La figura di Gabriella Marano si staglia nel panorama contemporaneo come una sintesi complessa di discipline umanistiche e scientifiche. Psicologa clinica e forense, criminologa operante a Latina, la dottoressa Marano rappresenta un punto di riferimento per l'integrazione tra la conoscenza del passato - radicata negli studi archeologici - e l'analisi del presente, focalizzata sulle dinamiche oscure della mente umana e della giustizia.

Le origini e il percorso formativo
Gabriella Marano è nata ad Avellino, luogo che ha segnato l’inizio di un cammino intellettuale quanto mai variegato. La sua formazione accademica ha avuto avvio presso la facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa”, dove ha conseguito una prima laurea in Archeologia classica con il massimo dei voti. Questo interesse per il reperto, per la traccia lasciata dal tempo e per la ricostruzione del vissuto attraverso l'analisi dei resti, ha costituito la base metodologica della sua futura carriera.
La transizione verso le scienze umane è stata segnata da un percorso di perfezionamento che l'ha portata all'Università degli Studi di Roma “Lumsa”, dove ha conseguito un Master universitario di II livello in Studi storico-artistici e Tutela e Valorizzazione del patrimonio culturale e dell'Ambiente, sotto la direzione del Prof. Francesco Sisinni. Durante questo periodo, la Marano ha approfondito la filosofia e l’antropologia, discipline che hanno alimentato una crescente curiosità verso la complessità psicologica dell'individuo.
Successivamente, il suo interesse per la dimensione investigativa si è concretizzato attraverso lo studio dell’Archeologia forense presso l'”I.N.pe.F.” di Roma. La sua preparazione è stata ulteriormente arricchita dalla partecipazione al Campus di Archeologia, Antropologia e Osteologia forense, organizzato dal “Labanof” (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense) dell’Università degli Studi di Milano, diretto dalla Professoressa Cristina Cattaneo, una delle massime esperte internazionali del settore. Il coronamento di questo iter è rappresentato dal conseguimento della seconda laurea magistrale in Psicologia, specializzatasi poi in psicologia giuridica e investigativa.
La vocazione per il "Crime" e l'impegno sociale
La passione per le dinamiche criminali ha radici precoci, alimentata sin dall'infanzia. Come dichiarato dalla stessa dottoressa: "Da piccolissima la eredito da mio padre. Lui seguiva tutti i programmi e le trasmissioni 'crime' ed io gli stavo dietro. Il sabato si sintonizzava sempre su 'Un giorno in pretura'. Ricordo che andava in onda tardi e lui mi mandava a dormire, ma io rimanevo a guardarlo, di nascosto, dietro di lui. Poi insieme commentavamo i casi, io gli facevo mille domande e le sue risposte mi illuminavano".
Questa curiosità intellettuale, unita a un profondo senso di giustizia, l'ha portata a dedicarsi alla clinica e alla criminologia. Oggi, la dottoressa Marano ricopre il ruolo di presidente dell’associazione “La scuola di Atene”, la cui mission è fornire sostegno legale e psicologico a giovani e famiglie in difficoltà. L’associazione svolge un’intensa attività di prevenzione contro violenze, abusi e maltrattamenti attraverso progetti nelle scuole di tutta Italia, convegni, seminari e corsi di formazione.

L'autopsia psicologica: la scienza dell'invisibile
Un pilastro fondamentale dell'attività di un criminologo e psicologo forense è la capacità di analizzare eventi che, per loro natura, sfuggono a un’osservazione immediata. In questo contesto, l’Autopsia psicologica si configura come uno strumento clinico/investigativo che contribuisce a chiarire le dinamiche relative ad un caso di scomparsa, o in che modo è avvenuta la morte nei casi di suicidio, omicidio o morte accidentale, focalizzandosi sugli aspetti psicologici dell’evento (L. N. Eliopulos, 2008).
Secondo quanto riportato da Clark e Horton-Deutsch (1992), il primo studio di autopsia psicologica è rappresentato, con ogni probabilità, dalla ricerca psicoanalitica incompiuta condotta da Zilboorg su novantatré suicidi di agenti di polizia a New York City, tra il 1934 e il 1940. La ricerca rispondeva all’esigenza di comprendere il motivo dell’aumento di suicidi nella polizia attraverso interviste a vedove e familiari condotte da un team multidisciplinare composto da psichiatri, psicologi, assistenti sociali, sociologi e antropologi.
Negli anni Cinquanta, il dott. Theodore J. Curphey, coroner di Los Angeles, chiese al team del Los Angeles Suicide Prevention Center (LASPC) di far luce sulle morti equivoche. Edwin S. Shneidman e Norman Farberow furono i pionieri nel fornire un approccio multidisciplinare al problema. Shneidman, nel 1961, definì l’autopsia psicologica come una “ricostruzione retroattiva della vita di una persona, capace di individuare aspetti che ne rivelino le intenzioni rispetto alla propria morte, fornire indizi sul tipo di decesso, sul livello di partecipazione alle dinamiche del decesso e spiegare i motivi per cui la morte è avvenuta in un dato momento”.
L’Autopsia psicologica è, dunque, un esame post mortem che non necessita né di una scena del crimine, né necessariamente della presenza del corpo della vittima, restando l’unico indispensabile strumento da utilizzare nei casi in cui mancano prove fisiche tangibili.
L'impatto emotivo e il ricordo delle vittime
Il lavoro della dottoressa Marano non è solo tecnico, ma profondamente umano. "Porto nel cuore tutte le vite sfortunate che ho sfiorato, ne ricordo sguardi, lacrime e parole", confessa. La sua esperienza professionale l’ha portata a confrontarsi con il dolore dei familiari e con il vuoto lasciato dalle tragedie.
Tra i casi di cronaca che l’hanno segnata profondamente, spicca quello di Maria Chindamo. La dottoressa ne sottolinea la ferocia e la motivazione: "Maria ha pagato con la vita la sua scelta di libertà, voleva solo essere una donna libera e felice". Il costante impegno dei familiari, e in particolare del fratello Vincenzo, resta per la dottoressa Marano un esempio di tenacia nella ricerca di verità e giustizia.
L’altro lato del CRIMINE: Psicologia FORENSE!
Prospettive professionali e vita privata
Oltre all'impegno clinico e forense, Gabriella Marano è attivamente coinvolta nella produzione editoriale e nella divulgazione. Sono in fase di uscita tre nuove pubblicazioni, di cui una dal taglio tecnico e due focalizzate su temi di forte impatto sociale. La sua carriera è caratterizzata da una costante evoluzione: "Sono una ribelle, non sto mai ferma, mi chiamano 'zingara… nomade', non faccio in tempo a raggiungere un obiettivo che dietro l’angolo ne ho già altri".
Nella sua vita privata, la dottoressa trova rifugio nel mare, nelle esplorazioni di luoghi abbandonati - dove la curiosità archeologica si fonde con la sensibilità psicologica nel cercare le tracce di chi è passato - e, soprattutto, nella famiglia. Il legame con i figli Diego e Vittoria, con le sorelle Roberta e Giuliana e il ricordo costante del padre Claudio, uomo solido e strutturato, rappresentano il fulcro del suo equilibrio. Come lei stessa afferma: "Mi rivolgo spesso a lui, gli parlo, lo cerco", mantenendo vivo un legame che, pur oltre la morte, continua a guidare le sue scelte etiche e il suo instancabile lavoro a favore degli ultimi.