"Gioco di Bimba": Un Viaggio tra Simboli e Sonorità Nell'Universo Enigmatico de Le Orme

Le Orme, insieme a complessi come la Premiata Forneria Marconi (PFM) e il Banco del Mutuo Soccorso, hanno indiscutibilmente "contribuito a scrivere una bella pagina del prog italiano". Queste band hanno elevato il progressive italiano dei primi anni Settanta a un fenomeno di portata internazionale, lasciando un'impronta indelebile nella storia della musica. Al centro di questo movimento vi era Aldo Tagliapietra, 77 anni, il leader storico de Le Orme, la cui visione artistica e vocale ha plasmato l'identità del gruppo. Cinquant'anni fa, nel 1972, la band - all'epoca un trio composto da Tagliapietra al basso e alla voce, Tony Pagliuca alle tastiere e Michi Dei Rossi alla batteria - pubblicò l'album Uomo di pezza. Questo disco, prodotto dal celebre Gian Piero Reverberi, è passato alla storia non solo per le sue "canzoni indimenticabili" ma anche per la sua distintiva grafica, curata da Mario Convertino con un'opera del pittore Walter Mac Mazzieri. Tra le tracce che hanno segnato quest'album, "Gioco di bimba" emerse come un successo strepitoso, raggiungendo i vertici delle classifiche e, al contempo, avvolgendo il proprio significato in un velo di mistero che ancora oggi affascina e stimola l'interpretazione.

Copertina dell'album Uomo di pezza

La traiettoria de Le Orme è stata costellata di "vicissitudini, abbandoni, litigi", dinamiche comuni nel panorama musicale. Attualmente, il nome della band è associato a una formazione guidata da Michi Dei Rossi, risultato di una "battaglia legale" che ha segnato la storia recente del gruppo. Per celebrare l'importante anniversario, l'album Uomo di pezza è stato ripubblicato in vinile, vantando un audio rimasterizzato direttamente dai nastri analogici originali e riproponendo l'iconica copertina che lo ha reso riconoscibile. Questo tributo non solo onora un capolavoro del progressive italiano, ma permette anche a nuove generazioni di scoprire la profondità e l'innovazione musicale di un'epoca irripetibile.

Influenze e Visione Artistica: L'Osservatorio di Provincia si Apre al Mondo

Aldo Tagliapietra riflette sulla longevità dei brani di quell'epoca, notando come molti dischi risultino "un po' appesantiti dagli anni". Tuttavia, egli spiega che ai tempi "eravamo molto attenti ai generi, seguivamo un po' tutto, dalle canzoni pop agli esperimenti di John Cage". Questa apertura mentale e curiosità eclettica hanno permesso alle Orme di forgiare un sound unico, ancorato nella tradizione melodica italiana ma proiettato verso le sperimentazioni d'oltremanica e d'oltreoceano. Tagliapietra ha sempre nutrito un profondo amore per la melodia, quella "moderna", trovando ispirazione in figure come Greg Lake, "che con le sue ballate riusciva ad aprire il cuore". Questo approccio, che bilanciava l'esplorazione sonora con la sensibilità melodica, è emblematico del progressive rock italiano, capace di coniugare complessità strumentale e lirismo accessibile.

Un aneddoto significativo, narrato dallo stesso Tagliapietra, riguarda Greg Lake. Una volta divenuti amici, Lake "ci raccontò che Keith Emerson non voleva Lucky Man", una delle ballate più celebri di Lake con Emerson, Lake & Palmer. La ragione di questa ritrosia risiedeva proprio in quella "spasmodica attenzione ai generi" che caratterizzava alcuni musicisti dell'epoca; Emerson, infatti, "la giudicava inadatta al loro sound". Questo episodio evidenzia le tensioni creative e le rigorose definizioni di genere che permeavano la scena musicale di allora, e come Le Orme, invece, cercassero una sintesi più fluida.

L'ispirazione per Le Orme non giungeva solo dall'interno delle sale prova o dagli ascolti in studio, ma anche da esperienze formative che li hanno proiettati fuori dal loro "osservatorio di provincia". Il viaggio al Festival dell'Isola di Wight fu un momento cruciale, un vero e proprio rito di passaggio. "Abbiamo affittato un pulmino, ci siamo portati pentole e fornelli per cucinare la pasta", racconta Tagliapietra, descrivendo un'esperienza di pura avventura giovanile. L'impatto di quel festival fu enorme: "ci siamo trovati catapultati dentro il cuore di una rivoluzione musicale e sociale". Fu un'occasione per "seguire la musica, ovviamente, ma essere lì aveva un significato enorme", permettendo loro di uscire per la prima volta "dal nostro osservatorio di provincia".

Festival di Wight

A Wight, Le Orme ebbero modo di "scoprire i Jethro Tull" e di assistere alla "prima esibizione di Emerson, Lake & Palmer". Fu un periodo di grande apprendimento e confronto: "Ci avvicinammo a Genesis e Van Der Graaf Generator. Studiavamo tutto, e ci rendemmo conto di quanto fosse vero quello che diceva George Harrison: 'la musica è nell'aria'". Questa immersione nel panorama musicale internazionale ha profondamente influenzato la loro direzione artistica, ampliando i loro orizzonti sonori e concettuali. Successivamente, si svilupparono amicizie e collaborazioni significative. "Con i Genesis diventammo amici quando iniziammo a fare su e giù da Londra", testimonia Tagliapietra. Con Peter Hammill dei Van Der Graaf Generator, "suonammo più volte insieme", e il leader de Le Orme confessò di essere "scioccato dalla sua potenza vocale", riconoscendone una forte influenza. Negli anni, Tagliapietra ha avuto l'opportunità di suonare con altre figure eminenti del progressive inglese, tra cui Peter Jackson dei Van Der Graaf e Clive Bunker dei Jethro Tull, cementando i legami con questa vivace scena musicale.

Tagliapietra osserva come quella fosse "una generazione che voleva cambiare il mondo", un'ambizione che, a suo dire, fu poi compromessa da fattori esterni: "poi il dio denaro, la non cultura e la dance hanno cambiato tutto". Questa riflessione amara si estende al presente, dove l'artista confessa: "Oggi siamo in mezzo a un altro cambiamento che non mi arriva e non capisco". La distanza tra la musica di allora e quella contemporanea è percepibile anche in termini di identità e genere: "All'epoca avevamo definizioni di genere molto precise, i cantanti di oggi sono lontani da quel mondo". È interessante notare come l'arte sia sempre stata espressione di una ribellione generazionale, come quando "anche i nostri padri non sopportavano i capelli lunghi", un chiaro segnale di rottura con le convenzioni.

La cura dell'immagine era parte integrante della visione artistica della band. "Volevamo un'immagine che rispecchiasse la musica del disco e cercavamo una rappresentazione che fosse significativa ed esplicativa al tempo stesso". Per la copertina di Uomo di pezza, la scelta cadde su un quadro di Walter Mac Mazzieri intitolato Garbo di neve, scoperto in una mostra. Per altri lavori, come Felona e Sorona, l'artista fu commissionato direttamente dalla band, a testimonianza dell'importanza attribuita alla sinergia tra arte visiva e sonora.

Curiosamente, in quel periodo, "bisognava stare attentissimi, avere successo era considerata una colpa". Questo atteggiamento ambivalente del pubblico si manifestava in modi singolari: "Ricordo che quando suonavamo nei teatri la gente applaudiva continuamente: quando attaccavamo Gioco di bimba, arrivavano i fischi. E poi si ricominciava normalmente". Un'altra peculiarità dell'ambiente musicale era la scarsa competizione diretta: "Ai tempi non c'era grande rivalità, ma ognuno coltivava il suo orto. Non ascoltavamo i dischi degli altri, per dire. Non c'era scambio, poi nel tempo è cambiato, ognuno era concentrato sul suo". Nonostante le difficoltà e le peculiarità del contesto, Tagliapietra ricorda con affetto i primi anni: "Oltre al viaggio a Wight, ricordo con un piacere immenso i nostri primi 5 anni. È stato un periodo magnifico, eravamo amici e vicini, in sintonia. Ho molta nostalgia di quegli anni e sono molto riconoscente". Questo senso di cameratismo e di profonda intesa ha senza dubbio contribuito alla creazione di opere così complesse e sentite.

"Gioco di Bimba": Tra Melodia Incantata e Mistero Lirico

La canzone "Gioco di bimba" è immediatamente riconoscibile per la sua "semplice e sbarazzina melodia in la maggiore che si ripete nel tempo altalenante di 3/4". Questo andamento musicale, che evoca un dolce dondolio, funge da tappeto sonoro a un testo che, "a dispetto del carattere del ritmo dondolante e leggero", narra una storia potenzialmente "drammatica di una giovane, che accede bruscamente all'età adulta lasciandosi alle spalle l'infanzia". È proprio "quest'ultimo il motivo dominante del pezzo", sottolineato con forza "dal ritmo dondolante dell'altalena: dondola, dondola, il vento la spinge". La figura femminile al centro della canzone si muove in un'atmosfera "onirica, quasi fiabesca, sospesa tra il sogno e la realtà", un contesto che la rende enigmatica e affascinante. Questo "pezzo è costruito su una melodia semplice e spensierata, in tonalità di la maggiore, con un andamento in 3/4 che richiama il moto oscillante di un’altalena", creando un "contrasto" evidente "con il contenuto del testo".

Gioco di bimba

Aldo Tagliapietra, parlando del brano, ha spiegato che "Usavamo sempre un linguaggio metaforico, un po' poetico, e il testo di Pagliuca legava bene con la melodia". L'intento, secondo il suo ricordo, era che "Toni volesse raccontare una specie di sogno", ma ha sempre ammesso che "si possono dare mille interpretazioni". Questa intrinseca ambiguità ha contribuito enormemente al fascino duraturo della canzone, rendendola un terreno fertile per dibattiti e riflessioni. Il successo di "Gioco di bimba" fu notevole, raggiungendo le "prime posizioni delle classifiche italiane, tra il quinto e il quarto posto", a testimonianza della sua capacità di toccare il pubblico in profondità, nonostante la complessità implicita.

Il testo integrale della canzone recita:"Dondola, dondola, il vento la spingeCattura le stelle per i suoi desideriUn'ombra furtiva si stacca dal muro:Nel gioco di bimba si perde una donna.Un grido al mattino in mezzo alla strada,Un uomo di pezza invoca il suo sartoCon voce smarrita per sempre ripete'io non volevo svegliarla così''io non volevo svegliarla così'"

Questo lirismo, apparentemente semplice ma denso di immagini, ha generato una vasta gamma di congetture, in particolare riguardo al suo significato più profondo. In un dibattito tra appassionati, emerge la consapevolezza che "Testo controversamente dibattuto e molto commentato in Internet vero?". È un dato di fatto che "c'è una quasi globalità in internet che dichiara che il brano: 'affronta il tema dell'abuso sessuale perpetrato nei confronti di una ragazza molto giovane, che fa da contraltare ad un canto e ad una sonorità trasognati e fiabeschi'". Questa interpretazione, sebbene diffusa, ha sollevato perplessità e ha spinto a un'analisi più attenta delle parole.

Decifrare il Testo: Una Donna o Una Bambina?

La chiave per svelare parte del mistero risiede in una specifica frase del testo: "nel GIOCO DI BIMBA si perde UNA DONNA". Questo verso, spesso oggetto di una lettura affrettata, è cruciale. Come si osserva in un'attenta disamina, "il soggetto è una donna e non una bambina", un dettaglio che si allinea con "tutto il resto del testo". Pertanto, "di bimba" c'è solo "il gioco", mentre il soggetto che compie l'azione è una donna matura. Questa distinzione è fondamentale, poiché suggerisce che "il testo si riferisce ad una donna che ritrova la gioia di giocare". Non si tratta di una bambina che subisce un trauma, ma di un adulto che ritrova una dimensione infantile.

Altalena al chiaro di luna

Il suo dondolarsi sull'altalena diventa un atto di regressione benefica, un modo per "rivivere i suoi sogni, come faceva da bambina". È "la donna matura che si perde in un gioco fanciullesco, non il viceversa". Questa interpretazione è rafforzata da altri elementi lirici. La "statua di cera", per esempio, "potrebbe essere lei stessa". La donna descritta nel testo ha "il volto di latte ed una bellezza statuaria", tratti che la legano all'immagine di una statua, ma una statua viva, che si anima nel suo dondolio. La "statua che si 'allunga tra i fiori'" e "l'ombra furtiva" che "si stacca dal muro", possono essere interpretate come "le sue ombre nel dondolare sull'altalena, donandoci l'immagine dell'ombra della sua stessa figura che si allunga alternativamente nel barlume della luna". Questa visione poetica dipinge un quadro di solitudine contemplativa, dove la donna è completamente immersa nel suo mondo interiore. L'assenza di altre figure umane è suggerita anche dal verso "i folletti gelosi la stanno a spiare", indicando che "non ci sono altre persone nella scena notturna", ma solo creature fantastiche che osservano.

La parte più enigmatica e aperta a diverse letture rimane "l'incognita del 'grido al MATTINO'?". Questo "non più NOTTE (= cambio di scena)" segna un'interruzione della dimensione onirica e giocosa. "Non siamo più nel momento in cui si è consumato il gioioso Gioco di bimba sicuramente piacevole poiché i folletti ne erano gelosi". Il grido, quindi, introduce un elemento di rottura, un brusco risveglio che si contrappone alla serenità del gioco notturno. La sua natura rimane deliberatamente ambigua, invitando l'ascoltatore a riempire questo vuoto narrativo con la propria sensibilità. "Il finale lascia spazio all’interpretazione, suggerendo un evento tragico o un risveglio improvviso e irreversibile dalla dimensione sognante. Cosa sia successo precisamente resta però aperto all’interpretazione personale".

"L'Uomo di Pezza" e il Grido della Realtà: Interpretazioni Profonde

Il titolo dell'album, Uomo di pezza, offre un ulteriore livello di interpretazione per "Gioco di bimba". Sebbene l'autore non abbia rilasciato dichiarazioni dirette in merito, la "FONTE APERTA Wikipedia" suggerisce che "l'Uomo di pezza sia 'l'immagine dell'uomo imbambolato per una qualsiasi ragione davanti all'immagine della donna'". Questa figura maschile, indebolita o inerme, contrasta con la donna che si risveglia dal suo sogno.

Un uomo di pezza

Considerando che "la canzone ci lascia sognare e fantasticare", è plausibile che "il grido" della donna non sia un suono di paura, ma piuttosto "la rivelazione della donna che si sveglia" in "un'epoca nuova/diversa (appunto gli anni '70)". I suoi "sogni romantici si infrangono contro la cruda realtà creata dalla società contemporanea (ovvero 'il sarto')". Questa donna si trova "ad affrontare una realtà di donna mascolinizzata, in quanto l'uomo ormai è di 'pezza' e non è più in grado di difenderla". In questa nuova condizione, "indifesa apre gli occhi in una nuova società tutt'altro che romantica, ma fredda e spietata dove i ruoli si confondono". Questa lettura tocca "il tema di una nuova società trasformata e decadente, che distrugge freddamente la personalità, il sogno antico ed il rapporto tra uomo (cavaliere ardito) e donna (femminile ed eterea)". Non è un caso che "il tema dell'umanità che guarda con nostalgia una società antica sparita e la confronta con una nuova realtà difficile e spietata" sia ricorrente "in molte canzoni rock progressive internazionali e nostrane". Lo si può trovare anche "in vari testi di Mogol ad esempio", indicando una sensibilità comune nell'era.

L'"uomo, ormai ridotto ad essere di pezza da questa società (= il sarto) perché gli ha cucito addosso un nuovo abito anch'esso decadente", è ritratto come colui che "rimpiange di aver svegliato la donna in quel modo, ovvero di averla strappata da un fantastico sogno romantico, dove poteva essere veramente femmina e donna, costringendola a vivere in una realtà scomoda e pesante". Da questa prospettiva, "il grido" può essere interpretato come "la rivelazione della donna che si sveglia un'epoca nuova/diversa". O forse, come suggerito con un tocco di autoironia poetica, "tutto ciò è solo nell'emozione del Mio personale folle fantasioso 'sogno di bimbo', dove un giorno si perse l'Uomo contemporaneo, che oggi guardando la realtà emette un grido di sconforto ;-)" - un'eco di opere come "21st Century Schizoid Man" dei King Crimson, che esprimevano un disagio simile verso la modernità. Questa complessità di significati contribuisce a rendere "Gioco di bimba" un brano stratificato, capace di risuonare con diverse esperienze e riflessioni personali.

Il Potere della Fantasia e dell'Iniziazione: Una Lettura Personale

"Gioco di bimba", per molti, non è solo una canzone, ma "una specie di iniziazione". Viene equiparata, pur riconoscendo la stravaganza del paragone, a "certe ballate dei Crimson, 'Moonchild' su tutte", per la sua capacità di evocare stati d'animo profondi e transizioni esistenziali. È "una canzone dal testo fiabesco e ingenuo che sottende però qualcos'altro, forse la fine dell'infanzia, forse una iniziazione sessuale, forse (alcuni dicevano) addirittura uno stupro". L'uso del "lirismo da due soldi" non implica un giudizio negativo, ma piuttosto una qualità intrinseca che si ritrova anche in artisti come Nick Drake, dove la semplicità apparente cela una profondità inattesa.

Questo concetto di iniziazione e scoperta è magnificamente illustrato attraverso il racconto di Renata e sua nonna. La nonna, una figura di grande saggezza, accompagna Renata al mare, in un viaggio che è sia fisico che metaforico. "Il mare, la prima volta, fu la nonna ad accompagnarla". In quel mattino presto, la luce bianca che le fa chiudere gli occhi è un simbolo di purezza e rivelazione. Al barettino, un luogo che si rivela "quasi più magico della spiaggia", Renata e la nonna spendono i loro "spiccioli per riascoltarla" incessantemente. "Contava solo la bambina di quella canzone e quella bambina aveva il 'volto di latte' e 'raggi di luna tra i folti capelli'". Per Renata, quella bambina "era Lei, era Renata… ed era anche la nonna". Questa identificazione profonda sottolinea il potere universale della canzone di evocare ricordi e sentimenti legati all'infanzia e alla fantasia.

La nonna di Renata, a differenza degli altri adulti, "non aveva mai tentato di soffocare la sua fantasia, considerandola anzi, con grande saggezza, un dono assai prezioso". Era come se la nonna, "coi suoi antichissimi gesti", suonasse "un magico flauto da due soldi" e Renata "cantasse il suo stupore di essere al mondo". La nonna, inoltre, ha mostrato a Renata "l'esempio più perfetto" sul "bastarsi poi, sul trovare in se stessi un ritmo vitale". Questo rapporto speciale, basato sul "coraggio e fantasia" scambiati reciprocamente, ha permesso alla nonna di "vedere ben oltre il buon senso comune", resistendo alle "bocche della paura" e del "se qualcuno sapesse".

La morte della nonna, avvenuta quando Renata aveva quattordici anni, segna un momento di passaggio. Sebbene "già mostruosa" e rispettata dai suoi coetanei, Renata si sentiva vuota e disconnessa dal funerale formale. Il suo "funerale privato l'aveva già fatto" in un luogo più significativo per lei. La ferrovia, le cui rotaie "passava la ferrovia da quelle parti", era stata spesso "protagonista delle sue fantasticherie infantili". In una di queste, aveva immaginato "uno dei passeggeri del treno del primo pomeriggio fosse il piccolo giocoliere dagli occhi di ghiaccio". E, sorprendentemente, "un piccolo giocoliere apparve davvero, anche se non aveva gli occhi di ghiaccio", ma era "uno studente di vent'anni che quasi ogni giorno andava a Bologna". Questo incontro, pur non essendo esattamente come nella fantasia, rappresenta la confluenza tra sogno e realtà, tra l'innocenza infantile e l'apertura all'amore e al mondo adulto. L'atto di seppellire "la ciocca di capelli e la statuina" vicino a una grande quercia, dicendo "Nonna, nonna, se vuoi vai in cielo, se no vai un po' dove ti pare", è un gesto potente di liberazione e accettazione, una metafora della propria iniziazione alla vita.

Simbolismo e Metamorfosi: L'Altalena come Soglia

La persistente melodia di "Gioco di bimba", con la sua "semplice e spensierata" struttura in la maggiore e l'andamento in 3/4, è stata saggiamente concepita per "richiamare il moto oscillante di un’altalena". Questo ritmo non è casuale; esso è un elemento chiave per la comprensione del "motivo dominante del pezzo", ossia "il passaggio traumatico dall’infanzia all’età adulta di una giovane ragazza". Il dondolio, infatti, simboleggia un'oscillazione non solo fisica, ma esistenziale, tra due stati dell'essere. È una transizione, un movimento avanti e indietro che non riporta mai al punto di partenza nella stessa maniera.

La "figura femminile della canzone si muove in un’atmosfera onirica, quasi fiabesca, sospesa tra il sogno e la realtà". Questa dimensione eterea è il regno in cui il "dondola, dondola, il vento la spinge" acquista il suo significato più profondo. Il suo "dondolarsi sull’altalena sembra evocare un mondo magico, popolato da presenze invisibili che la osservano", come i "folletti gelosi" menzionati nel testo. Questo elemento aggiunge un senso di mistero e di essere costantemente sotto osservazione, forse da forze interne o esterne che presiedono al processo di crescita. Il movimento ritmico dell'altalena diventa così una metafora perfetta per la vita stessa, con i suoi alti e bassi, le sue sospensioni e i suoi slanci.

Tuttavia, "dietro la leggerezza del gioco si cela un senso di inquietudine, un presagio oscuro". Questo non è un gioco innocente e spensierato nel senso più superficiale del termine; piuttosto, è un gioco che porta con sé la consapevolezza di una soglia imminente. L'elemento di rottura, "il grido al mattino in mezzo alla strada", è la manifestazione di questo "presagio oscuro". Non è più la notte della fantasia e del sogno, ma il giorno della realtà, con le sue crude e spesso dolorose rivelazioni. Questo "grido" è il punto di non ritorno, il momento in cui la dimensione sognante viene abbandonata per affrontare una nuova condizione.

Il finale aperto e la sua ambiguità sono intenzionali. Suggerendo "un evento tragico o un risveglio improvviso e irreversibile dalla dimensione sognante", la canzone lascia all'ascoltatore il compito di completare la narrazione con la propria esperienza e sensibilità. Questo "lascia spazio all’interpretazione personale" e rende il brano intramontabile. In ultima analisi, "il motivo dell’altalena, evocato dalla ripetizione del verso 'dondola, dondola, il vento la spinge', diventa metafora della perdita dell’innocenza". Non si tratta necessariamente di una perdita traumatica o violenta nel senso letterale, ma piuttosto del naturale e spesso malinconico processo attraverso cui l'individuo si distacca dalle illusioni infantili per abbracciare le complessità e le responsabilità dell'età adulta. "Gioco di bimba" non è solo una canzone di successo commerciale, ma un'opera d'arte che continua a stimolare il pensiero e l'emozione, rimanendo un'icona del progressive italiano per la sua capacità di esplorare le intricate vie della psiche umana attraverso un linguaggio musicale e lirico straordinariamente evocativo.

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