La Siberia in Fiamme - Un Segnale d'Allarme Globale
Gli ultimi anni in Russia sono stati segnati da una serie continua di disastrosi incendi, e la situazione ha raggiunto proporzioni allarmanti. Il 2021 ha rappresentato un anno particolarmente critico, battendo probabilmente il record per l'area percorsa dagli incendi in Russia da quando sono iniziate questo tipo di osservazioni. La vastità e l'intensità di questi roghi hanno trasformato intere regioni della Siberia in un inferno di fiamme e fumo, con conseguenze che si fanno sentire ben oltre i confini della nazione, estendendosi fino al Polo Nord e ai Paesi vicini.
Il fumo degli incendi ha raggiunto il Polo Nord e ha avvolto centinaia di città e paesi in Siberia. La situazione è stata particolarmente grave in Yakutia, dove la gigantesca coltre di fumo ha minacciato di incombere su Ekaterinburg e raggiungere Gorny Altai. Nella regione di Irkutsk, più di 400 città e villaggi sono stati avvolti completamente dal fumo, mentre nel territorio di Krasnoyarsk più di 900 insediamenti del popolo Yamalo sono stati soffocati dal fumo, così come l’intero territorio autonomo dei Nenets. Questi dati mettono in evidenza una crisi ecologica e umanitaria di proporzioni inaudite, che ha messo sotto pressione le autorità locali e nazionali, spingendo a riflettere sulle cause e sulle possibili soluzioni a lungo termine.
L'Estensione Inaudita degli Incendi Siberiani e le Loro Conseguenze Globali
L'estensione dei roghi che imperversano nella Foresta del Nord russa è stata impressionante. In meno di due settimane, gli incendi in Siberia hanno distrutto 3 milioni di ettari di foreste, un’area pari a quella del Belgio, secondo recenti dati di Greenpeace Russia. Secondo gli ultimi aggiornamenti, gli incendi hanno già coinvolto 4,5 milioni di ettari, rispetto ai 4,3 milioni del giorno precedente, e si stima che stia bruciando una superficie di quasi 30.000 chilometri quadrati, più grande della Slovenia. Questa scala senza precedenti ha causato enormi immissioni di CO2 nell'atmosfera e potrebbe accelerare ulteriormente il processo di scioglimento dell'Artico.

Una vera e propria crisi internazionale è stata innescata dall'estensione degli incendi siberiani, con fumo e inquinamento che hanno raggiunto la vicina Alaska, già colpita da un’ondata di calore anomala e da numerosi roghi. Il fumo degli oltre 400 incendi che stanno devastando la Grande foresta del Nord - in particolare nelle regioni di Krasnoyarsk, della Buriazia e della Jacuzia - ha già raggiunto gli Stati Uniti e il Canada, come attesta la NASA. Questa propagazione a così vasta scala non solo ha impatti diretti sulla qualità dell'aria e sulla salute umana, ma contribuisce anche significativamente al riscaldamento globale.
Le foreste bruciate hanno permesso di emettere in atmosfera oltre 166 milioni di tonnellate di anidride carbonica, una quantità equivalente a circa le emissioni annuali di 36 milioni di automobili. Ma le conseguenze non si limitano alle emissioni di CO2. Particelle nere di “black carbon” rischiano poi di finire nell’Artico depositandosi sul ghiaccio e riducendone il potere riflettente, facilitando così l’assorbimento di calore e di fatto peggiorando il già pesante problema del riscaldamento globale. Nel momento in cui il fumo si deposita sulla superficie ghiacciata, la rende più scura e quindi meno riflettente i raggi solari, accelerando il processo di scioglimento. Questo crea un circolo vizioso in cui gli incendi, aggravati dal cambiamento climatico, a loro volta accelerano gli impatti del riscaldamento globale.
I pericoli degli incendi si estendono anche al permafrost. Le temperature più elevate minacciano di far sprofondare 75.000 chilometri di oleodotti e gasdotti costruiti su fondamenta nel terreno ghiacciato. Secondo le stime del ministro russo delle risorse naturali e dell'ecologia, Alexander Kozlov, «circa il 40% di tutte le infrastrutture costruite su terreni coperti dal permafrost è già stato danneggiato». Kozlov ha inoltre avvertito che «l'economia perderà circa 65 miliardi di dollari in infrastrutture a causa dello scioglimento del permafrost causato dai cambiamenti climatici». Ma i pericoli non si limitano ai danni strutturali. Charles Digges di Bellona evidenzia che «quando il permafrost si scioglie, rilascia vaste riserve di metano e anidride carbonica, i gas maggiormente responsabili del riscaldamento globale, aumentando ulteriormente le temperature». Questo rende la Siberia un epicentro critico della crisi climatica, dove eventi locali hanno ripercussioni globali.
Nelle foreste boreali dell’estremo emisfero settentrionale, dove il clima si sta riscaldando più velocemente che altrove, alcuni incendi sopravvivono alle nevi invernali e riprendono in primavera. Questi fenomeni sono conosciuti come “incendi zombie” - chiamati anche “overwintering” o “holdover”-, residui di incendi dell’anno precedente che sono rimasti vivi nel sottosuolo. Nell’Artico, gli incendi di solito iniziano in superficie, come in altri luoghi, ma in estati lunghe e calde con ondate di calore particolarmente acute, l’umida torba sottostante può prendere fuoco. Una volta che è in fiamme, la torba permette agli incendi di bruciare a lungo dopo che le fiamme in superficie si sono spente - per giorni, settimane, mesi o anni -, essendo formata da vegetazione morta che non si è completamente disgregata. La tragedia degli animali selvatici in Siberia, unita a quella di altre foreste boreali come in Canada e Alaska, o quelle dell'Amazzonia e dell'Australia, sottolinea l'interconnessione delle crisi ecologiche globali. Gli incendi che hanno interessato la foresta di Chernobyl ad aprile 2020 sono gli ultimi di una serie d’incendi che, nel corso di pochi mesi, ha fatto bruciare grandi estensioni di boschi e bush, e anche in quel caso la situazione era legata a condizioni estremamente siccitose e all’accumulo di biomassa combustibile.
Le Cause Profonde: Tra Azione Umana e Cambiamento Climatico
Le indagini sulle cause degli incendi siberiani rivelano una combinazione complessa di fattori antropici e naturali, amplificati dal cambiamento climatico. Gli ambientalisti russi sanno che «9 incendi su 10 sono causati dall'uomo». Tuttavia, per risolvere il problema, sono necessarie informazioni più dettagliate sulle pratiche pericolose in agricoltura e silvicoltura. I volontari di People of the Forest spiegano che «per i taglialegna è più redditizio bruciare i resti della foresta abbattuta piuttosto che ripulire l'area di abbattimento in altri modi o riciclare questi rifiuti». Il Procuratore Generale della Federazione russa ha spiegato che, dalle prime indagini degli inquirenti, diversi focolai sarebbero stati appiccati in maniera dolosa al fine di nascondere attività illecite di raccolta di legname nella regione di Irkutsk.

Accanto alle attività umane, ci sono le cause naturali. Le autorità stanno indagando per capire se alcuni dei roghi possano essere di origine dolosa, ma secondo gli enti locali, molto probabilmente a causarli sono stati eventi naturali, come i fulmini. A monte, però, c’è l’innalzamento delle temperature delle regioni al di sopra del circolo polare artico. In Siberia (ma un discorso analogo vale anche per Alaska, Canada settentrionale e Groenlandia) il caldo inusuale asciuga terre normalmente ricche d’acqua che diventano così infiammabili: è il caso, ad esempio, dei depositi naturali di torba. Nel 2010, in Russia, alcune aree ricche di torba hanno preso fuoco dopo essere state colpite da un fulmine; l’incendio che ne è scaturito è stato domato solo dopo settimane.
Il cambiamento climatico è insieme (con)causa ed effetto di simili roghi. Da una parte, le temperature insolitamente alte contribuiscono a rendere gli incendi più probabili e più estesi. Dall’altra, incendi di dimensioni tanto vaste diffondono quantità enormi di CO2 (che è tra le principali responsabili dell’aumento dell’effetto serra) e di «black carbon», particelle nere che possono depositarsi sul ghiaccio dell’Artico riducendone l’albedo (il potere riflettente), cosa che facilita l’assorbimento di calore e, di conseguenza, velocizza il loro scioglimento. Raffaella Lovreglio, ricercatrice del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, ha evidenziato che, oltre alle presunte cause che hanno determinato i roghi, bisogna considerare i fattori predisponenti che favoriscono, ancor più negli ultimi anni, la maggior frequenza di questi incendi, tra cui le condizioni estremamente siccitose e l’accumulo di biomassa combustibile dovuta all’assenza di gestione forestale.
Di fronte all'incredibile portata degli incendi, Putin ha detto che «se non del tutto, almeno in larga misura, ciò è dovuto al cambiamento climatico globale nella nostra nazione». Per Bellona, queste dichiarazioni «rappresentano un cambiamento di retorica da parte di Putin, che in passato ha messo in dubbio il ruolo che sta avendo il cambiamento climatico nel severo caldo russo, nelle inondazioni e negli incendi boschivi da record praticamente ogni anno». L’associazione norvegese/russa ricorda che negli anni scorsi Putin aveva messo più volte in discussione la scienza climatica, affermando che il cambiamento climatico era dovuto a fenomeni naturali, persino "cosmici", al di fuori del controllo dell'umanità. Questo cambio di tono, tuttavia, segna un'apertura e una maggiore consapevolezza della gravità della situazione. Nonostante il presidente russo avesse puntato pesantemente sullo scioglimento dell'Artico come occasione economica, avviando un'enorme operazione di trivellazione di gas e petrolio lungo la costa siberiana settentrionale della Russia e decretando iniziative per un massiccio aumento del traffico marittimo lungo la rotta marittima del Nord, sono stati gli stessi ministeri di Putin a sottolineare in diversi rapporti quanto la Russia possa perdere con l'aumento delle temperature globali e con gli estremi meteorologici che la stanno colpendo sempre più frequentemente.
La Risposta delle Autorità e le Critiche degli Ambientalisti
La risposta alla crisi degli incendi siberiani ha coinvolto le autorità russe a vari livelli, ma ha anche suscitato forti critiche da parte degli ambientalisti. Nella riunione moscovita del governo della settimana scorsa, Putin ha fatto approvare un elenco di istruzioni per affrontare gli incendi per il 2021. Tra queste, la prima riguarda l'assegnazione di fondi per il monitoraggio e l'estinzione degli incendi, nonché per macchinari e attrezzature forestali per le regioni della Federazione Russa. È stata prevista l'istituzione di un Centro interregionale per la protezione dagli incendi boschivi nel distretto federale dell'Estremo Oriente. Un altro punto importante è prendere in considerazione la possibilità di coinvolgere l'EMERCOM (il ministero delle situazioni di emergenza) nell'estinzione degli incendi nelle aree naturali se adiacenti ad aree popolate. Le istruzioni prevedono anche di valutare se nelle regioni con una difficile situazione di incendi boschivi ci siano attrezzature sufficienti per l'estinzione degli incendi a terra e, in caso contrario, organizzare le consegne. Inoltre, si valuterà se il ministero della difesa ha bisogno di aiuto per estinguere gli incendi nelle regioni con una difficile situazione di incendi boschivi e prendere una decisione appropriata. Infine, il piano mira a migliorare il sistema di formazione del personale forestale, fornire alle organizzazioni che proteggono le foreste dagli incendi personale qualificato e offrire loro supporto sociale.
Tuttavia, le autorità russe sono state accusate di non aver fatto abbastanza, finora, per spegnere o controllare gli incendi. Greenpeace ha accusato il Cremlino di negligenza nella gestione della crisi. Piccoli incendi colpiscono abitualmente la vasta regione siberiana e vengono lasciati estinguere autonomamente nelle cosiddette “zone di controllo”, aree disabitate dove i roghi non rappresentano un pericolo per gli esseri umani. Secondo gli ambientalisti, tuttavia, l’estensione degli incendi di questa estate avrebbe dovuto innescare un’azione più decisa e tempestiva da parte della Guardia forestale russa che avrebbe potuto prevenire un disastro di proporzioni globali. Fa rabbia pensare che, più del 90% degli incendi, riguarda le cosiddette “zone di controllo”, aree in cui la legge non prevede che le fiamme debbano essere spente in maniera prioritaria. A lungo le autorità hanno sottovalutato l’entità del problema: lo stato d’emergenza è stato dichiarato solo quando il fumo che ha raggiunto la città siberiana di Novosibirsk ha iniziato a causare conseguenze gravi per la salute dei cittadini. Attualmente il governo di Putin ha schierato l’esercito nel tentativo di spegnere o controllare i roghi.
Secondo gli ambientalisti, «è necessario collegare la protezione dagli incendi boschivi alla silvicoltura sostenibile. È impossibile proteggere una foresta se non è gestita in modo efficiente. Ciò vale anche per il volume totale delle sovvenzioni forestali e per il trasferimento dell'uso intensivo delle foreste in aree più sviluppate, ovvero foreste su ex terreni agricoli». È necessario formulare una posizione chiara sulle "zone di controllo". Difficilmente si migliorerà la situazione degli incendi in Russia se non si riducono le aree in cui gli incendi non possono essere estinti. È inoltre necessario adeguare la posizione sugli investimenti finanziari: i soldi devono essere investiti principalmente per personale qualificato, stipendi dignitosi e stabili, assicurazioni, attrezzature e formazione di alta qualità e non solo in attrezzature come autopompe e trattori. Tali investimenti richiedono finanziamenti annuali non una tantum, ma costanti al livello appropriato. Gli attivisti di Greenpeace Russia hanno dichiarato: «Nonostante le dichiarazioni delle autorità, l’intensità degli incendi non sta diminuendo. Ogni anno nella taiga si verificano alcuni incendi, ma le fiamme di quest’estate hanno raggiunto dimensioni senza precedenti e molto probabilmente, a causa della situazione meteorologica, la situazione rimarrà catastrofica anche per le prossime due settimane». Questa situazione, secondo Beneslavsky, potrebbe diventare potenzialmente pericolosa per le popolazioni locali, poiché gli incendi potrebbero continuare a svilupparsi in modo imprevedibile e sempre più vicini alle aree abitate. Più di 1 milione di persone hanno già firmato una petizione per chiedere lo stato di emergenza in tutta la Siberia e fare di più per combattere le fiamme. Tuttavia, se queste istruzioni presidenziali verranno attuate fedelmente, questi passaggi possono portare a cambiamenti positivi.
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Nel contesto internazionale, sul clima si registra una schiarita tra Washington e Mosca. L’Amministrazione di Joe Biden, che sta cercando di riprendersi la leadership climatica globale dopo i 4 disastrosi anni negazionisti di Donald Trump, è incoraggiata dai nuovi toni di Putin che a luglio ha detto all'ex segretario di Stato americano e inviato speciale sul clima Usa, John Kerry, che i due grandi Paesi «dovrebbero lavorare insieme per affrontare il riscaldamento globale». Kerry ha risposto: «Siamo lieti che la Russia ora voglia fare dei passi, ulteriori passi, perché il suo Paese è ovviamente colpito». In passato, il 1 agosto, il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva proposto a Vladimir Putin eventuale supporto per contrastare l’avanzata degli incendi. Putin aveva accolto con favore l’interessamento del tycoon, ma aveva declinato la proposta ipotizzando l’invio di forze speciali russe nelle regioni colpite.
L'Inseminazione delle Nuvole: Una Tecnica di Modificazione Meteorologica
L'Iran, in questi anni, sta affrontando la lotta contro la siccità anche attraverso la tecnica del cloud seeding, che consiste nell’immettere nell’atmosfera delle sostanze, solitamente lo ioduro d’argento, per indurre la pioggia. Questa tecnica, con inseminazione delle nuvole, semina delle nuvole o ancora col termine inglese di cloud seeding, mira a cambiare la quantità ed il tipo di precipitazione attraverso la dispersione nelle nubi di sostanze chimiche che fungano da nuclei di condensazione per favorire le precipitazioni. Questa tecnica può essere impiegata sia per aumentare la piovosità in zone aride sia per prevenire la formazione di grandine in fronti temporaleschi.
Esattamente, come funziona il cloud seeding? Marco Gaia di MeteoSvizzera spiega che «l’idea di fondo, che vale sia per la pioggia sia per la grandine, è che ogni goccia di pioggia, ogni fiocco di neve, ogni chicco di grandine, si sviluppa partendo da un microscopico granello, che può essere per esempio della sabbia o della fuliggine». Se, quando si formano le nuvole, vi sono molti granelli, le goccioline si formano più facilmente. Nella zona dove si valuta che dovrebbe formarsi la nuvola, vengono quindi immesse delle sostanze che possano aiutare a formare tante goccioline d’acqua oppure tanti piccoli chicchi di grandine. Le sostanze possono essere disperse da aerei, rilasciate da dispositivi a terra, o veicolate tramite uso di razzi o cannoni antiaerei. Principalmente vengono usate sostanze come lo ioduro d'argento, lo ioduro di potassio e il ghiaccio secco (biossido di carbonio congelato). Per produrre ghiaccio a temperature superiori sono usate anche espansioni di propano liquido per produrre cristalli; altri materiali igroscopici, come ad esempio il sale, sembrano dare risultati promettenti. L'inseminazione igroscopica è utile per intensificare le precipitazioni piovose partendo da nuvole calde.
Affinché si formi ghiaccio è necessario che la nuvola contenga acqua sopraffusa allo stato liquido, ovvero a una temperatura inferiore ai 0 °C. Alle medie latitudini solitamente si deve tener conto che la pressione di equilibrio è inferiore per il ghiaccio rispetto all'acqua. Quando le particelle di ghiaccio si formano nelle nubi sovraraffreddate, queste crescono a spese delle gocce liquide. Se sono sufficientemente grandi, diventano abbastanza pesanti per trasformarsi in neve (o in pioggia, se si fondono) da nuvole che altrimenti non produrrebbero precipitazioni. Nel caso della stagione calda o delle nuvole cumuliformi tropicali si cerca di sfruttare il calore latente rilasciato durante il processo di congelamento.

La storia del cloud seeding ha radici profonde. Vincent Schaefer (1906-1993) scoprì il principio della semina delle nuvole nel luglio 1946 attraverso una serie di eventi fortuiti, durante una scalata sul Monte Washington, nello Stato di New York. Usò centinaia di sostanze potenziali per stimolare la formazione di cristalli di ghiaccio, come sale, talco in polvere, terra ed altre sostanze chimiche, finché in quello stesso mese, proprio nel giorno più caldo ed afoso, mentre stava conducendo esperimenti allo Schenectady Lab., notò che l'aria non si era raffreddata abbastanza. Decise, quindi, di innescare il processo usando ghiaccio secco per abbassare la temperatura, ed in effetti si ebbe la formazione di milioni di microcristalli, con un grado di riflessione della luce così alto da illuminare la maggior parte della stanza. Contemporaneamente il noto climatologo Bernard Vonnegut, fratello dello scrittore Kurt Vonnegut e collega di Schaefer, creò un metodo di inseminazione usando iodio ed argento per produrre ioduro d'argento.
Efficacia e Controversie Scientifiche del Cloud Seeding
Nonostante l'attrattiva dell'inseminazione delle nuvole come strumento per la gestione delle risorse idriche e la mitigazione dei fenomeni meteorologici estremi, la sua efficacia rimane un argomento di controversia scientifica. Difficile verificare i successi. L’inseminazione artificiale delle nuvole non è cosa nuova, se ne parla da più di 100 anni, ricorda il meteorologo: «C’è chi giura che funziona, ma dal punto di vista scientifico non ci sono prove sperimentali robuste che lo confermino, effettuate secondo i criteri del metodo scientifico».
MeteoSvizzera, attraverso le parole di Marco Gaia, spiega che in linea teorica si potrebbe pensare che le aree circostanti possano essere in piccola parte toccate, ma «il punto è che probabilmente questa tecnica non funziona neanche localmente e quindi pensare che possano esserci delle ricadute negative più lontano è ancora meno probabile». Parte del problema è che è difficile capire quanta pioggia sarebbe caduta se la nube non fosse stata “inseminata”. In altre parole, è difficile distinguere le precipitazioni dovute all'inseminazione artificiale, data la naturale variabilità di queste, spesso molto grande. L'Ente nazionale per le ricerche atmosferiche (NCAR) è una istituzione che si trova a Boulder (Colorado) e che si occupa di analisi statistiche sulle nubi inseminate al fine di studiarne le differenze.
Dall’indebolimento degli uragani negli USA alla diminuzione della grandine sul Piano di Magadino, è dalla notte dei tempi che l’essere umano tenta di cambiare le condizioni atmosferiche a proprio vantaggio e ciò non è cambiato negli ultimi decenni. Negli anni ’50 e ‘60, ricorda il meteorologo, sono stati portati avanti negli Stati Uniti diversi progetti per tentare di indebolire gli uragani, ma sono stati tutti abbandonati perché non davano risultati. In Svizzera, invece, dal 1950 al 1970 sono stati fatti esperimenti di inseminazione delle nuvole per cercare di diminuire la dimensione dei chicchi di grandine. Esperimenti che sono stati portati avanti anche in Ticino sul Piano di Magadino e per i quali il centro di MeteoSvizzera di Locarno Monti ha avuto un ruolo di primo piano per verificarne l’utilità. Anche qui, però, non sono stati ottenuti gli effetti sperati.
Il progetto Stormfury degli anni sessanta fu un tentativo da parte dell'esercito statunitense di modificare gli uragani atlantici. Non è chiaro se il progetto fosse stato un successo, in quanto solamente pochi uragani furono testati con l'inseminazione delle nuvole, a causa delle rigide restrizioni date dagli ideatori del progetto. Inoltre le piccole modificazioni strutturali degli uragani furono temporanee. Il primo sponsorizzò i progetti di ricerca dal 1964 al 1988 includendoli nel progetto Skywater, mentre il NOAA condusse un programma di modificazione meteorologica tra il 1979 ed il 1993.
Per quanto riguarda i materiali usati, lo ioduro d’argento, un composto nocivo? Si tratta sempre di un composto chimico inserito artificialmente nell’aria dall’uomo, è un problema? «A livello di tossicità non è di certo una di quelle sostanze da immettere nell’ambiente in ogni dove», indica il meteorologo Gaia. «Anche se i quantitativi rilasciati si diluiscono nell’atmosfera, la prudenza dovrebbe essere d’obbligo». Lo ioduro d'argento, classificato col colore blu, secondo livello, dalla NFPA 704, può causare inabilità temporanea o, con un'esposizione prolungata, un danno residuo, ma comunque non cronico. È stata dimostrata la bassa tossicità dell'argento e dei componenti da esso derivati. L'accumulo al suolo e nella vegetazione non sono stati sufficientemente studiati.
Detto ciò, spiega Gaia, le evidenze scientifiche suggeriscono di usare i soldi per altri metodi in grado di alleviare le conseguenze della grandine o della siccità. Per quanto riguarda la prima, ad esempio si possono usare sistemi di protezione come le reti antigrandine. Mentre per la siccità a volte si può ricorrere alla creazione di bacini artificiali o sfruttare le falde freatiche. Sempre più attuale la geoingegneria. Nell’ottica della lotta ai cambiamenti climatici si sta parlando sempre di più di geoingegneria. Ovvero, spiega Marco Gaia, tecniche che hanno l’obiettivo di modificare la quantità di energia che entra nell’atmosfera. Una di queste è quella di distribuire degli aerosol che siano in grado di riflettere la luce del Sole. «Sono però tutte tecniche che non risolvono alla radice il problema fondamentale che è l’aumento dei gas a effetto serra», mette in guardia Gaia. Inoltre «queste polveri dopo un po’ tendono a scendere e a depositarsi al suolo e quindi l’effetto sparisce».
Applicazioni Globali e Impieghi Storici dell'Inseminazione delle Nuvole
Nonostante le incertezze sulla sua efficacia, la semina delle nuvole è stata e continua ad essere esplorata e applicata in diverse parti del mondo, spesso in risposta a pressanti esigenze idriche o per la protezione agricola. Lo stato che fa più largo uso di tecniche di inseminazione delle nuvole è la Repubblica Popolare Cinese, che mira ad incrementare la quantità di pioggia di molte regioni aride, compresa la capitale Pechino. Vi è anche un conflitto politico tra diverse regioni che si accusano a vicenda di "rubare pioggia" attraverso l'inseminazione delle nuvole.
Nel 1985 il governo marocchino ha iniziato un programma di semina delle nubi chiamato 'Al-Ghait'. Negli Stati Uniti l'inseminazione delle nuvole è usata per incrementare le precipitazioni in zone siccitose e per ridurre sia la dimensione dei chicchi di grandine che si formano nei temporali, sia la nebbia negli aeroporti. Inoltre è occasionalmente usata dalle principali stazioni sciistiche per indurre nevicate. La Irving P. Krick e soci, un'organizzazione privata di Palm Springs in California, si offrì durante gli anni settanta di condurre esperimenti di modificazione meteorologica usando dei razzi per inseminare le nubi con argento iodato. Questi furono autorizzati nel 1972 dall'università dell'Oklahoma di condurre un esperimento per incrementare le precipitazioni piovose presso il lago di Carl Blackwell, che a quel tempo (1972-1973) era la maggior riserva idrica per lo Stillwater e del quale il livello di acqua era pericolosamente basso. Il progetto non fu condotto abbastanza a lungo da poter apprezzare variazioni statistiche.

Anche l'Australia ha una lunga storia di ricerca e applicazione del cloud seeding. Dal 1947 al 1952, gli scienziati del CSIRO lasciarono cadere ghiaccio secco sopra cumuli di nuvole. Tra il 1953 e il 1956, lo CSIRO condusse esperimenti simili nel sud Australia, nel Queensland ed in altre regioni. Gli esperimenti condotti dal CSIRO in Tasmania negli anni sessanta furono un successo, con oltre il bacino d'utenza dell'Altopiano Centrale un incremento delle piogge autunnali del 30%. Nonostante ciò, la Commissione per le risorse naturali del Nuovo Galles del Sud, responsabile della supervisione di progetti di inseminazione delle nuvole, ritiene che sia difficoltoso stabilire statisticamente se un incremento di nevicate sia dovuto all'inseminazione stessa. Nel dicembre del 2006, il governatore del Queensland annunciò lo stanziamento di 7,6 milioni di dollari australiani per progetti di ricerca sull'inseminazione delle nuvole che coinvolgessero sia il dipartimento di meteorologia australiano che il centro statunitense per le ricerche atmosferiche.
Tecniche di inseminazione delle nuvole sono state adottate in Francia dalla Association Nationale d'Etude et de Lutte contre les Fléaux Atmosphériques (ANELFA) in modo continuativo a partire dal 1952, principalmente nelle regioni del sud, allo scopo di prevenire la formazione di precipitazioni di grandine. Il metodo adottato si basa su generatori da terra per l'emissione di ioduro d'argento, il cui uso è andato crescendo negli anni (455 nel 1984 per un'area di 55 000 km², 838 nel 2015 per un'area di 70 000 km²). Un primo esperimento fu iniziato nel 1969 nella valle dell'Ebro, impiegando 290 generatori a terra per l'inseminazione di nuvole su un territorio di circa 20 000 km². Operazioni di inseminazione delle nuvole sono avvenute in Grecia nell'ambito del programma Greek National Hail Suppression Programme negli anni 1984-1988. Data la carenza di acqua nella regione, lo stato di Israele è stato tra i primi paesi nell'area del Mediterraneo ad adottare il metodo di inseminazione delle nuvole per favorire le piogge. Negli anni 1961-1967 il programma Israel 1 impiegò l'inseminazione da aeromobile nella regione del centro-nord. Un secondo esperimento, Israel 2, si svolse negli anni 1969-1975 con l'obiettivo di aumentare le precipitazioni in regioni in grado di accumulare riserve d'acqua. Più recentemente è stato presentato tra il 2002 ed il 2006 un progetto di ricerca in piccola scala da parte di sei stati dell'ovest degli Stati Uniti denominato Weather Damage Modification Program (letteralmente: programma di modificazione del danno meteorologico).
Nonostante questi vari tentativi e programmi, la scienza continua a dibattere sull'effettiva capacità del cloud seeding di produrre risultati consistenti e misurabili, ribadendo che la soluzione ai problemi climatici e idrici risiede primariamente nella riduzione delle emissioni di gas serra e in una gestione sostenibile delle risorse naturali.
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