La mattina del 14 agosto 1945, verso la fine della Seconda guerra mondiale, centinaia di bambini liberati dai campi di concentramento, tra cui l’allora sedicenne Arek Hersh, furono trasportati in una piccola città del Lake District, nel Regno Unito, per iniziare una nuova vita. Questo evento non rappresentò solo un trasferimento logistico, ma l'inizio di un esperimento umanitario senza precedenti in un'Europa ancora immersa nelle macerie e nel lutto. Si imbarcarono su una squadriglia di 10 bombardieri Stirling convertiti e decollarono da Praga. Erano organizzati in gruppi di 30 per ogni aereo, con 15 seduti per terra da ogni lato. La visione di questi giganti dell'aria, un tempo strumenti di distruzione, ora trasformati in mezzi di salvezza, segnò profondamente i giovani passeggeri. Hersh se lo ricorda vividamente: "Ci hanno tagliato del pane. Pensavamo fosse una torta. Ce ne hanno dato un pezzo a testa ed è stato fantastico", dice. Quel gesto così semplice, la condivisione di una pagnotta bianca, divenne per molti il primo contatto con una civiltà che non cercava di annientarli, ma di nutrirli. Circa otto ore dopo, sono atterrati alla RAF Crosby-on-Eden, vicino a Carlisle.

Il volo verso la libertà e il programma di riabilitazione
I giovani giunti in Inghilterra facevano parte di un programma di riabilitazione, in cui ragazzi e ragazze senza famiglia provenienti dai campi di lavoro e di concentramento dell'Europa orientale vennero affidati a nuove famiglie per ricominciare da capo. La loro storia è stata oggetto di una rielaborazione ad opera dello sceneggiatore Simon Block, e ne è nato il film BBC The Windermere Children. Windermere è una storia di rifugiati e bambini rifugiati, che, come sostiene lo stesso Block, ci fa riflettere sulla condizione dei bambini nelle migrazioni odierne. Il contesto del 1945 era drammatico: quell’estate l’Europa era in rovina. Sei milioni di ebrei furono assassinati dai nazisti, ma nei campi di concentramento liberati ci furono dei sopravvissuti. Tra loro c’erano molti bambini ebrei, a lungo separati dalle loro famiglie, che in qualche modo erano sopravvissuti ai campi, alle fabbriche di lavoro forzato e alle marce della morte.
A bordo dei 10 aerei bombardieri Stirling della RAF dismessi che lasciarono l’aeroporto di Praga diretti a Crosby-on-Eden c’erano 300 giovani provenienti da contesti diversi: Polonia rurale, Varsavia metropolitana, Cecoslovacchia, Berlino - alcuni erano cresciuti nella povertà, altri nell’agiatezza della classe media. Questa eterogeneità sociale si scontrava con l'uniformità del trauma subito. Tutto era stato organizzato dal Central British Fund (CBF). Leonard Montefiore, un eminente filantropo ebreo, utilizzò la sua esperienza prebellica con il Kindertransport e fece pressioni con successo sul governo britannico affinché accettasse di consentire l’ingresso in Gran Bretagna fino a 1.000 giovani ebrei sopravvissuti ai campi di concentramento. Trasferito a Praga, Arek Hersh fu selezionato per il “Comitato per la cura dei bambini dei campi di concentramento”, istituito proprio da Montefiore, figura di spicco dell'Associazione anglo-ebraica. Quest'ultimo convinse il governo britannico ad accogliere i bambini sfollati dagli 8 ai 16 anni, a condizione che i fondi fossero reperiti dalla comunità ebraica. Alla fine riuscì a far arrivare ed aiutare 650 ragazzi e 80 ragazze.

L'odissea di Arek Hersh: dalla Polonia ai campi della morte
Prima della guerra, Hersh viveva - con i suoi genitori, un fratello e tre sorelle - in una città della Polonia occidentale. La sua infanzia fu bruscamente interrotta. Durante l'invasione dei tedeschi, il padre e il fratello riuscirono a fuggire. I nazisti tornarono quindi per lui, che fu inizialmente trasportato in un campo di lavoro vicino Poznań, dove una delle sue responsabilità era quella di pulire la stanza del comandante del campo, che ogni giorno gli lasciava un pezzo di pane sulla scrivania. Non era molto, ma Hersh crede che questo gli abbia salvato la vita. Nel giro di 18 mesi, dei 2.500 uomini che erano con lui nel campo ne rimasero vivi solo 11. "E io ero uno di loro. Molto, molto fortunato", afferma. La parola "fortuna" è molto ricorrente nel suo racconto, una costante che sottolinea l'arbitrarietà della sopravvivenza in un sistema progettato per lo sterminio.
Quando fu deportato ad Auschwitz nel 1944, dichiarò all'ufficiale delle SS di avere 17 anni ed essere un fabbro, per apparire utile ai nazisti e scampare al massacro, che subirono purtroppo gli altri 180 bambini che erano con lui. Questa intuizione fulminea, nata dal puro istinto di conservazione, tracciò il confine tra la vita e la morte. Nei primi mesi del 1945 fu poi trasportato, prima - a piedi, nel freddo pungente - nel campo di Buchenwald in Germania e, infine, nel campo di concentramento di Theresienstadt in Cecoslovacchia, su quello che lui chiama "il treno della dannazione”, in cui rimasero per un mese su carri aperti e senza cibo. Ed è proprio lì che si trovava, aspettandosi da un momento all'altro di essere ucciso, quando il campo fu liberato dall'esercito russo l'8 maggio 1945. La sua storia non è solo una cronaca di sofferenza, ma una testimonianza della resilienza umana di fronte all'orrore assoluto.
Il sopravvissuto all'Olocausto Arek Hersh torna ad Auschwitz - Intervista estesa (2005)
L'arrivo a Calgarth Estate: un rifugio tra i laghi
Dopo l'atterraggio a Crosby-on-Eden, Hersh e gli altri bambini furono stati condotti alla tenuta di Calgarth nel villaggio di Troutbeck Bridge. E per caso, sulle rive del lago Windermere fu trovata una sistemazione vuota in una fabbrica dismessa. Durante la guerra aveva costruito idrovolanti, ma dopo il D-Day la fabbrica fu chiusa e gli alloggi dei lavoratori rimasero vuoti. Questo luogo, immerso nella bellezza naturale del Lake District, offriva un contrasto stridente con i grigi paesaggi industriali e i recinti di filo spinato da cui i ragazzi provenivano. Erano previsti alloggi in dormitorio e camere singole per i ragazzi più grandi, come Hersh. Inizialmente le priorità per i bambini erano procurarsi i vestiti - che vennero mandati dalla Croce Rossa e dalle famiglie locali - e avere informazioni sulle loro famiglie.
Agosto 1945. Un pullman carico di bambini arriva alla tenuta di Calgarth vicino al lago Windermere. Portando con sé solo i vestiti che indossano e pochi magri beni, portano le cicatrici emotive e fisiche di tutto ciò che hanno sofferto. Incaricato di prendersi cura di loro è Oscar Friedmann, uno psicologo infantile di origine tedesca. Lui e il suo team di consulenti hanno solo quattro mesi per aiutare i bambini a riprendersi la vita. Nonostante il governo del Regno Unito inizialmente offrisse solo visti temporanei di due anni, con rigide politiche di immigrazione applicate in altri paesi e senza famiglie a cui tornare, divenne presto chiaro che non c’era nessun altro posto dove andare per la maggior parte dei bambini. Il programma della tenuta di Calgarth era stato concepito come un programma temporaneo, della durata di quattro mesi, ma l'impatto di quel periodo sarebbe durato per sempre. I bambini più piccoli sarebbero stati affidati a famiglie adottive, mentre i più grandi avrebbero vissuto in ostelli e si sarebbero preparati per il lavoro.
La sfida della riabilitazione psicologica e il trauma dell'identità
In riva al lago, sotto il sole e la pioggia, i bambini mangiano, imparano l’inglese, giocano a calcio e vanno in bicicletta. Tuttavia, la normalità era un concetto difficile da riconquistare. Molti dei bambini più grandi rubano e sono perseguitati dagli incubi. Desiderano ogni giorno notizie dei loro cari e nel frattempo sono invitati a esprimere il loro trauma attraverso la pittura. La terapia non era facile da attuare. Molti di loro ebbero incubi per decine di anni, ed erano solo desiderosi di andare avanti con la loro vita. Hersh, oggi 91 enne, per mezzo secolo non ha parlato della sua esperienza dell’Olocausto con nessuno, neanche con le figlie o la moglie Jean. Solo nel 1995 ha deciso di raccontare tutto, nel libro A Detail of History.
The Windermere Children ci dimostra che anche dopo la sofferenza più lacerante la vita può avere senso. Il film affronta molto bene questi tre temi, e si concentra su uno che è particolarmente toccante: la perdita dell’“io”. Cosa succede quando perdo la mia identità? Per anni, questi bambini erano stati numeri, oggetti di un ingranaggio di sterminio. A Windermere, ogni gesto può risvegliare ricordi traumatici, come spogliarsi per una visita medica o essere selezionati per le attività di gruppo. Tuttavia, essere riuniti in un unico luogo dove potessero stare con altre persone che avevano vissuto la stessa esperienza, e parlarne tra di loro, fu molto utile ai bambini. Tornare a respirare senza paura, a correre senza fuggire, a lavorare per quello che volevano e non per essere schiavi, ad amare e ad essere valorizzati per il semplice fatto di essere umani: questo era l'obiettivo di Friedmann.

La ricerca dei familiari e la realtà della perdita
Per la maggior parte di loro, le informazioni sulle famiglie non furono positive: Hersh scoprì che sua madre era stata uccisa col gas e gettata in una fossa comune nel campo di sterminio di Chelmno, mentre degli altri suoi parenti più stretti, solo la sorella maggiore era riuscita a sopravvivere, fuggendo in Unione Sovietica. Alla fine arrivano lettere della Croce Rossa con la terribile conferma che per quasi tutti i bambini i fratelli e i genitori sono stati assassinati. Questa consapevolezza collettiva del lutto rese i legami tra i ragazzi ancora più forti. Un momento molto toccante nel film The Windermere Children, è quello in cui uno dei ragazzi si riunisce finalmente col fratello che non vedeva da tempo e credeva morto. Un bambino, però, è convinto che suo fratello sia sopravvissuto, nutrendo una speranza che diventa il motore della sua esistenza.
“I bambini della speranza” è la storia cruda, commovente e in definitiva redentrice dei legami che stringono tra loro e di come le amicizie forgiate a Windermere diventano un’ancora di salvezza per un futuro fruttuoso. La serie di documentari tedesca ZDF History ha ritratto molti dei bambini di un tempo, confermando come quegli anni nel Lake District siano stati il fondamento di vite intere. Alcuni locali li scherniscono ma vengono abbracciati da altri, riflettendo la complessità dell'accoglienza in una comunità che aveva appena vissuto lo sforzo bellico.
L'integrazione e il contributo alla società britannica
Molti dei 300 rimasero nel Regno Unito per tutta la vita, diventando cittadini britannici e allevando figli britannici. Hersh si trasferì prima a Liverpool, poi a Manchester, e infine a Leeds. Attualmente Hersh si occupa di istruzione nelle scuole e nelle università. Inoltre attraverso la “Marcia dei Vivi”, ogni anno organizza una visita tra i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Nel 2009 è stato premiato con un MBE. "Quando sono tornato per la prima volta ad Auschwitz, è stato terribile per me”. Non riuscivo a varcare il cancello. Ma dopo tre tentativi sono riuscito a passare e da allora ci sono andato come guida con molti bambini e giovani”.
È importante, dice Hersh, che non si dimentichi quanto accaduto, e che i giovani di oggi sappiano che ciò che è successo a lui potrebbe capitare di nuovo, a chiunque e in qualsiasi momento. La sua lealtà verso la nazione che lo ha accolto è incrollabile: “Windermere è la mia prima casa in Inghilterra, il che significa che le sono sempre stato leale. Sono cittadino di uno Stato, ne sono orgoglioso, molto." Questa integrazione non è stata solo economica, ma identitaria. Il passaggio da profughi senza patria a membri attivi e onorati della società britannica rappresenta il successo finale del progetto di Montefiore e Friedmann.

Analisi dell'opera cinematografica "I bambini della speranza"
Il film diretto da Michael Samuels, uscito nel 2020, è un'opera di genere Drammatico/Storico che racconta l’esperienza di questo gruppo di bambini con una sensibilità straordinaria. Con Thomas Kretschmann nel ruolo di Oscar Friedmann e Romola Garai, la pellicola cattura l'essenza della tenuta di Calgarth. Sebbene la vera tenuta sia stata demolita negli anni '60, le riprese si sono svolte a Glenarm, in Irlanda del Nord, riuscendo a restituire l'atmosfera sospesa di quel periodo. Il film è una risorsa eccellente per parlare del senso del dolore e della sofferenza, della capacità degli esseri umani di reinventarsi, di rialzarsi e lottare per raggiungere la felicità.
Vedere questo film porta inevitabilmente a porsi delle domande profonde: com’è potuto accadere? Come ha potuto l’essere umano commettere una cosa simile? La narrazione mette in luce come basta un piccolo gesto di misericordia per cambiare tutto. “Ho sentito come se rinascessi, tutto si è aperto per me. Ho iniziato a sentirmi un’altra volta come un essere umano." Queste parole, attribuite ai sopravvissuti, risuonano come un monito e una promessa. The Windermere Children è uno di quegli schiaffi positivi di realtà che a volte ci servono tanto per non dimenticare il valore della libertà e della dignità umana.
Il sopravvissuto all'Olocausto Arek Hersh torna ad Auschwitz - Intervista estesa (2005)
Riflessioni sulla condizione dei bambini rifugiati
La storia di Windermere non è confinata al passato, ma funge da specchio per il presente. Come sottolineato dallo sceneggiatore Simon Block, le dinamiche di accoglienza, il trauma dello sradicamento e la necessità di una riabilitazione non solo fisica ma emotiva sono temi di scottante attualità. I ragazzi di Windermere ci insegnano che il dolore può essere trasformato se si trova un ambiente che offre sicurezza e ascolto. Quella splendida capacità che solo Dio può darci di ricominciare da zero è evidente nel percorso di crescita di questi trecento giovani. La loro capacità di formare una nuova "famiglia" tra di loro, basata sulla condivisione dell'innominabile, è la prova che l'amicizia può diventare un'ancora di salvezza.
Il lavoro di Oscar Friedmann e del suo team rimane un punto di riferimento per la psicologia del trauma infantile. La loro intuizione di non forzare il racconto, ma di lasciare che la vita quotidiana, lo sport e l'arte facessero il loro corso, anticipò molte moderne tecniche terapeutiche. "I ricordi sono assolutamente indescrivibili", eppure, attraverso la pittura e il gioco, questi bambini iniziarono a processare l'orrore. La loro storia rimane un pilastro della memoria dell'Olocausto nel Regno Unito, un capitolo di luce in uno dei periodi più bui della storia dell'umanità.
