La diagnosi di tumore al seno in giovane età non deve più significare la rinuncia al desiderio di maternità. Studi scientifici all'avanguardia, come la metanalisi condotta dall'Università di Genova su oltre 114.000 pazienti, dimostrano inequivocabilmente che la gravidanza dopo le cure oncologiche è sicura sia per la madre che per il bambino. Questa ricerca, presentata al congresso "Back From San Antonio", analizza dati provenienti da 39 studi, offrendo la casistica più ampia a livello mondiale di giovani donne con pregressa diagnosi di carcinoma mammario e successiva gravidanza.

L'Incidenza del Tumore al Seno nelle Donne Giovani
Nel 2020, in Italia, sono stati stimati quasi 55.000 nuovi casi di tumore della mammella. Di questi, il 6% riguarda donne under 40, pari a circa 3.300 diagnosi. Questa percentuale, sebbene minoritaria rispetto alla popolazione generale, rappresenta un numero significativo di donne in età fertile che si confrontano con la malattia. I trattamenti antitumorali, in particolare la chemioterapia, possono compromettere la capacità riproduttiva, sollevando interrogativi sulla possibilità di avere figli in futuro.
Sicurezza della Gravidanza Post-Trattamento Oncologico
La metanalisi coordinata dalla Breast Unit dell'IRCCS Ospedale Policlinico San Martino - Università di Genova ha fornito risultati rassicuranti. "È emerso che non vi è un aumento significativo del rischio di malformazioni congenite per il neonato né della maggior parte delle possibili complicazioni legate alla gestazione e al parto," spiega Lucia Del Mastro, Responsabile della Breast Unit. Crucialmente, non è stato riscontrato alcun peggioramento della prognosi oncologica per le pazienti, in termini di ripresa della malattia. Questo significa che concepire e portare a termine una gravidanza dopo un tumore al seno non inficia gli esiti del trattamento antitumorale.
Fabio Puglisi, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell'IRCCS Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, sottolinea ulteriormente questo punto: "Nel complesso, lo studio dimostra che la diagnosi di carcinoma mammario in giovane età non deve implicare una rinuncia al desiderio di maternità, che va discusso sin dal momento della scoperta della malattia, anche per offrire subito alla donna il percorso di preservazione della fertilità."
Preservazione della Fertilità: Una Priorità Oncologica
La consapevolezza che la diagnosi di tumore al seno possa compromettere la fertilità ha portato allo sviluppo di strategie di preservazione della stessa. L'IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova è stato pioniere in questo campo, istituendo quasi vent'anni fa l'unità funzionale di oncofertilità, un modello di collaborazione tra oncologia e procreazione medicalmente assistita (PMA). Oggi, a Genova, a tutte le donne con meno di 40 anni viene offerta la possibilità di accedere a queste tecniche.
Le principali tecniche di preservazione della fertilità nella donna includono:
- Crioconservazione degli ovociti o del tessuto ovarico: Gli ovociti vengono prelevati tramite una sonda ecografica, mentre il tessuto ovarico richiede un intervento in laparoscopia. Il materiale biologico può essere crioconservato per anni e utilizzato successivamente.
- Utilizzo di farmaci (analoghi LH-RH): Questi farmaci proteggono e mettono a riposo le ovaie durante la chemioterapia.
Nonostante la disponibilità di queste tecniche, la percentuale di donne che si sottopone al congelamento di ovociti o tessuto ovarico è ancora limitata (circa il 25%), spesso a causa della prevalenza della preoccupazione immediata per la malattia rispetto ai progetti di vita a lungo termine.
Preservazione della fertilità per le donne oncologiche
Fattori di Rischio Modificabili e Non Modificabili
L'incidenza del tumore al seno è influenzata da diversi fattori. L'età è il fattore di rischio più importante, con la probabilità di sviluppo che aumenta esponenzialmente fino alla menopausa. Tuttavia, molti fattori di rischio sono modificabili, offrendo opportunità di prevenzione primaria e secondaria.
Fattori di Rischio Modificabili:
- Consumo di alcol: L'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) lancia un allarme sui rischi dell'abuso di alcol, purtroppo ancora sottostimati. Il consumo eccessivo di alcol è riconducibile fino all'11% delle nuove diagnosi di tumore al seno in Italia, pari a oltre 6.000 casi ogni anno. La tossicità è maggiore nelle donne a causa di una minore capacità di metabolizzare l'etanolo. Il rischio relativo aumenta del 7% per ogni unità alcolica in più consumata al giorno. I limiti raccomandati sono 10 grammi al giorno per le donne.
- Sovrappeso e obesità: Questi fattori sono correlati a una maggiore probabilità di sviluppare il tumore al seno, soprattutto in post-menopausa, dove il tessuto adiposo è una fonte di produzione estrogenica.
- Sedentarietà: Uno stile di vita sedentario sembra essere associato all'aumento del rischio. L'attività fisica regolare, come 30 minuti al giorno, può contribuire ad abbassare il rischio.
- Fumo di sigaretta: Il fumo, associato all'alcol, potenzia gli effetti dannosi.
- Dieta: Un elevato consumo di grassi animali e un basso consumo di fibre vegetali sembrano essere associati a un aumentato rischio.
La AIOM ha lanciato una campagna nazionale per promuovere corretti stili di vita, con messaggi diretti alla popolazione femminile per prevenire il tumore del seno.
Fattori di Rischio Non Modificabili:
- Età: Come accennato, l'età è un fattore di rischio primario.
- Fattori ereditari: Il 5-7% dei tumori mammari è legato a fattori ereditari. Di questi, circa il 50% è dovuto a mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2. Nelle donne portatrici di mutazione BRCA1, il rischio di ammalarsi nel corso della vita è pari al 65%, mentre nelle donne con mutazioni BRCA2 è del 40%. È stato dimostrato che anche queste donne possono diventare madri in sicurezza.

La Gravidanza e il Rischio di Tumore al Seno: Una Prospettiva Complessa
Esiste un dibattito sulla correlazione tra gravidanza e tumore al seno. Alcuni studi suggeriscono che nelle donne tra i 41 e i 50 anni che hanno avuto un figlio nei 3-7 anni precedenti, il rischio di tumore al seno è leggermente aumentato (2,2%) rispetto a chi non ha avuto figli (1,9%). Tuttavia, è noto che la gravidanza aumenta leggermente il rischio nel periodo immediatamente successivo al parto per poi proteggere nel lungo termine. L'età della prima gravidanza gioca un ruolo cruciale: una prima gravidanza sotto i 25 anni riduce il rischio di tumore mammario in post-menopausa del 35%, mentre una prima gravidanza tra i 30 e i 34 anni non porta a tale riduzione del rischio.
È fondamentale sottolineare che questi dati non dovrebbero influenzare la scelta delle donne di avere un figlio. Il rischio, seppur lievemente aumentato in un determinato periodo, rimane comunque basso. La cultura della salute del seno, che include la conoscenza del proprio corpo e controlli regolari, è essenziale.
Allattamento al Seno: Benefici e Considerazioni
L'allattamento al seno offre significativi benefici in termini di riduzione del rischio di tumore al seno. Si stima che il rischio diminuisca del 4,3% ogni 12 mesi di allattamento, percentuale che si aggiunge alla riduzione del rischio correlata a ogni nascita. L'allattamento protegge in particolare contro il tumore triplo negativo e le donne portatrici della mutazione BRCA1.
Un recente studio multicentrico su pazienti BRCA ha confrontato donne che hanno allattato dopo un tumore al seno con quelle che non hanno allattato. Dopo un follow-up mediano di 7 anni, non sono state osservate differenze nell'incidenza cumulativa di recidive locoregionali o controlaterali tra i due gruppi, confermando la sicurezza dell'allattamento anche in questo contesto.
Gestire la Diagnosi Durante la Gravidanza o l'Allattamento
La diagnosi di tumore al seno durante la gravidanza o l'allattamento, sebbene rara (circa 200 donne su 55.000 nuovi casi in Italia), richiede un approccio multidisciplinare. Le cure vengono adattate in base al trimestre di gravidanza e includono chirurgia, chemioterapia (dopo la 13ª settimana, interrotta 3 settimane prima del parto), ma escludono radioterapia, ormonoterapia e immunoterapia durante la gestazione. La chirurgia conservativa può essere considerata verso la fine del secondo trimestre, posticipando la radioterapia al post-parto. La prognosi, in questi casi, non è peggiore rispetto alle donne non gravide, ma è fondamentale una diagnosi precoce, poiché i noduli possono essere mascherati dalle modifiche del seno legate alla gravidanza o all'allattamento.
La Rete di Oncofertilità: Un Bisogno Nazionale
Nonostante i progressi scientifici, in Italia manca ancora una rete capillare di centri di oncofertilità. Questo porta a un sottovalutamento del desiderio di maternità dopo la malattia. La percentuale di donne che hanno almeno un figlio dopo una diagnosi di carcinoma mammario è ancora bassa (3% tra le donne <45 anni e 8% tra le under 35). L'incremento dei fondi derivanti da donazioni, come il 5xmille, supporta la ricerca in questo ambito, ma è necessario un maggiore impegno istituzionale per garantire a tutte le donne l'accesso a questi percorsi salvavita.
Prospettive Future: Ricerca e Innovazione
La ricerca continua a progredire, offrendo nuove speranze. La biopsia liquida, una tecnica che studia le componenti molecolari del tumore nel sangue, potrebbe rappresentare uno strumento importante per predire la metastatizzazione e guidare un monitoraggio mirato. Inoltre, terapie mirate come abemaciclib, somministrato in aggiunta alla terapia ormonale dopo la chirurgia, hanno dimostrato di ridurre significativamente il rischio di recidiva in pazienti ad alto rischio.
L'oncologia medica ha compiuto passi da gigante negli ultimi cinquant'anni, con la sopravvivenza a 5 anni passata dal 30% a quasi il 90%. Le terapie mirate e l'immunoterapia stanno trasformando la malattia avanzata in una condizione cronica gestibile. L'introduzione di anticorpi farmaco-coniugati, efficaci anche nei tumori HER2-low, apre ulteriori prospettive promettenti.
Stili di Vita Sani: Un Ruolo Decisivo
Gli stili di vita sani non sono importanti solo per la prevenzione primaria, ma anche per la prevenzione terziaria, ovvero la riduzione del rischio di ricaduta in pazienti già diagnosticate. L'adesione alle raccomandazioni su dieta ed esercizio fisico può ridurre del 37% il rischio di recidiva e del 58% il rischio di mortalità. Strategie di prevenzione basate su attività fisica regolare, dieta equilibrata (tipo mediterranea) e mantenimento di un peso corporeo sano sono fondamentali per migliorare l'assetto metabolico e ormonale, contribuendo a un miglioramento della qualità della vita e a una maggiore longevità.
La lotta contro il tumore al seno richiede un approccio integrato che combini ricerca scientifica avanzata, accesso a percorsi di preservazione della fertilità, promozione di stili di vita sani e una maggiore consapevolezza dei fattori di rischio. La speranza è che sempre più donne possano affrontare la malattia con la sicurezza di poter realizzare il proprio desiderio di maternità.