Il Treno del Ricordo: Memoria itinerante tra Trieste e Fertilia

Il Treno del Ricordo non è semplicemente un convoglio ferroviario d’epoca, ma un ponte di storia che attraversa la penisola italiana, un simbolo tangibile di identità, sofferenza e accoglienza. Istituito in conformità con la Legge 30 marzo 2004, n. 92, che ha sancito il “Giorno del Ricordo” in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, questo progetto mira a colmare un buco nero nella memoria collettiva, una pagina di storia strappata e circondata per decenni da ambiguità e omissioni. Attraverso le sue tappe, il treno trasporta il racconto di quegli uomini e quelle donne che, oltre settant'anni fa, non volevano perdere la propria identità, costretti a fuggire dalla propria terra per vivere in libertà e non sotto il regime comunista di Tito.

Treno storico d'epoca che attraversa il paesaggio italiano

Un percorso tra storia e identità

Il viaggio del Treno del Ricordo ha inizio a Trieste, città che funge da baricentro simbolico: fu qui che la maggior parte delle masserizie degli esuli furono inviate dalle Prefetture di tutta Italia. Molte di queste povere cose furono ritirate, ma tantissime rimasero abbandonate, impossibili da caricare su treni e automezzi. La mostra allestita nei quattro vagoni del treno offre una ricostruzione multimediale che ripercorre idealmente il lungo tragitto compiuto dagli esuli istriani, fiumani e dalmati verso una nuova vita. Il percorso espositivo è suddiviso in momenti tematici fondamentali per comprendere la portata del dramma.

La prima sezione è dedicata all'“Italianità”, un concetto che rievoca il legame millenario tra Istria e Dalmazia e la cultura romana, la cui presenza in quelle terre è documentata fin dal 221 a.C. La seconda sezione si concentra sull'“Esodo”, riproducendo l'atmosfera dei vagoni in cui furono trasportati in Germania i militari italiani dopo l’8 settembre del 1943, una metafora della perdita di casa e di protezione. La terza sezione, definita “Viaggio del Dolore”, presenta una conformazione della carrozza studiata per ricordare i seggiolini dei vagoni nei quali gli esuli venivano letteralmente “stipati”. In questi vagoni è stato predisposto un allestimento visivo, sonoro e musicale, atto a trasmettere la drammaticità di quel trasferimento forzato.

Il simbolo dello sparpagliamento e l'accoglienza

Il treno è, esso stesso, un simbolo dei suoi passeggeri, rappresentando l'esodo e lo “sparpagliamento”, come semi al vento, di migliaia di persone lungo tutta la penisola. Non si trattò di un viaggio unitario, ma di una frammentazione che portò gli esuli in diversi Centri Raccolta Profughi, spesso dopo aver sostato in punti di smistamento come quello di Udine o essere approdati nei porti di Ancona e Venezia dopo il viaggio sulla nave Toscana.

Mappa indicativa delle rotte dell'esodo giuliano-dalmata

La storia del viaggio ferroviario degli esuli è costellata di chiaroscuri. Mentre a Napoli, nel Parco di Capodimonte, i fratelli provenienti da Istria, Fiume e Dalmazia furono accolti con umanità, in altre tappe la ricezione fu tragicamente diversa. Gli episodi di intolleranza e di odio politico di cui furono oggetto gli esuli nel convoglio in transito per la stazione di Bologna il 18 febbraio 1947 sono rimasti alla storia come “il treno della vergogna”. In quell’occasione, contestatori ideologizzati del partito comunista impedirono agli esuli di rifocillarsi, arrivando a versare sulle rotaie il latte destinato ai bambini. Episodi che ancora oggi interrogano la coscienza nazionale e che, fortunatamente, sono stati oggetto di gesti di scuse e riconoscimento da parte delle istituzioni locali in anni recenti.

Fertilia: approdo e rinascita

Una tappa carica di significato è quella che conduce in Sardegna, a Fertilia, vicina ad Alghero. Il treno, viaggiando per parte del percorso via mare, ha ravvivato il ricordo dell'accoglienza che molti esuli hanno trovato in questa terra, dove si è costituita una comunità florida e vivace, capace di ricostruire il proprio futuro nonostante le ferite del passato. La stele commemorativa di Fertilia, su cui campeggia il Leone di San Marco, recita: “Qui nel 1947 la Sardegna accolse fraternamente gli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia”.

Fertilia: Un unicum di grande rilevanza

In occasione di queste celebrazioni, la figura di Marina Elvira Calderone, prima donna sarda a diventare Ministro della Repubblica Italiana e figlia di un’esule istriana giunta dalla città mineraria di Arsia, ha sottolineato il profondo legame tra la sofferenza vissuta e la resilienza del popolo esule. La partecipazione di figure come Gianfranco Burruni, figlio dello storico pugile Tore Burruni, ha ulteriormente cementato l'integrazione tra la cultura degli esuli e l'identità locale, elevando Fertilia a simbolo di “Città dell’Inclusione”.

Il valore istituzionale del ricordo

Il progetto del Treno del Ricordo nasce da una risoluzione della Commissione Cultura della Camera dei deputati votata all’unanimità, dimostrando un intento condiviso di restituire la dovuta visibilità a una tragedia troppo a lungo taciuta. Realizzato dalla Struttura di missione per gli anniversari nazionali ed eventi sportivi nazionali e internazionali della Presidenza del Consiglio, insieme a Ferrovie dello Stato e Fondazione FS Italiane, il treno collabora attivamente con enti quali Rai Teche, Rai Cultura, Rai Storia, Archivio LUCE e l'Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata.

Fotografia di una mostra itinerante all'interno di un vagone storico

Questo impegno è parte di una più ampia strategia di riconciliazione nazionale, che culminerà con l'apertura di un grande Museo Nazionale del Ricordo a Roma, vicino piazza del Popolo. Il Disegno di Legge, promosso dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, mira a creare un luogo stabile di narrazione della tragedia nazionale, fatta di storie, personaggi e vicende collettive e individuali. Come ribadito dai rappresentanti governativi, la cultura deve fare molto per dare ricordo e giustizia, trasformando un passato di ambiguità in un presente di unità nazionale, ricordando sempre che gli esuli istriani, fiumani e dalmati furono “italiani due volte: una per nascita e una per scelta”.

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