Foucault, Femminismo e la Ridefinizione del Corpo e della Salute: Un Percorso Biopolitico

Le questioni legate alla politica sessuale, intesa nel doppio senso di politica dei sessi e di politica della sessualità, occupano un posto importante in seno alle democrazie occidentali, riflettendo una profonda trasformazione nelle concezioni del corpo, della salute e dell'identità. L'intersezione tra le teorie del potere di Michel Foucault e le lotte emancipatorie del femminismo ha offerto strumenti concettuali cruciali per analizzare come i corpi e le vite siano diventati oggetto di amministrazione e regolamentazione. Questo articolo esplora tale convergenza, partendo dalle pratiche concrete dei movimenti femministi italiani degli anni Settanta e Ottanta, per poi espandersi verso le più ampie cornici teoriche della biopolitica e delle discussioni contemporanee sul genere e la sessualità.

La Lotta per la Salute delle Donne: Genesi e Pratiche di un Movimento Rivoluzionario

Negli anni Settanta e Ottanta, in Italia, emerse un movimento per la salute e la medicina della donna che trasformò radicalmente gli scenari del corpo e della medicina. Questo movimento, come ricostruito dettagliatamente nel libro "La coscienza nel corpo" di Luciana Percovich, si distinse per un coinvolgimento personale, politico ed emotivo fortissimo, con l'obiettivo di allargare la coscienza delle donne, tenendo uniti il corpo e la mente, cosa che altrove raramente accadde. Luciana Percovich stessa, docente di inglese e traduttrice, fu una figura attiva nel femminismo milanese sin dagli inizi, partecipando a gruppi come "Lotta femminista", il "Gruppo femminista per una Medicina delle donne", la "Libreria delle donne" e la "Libera Università delle Donne", e dirigendo la collana "Il Vaso di Pandora" per La Salamandra. La sua esperienza diretta e la sua analisi mettono in luce i pensieri e i progetti che hanno cambiato profondamente il panorama della salute femminile, ponendo le basi per interrogativi che oggi si misurano con le tecnologie per la "riproduzione assistita".

Il movimento nasceva dalla consapevolezza che "il personale è politico", trasformando le esperienze individuali di malattia, gravidanza, parto e aborto in questioni collettive e politiche. Le donne si definivano spesso "pazienti per forza", subendo un sistema medico patriarcale che non riconosceva le loro esigenze e la loro autonomia. Fu in questo contesto che prese piede la pratica del self-help, un approccio che mirava a restituire alle donne la conoscenza e il controllo del proprio corpo. L'espansione del Movimento per la Salute delle donne vide l'apertura di numerosi Consultori, che divennero luoghi fondamentali di incontro, assistenza e autogestione.

Le "parole trovate" dal movimento riguardo a "parto, aborto, gravidanza e maternità" riflettevano una nuova consapevolezza. Il famoso slogan "Aborto libero / Non vogliamo più abortire" esprimeva la complessità e la profondità della riflessione femminista: da un lato la rivendicazione del diritto all'interruzione volontaria di gravidanza, dall'altro il desiderio di superare la necessità stessa di abortire attraverso una piena autodeterminazione e un reale controllo sulla propria riproduzione. Il confronto tra donne e ginecologi fu spesso acceso, mettendo in discussione le gerarchie di potere e le pratiche mediche consolidate. Il dibattito sulla scienza stessa divenne un terreno di scontro, con le femministe che criticavano l'oggettività e la neutralità del sapere scientifico, rivelandone le matrici androcentriche.

Donne in un consultorio femminista

I Consultori e le Voci dal Basso: Un Archivio Vivente di Autodeterminazione

L'espansione del Movimento per la Salute delle donne non fu solo teorica, ma si concretizzò nell'apertura capillare di Consultori in diverse città italiane. Tra queste, Pinerolo, Padova, Milano e Torino videro la nascita di centri dedicati alla salute della donna già dal 1974-1975, come documentato da iniziative quali il "Centro di medicina della donna" a Pinerolo (1974), il "Centro per la salute della donna" a Padova (1974) e a Torino (1975), e il "Gruppo femminista per una medicina delle donne" a Milano (1974). Queste strutture rappresentavano avamposti di una medicina diversa, partecipata e consapevole, dove le donne potevano trovare supporto e praticare l'autocoscienza.

Il libro di Luciana Percovich, nella sua seconda parte, offre una "Discussione a più voci: ieri e oggi" con sei donne protagoniste di questa stagione - Franca Bimbi, Laura Cima, Vicky Franzinetti, Maddalena Gasparini, Anna Rollier e Silvia Tozzi - che nelle diverse città diedero vita ai consultori e ai centri per la salute. Le loro testimonianze personali arricchiscono il quadro delle sfide e delle conquiste del movimento.

La terza parte del volume è un vero e proprio archivio di materiali storici, composto da documenti, volantini e articoli di stampa. Questi materiali offrono uno spaccato vividissimo delle battaglie condotte. Si va dai "Volantini / Documenti dei gruppi" che denunciavano il "Processo per aborto" (1973) e la mercificazione del corpo femminile ("Cosmopolitan ci vuole così", 1973), alle proteste contro l'ingiustizia legale ("No al processo di Trento", 1974). Venivano evidenziate le problematiche legate all'aborto clandestino e le richieste di un "Abortire in Inghilterra è legale" (1975), segno della disparità legislativa dell'epoca. Altri volantini affrontavano temi cruciali come "L'attacco alla salute della donna" (Padova 1974) e la necessità di un coordinamento dei consultori per la salute della donna (Torino 1975), a testimonianza di una rete crescente di supporto e lotta. Vennero discusse le "Le streghe sono tornate" (Roma 1975) per evocare la repressione storica delle donne e le loro pratiche di guarigione, e vennero analizzati i rapporti con l'industria farmaceutica, come nella "Lettera alla Shering" (Roma 1975) riguardo alla pillola maschile.

Il "Lessico politico delle donne", con voci come "Donne e Medicina" (1978), "Aborto", "CRAC", "Gravidanza e parto: esperienze dirette", "Ricerca", "Salute della donna in fabbrica" e "Somatizzazione", offre una mappatura concettuale delle problematiche e delle rivendicazioni del tempo. I numerosi articoli da quotidiani e riviste, come "Padova. Il PM chiede 12 mesi" (1973), "L'aborto clandestino ha fatto un'altra vittima" (1973), "La rivincita delle streghe" (1974) e "Io sono mia" (1975), mostrano come la stampa registrasse e reagisse agli eventi, talvolta con comprensione, talvolta con timore o pregiudizio. Le "Testimonianze, interviste" come "Anatomia di un rapporto" (1974), "Educazione cattolica e sessualità" (1974) e "Intervista con un gruppo di pratica illegale dell'aborto" (1976) rivelano la profondità delle discussioni e la radicalità delle pratiche di autodeterminazione.

Volantini storici del movimento femminista italiano

Dall'Esperienza Concreta alla Riflessione Teorica: Il Biologico al Centro del Dibattito Femminista

Il movimento per la salute delle donne, con la sua enfasi sull'esperienza vissuta del corpo femminile, sulla riproduzione e sulla sessualità, ha posto fin dagli anni Settanta la "questione sessuale come una questione centrale". Questa profonda interrogazione dei discorsi che il pensiero femminista tiene o ha tenuto sul "biologico" costituisce un ponte cruciale tra la pratica militante e la riflessione teorica. Le femministe, infatti, furono tra le prime a mettere in discussione le categorizzazioni e le gerarchie imposte dalla scienza e dalla medicina, dimostrando come queste non fossero neutrali ma intrinsecamente legate a rapporti di potere.

Il dibattito sulla scienza e sulla sua presunta neutralità fu vivace. Il movimento si interrogò sulla costruzione sociale della conoscenza scientifica, evidenziando come persino la ricerca e la pratica medica fossero influenzate da pregiudizi di genere. Testi come "L'eredità di Ipazia" di Margaret Alic (1989), "Donne di Scienza: esperienze e riflessioni" di Rita Alicchio e Cristina Pezzoli (1988), e "Alice attraverso il microscopio: il potere della scienza sulla vita delle donne" (1985) furono fondamentali in questa critica. Questi lavori non solo ricostruivano la storia delle donne nella scienza, spesso marginalizzate o dimenticate, ma analizzavano anche come la scienza avesse storicamente contribuito alla repressione e al controllo del corpo femminile, un tema ampiamente esplorato anche in "Le streghe siamo noi. Il ruolo della medicina nella repressione della donna" di Barbara Ehrenreich e Deirdre English (1975).

La consapevolezza che la "mancanza di potere è la nostra malattia", come affermava il Centro per la Salute della Donna di Padova nel 1977, evidenziava una visione olistica della salute, che non poteva essere separata dal contesto sociale, politico ed economico. Il corpo femminile, con le sue specificità biologiche, non era visto solo come un oggetto di cura medica, ma come un terreno di lotta politica e culturale. La discussione sul "biologico" non si limitava quindi a una sfera puramente scientifica, ma si estendeva a interrogare le sue implicazioni sociali e politiche, ponendo le basi per una critica femminista alla biopolitica che avrebbe trovato feconde risonanze nelle teorie di Michel Foucault. Le opere di Fritjof Capra, come "Il Tao della fisica" (1975), pur non direttamente femministe, contribuivano a un clima culturale che metteva in discussione i paradigmi scientifici dominanti, favorendo l'apertura a nuove prospettive epistemologiche anche in campo femminista.

Scienza e femminismo. Generazioni che si incontrano. Sara Sesti in dialogo con Beatrice Marola

La Biopolitica Foucaultiana: Una Lente per Comprendere il Controllo sui Corpi

Dobbiamo a Michel Foucault la definizione della biopolitica come una forma di razionalismo governativo che a partire dal XVII secolo comincia a estendere la sua amministrazione sui corpi e sulle vite. Questa teoria offre una lente potente per comprendere le dinamiche di potere che il movimento femminista ha intuito e combattuto sul campo. Ne La volontà di sapere, il primo e cruciale volume della sua Storia della sessualità, Foucault analizza come l’esercizio del potere, tramite la regolamentazione dei corpi, ambisca all’amministrazione delle vite. In questo senso, la biopolitica si manifesta come una politica dei/sui corpi, un concetto che risuona profondamente con le esperienze di controllo medico e sociale subite dalle donne.

Foucault ha teorizzato per la prima volta le nozioni di bio-potere e di biopolitica, rendendo la sessualità - e contemporaneamente il corpo riproduttore, il corpo gaudente e il corpo sessuato e sessualizzato - un bersaglio centrale del biopotere e una sfida centrale della biopolitica. Questo inquadramento teorico aiuta a comprendere perché questioni come l'aborto, la contraccezione, il parto e la maternità siano state al centro delle lotte femministe: esse rappresentavano proprio i punti in cui il potere si esercitava con maggiore intensità sui corpi delle donne, cercando di controllarne le capacità riproduttive e la sessualità.

La biopolitica, come rivelato dal nome stesso, designa tutto quello che dipende dalla politica del vivente (bios), sia che questo vivente sia animale o umano. Essa obbliga a pensare alla frontiera tra gli esseri viventi da questo punto di vista. La nozione di vita evoca letteralmente e immediatamente, almeno nelle lingue romanze, la vita organica e la sua perpetuazione. (In greco, in Aristotele per esempio, si tratta di qualcos’altro, dal momento che la vita, bios, costituisce fin da subito l’oggetto di una definizione assiologica e politica che la distingue dalla vita animale, zoe). Vie o bios, la vita eccede largamente la questione del corpo, e ancor più quella del corpo sessuato. Teorizzare per la prima volta le nozioni di bio-potere e di biopolitica, Foucault ha fatto della sessualità, e contemporaneamente del corpo riproduttore, del corpo gaudente e del corpo sessuato e sessualizzato, un bersaglio centrale del biopotere e una sfida centrale della biopolitica.

In tale orizzonte pensare al corpo come sessuato e sessuale costituisce uno dei modi possibili di spostare, fino a sorpassare, la vecchia opposizione metafisica tra natura e cultura, una dicotomia che il femminismo, attraverso la sua pratica e la sua riflessione, aveva già iniziato a decostruire. Le opere di Ivan Illich, come "Nemesi medica. L'espropriazione della salute" (1976), pur non direttamente legate a Foucault, condividevano una critica radicale delle istituzioni mediche e del loro potere sulla vita degli individui, alimentando una riflessione che sarebbe stata poi sistematizzata dalla biopolitica. Anche studi come "Dalla Costa Maria Rosa, Potere femminile e sovversione sociale" (1972) anticipavano l'analisi del corpo femminile come luogo di controllo e resistenza.

Concetto di Biopolitica di Foucault

Femminismi a Confronto e la "Svolta Queer": Ridefinire l'Identità e la Sessualità

Il confronto tra le diverse anime del femminismo, in particolare tra il femminismo della differenza italiano, il contesto francese e la queer theory, rivela un nodo fondamentale: quello dell’identità politica. Secondo Nadia Setti, codirettrice del Centro di studi di genere e professoressa di letteratura comparata e di studi di genere dell’Université di ParisVIII, da una parte vi è la critica queer e la ridiscussione dell’idea di una identità di genere a partire dalla marginalità delle minoranze; dall'altra, le politiche dell’identificazione in quanto soggetti, assoggettati nel senso di identificati da un’identità dichiarata. Questa tensione tra identità affermata e identità decostruita ha animato gran parte del dibattito contemporaneo.

Michel Foucault, pur non essendosi interessato al genere in quanto tale nella sua Storia della sessualità, ha fornito strumenti analitici che si rivelano estremamente pertinenti. La questione del genere e quella dell’ordine sessuale (che comprende a sua volta l’ordine dei sessi e l’ordine delle sessualità), come ordine normativo e gerarchico, non sono dissimili dai suoi interessi, sia che si pensi alla sessualità come formazione storica o come dispositivo disciplinare (configurazione e categorizzazione dei corpi e delle relazioni, controllo e piacere), sia che ci si interessi al suo trattamento politico. La sua opera ha aperto la strada a una comprensione del genere non come dato naturale, ma come costruzione storica e sociale, soggetta a dispositivi di potere.

La "svolta queer" è, nel suo complesso, innegabile. La riconcettualizzazione del genere e delle differenze a partire dall’esperienza e dalla prospettiva delle sessualità minoritarie ha profondamente trasformato il campo degli studi di genere. Le attese degli studenti negli studi di genere confermano che le questioni iniziali del femminismo degli anni Settanta sono state parzialmente superate, o quantomeno indirizzate dal pensiero queer. Questo non significa annullare le prime istanze femministe, ma integrarle in un'analisi più complessa e intersezionale del potere e dell'identità.

In questo contesto, il LEGS (Laboratorio di studi di genere e della sessualità) all'Université di ParisVIII si distingue come un luogo universitario raro, capace di accogliere ricerche e correnti di pensiero molto diverse tra di loro, anche divergenti, ma che lavorano secondo una buona intesa collegiale. Il LEGS è il risultato di una storia intellettuale e istituzionale complessa. L'Università di ParisVIII, erede di quella di Vincennes, è ad oggi il luogo di fondazione principale ed è anche il discendente del Centro di ricerca in Studi femminili, fondato nel 1974 da Hélène Cixous. Quest'ultimo ha da sempre accolto delle ricerche e delle prospettive che possiamo dire vicine al cosiddetto "femminismo della differenza" italiano, anche se la mobilitazione della prospettiva, o della logica, della "differenza" ha in realtà dato luogo a delle posizioni estremamente variegate e talvolta difficilmente conciliabili, malgrado una certa comunanza di riferimenti intellettuali e l’apparente unità di vocabolario teorico. ParisVIII, con il suo master in Studi di genere e il suo dottorato in Studi di genere inscritto nel LEGS, è ad oggi uno dei soli luoghi di dialogo reale tra le differenti tradizioni occidentali del femminismo e del postfemminismo, a tal punto che la frattura epistemologica e politica tra i femminismi nati negli anni Settanta e il femminismo e il postfemminismo queer degli anni Novanta si fa meno sentire che altrove.

Mappa concettuale del femminismo della differenza e queer theory

Biopolitica Contemporanea: Tecnologia, Capitalismo e le Nuove Sfide al Corpo Vivente

Ad un altro livello, l’embricatura delle evoluzioni tecnologiche e degli interessi capitalisti è tale che il corpo vivente, i corpi umani e i corpi animali sono l’oggetto di un trattamento tecnico-politico sempre più invasivo e impellente, rispondente agli imperativi e agli obiettivi dell’economia capitalista. Tutto ciò conduce a riflettere e rende pertinente, e anche urgente, l’interrogazione dei nuovi meccanismi o delle nuove manifestazioni del bio-potere, a partire da una prospettiva che possiamo definire femminista. Cosa diventa la sete d’emancipazione in questo contesto?

Le recenti controversie attorno alla liberalizzazione delle tecniche di inseminazione artificiale per le coppie lesbiche, o ancora attorno alla maternità surrogata in Francia, rivelano la natura di quella che Foucault aveva per primo teorizzato essere la biopolitica. Si tratta della piena iscrizione del corpo - concepito finora come in fuga, o piuttosto come obbligato a fuggire, almeno in parte, dal suo sfruttamento commerciale -, nel registro degli scambi commerciali e delle modalità capitaliste di sfruttamento della materia e del vivente. Questo si manifesta nella modificazione tecnologica potenzialmente infinita di quest’ultimo e nella modificazione dei suoi usi sociali nel regime capitalista liberale in ambiti vari - quello per esempio della sanità, della riproduzione e del consumo (da cui derivano prostituzione e pornografia) -.

Il seminario sulla «biopolitica» del LEGS (2015-2017) è stato pensato per affrontare queste complesse intersezioni. Ha assicurato la continuità ad un precedente seminario consacrato alle maternità (al plurale), rilanciando la riflessione su un topos e una questione che dividono profondamente i femminismi occidentali, fin dalle origini delle prime teorizzazioni femministe in materia. L'iniziativa di proporre un seminario sulla biopolitica, nell’ambito di una unità di ricerca negli studi di genere e della sessualità, è come accompagnare tramite la riflessione un fenomeno di scottante attualità, partecipando ai tentativi attuali di ripensare le grandi opposizioni che strutturano ancora il campo della ricerca nelle scienze umane (partendo dall’opposizione tra natura e cultura), cominciando dalle trasformazioni materiali, sociali e simboliche del corpo umano, preludio alla riconfigurazione epistemologica del corpo vivente in atto oggi.

C’è una diversità intellettuale tra coloro che intervengono, e dunque dei discorsi, che porta a una grande varietà delle tematiche affrontate per quanto riguarda i rapporti tra biopolitica, ordine del genere e ordine della sessualità. Alcuni seminari sono consacrati agli aspetti e alle implicazioni multiple della tecnopolitica e della procreazione. Altri si concentrano sull’interrogazione delle frontiere concettuali e politiche che separano umano e animale, in favore di una riflessione sul trattamento degli animali nella ricerca medica e l’allevamento industriale, ma anche sugli avanzamenti giuridici in materia. Una tale riflessione fa emergere il rapporto inconscio, o immaginario, tra il corpo animale e il corpo femminile, un tema che trovava già eco in opere come "La dialettica dei sessi" di Shulamith Firestone (1971) e che continua ad essere esplorato in relazione alle nuove tecnologie riproduttive. Altri seminari esplorano la complessa intersezione tra le politiche sessuali e le politiche di razzializzazione di certe minorità definite etniche, quali quelle dei Rom oggi in Europa.

Altri ancora mirano a fare evolvere il campo stesso degli studi di genere, rivisitando la sua storia, sia nel senso della promozione delle nuove forme di concepire il posizionamento e la storia del corpo nella confluenza tra la biopolitica e l’elaborazione di un nuovo pensiero epistemologico, sia, in senso socio-politico, del femminismo e del pensiero femminista. L'inaugurazione del seminario dedicato alla relazione tra femminismo e biopolitica è stata curata da Marta Sagarra e Eric Fassin, seguita dall’incontro con Jemina Repo. I prossimi appuntamenti includeranno Delphine Gardey, docente di Histoire et genre all’Université de Genève, e la filosofa Rosi Braidotti, dell’Université d’Utrecht, figure centrali nel dibattito contemporaneo su postumanesimo, genere e biopolitica. Questo dialogo continuo dimostra la vitalità e l'urgenza di queste tematiche nel panorama intellettuale attuale.

Tecnologie riproduttive e questioni etiche

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