Fino a che Età si è Considerati Bambini? L'Evoluzione di un Concetto tra Biologia e Società

La domanda "fino a che età si è considerati bambini?" non trova una risposta unica e categorica, poiché il passaggio dall'età dell'infanzia a quella successiva, la delicata fase dell'adolescenza, non è determinato da un'unica età fissa. Il tutto varia, infatti, da persona a persona e anche da epoca a epoca, riflettendo un'interazione complessa tra fattori biologici, sociali, culturali ed economici. Comprendere chi abbiamo davanti, se un neonato, un lattante, un bambino o un adolescente, richiede di esplorare le diverse definizioni e le tappe evolutive che caratterizzano lo sviluppo umano, riconoscendo che i cambiamenti non sono solo fisici, ma anche psicologici e sociali.

Le Prime Fasi della Vita: Neonato e Lattante

L'essere umano nel periodo compreso tra la nascita e la pubertà è generalmente definito "bambino" o "fanciullo". Tuttavia, l'età infantile è suddivisa in diverse fasi più specifiche, a partire dai primissimi momenti di vita.

fasi iniziali della vita infantile

L'Età Neonatale: I Primi Giorni Cruciali

L'età neonatale comprende le prime quattro settimane di vita, di cui la prima (periodo neonatale precoce) è certamente la più delicata sul piano biologico-clinico. L'intero lasso di tempo è molto importante poiché si assiste al compimento di fenomeni, detti fenomeni neonatali, che resteranno, per sempre, unici. Secondo la legge italiana, è "neonato" ogni essere partorito dopo il 180° giorno di gravidanza; prima di tale termine il feto, anche se transitoriamente vitale, è considerato, dal punto di vista legale, aborto.

In rapporto all'epoca di nascita, i neonati sono definiti a termine, pretermine o postermine. Un neonato pretermine (o, meno esattamente, prematuro) si definisce come colui che nasce tra la ventiseiesima e la trentasettesima settimana di età gestazionale, mentre nato a termine è chi nasce tra la trentottesima e la quarantaduesima settimana. Oltre questo tempo si parla di neonato postermine o postmaturo. I neonati vengono inoltre classificati in base al peso di nascita, non sempre in accordo con l'età gestazionale. Il peso, infatti, è l'espressione più diretta e sicura dell'entità dell'accrescimento fetale, mentre il calcolo cronologico dell'età gestionale, essendo spesso suscettibile di qualche incertezza, è un parametro non sempre esatto. In base alla comparazione del peso di nascita e dell'età gestazionale, riportate su di una apposita tavola detta griglia di Denver, il neonato si considera: appropriato per l'età gestionale, se il peso è compreso tra il 10° e il 90° centile (peso adeguato all'età); piccolo per l'età gestazionale o dismaturo (SGA-Small for Gestation Age), se il peso è inferiore al 10° centile (neonato piccolo e magro); grosso per l'età gestazionale, se il peso è superiore al 90° centile (neonato molto grosso).

Il peso del neonato a termine oscilla tra i 2500 e i 4500 grammi (o più) ed è influenzato, oltre che da fattori costituzionali e razziali, dalle condizioni di nutrizione della madre e dalla durata della gravidanza. Nei primi giorni di vita, il peso del neonato subisce un calo di circa 150-300g, conosciuto come calo fisiologico. Esso è dovuto a una diminuita assunzione di alimenti, alla perdita di acqua dai tessuti, all'emissione di urina e di meconio. In seguito, quando verso il 4°-5° giorno il bambino comincia ad alimentarsi regolarmente, il peso inizia ad aumentare in maniera rapida e progressiva. La statura del neonato, compresa tra i 46 e i 56 centimetri, è mediamente superiore nei soggetti di sesso maschile.

Il cranio del neonato, le cui ossa non ancora saldate consentono di apprezzare al tatto le linee di sutura e le parti fibrose dette fontanelle, è particolarmente voluminoso, rappresentando un quarto della lunghezza totale. Spesso appare deformato o molto allungato per la presenza del tumore da parto, un edema dei tessuti del cuoio capelluto in corrispondenza della parte del capo che per prima si affaccia al collo dell’utero dilatato. I capelli, più spesso cortissimi, talvolta folti e molto fini, sono comunque destinati a cadere a poco a poco per lasciar posto a quelli che formeranno la capigliatura permanente. I lineamenti del volto del neonato possono apparire schiacciati o tumefatti, il collo e gli arti sono tozzi, e il torace, cilindrico con le coste piuttosto orizzontali, si continua con l'addome molto voluminoso e tondeggiante.

La cute al momento della nascita è ricoperta dalla vernice caseosa, una sostanza grassa, traslucida, di colore biancastro, che durante la vita intrauterina serve a impedire la macerazione da parte del liquido amniotico. La vernice caseosa rimasta sulla cute dopo il primo bagnetto scompare completamente nelle ore successive e lascia scoperta la pelle, delicatissima e vellutata, di colorito rosso acceso, ricoperta da una fine lanugine che sparirà spontaneamente entro la prima settimana. Frequentemente, sulle palpebre, sulla fronte e sulla nuca, si notano chiazze di colore rosso intenso, che si scuriscono ulteriormente durante il pianto. Queste, dovute a dilatazione dei vasi cutanei superficiali (teleangectasie) e dette “segni della cicogna”, col passare dei mesi scompaiono spontaneamente, senza lasciare alcuna traccia.

Gli occhi del neonato sono di un indefinibile colore blu-grigio, destinato a mutare nella grande maggioranza dei casi. A livello della congiuntiva e delle sclere sono presenti talvolta, specie se il parto è stato difficile, piccole emorragie che si riassorbono rapidamente e non compromettono la funzione visiva. Il neonato non riesce a mettere perfettamente a fuoco le immagini, ma reagisce, strizzando le palpebre, allo stimolo di una luce violenta e segue con gli occhi gli spostamenti di un oggetto grosso e vicino. Sulla mucosa orale, in corrispondenza delle gengive nude, sono talvolta evidenti piccoli rigonfiamenti di colore bianco, perlaceo (perle epiteliali) che scompaiono entro qualche settimana. Raramente si può notare, nella sede degli incisivi inferiori, un piccolissimo dente destinato ben presto a cadere. Le gambe, lievemente arcuate (varismo fisiologico), si lasciano divaricare con facilità e non offrono alcuna resistenza se si cerca di ruotarle verso l’esterno. Le mani sono strette a pugno e le dita si serrano fortemente intorno a un piccolo oggetto o a un dito posto sul palmo. Nel rassicurante tepore della culla, il piccolo rimane a lungo con gli occhi chiusi e tende a riprendere la posizione tenuta per tanti mesi nella cavità uterina, con le braccia strette al petto, le ginocchia piegate e raccolte vicino all’addome (atteggiamento a rana). Nelle 24 ore passa dal sonno profondo, al sonno leggero, alla veglia senza precisamente seguire i ritmi del giorno e della notte.

Da 0 a 12 mesi: Come vede il bambino e Come si Sviluppa la Vista

Un neonato, anche prima di nascere, è in grado di riconoscere la voce della madre, la melodia, e ha una preferenza per la voce umana in generale. Quando un bambino nasce, lascia un intorno protetto per entrare in un mondo dove viene a contatto con un'innumerabile quantità di stimoli sensoriali. Per poter sopravvivere a questo cambiamento, dispone di un insieme di riflessi arcaici primari, chiamati riflessi neonatali, designati ad assicurare una risposta immediata al nuovo intorno. La presenza dei riflessi primari è indispensabile per la sopravvivenza del nascituro. Altrettanto indispensabile per l'organizzazione della sua vita relazionale, sensoriale, affettiva e produttiva è che questi riflessi si estinguano completamente entro i 6/12 mesi di vita.

La vista è il senso più importante nei primi mesi di vita e ha un'influenza su tutti gli altri. A 1-3 mesi il neonato tende a preferire immagini complesse, a distinguere le ombre e a percepire la profondità e le forme che esplora nella loro configurazione. A 4 mesi è in grado di completare amodalmente una figura e di seguire un oggetto che si muove a grande velocità. A 6 mesi le sue percezioni sono molto simili a quelle di un adulto mediamente miope. Con il procedere del tempo, il bambino preferisce dei volti sempre meno stilizzati, ma gli occhi rimangono fondamentali. Un lattante riesce a distinguere forme differenti collocate a distanza non superiore ai 15-20 cm. L'esperimento del baratro visivo ha dimostrato che le capacità visive vanno di pari passo con quelle motorie. Bower afferma che un bambino di qualche settimana prevede se un oggetto è solido oppure no senza toccarlo. Egli creò un congegno, tramite un proiettore binoculare, che dava l'illusione ottica di un oggetto proiettato a metà strada tra il soggetto e uno schermo. Anche se l'oggetto sembrava solido, era solo un'illusione. Il bambino provava a toccarlo, non lo sentiva e si metteva a piangere, aspettandosi che l'oggetto visto fosse anche solido.

Il Lattante: Tra Allattamento e Svezzamento

Un bimbo viene chiamato "lattante" nel periodo variabile che inizia col 29° giorno dopo il parto e termina con lo svezzamento. Con il termine svezzamento s'intende il graduale, progressivo passaggio da un'alimentazione di solo latte a una a base di cibi solidi. Secondo l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l'introduzione di cibi diversi dal latte nella dieta del bambino dovrebbe avvenire a partire dai sei mesi di età o comunque in un tempo variabile che oscilla tra i 6 e gli 11 mesi di vita.

Lo svezzamento coincide col momento in cui nella vita del lattante intervengono i primi tangibili cambiamenti di abitudini, non solo alimentari ma anche di comportamento. Il periodo più appropriato per l’inizio dello svezzamento si colloca tra il 4° e il 6° mese. Si inizia gradualmente sostituendo un pasto di latte (di solito quello di mezzogiorno) con una pappa in brodo vegetale a cui si possono aggiungere altri alimenti: crema di riso, carne, olio di oliva e parmigiano grattugiato. Trascorso un mese, anche la poppata della sera verrà sostituita da una pappa a base di brodo magro di carne a cui si aggiunge il formaggino. È importante nel secondo semestre di vita fornire al bambino almeno mezzo litro di latte al giorno, diviso tra la prima colazione e la merenda, per assicurargli un adeguato e necessario apporto di sali di calcio. Allo scadere del primo anno di vita, il bambino è in grado di mangiare di tutto, ed è questo il momento più adatto per cominciare a dargli un’educazione dietetica, che ha lo scopo di abituarlo a mangiare in modo sano. A due anni, il bambino, seppure inconsciamente, è capace di autoregolare la propria dieta, cioè di stabilire approssimativamente la quantità di cibo che gli è necessaria per sentirsi sazio e di scegliere quello che più gli piace.

L'Età Infantile: Sviluppo e Crescita Costante

Dopo lo svezzamento, il bimbo viene generalmente chiamato "bambino" o "infante". Il termine "infante" - che deriva dal latino "infans", cioè "che non parla" - ha un significato più generico e si riferisce ai primi 10 anni di vita del bambino, cioè al periodo che termina quando inizia la pubertà. Questa è una fase molto lunga, che terminerà con la pubertà, quando inizierà l'adolescenza.

sviluppo motorio del bambino

La Prima Infanzia: Acquisizioni Fondamentali (fino al 2° anno)

Il periodo della prima infanzia è caratterizzato da tre importanti fattori: l’attività motoria, il linguaggio e la dentizione, che comporta radicali modifiche nell’alimentazione. L’attività motoria nei primi 2-3 mesi è soprattutto di natura riflessa, determinata probabilmente in parte anche da stimoli provenienti dall’interno dell’organismo, come per esempio dal tubo digerente. Il bambino giace sul dorso, con la testa rivolta di lato per la scarsa efficienza dei muscoli del collo. Il suo atteggiamento è inoltre determinato dal fatto che vi è una prevalenza funzionale dei muscoli flessori: gli arti sono pertanto piegati, i pugni chiusi con il pollice nascosto sotto le altre dita.

Durante i primi 2 anni tutta l’attività motoria ha per scopo principale l’acquisizione della stazione eretta e della deambulazione. Verso la fine del 3° mese il bambino sa mantenere il capo eretto; alla fine del 6° riesce a stare seduto inclinato in avanti; al 9°-10° mese sta seduto bene e si muove carponi. A sei mesi riesce a stare seduto da solo ma si piega in avanti. A otto è in grado di camminare se tenuto da un adulto. Verso la fine del primo anno, finalmente, sa alzarsi da solo senza appoggio e riesce a camminare se sorretto; verso i 18 mesi riesce a camminare da solo. Al compimento del 2° anno può correre, scendere e salire da solo le scale; con il 3° anno è in grado di andare in triciclo e di reggersi su una gamba sola per qualche secondo. Parallelamente a tutti questi progressi, si assiste alla comparsa di manifestazioni motorie che denotano la sua capacità di adattarsi all’ambiente e agli stimoli che da esso provengono. Così, durante il 1° mese, riesce a seguire con gli occhi per qualche istante il movimento, e lascia cadere subito un oggetto preso in mano. Nei mesi successivi solleva qualche volta la testa, sorride, in particolare alla madre, e cerca di afferrare gli oggetti che gli sono vicini. A 9 mesi riesce a tenere piccoli oggetti tra il pollice e l’indice. Dal 1° anno in poi è in grado di costruire torri con un numero sempre maggiore di cubi e utilizza discretamente il cucchiaino ripieno di cibo. Verso i 13 mesi maneggia con sicurezza la tazza o il bicchiere; verso i 18 mesi effettua i primi lanci (palla o altri oggetti) o esegue movimenti più delicati, come voltare le pagine di un libro. A 20 mesi iniziano i primi tentativi di corsa.

Lo sviluppo del linguaggio, che presuppone l’integrità della funzione uditiva, è notevolmente influenzato dall’ambiente in cui il bambino vive e dalla ricchezza di stimoli che da questo gli pervengono. Così, per esempio, esso è più rapido e completo nel bambino che abbia fratelli più grandi, mentre può essere anche notevolmente ritardato nel bambino lungamente ospedalizzato o accolto in brefotrofio, ambienti poveri di stimoli. All’inizio il bambino emette suoni privi di significato, il cui timbro è determinato casualmente dalla posizione degli organi fonatori. I primi suoni gutturali vengono emessi già verso la fine del 1° mese; tra i 4 e i 6 mesi il bambino pronuncia alcune consonanti e i suoni labiali, e mostra di saper distinguere i diversi suoni. A 6-8 mesi combina le consonanti con le vocali, balbettando pa-pa, ma-ma, ta-ta. A 12 mesi capisce che questi suoni gli permettono di raggiungere certi fini (per es. ma-ma gli consente di richiamare l’attenzione della mamma). A 1 anno e mezzo pronuncia le prime combinazioni di due parole, e verso i 18-20 mesi sa collegare tra loro le diverse combinazioni di suoni riuscendo a pronunciare frasi correnti.

La dentizione, tappa importante nella crescita del bambino, ha inizio già nel 2° mese della vita endouterina, quando, nello spessore degli abbozzi fetali delle ossa mascellari si accumulano piccole masserelle di tessuto epiteliale, dovute alla proliferazione dell’epitelio buccale e dette germi dentari. Sono i primi abbozzi dei futuri denti da latte, chiamati più esattamente decidui perché sono destinati a cadere per lasciare il posto a quelli che poi formeranno la dentatura definitiva dell’adulto, cioè ai denti permanenti. I primi denti decidui a spuntare sono gli incisivi centrali inferiori, che di solito compaiono insieme o a brevissima distanza l’uno dall’altro, seguiti poi dai superiori, dagli incisivi laterali, dai primi molari, dai canini e dai secondi molari. La comparsa del primo dentino, che in genere avviene intorno al 7° mese, è un avvenimento abbastanza importante nella vita del bambino. Tale periodo, fissato come normale, è naturalmente approssimativo: se a 9 mesi il bambino è ancora senza denti, la mamma non ha ragione di preoccuparsi poiché un ritardo, anche di 3 mesi, è del tutto normale. Estendendo al massimo i limiti di tempo, possiamo dire che a 1 anno il primo dente da latte deve essere spuntato. Soltanto un ulteriore ritardo può mettere in allarme e in tal caso è necessario ricercarne la causa, che spesso è riconosciuta in un disturbo più generale, legato a un’alimentazione sbagliata, a insufficiente apporto di vitamina D oppure a malattie dovute a disfunzione delle ghiandole endocrine.

Da 0 a 12 mesi: Come vede il bambino e Come si Sviluppa la Vista

Seconda e Terza Infanzia: Consolidamento e Preparazione (dal 2° anno alla pubertà)

Con il compimento del 2° anno, l’accrescimento ponderale avviene più lentamente. Verso la fine del 2° anno viene quadruplicato il peso iniziale e successivamente l’aumento è di circa 1,5 kg l’anno, per crescere poi a mano a mano che si avvicina l’epoca della pubertà, fino a 2-2,5 kg l’anno. La statura aumenta molto più lentamente del peso: solo attorno ai 4 anni viene raddoppiata, attorno ai 13 viene triplicata. Anche per l’accrescimento in altezza, il ritmo può subire notevoli variazioni. Nel 2° anno l’aumento complessivo è di circa 10 cm. Negli anni successivi si ha un aumento di circa 5 cm l’anno in media. Fino ai 10 anni d’età circa, i maschi hanno una statura leggermente superiore a quella delle femmine; successivamente queste, che vanno incontro prima dei maschi alla maturazione puberale, prendono il sopravvento per venire poi nuovamente raggiunte e superate dai maschi dopo i 14-15 anni. La pubertà infatti coincide con un rapido incremento dell’accrescimento staturale. Peso e statura non procedono quindi strettamente paralleli nel loro aumento; anzi, in senso generale si può dire che vi sia alternanza di aumento di peso e aumento di altezza. Dalla fine del 1° alla fine del 4° anno si ha una prevalenza dell’aumento ponderale (turgor primus), dai 5 ai 7 anni una prevalenza dell'aumento di statura, e così via.

Durante l'età infantile, l’organismo va soggetto a profondi cambiamenti con l’acquisizione progressiva di funzioni, attività, capacità e comportamenti che caratterizzano il soggetto adulto. Da un lato, attraverso le varie fasi dell’accrescimento, si ha l’aumento progressivo di peso e di dimensioni del corpo e parallelamente la maturazione delle strutture e delle funzioni proprie ai diversi sistemi e apparati. D’altro lato, lo sviluppo dell’attività motoria, nervosa e psichica costituisce il presupposto per la formazione del linguaggio e per l’evoluzione del pensiero, oltre che per tutte le attività che caratterizzano la vita di relazione dell’individuo.

Dai 2 ai 6 anni si parla di seconda infanzia, dove hanno luogo moltissimi cambiamenti. Intorno ai 5-6 anni il bambino è in grado di gestirsi autonomamente nel mangiare e nell’uso del bagno. Si spiega e fa domande su ciò che lo circonda, cominciando a distinguere fra cose possibili e fantasie, e fra passato, presente e futuro. È in grado di cooperare con gli altri, per esempio di giocare con altri bambini seguendo delle regole condivise. A due anni e mezzo il bambino riconosce le figure dei disegni illustrati, disegna con la mano preferita, si riconosce in foto che gli sono già state mostrate. A tre anni disegna uomini con la testa, conosce i colori. A quattro sa disegnare una casa. In un ambiente arricchito queste capacità cambiano di molto. La terza infanzia, o fanciullezza, o età della scuola, si estende dal 6° anno in poi fino all'inizio della pubertà.

L'Evoluzione Sociale delle Fasi della Vita

Oltre alle definizioni biologiche e di sviluppo, il concetto di "bambino" e le fasce d'età ad esso associate sono profondamente influenzati da fattori sociali e culturali, che possono variare significativamente nel tempo e tra diverse società.

evoluzione delle fasi della vita

Le Fasce d'Età che si Spostano: La Prospettiva Sociologica

Secondo il professor Alessandro Rosina, docente associato di demografia alla facoltà di Economia all’Università Cattolica di Milano, l’aspettativa di vita di 79 anni per gli uomini e 84 per le donne ha spostato in avanti le lancette delle fasi della vita. Questa longevità crescente ha ridefinito la percezione e le aspettative riguardo le diverse età. Si è così bambini fino ai 15 anni, mentre fino agli anni ’60/’70 lo si era fino ad 11 anni. Questa dilatazione dell'infanzia è un fenomeno moderno.

Le nuove categorie d'età delineate dal professor Rosina includono: giovani dai 16 ai 24 anni; giovani adulti dai 25 ai 34 anni, una fascia d'età prima inesistente, dato che a 25 anni si era considerati adulti e lo si restava fino ai 60; adulti, categoria che oggi vede l'ingresso a 35 anni e si estende fino a 54. Successivamente, si passa ai “tardo adulti”, ai “giovani anziani” dai 65 ai 74 anni, “anziani” dai 75 agli 84 ed infine “grandi anziani” dagli 85 in poi.

Responsabile di questo slittamento dei confini temporali delle fasi della vita, secondo il professor Rosina, sarebbe anche la mancanza di lavoro. Questa condizione non permette ai giovani di uscire di casa e diventare effettivamente adulti indipendenti, come invece accadeva in passato. Tale fenomeno incide direttamente sulla percezione e sull'esperienza dell'età adulta, prolungando la fase di dipendenza e ritardando il raggiungimento della piena autonomia.

La Percezione Pubblica: "Fanciulli di 52 anni"

La percezione di quando finisce la giovinezza e inizia l'età adulta o la vecchiaia varia anche a seconda dell'età degli intervistati. Gli intervistati under 25, per esempio, indicano che la fine della giovinezza arriva a 32 anni, mentre l’inizio della vecchiaia è fissato a 54 anni. Lo scenario cambia per gli over 25, secondo i quali la giovinezza finisce a 41 anni, mentre l’età matura comincia a 59 anni. Questa discrepanza evidenzia come la definizione di queste fasi della vita sia non solo fluida nel tempo, ma anche soggettiva e influenzata dall'esperienza personale.

Da 0 a 12 mesi: Come vede il bambino e Come si Sviluppa la Vista

L'Appellativo di "Bambino" nella Pratica Quotidiana

Quando si diventa adolescenti? Quante volte ci si è chiesto fino a quando si è considerati bambini? Non esiste un'età che determina in maniera categorica il passaggio dall'età dell'infanzia a quella successiva, la delicata fase dell'adolescenza. Dopo le spiegazioni dettagliate sullo sviluppo, è chiaro che fino ai 10 anni possiamo ancora chiamare "bambini" e "bambine" i nostri figli e le nostre figlie, sempre che non ci correggano. Mentre dagli 11 anni in poi, quando iniziano le scuole medie e la preadolescenza inizia ad avere il sopravvento, è inutile usare questo appellativo. Sono ragazzini e ragazzine che si affacciano al periodo più difficile della vita, quello dei teenager, un passaggio obbligato per diventare giovani adulti ricco di tanti scombussolamenti che tutti ricordiamo molto bene.

La Transizione verso l'Adultità: Pubertà e Adolescenza

Il limite ultimo dell’età infantile non è determinabile con esattezza, poiché l’inizio della maturazione sessuale, e quindi della pubertà, presenta notevoli variazioni a seconda della razza, del sesso, e anche da individuo a individuo. In generale, tale limite è posto tra gli 11 e i 13 anni per le femmine, e tra i 12 e i 15 per i maschi. Questo periodo segna l'inizio di una trasformazione profonda.

La Pubertà: Maturazione Fisica e Riproduttiva

La pubertà è un periodo molto particolare perché è quello in cui si subiscono numerosi cambiamenti fisici: il nostro corpo da bambino si trasforma in quello di un adulto. La pubertà è il periodo della vita dove il ragazzo raggiunge la piena capacità riproduttiva. Si parla di pubertà per indicare il periodo in cui avviene la maturazione sessuale dell’individuo, quindi non solo le sue prime fasi. Lo sviluppo sessuale varia sensibilmente da persona a persona, ma ha solitamente inizio fra i 10 e i 14 anni e prosegue fino ai 16-18.

Nella maggior parte delle persone di sesso maschile, il primo segno di pubertà è l'aumento del volume dei testicoli, i quali aumentano la produzione di testosterone. Questo ormone provoca un repentino aumento di statura e del volume muscolare (segno presente molto meno nell’inizio della pubertà delle ragazze), la crescita del pene e dei peli pubici, alle ascelle e al viso. Le corde vocali si ispessiscono e si allungano, rendendo la voce più grave.

Nella maggior parte delle persone di sesso femminile, il segno principale della maturazione sessuale è la prima mestruazione (menarca), ma la pubertà inizia un paio di anni prima, con l’inizio dello sviluppo della ghiandola mammaria che porta a un lento ingrossamento del seno. Il segno distintivo di una bambina entrata nella pubertà è la comparsa del "bottone mammario". La cosiddetta maturità puberale, cioè il completamento dello sviluppo sessuale, avviene solitamente nei due anni successivi alla prima mestruazione.

L'Adolescenza: Una Fase di Trasformazione Globale

Con il termine adolescenza si intende il periodo che inizia con la pubertà, comprendendo non solo l’aspetto della maturità riproduttiva, ma tutta la serie di cambiamenti anche psicologici, sociali e quindi comportamentali della persona, nella sua transizione dall’infanzia all’età adulta. L’adolescenza non è di certo più facile, poiché è un tratto dell’età evolutiva caratterizzato dalla transizione dallo stato infantile a quello dell’individuo adulto. Questo momento, che un tempo coincideva con lo spegnimento delle 13 o 15 candeline, oggi è un periodo che ha anticipato molto, visto che i bambini (ma soprattutto le bambine) diventano grandi sempre prima. L’adolescenza può durare anche per anni, dopo che il periodo della pubertà si è concluso. Si tratta di convenzioni, ma si considera solitamente adulto l’individuo intorno ai 20 anni di età.

I Ritmi Biologici: Sonno e Accrescimento

I ritmi di sonno e l'andamento dell'accrescimento fisico sono indicatori fondamentali delle diverse fasi della vita, con esigenze e caratteristiche specifiche per ogni età.

ritmi del sonno infantile

Le Esigenze del Sonno nelle Diverse Età

Il sonno di un neonato e di un bambino è molto diverso da quello di un adulto. A seconda, quindi, dello sviluppo di nostro figlio, possiamo assistere ad alcuni cambiamenti nei suoi ritmi di veglia e sonno. Un neonato può arrivare a dormire 18 ore su 24 ore, di cui circa 12 di notte e fino a 5/6 pisolini durante il giorno con una finestra di veglia di un’ora. Un lattante può arrivare a dormire tra le 10 e le 12 ore a notte e avrà un sonno giornaliero suddiviso in 2/3 pisolini per un totale massimo di circa 3/4 ore. Un bambino fino ai 6/8 anni può arrivare a dormire tra le 10 e le 12 ore a notte e, a partire dai 15 e fino ai 24 mesi, fare un unico pisolino giornaliero di un paio d’ore. Naturalmente non bisogna dimenticare che ogni bambino, neonato e lattante è a sé. Ha, quindi, uno specifico bisogno di sonno che può essere anche diverso da quelli medi. Non si deve preoccuparsi se vostro figlio dorme solo 10 ore e non arriva a 12: l’importante è che cresca sano e non sia stanco. Questa osservazione è confermata anche da Anna Pasotti, una consulente del sonno infantile riconosciuta a livello internazionale.

L'Andamento dell'Accrescimento Ponderale e Staturales

Il ritmo dell’accrescimento ponderale può a volte, per cause spesso inspiegabili, non essere sempre regolare, subire rallentamenti o arresti temporanei. Comunque, in media, si assiste a un aumento di 25-30 g al giorno nel primo trimestre, di 20-25 g nel secondo trimestre, di 15-20 g nel terzo e di 10-15 g nel quarto. Il peso alla nascita viene pertanto raddoppiato attorno al 5° mese, triplicato poco dopo i dodici mesi.

L'accrescimento in altezza, invece, mostra un andamento diverso. Nel secondo anno l’aumento complessivo è di circa 10 cm. Negli anni successivi si ha un aumento di circa 5 cm l’anno in media. Si nota anche che fino ai 10 anni d’età circa, i maschi hanno una statura leggermente superiore a quella delle femmine. Successivamente, le femmine, che vanno incontro prima dei maschi alla maturazione puberale, prendono il sopravvento per venire poi nuovamente raggiunte e superate dai maschi dopo i 14-15 anni. Come già menzionato, la pubertà infatti coincide con un rapido incremento dell’accrescimento staturale.

Da 0 a 12 mesi: Come vede il bambino e Come si Sviluppa la Vista

La Variabilità Individuale e il Concetto di Età Evolutiva

È straordinario rendersi conto di come nostro figlio cresca e cambi giorno dopo giorno. Allo stesso modo, nel tempo cambia anche il suo modo di agire, comportarsi e dormire. La premessa doverosa da fare è che ogni bambino segue il proprio personale sviluppo, e pertanto può darsi che alcune fasi, come la parola o il camminare, arrivino prima o successivamente rispetto alla media, senza costituire un problema di sviluppo a lungo termine. In altri casi, invece, il mancato raggiungimento di alcune abilità può essere il campanello d’allarme di qualcosa da approfondire con uno psicodiagnosta.

Con l’espressione età evolutiva (si utilizza anche “età dello sviluppo”) si intende il periodo di maggiore cambiamento dell’individuo, dove si registrano i principali cambiamenti, sia dal punto di vista fisico, che psicologico. L’età evolutiva non si limita all’infanzia e all’adolescenza, ma si considera tale tutta la vita dell’individuo, sino all’età senile, che viene considerata la fine dell’età evolutiva. L’essere umano, infatti, continua ad evolvere anche in età adulta, anche se più lentamente, e questa è la ragione per la quale si considera come convenzione il periodo 0-18 anni come fulcro dell’età evolutiva.

Tappe Evolutive e Comportamentali

Solitamente nei primi 3 mesi il bambino inizia a controllare sempre meglio i propri movimenti, in particolare del capo, e delle mani, che comincia a portare alla bocca. Dai 3 mesi in avanti queste abilità si affinano: solleva bene la testa e inizia a spingere sui propri gomiti per sollevare la testa per rispondere a dei richiami. Prova con successo ad afferrare le cose. Piano piano riconosce i volti delle persone più vicine e localizza l’origine dei suoni e delle voci.

A partire dai 6 mesi la maggior parte dei bambini inizia a stare seduto e a rotolare sul fianco, e a piegarsi sulle proprie ginocchia. Risponde con più attenzione a stimoli precisi, a riconoscere gli estranei dai familiari, e inizia a esplorare: a riconoscersi allo specchio e si vede stimolato da oggetti particolari come giocattoli dalle strane forme e colori. Intorno ai 9 mesi solitamente i bambini controllano i propri movimenti e sono in grado di rotolare e mettersi seduti senza aiuto. Piano piano iniziano a sostenere il proprio peso sulle gambe provando a mettersi in posizione eretta.

Intorno all’anno il bambino è in grado di mettersi in piedi e camminare, talvolta già senza aiuto. Inizia a usare strumenti come le posate per portare cibo alla bocca, oppure a inserire oggetti in un contenitore. Dall’anno ai due anni il bambino solitamente è in grado di camminare da solo, a imitare movimenti come il ballo, e a salire e scendere da sedie e mobili. Mangia autonomamente con uno strumento e beve da un bicchiere, non più solo dal biberon. È il periodo in cui inizia l’interesse verso gli altri bambini e inizia a “giocare”, cioè a immaginare dei contesti e a fingere di esservi inserito.

A due anni e mezzo il bambino riconosce le figure dei disegni illustrati, disegna con la mano preferita, si riconosce in foto che gli sono già state mostrate. A tre anni disegna uomini con la testa, conosce i colori. A quattro sa disegnare una casa. In un ambiente arricchito queste capacità cambiano di molto. Il rapporto tra fratelli, soprattutto se la differenza di età non è molta, è spesso difficoltoso. Si osserva il comportamento affiliativo, che spesso non è reciproco e si sviluppa inizialmente tra persone dello stesso sesso, con interazioni come la conversazione, il contatto, gli scambi di affetto che sono indicatori di questo tipo di rapporto. Si manifesta anche il comportamento aggressivo, che prescinde dai rapporti affiliativi e porta alla formazione di una scala gerarchica, con il più forte in cima.

Dai 2 ai 6 anni si parla di Seconda infanzia, dove hanno luogo moltissimi cambiamenti. Intorno ai 5-6 anni il bambino è in grado di gestirsi autonomamente nel mangiare e nell’uso del bagno. Si spiega e fa domande su ciò che lo circonda, cominciando a distinguere fra cose possibili e fantasie, e fra passato, presente e futuro. È in grado di cooperare con gli altri, per esempio di giocare con altri bambini seguendo delle regole condivise.

tags: #fino #a #che #eta #si #e