La Nascita dell'Amore: Spiegazione Psicologica e Biologica di un Sentimento Complesso

L'amore, un'esperienza umana universale e misteriosa, ha ispirato poeti, scrittori e artisti per secoli. Ma cosa succede realmente quando ci innamoriamo? È un vortice di emozioni inspiegabili o esiste una base scientifica che ne chiarisce i meccanismi? L'analisi psicologica e biologica ci offre una prospettiva affascinante, svelando come questo stato travolgente coinvolga tutto il nostro essere: emozioni, pensieri, comportamenti e persino la chimica del nostro cervello.

Coppia innamorata si tiene per mano

Oltre il Romanticismo: La Verità Biochimica dei Sentimenti

Spesso, di fronte all'idea che l'amore possa essere ridotto a pura chimica, sorge una certa resistenza, specialmente per chi ha una visione etica e spirituale del mondo. Tuttavia, ogni sentimento, ogni comportamento, non è sospeso nell'aria come una nuvola colorata o nera sopra la testa, ma è sotteso da modificazioni biochimiche nel cervello e nel corpo. Queste modificazioni, che la scienza sta progressivamente scoprendo, non tolgono nulla alla bellezza e alla verità dei sentimenti, né alla profondità di una lettura etica e spirituale del mondo.

Il rapporto tra vita psichica e base neurobiologica è bidirezionale: la psiche modifica il nostro cervello, e viceversa. Per esempio, una psicoterapia ben fatta modifica molte connessioni cerebrali, e questo correla con il miglioramento psicologico percepito dal paziente. Di converso, la carenza di ferro precipita la depressione ed esaspera i disturbi d'ansia. La terapia con il ferro, a parità di tutte le altre condizioni, modifica lo stato psicologico, migliora il senso di benessere e ottimizza l'effetto terapeutico di un lavoro psicologico ben fatto.

Il Cervello in Amore: Il Centro del Sentimento Romantico

Nel cervello delle persone felicemente sposate da venti o trent'anni, con un matrimonio di piena soddisfazione, un'area profonda detta "ventrale tegmentale" si accende non appena vedono una foto, e ancor più il volto, del coniuge amato. Questo fenomeno è osservabile con esami sofisticati che "fotografano" quali aree del cervello si attivino in determinate situazioni. Questa area del cervello umano viene chiamata "centro dell'amore romantico" ed è vicina e connessa con l'area che produce ossitocina, il neurormone che "scrive" nel nostro cervello il nome, il volto, il profumo del corpo, l'identità della persona che amandoci, riamata, ci rende felici.

Le Fasi dell'Innamoramento: Un Viaggio Guidato dalla Chimica e dalla Psicologia

L'innamoramento non è un interruttore che si accende o si spegne, ma un processo che si evolve, scandito da diverse fasi, ognuna con emozioni e comportamenti specifici. Questa suddivisione, sebbene una semplificazione, ci aiuta a comprendere il percorso che porta dall'attrazione iniziale all'instaurarsi di un legame profondo.

LA SCIENZA DELL'INNAMORAMENTO

Fase 1: Il Desiderio - L'Innesco Ancestrale

La prima fase è il desiderio, in particolare il desiderio sessuale. Inizialmente, è probabile che si avverta un forte desiderio di avere rapporti sessuali con quella persona, quasi bramoso. Questo è del tutto normale, anche da un punto di vista evolutivo. Tutti gli esseri viventi, infatti, sentono il bisogno di riprodursi per poter trasmettere i propri geni e contribuire alla sopravvivenza della specie.

Le molecole responsabili di questo forte desiderio sono i cosiddetti ormoni sessuali: il testosterone e gli estrogeni. Oltre agli ormoni sessuali, in questa fase entra in gioco anche la dopamina, la sostanza che ci fa sorridere e ci rende euforici ed eccitati. Testosterone ed estrogeni, sebbene presenti in quantità diverse, agiscono sia nelle donne che negli uomini. Nelle donne, ad esempio, il picco di testosterone a metà del ciclo mestruale è responsabile dell'innalzamento del desiderio sessuale, proprio nel momento di maggiore fertilità.

Dal punto di vista biologico, la scelta del partner in questa fase è fortemente influenzata dai feromoni. Queste sono sostanze chimiche secrete, dopo la pubertà e, per la donna, fino alla menopausa, dalle ghiandole sudoripare e sebacee di ognuno di noi. Costituiscono una "carta d'identità" olfattiva, un'aura invisibile che dà a ognuno di noi un odore unico ed esclusivo. Quest'aura non è percepita a livello conscio ma subconscio. I feromoni modulano comportamenti socialmente rilevanti per la sopravvivenza individuale (quali la paura, il panico, la fuga) e/o la riproduzione (attrazione o avversione sessuale). La composizione dei feromoni individuali è determinata dal sistema maggiore di istocompatibilità (Major Histocompatibility Complex, MHC), un insieme di geni che coordina la competenza immunitaria. La finalità è favorire l'attrazione sessuale tra due soggetti che abbiano la massima probabilità di "successo riproduttivo", ossia di avere figli biologicamente più vitali.

I feromoni sono secreti con una modalità qualitativa e quantitativa differente non solo in età fertile, ma anche all'interno del ciclo mestruale, con un picco durante l'ovulazione. Sono mediati da estrogeni, progesterone e testosterone e contribuiscono al "profumo di femmina" o, più poeticamente, "di donna", essenziale nell'attrazione sessuale istintuale. Nell'uomo, gli androgeni sono i più potenti mediatori della secrezione di feromoni ("il profumo di maschio"), che ha la capacità, tra l'altro, di attivare l'ovulazione nella donna. I nostri pensieri si associano ad emozioni che modificano le secrezioni delle ghiandole sudoripare e sebacee, causando quindi un odore diverso nel soggetto "emittente" che viene rapidamente percepito dal soggetto "ricevente". Vale per il desiderio: il pensiero "Mi piaci" aumenta i feromoni d'attrazione; "Ti picchierei" aumenta i feromoni di aggressività; "Scapperei di qui" aumenta i feromoni di paura; "Mi sento sola, vorrei un abbraccio" aumenta i feromoni che segnalano uno stato di panico.

Struttura chimica della dopamina

Fase 2: L'Attrazione - L'Ossessione Incontrollabile

La seconda fase è quella dell'attrazione, spesso accompagnata da una serie di reazioni fisiologiche come la sudorazione delle mani, il battito cardiaco accelerato e la mancanza di appetito. In questa fase si pensa continuamente e involontariamente a quella persona, si è visibilmente distratti ed è sufficiente sentire il suo profumo per aumentare la libido. Le espressioni facciali cambiano e le persone che ci circondano notano che si è palesemente innamorati. È la fase in cui si cambiano le priorità: se prima si voleva passare tempo a giocare con gli amici, ora la cosa più importante è vederla, passare del tempo con lei e soddisfare il desiderio sessuale.

Questo stato è alimentato da un cocktail di molecole nel cervello. Si ha un aumento di dopamina, noradrenalina e feniletilammina e contemporaneamente una diminuzione di serotonina. Questo sbalzo di neurotrasmettitori nel cervello fa diminuire l'appetito, può causare insonnia e ci fa sentire euforici. Infatti, può succedere di essere così innamorati da non riuscire a mangiare e a dormire. Questo aumento di dopamina, noradrenalina e feniletilammina può in un certo senso causare una dipendenza: se non si sta con quella persona, si sente il bisogno di rivederla e se si rimane lontani per un lungo periodo di tempo si può entrare in una sorta di crisi di astinenza.

Oltre a questo, la diminuzione di serotonina può rendere letteralmente ossessionati da quella persona, e non pensarci diventa quasi impossibile. Sembra che il sentimento sia incontrollabile e non si riesce ad avere un quadro chiaro di ciò che sta accadendo nella propria vita. Questo può portare a concentrarsi solo sui pregi e sugli aspetti positivi di quella persona, sorvolando su tutti gli aspetti negativi. In questa fase prevale la parte irrazionale, portando a scelte meno ponderate. La feniletilammina, affine all'adrenalina, viene sintetizzata e rilasciata nel sistema nervoso centrale quando si sperimentano situazioni piacevoli e raggiunge livelli altissimi durante l'attrazione e l'innamoramento. È per questo che la persona di cui ci innamoriamo diventa la nostra droga, la nostra fissazione, il desiderio si fa più impellente, siamo sempre più motivati a ricercarla.

Anche i livelli di adrenalina e norepinefrina, neurotrasmettitori legati al sistema di difesa attacco-fuga, aumentano, causando la contrazione dello stomaco, la perdita della fame, la difficoltà a dormire e un aumento delle energie. Tutte queste sostanze, prodotte dal nostro corpo, avrebbero un effetto simile a quello delle anfetamine, ma del tutto naturale, spiegando l'euforia e l'iperattivazione fisiologica delle prime fasi del rapporto.

Ricercatori dell'Università di Pisa hanno dimostrato come, durante la fase dell'innamoramento, i livelli di testosterone aumentino nelle donne e diminuiscano negli uomini. Negli uomini, contrariamente a quanto si potrebbe supporre, si abbassano i livelli di testosterone, l'ormone maschile che comanda alcuni comportamenti aggressivi o gli impulsi sessuali. Si spiegherebbe così "l'addolcimento" che si verifica con l'innamoramento anche nei più agguerriti. Nelle donne, invece, avviene esattamente il contrario, il testosterone aumenta. Ecco perché le donne innamorate avrebbero più temperamento. Questa è una strategia di sopravvivenza, perché nella fase dell'innamoramento lo stare insieme, quindi il venirsi incontro, viene considerato la maggiore priorità. Un'altra osservazione riguarda l'ormone dello stress, i cui livelli per gli innamorati, a prescindere dal sesso, aumentano.

Struttura chimica dell'ossitocina

Fase 3: Il Legame - Verso l'Attaccamento e la Stabilità

La terza fase è quella del legame, chiamata anche fase dell'attaccamento. Durante questa fase, le molecole responsabili dell'euforia, dell'eccitazione e delle "farfalle nello stomaco" iniziano a diminuire, e di conseguenza l'attrazione si riduce, diminuisce un po' il desiderio sessuale e torna l'appetito. Contemporaneamente, il nostro cervello comincia a produrre l'ossitocina, il cosiddetto "ormone delle coccole", e la vasopressina. Si sentirà quindi il desiderio di dormire insieme, di prendersi cura l'uno dell'altro, di proteggersi, esattamente come avviene tra genitore e figlio.

Queste molecole sono le sostanze responsabili di una fase dell'amore in cui i partner desiderano legarsi, di impegnarsi in una relazione duratura, e fanno provare una sensazione di benessere e rilassamento. L'ossitocina, spesso chiamata "l'ormone delle coccole" o "la molecola dell'amore", è un neurormone che "scrive" nel nostro cervello l'identità della persona amata e ci rende felici. Agisce sia sul cervello sia su molti organi periferici. Aumenta nel sangue e nel cervello del bambino allattato al seno e della sua mamma: il primo fortissimo legame d'amore della nostra vita è scritto dall'ossitocina. Da adulti, aumenta quando abbiamo un orgasmo, dandoci il senso di benessere, di sazietà affettiva ed erotica, e la voglia di stare abbracciati dopo l'amore. Questo neurormone, però, non ha solo effetti "amorosi". Determina le contrazioni dell'utero durante il travaglio e aiuta a iniziare l'allattamento. L'ossitocina ci calma.

Se le "farfalle nello stomaco" non sopravvivono all'anno, ciò non significa che l'amore finisca, anzi, forse è proprio in questo momento che sboccia realmente. Le sensazioni divengono meno impetuose, ma si fanno strada sicurezza e calma. Man mano si attivano i sistemi motivazionali dell'attaccamento e dell'accudimento. Grazie ai contatti sessuali, i partner raggiungono l'orgasmo e producono ossitocina, il cosiddetto "ormone dell'attaccamento", ed endorfine, definite oppiacei endogeni proprio per il loro effetto rilassante. Le sensazioni di calma e benessere prodotte da queste sostanze vengono associate al partner (condizionamento classico). Pertanto, si ricercano il contatto affettuoso, le coccole, la vicinanza accogliente. L'altro diviene per noi casa, e si attiva l'effetto rifugio sicuro: il partner è la persona in grado di calmare, confortare, è colui o colei a cui ci si rivolge quando ci si sente abbattuti, stanchi, turbati.

Se una persona è in grado di contenere il mio livello di stress, le mie emozioni disturbanti, di farmi sentire protetto, è facile sperimentare in sua assenza un certo livello di ansia, di disturbo, così al rapporto si aggiunge la terza componente dell'attaccamento: l'ansia da separazione.

Modello triangolare dell'amore di Sternberg

Ad un certo punto la relazione si trasforma ancora. Questo non è sempre sintomo di crisi, talvolta è il segno del passaggio alla fase dell'attaccamento, dell'impegno: il legame è talmente solido che ogni giorno i due partner mostrano la volontà di impegnarsi e di scegliere l'altro. Il legame psicologico, emotivo e anche fisiologico si fa più forte. La certezza della presenza dell'altro nella propria vita porta al tassello mancante dell'attaccamento: l'effetto base sicura. Si possono impegnare energie fisiche e mentali in attività esterne alla coppia proprio perché si sa di poter far affidamento sull'altro, si avverte la sicurezza del rapporto. È possibile esplorare il mondo esterno perché si sa che tornando verso la propria base sicura la si troverà. La certezza della presenza dell'altro al nostro fianco, nonostante si possa essere entrambi impegnati in altre cose, è stata così profondamente interiorizzata da farci sentire profondamente sicuri.

Dunque, nel corso di una storia d'amore, la passione e l'attrazione subiscono delle variazioni che hanno una spiegazione biologica e psicologica. Queste variazioni non corrispondono alla fine di un amore, all'infrangersi di un'illusione. Non confondiamo l'amore solo con il "seguire il cuore", perché la tachicardia passa. Ogni rapporto va incontro ad una fisiologica diminuzione dell'euforia e dell'esaltazione iniziale e, proprio in tale passaggio, abbiamo la possibilità di costruire un attaccamento affettivo profondo, tenero, accogliente. In questa fase possiamo costruire il vero legame, quell'amare che significa fornirsi reciprocamente cura, protezione, attenzioni e conforto.

L'Amore dal Punto di Vista Evolutivo: La Monogamia come Strategia di Sopravvivenza

Dal punto di vista biologico, adottando una prospettiva darwiniana, possiamo ricondurre ad una serie di cambiamenti, avvenuti nell'evoluzione della nostra specie, l'emergere della tendenza a formare un legame esclusivo con un partner basato su monogamia e fedeltà, una tendenza che si è poi radicata nella nostra biologia in quanto molto vantaggiosa ai fini del successo riproduttivo.

I meccanismi evolutivi hanno fatto in modo che l'essere umano producesse una progenie fortemente immatura il cui sviluppo avvenisse solo in parte all'interno dell'utero nei nove mesi della gestazione, e continuasse al di fuori del corpo della madre, durante un periodo molto lungo. Una progenie così vulnerabile non poteva, tuttavia, essere allevata solo dalla madre, viste le fragilità delle donne in seguito alla gravidanza, al parto e all'allattamento e alla difficoltà di conciliare la vicinanza al figlio con la necessità di procurare il necessario per il sostentamento. Affinché i piccoli sopravvivessero e divenissero a loro volta adulti era necessario l'aiuto di un'altra persona. Sono queste le motivazioni biologiche che fanno da sfondo alla monogamia, che generalmente caratterizza i rapporti affettivi della nostra specie.

Gli uomini generalmente sono colpiti dalla bellezza e dalla giovane età nelle potenziali partner. I ricercatori hanno messo in luce come ovunque nel mondo gli uomini preferiscano mogli fisicamente attraenti, fra i 20 e i 40 anni, in media di 2 anni e mezzo più giovani e che abbiano pelle luminosa, occhi brillanti, labbra piene, capelli lucenti e figura sinuosa. Tutti questi tratti infatti sono forti ed evidenti indizi di fertilità. Potendo contare su decine di milioni di spermatozoi, gli uomini sono in grado di generare un numero quasi illimitato di discendenti, purché riescano a trovare abbastanza femmine fertili con cui accoppiarsi; nel corso di milioni di anni, quindi, i circuiti neuronali maschili si sono evoluti allo scopo di individuare nelle donne immediati segnali visibili della loro fertilità. Oltre all'età è importante anche la salute i cui indicatori visibili sono la vitalità, il portamento spigliato, tratti somatici simmetrici, pelle liscia, capelli lucenti e labbra turgide. Anche la forma del corpo è un ottimo indicatore di fertilità. Dopo la pubertà le femmine sane sviluppano forme più morbide, con il giro vita di circa un terzo più stretto del giro-fianchi. Le donne con queste caratteristiche fisiche producono più estrogeni e restano incinte con maggiore facilità e ad un'età inferiore rispetto a quelle con caratteristiche più androgine.

Per quanto riguarda le donne, la ricerca ha dimostrato come in ogni cultura le donne si preoccupano poco delle attrattive fisiche di un potenziale marito, mentre sono più interessate alle sue risorse materiali e alla sua posizione sociale, fattori questi che manifestano e garantiscono la volontà e la possibilità di portare avanti una relazione duratura. Scegliere un compagno in base a queste caratteristiche è un'attenta strategia di investimento. Le femmine umane, infatti, dispongono di un numero limitato di uova, e, rispetto ai maschi, investono molte più energie nel mettere al mondo ed allevare i figli. Essere estremamente caute è quindi un atteggiamento vincente. Durante la fase del corteggiamento uomini e donne generalmente cercano di fornire all'altro l'immagine migliore di se stessi.

L'Amore nella Psicologia: Oltre la Chimica, una Posizione Esistenziale

Al di là della chimica, l'amore è un sentimento considerato da molti indefinibile, misterioso e a tratti perturbante, la cui essenza è stata colta esclusivamente da scrittori, poeti e artisti. In ambito psicologico, pochi hanno cercato di indagarne l'origine e il suo rapporto con la psiche umana. Ad esempio, Freud ha dedicato pochi scritti sull'argomento, liquidando spesso l'amore a una mera sublimazione delle spinte pulsionali sessuali, in altre parole una semplice illusione.

La retorica che l'amore sia inspiegabile e misterioso, seppur rappresentando una certa fascinazione, non ne ha permesso la giusta considerazione teorica. Questa retorica ha confuso l'idea di amore con il concetto di infatuazione, poiché se è vero che l'infatuazione è un sentimento misterioso, in cui molto spesso si osserva un gioco complesso delle nostre identificazioni, l'amore invece è una posizione assunta dal soggetto che trascende l'idea di essere considerata un mero sentimento. L'amore quindi va ad assumere i connotati di apertura verso il mondo, sia che si faccia riferimento a esso come una dimensione interna che esterna al soggetto.

Se quindi consideriamo l'amore come una posizione esistenziale, quest'ultima non può essere semplicemente data di default alla nascita, ma bensì è una posizione che va assunta, e che si modifica, attraverso la nostra storia personale. Per tali ragioni è anche possibile che alcuni individui non accedano mai a tale dimensione, diventando incapaci di amare. Messa in questi termini l'amore smette di assumere una posizione astratta, cadendo all'interno di una definizione concreta e pragmatica che ci apre a una seria riflessione sulla sua essenza. Assumere una prospettiva più concreta sull'amore, e quindi a tratti meno romantica e più razionale, non vuol dire eliminare il fascino che associamo alla parola amore, poiché quest'ultima rappresenta sempre uno degli aspetti più affascinanti e salienti dell'animo umano.

Come ci insegna Heidegger, siamo condannati al nostro esserci per il mondo: il dasein. Per l'autore quest'esistenza non assume fin dall'inizio connotati amorevoli, poiché la nostra presenza è costantemente minacciata dall'angoscia, che è il sentimento che accompagna costantemente il nostro dasein. È allora utile chiederci come è possibile entrare in una dimensione esistenziale caratterizzata dall'amore? Gli insegnamenti di Lacan ci vengono qui in aiuto. L'angoscia che accompagna la nostra esistenza è una domanda d'amore che si manifesta nel bambino attraverso il grido, a cui l'Altro è obbligato a dare una risposta attraverso il proprio amore. L'essere umano entra in contatto con l'amore attraverso l'Altro che risponde alla sua angoscia attraverso un autentico gesto di tenerezza e amore. Siamo dalla nascita sprovvisti di un bagaglio psicologico che ci permette in autonomia di accedere alla posizione esistenziale dell'amore, quest'ultima si ottiene attraverso il dialogo incessante con l'Altro. La posizione esistenziale dell'amore si esplica su un piano intersoggettivo in cui amare vuol dire sempre amare l'alterità in tutte le sue sfaccettature.

Anche l'amore materno si caratterizza per l'accettazione e il genuino sentimento di tenerezza verso la differenza che il figlio porta nei confronti del narcisismo del genitore. In effetti l'amore per un figlio rappresenta per il genitore lo sforzo di dover accettare, non senza alcuna sofferenza, una perdita associata al proprio narcisismo. Se l'amore è disinteressato vuol dire che in esso noi non troviamo mai alcun possesso, in amore nulla ci appartiene, tranne che la nostra posizione esistenziale. Essendo noi anime gettate nel mondo, la posizione esistenziale dell'amore si esplica come un sentimento oceanico che coinvolge tutto il nostro mondo circostante, acquisendo quel carattere dialogico Io-Tu che è stato concettualizzato da Buber. Il Tu della relazione va ad assumere dei connotati trascendentali, acquisendo una dimensione mistica. L'amore diventa un'attitudine alla vita, un modo d'essere che assume determinati significati in base alla storia di vita del soggetto.

Non sempre però l'essere umano riesce ad accedere a una dimensione esistenziale caratterizzata dall'amore. Ad esempio, la clinica dell'anoressia ci insegna proprio come questa forma di psicopatologia possa rappresentare uno dei destini di un'esistenza priva d'amore. Rifiutando il cibo metaforicamente l'anoressica rifiuta il Tu della relazione dialogica, rifiutando un elemento essenziale dell'amore. Il corpo malnutrito dell'anoressica inscrive nella carne la mancata acquisizione di una posizione esistenziale caratterizzata dall'amore. La sua domanda d'amore trova nell'Altro un vuoto, un'impossibilità a rispondere in modo adeguato alla richiesta smossa dall'angoscia.

L'angoscia è l'elemento essenziale che permette al soggetto di porre all'Altro una domanda d'amore, che se è accolta garantisce l'ingresso in una posizione esistenziale caratterizzata dall'amore. Anche l'angoscia assume delle caratteristiche dialogiche, poiché mira a smuovere qualcosa nell'altro della relazione. Ciò che spinge l'Altro a rispondere all'angoscia è la tenerezza, un elemento essenziale dell'amore. Da questo punto di vista l'amore si lega sempre a una dimensione intersoggettiva della relazione, essendo esso un sentimento proiettato sempre verso l'Altro. Questa caratteristica fa sì che l'amore sia sempre associato all'angoscia del non riconoscimento della propria domanda d'amore. Se quindi l'amore si lega a un incessante bisogno di riconoscimento da parte dell'Altro, allora la sua condizione esistenziale si associa all'angoscia legata al possibile mancato riconoscimento. L'angoscia che l'Altro possa non riconoscere la nostra richiesta d'amore è un elemento essenziale dell'amore stesso. In questo senso possiamo affermare che la posizione esistenziale d'amore è per sua natura precaria, poiché è irrimediabilmente legata alla figura dell'Altro che può decidere o meno di riconoscere la domanda posta dal soggetto.

L'amore è un sentimento che si caratterizza per la presenza di una sofferenza, di un'incertezza che non tutti riescono a sopportare. Anche in questo caso la capacità di affrontare l'angoscia legata al sentimento d'amore dipende dalla storia del soggetto. L'impossibilità a tollerare quest'angoscia molto spesso dà forma ad alcuni quadri patologici, come nel caso del narcisismo. Il narcisista rifiuta la posizione esistenziale d'amore poiché quest'ultima lo obbliga alla possibilità dell'indisponibilità dell'Altro. La ferita narcisistica va a inficiare con la possibilità di gestire l'angoscia associata al sentimento d'amore. L'esistenza narcisistica si caratterizza per un'impossibilità d'amore, il narcisista non ama né se stesso né l'Altro poiché trova sulla propria strada uno sbarramento alla via dell'amore. La vita appassionata richiede la conquista di una presenza caratterizzata dall'amore per l'Altro, senza che ci si lasci intimorire dall'angoscia scaturita dall'alterità. Se in effetti solo attraverso la risposta dell'Altro noi possiamo partecipare al discorso amoroso, siamo condannati ad amare l'alterità seppur essa è portatrice di inquietudine e angoscia. In questo senso di per sé l'amore è un sentimento perturbante per il soggetto poiché l'obbliga a doversi confrontare con l'alterità presente sia all'interno di esso che all'esterno. Nella costituzione di una posizione esistenziale d'amore va quindi a rafforzarsi quella angoscia presente in noi fin dalla nascita, quell'angoscia dell'alterità che Heidegger ben aveva compreso nella formulazione del dasein. L'esser gettati nel mondo ci pone in una posizione in cui noi siamo estranei al mondo, siamo in una relazione costante con la sua alterità, un'alterità carica d'angoscia che però, come detto poco prima, ci permette di formulare la domanda d'amore, ci permette di dire all'Altro tu mi ami?

Coppia litiga per incomprensioni

L'Amore nella Coppia: Dialogo, Alterità e Riconoscimento

L'amore è l'elemento costitutivo di una coppia, è ciò che fa legame, segno distintivo dell'unione tra due persone chiamate a danzare al valzer dell'amore. Ma se l'amore è sempre un dialogo con l'alterità esso incarna l'illusione, all'interno della coppia, di un'unione impossibile. Così l'amore gioca nelle relazioni un ruolo ambiguo e contraddittorio: se da un lato è ciò che lega, dall'altro, essendo esso ancorato all'Altro, è anche ciò che rimanda alla differenza tra l'Io e il Tu, testimoniando l'impossibilità ad unirsi in un solo corpo: l'amore non può mai essere fusionale. L'amore non può nemmeno basarsi sulla proiezione delle proprie aspettative sull'Altro, poiché facendo ciò staremmo in realtà contravvenendo all'essenza stessa dell'amore, cioè il suo profondo legame con l'alterità.

Ci si chiede perché spesso all'interno di una relazione di coppia si è portati a proiettare le proprie aspettative sull'Altro della relazione? Perché in certe occasioni si ha la necessità di negare l'alterità? La risposta è semplice: l'amore si accompagna sempre all'angoscia, le nostre proiezioni ci permettono così di sentirci sicuri, rappresentano delle difese atte a negare l'alterità perturbante dell'Altro. Amare realmente un'altra persona vuol dire dover sopportare l'angoscia che comporta l'alterità che l'altro soggetto porta sempre con sé. L'amore ha in altre parole sempre una configurazione intersoggettiva.

Il vero amore è caratterizzato sempre da una dimensione intersoggettiva della relazione. Nell'amore non c'è specularità, ma c'è il riconoscimento e l'accettazione dell'Altro come soggetto differente, come Altro, sempre inarrivabile, e per certi versi sempre misterioso e perturbante. Per tali motivi l'amore è un sentimento carico di passione ma anche di sofferenza, poiché la sua esistenza è veicolata al riconoscimento dell'altro come differente, come diverso, come scarto, come imperfezione, in altre parole come Altro da me.

All'interno di una relazione di coppia l'amore rischia di essere oscurato dai ruoli che il partner vuole attribuire all'altro partner per poter rimediare all'angoscia provata dall'incontro con la sua alterità. Attribuire un ruolo specifico agli altri all'interno delle relazioni di coppia vuol dire eliminare l'elemento stesso che permette all'amore di prender forma. La posizione dell'innamorato è sempre una posizione in cui si domanda se la propria alterità sarà riconosciuta. Il soggetto innamorato allora chiede al proprio partner: Accetti me in quanto differente da te? Riconosci la mia soggettività? Sarai in grado di prenderti cura delle mie differenze? Allora ecco che l'amore all'interno della coppia è un sentimento che deve andare al di là delle reciproche differenze, è un sentimento che deve resistere alla prova dell'angoscia che accompagna l'alterità. L'amore che dura può essere solo quello che si basa sull'accettazione dell'Altro, sullo scarto inevitabile che si frappone tra me e te. Non può esserci unione o simbiosi che tenga se non si pone alla base l'accettazione dell'alterità. Il vero amore è quello in cui si ama il difetto dell'Altro, perché quello stesso difetto rappresenta quell'alterità che scardina le nostre rappresentazioni, il nostro modo di vedere il mondo in maniera sempre uguale. Per amare l'Altro siamo costretti noi stessi a diventare Altro, siamo costretti a dover abbandonare il nostro narcisismo che vorrebbe nell'Altro la riproposizione di un nostro ideale, di una nostra aspettativa. Amare l'Altro vuol dire quindi anche essere disposti a mettere tra parentesi noi stessi per far entrare l'Altro. L'amore all'interno di una coppia diventa una sfida per entrambi i partner, poiché sono chiamati a trovare un'unione che vada al di là delle differenze reciproche, un'unione impossibile.

Lacan afferma che l'amore si basa su una promessa impossibile. Per l'autore francese l'amore è un sentimento che deve andare al di là del proprio narcisismo, poiché nell'amore narcisistico quello che conta non è l'Altro, ma l'Uno, il desiderio di fusione, una tensione speculare in cui si osserva non l'amore ma la sua degradazione narcisistica. Lacan, andando al di là di Freud, che considerava l'unico amore possibile quello narcisistico, ci dà una definizione antinarcisistica dell'amore, dove l'analisi deve condurre il soggetto a raggiungere un amore emancipato dalla trappola del narcisismo, dalla trappola del fare Uno con l'Altro. Per amare siamo quindi costretti a dover andare al di là del nostro narcisismo, del nostro Io, e questo noi possiamo imparare a farlo solo se nella nostra vita qualcuno prima di noi ha messo da parte se stesso per rispondere alla nostra domanda d'amore. Per poter amare siamo costretti a dover elaborare il lutto del proprio narcisismo.

Rappresentazione grafica degli stili di attaccamento

L'Influenza delle Relazioni Primarie: Gli Stili di Attaccamento

Siamo esseri sociali, ciò significa che siamo biologicamente predisposti ad instaurare relazioni. Tuttavia, il modo in cui lo faremo è fortemente influenzato da come siamo stati trattati nel corso della nostra storia, a partire dall'infanzia. Dalle esperienze impariamo cosa possiamo aspettarci dall'altro, dalle persone che ci sono vicine e con cui instauriamo legami privilegiati. In altre parole, sulla base di ciò che abbiamo vissuto elaboriamo delle previsioni su come gli altri si comporteranno con noi, ci creiamo delle aspettative circa le loro reazioni e, in base a questo, regoleremo le nostre azioni. Queste mappe interne si formano a partire dalle primissime relazioni con chi si prende cura di noi.

Il modello della teoria dell'attaccamento di Bowlby ci aiuta a comprendere come le prime esperienze relazionali influenzino la nostra capacità di amare da adulti:

  1. Stile Sicuro: Caratterizzato dalla fiducia del bambino nella figura d'attaccamento e dalla libertà nell'esplorazione del mondo. Il caregiver sarà sensibile e disponibile ai bisogni del bambino, oltre che pronto a dare protezione nel momento del bisogno. Nell'adulto si manifesta con una percezione del sé e dell'altro come positivi, bassa ansia e preoccupazione, coerenza e fiducia in se stessi e nell'altro.

  2. Stile Insicuro Evitante: Il bambino sviluppa la convinzione che, alla richiesta d'aiuto, non incontrerà la disponibilità del caregiver, ma verrà rifiutato. Il bambino farà affidamento soltanto su se stesso, cercando autosufficienza sul piano emotivo. Il soggetto, non sentendosi amato, proverà insicurezza nell'esplorazione del mondo e percepirà il distacco come prevedibile. Nell'adulto si presenta come uno stile distanziante, in cui il sé è percepito come positivo e l'altro come negativo, con grande fiducia in se stessi e convinzione di essere considerato furbo, serio e testardo dagli altri.

  3. Stile Insicuro Ansioso Ambivalente: Il bambino non sa se la figura d'attaccamento risponderà alle sue richieste ed esplorerà il mondo in maniera incerta, provando ansia e angoscia da separazione. Il caregiver sarà disponibile in alcune situazioni ed in altre no, sarà imprevedibile e potrà usare minacce d'abbandono come mezzo di coercizione. Il bambino percepirà se stesso come negativo e inaffidabile e l'altro positivo ed affidabile. Nell'adulto corrisponde allo stile preoccupato, con un modello del sé negativo e dell'altro positivo, bassa autostima e forte dipendenza dal giudizio altrui, continua ricerca di attenzioni e insaziabile richiesta di affetto, che talvolta tende a far allontanare l'altro in un rapporto di coppia. Spesso associato a relazioni passionali, emozioni contrastanti, quali rabbia, gelosia, ossessione.

  4. Stile Timoroso/Evitante (Disorientato/Disorganizzato nell'infanzia): L'adulto ha una percezione del sé e dell'altro come negativo, bassa autostima e incertezza verso sé stesso e l'altro. Corrisponde allo stile disorientato/disorganizzato nel bambino, caratterizzato da un comportamento incoerente del caregiver. Le persone affette da dipendenza affettiva, spesso, presentano un attaccamento ambivalente. Queste sono cresciute con la sensazione di non essere state amate abbastanza dai loro genitori, i quali hanno avuto un comportamento incostante e incoerente verso il figlio: a volte erano molto presenti ed affettuosi, altre volte freddi e distratti. I bambini cresciuti con questo tipo di attaccamento hanno provato sentimenti di solitudine conseguenti ad una sorta di trascuratezza del genitore. Hanno imparato ad attirare la loro attenzione con pianti e crisi di collera, reazioni rinvenibili anche nello stile disorientato/disorganizzato che corrisponde a quello timoroso nell'adulto. L'adulto timoroso, a tal proposito, ha un'insicurezza personale che lo porta a volere il controllo dell'altro, cercando da un lato di costruire un rapporto fusionale con il partner e dall'altro di tenerlo distante per paura dell'abbandono.

LA SCIENZA DELL'INNAMORAMENTO

Il modello relazionale introiettato durante l'infanzia, benché influisca nel vissuto emotivo e nel vivere le relazioni adulte, non sempre si trasforma in un modo disfunzionale nel vivere le proprie relazioni. Esperienze successive possono modificare le nostre rappresentazioni interne: si può aver fatto esperienza di una mamma assente, ma aver in seguito avuto il sostegno di una brava insegnante attenta e sensibile, di un partner premuroso e arrivare a modificare, passo dopo passo, i propri modelli operativi interni. Le relazioni modellano l'esistenza, e la biologia dell'amore ci insegna a valorizzare le nostre relazioni e ci fornisce le chiavi per navigare nella complessità delle interazioni umane.

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