Lo studio della riproduttività tratta il rinnovamento incessante nel corso del tempo delle generazioni, studiate come insiemi rinnovabili nel senso matematico del termine. In questo contesto, l’indice sintetico di fecondità, spesso indicato con l'acronimo TFT (Tasso di fecondità totale), rappresenta lo strumento principale per misurare l’intensità della fecondità in una popolazione. Esso fornisce una lettura trasversale, permettendo di quantificare il numero medio di figli che una donna metterebbe al mondo nel caso in cui, nel corso della propria vita riproduttiva e in assenza di mortalità, fosse sottoposta al calendario di fecondità dell'anno di osservazione.

I pilastri della riproduttività umana
Fra i vari indici possibili della riproduttività di una popolazione, molto usati sono i tassi di riproduttività, ottenuti ragguagliando al contingente originario di una generazione femminile o maschile, reale o fittizia, il numero di nati vivi dello stesso sesso dalla medesima. Di solito, salvo indicazioni contrarie, il calcolo viene svolto con riguardo al sesso femminile, e si ha così un tasso di riproduttività femminile, che fornisce il numero medio di figlie per ogni neonata della generazione originaria.
Il tasso netto di riproduttività femminile, o tasso netto di riproduttività per antonomasia, indica quante figlie si sono avute per cento neonate della generazione di partenza, nelle condizioni date di mortalità e di fecondità. Il tasso lordo di riproduttività femminile, invece, fornisce il corrispondente numero, supposta però nulla la mortalità sino al termine dell’età feconda, ovvero la fascia compresa tra i 15 e i 49 anni. In realtà si tratta di un indice di fecondità che materializza l’incidenza di questo fattore nella riproduttività. Analogamente, si calcolano tassi di riproduttività maschile, che rappresentano un numero medio di figli per cento neonati della generazione di partenza, e sono stati anche proposti vari tipi di saggi di riproduttività congiunta che in una od altra forma tengono conto di ambedue i sessi.
Metodologie di calcolo e indicatori statistici
Per comprendere il funzionamento tecnico di questi indici, è necessario analizzare il concetto di tasso di fecondità specifica per età (fx). Questo è il rapporto tra il numero di nati vivi da donne di età compresa tra x e x+1 anni e il numero medio di donne residenti della stessa età. Il tasso totale di fecondità è, matematicamente, la somma dei tassi specifici di fecondità.

L'indice è un indicatore utilizzato in demografia che, per convenzione, si riferisce alla fascia 15-49 anni. Il tasso grezzo è dato dal rapporto tra il numero di nati vivi da donne in età feconda e l’ammontare della popolazione residente femminile in tale fascia (per 1000). Il tasso specifico si calcola come rapporto tra il numero di nati vivi da donne di una determinata età e l’ammontare della popolazione residente femminile della stessa età. Quando mancano i dati analitici sulle nascite per età della madre necessari al calcolo dei saggi sopra menzionati, si può far ricorso al cosiddetto metodo di sopravvivenza dei nati, o indice di sostituzione, ottenuto dal confronto tra il rapporto bambini-donne.
La prospettiva longitudinale e generazionale
I dati di fecondità per ordine consentono, oltre alla lettura trasversale per anno di evento, una lettura longitudinale per generazione di appartenenza della madre. La coorte di nascita della madre è ottenuta come differenza tra l’anno di evento e l’età della madre in anni compiuti. I dati longitudinali vengono diffusi annualmente per le coorti complete. In un’ottica generazionale, il tasso che assicura a una popolazione la possibilità di riprodursi, mantenendo costante la propria struttura, è pari a 2,1 figli per donna. Questo valore non è semplicemente 2, poiché si deve tenere conto della mortalità infantile che impedisce ad alcune nate di giungere all'età riproduttiva.
La velocità di rinnovamento delle generazioni può essere caratterizzata dalla durata media di una generazione, o dall’intervallo medio fra generazioni successive; intervallo che, nel caso di una generazione femminile, corrisponde all’età media delle madri alla nascita delle loro figlie. Oggi la principale fonte per il monitoraggio della natalità e fecondità della popolazione residente in Italia è il sistema amministrativo Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR). Per il calcolo degli indicatori di fecondità è necessario l’utilizzo dei dati di popolazione residente.
Demografia e cambio generazionale
Analisi delle serie storiche e fattori socio-economici
Dallo studio delle serie storiche emerge una verità complessa: l’indice di fecondità non dipende esclusivamente dagli incentivi economici. Sebbene in alcuni contesti si discuta di detrazioni fiscali legate ai figli a carico, l'evidenza storica suggerisce che, al crescere del benessere dichiarato, non sempre corrisponde un aumento della fecondità. In Italia, ad esempio, nei primi anni del 21° secolo, si è registrato un aumento del tasso di fecondità, che nel 2009 ha toccato il valore di 1,42. Uno dei fattori alla base di tale ripresa è stato il contributo delle nascite da genitori stranieri. L’altro elemento determinante è il cosiddetto recupero della posticipazione della fecondità: le generazioni di donne nate a partire dagli anni 1960 realizzano, mediamente, la fecondità in età più avanzata.
Il calo osservato in diverse regioni, come il Piemonte, dove nel 2024 il tasso si è attestato a 1,14 figli per donna, è il risultato di due fenomeni: da una parte il graduale adeguamento della fecondità delle donne straniere ai livelli delle autoctone, dall'altro la riduzione del contingente di popolazione femminile in età fertile. Il sistema di welfare, come dimostrato in alcuni paesi del nord Europa, può attenuare il rapporto opposto tra livello del reddito e indice di fecondità attraverso l'istituzione di servizi per l’assistenza ai bambini, la riduzione delle forme di lavoro precarie e la disponibilità di alloggi a costi contenuti.
Considerazioni sulle fonti e limiti regionali
La disponibilità dei dati varia in base al contesto amministrativo. Per la regione Molise, ad esempio, i dati per anno sono disponibili a partire dal 1964, poiché la regione è stata istituita solo nel 1963. I quozienti specifici per coorte relativi al Molise contengono solo alcune età in quanto si riferiscono a coorti non complete. Per le Province Autonome di Trento e Bolzano gli indicatori di fecondità sono calcolati sulla base dei dati disponibili dal 2003.

È essenziale ricordare che le definizioni contenute sono largamente condivise tra gli studiosi di demografia e non impegnano in alcun modo la responsabilità delle Nazioni Unite. L’indice di fecondità rimane un’approssimazione, in quanto presuppone che tutti i parametri rimangano costanti, specialmente quelli relativi alla mortalità, fornendo una fotografia dinamica che, sebbene limitata dalla sua stessa natura ipotetica, risulta indispensabile per confrontare l'ammontare di nascite tra popolazioni diverse, sia nello spazio che nel tempo.