La Maternità Surrogata in Italia: Un Dibattito Complesso tra Etica, Legge e Deontologia Medica

Il tema della Gestazione per altri (Gpa), più comunemente nota come maternità surrogata, è oggetto di un acceso dibattito in Italia, soprattutto a seguito dell'approvazione di una legge che la configura come reato universale. Questa normativa ha innescato un confronto tra diverse posizioni, in particolare quella del governo e quella della Federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo), evidenziando le complesse implicazioni etiche, legali e deontologiche che essa comporta.

Bilancia giustizia e famiglia

La Nuova Legge e la Posizione del Governo

La legge che rende la Gpa "reato universale" è stata approvata lo scorso 16 ottobre grazie a un disegno di legge a firma della deputata di Fdi Carolina Varchi, precedentemente approvato dal Senato e dalla Camera. In Italia, la Gpa è già un reato da vent'anni, ma la nuova legge estende ora la punibilità anche a chi l'ha praticata all'estero. Le sanzioni previste includono pene fino a due anni di reclusione e multe fino a un milione di euro. La ministra delle Pari opportunità e della famiglia, Eugenia Roccella, ha espresso una posizione netta, sostenendo che "un pubblico ufficiale, e anche il medico, è tenuto a segnalare i casi di sospetta violazione della legge sulla maternità surrogata alla Procura". La ministra ha aggiunto di augurarsi che "l'applicazione della legge abbia un effetto fortemente dissuasivo", ricordando che "in Italia c'è una procedura che protegge i minori e assicura la possibilità al compagno del genitore biologico di essere riconosciuto come genitore".

Il Dissenso della Classe Medica

La posizione della ministra Roccella si scontra con quella del presidente della Federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli. Anelli ha ribattuto con fermezza: "Il nostro dovere è curare e siamo esentati dal denunciare la persona assistita". I medici non accettano l'idea che l'atto della denuncia esuli dai loro compiti, anche a livello deontologico. Il presidente della Fnomceo ha chiarito che il medico "ha il dovere di curare". Anelli ha sottolineato che l'esonero del medico dall'obbligo di denuncia nei confronti del proprio paziente "lo si desume anche dal capoverso dell'articolo 365 del Codice penale che esime il medico da tale obbligo quando il referto esporrebbe la persona assistita a procedimento penale". Per Anelli, il medico "non deve, è vero, ostacolare la giustizia, ma non deve, soprattutto, porre in essere atti che mettano a rischio la relazione di cura, limitando la tutela della salute dei cittadini". Ha inoltre affermato che "il dovere di curare deriva al medico dalla Legge, in primis la Costituzione, e dal Codice deontologico; è confermato dalla Giurisprudenza e prevale su ogni altro obbligo, facoltà o diritto". Questo parere espresso dal presidente Fnomceo in relazione alla normativa italiana verrà anche pubblicato sulla rivista scientifica British Medical Journal.

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Le Reazioni delle Opposizioni e delle Associazioni

Le opposizioni hanno denunciato che la nuova normativa va contro la Costituzione, crea "bambini di serie A e di serie B" e ha uno stampo "medievale". Sulla stessa linea si sono espresse le Famiglie Arcobaleno e le associazioni Lgbt. Lo scontro si preannuncia molto duro, con i Radicali già pronti alla presentazione di un quesito referendario abrogativo. L'Associazione Luca Coscioni, da parte sua, ha assicurato battaglia nei tribunali, con trenta coppie che si apprestano a presentare ricorso.

Contesto Internazionale e Paragone con la Natura: Un Approccio Narrativo

Per comprendere la complessità di questa questione, possiamo tracciare un parallelo con il mondo naturale, dove la "gestazione" e la "cura della prole" assumono forme diversissime e sono regolate da meccanismi biologici e sociali unici. Sebbene non esista un equivalente diretto alla "maternità surrogata" nel regno animale, l'osservazione di come le specie affrontano la riproduzione e la protezione dei piccoli può offrire spunti di riflessione sulle dinamiche di cura, sopravvivenza e adattamento.

Consideriamo, ad esempio, due specie distinte: la gazzella di montagna e la iena macchiata. Entrambe hanno strategie riproduttive e sociali molto particolari, che riflettono la loro evoluzione in ambienti specifici.

La Gazzella di Montagna: Vulnerabilità e Cure Materne

La gazzella di montagna (Gazella gazella Pallas, 1766) è una specie diffusa in varie zone della Penisola Arabica, che abita montagne, aree pedemontane e pianure costiere. La sua sopravvivenza è strettamente legata alla disponibilità di alberi di acacia, le cui foglie e germogli costituiscono parte integrante della sua alimentazione. Le gazzelle di montagna misurano 101-115 cm di lunghezza e pesano 17-29,5 kg. Il mantello varia dal fulvo al marrone scuro sul dorso, collo e testa, con ventre e natiche di colore bianco candido, separati sui fianchi da una sottile striscia scura.

Gazzella di montagna nel suo habitat

Queste gazzelle vivono in piccoli gruppi di tre-otto esemplari o più. La loro struttura sociale è composta da maschi solitari territoriali, gruppi temporanei o permanenti di una o più femmine coi piccoli e piccoli gruppi di scapoli. I maschi competono per il controllo dei territori, con conflitti di confine più ritualizzati che violenti.

La riproduzione della gazzella di montagna mostra una notevole variabilità geografica. In Israele, le gazzelle dell'acacia (G. g. acaciae) possono accoppiarsi in ogni periodo dell'anno, con due picchi di nascite: in primavera (marzo-maggio) e in autunno (ottobre), sebbene quasi tutti i piccoli nati in autunno muoiano poco dopo la nascita. Nelle calde estati e nei freddi inverni, le femmine partoriscono molto raramente. In Oman, le gazzelle possono riprodursi anche due volte all'anno. Al contrario, le popolazioni settentrionali delle gazzelle di montagna della Palestina (G. g. gazella) partoriscono più tardi (aprile-giugno) e quasi sempre solo una volta all'anno.

La femmina, prima del parto, si isola dal branco per alcuni giorni e rimane da sola con il piccolo per i due mesi successivi. Dopo una gestazione di circa 180 giorni, nasce sempre un unico piccolo, che è in grado di alzarsi e camminare poco dopo la nascita. Durante le prime settimane, il piccolo trascorre gran parte del giorno immobile, sdraiato e con gli occhi chiusi, in un luogo riparato. La madre pascola nei dintorni e fa la guardia al neonato, attaccando i predatori più piccoli (volpi) o cercando di attirare altrove quelli più grandi (sciacalli e lupi). A partire dalle tre-sei settimane di età, il piccolo inizia ad accompagnare la madre e a mangiare cibo solido. Il periodo di allattamento può durare tre o quattro mesi, solo raramente di più. Mentre le femmine possono rimanere con la madre per tutta la vita, i maschi abbandonano il branco materno a circa sei mesi di età per congiungersi a una mandria di giovani maschi scapoli. Le femmine possono partorire per la prima volta all'età di un anno, o più comunemente due anni, e i maschi divengono sessualmente maturi a 15-20 mesi, sebbene si accoppino solo quando riescono a occupare un proprio territorio, all'incirca verso i tre anni.

Gazzella e cucciolo

I fattori di rischio per la gazzella di montagna variano a seconda dell'areale della specie, ma le cause principali del suo declino sono la perdita dell'habitat e la caccia. Gran parte del suo habitat è stata devastata dallo sviluppo dell'agricoltura, dalla conversione in pascoli per il bestiame e dalla costruzione di strade e insediamenti umani. Il degrado dell'habitat ha avuto un impatto notevole sulla gazzella dell'acacia (G. g. acaciae) in Israele, dove le risorse idriche disponibili sono nettamente diminuite in seguito all'estrazione di acqua sotterranea da impiegare in agricoltura, causando il disseccamento e la scomparsa delle acacie e di altre piante perenni. La popolazione di gazzelle è ora costituita da meno di venti esemplari. Un ulteriore rischio è causato dall'inincrocio, che può portare alla riduzione della diversità genetica e rendere la sottospecie vulnerabile a fattori stocastici. Inoltre, in Israele, questa rara sottospecie, così come la gazzella di montagna della Palestina (G. g. gazella), viene cacciata da lupi (Canis lupus) e sciacalli (C. aureus).

La Iena Macchiata: Un Modello di Società Matriarcale e Riproduzione Complessa

La iena macchiata (Crocuta crocuta Erxleben, 1777), nota anche come iena maculata e iena ridens, è una iena nativa dell'Africa subsahariana. È classificata dall'IUCN come specie a rischio minimo, grazie al suo vasto areale e a una popolazione stimata tra 27.000 e 47.000 esemplari. La iena macchiata è la specie di iena vivente di maggiori dimensioni e si distingue per i suoi tratti vagamente orsini, le orecchie arrotondate, una criniera poco fitta e il caratteristico pelo maculato. La sua dentatura è particolarmente adattata a un doppio scopo, utile sia per triturare ossa sia per consumare carne. Le femmine presentano un particolare pseudo-pene, una caratteristica unica tra i mammiferi. È l'unica specie sopravvissuta del genere Crocuta, che durante il Pleistocene includeva altre forme, come le iene delle caverne eurasiatiche.

Iena macchiata

La iena macchiata è il carnivoro più sociale al mondo, con gruppi numerosi e una complessa organizzazione sociale. Il suo sistema sociale mostra notevoli somiglianze con quello dei primati cercopitecidi (come babbuini e macachi), sia per il numero di membri dei gruppi sia per la struttura gerarchica e la frequenza degli incontri tra individui imparentati e non. Tuttavia, il sistema sociale della iena macchiata è più competitivo che cooperativo. L'accesso a risorse come il cibo e le opportunità riproduttive dipendono dall'abilità di dominare gli altri membri del gruppo. La società è matriarcale, con femmine più grandi e dominanti rispetto ai maschi. La iena macchiata è il carnivoro di grossa taglia più comune in Africa, grazie alla sua capacità di adattarsi a diverse strategie alimentari. Sebbene sia nota per la sua abilità nel nutrirsi di carogne, è anche una cacciatrice esperta, capace di digerire pelle e ossa, e in grado di trarre il massimo nutrimento da una carcassa. La sua flessibilità comportamentale le consente di cacciare sia in solitaria sia in gruppo.

Il cranio della iena macchiata è più grande di quello della iena striata e presenta una cresta sagittale più sottile. Le ghiandole odorifere, situate su entrambi i lati dell'ano, secernono fluidi in una sacca posta tra la coda e l'ano. I genitali della femmina di iena macchiata sono sorprendentemente simili a quelli del maschio. Il clitoride ha la forma di un pene ed è in grado di diventare eretto. Inoltre, la femmina non presenta un'apertura vaginale tradizionale, poiché le labbra sono fuse insieme a formare uno pseudo-scroto. Lo pseudo-pene è attraversato da un canale urogenitale centrale, che svolge le funzioni di minzione, accoppiamento e parto. Rispetto al pene maschile, lo pseudo-pene femminile è più corto e presenta ghiandole dalla forma più rotonda. Entrambi i sessi dispongono di spine peniene alla base delle ghiandole genitali. La formazione dello pseudo-pene sembra essere indipendente dall'influenza degli androgeni, poiché questa struttura si sviluppa nel feto femminile prima della differenziazione delle ghiandole ovariche e surrenali. Quando non è eretto, lo pseudo-pene rimane retratto nell'addome, lasciando visibile solo il prepuzio.

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Gli antenati delle iene macchiate svilupparono comportamenti sociali complessi come strategia per difendere le carcasse dai predatori. Inoltre, l'evoluzione di carnassiali taglienti posizionati dietro premolari stritolanti permise loro di passare a una dieta basata sulla caccia attiva, diversamente dalle iene striate e brune, che si nutrono prevalentemente di carogne. Questi adattamenti coincisero con l'espansione territoriale della specie, necessaria per seguire le prede migratorie.

Il dimorfismo sessuale inverso delle iene macchiate, in cui le femmine superano i maschi per dimensioni e dominanza, ha dato origine a varie teorie. La iena macchiata è il mammifero carnivoro più socievole, organizzandosi in gruppi chiamati "clan", che rappresentano alcune delle unità sociali più grandi e complesse del regno animale. I clan sono territoriali e caratterizzati da una rigida gerarchia di dominanza, in cui le femmine occupano le posizioni più alte. Anche le femmine di rango più basso dominano i maschi di rango più alto. Le femmine, di norma, rimangono nel loro clan di nascita, dando origine a gruppi che possono contenere numerose linee materne. I maschi, invece, tendono a lasciare il clan intorno ai due anni di età. La struttura sociale dei clan si basa sul principio della "fissione-fusione", in cui i membri non stanno sempre insieme, ma si separano per vagare o cacciare da soli o in piccoli gruppi.

La grandezza del territorio varia notevolmente, da meno di 40 km² nel cratere del Ngorongoro a oltre 1000 km² nel Kalahari. La iena macchiata non ha una stagione degli amori fissa, anche se si osserva un aumento delle nascite durante la stagione delle piogge. Le femmine sono poliestre, con un periodo di estro che dura circa due settimane. Come molti feliformi, la iena macchiata è promiscua: maschi e femmine si accoppiano con più partner nel corso della loro vita. L'accoppiamento, che avviene prevalentemente di notte, è breve ma complicato. La gravidanza dura in media 110 giorni. Il parto, che avviene attraverso lo pseudo-pene, provoca la sua lacerazione per consentire l'uscita dei cuccioli. Le cucciolate sono generalmente composte da due piccoli, anche se non sono rari parti singoli o trigemini. I cuccioli nascono con occhi aperti e denti già formati, e iniziano subito a combattere per stabilire la gerarchia. Il cucciolo dominante ottiene un vantaggio competitivo scegliendo le mammelle più abbondanti, e spesso la morte del fratello o della sorella subordinati favorisce una crescita senza concorrenza. A differenza di altre specie sociali, la riproduzione non è esclusiva della femmina dominante: tutte le femmine del clan possono avere cuccioli, che vengono allevati in una tana comune. Queste tane possono ospitare fino a trenta piccoli di età variabile. Sebbene la tana sia condivisa, le femmine tendono a nutrire esclusivamente i propri cuccioli, respingendo quelli delle altre femmine. L'allattamento è prolungato e può durare fino a 14-18 mesi. I cuccioli di iena macchiata mostrano comportamenti adulti molto precocemente. Già a un mese di vita cominciano ad annusare e marcare la tana. Dopo 2-3 mesi, iniziano a perdere il mantello nero tipico dei neonati, sviluppando il caratteristico pelo maculato.

Cuccioli di iena macchiata

Sebbene sia spesso considerata un animale spazzino, numerosi studi dimostrano che la iena macchiata è un predatore attivo, responsabile della maggior parte delle prede che consuma. La iena macchiata caccia sia in solitaria sia in gruppo, utilizzando la vista e l'olfatto per localizzare le prede. La tecnica di caccia cooperativa più comune prevede che una iena carichi il gruppo di prede, costringendole alla fuga e consentendo alle compagne di individuare gli individui più vulnerabili. Sebbene molte delle loro prede siano più veloci, queste spesso non raggiungono la loro massima velocità, inconsapevoli della straordinaria resistenza delle iene nella corsa. Dopo un inseguimento che può durare tra 1,5 e 5 chilometri, le prede finiscono per sfinirsi, permettendo alle iene di raggiungerle. A differenza di altri predatori sociali come i licaoni, che condividono le carcasse in modo relativamente pacifico, le iene macchiate competono ferocemente per consumare il più possibile della preda.

La iena macchiata abita una vasta gamma di ambienti, tra cui semi-deserti, savane, boscaglie aperte e foreste montane fino a 4000 metri di altitudine. Tuttavia, è rara nelle foreste pluviali e nelle zone costiere. Nel deserto del Namib, le iene macchiate si concentrano lungo i fiumi stagionali, nelle aree subdesertiche del pro-Namib e sugli altopiani interni. In ambienti ideali, la loro popolazione supera quella di altri grandi carnivori, incluse le altre specie di iene. La iena macchiata è il membro più carnivoro della sua famiglia, nutrendosi raramente di frutti o vegetali. La sua dieta si basa principalmente su ungulati, tra cui antilopi di ogni taglia, bufali neri, zebre, facoceri e giovani esemplari di giraffa, ippopotamo e rinoceronte. Tuttavia, non è un predatore selettivo e consuma qualsiasi animale disponibile, inclusi mammiferi, uccelli, pesci e rettili. Non disdegna le carogne né i rifiuti umani. A differenza di molti altri carnivori, che consumano circa il 60% di una carcassa, la iena macchiata è una consumatrice estremamente efficiente. È in grado di stritolare e digerire le ossa più grandi, scartando soltanto corna, zoccoli e il contenuto dello stomaco.

Le Interazioni con Altri Predatori: La Competizione per le Risorse

Le iene macchiate e i leoni condividono gran parte delle stesse prede, con una sovrapposizione alimentare stimata tra il 58% e il 68%. Questa competizione diretta rende frequenti gli scontri tra le due specie. I leoni, in genere, ignorano le iene a meno che queste non stiano mangiando o non le provochino. Tuttavia, in alcune aree, come il cratere del Ngorongoro, i leoni possono seguire attivamente le iene per sottrarre loro le prede. In alcuni casi, le iene possono mostrare un'audacia straordinaria, mangiando accanto ai leoni o cercando persino di scacciarli da una carcassa. Le iene hanno solitamente la meglio nei conflitti per il cibo quando superano i leoni in un rapporto numerico di 4:1 e in assenza di maschi adulti. Tuttavia, i leoni possono reagire con violenza anche quando non c'è in gioco una carcassa, e la predazione da parte dei leoni rappresenta una delle principali cause di mortalità per le iene macchiate. Nel parco nazionale d'Etosha, ad esempio, dove i clan di iene sono più piccoli e i leoni numericamente prevalenti, la predazione da parte dei leoni è responsabile fino al 71% delle morti tra le iene.

Le iene macchiate spesso inseguono i licaoni per sottrarre loro le prede. Tuttavia, i licaoni reagiscono con aggressività e, grazie alla loro eccellente capacità di agire in gruppo, possono avere la meglio sulle iene. Anche se ghepardi e leopardi preferiscono cacciare prede più piccole rispetto a quelle predilette dalle iene macchiate, queste non esitano a rubare le loro prede quando se ne presenta l'opportunità. I ghepardi raramente oppongono resistenza, mentre i leopardi possono rispondere con aggressività. I canidi di dimensioni minori, come gli sciacalli dalla gualdrappa, gli sciacalli striati e i lupi africani, talvolta si nutrono delle carcasse accanto alle iene macchiate, ma vengono rapidamente allontanati se si avvicinano troppo. Inoltre, le iene sono state osservate mentre seguivano i lupi e gli sciacalli durante la stagione del parto delle gazzelle.

Interazione tra iene e leoni

Comunicazione e Strutture Sociali Complesse

Le iene macchiate utilizzano molteplici modalità sensoriali per comunicare. Una cerimonia di saluto, per esempio, viene solitamente iniziata da una iena subordinata nei confronti di una compagna di rango superiore. La cerimonia inizia con segnali di sottomissione, come l'annusarsi il muso, l'agitazione della coda e l'abbassamento del posteriore. La marcatura territoriale, un altro aspetto cruciale della loro comunicazione, avviene quando le iene macchiate utilizzano le loro ghiandole odorifere per depositare fluidi sugli steli d'erba. Questo comportamento è accompagnato da vocalizzi e posture aggressive, fungendo da avvertimento per altri clan e da rafforzamento del legame all'interno del proprio gruppo.

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