Guida Completa alla Gestazione e al Parto della Capra Tibetana

La capretta tibetana è un animale piccolo ma con una muscolatura piuttosto pronunciata. L’altezza al garrese è di circa 40-60 cm e il peso dell’adulto varia tra i 20 e i 30 chilogrammi. Si tratta di un animale gregario, noto per la sua notevole capacità di adattamento, che ha permesso alle popolazioni selvatiche di stabilirsi in una grande varietà di temperature, altitudini e habitat. Questo è reso possibile grazie alle sue funzionalità fisiologiche, che le permettono di sopravvivere anche dove scarseggia l’acqua e in luoghi con disponibilità alimentari molto differenti. La femmina è leggermente più piccola del maschio, meno muscolosa e ha un collo meno tozzo del maschio. La lunghezza e la foltezza del pelo variano a seconda della stagione; in genere i maschi hanno peli molto più lunghi e folti delle femmine. Il colore del mantello può essere bianco, nero, marrone o pezzato con due o tre colori. La coda sembra mozza ed è tenuta verso l’alto. Le gambe posteriori sono robuste e ben distaccate tra loro. Il maschio solitamente ha il capo adornato da un bel paio di corna, che usa per scorticare le giovani piante e nutrirsi della corteccia. La femmina di solito ne è sprovvista ma, quando le crescono sono più corte e più sottili; possederle è una garanzia di vita più facile.

capra tibetana nel suo habitat naturale

Gestione della Riproduzione e Maturità Sessuale

La maturità sessuale viene raggiunta all’età di circa un anno. Le femmine raggiungono la maturità tra i 6 e i 7 mesi, ma è meglio aspettare gli 8 mesi per il primo accoppiamento. Uno dei due periodi in cui le femmine sono pronte ad accoppiarsi si protrae normalmente da agosto fino a dicembre; l’altro all’inizio della primavera, anche se varia col clima e con la collocazione geografica. In genere, il primo parto è singolo e a questo possono seguirne altri plurigemellari. Le femmine allevate insieme raggiungono l’estro quasi contemporaneamente. Qualora ci si trovi nel periodo dell’anno giusto, in caso di immissione di un maschio, il sopraggiungere dell’estro in tutte le femmine avviene entro un paio di giorni. Le femmine tendono a dimostrarsi particolarmente affettuose e docili, prendendo spesso loro stesse l’iniziativa. Nel caso si volesse fare accoppiare le caprette, è consigliabile fornire loro cibo ricco di proteine e vitamine già con diversi giorni di anticipo, perché durante il periodo dell’accoppiamento il cibo verrà accettato con minore interesse.

Segnali e Monitoraggio della Gestazione

Dopo una gestazione di circa 5 mesi (153 giorni in media, con piccole variazioni da individuo a individuo), le capre sono pronte a partorire. Nell’ultimo mese di gravidanza, con tempi e modalità variabili da un soggetto all’altro, aumenta il volume della mammella, a cominciare dalla parte ghiandolare dell’organo. In generale questo segno è più precoce in animali di primo parto. È in questo periodo che i feti acquistano l’80% del loro peso, con conseguente aumento del volume dell’addome delle madri: la fossa del fianco destro appare ripiena ed acquista consistenza di contenuto liquido ben apprezzabile al tatto. Nelle ultime due settimane questi segni si accentuano e si osserva un abbassamento dell’addome; osservando l’animale o appoggiando una mano sul fianco destro è possibile percepire i movimenti dei feti. Inizia nello stesso periodo lo “scordonamento”, ossia il rilassamento dei legamenti della zona pelvico-coccigea, ben apprezzabile al tatto. La zona vaginale assume sempre più aspetto edematoso e roseo, e pochi giorni prima del parto si osserverà fuoriuscita dalla rima vulvare di muco bianco, appiccicoso ed inodore, che va ad imbrattare la coda. Alterazioni delle caratteristiche sopracitate, come presenza di muco con sangue o di odore sgradevole, possono far sospettare anomalie nella normale evoluzione della gestazione.

monitoraggio della gestazione caprina

Preparazione all'Evento del Parto

Nelle ultime settimane di gestazione è fondamentale non innervosire gli animali, evitando qualsiasi tipo di stress, come lavori in stalla o rimescolamento gruppi. È bene garantire la presenza costante di fieno di buona qualità, di acqua fresca e di lettiera pulita. È inoltre buona norma visitare la stalla frequentemente, in modo da poter intervenire tempestivamente in caso di problemi. Lasciare gli animali legati in spazi troppo stretti, a una distanza inferiore a 35 cm tra loro, durante le ultime fasi prima del parto, non consente loro di assumere posizioni naturali e di compiere liberamente i movimenti di cui hanno bisogno in preparazione al parto. Ciò può avere come conseguenza una maggior difficoltà al parto sia perché l’animale è stressato e quindi non pronto ad affrontare l’evento, sia perché il feto non si impegna correttamente nell’utero. Se è possibile e le condizioni meteorologiche lo permettono, è molto utile liberare gli animali per un giro di pascolo diurno. La situazione ideale sarebbe quella di spostare le capre prossime al parto in una sala parto, pulita e comoda, al fine di evitare problemi durante le diverse fasi del parto. È bene comunque dotarsi degli strumenti e dei medicinali giusti per poter affrontare qualsiasi evenienza: strame pulito (paglia, foglia senza ricci, felce), secchi lavabili, acqua pulita, stracci puliti, cordini in materiale resistente e disinfettanti per il cordone ombelicale.

Le Tre Fasi del Parto

Il processo del parto si articola in tre momenti distinti.

  1. Travaglio: Durante questa fase, in conseguenza del calo del tono della muscolatura uterina che consente all’organo di distendersi nella cavità addominale, il feto correttamente posizionato estende gli arti verso l’anello cervicale. Iniziano le prime deboli ed irregolari contrazioni, che portano ad un aumento della pressione nella cavità dell’organo.
  2. Fase Dilatante: Il feto è a questo punto avvolto nel solo sacco amniotico, in quanto l’altra membrana si è già lacerata, e ad ogni contrazione progredisce verso l’esterno, contribuendo con la sua forma a cuneo alla progressiva dilatazione della cervice, a questo punto quasi completa.
  3. Fase Espulsiva: Solitamente in questa fase l’animale si corica e si cominciano a vedere i piedi del nascituro o il sacco amniotico. La fronte del feto esercita un massaggio a livello cervicale, stimolando la produzione di ossitocina ed il conseguente aumento del numero e dell’intensità delle contrazioni.

Il travaglio e la fase dilatante durano in genere qualche ora, mentre la fase espulsiva richiede da mezz’ora a un paio d’ore. Il superamento abbondante di queste tempistiche, nonché la chiara ed anomala sofferenza della madre, sono campanelli d’allarme che impongono la presenza di un veterinario a supporto dell’operazione. Durante la fase espulsiva è bene evitare di forzare l’uscita del capretto, onde evitare inutili lacerazioni cervico-vaginali che potrebbero essere sede di gravi infezioni.

Il parto della capra passo dopo passo: dal travaglio alla nascita dei cuccioli

Gestione delle Distocie Fetali

Durante il parto è possibile che insorgano problemi legati al posizionamento anomalo del feto: si parla in questo caso di distocie fetali. Tali anomalie, se non adeguatamente trattate, possono portare a lesioni alle pareti del canale uterino o addirittura alla morte del feto, della madre o di entrambi gli animali. La loro risoluzione non è quasi mai semplice e spesso richiede l’aiuto di un veterinario. In caso di presentazione anteriore corretta, raramente necessita intervento; l'eventuale trazione del feto va sempre effettuata seguendo la direzione naturale del canale del parto e deve essere sempre sincrona con le contrazioni della madre. In casi di presentazioni complesse, come la flessione del capo o la torsione dell'utero, è fondamentale non prendere iniziativa se non si è più che sicuri in merito al da farsi. Per gli allevatori più esperti è di grande utilità una visita dell’animale, entrando dolcemente nella vagina con guanti monouso ben lubrificati, tenendo le mani disinfettate, con unghie corte e senza anelli, a forma di cuneo, onde valutare il grado di dilatazione dell’ostio cervicale.

Cure Post-Parto e Gestione del Neonato

Dopo un parto normale la capra potrà presentare segni di stanchezza; è buona norma lasciarla in un posto tranquillo con alimento e acqua pulita a disposizione, su lettiera asciutta e pulita, allontanando la placenta e i residui del parto che possono causare infezioni. È opportuno evitare che gli animali mangino la placenta, rimuovendola quanto prima. Se la ritenzione placentare supera le 12 ore, non esercitare assolutamente trazione né tagliare il moncone, ma contattare un veterinario per avviare la terapia antibiotica.

Per quanto riguarda il neonato, se il parto è normale, il piccolo è subito vitale, effettua respiri profondi ed espelle muco dalle vie respiratorie. L’intervento dell’allevatore si deve limitare a porre l’animale in un posto caldo e riparato dalle correnti d’aria, su paglia asciutta e pulita e strofinandolo con la stessa per asciugarlo e stimolarne la circolazione. È importante effettuare prima possibile la disinfezione del cordone ombelicale con disinfettanti di uso comune come tintura di iodio o clorexidina. In caso di parto difficile, se il capretto non riesce a respirare perché ha inalato liquidi fetali, afferrare il capretto per i garretti e farlo oscillare energicamente o addirittura roteare: in questo modo si liberano le vie respiratorie. La somministrazione del colostro deve avvenire prima possibile e comunque entro 6 ore dal parto, quando il capretto è ancora in grado di assorbirne gli anticorpi presenti. Se si opta per l’allattamento artificiale, la somministrazione di colostro o di latte col biberon va effettuata in modo che il capretto tenga la testa estesa sul collo e rivolta verso l’alto per favorire una corretta deglutizione e digestione.

cura del neonato capretto dopo il parto

Alimentazione e Benessere dell'Esemplare in Gestazione

La dieta è costituita da erba, foglie, arbusti, bacche e cortecce ma viene integrata anche con granoturco e granaglie in genere. Essendo la gestazione un momento delicato, la nutrizione gioca un ruolo cruciale per evitare complicazioni come la ritenzione placentare. Se il problema si presenta con elevata frequenza, si consiglia di rivedere la razione degli animali, assicurando un adeguato apporto di proteine e vitamine. I sali minerali sono essenziali: se la dieta quotidiana ne è scarsa occorrerebbe aggiungere una mistura formata al 50% da calcare e sale iodato. Vitamine come la A e la D sono fondamentali per evitare malattie ossee, cardiache e muscolari; la vitamina D deriva soprattutto da foraggio esposto per un certo tempo al sole. È importante ricordare che una dieta troppo ricca di concentrati e grano può alterare il pH dello stomaco e provocare problemi di salute, rendendo necessaria una gestione attenta e bilanciata delle risorse alimentari. La capretta tibetana è un animale intelligente e divertente, ma necessita di cure adeguate, inclusa la costante disponibilità di acqua fresca e una vita sociale attiva all'interno del branco, rispettando le gerarchie naturali che si formano tra maschi e femmine.

tags: #gestazione #capra #tibetana