Il Fiume Reno: Dalle Sorgenti Alpine al Mare del Nord e dall'Appennino all'Adriatico

Il nome "Reno" evoca scenari geografici diversi, riferendosi a due corsi d'acqua distinti ma accomunati da un'antica etimologia. Da una radice celtica, ma ancor prima indoeuropea, deriva questo toponimo che significa "acqua che scorre" o "corrente". Nel cuore dell'Europa centro-occidentale, il Reno (in tedesco Rhein, in alemanno Rhy, in romancio Rein, in francese Rhin, in olandese Rijn) si erge come uno dei fiumi più lunghi del continente, mentre in Italia, nell'Appennino tosco-emiliano, un altro fiume di nome Reno disegna la storia idraulica e gli insediamenti di una parte significativa della Pianura Padana. Questa duplicità del nome rende necessario distinguere i due fiumi, ciascuno con la propria, ricca e complessa identità.

Il Reno Europeo: Gigante del Continente e Via d'Acqua Storica

Con i suoi 1326 km (o 1233 km in alcune misurazioni), il Reno è uno dei fiumi più lunghi d'Europa, un'arteria vitale che attraversa o tocca il territorio di ben sei Stati: Svizzera, Liechtenstein, Austria, Germania, Francia e Paesi Bassi. La sua importanza è millenaria, avendo funto da via di comunicazione, frontiera militare fortificata e fascia di integrazione di economie e culture diverse sin dalla più antica preistoria, sulle sue rive si svilupparono attività e insediamenti. Ancora oggi, il Reno è un fiume di importanza storica, culturale, economica e idrologica paragonabile a pochi altri.

Mappa del corso del Reno europeo

Le Sorgenti Alpine e il Percorso Svizzero

Il Reno nasce in Svizzera, nelle Alpi del Grigioni. Il suo principale ramo sorgentizio, il Reno Anteriore, sgorga dal lago Toma, vicino al passo dell'Oberalp, nel massiccio del San Gottardo, e si dirige verso nord-est, attraversando le gole del Ruinaulta. L'altro tributario iniziale è il Reno Posteriore, che nasce dai ghiacciai del gruppo dell'Adula, sul confine meridionale del Grigioni con il Ticino. Questi due importanti tributari si incontrano vicino a Reichenau, sempre nei Grigioni. Uno dei rami secondari che alimentano il Reno Posteriore è costituito dal torrente Reno di Lei, che nasce in Italia dal Pizzo Stella, nel comune di Piuro, e scorre nel territorio italiano per circa 15 km, prima di confluire nel Reno Posteriore.

Chiamato Alpenrhein (Reno alpino) in questo tratto, scorre verso nord attraversando Coira per poi lasciare i Grigioni ed entrare nel canton San Gallo. Qui costituisce la frontiera orientale con il Liechtenstein e tra la Svizzera e l'Austria prima di gettarsi nel lago di Costanza, dove le acque alte superano i 3000 mm annui nella zona alpina, diminuendo poi nel resto del bacino. All'uscita dal lago, il fiume si dirige ad ovest, formando le cascate di Laufen (20 m) presso Sciaffusa. Dopo il salto delle cascate del Reno riceve le acque del fiume Aar che ne aumentano la portata di oltre la metà, con una media di 1 000 metri cubi al secondo.

Il Tratto tra Francia e Germania: Storia, Industria e Paesaggi Culturali

Superata Basilea, il Reno svolta verso nord e costituisce un confine storico tra Germania e Francia, scorrendo in una larga vallata prima di entrare interamente in territorio tedesco a Rheinstetten, vicino a Karlsruhe. Il fiume prosegue verso nord, dapprima integralmente in territorio svizzero, poi segnando il confine tra Svizzera e Liechtenstein e tra Svizzera e Austria; entrato nel Lago di Costanza, ne riesce e prosegue in direzione E-O, formando le cascate di Laufen (20 m), presso Sciaffusa. Ricevuto da sinistra l’affluente Aare e toccata Basilea, si dirige nuovamente verso N, scorrendo nella Fossa Renana. Successivamente, penetrato totalmente in territorio tedesco, percorre un’ampia zona pianeggiante nella quale il suo letto si allarga progressivamente e riceve da destra il Neckar e quindi il Meno, suo massimo tributario. Quest'ultimo, insieme al Neckar, confluisce nel Reno, segnando la fine dell'ampia valle del Reno a Magonza.

Prosegue poi, sempre verso N, in una valle incassata attraverso il Massiccio Scistoso Renano, in quello che è noto come la Gola del Reno, una formazione creata dall'erosione e da un sollevamento tettonico tra Bingen e Coblenza. Questo tratto del fiume è celebre per i suoi castelli medievali e i vigneti che ricoprono le alture circostanti; nel 2002 è stato dichiarato Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. In questo segmento, il Reno riceve, da destra, le acque del Lahn e della Ruhr e, da sinistra, quelle della Mosella. La valle del Reno è stata nei secoli ispirazione per numerosi poeti, scrittori e pittori europei, e una crociera lungo la Valle del Reno permette di ammirare la stupenda varietà dei suoi paesaggi, un susseguirsi di scenari superbi, castelli fiabeschi, vasti vigneti, boschi lussureggianti, città storiche e pittoreschi villaggi.

Il fiume si allarga nuovamente a sud di Colonia. Anche se molte industrie si trovano lungo il Reno sin dal suo corso svizzero, è in questo punto, la regione della Ruhr, in cui attraversa Colonia, Düsseldorf e Duisburg, che si concentra la maggior parte di esse. A Duisburg si trova il più grande porto fluviale d'Europa, capace di ospitare navi di 4000 t di stazza fino a questo punto e di 2000 t fino a Basilea.

Il Delta Olandese e la Foce nel Mare del Nord

A Lobit, il Reno penetra nei Paesi Bassi, dove a questo punto gira ad ovest, assieme alla Mosa, formando un enorme delta. Oltrepassato il confine olandese, il Reno raggiunge la sua massima ampiezza per poi dividersi in tre rami principali: il IJssel, il Waal e il Basso Reno. A partire da questa divisione, il nome "Reno" non si riferisce più al corso principale del fiume. Infatti, gran parte dell'acqua del Reno scorre più a ovest attraverso il Waal, che, unendosi alla bassa Mosa, cambia poi il nome in Merwede e si getta nel Mare del Nord. Il Nieuwe Waterweg e, unendosi alla Mosa, l'Hollandsch Diep e l'Haringvliet, sono parte integrante di questo sistema deltaico che sfocia nel Mare del Nord. Il rimanente delle acque, o Neder Rijn, dopo aver staccato a Huissen un altro ramo, l’Ijssel (che sfocia nell’Ijssel Meer), passa per Arnhem e Wijk, dove prende il nome di Lek. Ad ogni modo, oltre Wijk bij Duurstede questo corso d'acqua cambia nome per diventare il Lek e scorre ad ovest per riunirsi al ramo principale nel Nieuwe Waterweg. Il nome "Reno" da qui in avanti viene usato solo per fiumi più piccoli che scorrono verso nord e che un tempo formavano l'ultimo tratto del Reno dell'epoca romana. Anche se mantengono il nome, questi ruscelli non portano acqua del Reno, ma vengono usati per drenare le terre e i polder circostanti.

Un Fiume Strategico: Navigazione, Economia e Conflitti

Per la sua posizione e per il lungo percorso, il Reno costituisce una magnifica via navigabile, frequentata già nel Medioevo e sistemata artificialmente in parte già nel 19° sec., che può essere risalita da navi di 4000 t di stazza fino a Duisburg (il maggiore dei porti ubicati sulle sue rive) e di 2000 t fino a Basilea, ai piedi delle Alpi. Una serie di canali collega il Reno con il Meno, il Danubio - per cui si può navigare per vie d’acqua interne dal Mare del Nord al Mar Nero -, l’Elba (grazie al grande Mittellandkanal), il Rodano, la Senna, la Saar e i corsi d’acqua olandesi. Tra i suoi affluenti, nel basso corso, sono la Ruhr e la Saar, i cui bacini sono ricchissimi di carbone: la possibilità di trasportare a basso costo il carbone sul fiume è una delle condizioni che consentirono il decollo industriale di tutta la regione intorno al Reno.

Il regime del Reno è piuttosto regolare, con una buona portata d’acqua, e queste caratteristiche lo rendono navigabile anche a battelli di discrete dimensioni. Le precipitazioni sono varie, superando i 3000 mm annui nella zona alpina e scendendo anche al di sotto dei 1000 mm nei bacini di alcuni affluenti; le piogge raggiungono quasi ovunque il massimo in estate, mentre diminuiscono fortemente in inverno nel settore alpino. Il fiume quindi presenta acque alte da dicembre a luglio, dovute prima alle piogge e poi allo scioglimento delle nevi, con minimi in settembre-ottobre e con moderati scarti tra la media delle piene e delle magre.

La storia del Reno è strettamente legata alle popolazioni che ne hanno abitato le rive. Le prime tracce di popolamenti umani nell’area del Reno risalgono a oltre 100.000 anni fa. Gli abitanti delle due rive del Reno furono in origine probabilmente Celti, ma nel 1° sec. a.C. entrambe le sponde erano già occupate da tribù germaniche (Catti, Sigambri, Tencteri sulla destra; Eburoni, Aduatuci ecc., sulla sinistra). Cesare comprese per primo l’importanza strategica del Reno quale barriera difensiva delle Gallie e dello stesso Stato romano, sgomberando dai Germani la riva sinistra del fiume (52 a.C.) e ricacciandone gli Svevi dalla sponda destra. Con Agrippa e Tiberio (dal 29 a.C. al 19 d.C.) i Romani occuparono anche la riva destra, che dovettero abbandonare dopo la rotta di Varo nella selva di Teutoburgo (9 d.C.). Dal 1° al 4° sec. d.C. costituì un formidabile confine militare, supportato da una vasta rete stradale e difeso da 8 legioni e da una flottiglia che dominava il corso del fiume. Nel 5° sec. la linea del Reno crollò: nel 406, passato il Reno, gli Alani e i Vandali si scontrarono con i Franchi presso il basso Reno; la vittoria fu degli Alani, che insieme ai Vandali e in parte agli Svevi si sparsero nella Gallia senza incontrare ulteriore resistenza.

Nel Medioevo la valle del Reno divenne il cuore dell’Impero non solo geograficamente, ma anche spiritualmente, perché lungo le sue sponde ebbero la loro sede gli arcivescovi di Magonza, Colonia e Treviri. La navigabilità del fiume favorì il commercio, incrementando lo sviluppo e la fioritura di molte città, soprattutto Basilea, Strasburgo, Magonza e Colonia. Nell’epoca moderna progressivamente la Francia ampliò la sua sovranità verso Est; l’Alsazia fu assorbita nella monarchia francese (1681) e il Reno divenne il confine naturale della Francia. In seguito la politica napoleonica estese la sovranità francese sulle due rive. Fu formata la Confederazione del Reno il 12 luglio 1806, su iniziativa di Napoleone e sotto il suo protettorato, da 16 Stati della Germania occidentale e meridionale, che il 1° agosto si staccarono dal Sacro Romano Impero. La navigazione del fiume, resa libera da Napoleone e dal Congresso di Vienna, fu internazionalizzata dall’accordo di Mannheim (1868). Il Reno, il più lungo fiume che scorre interamente nell’Europa occidentale, ha un’importanza storica, culturale, economica - e ovviamente anche idrologica - che pochi altri fiumi hanno. Utilizzato da tempi antichissimi come via di comunicazione, sia perché quasi interamente navigabile sia perché la sua valle si addentra nel cuore delle Alpi, il Reno è stato l’asse fondamentale dei rapporti tra il Mare del Nord - con le regioni che vi si affacciano, come le Fiandre e le Isole Britanniche - e il Mediterraneo. Ancora oggi questa funzione è vitalissima e continua ad alimentare flussi di merci e di persone, e insieme ad attrarre attività industriali e popolazione. Questo specie di grande e florido ‘corridoio’ che attraversa l’Europa occidentale ha sempre risvegliato l’attenzione dei popoli e degli Stati della regione, che se ne sono conteso il controllo per secoli: già all’epoca dell’espansione romana, poi nel periodo carolingio, poi in età moderna e contemporanea, il fiume ha avuto a lungo una funzione di confine militarizzato.

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Il Reno Italiano: Dalle Cime Toscane all'Adriatico

In Italia, il Reno (AFI: /ˈrɛno/, Raggn o Ränn in dialetto bolognese, Rhenus in latino e Rén in dialetto bolognese settentrionale ed in ferrarese) è il fiume più importante dell’Emilia-Romagna, a parte ovviamente il Po, che però è un corso d’acqua di vasta portata, attraversa più regioni e lambisce solo il confine nord della nostra, raccogliendo acque degli altri fiumi-affluenti emiliani della parte ovest. Il suo bacino idrografico, di 4.628 km², è in gran parte sviluppato tra gli affluenti di destra a causa del vicino Panaro a ovest e della diversione a est artificiale in prossimità di Sant'Agostino (FE). Esso si snoda tra le province di Pistoia, Prato, Firenze, Bologna (quasi l'intera provincia vi rientra), Modena, Ferrara e Ravenna ed è abitato da quasi due milioni di persone. Storicamente ha sempre costituito un'insostituibile cerniera fra Nord e Centro Italia. L'attuale conformazione è il frutto di un lavoro di sistemazione idraulica e di bonifica della vastissima area paludosa delle valli emiliane e romagnole. Questo grandissimo sforzo si è sviluppato nei secoli, attraverso discussioni e contese fra le città di Bologna e Ferrara che hanno coinvolto i principali idraulici italiani.

Mappa del corso del Reno italiano

La Nascita nell'Appennino e il Primo Percorso

Il Reno nasce in Toscana, nell’Appennino pistoiese, presso la località Prunetta e la conca delle Piastre. Prende il nome di Reno in provincia di Pistoia a 745 m s.l.m., dove i due rami del Reno di Prunetta (lungo circa 4 km, con sorgente a quota 1045 m fra i Poggi Piaggette e Castello, nel massiccio Le Lari, in località Prunetta nel Comune di San Marcello Piteglio Pistoia che è il vero ramo sorgentizio) e del Reno di Campolungo si uniscono presso la località Le Piastre (al valico del Poggiolo, nel Comune di Pistoia).

Dal punto di vista geomorfologico, il primo tratto di circa 10 km, dalle sorgenti fino a Pracchia, si differenzia nettamente dal secondo tratto intermontano di circa 15 km, da Pracchia a Ponte della Venturina, per l'aspetto completamente diverso che presenta il bacino: con gibbosità abbastanza dolci e geologicamente abbastanza stabile il primo tratto; aspro, selvaggio, scosceso, tendenzialmente franoso, anche se sempre boscosissimo (la Valle del Reno è in assoluto quella coperta dalla maggiore aliquota di boschi in tutto l'Appennino Settentrionale) il secondo. Dopo un primo tratto di circa 10 km, con deflussi relativamente modesti (molte delle sorgenti, un tempo copiose, sono state captate a scopo potabile per i numerosi insediamenti della zona, compresa la polla principale che costituisce la sorgente del Reno di Prunetta), nel successivo tratto montano, a partire da Pontepetri, riceve alcuni torrenti, tutti da sinistra: il Maresca, a Pontepetri, l'Orsigna, subito dopo Pracchia, il Randaragna, fra Biagioni e Molino del Pallone. Questi, ancorché brevissimi, gli recano, unitamente a molti ruscelli che scendono precipiti dalle montagne che, fra Pracchia e Ponte della Venturina, racchiudono la gola, un considerevole tributo d'acque, drenando la parte più elevata dell'Appennino Bolognese.

Il Percorso Montano e l'Ingresso in Pianura

Il Reno entra, dopo breve tratto, nel versante bolognese dell’Appennino e scende verso la pianura. Poi, appena uscito dalla gola a Ponte della Venturina, mantiene fino a Vergato una pendenza media dello 0,8% (che scende alla metà nel successivo tratto fino a Sasso Marconi) e riceve, nell'ordine: da destra il Limentra di Sambuca, da sinistra il Rio Maggiore a Porretta Terme, e, poco dopo questa località, il fiume Silla, che scende dal Corno alle Scale e che costituisce il suo maggiore tributario di sinistra. A Vergato, da sinistra, riceve ancora il più modesto torrente Vergatello col suo affluente Àneva. Poi, ancora da sinistra, il rio Groara, il torrente Venola e il Rio del Piantone a Marzabotto. Il tratto montano termina convenzionalmente alla Chiusa di Casalecchio di Reno, a circa 60 m s.l.m., dove il XII secolo fu quello in cui venne costruita la prima grande chiusa a Casalecchio e scavato il Canale di Reno per portare in città le acque di cui Bologna aveva bisogno.

La Pianura e gli Affluenti

Il Reno scende verso la pianura scorrendo in direzione nord fino a S.Agostino; da qui svolta verso est per raggiungere il mare Adriatico presso le valli di Comacchio. Il suo alveo, dalla sorgente alla foce, è lungo km 211 e attraversa le tre province emiliane di Bologna, Ferrara e Ravenna. I comuni toccati dal suo percorso sono numerosi; da quelli appenninici di Granaglione, Porretta Terme, Vergato, Marzabotto a quelli pedecollinari di Sasso Marconi e Casalecchio di Reno fino alla città di Bologna; prosegue in pianura presso Castel Maggiore, Calderara e Sala Bolognese, Argelato e Castello d’Argile; lambisce S.Giovanni in Persiceto, scorre tra Cento e Pieve di Cento, tra Galliera, S.Agostino e Poggio Renatico; tocca i territori di Malalbergo, Baricella, Molinella e Argenta, fungendo in molti tratti da confine naturale tra bolognese e ferrarese; per finire nel ravennate dopo S.Alberto (Alfonsine). Sulla destra il Colle della Guardia è l'ultima asperità incontrata dal fiume sulla propria riva destra prima del suo sbocco nella pianura padana.

Il bacino di raccolta delle acque del Reno è ampio e articolato e si avvale dell’apporto di vari torrenti e affluenti: il Limentra, il Brasimone e il Setta, che arrivano da valli laterali; poi il Lavino e il Samoggia, che si uniscono in territorio persicetano e il Dosolo di Bagno (Sala Bolognese), che confluisce presso lo stabilimento idrovoro nell’area del Bagnetto di Castello d’Argile. Successivamente, nel tratto di direzione est, riceve l’Idice e il Quaderna (uniti), il Sillaro, il Santerno e il Senio dal bacino romagnolo.

Nel tratto di pianura il Reno riceve da sinistra, poco a monte di Cento, soltanto il Samoggia (col suo affluente Lavino); mentre i maggiori tributi gli vengono dai quattro affluenti più lunghi, tutti da destra, che sono, nell'ordine: il torrente Idice (il suo massimo tributario per ampiezza del bacino idrografico), coi suoi affluenti Zena, Savena e Quaderna, il torrente Sillaro (che confluisce nel Reno praticamente insieme con l'Idice) coi suoi affluenti Sabbioso e Sellustra, il fiume Santerno (suo massimo tributario per lunghezza e portata media d'acqua alla confluenza) coi suoi affluenti Diaterna e Sanguinario e, infine, il fiume Senio col suo affluente Sintria. La valle del Reno alla confluenza del torrente Limentra nel fiume è un esempio delle sue peculiarità paesaggistiche.

Connessioni Idrauliche e Trasformazioni Storiche

A nord il Reno è collegato col Po “grande” attraverso il “cavo napoleonico”, da Dosso di S.Agostino a S.Biagio di Bondeno; comunica anche col Po di Volano, utilizzando un tratto detto del Po “morto” di Primaro (da Traghetto all’Idrovia di Ferrara). Al Reno è inoltre connessa una fitta rete di canali, di prevalente direzione sud-nord, i cui “cardini” principali sono il Navile, il Savena, l’Idice e il Riolo, nel cui alveo a loro volta confluiscono altri fiumicelli e canaletti di irrigazione e scolo. Questi ultimi, derivando rispettivamente le acque dallo stesso Reno (alla Chiusa di Casalecchio) e dal Savena (alla Chiusa di San Ruffillo), le restituiscono al Reno nel suo tratto di pianura. Questi canali artificiali che prima prelevano acqua dal fiume e poi gliela restituiscono dopo pochi chilometri, sono ancora attivi e si prevede di utilizzarli per usi idroelettrici, come nel caso del canale della Pila sul quale è stata ricostruita completamente nell'inverno 2012-2013 la ex-centrale idroelettrica a turbina della cartiera del Maglio da parte della Geo Energy s.r.l.

Tutto questo sistema di regolamentazione delle acque è frutto di un immane lavoro degli uomini che, per poter coltivare le terre basse di pianura troppo spesso allagate, e sopravvivere, sono intervenuti ripetutamente nel corso dei secoli per arginare, scavare, deviare, tagliare e raddrizzare anse, aprire e chiudere imbocchi e chiaviche, modificando sostanzialmente i percorsi originari e bonificando il territorio, per colmata e per prosciugamento con idrovore.

La storia del Reno è dunque molto lunga e complessa, e si è svolta su un’area di pianura più vasta e anche diversa da quella toccata attualmente. In effetti, fin dagli inizi il suo percorso tra le gole delle colline era certo e quasi obbligato, ma incerto e variabile è stato per molti secoli il suo percorso in pianura. Gli studiosi di storia e idrogeologia più accreditati ritengono che il Reno in origine, uscendo da Casalecchio e dopo aver costeggiato Bologna, scorresse più verso est, dalla zona di Pescarola-Corticella alle terre più basse di Minerbio e Baricella per innestarsi in un alveo antico del Po a sud di Ferrara (detto poi Primaro).

Infrastruttura idraulica del Reno italiano

In una seconda fase, l’alveo di pianura si sarebbe spostato più ad occidente, e, quindi dalle anse del Trebbo, o da Corticella, doveva scorrere verso S.Maria in Duno, S.Giorgio di Piano, S.Pietro in Casale e Poggio Renatico, raggiungendo il Po a sud di Ferrara, se e quando riusciva ad arrivarci, poiché di frequente e a lungo nei secoli le sue acque hanno ristagnato in una vasta area valliva tra bolognese e ferrarese. Successivamente, avrebbe trovato un altro percorso, dal Trebbo a Malacappa a ovest di Argelato e Funo, passando poi tra Argelato, Venezzano e S.Giorgio, e tra S.Pietro in Casale e Galliera per immettersi ancora nel Po di Primaro. Si presume che questo alveo sia stato attivo in epoca romana e che abbia lasciato tracce nei canaletti e fosse ancora presenti in territorio del comune di Argelato (Fossa Storta, Fossa Quadra) e in buona parte nell’attuale canale chiamato Riolo (sul confine tra Venezzano e S.Giorgio). Nel tratto più a nord, nell’area tra il Ravone di Bologna e Corticella le sue anse formavano un’isola che fu detta “del Triumvirato” poiché nell’anno 43 avanti Cristo vi si riunirono i 3 Triumviri di Roma (Ottaviano, Antonio e Lepido) per decidere il da farsi dopo la morte di Cesare.

Nel periodo altomedievale, probabilmente tra 900 e 1000, da alcuni riferimenti toponomastici rilevati nei più antichi documenti, si può dedurre che il Reno scorresse ancora da Malacappa verso i Ronchi di Venezzano e quindi tra Venezzano e Argile, per proseguire verso nord tra Pieve e Asia. Significative sono le antiche citazioni e la persistenza in Venezzano dei toponimi “gorgo”, superiore ed inferiore, e “lamari” (tramandato nelle due vie Allamari, Nord e Sud). Le sue acque poi si spandevano ancora molto spesso nelle valli di Galliera, Altedo, Malalbergo, Baricella e Poggio Renatico, senza raggiungere stabilmente il Po. Intorno al 1100 (anno più, anno meno), una probabile rottura di argini con una nuova inalveazione spontanea sostenuta poi dalle opere degli uomini, fecero deviare il Reno dalla sua originaria direzione, imponendo una ampia svolta verso ovest e l’area persicetana chiamata Morafosca, scorrendo tra Bagno e Argile. Il nuovo alveo riprendeva poi il cammino verso nord, passando a ovest di Cento e incanalandosi per vari rami, in tempi diversi, compresa una temporanea congiunzione col Panaro; paleoalvei testimoniati dalla persistenza di toponimi come Volta Reno, Reno Vecchio, Dosso, Corporeno, Renazzo e Reno Centese. A metà del XI secolo il Reno si spostò ancora verso occidente, seguendo l’alveo attuale fino ai pressi di Cento, dove però passava ad occidente di questa città, per proseguire verso Dodici Morelli e Alberone immettendosi nel Panaro a valle di Finale Emilia.

La "Questione del Reno" e la Foce nell'Adriatico

La cosiddetta “questione del Reno” è storicamente considerata come l'evento che ha fatto nascere la scuola idraulica italiana, poiché ha visto i maggiori interpreti della scienza idraulica in Italia prendere posizione a favore di una delle due città contendenti (Bologna e Ferrara). Nel periodo altomedievale, il Reno era un affluente del Po, per alcuni periodi congiuntamente col Panaro. Nel corso del Basso Medioevo, il susseguirsi delle sue disastrose piene causò più volte l'impaludamento delle campagne ferraresi. Le variazioni successive avvenute nel corso del II millennio sono abbastanza documentate e possono essere così sintetizzate: tra il 1451 e il 1460, ci fu lo spostamento dell’alveo che da tre quattro secoli costeggiava il territorio allora più vasto del comune di Castello d’Argile (alveo riconoscibile nella via di Cento ancora oggi detta “Reno vecchio”) su un corso scavato qualche chilometro più ad est, in seguito alle “rotte” di Bagnetto e Bisana. Il nuovo alveo passava poi tra Pieve e Cento e proseguiva verso nord e il Po di Primaro. Questa nuova inalveazione determinò la riduzione del territorio del comune di Castello d’Argile con la separazione della comunità di Bagnetto, rimasta a ovest del Reno nuovo, raggiungibile solo con la barca ai “passi” dei Cappellani e in fondo alla via del “Postrino”. Nel 1457, in seguito ad una disastrosa rotta alla Bisana di Castello d'Argile, il fiume si insinuò fra i due abitati di Cento e Pieve di Cento, tagliando i collegamenti viari. Intorno al 1460, con una o più rotte artificiali presso Bisana, si iniziò a deviare il corso del Reno ad oriente, facendolo passare tra Cento e Pieve di Cento (dove passa ancora oggi) e arrivando nel 1526 al Po, passando da Sant’Agostino, Mirabello e Vigarano Mainarda. Nel 1522 il corso del fiume fu fatto prolungare fino all'altezza di Ferrara (frazione Porotto). Se ne avvantaggiarono i bolognesi, i cui terreni non furono più allagati. Invece i ferraresi ricevettero un grave danno.

Nel 1604, si verificò la chiusura dell’imbocco di Reno nel Po e un lungo periodo di spagliamento delle acque di Reno nelle Valli tra Galliera e Malalbergo. In quell'anno, il fiume fu disalveato definitivamente dal Po; il suo corso fu deviato verso l'antico confine tra il Ferrarese ed il Bolognese di Torre Verga e di Torre dell'Uccellino e condotto attraverso le valli di San Martino. Il fiume fu nuovamente deviato ed immesso in un canale artificiale costruito ex novo. Il canale, denominato Cavo Benedettino, nasce presso Sant'Agostino e scorre per 30 km in direzione Est, fino ad Argenta. Il Reno, completamente arginato, non allagò più la pianura ferrarese. Ad Argenta (in località Traghetto) il fiume fu immesso nel letto del Po morto di Primaro. Si ricordano anche il taglio della ansa detta “botta di Cola” tra Cento e Pieve nel 1614, e i vari tagli di anse e raddrizzamenti del fiume tra Malacappa, Savignano e Volta Reno, fino all’altezza del Palazzo Sampieri, tra il 1630 e il 1690.

Infine, nel 1782 il corso del fiume, dalla Bastia fino alla Madonna del Bosco (12,5 km), fu raddrizzato (Drizzagno di Longastrino), allo scopo di risparmiare gli abitati di Filo e Longastrino dal pericolo di inondazioni. Con lo stesso scopo, fu raddrizzato anche il tratto che costeggiava l'abitato di Argenta. Il corso attuale del Reno, con immissione (o foce) autonoma nell’Adriatico, ha avuto la sua collocazione definitiva tra il 1767 e il 1795 con poderosi lavori di scavo e arginatura deliberati e attuati dalle Legazioni Pontificie di Bologna e Ferrara, in accordo con il Ducato di Venezia, dopo secoli di controversie e tentativi falliti, e sempre segnati dal dilemma sulla convenienza o meno della immissione del Reno in Po, “grande” o di “Primaro”. Con uno sviluppo di 124 km di arginature (fra le più alte e imponenti della pianura padana), il sistema idraulico del Reno è stato modificato: da affluente di destra del Po è stato trasformato in un corso d'acqua dal bacino indipendente.

Il corso del Reno ha oggi un andamento caratteristico: prima procede da sud (Appennini) a nord (pianura padana). Poi, dopo una improvvisa diversione (nei pressi di Sant'Agostino di Ferrara), si dirige nettamente da Ovest verso Est, fino all'ultimo tratto, di circa 1 km, in cui piega decisamente verso nord dopo avere aggirato e bordeggiato le Valli di Comacchio. Le sue acque sono state deviate in canali artificiali, come lo Scolmatore di Reno (Cavo Napoleonico), il Canale di Reno (nel tratto successivo in uscita dalla città di Bologna chiamato Canale Navile), e il Canale di Savena (poi denominato "Savena abbandonato" in quanto scorre nell'alveo che era del fiume Savena fino alla sua immissione nell'Idice). A conferma di quanto appena asserito, basti osservare che a circa 8 km dalla foce, in località Volta Scirocco, il Reno è sbarrato da una diga lunga oltre 120 metri, che ha lo scopo di creare un invaso a monte di acque dolci con un livello del pelo libero di 150 cm circa su quello medio del mare, impedendovi la risalita dell'acqua delle maree, sì che vi possa attingere l'acquedotto di Ravenna.

Regolazione e Gestione Attuale

Attualmente, la competenza per il controllo, la manutenzione e la sicurezza del fiume Reno è attribuita alla Regione che ha istituito un’apposita “Autorità di bacino del Reno”. Tutta la rete dei canali e fossati collegati direttamente o indirettamente alla riva destra del Reno, è gestita dal servizio del Consorzio della Bonifica Renana, istituito nel 1909, con l’unione di sette Circondari idraulici, già esistenti da secoli, e che si occupavano dei problemi relativi separatamente, distinti in varie “Congregazioni Consorziali”, o “Assunterie” o Commissioni di “Interessati” alla “Riviera” di ogni corso d’acqua. Della riva sinistra si occupa da decenni il Consorzio Reno Palata. Nel 1849 fu costruito alla Bastia il primo ponte, in legno, che attraversava il fiume in quel punto. Venne sostituito nel 1912 da un ponte in cemento armato.

L'alto bacino del Reno italiano è interessato da diversi invasi a scopo idroelettrico: Bacino di Molino del Pallone sul Reno stesso (50.000 m³), Pavana sul Limentra di Sambuca (900.000 m³), Bacino di Suviana sul Limentra di Treppio (43.850.000 m³), Bacino delle Scalere o del Brasimone, sul torrente Brasimone (6.390.000 m³), Bacino di Santa Maria sempre sul Brasimone (210.000 m³), quasi tutti collegati fra di loro da canali sotterranei a gravità o sistemi di pompaggio delle acque, capaci ciascuno di portate di decine di metri cubi al secondo.

Le massime portate registrate a Casalecchio di Reno sfiorano i 2.300 m³/s (2.290 nelle piene con tempo di ritorno di 200 anni e 1.547 nelle piene con tempo di ritorno di 30 anni), ma nelle piene ordinarie si superano di poco i 1.000. La portata minima assoluta alla foce è di circa 4 m³/s, mentre a Casalecchio è di 0,6 m³/s, ma circa un secolo fa non scendeva mai sotto i 5 o 6 m³/s. Le massime piene si sono storicamente registrate in novembre, ma il mese in cui le portate medie sono più elevate è marzo (52 m³/s a Casalecchio, circa 200 verso la foce), mentre il mese con portate medie più scarse è agosto (2,4 m³/s a Casalecchio, circa 8 verso la foce). L'analisi di questi valori conferma innanzitutto il carattere torrentizio del fiume il cui bacino è impostato quasi interamente su rocce e terreni impermeabili (tranne qualche porzione montana dell'alto corso del fiume, delle due Limentra e del Santerno) che ne caratterizzano notevoli escursioni del regime idraulico.

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Storia e Archeologia del Reno Appenninico

Il Reno è un fiume antichissimo e alle sue acque è legata la storia dei primi insediamenti umani nel bolognese, dapprima nelle zone collinari e poi nel più grosso centro chiamato dagli Etruschi Felsina e dai Latini Bononia ed espandendosi via via anche nella pianura bolognese-ferrarese. Insediamenti testimoniati da numerosi reperti archeologici risalenti all’età della pietra, del bronzo e del ferro (dal 1500 circa avanti Cristo) trovati a Marzabotto, Sasso Marconi, Casalecchio, a Bologna e a Villanova di Catenaso. Nelle acque del Reno si sono bagnati gli Etruschi (VI-IV secolo a.C.) e i Galli (IV-II sec. a.C.); con le sue acque, l’argilla e le canne delle sue rive sono state costruite le prime capanne e sono state impastate le ciotole e i vasi di terracotta in cui si sono sfamati e dissetati. E si presume siano stati proprio i Galli, e in particolare, una loro tribù (i Boi) di discendenza celtica, a dare il nome a questo fiume, chiamandolo Reinos (o Rheinos), come il più grande fiume da essi conosciuto nell’area nordeuropea da cui provenivano, tra Francia e Germania. In lingua celtica “reinos” aveva il significato generico di “corso d’acqua”, o “corrente” (o, almeno così è scritto in alcuni testi). Secondo altri studi, il fiume prende nome dagli Etruschi, in greco Tyrrhenoi.

Poi vennero i Romani (dal 189 a.C.) che gli dedicarono qualche rara e generica citazione scritta, indicandolo come il “Reno piccolo di Bologna”, ultimo affluente appenninico del Po, ricco di acque e di robuste canne (ne parlarono Plinio il Vecchio, e Silio Italico nel I secolo dopo Cristo). Ma intorno al Reno lavorarono e bonificarono il territorio, costruirono strade e ville rustiche, dentro la caratteristica rete di cardini e decumani detta “centuriazione”. All’epoca della Bononia romana, sicuramente il Reno oltrepassava la via Emilia nel punto in cui la oltrepassa oggi. Vi era un ponte romano situato circa 130 metri più a nord dell’attuale Pontelungo. Il Reno entrò nella storia nel 43 a.C., quando in una sua insula, nei pressi di Bologna, si incontrarono i triumviri Caio Giulio Cesare Ottaviano, Marco Antonio e Marco Emilio Lepido, stipulando il patto costitutivo del Secondo triumvirato. Il Reno, presso Bologna, era, durante l'alto medioevo, un punto importante di accesso al mare. Nell’anno 801, Carlo Magno, appena eletto imperatore, durante il viaggio di ritorno verso la Francia, tenne un placito sul fiume Reno, in una località imprecisata. Nel 1118 Enrico V si recò, assieme ad Irnerio, a Bombiana, vicino al Reno, per rilasciare privilegi all’ospitale di San Michele Arcangelo, che si trovava nei pressi.

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