Introduzione: La Rivoluzione del NIPT e il Ruolo Cruciale della Frazione Fetale
Negli ultimi 20 anni, abbiamo assistito a una vera e propria rivoluzione nell'ambito della genetica medica, e anche la genetica prenatale è stata coinvolta in questo grande cambiamento. Il Test del DNA Fetale estratto dal sangue materno, noto anche come NIPT (Non Invasive Prenatal Test), è allo stato attuale il test di screening più accurato per la valutazione di determinate condizioni genetiche fetali. Questa indagine non invasiva, a rischio zero per la gestante e per il feto, è stata messa a punto con l'obiettivo di anticipare il più possibile la diagnosi di eventuali patologie che possano mettere a rischio la salute del feto durante il primo trimestre di gravidanza.
Il test del DNA fetale (NIPT) è uno screening prenatale non invasivo che analizza frammenti di DNA del feto presenti nel sangue materno. Si esegue dalla decima settimana di gravidanza e consente di valutare il rischio di trisomie come la sindrome di Down, oltre a individuare anomalie genetiche come microdelezioni e alcune malattie metaboliche rare. L’articolo illustra come funziona il test, quando è consigliato, chi dovrebbe sottoporsi e quali sono i suoi limiti, inclusa la possibilità di falsi positivi o negativi. Il NIPT, acronimo inglese di NonInvasive Prenatal Testing, è una metodica di analisi che serve a valutare il rischio che il feto possa nascere affetto da determinate anomalie genetiche. L’esame è reso possibile dal fatto che il DNA delle cellule placentari è solitamente identico al DNA del feto. L’analisi di questi frammenti offre quindi l’opportunità di valutare precocemente la possibile presenza di alcune anomalie genetiche in modo minimamente invasivo, mediante un semplice prelievo di sangue da una vena del braccio della madre.
Al centro dell'affidabilità e dell'efficacia di questa metodica si trova un parametro essenziale: la frazione fetale (FF). La frazione fetale, cioè il rapporto tra la quantità del DNA fetale e il DNA totale presente nel campione, è un elemento critico che determina la capacità del test di rilevare accuratamente le aneuploidie cromosomiche. Se infatti la FF è molto bassa, le anomalie cromosomiche potrebbero non essere rilevabili, e quindi produrre risultati falsi negativi. Comprendere la frazione fetale è dunque fondamentale per interpretare correttamente i risultati del NIPT e per garantire che le aspettative siano allineate con le potenzialità e i limiti di questo innovativo screening.

Il Test del DNA Fetale: Come Funziona e Perché è Non Invasivo
Il test del DNA fetale si basa sulla ricerca e l’analisi del DNA estratto dalle cellule del feto circolanti nel sangue materno. Questa è una metodica di screening che negli ultimi anni è diventata sempre più diffusa, soprattutto perché, come detto, non è invasiva né rischiosa. È importante sottolineare che il DNA fetale non deriva direttamente dal feto ma dalla placenta, la quale si suppone abbia un corredo cromosomico sovrapponibile a quello fetale. Durante la gravidanza, il flusso sanguigno della madre contiene un insieme di frammenti di DNA, provenienti sia dalle proprie cellule che da quelle della placenta, il tessuto che nell’utero collega la circolazione sanguigna del feto a quella della madre. Questi piccoli frammenti di DNA circolanti (di solito comprendono meno di 200 basi azotate) si formano quando le cellule muoiono e rilasciano il loro contenuto all’esterno.
Il NIPT è un test assolutamente sicuro per la gestante, perché per effettuarlo è sufficiente un semplice prelievo di sangue venoso, esattamente come per un emocromo. Questo è il principale vantaggio del test del DNA fetale, in quanto rappresenta un ottimo compromesso tra affidabilità e invasività, richiedendo infatti un semplice prelievo di sangue dalla donna incinta, senza in alcun modo coinvolgere il feto. Non presenta alcun rischio di aborto.
La maggior parte dei NIPT si basa sulla sofisticata tecnica NGS (Next Generation Sequencing), l'insieme delle tecnologie di sequenziamento degli acidi nucleici che hanno in comune la capacità di sequenziare, in parallelo, milioni di frammenti di DNA. In laboratorio, il DNA fetale viene isolato dal sangue materno e vengono analizzate le sequenze cromosomiche con la tecnica di sequenziamento di ultima generazione. Queste sequenze vengono poi valutate con sistemi computerizzati bioinformatici per determinare la presenza di variazioni quantitative che indicano la presenza o meno di eventuali aneuploidie cromosomiche fetali. Questo è lo stesso principio, per intenderci, di quello che si utilizza per la celebre biopsia liquida per alcune forme tumorali.
La Frazione Fetale: Il Fattore Determinante per l'Affidabilità del NIPT
La frazione fetale (FF) è la percentuale di DNA fetale libero (cell-free DNA, cfDNA) presente nel sangue materno rispetto al DNA totale materno. È un parametro critico per l'accuratezza del NIPT. Molte delle metodologie NIPT richiedono che la FF sia superiore al 4% (2-4). Questo limite si basa sull’assunto che a basse percentuali di FF le aneuploidie cromosomiche potrebbero non essere identificate. Il valore del 4% deriva da modelli statistici teorici non basati su studi di validazione diretta delle specifiche metodiche NIPT.
A tutt’oggi non sono ancora stati effettuati studi per verificare il Limit of Detection (LOD), ovvero quale può essere il reale valore più basso di FF al quale una specifica metodologia possa rilevare la presenza di un’aneuploidia. Questa lacuna nella ricerca indica un’area di continuo studio e perfezionamento nel campo dei NIPT. Frazioni fetali insufficienti possono impedire l’esecuzione delle analisi o condurre a risultati inaffidabili (falsi negativi). Va da sé che valori di frazioni fetale poco sopra al cut-off (fino al 6%), non assicurano la sensibilità dell’esame sopra citata. Le tempistiche dell’esame sono dettate dalla necessità di attendere che ci sia una sufficiente quantità circolante di frammenti di DNA fetale nel sangue della madre (frazione fetale, che deve essere superiore al 4%) e questo si verifica in genere intorno alla decima settimana di gravidanza.
Diversi fattori possono influenzare la frazione fetale. Ad esempio, pazienti con peso superiore ai 90 kg hanno un rischio più elevato di fallimento dell’esame per bassa frazione fetale. Altre condizioni, come la settimana gestazionale precoce, possono risultare in una frazione fetale insufficiente. Per questo motivo, il NIPT si esegue idealmente tra la 10ª e la 13ª settimana di gravidanza, compatibilmente con le linee guida regionali. Se eseguito troppo precocemente, la frazione di DNA fetale nel sangue materno potrebbe essere insufficiente per l’analisi affidabile. È fondamentale che i centri che offrono il test siano consapevoli di questi fattori e li comunichino alle gestanti per garantire la massima accuratezza e minimizzare la necessità di un nuovo prelievo.

Affidabilità e Limiti del NIPT: Oltre la Frazione Fetale
Il NIPT (Non Invasive Prenatal Test) è considerato il test di screening più accurato, ma è cruciale comprenderne sia l'affidabilità che i limiti. La sensibilità per la trisomia 21 è superiore al 99% e i falsi positivi sono molto rari. Il test, se negativo, va considerato rassicurante. Questo significa che il feto ha un rischio inferiore di avere un’anomalia genetica rispetto al rischio medio, ma non esclude la possibilità che ne sia effettivamente affetto nonostante tutto. L’attuale letteratura scientifica consente di stimare valori predittivi negativi elevati, superiori al 99,9%; questo significa che è molto probabile che il feto non presenti un’anomalia cromosomica se il test restituisce un risultato negativo.
Tuttavia, il NIPT è un test di screening, non può dare una diagnosi certa. Indica una probabilità che il feto presenti anomalie cromosomiche (es. trisomie), ma non può confermare definitivamente la presenza o meno di una malattia genetica. Se positivo, va eseguita l’amniocentesi poiché il DNA anomalo potrebbe derivare dalla placenta e non dal feto. Questo è un tema molto importante, perché il test non è ancora garantito dal nostro sistema sanitario nazionale come test diagnostico definitivo. In altre parole, non si devono utilizzare i risultati dei test di screening per prendere decisioni sulla gravidanza, perché queste analisi potrebbero non riflettere accuratamente il profilo genetico del feto.
Falsi Positivi e Falsi Negativi: Comprendere le Eccezioni
Il NIPT ha sensibilità e specificità molto elevate per le trisomie più frequenti (es. Trisomia 21), ma non è infallibile. Infatti, si possono avere dei falsi positivi (il test segnala un’anomalia che non c’è) o falsi negativi (il test non la rileva). Un esito positivo del test del DNA fetale richiede quindi necessariamente il ricorso a procedure strumentali invasive, che hanno l’obiettivo di confermare il risultato o escluderlo in maniera più attendibile, come l'amniocentesi che può essere fatta solo a partire dalla quindicesima settimana di gestazione, e che richiede tempi lunghi (anche 15 giorni) per la refertazione o il prelievo dei villi coriali. Così, se è positivo, esiste almeno un 5% di feti che non hanno in realtà alcuna anomalia.
La percentuale di falsi positivi è inferiore allo 0,04% per la trisomia 21, ma possono comunque verificarsi. Tra i motivi di questi esiti non corrispondenti alla realtà fetale ci sono i mosaici placentari. Nella placenta, infatti, troviamo aree il cui corredo cromosomico non corrisponde a quello fetale e tali aree si chiamano MOSAICI. Tali aree mosaico possono dare origine a risultati falsi positivi o falsi negativi. Un altro limite dell’esame, oltre alla frazione fetale, è rappresentato da un eventuale mosaicismo cromosomico materno, che possa in qualche modo alterare i risultati del test. Questo è vero soprattutto relativamente alle anomalie cromosomiche sessuali, come la monosomia del cromosoma X.
Inoltre, il test del DNA fetale potrebbe non essere praticabile in caso di recenti trasfusioni di sangue, in quanto il DNA esogeno potrebbe interferire con l'analisi. I test del DNA fetale si possono eseguire su tutte le donne in gravidanza, ma soprattutto in quelle in cui la raccolta di informazioni genetiche riguardanti la coppia mostra la presenza di fattori che aumentano il rischio di incorrere in anomalie. Il test, lo ribadiamo nuovamente, non è rischioso e in nessun modo pericoloso per la gravidanza.
Condizioni Indagate dal NIPT: Dal Comune al Raro
Il target di questo test è rappresentato prevalentemente dalle anomalie cromosomiche, in particolare quelle relative ai cromosomi 13 (Sindrome di Patau), 18 (Sindrome di Edwards) e 21 (Sindrome di Down), che nell’insieme rappresentano oltre il 70% delle anomalie cromosomiche oggi note. Il test permette di rilevare in modo accurato le più comuni trisomie fetali, la trisomia 21 o sindrome di Down, trisomia 18 o sindrome di Edwards, trisomia 13 o sindrome di Patau.
Oltre a queste, il NIPT indaga anche le aneuploidie dei cromosomi X e Y, i cromosomi sessuali (sindrome di Turner, Klinefenter, XYY) e il sesso fetale a partire dalla 10° settimana di gravidanza fino al termine. È possibile evidenziare la presenza/assenza del Cromosoma Y; in caso di presenza, sicuramente un feto è maschio, ma potrebbero esserlo entrambi i feti, mentre in assenza del Cr. Y significa che almeno un feto è femmina o entrambi sono femmine. Il NIPT può inoltre includere lo screening per ulteriori disordini cromosomici causati da sezioni mancanti o duplicate di un singolo cromosoma, oltre che per testare malattie genetiche causate da alterazioni di singoli geni. Si ipotizza che, con il tempo, saranno sempre di più le possibili malattie individuabili.
Vengono indagate anche alcune microdelezioni tra le più frequenti in popolazione, cioè piccolissime parti di cromosoma che vengono a mancare, che coinvolgendo in questo modo l’assenza di alcuni geni in quei tratti mancanti, si associano a sindromi molto complesse e gravi. Tuttavia, il test risulta meno affidabile per alterazioni più ridotte e rare come le microdelezioni (assenza di piccole porzioni di cromosoma). Per molte altre condizioni, il NIPT non è così sensibile. Inoltre, ci sono una serie di sindromi che vengono indagate, ma non sono compatibili con la vita, il che significa che il feto affetto da tali patologie non sopravvivrebbe oltre il primo trimestre. Offrire un test ad ampissimo spettro senza spiegare adeguatamente alle famiglie la portata dello screening non ha alcun senso.
La NIPT e gli approfondimenti citogenetici
Quando e Come Eseguire il NIPT: La Scelta Informata
La decisione di sottoporsi al NIPT, così come la scelta del momento e del luogo per effettuarlo, deve essere ben ponderata e supportata da un'adeguata consulenza. Il NIPT è il test d’elezione per le gravidanze a basso rischio, ovvero per donne al di sotto dei 35 anni e senza fattori di rischio noti. Tuttavia, è disponibile anche per le gravidanze insorte con ovodonazione e per le gravidanze multiple (non comunque superiori a due).
Il Timing Ottimale e l'Importanza dell'Ecografia
Il NIPT si esegue idealmente tra la 10ª e la 13ª settimana di gravidanza, ma può essere effettuato a partire dalla 10° settimana fino al termine. È fondamentale che sia sempre preceduto da un'ecografia per la ricerca di markers di aneuploidie che, se presenti, indirizzano direttamente agli esami invasivi. Presso lo studio medico viene effettuato un colloquio prima del test e viene eseguita a 12 settimane un'ecografia morfologica precoce con uno studio dettagliato dell’anatomia fetale che comunque va integrata al test e lo rende più completo. Quello che è fondamentale ricordare è che questo test non sostituisce mai le indagini ecografiche.
La FMF (Fetal Medicine Foundation) consiglia sempre di eseguire il test successivamente al test combinato in quanto il dosaggio delle proteine placentari è fondamentale per lo screening precoce della preeclampsia.
L'Indispensabile Ruolo della Consulenza Genetica
I risultati di un test del DNA fetale devono essere sempre accompagnati, prima e dopo l’esito, da un’accurata consulenza genetica e familiare, al fine di individuare eventuali fattori di rischio materni e paterni che possono incidere sullo sviluppo di anomalie cromosomiche. È opportuno che la coppia si rivolga a un consulente genetico prima di decidere di sottoporsi a test prenatali, per essere guidati nella scelta e, successivamente, nella valutazione dei risultati.
Se il test mi restituisce dei risultati positivi o dubbi, è necessario considerare il background materno, ma potrebbe essere necessario un coinvolgimento dell’intero nucleo familiare ed è necessaria una competenza di genetica medica che oggettivamente non tutti possono offrire. Fondamentale nella scelta del NIPT è il centro al quale rivolgersi. Pubblico o privato che sia, deve trattarsi di un centro di grande esperienza, che abbia la possibilità di effettuare il test contestualmente a un accertamento ecografico, e che possa offrire un’adeguata consulenza genetica sia in fase iniziale che, soprattutto, in caso di necessità di approfondimenti diagnostici ulteriori.
Il Dr. Antonio Novelli, Direttore U.O.C. Laboratorio di Genetica Medica, IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma, spiega che le più recenti linee guida internazionali (dell’American College of Medical Genetics) non raccomandano espressamente l'uno o l'altro test. È molto più importante affidarsi a chi possa garantire una consulenza genetica eseguita da un genetista medico esperto, a prescindere dalla tipologia di NIPT offerto. Centri che siano in grado, eventualmente, di accompagnare le gestanti anche qualora si renda necessaria un’amniocentesi.
NIPT e Rischio Noto di Patologie Monogeniche
Un capitolo a parte merita l’applicazione del NIPT in caso di rischio noto di patologie monogeniche. Posto che abbiamo già chiarito che non si tratta del test d’elezione in questi casi, dato che il NIPT è e rimane un test di screening e che solo l'analisi invasiva (villo- o amniocentesi) può dare la certezza diagnostica. All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, seguono molte coppie portatrici sane o affette da patologie genetiche che desiderano una gravidanza. Per alcune coppie è certamente possibile e sensato un percorso di PMA con PGT (procreazione medicalmente assistita con diagnosi preimpianto), ma non tutte le coppie lo desiderano e non per tutte le donne è possibile sottoporsi a queste procedure.
Il Panorama del NIPT in Italia: Accessibilità e Scelte
L'accessibilità al NIPT e la sua offerta in Italia hanno subito un'evoluzione significativa negli ultimi anni, riflettendo sia il progresso scientifico che le dinamiche del mercato. Fino a una decina di anni fa, eseguire il NIPT era difficile, e c’era ancora molta confusione in merito. I campioni venivano spediti in Cina, oppure negli USA. Dal 2016, le Company allora monopoliste hanno venduto il proprio know-how (parliamo sostanzialmente di tech transfer) e oggi possiamo analizzare il DNA fetale in laboratori italiani, garantendo maggiore sicurezza.
Linee Guida e Contestualizzazione Nazionale
Il Ministero Italiano della Salute, in maggio 2015, ha pubblicato le proprie linee guida per il corretto utilizzo dei NIPT basati sullo studio del cell-free DNA (cfDNA) fetale (1). Questo ha permesso anche di personalizzare molto i test, offrendo un pannello di screening sempre più ampio, con una notevole spinta commerciale e creando una grande competizione. Da un lato, questo si è tradotto in un aumento dei volumi e un conseguente abbattimento dei costi; dall’altro, però, si è creata una competizione tale per cui oggi qualsiasi laboratorio privato offre il NIPT con pannelli di screening differenti.
Quando eseguiamo questo tipo di test, dobbiamo essere pronti a considerare il background materno. Se il test mi restituisce dei risultati positivi o dubbi, è necessario considerare il background materno.
Costi e Offerta Regionale
Il costo del NIPT è ovviamente variabile a seconda del laboratorio scelto, ma indicativamente compreso tra € 300 e € 700, quando sostenuto privatamente. Il costo è in genere detraibile. È vero che alcune regioni italiane offrono gratuitamente il NIPT? Sì: a partire dal 1° luglio 2024, in alcune regioni (come Emilia-Romagna) il NIPT è offerto gratuitamente alle donne in gravidanza come parte del percorso nascita regionale. In generale, l’offerta gratuita e l’accessibilità possono variare secondo regione e condizioni. Questo è un tema molto importante, perché parliamo di un test che non è ancora garantito dal nostro sistema sanitario nazionale in tutte le sue forme e per tutte le indicazioni.
La Scelta del Pannello di Screening: Qualità vs. Quantità
La differenza sostanziale è che con il NIPT test genome wide andiamo ad analizzare l’intero genoma, cioè tutto l’assetto cromosomico. Apparentemente dunque si tratta di una scelta facile (chiunque si orienterebbe verso il panorama più ampio possibile), ma non necessariamente deve essere così. I test NIPT offerti sul mercato propongono dunque pannelli di screening diversi, ma hanno anche prezzi diversi.
Mentre sappiamo che il NIPT è estremamente sensibile sulle anomalie dei cromosomi 13, 18, 21, X e Y, non è così sensibile per moltissime altre condizioni. Offrire un test ad ampissimo spettro senza spiegare adeguatamente alle famiglie la portata dello screening non ha alcun senso. È molto più importante affidarsi a chi possa garantire una consulenza genetica eseguita da un genetista medico esperto, a prescindere dalla tipologia di NIPT offerto. La comprensione di queste dinamiche e l'accesso a una consulenza genetica qualificata sono cruciali per le future mamme nel prendere decisioni informate riguardo alla salute prenatale.
