La gravidanza e il parto sono eventi trasformativi nella vita di una donna, e l'età in cui si affrontano queste esperienze può influenzare significativamente sia gli aspetti fisici che psicologici. In Italia, le recenti statistiche mostrano un aumento costante dell'età media in cui una donna partorisce il primo figlio. Se nel 2008 la media era di circa 30 anni, nel 2018 è salita a 31,8 anni. Di conseguenza, una gravidanza a 20 anni è considerata piuttosto rara nel nostro paese. Negli altri paesi dell’Unione Europea, le neomamme hanno un’età compresa tra i 20 e i 29 anni, mentre l'Italia detiene il tasso più elevato di donne che fanno il primo figlio dopo i 40 anni (circa il 6%). Questo primato europeo, che sembrerebbe spiegare, in parte, anche il problema della denatalità, solleva interrogativi sui pro e i contro della maternità nelle diverse fasce d'età.

La Gravidanza in Età Adolescenziale: Un Quadro di Rischio e Supporto
La definizione di adolescenza, che tiene conto di un insieme di fattori, in parte psicologici e sociali, è troppo generica per essere utile in ostetricia a stabilire un estremo limite dell'età riproduttiva. Sono considerate adolescenti le ragazze di età compresa tra i 12 e i 17 anni. Dopo l'inizio delle mestruazioni, per quasi cinque anni, il corpo continua a modificarsi, sia dal punto di vista funzionale, sia da quello organico, con la crescita di cranio, torace e soprattutto bacino. Per valutare gli eventuali problemi della gravidanza, non è sufficiente tener conto dell'età cronologica, ma è necessario aver presente anche gli anni di vita ginecologica.
Se il problema è considerato solo dal punto di vista medico e ostetrico, la definizione di "alto rischio" deve essere riservata alle gravidanze che insorgono tra i 12 e i 14 anni o nei primi due anni di vita ginecologica. Il fatto che le adolescenti stiano ancora crescendo comporta la necessità di un'alimentazione ipercalorica. Molte ragazze hanno poi un peso, all'inizio della gravidanza, inferiore a quei 45 chili che rappresentano il limite al di sotto del quale si determina una tendenza statistica ad avere figli piccoli per l'età gestazionale. Un cattivo rapporto tra peso e altezza e condizioni nutrizionali scadenti possono anche influire sul rischio di complicazioni materne e fetali.
Ci sono senza dubbio pro e contro del diventare genitore in età molto giovane: si è più pazienti, giocherelloni, dinamici ed energici, e si potrà godere di una nuova e più matura giovinezza quando i figli a loro volta saranno adolescenti. La giovane madre troverà sostegno nella propria famiglia di origine, ma probabilmente avrà qualche difficoltà a stabilire i confini tra ciò che è una sua responsabilità e ciò che viene delegato ai nonni, anch'essi probabilmente giovani. Il racconto di Ilaria, una giovanissima mamma che ha trovato la forza di dire ai suoi genitori che aspettava un bambino, è un esempio di come non ci si senta mai soli in queste situazioni. L'emozionante racconto della sua storia con il papà della loro bimba e delle sue sensazioni evidenzia la forza e il supporto che possono emergere.
La Gravidanza a Vent'anni: Vantaggi Biologici e Sfide Organizzative
La gravidanza a 20 anni è un’esperienza molto diversa rispetto a quando si decide di avere un figlio a 30 o a 40 anni, sia a livello psicologico sia fisico. In Italia, la gravidanza a 20 anni è un evento non troppo comune, con l'età materna al primo figlio in costante aumento. Tuttavia, esistono delle eccezioni, ovvero ragazze che decidono di avere una gravidanza a 20 anni.
Dal punto di vista puramente biologico, i vantaggi di una gravidanza a 20 anni sono molti. In questa età si calcola che il 90% degli ovuli siano del tutto sani, con probabilità molto elevate di dare alla luce un bambino altrettanto sano. La fertilità è inversamente proporzionale all’aumento dell’età, e per questo motivo si considera che il periodo più fertile sia quello che va dai 20 ai 32 anni. Successivamente, la fertilità diminuisce in modo graduale fino ad esaurirsi con la menopausa.
La condizione fisica generale è migliore: le articolazioni non sono ancora usurate e rispondono bene a qualsiasi sollecitazione. Schiena, ossa e apparato scheletrico possono gestire facilmente il peso del bambino. La pelle è più elastica e si tende facilmente con meno rischi di smagliature. Il corpo in generale è più forte e più pronto a gestire gli sforzi, la fatica, le notti insonni e recupera più in fretta. Si riscontra un minore rischio di complicanze, con un'incidenza inferiore di malformazioni fetali rispetto a donne in età più avanzata. Se a 20 anni la possibilità di sindrome di Down è di 1 su 1600, a 35 anni si arriva a 1 su 600 e dopo i 40 anni a 1-2 ogni 100. I disturbi fisici della donna in gravidanza sono simili in tutte le età, ma è sicuro che l'invecchiamento gioca negativamente sulla capacità di reagire in modo positivo agli stimoli, e alcune malattie come diabete, ipertensione, obesità e ovaio policistico, peggiorano dopo i trent'anni.
A 20 anni, l’energia e la vitalità sono al massimo della loro espressione, e il vivere attimo per attimo, che caratterizza questa epoca della vita, ha il lato positivo di prendere gli eventi così come sono, senza tanti ripensamenti. Questo può influire negativamente con le capacità organizzative, l'aderenza alla realtà e la concretezza della vita. È indubbio che la gravidanza a 20 anni venga vissuta con maggiore “leggerezza”, non come superficialità, ma semplicemente senza ansie o preoccupazioni eccessive riguardo al benessere del nascituro. C'è una sorta di "plasticità" che aiuta ad affrontare meno rigidamente gli sconvolgimenti nelle abitudini quotidiane e nei ritmi biologici con i quali un neonato obbliga a confrontarsi. Per contro, la maternità procede di pari passo con il processo di maturazione di queste giovani mamme, che ancora devono lavorare su di sé, ancora devono scoprirsi. E, ancora, hanno bisogno di spazi di libertà cui, a volte, faticano a dover rinunciare.
Tuttavia, può accadere che le giovani madri abbiano difficoltà a gestire e organizzare la propria vita con un neonato, anche se desiderato. Spesso hanno idealizzato la maternità ed entrano in crisi quando effettivamente si trovano ad avere a che fare con un bambino reale che piange e manifesta i propri bisogni. Anche la relazione con il partner può non avere ancora raggiunto una certa stabilità, per cui la gravidanza, che in sé mette a dura prova anche le relazioni più consolidate, può causare problemi difficili da gestire nella giovane coppia.
Sono rimasta incinta a 20 anni lui voleva che abortissi
Maternità a 30 Anni: Scelta Consapevole e Gestione dello Stress
Tra i 29 e i 33-34 anni, soprattutto nei grandi centri, sembra essere questa la fascia d’età in cui è maggiore il numero di donne che sceglie di diventare mamma. E, nella gran parte dei casi, si tratta di una scelta consapevole e ragionata. In genere, le trentenni di oggi sono donne autonome e con obiettivi chiari, si sentono più sicure e, finalmente, possono lasciare spazio al desiderio di maternità. Un figlio rappresenta il coronamento di una crescita personale, ma anche l’espressione di una relazione di coppia che ha avuto tempo per costruirsi.
Le trentenni, giovani, dinamiche, forti, hanno ancora tanta energia da spendere: non soffrono le levatacce notturne, sopportano meglio la mancanza di sonno e la stanchezza fisica. Dal punto di vista psicologico, però, nella loro mente iniziano a farsi strada molti più turbamenti rispetto a ciò che accade alle ragazze più giovani. Dopo aver lavorato per anni affinché, nella sua vita, tutto si adattasse alle sue aspettative, ora è inevitabile che, anche rispetto alla scelta di mettere al mondo un figlio, una trentenne abbia bisogno di attivare una sorta di meccanismo di controllo. La realtà dell’attesa, però, non è sempre così perfettamente controllabile. Per queste donne, la sfida da vincere consiste nel trovare una nuova armonia. Nel corso della loro vita hanno potuto sperimentare se stesse e costruire la loro indipendenza.
Non c’è dubbio che per una donna sia più difficile rimanere incinta con l’avanzare dell’età, tuttavia non bisogna fare terrorismo: le possibilità dopo i 30 anni si abbassano, ma non drasticamente. Uno studio su oltre 700 donne europee pubblicato nel 2004 su Obstetrics & Gynecology e guidato da David Dunson della Duke University, rivela che facendo sesso almeno due volte alla settimana, l'82 per cento delle donne tra i 35 e i 39 anni concepiva entro un anno. Un altro studio recente, quello di Kenneth Rothman della Boston University, che ha seguito 2.820 donne danesi che cercavano una gravidanza, ha riscontrato lievi differenze tra le donne di diverse età: il 78% delle donne tra i 35 e i 40 anni è rimasta incinta entro un anno, rispetto all’84% di coloro che avevano tra i 20 e i 34 anni.
Gravidanza dopo i 35 Anni: Maggiore Attenzione e Progressi Scientifici
Una gravidanza viene considerata a rischio a partire dai 35 anni. Questo non significa tuttavia che le donne incinte a partire da questa età debbano per forza fare i conti con complicanze. Anche una gravidanza in età avanzata ha talvolta un decorso completamente senza problemi. Tuttavia, dopo i 35 anni, ci vorrà ancora più attenzione, soprattutto per quanto riguarda gli esami.
Certamente l’aspetto più delicato e maggiormente influenzato dall’età della mamma riguarda quello di anomalie genetiche, in particolare la sindrome di Down nel nascituro. Anche in questo caso la differenza con mamme più giovani non è enorme e bisogna iniziare a preoccuparsi seriamente solo dopo i 45 anni. Per il rischio genetico, possiamo dire che se l’amniocentesi intorno ai 25-30 anni è facoltativa, dopo i 40 anni è quasi obbligatoria. Il rischio di aborti spontanei o parti prematuri è soggettivo e comune a donne giovani e meno giovani. Circa il 15% di tutte le gravidanze termina con un aborto. Nel caso di una maternità tardiva, questo rischio aumenta. Se una donna rimane incinta a 40 anni, il rischio di aborto raddoppia rispetto a una donna incinta di 20 anni.
In caso di gravidanza a rischio in età avanzata, la probabilità di soffrire di diabete gestazionale aumenta. L’ipertensione gestazionale si verifica quando la pressione arteriosa della futura mamma supera determinati valori in modo continuativo. È particolarmente frequente in donne in età riproduttiva avanzata, specie in presenza di una pregressa condizione di ipertensione, che è oggi una patologia molto comune. Il diabete gestazionale è una patologia che colpisce alcune donne durante la gravidanza e si tratta di un’alterazione del metabolismo del glucosio, che potrebbe aumentare la predisposizione della donna a sviluppare in futuro il diabete di tipo II.
Per il resto, la grande differenza sta nello stile di vita, per cui le cosiddette primipare attempate dovranno stare più attente alla loro salute generale, evitare lo stress e prendersi cura delle proprie risorse psico-emotive, che possono essere diverse da quelle di una ragazza di 20 anni.
Un articolo pubblicato dalla sociologa e docente di psicologia Jean Twenge sul magazine The Atlantic nel 2013, intitolato How Long Can You Wait to Have a Baby?, ha voluto tranquillizzare le donne di circa 30 anni vittime del cosiddetto baby panic, ovvero la psicosi dell’essere in ritardo per fare un figlio. L’articolo svela, infatti, come molte credenze riguardo i rischi e le possibilità di un insuccesso dopo i 30 anni si basino su dati del 1700 e 1800 e non tengano conto delle mutate condizioni fisiche e sociali delle donne e dei progressi della scienza, utili anche nei trattamenti per l’infertilità. Anche la definizione stessa di primipare attempate suona, se non villana, per lo meno demodé, tanto più che oggi alcuni studi americani sembrano rassicurare sulla possibilità di una maternità dopo i 35 anni, tendenza che in Italia è quasi la normalità.
Gli studi sulla fertilità riguardanti donne del XX° - XXI° secolo sono rari, ma sembrano far ben sperare. La prima ricerca, citata anche dalla Twenge, rivela che facendo sesso almeno due volte alla settimana, l'82 per cento delle donne tra i 35 e i 39 anni concepiva entro un anno. Le conclusioni cui arriva Dunson sono avallate anche dalla docente di politiche di genere Elizabeth Gregory che nel suo blog cita alcune esperienze analoghe.

Maternità dopo i 40 Anni: Desiderio Intenso e Nuove Priorità
A 40 anni, per certi versi, una donna è completamente affermata, sicura del proprio valore e soddisfatta dal punto di vista della carriera professionale. E la maternità, allora, può diventare una nuova priorità cui dedicare tutta se stessa. A 40 anni il desiderio di un figlio è intenso, ma reale. Si è persa, almeno in parte, quell’urgenza di razionalizzare la maternità che apparteneva a una fase precedente della propria vita. Restano, però, la storia e le esperienze vissute, le emozioni e i sentimenti che ci hanno accompagnato fino a questo momento.
Timori? Certo, si provano anche a 40 anni. Per alcune donne l’ansia è soprattutto quella di non saper affrontare i cambiamenti che l’arrivo di un bebè porta con sé. Per altre, invece, riguarda il bambino: hanno bisogno di avere dai medici continue rassicurazioni sul fatto che lui stia bene e che loro siano "in grado" di portare avanti la gravidanza.Secondo i dati pubblicati nel 2016 dal Ministero della Salute, l'Italia detiene il tasso più elevato di donne che fanno il primo figlio dopo i 40 anni (circa il 6%), con tutti i rischi del caso. Una gravidanza dopo i 40 anni non è più un fatto raro, come accade infatti nel nostro paese.
Tornando all’argomento della fertilità, è necessario sapere che tra i 40 e i 42 anni la fertilità subisce una flessione arrivando intorno al 5-7%. Infatti, mediamente, in questa fascia di età inizia un periodo chiamato “fertipausa”, nel quale l’attività ormonale può essere ancora regolare, ma la quantità e la qualità di ovociti disponibili è solitamente scarsa.
Ormai da qualche anno le notizie di donne che hanno messo al mondo dei figli dopo i 45 anni non ci sorprendono più di tanto. Brigitte Nielsen, Janet Jackson, Cameron Diaz, Naomi Campbell e Halle Berry ne sono alcuni esempi. Si tratta di un fenomeno sempre più frequente, che non riguarda solo le celebrità. La maternità tardiva è quindi diventata quasi una “normalità”, e viene accettata come se fosse un fatto naturale. Anche se dal punto di vista biologico non lo è, dal momento che è evidente, o almeno presunto, che dopo i 45 anni la maggior parte di queste donne sia rimasta incinta grazie a tecniche di procreazione assistita.
Secondo le statistiche, la possibilità di concepire naturalmente a 40 anni è inferiore al 5%, a 42 anni è inferiore al 2% e oltre questa età non raggiunge nemmeno l’1%. Inoltre, nel caso in cui si verifichi una gravidanza, aumenta il rischio di aborto spontaneo e di anomalie cromosomiche del nascituro. Il motivo è che si tratta di una fase della vita in cui la capacità riproduttiva è ridotta. Gli ovuli sono di qualità e quantità inferiori ed è più frequente che si verifichino errori nei processi di divisione e moltiplicazione cellulare durante lo sviluppo embrionale. Infatti, a partire dai 39-40 anni, più della metà degli embrioni può avere alterazioni cromosomiche.
Tuttavia, al giorno d’oggi la maggior parte delle donne in questa fascia di età si sente fisicamente e mentalmente “giovane” e ritiene di essere in un buon momento personale per affrontare la maternità. Questa situazione rappresenta una sfida, soprattutto se si considera che molte donne credono erroneamente che, ricorrendo a un aiuto medico, non avranno problemi a diventare madri a 40 anni o addirittura qualche anno dopo. Non solo è più difficile ottenere una gravidanza a 40 anni, anche con il supporto della procreazione assistita, ma aumenta anche il rischio di aborto e di complicazioni durante la gravidanza e il parto. La domanda da porsi è quindi: fino a che punto è fattibile ritardare la maternità? In ogni caso, il vero limite non è l’età della madre, ma l’età degli ovuli e, ovviamente, la loro qualità. “La qualità degli ovuli peggiora con l’età. In breve, la cosa più importante è che le donne siano ben informate sull’età ideale per avere figli, su quando la fertilità femminile inizia a diminuire e sulle reali possibilità di diventare madri. Pertanto, è fondamentale richiedere al proprio ginecologo una valutazione della riserva ovarica quando si è giovani (tra i 25 e i 30 anni). È inoltre importante che, se non riuscite a rimanere incinte naturalmente dopo 10-12 mesi (se avete meno di 35 anni) o 6 mesi (se avete più di 35 anni), vi rivolgiate a uno specialista della procreazione medicalmente assistita per una valutazione.
Gestione della Gravidanza: Controlli e Stile di Vita
Indipendentemente dall’età della madre, una gravidanza richiede attenzioni e controlli costanti. Se una gravidanza ha un decorso privo di problemi, sono previste sette visite di controllo e due esami ecografici. Una prima visita di controllo prevede un’anamnesi, un esame clinico e ginecologico nonché un esame per le vene varicose e gli edemi delle gambe. Esami successivi includono il controllo di peso, pressione sanguigna, misura del fondo-sinfisi (altezza del fondo uterino), esame delle urine e auscultazione dei toni cardiaci del feto.
In caso di gravidanza a rischio, la cassa malati spesso copre ulteriori esami, come controlli più frequenti o ecografie. Nelle donne con più di 40 anni, il rischio di avere un figlio affetto da un’anomalia cromosomica aumenta notevolmente. Gli esami prenatali sono quindi particolarmente importanti nelle madri in età avanzata.
Sappiamo che, come avviene per contrastare alcune malattie o nella prevenzione tumorale, una corretta alimentazione può venire in aiuto anche di chi cerca un bambino. In particolare, le donne che vogliono rimanere incinte dovrebbero consumare preferibilmente alimenti di origine vegetale e ricchi di acidi grassi Omega-3 e Omega-6, carboidrati integrali e cibi ricchi di ferro. Sia per gli uomini che per le donne, inoltre, sono fondamentali gli stili di vita, fin dalla giovane età: alcool, fumo e sedentarietà, uniti agli interferenti endocrini tipici dello smog di città, sono tra le principali cause di infertilità.

Il Parto e l'Attesa Oltre Termine
La data presunta del parto si avvicina e sono grandi la trepidazione e le aspettative. Ma a volte succede che il fatidico giorno arrivi e poi passi via, senza che si presenti l’ombra di una contrazione. E l’attesa continua e sembra non finire più. A circa il 30% delle donne in procinto del parto capita di "andare oltre il termine", ovvero di arrivare al compimento della 40ª settimana e di non avere alcun segnale di avvio del travaglio. Sono le future mamme che partoriranno tra la fine della 40ª settimana e l’inizio della 42ª, senza che questo comporti complicazioni di alcun tipo. In realtà, questo calcolo non è preciso: un mese lunare dura esattamente 29,53 giorni e non 28, il che allunga la gestazione di una quindicina di giorni. Insomma, fisiologicamente, la gravidanza durerebbe 294 giorni, ossia 42 settimane. E se una donna non dovesse avere chiara la data delle ultime mestruazioni, magari perché allatta oppure si è sottoposta a terapie ormonali nel mese precedente al concepimento? In questo caso, per calcolare la datazione esatta può essere di aiuto l’ecografia, che va eseguita, però, entro la 10a-12a settimana. Più l’ecografia è precoce, più la datazione è veritiera.
I motivi per cui il bebè tarda a nascere possono essere diversi e dipendere sia dalla madre sia dal bambino. L’innescarsi del travaglio non è un semplice fatto meccanico, ma è legato a un insieme di fattori. Perché l’ossitocina, l’ormone che provoca le contrazioni, sia prodotto in quantità sufficiente, è importante innanzitutto che la donna si trovi in una condizione di benessere, che riesca a dormire, che sia in uno stato di apertura emotiva. Se al contrario, per svariate ragioni, sta vivendo un momento di stress, di vigilanza, di tensione è difficile che il travaglio possa mettersi in moto. Anche il corretto posizionamento del bebè nel bacino è fondamentale. Chi ha la mamma, la nonna o una sorella che hanno partorito oltre termine ha maggiori probabilità di vivere la stessa esperienza. Le donne che hanno cicli mestruali più lunghi rispetto ai 28 giorni di media partoriscono di solito più tardi rispetto a chi invece ha flussi ravvicinati, cioè ogni 25-27 giorni. La data del parto si calcola ipotizzando che il concepimento avvenga 14 giorni dopo l’inizio dell’ultima mestruazione. È stato osservato che le donne che iniziano la gravidanza nei primi tre mesi successivi alla sospensione della pillola contraccettiva tendono a partorire oltre termine. Lo stesso accade quando il concepimento avviene durante l’allattamento. Tutti i FANS, cioè i cosiddetti “farmaci antinfiammatori non steroidei”, di cui il capostipite è l’aspirina, possono ritardare la data del parto: essi attenuano il dolore e l’infiammazione, bloccando la produzione delle prostaglandine, ovvero sostanze che l’organismo libera per favorire la comparsa delle contrazioni dell’utero e, quindi, per dare inizio alle manifestazioni tipiche del travaglio. Fare l’amore spesso nell’ultima settimana di gravidanza può rappresentare il metodo più naturale per favorire l’avvio del parto.
A partire dalla 39ª settimana e cinque giorni, la futura mamma deve sottoporsi a una serie di controlli volti ad accertare che tutto stia procedendo per il meglio. Questi esami vengono ripetuti a 40 settimane e mezzo, quindi a 41 settimane e poi a 41 settimane e due giorni. A partire da due giorni prima dell’inizio della 40ª settimana viene effettuato il cosiddetto “tracciato cardiotocografico”. Questo esame registra il battito cardiaco del piccolo e le contrazioni dell’utero e si esegue appoggiando sul pancione un sensore collegato a un computer. Con il termine “flussimetria” si indica una particolare ecografia che indaga sul cordone ombelicale e sulla placenta allo scopo di verificare che il piccolo, attraverso il flusso del sangue materno, riceva sempre il giusto ossigeno e nutrimento. Un altro esame a cui generalmente si fa ricorso in prossimità della data del parto è l’ecografia volta a valutare le condizioni della placenta e, soprattutto, la quantità di liquido amniotico che, se tutto procede per il meglio, non deve diminuire oltre un livello ben definito. L'amnioscopia è un semplice esame che consente di valutare il colore e la trasparenza del liquido amniotico. Se tutto va bene, questo è limpido e chiaro come l’acqua.
Se tre giorni dopo la fine della 41ª settimana non succede ancora niente, il parto viene indotto. Per indurre il parto, in prima battuta viene introdotto in vagina, a intervalli di 6-8 ore, un gel a base di prostaglandine. Se anche dopo questo intervento il bimbo non si decide a nascere, viene somministrata l’ossitocina con la flebo. Il taglio cesareo diventa necessario quando tutti i metodi per indurre il travaglio falliscono e, al tempo stesso, grazie ai controlli, si rileva che il bimbo inizia a dare segni di sofferenza. Di solito, i bimbi che nascono oltre il termine hanno un peso superiore alla media. Sono quindi più affamati e dispongono anche di maggiori energie per succhiare il latte.
Sono rimasta incinta a 20 anni lui voleva che abortissi
Aspetti Psicologici della Maternità nelle Diverse Età
La maternità rappresenta un punto cruciale nello sviluppo psicologico femminile. E questa svolta, fondamentale nella vita di una donna, può avere risonanze differenti a seconda della diversa età in cui la si affronta. Non esiste un’età ideale per diventare madre, piuttosto, è una questione di maturità interiore legata a un percorso di crescita personale, che ci permette di dare spazio all’arrivo di un bambino nella nostra esistenza. Ma che cosa cambia lungo le differenti "tappe" di questo percorso? Un figlio cambia la vita, inevitabilmente. A 20, a 30 così come a 40 anni. Invece di temere questi cambiamenti, però, bisogna imparare ad affrontarli con serenità e fiducia, consapevoli del fatto che ci porteranno soprattutto gioia e armonia. Ogni donna, indipendentemente dalla sua età, conserva dentro di sé una sorta di "istinto animale" che la rende capace di provvedere al suo cucciolo.
Nella società occidentale, oggi, prevale un codice di comportamento maschile, basato sulla prestazione, la capacità, la realizzazione di sé. In questo contesto, la maternità finisce spesso per essere vissuta quasi come una sorta di ostacolo. La si affronta in maniera molto "tecnica", ma senza tener conto di quanto possa influire sull’anima, ancor più che sul corpo, di una donna.
Coraggiose e un po’ incoscienti. Se volessimo trovare degli aggettivi per descrivere le mamme ventenni, questi sarebbero i più adatti. Coraggiose perché - anche se la loro scelta non è sempre del tutto consapevole - queste giovani donne sanno "anticipare" lo stereotipo culturale che, nella nostra società, calibra l’evento della maternità a partire dai 30 anni. E un po’ incoscienti perché spesso affrontano questa avventura senza quasi rendersi conto dei cambiamenti che porterà con sé. La maternità viene vissuta con maggior leggerezza, con una maggiore serenità. Ci sono meno timori, meno ansie circa l’andamento della gestazione e il parto spaventa meno, perché in qualche modo queste giovani donne si sentono in grado di gestire ogni cosa.
A 40 anni il desiderio di un figlio è intenso, ma reale. Si è persa, almeno in parte, quell’urgenza di razionalizzare la maternità che apparteneva a una fase precedente della propria vita. Restano, però, la storia e le esperienze vissute, le emozioni e i sentimenti che ci hanno accompagnato fino a questo momento. Timori? Certo, si provano anche a 40 anni. Per alcune donne l’ansia è soprattutto quella di non saper affrontare i cambiamenti che l’arrivo di un bebè porta con sé. Per altre, invece, riguarda il bambino: hanno bisogno di avere dai medici continue rassicurazioni sul fatto che lui stia bene e che loro siano "in grado" di portare avanti la gravidanza.
È vero, le statistiche dimostrano che in Italia abbiamo il primato delle primipare attempate, ovvero donne che diventano madri a 40 anni. Tuttavia, quello che spesso i dati non dicono è che, con le dovute attenzioni, è possibile vivere una gravidanza sana e felice anche in età matura, per cui evitate il terrorismo psicologico che non aiuta il concepimento e se volete un figlio iniziate a cercarlo con serenità!
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