L'interruzione di gravidanza, sia essa volontaria o spontanea, rappresenta un momento delicato nella vita di una donna, che richiede assistenza medica qualificata e un'attenta gestione delle fasi pre e post-procedura. Negli ultimi decenni, l'approccio farmacologico all'aborto ha guadagnato terreno, offrendo un'alternativa sicura ed efficace ai metodi chirurgici. Al centro di questa metodica vi sono due classi di farmaci: il mifepristone, noto anche come RU486, e le prostaglandine, tra cui il misoprostolo è il più diffuso. Questi farmaci non solo sono impiegati per l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG), ma trovano applicazione anche nel trattamento di condizioni cliniche quali l'aborto spontaneo, l'aborto incompleto e la morte fetale intrauterina, dimostrando un profilo di sicurezza consolidato nella pratica clinica.

Il Mifepristone (RU486): Cos'è e Come Funziona
Il mifepristone, o RU486, è un antagonista del progesterone, il principale ormone deputato allo sviluppo e al mantenimento della gravidanza. Sintetizzato nei laboratori Russell Uclaf (da cui la sigla RU) negli anni Ottanta e inizialmente chiamato RU 38486, si è dimostrato subito efficace nel provocare l'aborto nelle gravidanze del primo trimestre. La sua azione si basa sulla capacità di bloccare i recettori per il progesterone, impedendo così tutti i processi biochimici e biologici che l'ormone attiva normalmente all'inizio della gestazione. In termini più specifici, ogni ormone opera interagendo con uno specifico "recettore", analogamente a una chiave che entra nella propria serratura. Un anti-ormone, come il mifepristone, si inserisce nella serratura bloccandone il funzionamento e arrestando lo sviluppo della gravidanza.
Il mifepristone è un farmaco dalle molteplici azioni, e la sua utilità si estende oltre l'ambito abortivo. Può interagire anche con il recettore per gli ormoni glucocorticoidi, risultando utile nella cura del morbo di Cushing (una malattia caratterizzata da un'eccessiva produzione di cortisolo) che non risponda alle terapie tradizionali. Inoltre, bloccando i recettori per il progesterone, potrebbe svolgere un'azione anti-neoplastica in alcuni tumori progesterone-dipendenti, come quelli della mammella. Queste diverse indicazioni sottolineano la versatilità del farmaco.
Il Misoprostolo - aborto farmacologico
Il Ruolo delle Prostaglandine: Il Misoprostolo e il Gemeprost
Dopo la somministrazione del mifepristone, per completare il processo di interruzione della gravidanza, è necessaria l'assunzione di una prostaglandina. Tra queste, il misoprostolo è il farmaco più diffuso e utilizzato. Le prostaglandine sono composti analoghi a quelli prodotti naturalmente dall'organismo umano e svolgono un ruolo cruciale nella stimolazione delle contrazioni uterine.
Il misoprostolo, oltre all'uso in ambito ginecologico per l'induzione del parto o dell'aborto, ha anche altre importanti indicazioni terapeutiche. È impiegato per trattare o prevenire danni alla mucosa gastrointestinale, grazie alla sua attività citoprotettiva. A volte, il misoprostolo rientra anche nella composizione di medicinali in associazione a diclofenac, un noto antinfiammatorio non steroideo (FANS), proprio per proteggere lo stomaco dai potenziali effetti irritanti del FANS. È bene precisare che, a scopo precauzionale, prima di assumere medicinali a base di misoprostolo, è opportuno informare il medico delle proprie condizioni di salute, mettendolo a conoscenza dell'eventuale presenza di disturbi o malattie di qualsiasi tipo, come disturbi intestinali capaci di indurre diarrea.
Il misoprostolo è disponibile in forma di compresse da assumersi per via orale. Un altro analogo delle prostaglandine che può essere impiegato nell'ambito dell'aborto farmacologico è il gemeprost, disponibile in forma di ovuli vaginali. Quando impiegato per indurre il travaglio, la paziente e il bambino dovranno essere costantemente monitorati prima, durante e dopo il trattamento con misoprostolo, anche in seguito alla nascita. È importante sapere che l'assunzione del misoprostolo può causare effetti collaterali capaci di influenzare negativamente la capacità di guidare veicoli e/o di utilizzare macchinari.
Metodica Farmacologica per l'Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG)
In assenza di controindicazioni, tutte le donne hanno il diritto di scegliere il metodo farmacologico per l'IVG. La procedura consiste nella somministrazione della RU486, seguita dopo 36-48 ore dalla prostaglandina misoprostolo. Questa metodica è ampiamente riconosciuta come sicura ed efficace dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che nel 2005 ha inserito il mifepristone e il misoprostolo nella lista dei farmaci essenziali per la salute. Si è stimato che già nel 2005 circa 26 milioni di donne nel mondo avevano fatto ricorso alla metodica farmacologica.
Rispetto alla procedura chirurgica, la farmacologica presenta diverse caratteristiche vantaggiose:
- Precocity: Può essere utilizzata molto precocemente, nelle prime settimane di gravidanza, mentre l'aspirazione viene eseguita generalmente dopo la settima settimana. Essendo più precoce, è potenzialmente gravata da minori complicazioni.
- Non invasività: Non richiede intervento chirurgico e anestesia, riducendo i rischi associati.
- Ospedalizzazione limitata: Non richiede ospedalizzazione, se non in casi particolari o per brevi periodi di osservazione, come avviene in molti paesi.
L'aborto è tanto più sicuro quanto prima viene praticato. I servizi sanitari dovrebbero essere in grado di soddisfare la domanda di aborto in modo che le persone possano abortire il prima possibile e il più vicino possibile dalla propria casa, come suggerito dal Royal College of Obstetricians & Gynaecologists nel 2022. I timori circa le possibili complicazioni da gestire in ambiente extraospedaliero sono stati fugati nella pratica clinica dalla dimostrazione del profilo di sicurezza dei due farmaci, nonché dall'evidenza che solo una piccola parte delle urgenze legate alla procedura si è verificata il giorno dell'assunzione del misoprostolo. I dati in possesso dimostrano che, se usata correttamente, la RU486 funziona nel 95.5% dei casi. Si tratta dunque di un trattamento sicuro che va effettuato rispettando scrupolosamente le indicazioni raccomandate, delle quali l'aspetto principale è il tempo: la massima efficacia di azione si ha infatti nelle fasi iniziali della gravidanza, dalla quarta alla settima settimana. Diversamente, a gravidanza avviata, si innescano meccanismi di funzionamento placentare che rendono più difficile causare un aborto solo con un intervento di questo tipo.

Contesto Internazionale e Legislativo del Mifepristone
La metodica farmacologica per l'aborto è attualmente in uso in tutti gli stati dell'Unione Europea, a eccezione della Polonia, della Lituania, dell'Ungheria e di Malta, paesi nei quali l'aborto è vietato. In Europa, la stragrande maggioranza delle IVG del primo trimestre viene eseguita con la metodica farmacologica e, spesso, in regime ambulatoriale, per cui le donne assumono il misoprostolo a casa, generalmente due giorni dopo la somministrazione di mifepristone.
Negli Stati Uniti, in molti paesi dell'Europa dell'Est, in India, in Cina e in quasi tutti i paesi dove l'aborto è legale, decine di milioni di donne hanno abortito volontariamente con questo metodo. Questo diffuso utilizzo globale, supportato dall'approvazione dell'OMS, testimonia la sua sicurezza ed efficacia. Le evidenze finora raccolte consentono di affermare con certezza la sua sicurezza. Dopo l'esame di tutti i benefici e vista la modestia degli effetti avversi segnalati, enti di grande autorevolezza hanno incluso l'RU486 e il misoprostolo tra i farmaci essenziali. Un argomento nettamente a favore dell'RU486 è che questo farmaco maneggevole permette di ridurre la piaga degli aborti clandestini e delle morti da essi causate.
La Situazione in Italia: Evoluzione e Ostacoli
Nel nostro paese, l'IVG farmacologica del primo trimestre è stata introdotta con la determina AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) numero 14 del 30 luglio 2009, dopo una lunga battaglia civile e dopo la sua introduzione in via sperimentale iniziata nel 2005. Tuttavia, a differenza degli altri paesi, l'aborto medico è stato introdotto con forti limitazioni: utilizzo possibile entro i primi 49 giorni di amenorrea e la procedura doveva essere eseguita in regime di ricovero ordinario, dal momento della somministrazione del primo farmaco fino alla verifica dell'avvenuta espulsione della gravidanza, ossia con un ricovero di almeno 3 giorni. Questa misura, assolutamente atipica per una prescrizione farmacologica, obbligava al ricovero e determinava una situazione paradossale, poiché il ricovero coatto in Italia è previsto solo in casi psichiatrici. I costi associati a un ricovero prolungato annullavano anche i vantaggi economici del farmaco. Se un intervento chirurgico costa circa 1200 euro, il farmaco ne costa solo 40, ma il costo con il farmaco tornava a salire a 1200 euro con l'obbligo di tre giorni di ricovero, un non senso anche dal punto di vista della sanità pubblica.
Nell'agosto 2020, in piena emergenza sanitaria per la pandemia Sars-CoV2, su sollecitazione della società civile e delle società scientifiche italiane, è finalmente stata pubblicata la Circolare del Ministero della Salute che ha aggiornato le "Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine". La circolare ministeriale prevede l'estensione della metodica farmacologica fino a 63 giorni, pari a 9 settimane compiute di età gestazionale (non più 49 giorni, pari a 7 settimane) e la possibilità di effettuazione in regime di day-hospital e in regime ambulatoriale, presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate e autorizzate dalla Regione, e anche presso i consultori.
Dopo oltre due anni dalla sua pubblicazione, l'aggiornamento delle linee di indirizzo ministeriali è stato recepito solo da alcune regioni, peraltro con grandi differenze interpretative. La gran parte delle regioni che hanno aperto alla possibilità del regime ambulatoriale prevedono comunque che la donna debba recarsi in consultorio almeno tre volte: la prima per l'assunzione della RU486, la seconda, dopo 48 ore, per l'assunzione della prostaglandina, cui segue una permanenza in consultorio per un periodo di osservazione di almeno 3-4 ore, la terza per verificare l'avvenuta espulsione, dopo 15-20 giorni. In contrasto, il protocollo operativo elaborato dalla Regione Lazio prevede invece un solo accesso nella struttura sanitaria: il primo giorno la donna assume la RU486 e le viene consegnata la prostaglandina, che assumerà a casa dopo 48 ore. Dopo 15-20 giorni eseguirà un dosaggio delle beta-HCG e si sottoporrà a controllo clinico e/o ecografico solo nel caso in cui le beta-HCG superassero un valore soglia considerato sicuro.
Nel 2020, la procedura farmacologica è stata utilizzata nel 31,8% degli aborti volontari in Italia, con forti differenze a livello regionale e provinciale (solo nello 0,8% degli aborti nel Molise). Ciò è dovuto anche al fatto che in molte regioni la possibilità del regime ambulatoriale viene fortemente ostacolata per motivi esclusivamente ideologici e politici, certamente non medici.
L'Associazione Luca Coscioni, insieme ad altre realtà, si batte affinché l'interruzione volontaria di gravidanza farmacologica sia accessibile nei consultori familiari e nei poliambulatori su tutto il territorio nazionale. Si invita inoltre a denunciare le strutture sanitarie che non garantiscono questo diritto tramite piattaforme dedicate che permettono di segnalare in modo anonimo le libertà e i diritti violati.
Gestione dell'Aborto Spontaneo con Metodica Farmacologica
Il mifepristone e il misoprostolo non sono utilizzati solo per l'IVG. La metodica farmacologica può essere impiegata anche nel trattamento di varie condizioni cliniche quali l'aborto spontaneo, l'aborto incompleto e la morte fetale intrauterina. Il trattamento farmacologico dell'aborto spontaneo è generalmente più sicuro e meno invasivo rispetto all'intervento chirurgico, con un rischio ridotto di complicazioni e un'esperienza complessivamente migliore per la paziente.
In Italia, nel 2023, sono stati registrati circa 40.000 aborti spontanei, secondo i dati forniti dall'ISTAT, una cifra relativamente stabile rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, gli ultimi dati evidenziano come complessivamente solo nel 24% dei casi l'aborto spontaneo venga gestito con metodo farmacologico, con un grande divario di trattamento tra Nord e Sud Italia. Questa significativa disparità regionale evidenzia la necessità di migliorare l'accessibilità ai farmaci e la formazione del personale sanitario, oltre ad incrementare la consapevolezza tra le pazienti riguardo alle opzioni disponibili.
Cosa Aspettarsi Dopo l'Interruzione (Farmacologica e Chirurgica)
Dopo un'interruzione di gravidanza, sia essa farmacologica o chirurgica, il corpo della donna attraversa un periodo di recupero che comporta reazioni sia fisiche che emotive. È fondamentale prendersi del tempo per guarire e essere consapevoli dei possibili sintomi e delle cure necessarie.

Sanguinamento:
- Dopo interruzione chirurgica: Di solito il sanguinamento è inferiore a quello di una normale mestruazione. Può iniziare in modo irregolare, ad esempio, i primi 1-2 giorni può non essere presente o essere molto scarso. In pochi casi il sanguinamento può essere più intenso. È possibile che dopo l'uscita dall'utero il sangue si coaguli non appena entra in contatto con la vagina e venga quindi espulso sotto forma di coaguli di sangue (che non sono "coaguli di tessuto"). Il sanguinamento, le macchie o lo spotting possono durare fino a 3-4 settimane. Non è insolito avere poca o nessuna emorragia nei primi giorni e poi avere un'emorragia più pesante una volta che si diventa più attivi. Si deve preoccuparsi solo se si riempiono completamente due assorbenti grandi notte in un'ora; in tal caso, è consigliabile sdraiarsi con i piedi sollevati e contattare un medico.
- Dopo interruzione farmacologica: Il sanguinamento inizia solitamente dopo l'assunzione della prostaglandina (es. Cyprostol®) e per alcune ore può essere più intenso del normale flusso mestruale. Nelle prime ore dopo l'assunzione della prostaglandina Cyprostol® a volte possono comparire sanguinamenti intensi. Per questo periodo si consiglia di non lavorare.
L'utero impiega settimane a espellere i residui decidui ovulari. L'endometrio ricomincia la sua rigenerazione (dopo l'espulsione del sacco gestazionale) che si conclude con la mestruazione successiva. In pratica, l'utero è "auto-pulente". Spesso il personale ospedaliero, specialmente dopo un aborto farmacologico, si preoccupa di "ripulire l'utero" o "togliere i residui", ma l'utero ha una sua capacità di recupero naturale.
Dolori e Crampi:
- Subito dopo un'interruzione chirurgica, l'utero si contrae. In rari casi questo può causare un leggero fastidio o dolori.
- Dopo l'assunzione della seconda compressa (Cyprostol®), la prostaglandina, spesso compaiono dolori addominali e/o alla parte bassa della schiena. Pertanto, si consiglia di assumere subito anche un antidolorifico come prevenzione, come Parkemed®, ibuprofene 200 mg (ad es. Dismenol®) o diclofenac (ad es. Voltaren® 50 o 75 mg). Se si avvertono crampi, si possono prendere compresse di ibuprofene da 200 mg (se non si è allergici), da 2 a 3 compresse ogni 6 ore secondo necessità. Si può acquistare l'ibuprofene senza prescrizione medica. Se si è allergici, si può usare Extra-Strength Tylenol. Non si deve assumere aspirina. Si può anche usare una borsa dell'acqua calda o una piastra elettrica sull'addome per 20 minuti ogni 2 ore per alleviare il disagio.
Nausea e Disagio al Seno:
- Qualora fosse presente nausea, dopo l'interruzione questa scomparirà nel giro di un giorno.
- Il turgore delle mammelle a volte può durare fino a 3 settimane. Alcune donne possono avere seni doloranti, gonfi, duri o che perdono dopo il trattamento. Questo è normale e richiede circa 2 settimane per risolversi. È consigliabile non manipolare eccessivamente il seno, poiché ciò può aumentare la produzione di latte e causare più disagio. Si può mettere un impacco di ghiaccio avvolto in un piccolo asciugamano sul seno per 20 minuti ogni 2 ore per alleviare il disagio. Aiuterà anche indossare un reggiseno sportivo.
Febbre:Molto raramente, dopo un'interruzione compare un'infiammazione che si manifesta con febbre nei giorni successivi all'interruzione. È consigliabile misurare la temperatura due volte al giorno per i successivi 2 giorni. Si deve contattare un medico se la temperatura è superiore a 38°C (100.4°F) per più di 8 ore. Misurare la temperatura per via orale entro 30 minuti dopo aver mangiato, bevuto, fumato o lavato i denti potrebbe dare una lettura falsa.
Sentimenti di Tristezza:Alcune donne possono sentirsi tristi o depresse dopo il trattamento. Questo è normale ed è dovuto ai cambiamenti nei livelli ormonali del corpo. Di solito scompare in poche settimane. Se si continua a sentirsi tristi, è consigliabile cercare supporto professionale, come una consulenza.
Farmaci e Prescrizioni Post-Aborto: Gestione del Recupero
Dopo il trattamento, è comune che vengano fornite prescrizioni per farmaci destinati ad aiutare l'utero a tornare alle sue dimensioni normali e a prevenire infezioni. È importante compilare la prescrizione e assumere tutti i farmaci come indicato.
Antibiotici (Prevenzione delle Infezioni):
- Metronidazolo (anche venduto come Flagyl): È un antibiotico usato per impedire ai batteri che vivono nella vagina di infettare l'utero. Può essere prescritto per due o sette giorni. È sicuro per i pazienti allergici alla penicillina, ma non deve essere assunto da pazienti con un'allergia nota al metronidazolo. Può causare alcuni disturbi addominali e deve essere assunto con o dopo i pasti. I pazienti che assumono metronidazolo non devono bere alcolici. Le donne non possono allattare al seno mentre assumono metronidazolo.
- Doxiciclina: Un altro antibiotico usato per prevenire le infezioni uterine. È preso due volte al giorno per sette giorni. È sicuro per i pazienti allergici alla penicillina, ma non deve essere assunta da madri che allattano e pazienti con un'allergia nota alla tetraciclina. Non si dovrebbe prendere il sole durante l'assunzione di doxiciclina. Può causare alcuni disturbi addominali e può essere assunta durante i pasti.
- Eritromicina: Un antibiotico usato per impedire ai batteri che vivono nella vagina di infettare l'utero. È preso tre volte al giorno per sette giorni. È sicuro per i pazienti allergici alla penicillina, ma non deve essere assunta da pazienti con un'allergia nota all'eritromicina. Può causare alcuni disturbi addominali e può essere assunta durante i pasti. I pazienti che stanno assumendo Seldane o Propulsid non devono assumere eritromicina.
Farmaci Anti-Infiammatori e Antidolorifici:
- Ibuprofene: Compresse da 200 mg, da 2 a 3 compresse ogni 6 ore secondo necessità per i crampi e il disagio.
- Diclofenac (es. Voltaren® 50 o 75 mg): Un antidolorifico che può essere assunto come prevenzione dei dolori addominali.
- Naprosyn: Un medicinale antinfiammatorio non steroideo (FANS) usato per trattare il dolore e l'infiammazione. Può essere prescritto per il disagio al seno e i crampi.
- Tylenol Extra-Strength: Può essere usato come alternativa all'ibuprofene in caso di allergia all'ibuprofene.
Farmaci per la Contrazione Uterina:
- Cytotec (Misoprostolo): Anche dopo un'interruzione chirurgica, a volte viene utilizzato per aiutare a mantenere l'utero contratto e prevenire il sanguinamento dai vasi che hanno fornito la gravidanza. In questi casi, viene preso tre (3) volte al giorno per tre (3) giorni. Altri possibili effetti collaterali possono includere nausea, vomito, diarrea, dolore addominale, vertigini, febbre e/o vampate di calore. Durante la procedura chirurgica, potrebbe anche essere stata ricevuta un'iniezione nella coscia per aiutare l'utero a tornare alla normalità.
Recupero e Follow-up Post-Aborto
Il periodo di recupero dopo un aborto è un processo individuale, ma esistono linee guida generali per favorire una guarigione ottimale e prevenire complicazioni.
Attività da Evitare e Igiene:
- Nei primi 2 giorni dopo l'intervento di interruzione (sia farmacologica che chirurgica) è consigliabile evitare rapporti sessuali, non andare a nuotare, non fare il bagno e non utilizzare assorbenti interni.
- In generale, non si deve inserire nulla nella vagina fino all'esame di follow-up (almeno 2 settimane dopo la procedura). Ciò significa nessun rapporto vaginale, nessun tampax o tamponi (utilizzare solo assorbenti esterni), niente bagni in vasca o nuoto (fare la doccia è consentito) e nessun lavaggio interno.
Ritorno del Ciclo Mestruale e Fertilità:
- Con l'interruzione, per l'organismo inizia un nuovo ciclo. In genere, il ciclo mestruale successivo avviene dopo 4-6 settimane (o 4-8 settimane secondo altre fonti). Potrebbe essere più pesante del solito, con più crampi e possibilmente coagulazione, il che è normale. Si deve contattare un medico se non si riceve il ciclo entro 12 settimane.
- L'attuale gravidanza comprova il fatto che la donna è fertile. Un'interruzione di gravidanza senza complicanze non ha ripercussioni negative sulla fertilità. L'ovulazione successiva avviene circa 2 settimane dopo l'interruzione. Questo significa che si potrebbe restare di nuovo incinta se non si adotta un metodo contraccettivo sicuro.
- Sarebbe opportuno iniziare a utilizzare metodi contraccettivi ormonali (pillola, bastoncini, anello, cerotto, iniezione dei tre mesi) subito dopo l'interruzione chirurgica o farmacologica, non appena ritenuto opportuno dal medico. Si è possibile rimanere incinta prima del ciclo successivo, poiché l'ovulazione, il momento in cui si può rimanere incinta, si verifica prima del ciclo.
Esame di Follow-up:Per assicurarsi di progredire normalmente, è consigliabile sottoporsi a un esame pelvico 2-3 settimane dopo la procedura. L'ormone della gravidanza hCG viene eliminato solo lentamente dall'organismo e i test tradizionali sono molto sensibili, pertanto il monitoraggio è importante per verificare l'avvenuta espulsione completa.
Quando Chiamare il Medico:La probabilità che si verifichino complicanze dopo un'interruzione volontaria di gravidanza è molto ridotta, ma se si ha la sensazione che qualcosa non quadri, è importante contattare immediatamente il proprio medico o la clinica. In particolare, si deve chiamare se si manifestano:
- Emorragia che assorbe completamente un assorbente maxi in un'ora o meno.
- Febbre maggiore di 38°C (100.4°F) per più di 8 ore.
Importanti Distinzioni: RU486 vs. Pillola del Giorno Dopo
È fondamentale non confondere la RU486 (mifepristone) con la "pillola del giorno dopo". Si tratta di un farmaco completamente diverso, utilizzato come contraccezione "di emergenza" entro le 72 ore successive a un rapporto sessuale. L'efficacia è massima quanto più l'assunzione è vicina al rapporto a rischio, idealmente entro le 24 ore, in cui agisce nel 95% dei casi. Il principio attivo della pillola del giorno dopo è il "levonorgestrel", un progestinico, presente anche in molte pillole contraccettive, impiegato però in un dosaggio circa 20-30 volte maggiore (750 microgrammi).
A differenza della pillola abortiva (RU486), la pillola del giorno dopo ha lo scopo di prevenire la gravidanza, in caso di rapporto sessuale non protetto o di mancato funzionamento di un metodo anticoncezionale, bloccando l'ovulazione. Non provoca l'interruzione di una gravidanza già instaurata, ma impedisce il suo inizio. L'efficacia della pillola del giorno dopo si riduce molto quando è assunta oltre il tempo ideale.

Aspetti Legislativi Generali dell'Aborto in Italia (Legge 194)
L'interruzione volontaria della gravidanza, ricorrendo all'aborto farmacologico e non, nel nostro Paese, è consentita e regolamentata dalla legge 194, approvata dal Parlamento italiano nel maggio 1978. Questa legge, sottoposta a referendum abrogativo nel 1981 e riconfermata dal voto popolare, ha legalizzato l'aborto (se effettuato entro 90 giorni dal concepimento), fino a quel momento vietato dal Codice Rocco del 1932. Tuttavia, l'art. 1 della legge 194 sottolinea che "l'interruzione volontaria della gravidanza non è un mezzo per il controllo delle nascite".
In relazione alle recenti polemiche sulla RU486, è importante ricordare che proprio la legge 194 prevede la possibilità che l'intervento di interruzione volontaria di gravidanza sia chirurgico o farmacologico. L'iter nei due casi è sostanzialmente identico: la donna deve rivolgersi al medico chiedendo l'interruzione volontaria di gravidanza. Dopo il colloquio, se sussistono le condizioni previste dalla legge 194, il medico compilerà il certificato con la richiesta. La donna si sottoporrà a un'ecografia ginecologica (transvaginale) e a una visita di controllo che accerti l'assenza di controindicazioni al trattamento, e firmerà il modulo di consenso informato sui meccanismi e gli effetti del trattamento stesso. Trascorsi sette giorni di "riflessione" (a meno che non sussistano "gravi motivi di urgenza"), la donna può presentarsi in ospedale per la procedura.
Nonostante le diverse opzioni procedurali, l'obiettivo comune dovrebbe essere quello di ridurre a zero gli aborti, farmacologici o chirurgici. Per raggiungere questo obiettivo, l'unico metodo veramente valido, al di là di scelte personali come la castità, è la contraccezione ormonale preventiva: pillola, cerotto o anello vaginale, o spirale intrauterina. La corretta informazione e l'accesso facilitato a questi metodi sono passi fondamentali in questa direzione.