C’è un magistrato a Milano che, da qualche tempo, è diventato famoso, a torto o a ragione, per alcune vicende controverse che stanno segnando la sua carriera. Non è un giudicante, ma un magistrato inquirente e requirente che lavora da più di sette anni nella Procura più importante ed ambita d’Italia per qualsiasi pubblico ministero. Si chiama Francesco De Tommasi, ha 51 anni ed è nato e cresciuto in Calabria, nella sua Corigliano oggi Corigliano-Rossano, anche se questo dettaglio biografico è noto soprattutto a coloro che appartengono alla sua stessa generazione. Oggi pubblico ministero a Milano, De Tommasi vanta un passato significativo nelle procure di Forlì, Catanzaro e Torre Annunziata, maturando un'esperienza trasversale che lo ha portato a confrontarsi con diverse realtà del panorama giudiziario italiano.

Il caso Alessia Pifferi e la strategia della "campagna con l'elmetto"
La procura di Milano ha un nuovo pm d’assalto, talmente d’assalto che da mesi fa litigare continuamente tra loro gli stessi magistrati milanesi. Francesco De Tommasi è balzato agli onori delle cronache per aver condotto l’indagine e poi il processo nei confronti di Alessia Pifferi, la donna condannata in primo grado all’ergastolo per aver lasciato la figlia Diana, di 18 mesi, morire di fame e sete nel luglio 2022, abbandonandola a casa per sei giorni. Attorno a questa vicenda, De Tommasi si è reso protagonista di alcune iniziative che hanno suscitato reazioni durissime, non solo tra i penalisti ma anche tra i magistrati di Milano. La condotta del magistrato in questo caso specifico può essere analizzata attraverso tre atti distinti, che hanno delineato un profilo d'azione estremamente deciso e, per certi versi, dirompente rispetto alle prassi consolidate.
Nel primo atto di questa sequenza, De Tommasi si è ritrovato a essere allo stesso tempo pm del processo contro Pifferi e pm dell’indagine contro la legale di Pifferi e le psicologhe. Alessia Pifferi è imputata per l'omicidio di sua figlia, e titolari dell'inchiesta erano originariamente i procuratori Francesco De Tommasi e Raffaella Stagnaro. Tuttavia, lo scorso gennaio, De Tommasi ha avviato un'inchiesta parallela che vede indagate per falso ideologico e favoreggiamento due psicologhe del carcere San Vittore e l'avvocata Alessia Pontenani, legale della Pifferi. Ciò che ha stupito di più è che De Tommasi ha svolto l’indagine parallela all’insaputa di Rosaria Stagnaro, cotitolare del processo sulla morte della piccola Diana. Non appena venuta a conoscenza dell’inchiesta bis, la pm Stagnaro ha formalizzato al capo della procura di Milano, Marcello Viola, la rinuncia al caso perché non solo non condivideva l’iniziativa del collega ma ne era stata tenuta all’oscuro.
Questa mossa ha provocato una reazione immediata da parte della Camera Penale di Milano. La presidente del Consiglio direttivo, Valentina Alberta, ha definito l'iniziativa come un attacco al processo, sostenendo che il pubblico ministero ha usato impropriamente il suo potere investigativo. Secondo i penalisti milanesi, è necessario tutelare la serenità del processo e dunque dell'imputato che lo subisce, rivendicando il diritto di difesa e di esercizio del diritto alla prova che nel processo sono stati pericolosamente intaccati dalla condotta del pubblico ministero, il quale rischierebbe di intimidire difensore, personale sanitario, consulenti e periti. Il 4 marzo 2024, i penalisti hanno quindi attuato uno sciopero per denunciare quello che considerano un attacco al diritto di difesa.
Il Processo Penale spiegato in 4 minuti
Il secondo atto si è consumato con l'apertura del processo di appello. De Tommasi ha depositato nel vecchio fascicolo del pm del processo di primo grado la copia di tutti gli atti della propria inchiesta parallela, notificando il tutto alle parti per eventuali richieste istruttorie in appello. Un atto che ha lasciato sbigottita la collega della procura generale che sta portando avanti l’accusa nel processo d’appello, Lucilla Tontodonati, che nell’aula di giustizia ha definito quella di De Tommasi un’iniziativa inammissibile, tardiva, impropria perché effettuata in modo anomalo dal pm di primo grado che non ha titolo per interloquire in questo processo di secondo grado dove l’accusa è rappresentata dalla procura generale. Alla fine la Corte d’appello ha dato ragione alla pg Tontodonati, decidendo di non far entrare nel processo gli atti dell’indagine parallela.
Infine, il terzo atto ha riguardato la richiesta di astensione rivolta al giudice Roberto Crepaldi. Con l’avallo del procuratore capo, Marcello Viola, De Tommasi ha chiesto al gup di astenersi dall’udienza preliminare dell’inchiesta bis perché Crepaldi aveva firmato un comunicato dell’Anm di Milano in cui si ribadiva la centralità della funzione difensiva. Per De Tommasi, tali affermazioni dimostravano un pregiudizio sulla legittimità della sua indagine. Tuttavia, il presidente del tribunale di Milano, Fabio Roia, non ha accolto l’istanza, osservando che il comunicato richiamava genericamente principi fondamentali dell’ordinamento.
L'impegno civile e la divulgazione: il progetto Materia Viva
Oltre alla sua attività strettamente giudiziaria legata ai casi di cronaca nera, Francesco De Tommasi ha mostrato un interesse attivo per le tematiche ambientali e la legalità economica. Il magistrato è infatti uno dei volti di “Materia Viva”, il docufilm promosso da Erion WEEE in collaborazione con Libero Produzioni. Questo progetto nasce con l'obiettivo di sensibilizzare i cittadini italiani sull’importanza di modificare i comportamenti quotidiani per poter realizzare la transizione ecologica di cui il pianeta ha urgentemente bisogno.
Nel corso della sua intervista per il docufilm, il magistrato ha spiegato in modo analitico il fenomeno dei flussi paralleli legati ai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). De Tommasi ha sottolineato come i RAEE siano beni che hanno un valore economico importante; proprio per questo motivo, esiste un interesse specifico nell'acquistarli al di fuori dei circuiti legali, andando così a creare canali completamente illeciti. Questo tipo di attività non solo danneggia l'ambiente, ma alimenta circuiti di economia sommersa e potenzialmente criminale, sottraendo risorse preziose al ciclo del riciclo certificato e sicuro. La partecipazione a tali iniziative evidenzia una visione del ruolo del magistrato che non si esaurisce nelle aule di tribunale, ma si estende alla prevenzione e all'educazione civica su temi di portata globale.

Una visione critica del sistema: la lotta contro le correnti nella magistratura
Francesco De Tommasi si rivolge ai magistrati che sono scontenti, che si sentono esclusi, a quei magistrati che non hanno nessuna opportunità professionale, a quelli per i quali le circolari si applicano al millesimo. A quarantacinque anni (all'epoca della sua candidatura), De Tommasi ha deciso di correre da indipendente nelle elezioni per il Consiglio Superiore della Magistratura, proponendo le sue idee all’elettorato perché crede fermamente di potersi impegnare contro le correnti per quello che sono divenute adesso.
Il ritratto che De Tommasi fa delle correnti è impietoso, disarmante e preoccupante. Secondo il pm milanese, le correnti sono divenute dei centri di gestione del potere che hanno occupato tutto: il Csm, i consigli giudiziari, il ministero della giustizia. La sua analisi denuncia una spartizione sistematica che va dai grandi incarichi alle "briciole", queste ultime spesso distribuite tra i magistrati in modo clientelare. Per spezzare questo circolo vizioso, De Tommasi ritiene che si debba ripartire da poche norme chiare, oggettive e trasparenti, basate su procedure rapide, snelle e veloci, per assicurarne l’osservanza anche da parte dei capi degli uffici. Questo approccio servirebbe anche a evitare che le discriminazioni sul posto di lavoro passino sotto traccia, una realtà che, secondo il magistrato, molti colleghi conoscono bene presentando osservazioni che rimangono inascoltate.
In questa ottica di riforma, De Tommasi propone una revisione profonda dei rapporti tra la Scuola Superiore della Magistratura e i magistrati: a tutti va consentito di cimentarsi in esperienze didattiche, senza preclusioni derivanti dall'appartenenza a specifici gruppi di potere. Anche la questione dei magistrati "fuori ruolo" rientra nelle sue critiche, auspicando più opportunità per tutti e non solo per una cerchia ristretta.
Proposte per il rinnovamento del CSM e il sostegno ai giovani magistrati
Il programma di De Tommasi per un nuovo ordinamento giudiziario tocca punti molto specifici e tecnici. Uno dei temi caldi riguarda i magistrati segretari, riguardo ai quali De Tommasi usa parole forti: "Lo sappiamo che vengono scelti con il manuale Cancelli". La sua proposta è quella di sostituirli con funzionari di carriera, come prevedeva una legge di diversi anni fa rimasta inattuata, o almeno prevedere una prova in materia di ordinamento giudiziario per poter accedere a tale tipologia di incarico. Questo garantirebbe una selezione basata sul merito e sulle competenze piuttosto che sulle affiliazioni.
Un'attenzione particolare è rivolta ai giovani magistrati, per i quali De Tommasi chiede di smettere di "prendere in giro" chi viene assegnato a sedi disagiate. La sua proposta è concreta: chi lavora in uffici dove nessuno vuole andare deve avere un'anzianità doppia per ogni anno di servizio dal momento della presa di possesso e, se decide di restare, deve ricevere anche un incentivo economico, senza distinzioni di sorta. Questo meccanismo servirebbe a bilanciare il sacrificio professionale richiesto in sedi meno ambite ma cruciali per la tenuta del sistema giustizia.
Per quanto riguarda il funzionamento interno del Csm, De Tommasi propone misure drastiche per aumentare l'efficienza e la responsabilità dei consiglieri:
- Abolizione della cosiddetta "settimana bianca" dei consiglieri del Csm, definita come una settimana durante la quale non lavorano.
- Introduzione di un periodo di "decantazione" per i magistrati che sono stati membri del Csm, con la conseguente impossibilità di partecipare a concorsi per posti dirigenziali o di ottenere incarichi fuori ruolo immediatamente dopo la fine del mandato.
- Abolizione dell’immunità dei consiglieri del Csm per i voti espressi, per garantire una maggiore trasparenza e responsabilità nelle decisioni.
- Riduzione dello stipendio dei consiglieri del Csm.
Questi punti delineano una volontà di trasformare il Csm da organo percepito come autoreferenziale a istituzione trasparente e al servizio della magistratura tutta, libera da logiche di lottizzazione.

Tensioni istituzionali e il diniego dell'avanzamento di carriera
Nonostante una carriera caratterizzata da indagini pesantissime sul crimine organizzato e da successi processuali come la condanna all'ergastolo di Alessia Pifferi, oltre alla maxi-inchiesta sulla società Equalize (la cosiddetta "fabbrica degli spioni"), il percorso professionale di Francesco De Tommasi ha incontrato un ostacolo inaspettato. Per il pm milanese, la pratica per il quinto scatto di anzianità doveva essere poco più che una formalità, ma l'istanza di avanzamento è andata a sbattere contro il parere del consiglio giudiziario distrettuale.
Il consiglio giudiziario, l'equivalente locale del Csm, ha bocciato De Tommasi all'unanimità. Questa decisione segna una spaccatura netta all'interno della Procura milanese. Da un lato si trovano De Tommasi e il procuratore Marcello Viola, che aveva espresso un parere pienamente positivo sulla promozione del suo sostituto, lodandone l'impegno e i risultati. Dall'altro lato si pone il consiglio giudiziario, suddiviso in correnti, che si è trovato a giudicare un collega che delle correnti non ha mai fatto parte e che, anzi, le ha pubblicamente criticate.
In questa occasione, il consiglio si è alleato con i rappresentanti dell'avvocatura, i quali non perdonano a De Tommasi di aver messo sotto tiro, durante il processo Pifferi, i rapporti tra la difesa dell'imputata e le psicologhe di San Vittore. L'ipotesi accusatoria di De Tommasi era che vi fosse un accordo per una perizia che dichiarasse la donna inferma di mente al fine di evitarle l'ergastolo. Secondo le sentenze di primo e secondo grado (sebbene in appello la pena sia stata ridotta a ventiquattro anni), tale infermità era inesistente. Tuttavia, il metodo investigativo utilizzato da De Tommasi contro i consulenti e i difensori è rimasto un punto di frizione insuperabile.
Per comprendere la profondità dello strappo, bisogna considerare che tradizionalmente il consiglio giudiziario vota a favore della quasi totalità degli avanzamenti di carriera dei colleghi. È stato ricordato, per contrasto, il parere favorevole dato in passato alla conferma di altri magistrati anche in presenza di situazioni controverse. Il fatto che nessuna corrente si sia schierata a difesa di De Tommasi appare come una conseguenza diretta della sua posizione di indipendente. "Sono sempre stato distante dalla magistratura politicizzata e caratterizzata ideologicamente", aveva scritto nel suo documento programmatico, e questa sua distanza sembra ora riflettersi nell'isolamento istituzionale subito durante le valutazioni di carriera.
Il Processo Penale spiegato in 4 minuti
Trasparenza e criteri oggettivi contro la lottizzazione delle cariche
Il fulcro del pensiero di Francesco De Tommasi risiede nella convinzione che la magistratura debba recuperare una legittimazione basata esclusivamente sulla trasparenza e sul merito oggettivo. Le sue proposte mirano a smantellare quello che definisce un sistema clientelare che condiziona la vita professionale dei magistrati. L'idea di procedure snelle e veloci non è solo una questione di efficienza burocratica, ma un baluardo contro le discriminazioni. Se le regole sono chiare e l'osservanza è garantita anche nei confronti dei capi degli uffici, lo spazio per l'arbitrio delle correnti si restringe necessariamente.
De Tommasi sottolinea come molti magistrati siano oggi costretti a subire decisioni calate dall'alto che non tengono conto delle reali attitudini o del lavoro svolto, ma rispondono a logiche di appartenenza. Per questo motivo, la sua battaglia per l'indipendenza non è solo un fatto personale, ma una proposta politica per l'intera categoria. La richiesta di una prova in materia di ordinamento giudiziario per i magistrati segretari, ad esempio, punta a trasformare ruoli spesso visti come trampolini di lancio per carriere "politiche" all'interno dell'Anm o del Csm in ruoli tecnici di supporto, scelti in base a capacità verificate e non secondo il "manuale Cancelli".
L'intera traiettoria di De Tommasi a Milano, con i suoi successi investigativi e le feroci polemiche che ne sono seguite, incarna la figura di un magistrato che ha scelto di non cercare protezione nelle strutture associative tradizionali, accettando il rischio di scontri aperti sia con il mondo dell'avvocatura che con i vertici della propria stessa istituzione. La sua figura rimane dunque al centro di un dibattito più ampio che riguarda non solo la gestione di singoli processi di grande impatto mediatico, ma il futuro stesso della magistratura italiana e la sua capacità di autoriformarsi al di fuori delle logiche di potere consolidato.