Griselda Blanco: Vita, Origini e l'Impero di una "Madrina" del Narcotraffico

La vera storia di Griselda Blanco, la prima narcotrafficante donna a cui Netflix ha appena dedicato una serie tv, è quella di una figura unica nel panorama criminale. Conosciuta con appellativi che incutono timore e rispetto, come "madrina della cocaina", "la jefe" (la capa) e "regina della droga", Griselda Blanco è stata una donna spregiudicata, una criminale senza scrupoli che ha saputo imporsi in un mondo dominato da uomini. La sua vita, così incredibile da sembrare tratta da un film, è stata segnata da una ferocia pari solo alla sua ambizione, che l'ha portata a macchiarsi di centinaia di omicidi e a costruire un vasto impero del narcotraffico. La sua storia continua a essere oggetto di dibattito e fascino, un racconto di potere e violenza che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia del crimine organizzato.

Ritratto di Griselda Blanco

Nascita e Infanzia Difficile: Le Radici della "Madrina"

Griselda Blanco è nata il 15 febbraio 1943 a Cartagena de Indias, nella Colombia settentrionale, in uno dei quartieri più poveri del territorio. Tuttavia, altre fonti indicano Santa Marta, sempre nei Caraibi, come suo luogo di nascita. La sua infanzia fu profondamente segnata dalla povertà estrema e da una difficile situazione familiare. Il padre, infatti, abbandonò la famiglia quando lei era ancora molto piccola, lasciandola crescere senza una figura paterna. Questa mancanza fu aggravata dai seri problemi di alcolismo della madre, che contribuirono a creare un ambiente domestico instabile e violento.

All'età di tre anni, si trasferì con la madre nelle baraccopoli di Medellín, una città che sarebbe diventata tristemente famosa per la sua associazione con il narcotraffico. Griselda crebbe a contatto con la criminalità di strada, un contesto che avrebbe condizionato le sue scelte fin dalla tenera età. L'indigenza e la necessità di sopravvivere la spinsero presto a compiere atti criminali. Si racconta che ad appena undici anni, Griselda firmò il suo primo delitto. Insieme ad alcuni amici, decise di rapire il figlio di una ricca famiglia del posto, chiedendo un riscatto. Tuttavia, quando i genitori del ragazzo si rifiutarono di pagare, Griselda lo uccise a sangue freddo con un colpo alla testa. Questo episodio precoce rivela una predisposizione alla violenza e una spietatezza che avrebbero caratterizzato tutta la sua esistenza.

Non ancora adolescente, aveva già un omicidio all'attivo e una avviata carriera da borseggiatrice. La situazione familiare precaria e la violenza subita non accennavano a migliorare. A quattordici anni, scappò di casa per sottrarsi alle molestie del patrigno, un evento che la spinse ulteriormente verso il margine della società. Per potersi mantenere, iniziò a prostituirsi, un'attività che la mise in contatto con il sottobosco criminale e che avrebbe plasmato ulteriormente la sua visione del mondo. Queste esperienze traumatiche e la costante lotta per la sopravvivenza in un ambiente brutale forgiarono una personalità cinica e desiderosa di rivalsa, elementi che avrebbero trovato piena espressione nella sua futura carriera criminale.

Baraccopoli di Medellín negli anni '60

I Primi Passi nel Mondo del Crimine e il Primo Matrimonio

Le sue esperienze giovanili la portarono a incontrare figure che la introdussero ulteriormente nel mondo del crimine organizzato. All'età di 20 anni, Griselda conobbe Carlos Trujillo, un falsario esperto nella contraffazione di documenti per immigrare negli Stati Uniti. Affascinata dalla sua spregiudicatezza e dal suo modo di fare impudente e senza scrupoli, Griselda accettò di sposarlo. Da lui, apprese i segreti del mestiere, lo osservò mentre era all'opera e iniziò a interessarsi attivamente agli affari loschi, consolidando la sua conoscenza delle dinamiche criminali. Insieme a Trujillo, ebbe i suoi primi tre figli: Dixon, Osvaldo e Uber.

La coppia mise in piedi un primo cartello di spaccio nella piccola cittadina colombiana in cui vivevano insieme, un'attività che rappresentò il suo vero ingresso nel narcotraffico. La loro ambizione li spinse presto a cercare opportunità più grandi. Prima di trasferire gli affari negli Stati Uniti, i due immigrarono con dei documenti falsi, utilizzando le competenze di Trujillo per eludere i controlli. Arrivati negli USA, i due avviarono un'attività di spaccio a New York, espandendo ulteriormente la loro rete.

Tuttavia, l'amore e la famiglia che avevano costruito non furono sufficienti a placare la sete di potere e denaro di Griselda, soprattutto quando subentrarono gli interessi economici. Si racconta che Griselda, accortasi che suo marito si stava impossessando indebitamente dei suoi fondi, decise di eliminarlo. Pare che lo abbia fatto uccidere pure lui dopo il divorzio, per una mera questione di affari. Questo omicidio coniugale segna l'inizio della sua brutale ascesa nel mondo del crimine, evidenziando la sua risolutezza nel rimuovere qualsiasi ostacolo ai suoi piani, anche se si trattava di membri della sua stessa famiglia.

L'Ascesa nel Narcotraffico a New York e l'Invenzione dei Metodi di Contrabbande

Dopo la fine del suo primo matrimonio, Griselda iniziò a costruire quello che, presto, sarebbe diventato il suo grande impero. In questi anni conobbe Alberto Bravo, un trafficante che all'inizio degli anni settanta aveva guadagnato una fortuna con la cocaina. I due si risposarono e poco dopo il matrimonio si trasferirono a New York, dove lei entrò pienamente nel traffico degli stupefacenti. Se la madrina ebbe successo, il merito fu tutto delle sue capacità imprenditoriali - se così le possiamo definire - che la portarono a concepire idee brillanti e innovative per contrabbandare la droga, un elemento che l'avrebbe fatta conoscere nel mondo.

La prima volta che il nome di Griselda Blanco appare sulla pagina del New York Times fu il 27 gennaio 1976, all'interno di un'inchiesta sul narcotraffico colombiano. Blanco veniva descritta come una collaboratrice del cartello che esportava marijuana e cocaina fino a Miami e New York. Il giornale riportava sui suoi metodi di esportazione: «Una donna che traveste le ragazze che fanno da corrieri con dei reggiseni speciali e corsetti disegnati per nasconderci dentro i narcotici». In realtà, per produrre quei reggiseni speciali, Griselda aveva messo in piedi una fabbrica apposta, attiva tra gli anni '70 e '80. Questa singolarissima idea di creare una linea di intimo femminile con scomparti segreti per nascondere la droga le permise di eludere i controlli della DEA e di costruire rapidamente una fortuna.

Reggiseni speciali usati per contrabbandare droga

Ma il suo ingegno nel contrabbando non si limitava ai reggiseni. Oltre a infilare i carichi di droga nelle cuciture dei reggiseni delle ragazze, Blanco si serviva anche di container che imbarcava diligentemente sulle imbarcazioni colombiane dirette a New York. Uno dei colpi più spettacolari che mise in atto fu il caricamento di tonnellate di cocaina a bordo di una barca del diciannovesimo secolo che lo stato della Colombia avrebbe inviato agli Stati Uniti nel 1976 per celebrare i 200 anni dalla loro fondazione. Per l'occasione, ogni Stato amico avrebbe spedito un regalo "di compleanno", e questo era quello scelto dalla Colombia. Così, sotto gli occhi di tutti che guardavano questa imbarcazione del 1800 approdare al porto di New York, Griselda riuscì a far arrivare negli Stati Uniti un quantitativo enorme di cocaina, senza nemmeno arrabattarsi a nasconderla troppo. Questi metodi audaci e ingegnosi la resero rapidamente una figura di spicco nel narcotraffico internazionale.

La "Madrina della Cocaina" a Miami: L'Impero del Terrore

Nonostante la sua crescente influenza, uno dei dettagli che la pagina del New York Times non aveva colto, era che Blanco non era semplicemente una collaboratrice, moglie o fidanzata di un qualche signore della droga, ma che era lei a capo del cartello di narcotraffico. Questo la distingueva radicalmente dagli altri personaggi del mondo della droga. Poco dopo, la sua attività criminale attirò l'attenzione dei federali. Nel 1975, fu incriminata per spaccio di sostanze stupefacenti. La DEA, però, non fece in tempo ad arrestarla che la madrina era già emigrata in Colombia.

Da lì, Griselda si trasferì a Miami, in Florida, dove il suo business crebbe in modo notevole. La Florida era un terreno fertile per il traffico di droga e Griselda, grazie anche al suo amico d'infanzia Pablo Escobar, entrò a far parte del Cartello di Medellín, una vasta organizzazione di narcotrafficanti dell’America centrale. Escobar, che l'aveva spianata la strada, era consapevole della sua pericolosità. Pare che abbia detto in un'intervista che l'unico uomo di cui aveva mai avuto paura era una donna di nome Griselda Blanco, il cui cartello si espandeva a longitudini impensabili e i cui membri erano conosciuti per essere brutali e senza scrupoli, avrebbero fatto fuori chiunque si fosse messo in mezzo ai loro affari.

Griselda accumulò una fortuna immensa in poco tempo, e il suo potere cominciò a crescere in maniera esponenziale. La richiesta era in aumento, e Griselda arrivò ad avere 600 sottoposti, guadagnando qualcosa come 80 milioni di dollari al mese. Il suo patrimonio era stimato in 1,4 miliardi di euro, che spendeva in gioielli e ville enormi dove organizzava feste orgiastiche per i baroni della malavita. Con la sua ferocia, pari solo alla sua ambizione senza scrupoli, fu capace di dominare in un mondo maschile e maschilista, imponendo le sue regole e condizioni a cui i baroni della cocaina si sottomisero per decine di anni.

Eric Newman, uno degli ideatori della serie Netflix su Griselda, ha affermato: «Non c'è mai stata una donna che si è avvicinata al potere, alla ricchezza e al rispetto nello stesso modo in cui ci è riuscita Griselda. Nessun trafficante, uomo o donna, ha mai scatenato un tale livello di terrore». L'organizzazione crebbe, aumentò gli introiti e, sul finire degli anni '70, Griselda Blanco era per tutti "la madrina", una donna tanto abile negli affari quanto spietata nell'eliminare la concorrenza. La sua intuizione di eseguire gli agguati per strada a bordo di motociclette, per permettere ai sicari di ammazzare velocemente e dileguarsi senza problemi, divenne un marchio distintivo del suo regno del terrore.

Skyline di Miami negli anni '80

La Guerra della Droga di Miami e la Brutalità Inaudita

Gli anni del suo massimo splendore furono caratterizzati da una violenza inaudita, culminata in quella che fu definita la Miami Drug War (anche detta la Cocaine Cowboys Wars), una guerra per il controllo del traffico degli stupefacenti, combattuta dal governo degli Stati Uniti, i signori della droga colombiani - la Blanco ed Escobar in primis - e vari narcotrafficanti di origini cubane. Griselda non esitava a scendere in campo, e la sua brutalità era leggendaria.

Chi aprì le danze di questa guerra fu proprio la madrina. L’11 luglio 1979, un furgoncino equipaggiato a mo’ di carro da guerra arrivò al Dadeland Mall, un centro commerciale di Kendall, dove tre suoi sicari irruppero in un negozio di liquori e massacrarono un narcotrafficante rivale, la sua guardia del corpo e un cassiere. Questo evento segnò l'inizio di un'escalation di violenza che portò la città di Miami a diventare una sorta di capitale mondiale dell’omicidio. Il Times la soprannominò "Paradise Lost", il paradiso perduto, per evidenziare i circa 3-4 morti al giorno, a cui fece seguito un'estate di sangue, quella del 1981, con 621 delitti legati al mondo della droga.

Cocaine Cowboys DOC FRENCH les vrais scarface

Nel mezzo delle Cocaine Cowboys Wars, la spietatezza di Griselda raggiunse livelli agghiaccianti. Uno dei figli di primo letto della madrina ebbe un battibecco molto acceso con un ex collaboratore della madre, tale Jesus Castro. Secondo la Blanco, l'affronto doveva essere pagato con la vita. Il 6 luglio 1982, Griselda ordinò al suo braccio destro Jorge "Rivi" Ayala di eliminarlo. Quel giorno, Jesus Castro si trovava in auto con il figlio piccolo Johnnie, di soli tre anni, che non venne risparmiato. L’assurdità della vicenda fu che Castro si salvò per miracolo, ma i sicari della madrina ricevettero l’ordine di prendere il cadavere del bambino, imbavagliarlo e lasciarlo nei pressi di una chiesa con tre rose in mano, in riferimento all’età. Anni dopo, in sede processuale, Ayala avrebbe raccontato che la reazione della Blanco fu questa: «All’inizio era molto arrabbiata, perché mancava il padre, ma quando ha saputo che avevamo avuto il figlio per caso, ha detto che era contenta, che ormai erano in pari». Questa testimonianza dipinge un ritratto di Griselda come una donna completamente priva di empatia, la cui brutalità non conosceva limiti.

I Matrimoni e il Soprannome "Vedova Nera"

La vita sentimentale di Griselda Blanco fu tanto tumultuosa quanto sanguinosa, e contribuì a consolidare la sua immagine di figura spietata. Non era la moglie o fidanzata di nessuno Griselda, anzi, si è sempre assicurata nella vita di essere lei a capo degli affari di famiglia, esercitando un controllo assoluto anche sulle relazioni personali. La sua tendenza a eliminare i suoi partner le valse il macabro soprannome di "vedova nera" in Colombia, perché nessuno dei suoi mariti è sopravvissuto dopo averla conosciuta, proprio come l'esemplare femmina del ragno omonimo che sopprime il partner dopo l'accoppiamento. Anche se lo ha sempre negato, grazie alle confessioni dei suoi più stretti collaboratori, si sa che li uccise o li fece uccidere per i motivi più disparati.

Il primo ex marito, Carlos Trujillo, lo aveva conosciuto quando aveva 13 anni e lavorava come sex worker in un locale notturno. Sebbene fosse suo socio in affari, dopo il divorzio, l'ex moglie decise di farlo uccidere per via di un affare andato male, poiché si era appropriato indebitamente di fondi della moglie.

La più famosa delle sue vedovanze è la seconda, che riguarda Alberto Bravo. Si sa per certo che Griselda lo ammazzò a mano fredda. L'episodio più noto risale al 1975, quando la madrina del narcotraffico era convinta che l’allora marito e socio in affari le stesse nascondendo alcuni milioni dalle entrate del commercio. Lo affrontò faccia a faccia nel parcheggio di un night-club di Bogotà. La discussione degenerò e Griselda gli puntò una pistola contro. Lui a sua volta estrasse una mitraglietta Uzi, e il duello armato si concluse con la morte di Bravo e delle sue guardie del corpo, mentre la Blanco se la cavò con una lieve ferita allo stomaco. Il secondo marito, quindi, lo uccise nel corso di una lite in cui prima lui aveva sparato a lei e lei infine a lui, ferendolo mortalmente.

Il terzo matrimonio fu con Darío Sepúlveda, dal quale ebbe il suo quarto figlio, Michael Corleone, un nome scelto in omaggio al celebre capomafia italiano del film Il Padrino. Nella mente di Griselda, lei era la controparte reale di don Vito Corleone, mentre il giovane Michael sarebbe diventato il suo erede, colui che avrebbe raccolto l’impero multimilionario della madre. Il suo amore per il lusso non placava la sua sete di vendetta verso qualsiasi oppositore, vero o presunto, compreso il terzo marito che uccise nel 1983. Dario, infatti, nel 1983 la abbandonò e tornò in Colombia insieme al giovane Michael. La madrina non ci stava a perdere la custodia del figlio e passò alle maniere forti: pagò alcuni sicari per stanare l’ex coniuge a Medellín, ucciderlo e riportare Michael da lei. Blanco non poteva sopportare che Dario si fosse svincolato dalla narcocultura e fosse tornato a vivere dalla madre, nella campagna colombiana dov’era nato, trasgredendo alla regola per cui dai narcos “si esce solo con la morte”.

Michael Corleone Blanco, figlio di Griselda Blanco

La Cattura, il Carcere e lo Scandalo Giudiziario

L'impero di Griselda, costruito sul terrore e sulla violenza, non poteva durare per sempre. Intanto, il conflitto armato proseguiva e, nell'ultimo scorcio degli anni '80, gli eventi presero una brutta piega. La madrina aveva ormai troppi nemici determinati a sconfiggerla, e le forze dell'ordine intensificarono la caccia. Dopo una serie di arresti nella città di Miami, causati dalla collaborazione con le forze dell'ordine di un ex-narcotrafficante, Griselda decise di trasferire la sua attività criminale in California, dove visse insieme al figlio Michael. Tuttavia, la sua latitanza non durò molto. La DEA (Drug Enforcement Administration) riuscì a rintracciarla e il 17 febbraio 1985 "la madrina" venne arrestata nella sua casa di Miami con l'accusa di cospirazione per la produzione, l'importazione e la distribuzione di cocaina. Venne in seguito trasferita nuovamente in Florida.

Condannata inizialmente a scontare 15 anni di carcere, Griselda trascorse circa venti anni dietro le sbarre. Ma la giustizia, soprattutto in Florida, dove era ancora in vigore la pena di morte, non si accontentava. Lo Stato della Florida, infatti, tentò in tutti i modi di processare Griselda Blanco per tutti i crimini e gli omicidi che aveva ordinato, cercando di portarla di fronte alla pena capitale.

A capo del suo braccio armato c'era Jorge "Rivi" Ayala, un sicario che compì per lei centinaia di omicidi. Ayala, arrestato all'inizio degli anni '90, si trovò di fronte a un bivio: collaborare con la giustizia o affrontare un processo che l'avrebbe condotto con ogni probabilità alla pena di morte. Decise di collaborare e, durante il processo, indicò Griselda Blanco come la mandante di numerosi omicidi, inclusi quelli che lo vedevano direttamente coinvolto. Le sue confessioni lo portarono a essere condannato all'ergastolo, con la possibilità di chiedere la libertà condizionata dopo 25 anni. Ayala divenne l’unico testimone in grado di collegare Griselda Blanco alle decine di omicidi che aveva ordinato negli anni della guerra della droga.

Jorge

Tuttavia, nel 1998, esplose uno scandalo che cambiò drasticamente le sorti legali di Griselda. Si scoprì che Rivi Ayala aveva inviato assegni a tre segretarie dell’ufficio del procuratore di Miami-Dade che si occupava del caso, e che queste li avevano riscossi. Non solo, venne fuori che dal carcere Ayala intratteneva con loro rapporti sessuali al telefono. Le tre segretarie furono immediatamente sospese; una fu poi scagionata, mentre le altre due, Sherry Rossbach e Raquel Navarro, furono licenziate. Lo scandalo, con tanto di intercettazioni delle telefonate erotiche pubblicate dai giornali, fece perdere ogni credibilità alla Procura, anche perché le protagoniste dello scambio di soldi e delle telefonate avevano accesso a tutte le carte sul caso.

Una volta tolto di mezzo il testimone chiave, Griselda Blanco poté sedersi al tavolo e contrattare. Il processo si concluse con un patteggiamento: Blanco si dichiarò colpevole di tre capi di imputazione per omicidio di secondo grado e venne condannata a vent'anni. Lo scandalo giudiziario l'aveva salvata dalla pena di morte, lasciando aperti i dubbi sui reali obiettivi di Ayala nel sabotare il processo che avrebbe potuto condannare a morte la sua ex capa.

Gli Ultimi Anni e la Fine Violenta

Dopo aver scontato la sua pena, nel 2004 Griselda Blanco venne scarcerata per motivi di salute e deportata in Colombia. Si dice che si fosse convertita al cristianesimo e che avesse cercato di cambiare vita, ma il suo passato violento e l'innumerevole schiera di nemici che si era fatta nel corso degli anni non le avrebbero permesso di trovare la pace. Di lei si persero le tracce fino al 3 settembre 2012.

Quel giorno, l'ex madrina della cocaina, all'età di 69 anni, era in giro per Medellín. Mentre usciva dalla macelleria Cardiso, all’angolo fra la 29ª e la 30ª strada, due uomini in motocicletta la uccisero con due colpi di pistola alla testa. La sua morte avvenne con un metodo molto simile a come era solita giustiziare lei stessa nemici e rivali, un'ironia crudele che chiudeva il cerchio della sua vita violenta.

Medellín, Colombia

La fine di Griselda Blanco non fu l'unica tragedia che colpì la sua famiglia. Durante i venti anni trascorsi in carcere, tre dei suoi quattro figli - Dixon, Osvaldo e Uber - vennero uccisi al loro rientro in Colombia. L'unico sopravvissuto fu il più giovane, Michael Corleone Blanco. Dopo un’infanzia difficile, con la mamma in carcere, il papà fatto assassinare dalla stessa madre e i fratelli uccisi uno dopo l’altro, Michael Corleone Blanco fu messo ai domiciliari per traffico di cocaina nel 2012. Oggi, tra le altre cose, gestisce un marchio di abbigliamento chiamato Pure Blanco, e si è trasferito a Miami dove ha incontrato l'amore, diventando padre di tre bambini e imprenditore. Nonostante tutto, non ha mai rinnegato il suo passato, né tanto meno sua madre. In un’intervista a Fox News, parlando di Griselda, ha dichiarato: “Vorrei che il pubblico capisse che non siamo i nostri genitori. Mia madre non era una santa, ne sono consapevole. Ma la verità è che era mia madre.”

L'Eredità di Griselda Blanco e la sua Rappresentazione Mediatica

La figura di Griselda Blanco ha continuato a esercitare un forte fascino, ispirando opere che ne hanno esplorato la vita e l'impatto. Già nel 2017, l'arrivo al cinema de La signora della droga, una pellicola diretta da Guillermo Navarro e interpretata da Catherine Zeta-Jones, fece conoscere al mondo intero la storia della donna dietro la criminale condannata per narcotraffico.

Più recentemente, Netflix ha dedicato una miniserie in sei episodi, intitolata semplicemente Griselda, presentandola come una rivisitazione femminile di Narcos, anche perché è stata creata dagli stessi sceneggiatori, Doug Miro, Carlos Bernard ed Eric Newman, il trio creativo e ben consolidato che nel 2015 ha dato vita alla serie tv Narcos. Nella parte della protagonista c'è Sofia Vergara, attrice americana nata in Colombia, famosa soprattutto per il ruolo di Gloria Delgado Pritchett in Modern Family. Sofia Vergara interpreta magistralmente il ruolo di Griselda, la narcotrafficante nota anche come "la madrina" e la "regina della droga". Griselda è rappresentata come una sorta di “pioniera” dell’industria internazionale del traffico di droga. La serie TV segue il modo in cui Griselda Blanco raggiunge la vetta della cupola mafiosa, divenendo la potente “madrina” della droga, infine la sua caduta e l’inevitabile percorso verso la cattura. L’inizio della miniserie, incentrato su una donna che subisce una violenza atroce, lasciando intendere che sia vulnerabile in quanto donna, può creare un fraintendimento, pericolosamente confusivo, rispetto alla storia e alla personalità della Griselda Blanco storica.

La serie è uscita il 25 gennaio ed ha subito occupato i primi posti della classifica delle serie tv più viste sulla piattaforma. Tuttavia, la produzione non è stata esente da controversie. Una settimana prima dell'uscita, il 17 gennaio, i familiari di Griselda Blanco avevano intentato una causa per l’utilizzo non autorizzato di alcune immagini e chiesto a un giudice di bloccarne l’uscita, oltre a un quantitativo di denaro pari a 50 mila dollari di danni. Per ora Sofia Vergara - produttrice esecutiva - e il team di Narcos non hanno intenzione di fare niente. Sono convinti che la loro sia una reinterpretazione che hanno fatto loro del personaggio, paragonandolo ad Amleto e a Macbeth, una storia di potere e ambizione in cui la verità dei fatti e la verità del racconto non devono coincidere per forza.

Sofia Vergara nei panni di Griselda Blanco nella serie Netflix

La narrazione della serie Netflix, oltre che alle vicende legate al narcotraffico, è fortemente incentrata sui temi della maternità forzata e della violenza sulle donne, per alcune delle quali l’unica strada per scampare la morte e talvolta per sperare in un riscatto personale, passa solo attraverso l’illegalità portata all’estremo, al “farsi come uomini” e malfattori. Gli sceneggiatori descrivono Griselda Blanco come una “donna e boss”, cinica ma desiderosa di successo e rivincita per se stessa e per i suoi figli. Soltanto con lo svolgersi del racconto emerge la crudeltà e psicopatia che, con l’uso di cocaina e crack, la porterà ad una follia paranoica, e pluriomicida.

In una scena centrale dell’ascesa di Griselda Blanco come signora della droga, crudele e paranoica, sulla melodia del boogaloo di Ralph Robles "Come and Get It", una dozzina di giovani e attraenti donne attraversano impettite le strisce pedonali dal cancello di arrivo Avianca dell’aeroporto internazionale di Miami verso un furgone Sprinter che le attende. A partire da questa scena, la serie ha tentato di ritrarre Griselda come una donna che ha provato a dare uno scopo di vita alle donne perdenti e derelitte, senza famiglia, né cultura né possibilità di redenzione, senza passato né futuro, merce, cose, ancorate ad un incerto presente, l’unico che riescono a pensare e vivere. Le strappa alla prostituzione ma le getta freddamente nella trappola della cocaina, da cui tutte in pochi anni diverranno dipendenti e fuori controllo.

La serie, tuttavia, non sfugge a una critica sulla rappresentazione: in essa, Griselda appare impregnata nel profondo da un maschilismo brutale e annichilente, identificata con i suoi abusatori e persecutori. Da bambina vittima innocente, ne diviene l’inconsapevole portabandiera, accecata dalla sete di vendetta. Inoltre, si riscontra un’eccessiva riluttanza nel mettere in luce che Blanco fosse aggressiva a causa della povertà e degli abusi sessuali subiti fin dall’infanzia, e che, abbandonata e sola, è sopravvissuta prostituendosi. Gli autori, invece, insistono sul fatto che fosse violenta soltanto perché desiderosa di dimostrare il suo “valore” ai narcotrafficanti uomini. La costante minaccia di violenza sessuale, insieme all’idea che i baroni della droga la vedano come un avversario debole, è utilizzato per giustificare la violenza di Griselda anche contro i propri figli. Il pubblico si aspetta che i narcotrafficanti che vivono nell’illegalità dorata e che commettono crimini violenti, dovrebbero essere rappresentati nella finzione (fiction) come responsabili delle proprie azioni, frutto di scelte devianti.

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