Inanna: La Dea Sumera delle Mille Sfaccettature, Regina del Cielo e della Terra

Inanna è una dea sumera il cui nome, così magico e arcano, appare tra i segni cuneiformi di tavolette d’argilla risalenti a un periodo che va dal 3500 e il 1900 a.C. La sua presenza è una costante diffusa tra mille frammenti e altrettanti passi scritti su antiche crete sumere, le sue gesta, testimoniate pressoché ovunque nell’antica civiltà letteraria orientale, fondano un mondo. È la dea mesopotamica della guerra, dell'amore e della fertilità, ed è considerata una delle più importanti divinità di tali religioni. È una delle deità con più epiteti in assoluto, di cui il più famoso è la "Regina dei cieli".

Il culto di Inanna ha radici antichissime, venendo venerata almeno dal periodo di Uruk (c. 4000-3100 a.C.), con alcuni rituali, come piangere la morte di suo marito, che sono continuati come minimo fino al X secolo d.C. In sumero, il nome Inanna significa alla lettera “Regina del Cielo”, ed essa era chiamata anche Prima Figlia della Luna e Stella del Mattino e della Sera, quale personificazione del pianeta Venere. Nonostante questa associazione, il cuneiforme per Inana (𒈹) non sembra essere una legatura di "signora" (in sumero 𒊩𒌆, nin) e "cielo" (in sumero 𒀭, an), facendo ipotizzare ad alcuni assiriologi che Inanna fosse una dea proto-eufratiana, aggiunta successivamente nel pantheon sumero.

Mappa della Mesopotamia antica con Uruk evidenziata

I Sumeri sono la prima civiltà di cui ci siano pervenuti testi, e proprio nei territori che si trovano fra il Tigri e l’Eufrate avviene il passaggio dal paradigma nomadico a quello stanziale; lì troviamo il primo definirsi dello Stato - le città-Stato; lì troviamo in nuce il concetto di tempo e quello di storia; lì sono nati la scrittura e la legge. La civiltà sumerica ebbe il suo esordio ad Uruk, nella Mesopotamia meridionale, intorno al 3300-3100 a. C., e Inanna ne era la dea poliade, non una dea-madre, ma la divinità che donava agli abitanti di Uruk la civiltà che andava definendosi, con tutte le sue contraddizioni ed esiti possibili.

L'Identità Poliedrica di una Dea Primordiale

Inanna è una divinità dalle tante sfaccettature, una regina dei cieli e della terra, ma anche della guerra e dell’amore sessuale. È riconosciuta come guaritrice, donatrice di vita e compositrice di canzoni e poesie. Il suo ruolo va al di là della funzione materna, manifestando una natura dinamica e indipendente. La sua variante del nome è Ninnanna, che significa "regina del cielo". È anche chiamata Ninsianna quale personificazione del pianeta Venere.

La più antica attestazione del nome di Inanna è riscontrabile nelle tavole di argilla rinvenute nell'antico complesso templare di Eanna, sempre a Uruk e risalenti al periodo di Gemdet Nasr (c. 3100-2900 a.C.). Inanna era venerata come patrona del tempio di Eanna, il suo centro di venerazione principale. Era eternamente giovane, dinamica, fiera, sensuale e libera. Non fu mai accasata, né dominata da alcuno, magnetica quanto indipendente. Sempre in movimento, alla ricerca della sua casa, del suo potere.

Inanna è figlia di Nanna, il dio luna (e anche padre del dio sole Utu), e Ningal, ed è la gemella di Utu. La sua sukkal è Ninšubur. Il suo amore e promesso sposo era Dumuzi, il dio-pastore, divenuto successivamente un dio. Era la compagna del dio-pastore Dumuzi. L'archeologo Alfonso Archi ha ipotizzato che Ištar fosse originariamente una dea venerata nella valle dell'Eufrate, facendo notare l'associazione tra lei e il pioppo del deserto, attestata nei più antichi testi di Ebla e Mari.

La Dea Inanna Scende negli Inferi - Mitologia Sumera

Simboli e Iconografia di Inanna

Il simbolo più comune di Inanna è la stella a otto punte, tuttavia il numero di punte talvolta può variare, e anche una stella a sei punte spesso appare per identificare la dea, ma il significato è sconosciuto. La stella a otto punte era inizialmente usata per identificare generalmente i cieli, ma, dall'età paleo-babilonese (c. 2000-1600 a.C.), divenne specificamente associata a Inanna (o Ištar). L'ideogramma cuneiforme di Inanna è basato su una stele arrotolata di canna, il quale rappresenta lo stipite di una porta di un deposito ed è un simbolo per la fertilità.

Un altro simbolo importante per Inanna era la rosetta, usato anche dopo il sincretismo con Ištar. Durante il periodo neo-assiro (c. 911-609 a.C.), Inanna era spesso raffigurata in piedi su un leone, e anche il leone divenne un suo simbolo, presente, per esempio, sulla Porta di Ištar a Babilonia.

Già dal periodo di Uruk (c. 4000-3100 a.C.) la dea era associata alla città di Uruk e il suo simbolo era lo stelo arrotolato di una canna. La più antica rappresentazione della dea si trova nel vaso di Uruk (c. 3500-2900 a.C.) dove un uomo nudo offre diversi oggetti, come ciotole e prodotti agricoli, e animali, come pecore e capre, a una donna. La donna si trova davanti a due steli di canna arrotolati, mentre l'uomo è la base del futuro segno cuneiforme en, che significa "sacerdote". Un'altra possibile rappresentazione della dea è la Dama di Warka, datata circa nello stesso periodo.

Sigilli cilindrici del periodo di Gemdet Nasr (c. 3100-2900 a.C.) mostrano diverse sequenze di simboli che rappresentano varie città, come Ur, Larsa, Zabala, Urum, Arina e probabilmente anche Keš. Questa lista rappresenta probabilmente le offerte per Inanna a Uruk da parte delle città che praticavano il suo culto. Simili sigilli della prima fase del periodo protodinastico (c. 2900-2350 a.C.) sono stati rinvenuti a Ur, ma con ordine leggermente diverso, e formano una rosetta. Questi sigilli venivano usati per chiudere i depositi con all'interno i materiali riservati al suo culto.

La Stella a otto punte di Inanna/Ištar

Inanna e Ištar: La Fusione di Due Divinità

Durante l'Impero di Akkad (c. 2334-2154 a.C.), Inanna e Ištar, originariamente dea indipendente, furono sincretizzate e divennero un'unica dea. La poetessa accadica Enḫeduanna, figlia di Sargon, scrisse numerosi inni per Inanna, identificandola con Ištar. Grazie a lei, la popolarità del culto della dea salì alle stelle. I nomi diventarono essenzialmente intercambiabili.

Anche se associata a Venere, Inanna non era la dea del matrimonio o una dea madre. Andrew R. George ha affermato che "secondo tutta la mitologia [mesopotamica], Ištar non era […] temperamentalmente disposta" a queste funzioni. Julia M. Asher-Greve ha notato che i nomi delle dee mesopotamiche che erano considerate dee madri, come Ninhursag e Ninmah, contenevano il determinativo "nin" ("signora"), ma Inanna non è mai stata chiamata "Ninma" o "Ninhursag". Era venerata anche come una delle divinità guerriere sumere. Uno degli inni dedicati a lei ha sostenuto: «Provoca confusione e caos contro coloro che le sono disobbedienti, accelerando la carneficina e incitando la devastante inondazione, vestita da un terrificante splendore. È il suo gioco per accelerare conflitti e battaglie, instancabile, allacciando i sandali». Le battaglie venivano talvolta chiamate la "danza di Inanna". Epiteti sui leoni erano stati creati per evidenziare questo suo aspetto. Come dea della guerra veniva spesso riferita col nome Irnina (lett. "vittoria"), e un altro epiteto che evidenzia tale natura della dea è Anunītu (lett. "la guerriera").

Il Mito dei Me: Il Dono della Civiltà a Uruk

Uno dei miti fondamentali di Inanna narra di come ella abbia acquisito i "Me", gli strumenti magici apportatori di civiltà, che il dio Enki teneva al riparo dall’umanità. Inanna ed Enki è un lungo poema scritto in sumero e datato alla terza dinastia di Ur (c. 2112-2004 a.C.). La storia racconta come Inanna scese dalla terra e preparò la sua barca per recarsi alla dimora paterna, dove venne accolta grandiosamente con un banchetto colmo di cibi e vini. Inanna desiderava portare la cultura a Uruk. Sfidò il padre Enki per portare i me - la conoscenza - a Uruk, cioè ai sumeri.

Mentre Enki si ubriacava, Inanna astutamente gli sottrasse i Me, che comprendevano il giudizio, la decisionalità, le arti delle donne, e li caricò sulla sua "barca del cielo". Quando Enki si rese conto di ciò che aveva fatto, si pentì e tentò di recuperare i suoi tesori. Inanna fuggì per la sua città, Uruk. Enki, tanto terribile quanto piacevole era stato il bere la sera prima, non poteva seguire la figlia finché non fosse guarito. I Me sono un "complesso di regole e di limiti universali e immutabili", una sorta di cifra del vivente, la stessa lingua del mondo creata sia per l’uomo sia per gli dèi. La conquista dei Me da parte di Inanna è un atto di audacia che simboleggia la sua capacità di forgiare e donare la civiltà.

La Discesa agli Inferi: Il Viaggio di Trasformazione

Il testo più lungo e complesso su Inanna giunto fino a noi è la Discesa di Inanna negli Inferi, conosciuto per la maggior parte da tavolette rinvenute negli scavi archeologici eseguiti tra il 1889 e il 1900 sulle rovine della città di Nippur, nel sud della Mesopotamia. La più antica testimonianza del racconto risale alla fine del IV millennio a.C., in cui appare l'epiteto Inanna-kur (lett. "Inanna (negli) Inferi"); tuttavia il testo completo è datato alla terza dinastia di Ur (c. 2112-2004 a.C.).

In questo mito cruciale, Inanna, la regina dei cieli, decide di scendere nel Kur, l'oltretomba, per portare alla sorella Ereškigal le condoglianze per la morte di suo marito, Gugalanna. Inanna ha una sorella: Ereshkigal, la dea oscura che anche lei era una dea dei cereali e viveva nel mondo superno. Ereshkigal è la dea sopra e sotto l’orizzonte. Questo viaggio è indubbiamente la storia di un’iniziazione ai misteri. Nel mito, Inanna scende vestita come una sposa, indossando unguenti e gioielli. È simbolicamente anche il suo funerale e lei si prepara. Il sacrificio è alla base dei riti della fertilità primordiali.

Mentre Inanna attraversa i sette cancelli degli Inferi, le viene chiesto di lasciare parte dei suoi ornamenti a ogni cancello dal guardiano Neti, che le chiede il motivo della visita. Così Inanna si spoglia di tutto, dei suoi abiti e dei suoi simboli di potere, giungendo nuda e senza difese al cospetto della sorella. Tentò lo stesso di usurparla, sedendosi sul suo trono, ma gli "Anna" la uccisero. Il seme che per rinascere deve morire, la dea del granaio si sottomette. Il sacrificio implica sempre il sacrificio spontaneo di un essere divino. È archetipo dello scambio di energia per mezzo del sacrificio.

Rappresentazione di Inanna durante la sua discesa agli inferi

Dopo tre giorni e tre notti come un cadavere nel regno della morte, Inanna viene soccorsa. Non vedendola tornare, la divinità-ancella Ninšubur si attiva per riportarla alla vita, rivolgendosi alle maggiori divinità. Enki, padre della dea, corse in suo aiuto e inviò due esseri, i kurgurra e i galatur, dotati di cibi e acque per riportare in vita Inanna che vi giaceva inerte. Questi esseri erano purissimi e in grado di essere osservati da uomini e dei.

Però, affinché Inanna torni dagli inferi, ci vuole qualcuno che la sostituisca laggiù. I demoni Galla, che gli era stato ordinato da Ereshkigal, la seguirono per assicurarsi che qualcuno venisse portato come suo sostituto. Lei incontrò uno dopo l’altro tutti gli dei che incontravano, ma nessuno fu degno di prendere il suo posto. Quando Inanna torna sulla superficie della terra, trova il suo amato Dumuzi seduto sul suo trono, in abiti sfarzosi, senza aver fatto alcun lutto per lei, approfittando della sua assenza per assumere una posizione di comando. Per la sua arroganza, Inanna decretò che proprio lui fosse portato come suo sostituto nel regno di Ereshkigal.

Il mito è generalmente interpretato come una raffigurazione del ciclo della vegetazione. Dumuzi (divinità della fertilità), giace per sei mesi con Inanna (che rappresenta la potenza della generazione) e per sei mesi con la sorella "oscura" di lei, Ereshkigal (il letargo invernale, rappresentato simbolicamente dalla morte). I fiori e i cereali fioriscono perché Dumuzi era il dio della vegetazione, e la sua assenza negli inferi corrisponde ai cicli di crescita e di calo della natura.

Non mancano peraltro le interpretazioni del mito in chiave psicoanalitica. In questo viaggio verso la Dea, Inanna è scesa per conoscere la propria ombra, rappresentata da Ereshkigal, sua sorella. In Ereshkigal c’è una rabbia primordiale, un’istintività grezza e incontrollabile, come le forze che tentano di sopraffare l’Io. Tuttavia le sue forze sono legate alla distruzione ma anche alla trasformazione. Il suo è un lato distruttivo trasformativo della volontà cosmica. Per questo Inanna è signora della vita e della morte, ci insegna che non vi può essere luce senza ombra, che per scoprire chi siamo dobbiamo abbracciare le nostre ombre, la nostra rabbia, la nostra paura. Ci ricorda che per divenire la nuova versione di noi stesse, quella più autentica, più potente, più vicina alla Dea, dobbiamo far morire chi siamo ora. Questo percorso di riscoperta e nuova attribuzione di valore al femminile, già intrapreso in antropologia, può essere e deve essere intrapreso anche in campo mitologico.

Inanna e Dumuzi: L'Amore e il Sacrificio Stagionale

Il corteggiamento di Inanna e Dumuzi è un altro mito significativo. I due clan, quello di Enki fratellastro e rivale di Enlil, che coltivava i campi e Dumuzi che pascolava le greggi, portarono i loro doni ad Inanna. Entrambi le avevano rivolto parole dolci. Il pastore sumero Dumuzi conquistò il cuore di Inanna, in un tempo in cui la cultura della vite guadagnava terreno rispetto alla cultura nomade dei pastori. L'intreccio di parole tra Inanna e Dumuzi, l'aspra levità del corteggiamento, genera l’amore: «La parola che avevano detto/Era la parola del desiderio/Dal loro attaccar lite/Venne desiderio di amarsi». Gli oggetti sessuali diventano i simboli di due anime riunite, non soltanto sul talamo del loro incontro erotico ma nella più splendida scena della loro unio mystica. Il nomos del mondo terrestre nei Canti risponde alle più misteriose regole di una sacralità celeste. Il mondano si spiega alla luce dell’oltremondano.

Il destino di Dumuzi è tristemente legato al viaggio di Inanna nell'oltretomba. La sua discesa e il suo ritorno implicavano che un sostituto dovesse prendere il suo posto negli inferi. Inanna sceglie Dumuzi, il suo amore e promesso sposo, che è costretto a trascorrere metà dell'anno nel mondo sotterraneo. Questo evento lo lega a Ninsun, la dea della vegetazione che lo visita, e a Nanna, la dea della luna, a formare una trinità di divinità sumere. Questo dualismo Dumuzi-Geshtinanna viene messo in relazione con l'alternarsi stagionale dei frutti della terra (le messi per Dumuzi e la vite per Geshtinanna).

Il Culto di Inanna e le Sue Peculiarità

Il culto di Inanna presentava aspetti unici e complessi. Le persone che praticavano la non conformità di genere erano fortemente coinvolte nel culto di Inanna. Durante l'età sumera, dei sacerdoti conosciuti come gala lavoravano nei templi di Inanna, dove eseguirono elogi e lamentazioni. Gli uomini che diventavano gala spesso adottavano nomi femminili e le loro canzoni erano composte nel dialetto emesal, il quale veniva di solito usato per personaggi femminili di opere letterarie. Antiche statuette sumere che raffigurano due gala sono state trovate nel tempio di Inanna a Mari.

Per molto tempo si è pensato che il culto di Ištar fosse collegato alla prostituzione sacra, ma questa teoria è stata smentita. Le ierodule, conosciute come ištaritum, lavoravano nei templi della dea, ma non è chiaro se eseguivano veramente sesso anale, e diversi storici moderni hanno rifiutato tale ipotesi. Le donne dell'antico Medio Oriente veneravano Ištar offrendole torte cotte nella cenere, conosciute come kamān tumri. Un inno accadico ha descritto questo rituale. Diversi stampi in argilla per torte ritrovati a Mari hanno la forma di donne nude con ampi fianchi che si stringono il seno. Alcuni storici hanno ipotizzato che le torte cotte con questi stampi dovevano rappresentare la stessa Ištar. Il profeta biblico Geremia, nel suo tempo, ha condannato le donne giudaiche che venerano la "Regina dei cieli", un sincretismo di Ištar e Asherah, offrendole torte fatte a sua immagine e versandole libazioni.

Nella seconda metà del ventesimo secolo era assai diffusa l'idea che il culto di Inanna comportasse un rituale di matrimonio sacro, in cui un re stabiliva la sua legittimità prendendo il ruolo di Dumuzi ed eseguiva rapporti sessuali con una sacerdotessa di Inanna, la quale assumeva il ruolo della dea. Questa idea è stata tuttavia messa in discussione e gli storici hanno continuato a dibattere se il matrimonio sacro descritto nei testi implicasse un rituale fisico e, in quel caso, se il suddetto rituale implicasse un rapporto effettivo o semplicemente una rappresentazione simbolica.

L'Eredità Duratura di Inanna

Inanna ha influenzato numerose divinità successive, tra cui la fenicia Astarte e la greca Afrodite, persino. La sua figura è stata oggetto di studi approfonditi e di riscoperta in tempi moderni. I canti di Inanna regina del cielo e della terra - miti e poesie della dea sumera, testo pubblicato da Mimesis Edizioni nel 2023, è un’opera frutto del lavoro della narratrice e esperta di folklore e mitologia Diane Wolkstein e dello storico assiriologo e sumerologo Samuel Noah Kramer. Questo testo consente di accedere a una versione tradotta dei canti sumeri che arrivano al lettorə contemporaneə con non meno emozione di quanto si immagina arrivassero agli antichi sumeri.

Inanna è diventata una figura importante anche nella teoria femminista moderna, perché proviene da un pantheon sumero prevalentemente maschile, ma è equivalente, se non più potente, delle divinità maschili. Simone de Beauvoir, nel suo saggio Il secondo sesso (1949), ha sostenuto che Inanna, assieme alle altre potenti dee dell'antichità, sono state marginalizzate dalla cultura moderna a favore degli dei maschili. Tuttavia, Tikva Frymer-Kensky ha sostenuto che Inanna fosse sin dall'inizio "una figura marginale" della religione sumera e rappresentava l'archetipo "non socialmente accettabile" della "donna non legata e non addomesticata". L'autrice femminista Johanna Stuckey non è d'accordo, mostrando come Inanna fosse una figura centrale del pantheon sumero e la sua ampia diversità di poteri sia inconsistente con la visione "marginale".

La riscoperta di miti come quello di Inanna è importante in un'ottica contemporanea per traghettarci verso la possibilità di un mondo diverso dal patriarcato. Un mondo dove il femminile non sia relegato esclusivamente a una dimensione di subordinazione con un ruolo ancillare, ma anzi sia una figura centrale e fondativa, come ci mostra Inanna, c’è già stato. Inanna è archetipo della donna completa, che è arrivata alla propria completezza dopo esser partita per il proprio “viaggio di individuazione”, o come piace chiamarlo ad alcuni: Goddess Journey.

Raffigurazione moderna di Inanna come simbolo di potere femminile

I miti e gli inni sumeri sono stati copiati e tradotti dai babilonesi all’inizio del secondo millennio a.C., e la dea Inanna appare in più miti in assoluto nelle religioni mesopotamiche. La sua presenza è diffusa tra diverse forme letterarie: il mito, l’epica, l’inno, il salmo, l’elegia funebre e la favola. Nell'Epopea di Gilgameš, Ištar appare al protagonista e il suo compagno Enkidu dopo che hanno sconfitto Ḫumbaba, chiedendo Gilgameš come sposo. L'eroe rifiuta la proposta, rinfacciandole che nessun uomo è rimasto vivo fino all'indomani mattina, dopo avere giaciuto con lei nella notte. Infuriata della risposta, Ištar va in paradiso e dice a suo padre Anu dell'insulto. A quel punto Ištar esige che Anu le dia il toro celeste, altrimenti "sfonderà le porte dell'Inferno e spaccherà i dardi; ci sarà confusione tra le persone, tra quelli 'di sopra' e quelle provenienti dalla profondità più basse.

Inanna è una figura importante anche nella cultura BDSM. La rappresentazione della dea in Inanna ed Ebiḫ è stata citata come precursore dell'archetipo di dominatrice, apparendo come una donna forte che costringe uomini e divinità a sottomettersi. Il mondo di Inanna è un richiamo all'istintività grezza e incontrollabile, come le forze che tentano di sopraffare l’Io, ma anche al lato distruttivo trasformativo della volontà cosmica. La sua storia ci ricorda il simbolismo dello scorpione, e che per divenire la nuova versione di noi stesse, quella più autentica, più potente, più vicina alla Dea, dobbiamo far morire chi siamo ora. Il suo viaggio archetipico nell'oltretomba, dove si aspetta gratitudine ed onore per il suo gesto, riflette il lato oscuro che si trova in ognuno di noi.

Le religioni della Mesopotamia hanno iniziato il loro declino tra il III e il V secolo d.C., quando gli assiri hanno incominciato a convertirsi al Cristianesimo. Il culto di divinità di Venere connesse a Ištar era presente anche nell'Arabia preislamica fino all'espansione dell'Islam.

Inanna è apparsa anche in opere moderne come Ishtar and Izdubar, un romanzo del 1884 scritto da Leonidas Le Cenci Hamilton, basandosi su una contemporanea traduzione dell'Epopea di Gilgameš. Nel romanzo, Izdubar (una traduzione precedente di Gilgameš) si innamora di Ištar, ma successivamente lei tenta di sedurlo, portando Izdubar a rifiutarla. Diverse "colonne" del libro sono dedicate alla Discesa di Inanna agli Inferi. Alla fine del racconto, Izdubar, ora un dio, si riconcilia con Ištar in paradiso. Nel 1887 il compositore francese Vincent d'Indy scrisse la sinfonia Ištar.

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