L'Evoluzione dell'Infermieristica Materno-Infantile: Dalle Origini alla Cura Centrata sulla Famiglia

L'infermieristica materno-infantile, oggi riconosciuta come una disciplina fondamentale e altamente specializzata, ha percorso un lungo cammino evolutivo, segnato da profonde trasformazioni sociali, mediche e culturali. Dalle prime forme di assistenza caritatevole in contesti di estrema vulnerabilità, alla nascita di istituzioni dedicate, fino all'attuale approccio olistico che pone la famiglia al centro della cura, questa branca dell'assistenza sanitaria riflette una crescente consapevolezza delle peculiarità e delle esigenze uniche del paziente in età evolutiva e del suo nucleo familiare. Questo percorso storico e concettuale non solo ha plasmato la professione infermieristica pediatrica, ma ha anche ridefinito l'intera percezione del bambino come individuo con diritti e bisogni specifici, distinto dall'adulto.

Le Radici Storiche dell'Assistenza Infantile: Un Contesto di Vulnerabilità Estrema

Per secoli, la condizione dell'infanzia, in particolare quella dei bambini più poveri e abbandonati, è stata segnata da una profonda vulnerabilità e da una quasi totale assenza di assistenza specialistica. Trovare bambini morti abbandonati per strada non era raro, un triste indicatore di una società in cui la Pediatria non era ancora riconosciuta come disciplina scientifica e assistenziale autonoma. L'assistenza era spesso sporadica e frammentata, priva di un approccio sistematico e compassionevole.

In questo scenario desolante, figure pionieristiche emersero per richiamare l'attenzione sull'infanzia negletta. Tra queste, Thomas Coram si distinse nel 1739: Coram era scandalizzato dal modo con cui i bambini venivano trattati dalla società e cercò di sensibilizzare l’opinione pubblica. Il suo impegno culminò nel 1741 con la fondazione dell'Ospedale dei Trovatelli a Londra, un'istituzione nata con l'intento di offrire rifugio e cura ai bambini abbandonati. Tuttavia, le condizioni erano spesso estreme: la mortalità era altissima, con solo il 30% dei bambini ospitati negli spedali per trovatelli che raggiungeva l’età adulta. Questo era dovuto a epidemie, all'ignoranza sulla trasmissione delle malattie e alla triste realtà che queste strutture fungevano spesso da vere e proprie “discariche” di bambini terminali, dove i bambini morenti vi venivano portati per risparmiare le spese del funerale e seppellimento.

Parallelamente, iniziò a farsi strada la necessità di una conoscenza più approfondita sulle malattie infantili. George Armstrong, nel 1767, pubblicò il Primo testo di pediatria e puericultura, un'opera fondamentale che segnò un passo importante verso il riconoscimento della pediatria come campo di studio distinto. Armstrong fu anche un promotore dei Dispensari, un'alternativa innovativa agli spedali. In assenza di luoghi di cura dedicati ai bambini, l’unica possibilità di assistenza erano i dispensari. Promossi da George Armstrong a partire dal 1769, questi luoghi offrivano cure ambulatoriali, riflettendo la convinzione di Armstrong che il ricovero ospedaliero dovesse essere evitato, in quanto "se allontanate un bambino dai suoi genitori, lo ferirete nel cuore". Questi dispensari rappresentarono gli antesignani della pediatria di comunità, si diffusero molto in UK e svolsero un ruolo cruciale nello sviluppo della pediatria come disciplina, continuando ad esistere fino ai primi del ‘900, molti evolvendo in ospedali.

La Nascita degli Ospedali e dell'Infermieristica Pediatrica Specializzata

Il XIX secolo segnò una svolta decisiva con la creazione di ospedali specificamente dedicati ai bambini, riconoscendo finalmente le loro esigenze uniche. Un pioniere di questo movimento fu Charles West, fondatore dell’Hospital for Sick Children di Londra, inaugurato il 14 febbraio 1852 in Great Ormond Street. Questo ospedale, noto come GOSH, non era solo una struttura di cura, ma un modello innovativo. Era dotato di giocattoli, un giardino e una stanza giochi, elementi che oggi consideriamo essenziali ma che all'epoca rappresentavano una vera e propria rivoluzione nell'approccio al bambino malato.

I suoi tre obiettivi dichiarati erano chiari e lungimiranti: la cura dei bambini, lo sviluppo delle conoscenze pediatriche e la formazione di Infermiere dei bambini. Al GOSH, i dottori non erano presenti h24, il che conferiva un ruolo fondamentale alle Infermiere dei Bambini, che operavano con un grado notevole di autonomia e responsabilità. La prima formazione specifica per Infermiere dei Bambini fu istituita al GOSH nel 1853, precedendo di sette anni la prima scuola per Infermiere di F. Nightingale del 1860. Questo evidenzia la nascita di una figura professionale dedicata, con competenze e sensibilità specifiche per l'età evolutiva.

Charles West e il Great Ormond Street Hospital

Il successo e l'innovazione del GOSH stimolarono un vero e proprio movimento per l’istituzione di Ospedali per bambini a livello internazionale. Nacquero così importanti istituzioni come il Children’s Hospital of Philadelphia (Francis Lewis, 1855), il Royal Manchester Children’s Hospital (1855), l’Ospedale Infantile Burlo Garofolo a Trieste (1856), il Royal Hospital for Sick Children di Edinburgh (1860), il Birmingham Children’s Hospital (1862), il Boston Children’s Hospital (1869), l’Ospedale Bambino Gesù a Roma (1869) e l’Ospedale Meyer a Firenze (1891). Questi ospedali rappresentarono un punto di svolta, fornendo ambienti specialistici e un approccio più umano e scientifico alla cura dell'infanzia.

Un aspetto cruciale di questa nuova visione era l'importanza del gioco e dell’allegria per il bambino malato, con la raccomandazione che “le infermiere devono tenere allegri i bambini e giocare con loro”. Veniva riconosciuta anche l'importanza dell’igiene dei bambini, di riconoscere segni e sintomi, e di comprendere il linguaggio del bambino e le differenze del pianto e del comportamento. Il ruolo dell’infermiera nel mantenimento del microclima era essenziale, così come la necessità che le infermiere leggessero le disposizioni mediche e scrivessero appunti accurati sulle condizioni del bambino. Già allora, si riconoscevano le difficoltà emotive delle infermiere dei bambini, sottolineando la complessità del loro ruolo.

Il Contributo Contraddittorio di Florence Nightingale

Nonostante il progresso verso l'assistenza infermieristica specializzata per i bambini, è fondamentale analizzare anche il punto di vista di Florence Nightingale, figura emblematica della professione infermieristica. F. Nightingale e C. West ebbero una corrispondenza su aspetti dell’assistenza infermieristica al bambino, ma le loro visioni differivano significativamente su un punto cruciale. Nightingale era però contraria all’iniziativa di C. West e sostenne sempre che negli ospedali non ci dovessero essere reparti per bambini e che i bambini dovessero essere ricoverati in reparti per adulti, avendo per vicino di letto una donna.

Florence Nightingale: La signora con la lanterna e l'infermieristica moderna

Questa posizione era radicata nella convinzione, riassunta nella sua celebre frase, che "Children; they are affected by the same things as adults but much more quickly and seriously." Questa affermazione, seppur apparentemente benigna, ha contribuito a perpetuare il concetto del bambino come “adulto in miniatura”, un paradigma che ha avuto effetti significativi e che, per certi aspetti, influenza ancora oggi la percezione del paziente pediatrico. Sostenne anche che i bambini non dovessero avere ospedali propri perché questo avrebbe aumentato la mortalità. Di conseguenza, le scuole per Infermiere create da F. Nightingale furono sempre orientate all’adulto. La “riserva” di F. Nightingale per l’assistenza ai bambini ha avuto i suoi effetti ancora oggi, con il paziente bambino talvolta visto erroneamente come un “adulto in miniatura”, rallentando l'affermazione piena della specificità pediatrica.

L'Infermieristica Pediatrica come Disciplina Autonoma

Nonostante le resistenze iniziali, l'infermieristica pediatrica ha continuato il suo percorso di affermazione. Il lavoro pionieristico di figure come Catherine Jane Wood, che nel 1888 pubblicò “A Handbook of Nursing for the Home and the Hospital”, contribuì a consolidare le pratiche e le conoscenze specifiche per l'assistenza infantile.

Oggi, l'infermieristica pediatrica non è considerata una specialità dell'infermieristica generale, ma una disciplina assistenziale autonoma, con una sua specificità storica e scientifica. Essa si applica e si svolge in un determinato stadio dello sviluppo dell'uomo, che va dalla nascita all'adolescenza, e che ha proprie specializzazioni interne. Queste includono l'assistenza al pretermine, al neonato a termine, al lattante, al bambino prescolare, al bambino scolare e all'adolescente. Ogni fase dello sviluppo presenta caratteristiche fisiologiche, psicologiche e relazionali uniche che richiedono approcci di cura altamente specifici e differenziati. Questo riconoscimento riflette la complessità e la vastità del campo, che richiede competenze e conoscenze approfondite, ben oltre quelle dell'assistenza all'adulto.

diagramma delle fasi dello sviluppo umano nell'assistenza pediatrica

Il Quadro Normativo e Professionale in Italia e in Europa

Il riconoscimento della specificità dell'infermieristica pediatrica si è tradotto, in molti contesti, nella creazione di percorsi formativi e profili professionali distinti. Dal 1940, la normativa italiana prevede due diverse professioni infermieristiche, ciascuna con il proprio distinto albo professionale e con una propria formazione di base separata.

Da un lato, troviamo l’Infermiere (ex Infermiere Professionale), la cui formazione è regolata dal D.M. 739/1994, che prevede la Laurea in Infermieristica. Il profilo dell’Infermiere è individuato come l'operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell'iscrizione all'albo professionale, è responsabile dell'assistenza generale infermieristica. L'assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa è di natura tecnica, relazionale, educativa. Le principali funzioni sono la prevenzione delle malattie, l'assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età e l'educazione sanitaria.

Dall'altro lato, vi è l’Infermiere Pediatrico (ex Vigilatrice d’Infanzia), con formazione regolata dal D.M. 70/1997, che culmina nella Laurea in Infermieristica Pediatrica. Il profilo dell'Infermiere Pediatrico è specificamente individuato come l'operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell'iscrizione all'albo professionale, è responsabile dell'assistenza infermieristica pediatrica. Analogamente all'infermiere generale, l'assistenza infermieristica pediatrica, preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa è di natura tecnica, relazionale, educativa. Tuttavia, le sue principali funzioni si concentrano sulla prevenzione delle malattie, l'assistenza dei malati e dei disabili in età evolutiva e l'educazione sanitaria rivolta a bambini e famiglie.

L'interpretazione corrente di queste normative stabilisce una chiara distinzione: “L’infermiere pediatrico non può assistere il paziente con più di 18 anni”, mentre “L’inf. generale può assistere tutti i pazienti”. Questa specificità è ulteriormente rafforzata dai percorsi di formazione, che includono una Laurea in Infermieristica Pediatrica (3 anni) e un Master di 1° livello in Infermieristica Pediatrica (1 anno), distinti dalla Laurea in Infermieristica generale.

A livello europeo, il panorama è variegato ma la tendenza è verso il riconoscimento della specializzazione. Le principali nazioni europee prevedono la professione di infermiere pediatrico, distinta da quella di Infermiere (Gran Bretagna, Germania, Irlanda, Austria…) e con formazione di base separata (Laurea in Infermieristica Pediatrica). In altri stati dell’UE, l’assistenza è prestata da Infermieri di cure generali dotati di specializzazione post laurea (Post-registration Nurses). In tutti i casi, l’infermiere pediatrico ha competenza esclusiva sul paziente in età evolutiva - perché dotato di competenze specifiche, che lo rendono l'unico professionista pienamente qualificato per rispondere alle complesse esigenze di questa fascia d'età.

Il Paziente Bambino: Non un "Adulto in Miniatura"

Il principio cardine dell'infermieristica pediatrica moderna è che il paziente bambino non è un paziente adulto in miniatura. Questa affermazione, che contrasta con la visione storica di Florence Nightingale, è alla base di ogni approccio assistenziale mirato e scientificamente fondato. Le differenze tra un bambino e un adulto sono profonde e pervasive, interessando ogni aspetto della fisiologia, della psicologia, dello sviluppo e della risposta alle malattie e alle terapie.

Innanzitutto, il bambino ha bisogno della sua mamma sempre accanto a lui fino ad almeno 3 anni, e successivamente di qualcuno della famiglia, poiché non è capace di riferire i propri sintomi (del tutto fino a circa 2 anni, poi sempre di più) e i suoi segni spesso sono poco specifici (ad esempio, il pianto). Non è autonomo nel soddisfacimento dei suoi bisogni di base neppure quando è in salute, del tutto fino a circa 2 anni, poi l’autonomia aumenta progressivamente. Il pianto, ad esempio, può essere l'unico indicatore di disagio per un neonato, e comprenderne le sfumature richiede una specifica esperienza.

Inoltre, il bambino presenta alcuni bisogni di base specifici che l’adulto non ha, come ad esempio giocare, essere coccolato e ricevere calore umano, essere “regolato” (nel sonno, nell'alimentazione, nelle emozioni), imparare, crescere e muoversi in continuazione. Questi bisogni non sono accessori, ma componenti essenziali del suo sviluppo e del suo benessere, e devono essere integrati nel piano di cura. Il bambino ha reazioni verso la malattia e l’ospedale differenti rispetto all’adulto, spesso manifestando ansia, paura e regressione, ed è in generale molto più vulnerabile dell’adulto sia fisicamente che emotivamente.

Le differenze non si limitano agli aspetti comportamentali. Il paziente bambino ha un organismo non ancora completamente formato e funzionante, come nel caso del neonato, il cui sistema immunitario, respiratorio e digestivo sono ancora immaturi. Ha competenze relazionali e comunicative limitate, e una comprensione limitata delle cose dovuta alla mancanza di esperienza. Queste caratteristiche lo rendono particolarmente vulnerabile agli errori di terapia, poiché dosaggi, vie di somministrazione e risposte farmacologiche sono drasticamente diverse da quelle dell'adulto. È, metaforicamente, una “spugna”, assorbendo l'ambiente circostante e le esperienze, positive o negative che siano.

Le differenze anatomiche e fisiopatologiche tra bambini e adulti sono sostanziali. Questo si traduce in malattie diverse, con prevalenze e incidenze diverse rispetto alla popolazione adulta. Di conseguenza, l'organizzazione delle cure è diversa, l'approccio clinico-assistenziale è diverso, e i trattamenti e le terapie sono diverse, con la necessità di dosaggi specifici e un attento monitoraggio. La capacità di comprendere e rispondere a queste specificità è ciò che rende l'infermiere pediatrico un professionista indispensabile e irremplabile nell'assistenza al bambino.

Le Sfide Contemporanee: Demografia e Patologie Croniche

L'attuale panorama demografico e sanitario italiano presenta nuove sfide per l'infermieristica materno-infantile. Attualmente, vi sono 9.825.000 cittadini della Repubblica sotto i 18 anni, che rappresentano circa il 17% della popolazione. Sebbene si registrino circa 543.000 nati vivi ogni anno, l'indice di vecchiaia del paese è 147, indicando una popolazione complessivamente invecchiata.

Nonostante la rilevanza numerica della popolazione pediatrica, emerge una preoccupante lacuna: “Il nostro paese è da tempo disabituato a scelte ragionate in campo materno - infantile. I Piani sanitari nazionali più recenti, trascurano l’ambito dell’infanzia sebbene le maggiori organizzazioni internazionali sottolineino, da tempo, la necessità di investire risorse essenziali sui primi anni di vita,” come evidenziato dal Rapporto del Centro Salute Bambino (Burlo) nel 2005. Questa trascuratezza si riflette in una minore attenzione e risorse dedicate a un settore cruciale per il futuro della società.

Una delle sfide più significative è rappresentata dall'aumento delle patologie croniche nell'età evolutiva. Una malattia cronica è definita come “una condizione fisica, psicologica o cognitiva che determina limitazioni nelle attività quotidiane e richiede trattamenti specifici per un periodo prolungato”. Le patologie croniche più diffuse tra i bambini includono asma ed allergie (che colpiscono circa il 10%), celiachia (1%), malattie infiammatorie croniche intestinali, epilessie, cardiopatie congenite, patologie reumatologiche, autoimmuni e del connettivo, nefropatie croniche e, sebbene in calo, l'HIV. Si aggiungono malattie genetiche rare (0,5%), tumori (la cui incidenza rimane stabile), gravi prematurità, danni neuromotori da parto, spina bifida, talassemia, malattie neurologiche degenerative, malattie endocrine, malattie metaboliche, diabete giovanile, fibrosi cistica e, con un impatto crescente, l'obesità (che raggiunge il 33%).

Inoltre, il Rapporto CSB del 2005 indica una disabilità significativa che comporti importanti limitazioni funzionali in circa 15 per mille dei bambini in età scolare (6-14 anni). Anche i disturbi mentali rappresentano una preoccupazione crescente, con stime europee che non si discostano significativamente da questi dati. Sebbene il tasso di suicidio tra i 15 e i 18 anni in Italia sia molto inferiore alla media europea (6 per 100.000 soggetti contro una media di 15), il tasso nei maschi è circa 4 volte superiore che nelle ragazze, evidenziando la necessità di interventi mirati sulla salute mentale adolescenziale.

I progressi medici ed assistenziali hanno portato a un aumento della sopravvivenza e a un miglioramento della prognosi per molte di queste condizioni. Tuttavia, questo successo ha anche determinato un aumento dell'incidenza delle condizioni croniche nella popolazione pediatrica. Complessivamente, circa il 15% dei cittadini in età evolutiva è interessato da una condizione cronica, il che si traduce in un aumento del fabbisogno di assistenza infermieristica specializzata.

I Pilastri dell'Assistenza Infermieristica Pediatrica Moderna: Family-Centered Care

L'assistenza infermieristica al bambino, in risposta a queste complessità e sfide, si basa su due colonne fondamentali: la Family-Centered Care (FCC) e l'Atraumatic Care. Sebbene entrambe siano cruciali, la Family-Centered Care ha ricevuto un'attenzione particolare e una profonda elaborazione concettuale, riconoscendo il ruolo insostituibile della famiglia nel percorso di cura.

Family-Centered Care: La Famiglia al Centro

La Family-Centered Care è una filosofia assistenziale che riconosce la centralità della famiglia nella vita del bambino e l’inclusione del contributo e del coinvolgimento della famiglia nel piano assistenziale. Nata nel 1987 dall'ACCH (Association for the Care of Children’s Health), questa filosofia si è sviluppata dalla necessità di mantenere la relazione tra il bambino ospedalizzato e la sua famiglia e dalla constatazione che il benessere del bambino è inestricabilmente legato al benessere della sua famiglia e della comunità in cui vive. Studi, come quello di Heller nel 1996, hanno dimostrato che un maggiore coinvolgimento familiare porta a minori livelli di stress e a una più veloce ripresa e guarigione.

Il concetto di fondo è che occorre prestare attenzione e cercare di soddisfare i bisogni non solo del bambino, ma quelli di tutta la famiglia impegnata accanto a lui; in infermieristica pediatrica, il nostro paziente è la famiglia. La definizione di FCC si è evoluta nel tempo, arricchendosi di nuove sfumature. Nel 1986, BrunnerSuddarth la descriveva come la possibilità offerta alla famiglia di prendersi cura del bambino ospedalizzato sotto la supervisione dell’infermiere, con l'obiettivo di mantenere e rinforzare i ruoli all’interno della famiglia ed i legami tra di essa ed il bambino ricoverato, per promuovere la normalità del funzionamento familiare. Successivamente, Smith nel 2002 ha ampliato la definizione, intendo la FCC come il supporto professionale fornito al bambino ed alla sua famiglia attraverso un processo di coinvolgimento, partecipazione e collaborazione paritetica, in un contesto di empowerment e negoziazione.

modello di assistenza centrata sulla famiglia

Gli elementi essenziali della Family-Centered Care, come delineati da Shelton & Stepanek nel 1994, sono molteplici:

  • La famiglia è la costante della vita del bambino, mentre le strutture ed il personale sanitario sono solo delle presenze transitorie. Questa consapevolezza pone la famiglia come punto di riferimento irremovibile per il bambino.
  • È fondamentale promuovere la collaborazione tra famiglia e personale sanitario ad ogni livello dell’assistenza, sia ospedaliera che territoriale e domiciliare, e persino nella formazione delle scelte di politica sanitaria.
  • Si deve garantire un reale scambio di informazioni bidirezionale tra famiglia e personale sanitario, senza distorsioni e omissioni, in ogni momento del percorso di cura.
  • È imprescindibile il riconoscimento e il rispetto dei punti di forza e delle caratteristiche specifiche di ciascuna famiglia, inclusi aspetti culturali, etnici, spirituali ed economici.
  • L'infermiere deve saper riconoscere e rispettare le strategie di coping di ciascuna singola famiglia, valorizzarle, supportarle e includerle nella pianificazione assistenziale.
  • Si deve incoraggiare il supporto tra famiglie, creando reti di sostegno reciproco.
  • È necessario garantire la maggior flessibilità ed accessibilità possibile nell’erogazione dei servizi sanitari, in particolar modo per le famiglie di bambini che necessitano di cure specialistiche e croniche.
  • Infine, è cruciale tenere sempre presenti nelle attività assistenziali le emozioni, le preoccupazioni e le aspirazioni della famiglia.

Il grado di coinvolgimento della famiglia nella FCC può essere visto come un continuum:

  1. In una prima fase, l'infermiere potrebbe concentrarsi sull’erogazione delle cure in assenza della famiglia, per varie ragioni.
  2. Successivamente, la famiglia viene coinvolta nelle cure di base, come nutrizione, igiene e supporto emozionale, ma l’infermiere mantiene un controllo predominante.
  3. Si stabilisce poi un rapporto di collaborazione, dove la famiglia partecipa in alcuni aspetti delle cure, dopo negoziazione, e l’infermiere mantiene la supervisione e insegna elementi di cure infermieristiche rilevanti.
  4. La fase successiva è l'empowerment della famiglia, che sa di essere il caregiver primario del bambino. In questo scenario, l’infermiere è un facilitatore e un elemento di supporto, e infermiere e famiglia hanno un ruolo paritetico.
  5. Nel caso più avanzato, la famiglia è esperta in ogni aspetto della cura del bambino, e a volte lo stesso bambino è in grado di prendersi cura di se stesso; in questo contesto, l’infermiere assume il ruolo di consulente.

Un aspetto fondamentale è il concetto di controllo: i bambini e le loro famiglie debbono poter mantenere un certo grado di controllo sulle diverse situazioni, e la famiglia deve essere messa in grado di prendere decisioni per l’assistenza del bambino. Questo approccio riconosce la famiglia come il vero esperto del proprio bambino e promuove la loro autonomia e partecipazione attiva.

Atraumatic Care: Minimizzare lo Stress

L'Atraumatic Care, l'altro pilastro, si focalizza sulla minimizzazione dello stress fisico e psicologico per il bambino e la sua famiglia durante le procedure mediche e l'ospedalizzazione. Questo include l'uso di tecniche che riducono il dolore, l'ansia e la paura, come la distrazione, l'uso di anestetici topici, la presenza dei genitori durante le procedure, e la creazione di un ambiente ospedaliero il più possibile accogliente e non minaccioso. Sebbene meno dettagliato nelle informazioni fornite, il suo principio è inscindibile dalla Family-Centered Care, poiché entrambi mirano a preservare il benessere globale del bambino e della sua famiglia in un momento di vulnerabilità.

Formazione e Risorse per l'Infermieristica Materno-Infantile

Il presente testo si rivolge agli studenti dei Corsi di Laurea in Infermieristica e Infermieristica Pediatrica, proponendosi di affrontare l'assistenza infermieristica in area materno-infantile. L'obiettivo è porre l'attenzione sull'integrazione professionale tra infermieri, infermieri pediatrici, assistenti sanitari, ostetriche e le altre professioni che si occupano di salute in una logica di équipe assistenziale che garantisca qualità ed efficienza.

Per raggiungere tale obiettivo, il volume adotta il sistema dei Modelli funzionali della salute di M. Gordon che, insieme alle diagnosi infermieristiche del North American Nursing Diagnosis Association - International (NANDA-I), costituiscono un approccio che risponde appieno all'identificazione delle risposte alle situazioni, agli eventi fisiologici e ai problemi di salute espressi dalla donna, dal bambino, dalla famiglia e dalla comunità. Questi strumenti metodologici sono essenziali per sviluppare un pensiero critico e un linguaggio condiviso tra le diverse professioni sanitarie.

I contenuti e la struttura del testo sono pensati per favorire nello studente della laurea triennale l'acquisizione delle conoscenze e delle competenze richieste dagli attuali percorsi universitari e consentono di sviluppare un pensiero critico, un linguaggio e un approccio condivisi tra le professioni. Al termine del modulo, lo studente possiede le conoscenze relative alla presa in carico del bambino e della sua famiglia nell'ambito dei problemi prioritari di salute dell'area materno-infantile, con particolare riguardo agli aspetti preventivi ed educativi. La valutazione delle conoscenze acquisite dallo studente sarà svolta in forma scritta (proporzione farmacologica, caso clinico e domande aperte) esclusivamente per gli studenti dell'AA 2023-2024. Solo chi supera correttamente la proporzione farmacologica, può accedere alla seconda parte dell'esame, sottolineando l'importanza delle competenze pratiche e di calcolo in farmacologia pediatrica.

La ricchezza e la complessità dell'infermieristica materno-infantile sono supportate da una vasta letteratura e da linee guida specifiche. Tra le risorse bibliografiche e documentali di riferimento, figurano opere come "Con ragione e sentimento. Le cure neonatali a sostegno dello sviluppo", "Assistenza infermieristica in pediatria" di P. Badon e S. Cesaro, e "Assistenza infermieristica e ostetrica in area materno-infantile" di P. Di Giacomo e L. A. Rigon (Casa Editrice Ambrosiana). Fondamentali sono le "Diagnosi infermieristiche NANDA-I, definizioni e classificazione 2021-2023" di T. Heather Herdman e Shigemi Kamitsuru, così come testi sui "Calcoli e dosaggi farmacologici. La responsabilità dell'infermiere" di G. Ledonne e S., e "Diagnosi infermieristiche con NOC e NIC" di J. M. Wilkinson (Casa editrice Ambrosiana). Altri contributi essenziali includono "Infermieristica in area materno-infantile" di G. Marchioni, S. Salerno, S. Scalorbi, P. Quarella (Mc Graw Hill), e "Mappe concettuali per l'assistenza infermieristica" di B. L. Yoost (Casa editrice Ambrosiana).

La pratica clinica è inoltre guidata da specifiche ricerche e raccomandazioni, come quelle su "Saturazione sensoriale: semplice ed efficace contro il dolore procedurale del neonato" di C. V. Bellieni, M. G. Alagna e G. Buonocore, "Il trattamento specifico con Emla in pediatria" dell'infermiera C. Biavati, e la "Promozione dell'uso di latte materno nelle unità di TIN ed accesso dei genitori ai reparti", una raccomandazione congiunta di un tavolo tecnico operativo interdisciplinare. Studi come "Ridurre il dolore da prelievo capillare nel neonato: confronto tra 6 dispositivi pungidito" (G. Ballardini et al.) e il "Protocollo di individualized family centered developmental care secondo il metodo NIDCAP" (ALS, H., 2000) contribuiscono a migliorare l'approccio alla cura. Infine, documenti come "Gravidanza fisiologica. Aggiornamento 2011" e "L' allattamento al seno: protezione, incoraggiamento e sostegno. L'importanza del ruolo dei servizi per la maternità" (Dichiarazione congiunta OMS/UNICEF) definiscono le best practice in ambiti cruciali della cura materno-infantile, garantendo un'assistenza basata su evidenze scientifiche e attenta ai bisogni complessivi della diade madre-bambino e della famiglia.

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