli artisti nativi operano con modalità molto simili; Pollock trae le proprie immagini direttamente dall'inconscio, così come i nativi le traggono dal "mondo degli spiriti"; si serve di un'estetica primitivista, diventa "parte" del dipinto, similmente ai pittori con la sabbia nativi e mostra di tendere verso temi pittorici universali. Anche il dripping ricorda molto le tecniche della pittura con la sabbia dei nativi americani, che gli sciamani praticavano durante uno stato di trance.

Anche i muralisti messicani e la pittura automatica dei surrealisti ebbero una certa influenza sulla sua arte. Questo modo di procedere era anche paragonabile al surrealismo automatico, una tecnica con cui i dipinti vengono creati "automaticamente". Pollock conosceva bene anche altre discipline molto "alla moda", come la psicoanalisi e il primitivismo che rappresentò un altro punto di contatto con l'arte nativo-americana. Durante il periodo in cui era in cura da Joseph Henderson, uno psicanalista junghiano, come terapia contro l'alcolismo, creò molti "disegni psicanalitici". Utilizzava poi questi disegni per discutere con i medici del proprio stato mentale. Si potrebbe dire che anche l'origine dei disegni - l'inconscio/subconscio - fosse in effetti simile a quella degli artisti nativi, che operavano in uno stato di allucinazione causato dall'uso di droghe come il cactus di San Pedro che favoriva il loro viaggio nel "mondo degli spiriti". Si tratta di uno stato mentale in cui le vivide allucinazioni si combinano tra loro per comporre immagini di tipo sia astratto sia figurativo.

All’apparenza il risultato finale delle opere di Pollock può sembrare frutto del caso, ma non è così: i quadri di Pollock possono essere definiti infatti opera della fisica e della matematica. Pollock negava l'esistenza del "caso"; generalmente aveva un'idea precisa dell'aspetto che una particolare opera avrebbe dovuto avere e per ottenerlo si serviva del suo corpo, su cui aveva il controllo, unito al viscoso scorrere del colore, alla forza di gravità e al modo in cui la tela assorbiva il colore. Si trattava dell'unione del controllabile e dell'incontrollabile. Pollock faceva gocciolare il colore con una velocità e una distanza tali da evitare la creazione di ellissi e strutture arricciate, utilizzando - probabilmente in modo involontario - le leggi della meccanica dei fluidi. Un altro aspetto estremamente affascinante della tecnica pittorica usata da Pollock fu scoperto negli anni Novanta, quando si notò che nelle trame dei dipinti era presente la geometria dei frattali collegata alla successione aurea di Fibonacci (che all’epoca in cui Pollock dipinse i suoi quadri non era ancora conosciuta). Gli studi di Taylor, Micolich e Jonas hanno analizzato la natura della tecnica di Pollock, scoprendo che alcune opere presentano le stesse caratteristiche dei frattali e che assomigliano sempre più a frattali con il passare del tempo e con il progredire della sua carriera. Non sappiamo se Pollock fosse consapevole della scientificità delle sue tecniche, sappiamo però che più volte l’autore dichiarò di “negare la casualità”.

Le Opere Emblematiche e il Riconoscimento

I quadri più famosi di Pollock sono quelli realizzati nel periodo del "dripping" tra il 1947 e il 1950. Diventò molto noto in seguito alla pubblicazione di un servizio di quattro pagine della rivista Life dell'8 agosto 1949 che si chiedeva: «È il più grande pittore vivente degli Stati Uniti?». Clement Greenberg apprezzò l'opera di Pollock sul piano formale, in quanto si adattava bene alla sua visione della storia dell'arte interpretata come una progressiva purificazione delle forme unita all'eliminazione del contenuto storico. Negli ultimi dipinti di questo periodo, per cui il critico Greenberg inventò il termine di "Action painting", si aggiunsero spesso sabbia, ciottoli, filo metallico, pezzi di vetro. La prima retrospettiva su Pollock venne allestita nel 1952 al Bennington College, a cura di Clement Greenberg. Nel 1952 ebbe luogo la prima personale a Parigi, allo Studio Paul Facchetti.

Tra le opere più conosciute e ammirate dell'artista, troviamo opere come Lavender Mist Number 1, Mural, La Lupa e Number 27, considerato dalla critica un vero e proprio capolavoro dell’espressionismo astratto. Una menzione d’onore va a Numero 17A, la prima opera in cui troviamo la tecnica del dripping. Un altro lavoro celebre di Pollock è She Wolf (La Lupa), dipinto realizzato nel 1943. L’opera, più piccola delle precedenti (106.4 x 170.2 cm), riflette l’interesse di quegli anni verso temi e soggetti mitologici e primitivi. Il soggetto rappresentato è appunto una lupa, animale protagonista di miti e leggende in varie culture. La lupa è realizzata con pesanti linee bianche e nere e il suo corpo è pieno di segni calligrafici, macchie e linee spesse.

Opere famose di Jackson Pollock

I suoi lavori successivi al 1951 si presentano con un colore più scuro, spesso usando soltanto il nero, e iniziano a reintrodurre elementi di tipo figurativo. Dal 1950 al 1952, Pollock raggiunse risultati di intensità quasi delirante che tradussero le sue tensioni interne in quadri esclusivamente bianchi e neri (come Numero 32 del 1950 e Eco. Numero 25 del 1951). Negli ultimi anni riprese poi il suo stile fatto di frenetiche forme circolari di colore in stratificazioni materiche sempre più intense. Nell’immagine che risulta non vi è centro né direzione di osservazione: è pittura "all over" (a tutto campo). Pali blu di Pollock è senza dubbio una delle opere più famose e ammirate dell’artista. Simbolo degli sforzi dell’uomo di farsi strada nel caos della vita, Pali Blu è il quadro più rappresentativo dei suoi temi. Un’altra opera importante di Pollock è Convergence, un dipinto di enormi dimensioni (237,5 x 393,7 cm) realizzata nel 1952, al culmine della sua carriera e della sua espressività artistica. Eseguito con la sua cifra stilistica, anche Convergence è la restituzione di ciò che l’artista sentiva e che voleva esprimere. Il dipinto The Deep del 1953, che oggi si trova al Centre Pompidou di Parigi, mostra molto chiaramente questa evoluzione. È considerata l’ultima opera dell’artista.

Pollock partecipò a diverse collettive, tra cui quelle annuali al Whitney Museum of American Art di New York a partire dal 1946, e alla Biennale di Venezia nel 1950. Nello stesso anno, firmò la protesta degli Irascibili ed espose tre opere alla XXV Biennale di Venezia e Peggy Guggenheim organizzò contemporaneamente per lui, in città, una mostra al Museo Correr.

Parlando di costi, il prezzo di un Pollock è variabile. Il celebre Numero 5 (1948) è stato venduto nel 2006 per 140 milioni di dollari (e quell’anno batté il record di quadro più costoso al mondo). Numero 17A è attualmente il quinto quadro più costoso al mondo, con un valore di 200 milioni di dollari. Esistono anche opere meno costose di Pollock, ma che hanno una storia assolutamente singolare: nel 2017 ad esempio, il quadro Untitled Gouache è stato rinvenuto nel garage di un anziano e si stima valga tra i 9 e i 13 milioni di euro. È in corso un dibattito per stabilire se ventiquattro tra dipinti e disegni ritrovati nel 2003 in un armadio a Wainscott, New York, siano effettivamente opera di Pollock. Alcuni fisici si sono chiesti se l'analisi dei frattali sia utilizzabile per autenticare le opere. L'analisi dei colori usati evidenzia che alcuni di essi non erano ancora stati brevettati all'epoca della morte di Pollock, anche se potrebbe esserseli procurati ugualmente da qualche commerciante.

L'opera Connoisseur del pittore Norman Rockwell sembra un commento allo stile di Pollock. Il dipinto rappresenta un uomo elegantemente vestito in piedi di fronte a uno dei quadri di Pollock composti da spruzzi di colore. Esposizioni delle opere di Pollock dopo la morte dell'artista furono patrocinate dal Congress for Cultural Freedom, un'organizzazione che promuoveva la cultura e i valori statunitensi appoggiata dalla CIA.

La Lotta Contro l'Alcolismo e la Tragica Fine

La vita di Jackson Pollock fu turbolenta e travagliata, fatta di eccessi e abuso di alcool e farmaci dovuti alle precarie condizioni psicologiche del pittore. Già alla fine degli Anni Trenta, Pollock soffriva di alcolismo e, dal 1938 al 1942, si sottopose a sedute di psicoterapia junghiana. Afflitto da sempre dall’alcool, contro il quale ha anche molto combattuto con alterne fortune, ricominciò a bere oltre misura e dal 1954 rallentò la sua attività. Nonostante molte interpretazioni favoleggianti sulle potenzialità creative dovute all’alcolismo, in realtà è stato dimostrato come il biennio più proficuo di Pollock abbia coinciso con il suo più lungo periodo di astinenza dagli alcolici. È stato il momento in cui Pollock ha inventato l’action painting, ma la ricaduta è arrivata puntuale nel periodo di massimo successo dell’artista. Anche se Jackson Pollock si sottopose ripetutamente a trattamenti di disintossicazione a partire dal 1942, non riuscì mai a fare a meno dell’alcol nonostante l'aiuto della moglie Lee Krasner. L’unica terapia che ebbe successo, anche se temporaneo, fu quella del dottor Joseph Henderson, che aiutò il giovane Pollock a esprimere con la pittura i ricordi e i traumi dell'infanzia, tanto che da quel momento in poi l’arte divenne l’unica cura per la sua depressione.

La morte del suo medico di lunga data, il dottor Heller, nel 1950, lasciò Pollock ancora una volta in uno stato di profonda crisi, anche se le sue mostre, nello stesso periodo, erano accolte con molto favore. Dopo i vari attacchi di cuore della madre nel 1955, Pollock, ormai molto conosciuto in città, entrò nuovamente in terapia, ma senza successo. L’artista poco dopo smise di dipingere, e anche la sua vita privata risentì della sua dipendenza e della sua lunga depressione, tanto da far naufragare il matrimonio con Lee Krasner, che iniziò una nuova vita senza Pollock in Europa. Nel 1956, il rapporto con la moglie si deteriorò a causa dell’alcolismo e delle infedeltà.

All'età di 44 anni, dopo aver lottato con l'alcolismo per tutta la vita, la carriera di Pollock fu improvvisamente interrotta l'11 agosto 1956, quando morì in un incidente stradale, causato dal suo stato di ebbrezza, avvenuto a meno di due chilometri di distanza dalla sua casa di Springs. Con lui viaggiavano due donne: la sua amante, Ruth Kligman, ristabilitasi dopo essere rimasta seriamente ferita nell'incidente, e un'amica di lei, Edith Metzger, morta invece come Pollock nell'incidente. Jackson Pollock morì a causa di un incidente d’auto a soli 44 anni. Una ricaduta fatale che si concluse con la morte del pittore in un incidente stradale.

L'Eredità Duratura di Jackson Pollock

Dopo la sua morte, la moglie Lee Krasner amministrò il suo lascito artistico, facendo in modo che la sua fama e la sua reputazione rimanessero intatte, a dispetto del rapido succedersi delle mode e dei movimenti nel mondo dell'arte contemporanea. Successivamente, nel 1956, ne venne organizzata una commemorativa al MoMa di New York. Attualmente la Pollock-Krasner House è di proprietà della Stony Brook Foundation, una filiale no-profit della Stony Brook University.

La Pollock-Krasner House a Springs

Ad oggi, Pollock è uno degli artisti più apprezzati e imitati della storia dell’arte. Il pittore Jackson Pollock e i suoi omaggi sono presenti in film, moda e design. Nel 2000 è stato girato un film biografico sulla vita dell'artista intitolato Pollock. La realizzazione del film è stata ideata da Ed Harris, che ha interpretato il ruolo di Pollock e ha diretto la pellicola. Grazie alla sua interpretazione di Lee Krasner, Marcia Gay Harden ha vinto il premio Oscar alla miglior attrice non protagonista. Anche Ed Harris ha ricevuto nell'occasione una nomination all'Oscar al miglior attore. Oltre al cinema, le opere di Pollock sono spesso ricordate anche nel mondo della moda, con capsule collection di t-shirt e sneakers celebrative dei quadri più famosi del pittore. Anche nel mondo del design Pollock e le sue opere sono stati spesso imitati e omaggiati, come nel caso di Ceramica Fondovalle e i suoi pavimenti e rivestimenti dedicati a Pollock.

L'esempio di Jackson Pollock indica come la dimensione della creazione artistica implichi il costeggiamento di un vuoto; la creazione implica sempre taglio e discontinuità. Il rigore estetico di Jackson Pollock consisteva precisamente nel non voler abbandonare la pittura, ma nell’operarne una sovversione interna, nel condurre la pittura stessa al suo limite. La sua è stata una ricerca struggente, piena di disperazione ed incertezza, sfociata in una drammatica dipendenza dall’alcol. Jackson Pollock è stato un artista rivoluzionario, che ha saputo sfidare i comuni limiti pittorici, per regalare uno sguardo più profondo al di là della tela. Per la loro libertà di espressione e creatività, l’action painting e le tecniche di Pollock sono perfette per essere insegnate anche ai bambini e avvicinarli al mondo dell’arte.

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