Febbre a 37 e Dolore al Collo nei Bambini: Comprendere le Cause e Gestire i Sintomi

La comparsa della febbre nel bambino rappresenta un'evenienza frequente ed è uno dei più comuni sintomi che si manifestano nei primi anni di vita. Soprattutto se compare in modo improvviso o se la temperatura corporea raggiunge livelli ritenuti elevati, la febbre solitamente rappresenta un motivo di allarme e preoccupazione per i genitori. La febbre è una condizione determinata dall'aumento della temperatura centrale che generalmente, ma non esclusivamente, è parte di una risposta difensiva contro patogeni o sostanze estranee. È importante ricordare che la febbre non è una malattia, ma un sintomo, e le sue cause vanno identificate e affrontate nella maniera più appropriata.

Quando febbre e mal di testa compaiono insieme in un bambino, nella maggior parte dei casi si tratta di un'infezione comune e transitoria. Tuttavia, l'associazione con il dolore al collo, o più specificamente con la rigidità nucale, può talvolta indicare condizioni che richiedono un'attenzione medica più approfondita. Questo articolo esplorerà le diverse cause di febbre e dolore al collo nei bambini, dalla più comune e benigna alla più rara e grave, fornendo indicazioni su come gestire i sintomi a casa e quando rivolgersi a un medico.

Bambino con febbre e termometro

La Febbre nei Bambini: Un Meccanismo di Difesa e Come Misurarla

La febbre è un aumento regolato dall'ipotalamo, il "termostato" del nostro corpo. Durante un'infezione, il sistema immunitario rilascia citochine e altri mediatori che favoriscono la produzione di prostaglandine e innalzano il set point termico. Questo innalzamento della temperatura corporea non è un evento negativo di per sé, ma un importante meccanismo di difesa del nostro organismo. Con l'aumento della temperatura corporea, riusciamo non solo a bloccare la proliferazione di un'infezione ma anche ad accelerare la risposta immunitaria contro di essa.

In pediatria si parla di febbre quando la temperatura corporea è uguale a o maggiore di 37,5 °C. Di "febbre alta" si parla quando la temperatura si eleva in modo significativo rispetto al comportamento abituale del bambino, ad esempio 39 °C o più. Tuttavia, l'entità della febbre da sola non indica necessariamente gravità: ciò che conta è lo stato generale del bambino, la presenza di altri sintomi e quanto bene tollera la situazione. Si pensi al caso di Martina, 2 anni, con febbre a 38,8 °C ma attiva e giocosa, rispetto a Giorgio, 1 anno, con febbre a 38,5 °C ma abbattuto e con scarso appetito. Queste due situazioni, apparentemente simili, portano a indicazioni completamente diverse, sottolineando che la febbre, anche se molto alta, non è detto che sia espressione di una malattia pericolosa.

La temperatura corporea ha un ritmo circadiano con valori minimi la mattina e massimi nel tardo pomeriggio, momento della giornata in cui può fisiologicamente arrivare a 37,5°. Varia inoltre in relazione all'età (i bambini piccoli hanno temperature più alte), al sesso, alla costituzione e all'attività fisica.

Per la misurazione della temperatura nei bambini, la via ascellare con un termometro elettronico è il metodo più semplice, veloce e sicuro. Non è consigliabile effettuare spugnature sul corpo con acqua per ridurre la temperatura, in quanto possono creare disagio e, talvolta, vasocostrizione e brivido. Un'ulteriore possibilità è usare il termometro digitale auricolare, che permette di misurare la temperatura interna in pochi secondi e può essere molto comodo nei bambini più piccoli. Tuttavia, la correttezza del risultato dipende dall'abilità di chi esegue la misura e dalla causa della febbre: ad esempio, se all'origine dell'innalzamento di temperatura c'è un'otite, il valore rilevato può essere superiore a quello effettivo. Per semplificare la misurazione nei neonati e nei bambini più piccoli, è stato sviluppato anche un termometro incorporato nel ciuccio.

Misurazione della febbre con termometro ascellare

Cause Comuni di Febbre e Malessere nel Bambino

I disturbi che possono causare la febbre nei primi anni di vita sono molto numerosi. La cefalea può nascere dallo stesso contesto infiammatorio della febbre: le citochine aumentano la sensibilità al dolore, i brividi possono contrarre la muscolatura e la congestione nasale può creare pressione sui seni paranasali. Queste condizioni includono:

  • Virus respiratori e sindromi simil-influenzali: Sono la causa più comune. Possono associarsi a mal di gola, tosse o naso chiuso, dolori diffusi e stanchezza. Fenomeni estremamente frequenti soprattutto nei mesi invernali.
  • Gastroenterite: Febbre e mal di testa possono accompagnare nausea, inappetenza, vomito o diarrea.
  • Sinusite e otite: Dopo un raffreddore, l'ostruzione prolungata può favorire l'infiammazione dei seni paranasali. Il dolore tende a localizzarsi su fronte e zona perioculare e può peggiorare chinandosi.
  • Faringite batterica: Quando febbre e cefalea si associano a mal di gola importante, può essere presente un'infezione batterica.
  • Caldo e colpo di calore: In estate, soprattutto dopo attività fisica o esposizione prolungata, febbre e cefalea possono essere legate a difficoltà di termoregolazione.
  • Reazione a un vaccino: La febbre può essere una risposta alla somministrazione di un vaccino, indicando che il sistema immunitario sta reagendo.

Il bambino con la febbre può trovarsi in uno stato di malessere generalizzato, è abbattuto e ha scarso appetito. Molto più spesso che nell'adulto, quando il bambino ha la febbre si osserva anche un ingrossamento dei linfonodi, ma non necessariamente nell'area più vicina alla sede dell'infezione. Ad esempio, se la febbre è stata indotta da un disturbo respiratorio, probabilmente a ingrandirsi saranno soprattutto le ghiandole linfatiche presenti alla base della testa e nel collo, ma non è escluso che anche quelle localizzate a livello dell'inguine o delle ascelle possano aumentare di dimensioni. È un fenomeno del tutto normale e non deve spaventare.

Perché quando ci ammaliamo ci viene la febbre?

Gestione della Febbre e del Malessere a Casa

Se il bambino ha una temperatura alta, ma si comporta e beve normalmente e non mostra alcun particolare malessere o dolore, possiamo semplicemente attendere il decorso della febbre. L'aumento della temperatura corporea è un importante meccanismo di difesa e quindi non va trattato di per sé, ma solo quando causa disagio o si associa a sintomi fastidiosi. Abbassare la febbre alta in assenza di altri sintomi equivale a favorire i germi che causano l’aumento della temperatura, quindi non è raccomandato.

Ecco alcune misure pratiche da adottare a casa:

  • Idratazione: Offrire liquidi spesso, in piccole quantità se il bambino è nauseato. È consigliabile favorire il riposo e offrire liquidi spesso.
  • Alimentazione: Alimentazione a richiesta. Ricordiamoci che quando i bambini stanno male riducono drasticamente l'appetito; proviamo, in questi giorni un po' particolari, a offrire al piccolo il suo cibo preferito e ad assecondare le sue richieste. Non forzare il bambino a mangiare se non se la sente.
  • Comfort: Mantenere il bambino ben idratato, vestirlo in modo leggero se ha caldo o aggiungere una coperta se ha freddo. Verificare l'abbigliamento del bambino assecondando le sue richieste. Garantire un ambiente ben ventilato ma non freddo.
  • Bagno tiepido: Bagnare il corpo del bambino con un asciugamano imbevuto di acqua tiepida, o direttamente con un bagno sempre in acqua tiepida (circa 34°C), se il piccolo prova sollievo. Non è consigliabile effettuare spugnature sul corpo con acqua fredda.
  • Antipiretici/Analgesici: Se la febbre alta dà molto fastidio al bambino o se si associa ad altri dolori (mal di gola, mal d'orecchio…), somministrate al piccolo del paracetamolo, con il dosaggio che vi ha raccomandato il vostro pediatra. Gli antipiretici (come Paracetamolo o Ibuprofene) vanno impiegati non in base alla temperatura, ma se il bambino manifesta malessere, dolore o fastidio significativo. Il dosaggio deve essere calcolato sul peso corporeo, e la preferenza è per la via orale (la rettale solo se il bambino vomita).

Cosa evitare:

  • Evitare l'uso combinato o alternato di paracetamolo e ibuprofene senza indicazione medica, per un maggior rischio di effetti collaterali.
  • Attenzione a somministrare Ibuprofene se il bambino ha meno di 6 mesi oppure se vi sono segni o sintomi di disidratazione, poiché i meccanismi metabolici possono essere inefficienti e la combinazione con disidratazione può causare problematiche renali.
  • L'aspirina come analgesico/antipiretico in età pediatrica va sempre evitata.
  • È sconsigliato coprirlo eccessivamente, somministrare antipiretici esclusivamente per abbassare la temperatura senza considerare lo stato generale del bambino, utilizzare impacchi freddi o con alcool, e ignorare la comparsa di sintomi nuovi o peggioramento.

A proposito delle convulsioni febbrili, nonostante questi episodi possano far preoccupare molto i genitori, si tratta di un'eventualità piuttosto comune e di solito benigna, che non comporta altri rischi per la salute. Tuttavia, nel caso si verifichino per la prima volta, è necessario recarsi in pronto soccorso per gli accertamenti del caso.

Bambino che riposa con un genitore

Quando Preoccuparsi: Segni d'Allarme e il Ruolo del Pediatra

La febbre alta nei bambini è un segnale che richiede attenzione, ma quasi mai indica una condizione grave. Tuttavia, vi sono delle situazioni potenzialmente gravi che si possono associare all'aumento di temperatura corporea. Il pediatra è senz'altro il primo riferimento per qualsiasi sintomo di malattia e in genere informa preventivamente i genitori su cosa fare.

È importante rivolgersi tempestivamente al pediatra o al pronto soccorso se il bambino presenta uno dei seguenti segni d'allarme ("red flags"):

  • Età inferiore a 3 mesi: Qualsiasi febbre merita un contatto medico rapido.
  • Temperatura corporea superiore a 40 °C.
  • Difficoltà a respirare.
  • Letargia, sonnolenza marcata o difficoltà a svegliarsi.
  • Rigidità della nuca o del collo: Questo è un segnale particolarmente importante in associazione alla febbre.
  • Convulsioni.
  • Riduzione marcata dell'alimentazione o della produzione di urina.
  • Febbre persistente per più di 48-72 ore senza miglioramento.
  • Comparsa di rash cutaneo o sanguinamento.
  • Vomito ripetuto o proiettile.
  • Cambiamenti della personalità o stato confusionale.
  • Pallore di cute e mucose, petecchie, linfoadenopatia generalizzata, epatosplenomegalia.
  • Rifiuto di giocare, perdita di peso, sudorazione notturna, anoressia.
  • Nei bambini piccoli o nei neonati: qualsiasi peggioramento rapido delle condizioni generali, irritabilità insolita, pianto inconsolabile, rigidità del corpo o una fontanella (la parte morbida della testa) più tesa del normale.

Infezioni del Sistema Nervoso Centrale: Meningite ed Encefalite

Le infezioni del sistema nervoso centrale (SNC) possono essere estremamente serie. Il sistema nervoso centrale comprende il cervello e il midollo spinale. Le infezioni del sistema nervoso centrale (SNC) causate da virus possono portare a meningite ed encefalite. La meningite colpisce le membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale, mentre l'encefalite interessa il cervello stesso. Le infezioni che interessano sia le meningi sia il cervello sono chiamate meningoencefaliti. Nei bambini, la meningite è molto più comune dell'encefalite.

Cause e Trasmissione:Tra i virus che infettano il sistema nervoso centrale vi sono gli herpesvirus (vedere anche infezioni da virus herpes simplex), gli arbovirus, i coxsackievirus, gli echovirus e gli enterovirus. Alcune di queste infezioni colpiscono primariamente le meningi e causano meningite. La meningite virale è talvolta chiamata meningite asettica. La meningite può essere causata anche da batteri (Meningite batterica acuta), che sono spesso più gravi.

I bambini contraggono le infezioni virali del sistema nervoso centrale attraverso diverse vie. I neonati possono sviluppare infezioni da herpesvirus entrando in contatto con secrezioni infette nel canale del parto. Altre infezioni virali sono acquisite respirando l'aria contaminata di goccioline contenenti virus espirate da un soggetto infetto. Le infezioni da arbovirus sono trasmesse dalle punture di insetti vettori. I virus attaccano il sistema nervoso centrale in due modi: possono infettare e distruggere direttamente le cellule del cervello e del midollo spinale, oppure alcune infezioni virali in altre sedi nell'organismo possono far sì che il sistema immunitario attacchi e danneggi le cellule che circondano i nervi.

Sintomi delle Infezioni del SNC:Il primo sintomo è in genere la febbre, che può progredire a irritabilità, rifiuto di mangiare, cefalea, rigidità del collo e, in alcuni casi, convulsioni.

  • Nei bambini più grandi e negli adolescenti: I sintomi della meningite virale e dell'encefalite sono simili a quelli degli adulti: febbre, tosse, dolori muscolari, vomito, inappetenza e cefalea, seguiti dai sintomi della meningite (cefalea, febbre e rigidità del collo) o dell'encefalite (febbre, cefalea, cambiamenti della personalità o stato confusionale, convulsioni, paralisi o intorpidimento e sonnolenza).
  • Nei neonati e nei lattanti: Le infezioni virali del sistema nervoso centrale iniziano solitamente con febbre. Inizialmente i neonati potrebbero non avere altri sintomi, né sembrare malati. I bambini con più di un mese di vita in genere diventano irritabili ed esigenti e rifiutano il cibo. Il vomito è frequente. A volte il punto morbido sulla testa del neonato (fontanella) si rigonfia indicando un aumento della pressione sul cervello. Poiché il movimento peggiora l'irritazione delle meningi, un lattante con meningite potrebbe piangere di più, piuttosto che calmarsi, quando è preso in braccio e cullato. Alcuni sviluppano un insolito pianto stridulo. I lattanti affetti da encefalite presentano spesso convulsioni o altri movimenti anomali. Nelle forme più gravi, possono diventare letargici e comatosi e poi morire. Un'infezione da virus herpes simplex, che spesso si concentra solo in una parte del cervello, può portare a convulsioni o debolezza solo di una parte del corpo. Il neonato affetto da encefalite da virus herpes simplex può anche presentare eruzione cutanea, sugli occhi o all'interno della bocca, formata da macchie rosse con vesciche piene di liquido, che si trasformano in croste o cicatrizzano prima della guarigione.

Diagnosi:I medici sospettano una possibile meningite o encefalite in tutti i neonati che presentano febbre e nei lattanti, bambini e adolescenti che presentano febbre, irritabilità o comportamento anomalo. Per diagnosticare la meningite o l'encefalite, i medici eseguono una puntura lombare (rachicentesi) per prelevare del liquido cerebrospinale (LCS) da analizzare in laboratorio. In presenza di infezioni virali, il numero di leucociti (globuli bianchi) presenti nel liquido risulta maggiore ma i batteri non vengono rilevati. Sono disponibili tecniche di reazione a catena della polimerasi (PCR) che consentono di identificare più velocemente i virus herpes simplex e gli enterovirus nel LCS. Si possono eseguire esami del sangue per identificare anticorpi contro i virus, ma queste analisi solitamente richiedono diversi giorni. Per la diagnosi di encefalite causata da herpesvirus, è possibile ricorrere al test sulle onde cerebrali (elettroencefalogramma). La risonanza magnetica per immagini (RMI) e la tomografia computerizzata (TC) possono servire a confermare la diagnosi.

Trattamento e Prognosi:La maggior parte dei bambini richiede solamente cure di supporto; ovvero, devono stare al caldo, assumere liquidi in abbondanza e farmaci per il trattamento della febbre o delle convulsioni. Nella maggior parte delle infezioni del sistema nervoso centrale i farmaci antivirali non sono efficaci. Tuttavia, le infezioni causate dal virus herpes simplex possono essere trattate con aciclovir somministrato per vena.

La prognosi varia molto in base al tipo di infezione. Molti tipi di meningite ed encefalite virali sono lievi e il bambino guarisce rapidamente e completamente. Altri tipi sono gravi. L'infezione cerebrale da virus herpes simplex è particolarmente grave. Senza trattamento, circa il 50% dei neonati con encefalite causata dal virus herpes simplex muore. Più della metà di quelli che sopravvivono presenta gravi problemi neurologici. Se l'infezione da herpes non trattata coinvolge altre parti del corpo oltre al cervello, il tasso di mortalità raggiunge anche l'85%.

Diagramma del sistema nervoso centrale

La Meningite: Cause, Sintomi Specifici e Prevenzione

La meningite è un'infiammazione delle meningi, le membrane che proteggono il cervello e il midollo spinale. Questa condizione può manifestarsi con sintomi diversi, a seconda dell'età e della salute del paziente.

Cause della Meningite:La meningite è determinata principalmente da agenti infettivi: virus, batteri, funghi.

  • Meningite virale: può avere un andamento benigno e risolversi nell'arco di sette-dieci giorni; a volte invece, in caso di virus particolarmente aggressivi o che colpiscono pazienti con disturbi del sistema immunitario, può essere grave. Le forme virali sono generalmente più frequenti e spesso hanno un decorso più lieve.
  • Meningite batterica: è una malattia che richiede attenzione perché alcuni batteri possono provocare forme gravi e a rapida evoluzione. Nei primi tre giorni di vita del bambino i batteri più comunemente responsabili sono quelli trasmissibili durante il parto o per rottura prolungata delle membrane: Streptococco beta emolitico di gruppo B, Escherichia Coli, Listeria monocytogenes. Tra le meningiti batteriche, alcune delle cause più importanti nei bambini sono il meningococco, lo pneumococco e l'Haemophilus influenzae di tipo b. Elemento comune a questi batteri è l'elevata incidenza e pericolosità nei bambini di età inferiore ai 4 anni (e anche in età adolescenziale per quanto riguarda la meningite meningococcica di tipo C e in età adulta per la meningite pneumococcica). Tra i germi responsabili delle meningiti c'è anche il micobatterio che causa la Tubercolosi; circa un terzo dei bambini di età inferiore ai 5 anni infettati da questo microrganismo possono sviluppare una meningite tubercolare.

Sintomi Specifici della Meningite:I sintomi della meningite possono essere difficili da riconoscere, poiché sono simili a quelli dell'influenza all'esordio. Tuttavia, la rigidità nucale rappresenta uno dei sintomi distintivi della meningite.

  • Nei bambini più grandi: La malattia tende a esordire con febbre elevata, brividi, intenso mal di testa, vomito o nausea, marcata sonnolenza, irrigidimento della parte posteriore del collo, sensazione di fastidio provocato dalla luce (fotofobia). A colpo d'occhio, il bambino con meningite è un bambino molto sofferente.
  • Nei neonati e nei lattanti: I segni della meningite possono essere meno specifici. Oltre alla febbre, possono comparire irritabilità insolita, difficoltà ad alimentarsi, sonnolenza marcata o, al contrario, pianto inconsolabile. Talvolta si osservano vomito, rigidità del corpo o una fontanella più tesa del normale.

In rari casi, la meningite da meningococco può evolversi rapidamente nell'arco di 24 ore: ai sintomi di esordio precedentemente descritti segue la comparsa di emorragie cutanee disseminate, le estremità diventano fredde e violacee, la respirazione diviene estremamente difficoltosa e lo stato di coscienza peggiora nel giro di poche ore.

Complicazioni:Le complicanze a distanza, in caso di guarigione, possono essere anomalie neurologiche (ritardo mentale, sordità, cecità, epilessia, paralisi), amputazioni in caso di gangrena delle estremità, e conseguenze di tipo psicologico come ansia, depressione e disturbi post traumatici da stress.

Prevenzione e Vaccinazione:La febbre alta fa venire la meningite? No, la febbre è un sintomo, non la causa della meningite. Le vaccinazioni sono fondamentali per prevenire le forme più gravi. Nel calendario vaccinale sono previsti diversi vaccini che proteggono da batteri responsabili di forme gravi di meningite. Tra questi ci sono il vaccino contro l'Haemophilus influenzae di tipo b, quello contro lo pneumococco e quelli contro diversi tipi di meningococco. Molti genitori si mostrano esitanti sul numero di vaccini, ma la scelta di inserire nel calendario vaccinale del primo anno quelli che proteggono da alcune forme di meningite è legato all'età tipica di acquisizione (e pericolosità) di tali malattie. Negli ultimi anni la diffusione delle vaccinazioni ha ridotto in modo significativo molti di questi casi.

Le controindicazioni della vaccinazione per la meningite sono le reazioni allergiche gravi dopo la somministrazione di una precedente dose; questa condizione, piuttosto rara, rientra tra i rischi del vaccino. Altri effetti collaterali del vaccino per la meningite sono reazioni locali nella sede della vaccinazione (dolore, arrossamento, rigonfiamento), malessere, cefalea, febbre.

Perché quando ci ammaliamo ci viene la febbre?

Il Dolore Cervicale e la Febbre: Oltre le Infezioni Comuni

Il dolore cervicale associato a febbre, pur evocando in primo luogo un'eziologia infettiva (meningite, ascesso retrofaringeo, peritonsillare, parafaringeo tra le cause più comuni), può talvolta essere il quadro d'esordio di patologie meno comuni ma altrettanto importanti da riconoscere, anche se gli altri segni clinici risultano sfumati.

Un esempio è la malattia di Kawasaki (MK), una vasculite sistemica acuta che colpisce prevalentemente i bambini piccoli. È illustrativo il caso di un bambino di 3 anni, ricoverato al quinto giorno di febbre associata a dolore cervicale ingravescente. Nonostante l'iniziale sospetto di eziologia infettiva e l'avvio di antibioticoterapia ad ampio spettro, le indagini infettivologiche risultarono negative. La persistenza della febbre e la presenza di sfumati segni evocativi di malattia di Kawasaki, come l'edema retrofaringeo (che può essere una manifestazione rara di MK e determinare quadri che mimano un ascesso retrofaringeo), hanno portato a una valutazione cardiologica. Il riscontro di una dilatazione aneurismatica di entrambe le coronarie ha consentito di confermare il sospetto di MK. La diagnosi di malattia di Kawasaki si basa su criteri clinici e, in presenza di forme incomplete, il riscontro di anomalie coronariche conferma la diagnosi nella maggior parte dei casi. Il trattamento include immunoglobuline per via endovenosa e acido acetilsalicilico.

Questo esempio sottolinea l'importanza di considerare un ampio spettro di diagnosi differenziali quando la febbre e il dolore al collo persistono e le cause più comuni vengono escluse o non rispondono al trattamento.

Febbre di Origine Sconosciuta (FUO): Quando la Causa Non è Immediata

La febbre di origine sconosciuta (FUO) è una condizione in cui la febbre persiste per un periodo prolungato senza una causa identificabile dopo gli accertamenti medici di routine. Recentemente, si definisce affetto da FUO il bambino che presenti febbre da oltre 1-2 settimane e sia stato sottoposto agli accertamenti medici di routine, in regime ambulatoriale o ospedaliero, senza che ne sia stata determinata l'origine.

Cause della FUO:Un'ampia varietà di malattie, sia benigne a risoluzione spontanea che gravi, possono essere causa di FUO. Le infezioni rappresentano la diagnosi più frequente nei bambini con FUO (51%), seguite dalle condizioni reumatologiche/autoimmuni (9%) e dalle neoplasie (6%). In circa un quarto dei bambini con FUO la causa non viene determinata.

  • Infezioni: Nei paesi in via di sviluppo, le più comuni diagnosi sono brucellosi, infezione delle vie urinarie, tubercolosi e febbre tifoide; mentre, nei paesi sviluppati, prevalgono osteomielite, tubercolosi, infezione delle vie urinarie, bartonellosi e infezioni virali, in particolare da EBV.
  • Malattie autoimmuni: Le più comuni nel bambino sono le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI); altre cause sono rappresentate dalle malattie reumatologiche (artrite idiopatica giovanile, lupus eritematoso sistemico, febbre reumatica, malattia di Kawasaki, malattia di Behçet).
  • Neoplasie: Quelle che più frequentemente si manifestano con FUO sono il linfoma e la leucemia.
  • Possono essere causa di FUO anche condizioni di natura non infiammatoria quali malattie endocrine, assunzione di farmaci, disautonomia familiare.

Valutazione del Paziente con FUO:Di fronte al bambino con FUO il primo passo è definire se le sue condizioni generali siano soddisfacenti e pertanto possa essere gestito ambulatorialmente o se sia necessario il ricovero ospedaliero.

  • Anamnesi: Deve essere mirata a definire la reale presenza della febbre (escludere febbre fittizia), distinguere la FUO dalla pseudoFUO (episodi febbrili successivi dovuti a infezioni benigne che vengono percepiti come un unico evento), definire il pattern della febbre (continua, remittente, intermittente, ricorrente, recidivante), e raccogliere informazioni su provenienza geografica, anamnesi familiare, contatti con animali, viaggi, cibi, punture di insetti, contatti con malati, interventi chirurgici recenti e terapie effettuate. È cruciale valutare i sintomi associati e il loro momento di comparsa rispetto alla febbre.
  • Esame Obiettivo: È importante esaminare il paziente in modo completo e ripetere frequentemente la valutazione poiché elementi significativi possono comparire progressivamente. Si devono ricercare le "red flags" per malattie gravi (condizioni generali scadute, rifiuto di giocare, perdita di peso, sudorazione notturna, anoressia, pallore di cute e mucose, petecchie, linfoadenopatia generalizzata, epatosplenomegalia) e segni clinici evocativi di determinate patologie. La normalità dell'esame obiettivo orienta verso una causa benigna di febbre.
  • Valutazione Laboratoristica o Strumentale: Gli esami di laboratorio devono essere richiesti per gradi, iniziando da quelli più semplici, meno costosi e meno invasivi. Attraverso l'anamnesi, l'esame obiettivo e gli esami di I livello, il medico deve cercare di inquadrare la causa di FUO nell'ambito di una patologia infettiva, neoplastica, autoimmune o di una condizione di immunodeficienza. Il successivo iter diagnostico deve quindi procedere in base al sospetto diagnostico principale.

Gestione e Terapia Empirica:La terapia empirica può mascherare la diagnosi di condizioni patologiche rilevanti. Pertanto, in un bambino in buone condizioni generali, non è raccomandato l'uso routinario di una terapia empirica, antibiotica o antinfiammatoria. Nel bambino con condizioni compromesse è invece giustificato il ricorso a un trattamento empirico. Nelle malattie autoimmuni la terapia con corticosteroidi deve essere iniziata solo dopo la conferma della diagnosi e l'esclusione di condizioni oncologiche. È importante ricordare che anche i farmaci possono essere causa di febbre; pertanto nel bambino che presenti FUO in corso di una terapia farmacologica, è consigliabile provare a sospenderla, a meno che non sia strettamente necessaria. Gli antipiretici nel bambino con FUO devono essere somministrati in caso di bisogno e non in modo continuativo.

Domande Frequenti dei Genitori sulla Febbre

I genitori spesso hanno molte domande e preoccupazioni quando il loro bambino ha la febbre. Ecco alcune risposte ai dubbi più comuni:

  • Se la febbre dura da molti giorni significa che il bambino ha una malattia grave?Se un bambino presenta febbre da più di 1-2 settimane non significa che sia affetto da una malattia grave. Una febbre persistente può infatti essere causata sia da condizioni benigne che si autorisolvono che da malattie gravi. Occorre pertanto valutare la storia clinica, l'esame obiettivo e il risultato di indagini di laboratorio e strumentali. Per definire la gravità della malattia è fondamentale valutare le condizioni generali del bambino e ricercare le "red flags" (perdita di peso, rifiuto di giocare, sudorazione notturna, anoressia, pallore di cute e mucose, petecchie, linfoadenopatia generalizzata, epatosplenomegalia).

  • Per capire la causa della febbre sono necessarie indagini invasive?Nell'esecuzione degli esami il medico tiene conto della loro invasività. In generale, vengono prima eseguiti esami semplici quali indagini ematochimiche, ecografiche e radiografiche. A volte però la clinica o il risultato degli esami già effettuati pongono l'indicazione ad eseguire indagini invasive quali la puntura lombare o la biopsia.

  • Il bambino che nel pomeriggio presenti da molti giorni una temperatura di circa 37,5°C misurata per via rettale può essere considerato affetto da FUO?Per parlare di febbre è necessario che la temperatura, misurata per via rettale, sia superiore a 38°C. La temperatura ascellare e orale sono di 0,5°C più basse. Pertanto, una temperatura di 37,5°C, misurata per via rettale, non è indicativa di febbre. È importante ricordare che la temperatura corporea ha un ritmo circadiano con valori minimi la mattina e massimi nel tardo pomeriggio, momento della giornata in cui può fisiologicamente arrivare a 37,5°C. La temperatura corporea varia inoltre in relazione all'età (i bambini piccoli hanno temperature più alte), al sesso, alla costituzione, all'attività fisica, al ciclo mestruale.

  • Il bambino che presenta febbre da molti giorni deve essere trattato con antibiotici?Non sempre la terapia antibiotica è utile, infatti non solo malattie batteriche possono essere causa di FUO ma anche virali, oncologiche, autoimmuni. La decisione di iniziare o meno una terapia antibiotica deve tener conto sia degli elementi a favore di un'eziologia batterica che delle condizioni generali del paziente. La terapia antibiotica non dovrebbe, comunque, essere iniziata nel bambino con FUO prima di avere eseguito le indagini colturali in quanto può interferire con i risultati e quindi con la definizione eziologica della febbre. È inoltre necessario ricordare che l'estrema diffusione dell'utilizzo di antibiotici favorisce l'insorgenza di ceppi resistenti ai comuni antimicrobici.

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