L'infiammazione intestinale, spesso manifestata attraverso condizioni come la sindrome del colon irritabile (IBS) o le malattie infiammatorie intestinali (IBD), emerge come un fattore silenzioso ma significativo che può influenzare profondamente la fertilità femminile e il successo dei trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), inclusa la Fecondazione In Vitro (FIVET). Molti studi scientifici indicano come la qualità dell'alimentazione influenzi la fertilità della donna. Il sovrappeso o, al contrario, un'eccessiva magrezza possono determinare difficoltà di concepimento o un'abortività ricorrente, e ridurre il tasso di successo della fecondazione in vitro.
L'Inflammaging: L'Infiammazione Cronica come Nemico della Fertilità
Quando si parla di fertilità, si pensa subito all'età biologica o alla qualità dei gameti, ma esiste un attore silenzioso che può sabotare il potenziale riproduttivo molto prima di quanto immaginiamo: l'infiammazione cronica di basso grado, nota anche come inflammaging. Questa condizione, alimentata da abitudini alimentari scorrette, stress ossidativo e squilibri del microbiota, crea un ambiente ostile sia per gli ovociti, sia per l'impianto dell'embrione. Comprendere come irritazioni lievi ma persistenti influenzino l'apparato riproduttivo femminile e maschile, e come l'alimentazione mirata possa ridurre tale rischio, è il primo passo per preservare la fertilità naturale e favorire il successo della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). L'infiammazione è una risposta naturale del sistema immunitario. Quando però rimane accesa a livelli subclinici per mesi o anni, danneggia tessuti e processi vitali. Analisi del sangue - PCR ultrasensibile, ferritina e glicemia a digiuno - possono rilevare questa infiammazione silente.

Nei tessuti ovarici, l'infiammazione costante compromette la maturazione degli ovociti, riduce la qualità degli embrioni e modifica l'attività dei geni che regolano l'impianto dell'embrione. Nel maschio, aumenta la frammentazione del DNA spermatico e riduce la motilità. Oltre alla risposta immunitaria innata, un ruolo cruciale è svolto dalle comunità microbiche che abitano l'intestino e l'apparato riproduttivo. Disbiosi intestinali - caratterizzate da un calo di bifidobatteri e lattobacilli e da un eccesso di batteri proinfiammatori - lasciano entrare tossine batteriche nel sangue e aumentano molecole infiammatorie come IL6 e TNFα. Queste molecole raggiungono l'ovaio e l'endometrio, promuovendo stress ossidativo e riducendo la disponibilità di nutrienti antiossidanti. Il risultato? Ovuli con pochi mitocondri funzionanti portano a una fertilizzazione meno efficiente e a un rischio maggiore di aborti precoci.
Il Ruolo Cruciale del Microbiota Intestinale
Il microbiota intestinale, l'insieme di miliardi di microrganismi che popolano il nostro intestino, gioca un ruolo fondamentale nella salute generale e, di conseguenza, nella fertilità. Per anni, la valutazione del microbiota si è basata su coprocolture o tamponi, strumenti che fornivano solo informazioni parziali. Come spiega il Dr. Panteri: “Il test del microbiota intestinale, vaginale o endometriale ci offre una panoramica dettagliata e quantitativa delle diverse specie batteriche. Molte persone, di fronte a disturbi intestinali o ginecologici, acquistano probiotici “a caso”. Il Dr. Panteri ha chiarito: “I probiotici sono microrganismi vivi che devono arrivare vitali nell’intestino e hanno effetti positivi sulla salute. I prebiotici, invece, sono sostanze che nutrono i batteri benefici. La Dr.ssa Di Luzio ha aggiunto che l’uso indiscriminato può essere controproducente: “Utilizzare prodotti sbagliati o in quantità eccessive può portare a disregolazioni, anche sul tono dell’umore.
La dieta è uno dei mezzi più efficaci per modulare il microbiota. Il Dr. Panteri sottolinea però che non esiste una dieta valida per tutti: “Ogni persona ha la sua storia clinica e le sue sensibilità. Intolleranze al glutine, al lattosio o all’istamina richiedono strategie personalizzate. Il butirrato, prodotto dai batteri intestinali, è fondamentale per mantenere integra la barriera intestinale e ridurre l’infiammazione sistemica. La Dr.ssa Di Luzio lo descrive così: “Per il nostro intestino il butirrato è come una malta che va a riparare i danni della parete.
Sindrome del Colon Irritabile (IBS) e PMA: Esperienze Dirette
Molte donne che affrontano percorsi di PMA, come la FIVET, riportano un peggioramento dei sintomi legati alla sindrome del colon irritabile (IBS) durante le varie fasi del trattamento. L'immobilità prolungata, lo stress e i cambiamenti ormonali indotti dai protocolli di stimolazione ovarica possono esacerbare il gonfiore, le coliche, la diarrea o la stitichezza.
"Ciao ciccine,a parte che la cova è una tragedia: dovrei lavorare al computer e invece sto collegata a leggere tutti i topic di CUB!!!! Tanto x non pensarci, eh? Volevo chiedervi una cosa: c'è qualcuno di voi che soffre di colonpatia spastica, sindrome del colon irritabile e che nel post trasfer ha un accentuarsi della patologia notevole? Io sono snervata: ho l'intestino rigido e dolorante!!!!!" - questo è un esempio delle molteplici testimonianze presenti nei forum dedicati alla fertilità.
Alcune pazienti riferiscono di aver notato come l'immobilità faccia malissimo al colon irritabile. Dopo ogni transfer, alcune hanno sperimentato coliche gassose intense. Il medico ha suggerito di prendere il buscopan nella fase acuta, un antispastico che rilassa il colon contratto, e di considerare il carbone attivo per assorbire i gas intestinali e prevenire gli attacchi dolorosi.
Inoltre, emerge spesso la correlazione tra IBS e intolleranze alimentari, come quella al lattosio e/o al glutine. L'introduzione di questi alimenti può aumentare il rischio di attacchi dolorosi. Per questo motivo, il test per le intolleranze alimentari viene spesso raccomandato.
È importante non confondere i dolori dovuti a un "leggero" iperstimolo ovarico con quelli del colon. I dolori dell'iperstimolo sono associati a distensione addominale e pesantezza delle ovaie, mentre la colite è un'altra cosa. Alcune donne notano che, pur non avendo dolori alle ovaie, sperimentano coliche con diarrea.
L'endometriosi, una patologia infiammatoria cronica, può ulteriormente complicare la situazione, causando aderenze che peggiorano i sintomi del colon irritabile. In questi casi, il gonfiore delle ovaie stimolate può premere sul colon già irritabile, aggravando il disagio.

Malattie Infiammatorie Intestinali (IBD) e Fertilità
Le Malattie Infiammatorie Intestinali (IBD), come la colite ulcerosa (UC) e la malattia di Crohn (CD), rappresentano una sfida ancora maggiore per la fertilità. Queste condizioni croniche, caratterizzate da diarrea, dolore addominale e tenesmo, colpiscono principalmente i giovani in età riproduttiva, con un'età media alla diagnosi tra i 30 e i 35 anni.
La ridotta fertilità delle donne con IBD potrebbe essere parzialmente attribuita alla ridotta riserva ovarica. Le IBD danneggerebbero la riserva ovarica delle donne in età riproduttiva, con un'influenza più evidente nelle donne sopra i 30 anni. Altre possibili ragioni per la diminuzione del tasso di fertilità nelle donne con IBD includono la disfunzione sessuale, i cui tassi sono più alti nelle donne con IBD.
Sebbene la procreazione medicalmente assistita sia efficace anche per l'infertilità causata da disfunzione sessuale, è bene ricordare che i risultati degli studi suggeriscono che le donne con colite ulcerosa e malattia di Crohn che ricevono trattamenti di procreazione medicalmente assistita non possono aspettarsi lo stesso successo che caratterizza altre donne infertili. La malattia di Crohn attiva, in particolare, può compromettere la fertilità attraverso molteplici fattori come l'infiammazione delle tube di Falloppio e la riduzione della riserva ovarica.
Lo stadio di remissione di queste patologie si riferisce a quando l'intestino è in uno stato fisiologico e i sintomi addominali sono minori, mentre lo stadio attivo è caratterizzato da forma intestinale alterata, mucosa ulcerata e sintomi clinici gravi.
L'Approccio della Medicina di Precisione alla Fertilità
La medicina di precisione suggerisce di adattare interventi dietetici e integrativi al profilo individuale. Analisi dello spettro lipidico, status vitaminico, marcatori infiammatori e valutazione del microbiota permettono di individuare carenze specifiche e di ottimizzare i protocolli nutrizionali.
Negli uomini con danni al DNA spermatico, integrare zinco e selenio insieme ad antiossidanti può contribuire a ridurre la frammentazione. La nutrizione agisce in concerto con altre abitudini quotidiane. Dormire meno di sette ore per notte aumenta la produzione di cortisolo e IL1β, favorendo l’infiammazione. Al contrario, un riposo regolare sostiene la secrezione notturna di melatonina, ormone antiossidante che migliora la qualità degli ovociti. Tecniche di gestione dello stress come respirazione diaframmatica, meditazione mindfulness e yoga abbassano i livelli di adrenalina e limitano lo stress ossidativo sistemico. Anche l’esercizio moderato, come camminare a passo svelto trenta minuti al giorno, riduce la resistenza insulinica e promuove l’equilibrio ormonale.
Una corretta alimentazione è fondamentale non solo per la salute generale, ma anche per preservare la fertilità. L’alimentazione materna, se inadeguata (sia in eccesso che in difetto), può condizionare l’ambiente intrauterino, promuovendo infiammazione, stress ossidativo e invecchiamento cellulare. L’infiammazione cronica può accelerare il processo naturale di riduzione della riserva ovarica e peggiorare la qualità degli ovociti, con effetti sfavorevoli sia sul concepimento naturale che sui risultati delle tecniche di fecondazione assistita. L’inflammaging può favorire un declino accelerato delle funzioni ovariche e uterine, contribuendo anche alla disfunzione placentare e a un maggiore rischio di complicanze in gravidanza.
Sia il sovrappeso/obesità che il sottopeso rappresentano fattori di rischio per l’infertilità. Le donne in sovrappeso o obese hanno una maggiore difficoltà di concepimento e possono richiedere dosi più alte di farmaci per la stimolazione ovarica, con un rischio aumentato di fallimenti di impianto e aborto spontaneo. L’obesità agisce come un organo endocrino, alterando la produzione di citochine infiammatorie e promuovendo la resistenza insulinica, lo stress ossidativo e la disfunzione endoteliale. Anche il sottopeso può ostacolare la fertilità: disturbi alimentari come anoressia e bulimia comportano spesso cicli irregolari o assenti e una ridotta massa grassa, rendendo difficile l’ovulazione.
L’endometriosi è un esempio emblematico di come l’infiammazione cronica possa compromettere la fertilità: questa patologia, che colpisce il 10% delle donne in età riproduttiva, è associata a stress ossidativo, disfunzione ovarica e alterazioni del microambiente follicolare. Anche lo stress cronico e i fattori ambientali (fumo, sedentarietà, disruptori endocrini, inquinanti) favoriscono l’infiammazione e incidono negativamente sulla salute riproduttiva e sugli esiti della gravidanza. Ridurre l’infiammazione cronica lieve attraverso una alimentazione di tipo mediterraneo, integratori calibrati e stili di vita salutari è un investimento concreto sulla fertilità. Le prove scientifiche confermano che abbassare il carico infiammatorio migliora la qualità degli ovociti, accresce il numero di embrioni idonei al trasferimento e aumenta le probabilità di gravidanza a termine anche nei percorsi di fecondazione assistita più complessi.
COME L’INTESTINO FERMA L’INFIAMMAZIONE PRIMA CHE INIZI
Strategie Personalizzate per la Gestione dell'Infiammazione e della Fertilità
La gestione dell'infiammazione intestinale in pazienti che si sottopongono a trattamenti di PMA richiede un approccio altamente personalizzato. Non esiste una dieta valida per tutti, e le strategie terapeutiche devono essere adattate alla storia clinica individuale e alle specifiche sensibilità.
Per il nostro intestino il butirrato è come una malta che va a riparare i danni della parete. Non sono solo i probiotici o la dieta a fare la differenza. Come conclude il Dr. Panteri: “La salute riproduttiva risente tantissimo dell’equilibrio ormonale, nutrizionale e infiammatorio.
In molte occasioni, dietro esterilità sconosciuta, ci sono problemi di origine genetica, endometriosi, idrosalpinge nelle tube, ecc. Si, attraverso il test genetico degli embrioni TGE noto anche come DGP o PGS, ecc.
SU COSA VI BASATE PER LA SELEZIONE DEGLI EMBRIONI E PER IL LORO TRASFERIMENTO? In generale, prima del trasferimento viene scelto l’embrione di migliore “qualità” o il più bello. Succede che molti embrioni, anche se non classificati con un A in laboratorio, quando trasferiti e soprattutto se l’utero è ben adeguato e preparato ormonalmente, rivelano un’alta propensione al successo.
QUANDO DIAGNOSTICATE QUALCHE TIPO DI ENDOMETRIOSI, OFFRITE UNA CURA AL FINE DI TENTARE UN IMPIANTO DELL’ EMBRIONE? CHE TRATTAMENTO È? I trattamenti nella nostra clinica sono sempre personalizzati, soprattutto nel caso di donne con endometriosi. La strategia di stimolazione deve essere molto precisa perché, in alcuni casi, potrebbe aggravare la malattia.
È importante notare che l'esercizio fisico ci aiuta a livello psicologico, riducendo lo stress e l’ansia durante il trattamento, ma aiuta anche tutto il nostro corpo. Zero tabacco.
La gestione dell'infiammazione intestinale e il suo impatto sulla fertilità sono aree di crescente interesse nella ricerca medica. Un approccio integrato, che consideri sia gli aspetti medici che quelli nutrizionali e di stile di vita, è fondamentale per ottimizzare le possibilità di concepimento e di successo nei trattamenti di PMA.
ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo.
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