L'Aborto Terapeutico: Un Incrocio Complesso tra Bioetica, Filosofia e Diritto

La questione dell'aborto terapeutico si configura come uno dei nodi più intricati e dibattuti nel panorama bioetico e filosofico contemporaneo. Al centro di questo dibattito si colloca la tensione tra il diritto all'autodeterminazione della donna e la tutela della vita nascente, un confronto che attraversa diverse prospettive etiche, morali e giuridiche. Le recenti discussioni in Italia, come quelle suscitate dalla richiesta di moratorie sull'aborto e di revisioni della Legge 194/1978, evidenziano la persistente attualità di questo tema e la necessità di un'analisi approfondita delle sue implicazioni.

Dibattito sull'aborto

Il Contesto Europeo e la Risoluzione del Consiglio d'Europa

Il dibattito si inserisce in un contesto internazionale in cui il Consiglio d'Europa, attraverso il suo "Comitato sulle pari opportunità tra uomini e donne", ha espresso una posizione significativa riguardo all'accesso all'aborto legale e sicuro in Europa. La Relatrice Gisela Wurm ha presentato un Rapporto che, nel suo punto 36, afferma: "l’Assemblea afferma il diritto di ogni essere umano, e in particolare delle donne, al rispetto della propria integrità fisica e alla libera disponibilità del proprio corpo. In tale contesto la scelta di fare ricorso o no a un aborto dovrebbe in ultima istanza essere lasciata alla donna, che dovrebbe disporre dei mezzi per esercitare effettivamente questo diritto". Questa risoluzione, approvata dall'Assemblea parlamentare nella seduta del 16.04.2008 (Risoluzione 1607), si pone in controtendenza rispetto a un clima politico interno che sembra orientato a restringere l'autonomia decisionale riproduttiva delle donne.

L'Argomento della "Deriva Americana" e il Caso Roe vs. Wade

Una delle argomentazioni ricorrenti per negare la validità della pretesa all'aborto come diritto si basa sul richiamo alla celebre sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 22 gennaio 1973, nota come Roe contro Wade. Questa sentenza dichiarò incostituzionali gran parte delle leggi statali e federali che vietavano o limitavano l'aborto, basandosi sul diritto alla privacy come espressione della libertà personale garantita dal 14° Emendamento della Costituzione americana. Il caso riguardava Jane Roe, una donna che intendeva interrompere una gravidanza a causa di precarie condizioni economiche.

Tuttavia, limitarsi a ricordare che la sentenza è americana e che l'Europa, seguendo la Risoluzione 1607, potrebbe incamminarsi sulla stessa strada, non è sufficiente a dimostrare la sua presunta invalidità morale. Sostenere che "permettere come avviene nella grande maggioranza dei Paesi europei che una gravidanza possa essere interrotta in una serie di circostanze, di motivi e a determinate condizioni non vuole né può costituire l’affermazione di un diritto di abortire sempre dovunque e comunque" rischia di essere una mossa retorica. L'uso di espressioni come "sempre, dovunque e comunque" mira a suggerire un'idea di illimitatezza del diritto all'aborto negli Stati Uniti, trascurando il fatto che la sentenza riconosceva tale diritto solo fino al momento della vitalità del feto. Soprattutto, si dà per scontato ciò che è in discussione: se la questione dell'aborto e dell'accesso delle donne al suo esercizio effettivo in Europa sia o meno una questione di diritti della persona.

Illustrazione del caso Roe vs. Wade

La Legge 194/1978 in Italia: Tra Tutela Sociale della Maternità e Autonomia Riproduttiva

La legge italiana 194/1978, intitolata "Norme per la tutela sociale della maternità", presenta fin dal suo articolo 1 un'ambiguità di fondo. Essa dichiara di "riconoscere il valore sociale della maternità e tutela la vita umana fin dal suo inizio", affermando contestualmente che "L’interruzione volontaria di gravidanza… non è mezzo per il controllo delle nascite". Questa impostazione si traduce in una serie di vincoli - consulenza obbligatoria, obiezione di coscienza per i medici (che raggiunge una media nazionale del 75%), pause di riflessione, tempi di attesa prolungati - che sembrano più mirati a scoraggiare l'aborto che a garantirne un accesso equo.

Molti interpreti, inclusi gli autori G. Benagiano e S. Mancuso, riconoscono in questa legge un intento che non è quello di far esercitare alle donne un inesistente diritto, bensì quello di "aiutarle a rimuovere le cause della loro richiesta di abortire". Il Rapporto Wurm, al contrario, denuncia proprio questi limiti e ambiguità, difendendo la scelta dell'aborto come un diritto al controllo della riproduzione da parte delle donne.

L'Argomento Metafisico e Ontologico: La "Vita Umana" tra Biologia e Valore

Il secondo argomento sollevato da Benagiano e Mancuso si concentra sulle considerazioni metafisiche e ontologiche relative allo statuto dell'embrione. Pur rifiutando di usare i termini "persona" o "essere umano" per l'embrione, a causa della mancanza di consenso sul loro significato, essi sostengono che con l'IVG viene soppressa "vita umana". Questo richiamo a una nozione dal forte valore simbolico servirebbe a suffragare il giudizio sull'IVG come "fatto negativo", "tragedia" o "reato morale".

Tuttavia, anche la nozione di "vita umana" nelle fasi iniziali della vita non è univoca. Si può distinguere un significato empirico (l'appartenenza alla specie umana) e uno assiologico o normativo (l'attribuzione di un valore speciale). Gli autori sembrano assumere il concetto di "vita umana" in senso valutativo, rifiutando definizioni come "aggregato cellulare" e affermando che "un embrione è una vita umana ai suoi inizi; nulla di più, nulla di meno". Questo implica una presunta intrinseca dignità dell'embrione che lo renderebbe sacro e intoccabile, un'argomentazione che rischia di reintrodurre surrettiziamente le controversie che si volevano evitare. La convinzione che "non esista, né possa esistere un diritto ad abortire perché non può esservi…il diritto di sopprimere la vita umana" si basa su un fondamento dogmatico e circolare, privo di argomenti giustificativi esterni.

La "Tragedia" dell'Aborto: Un Concetto Relativo?

Il terzo argomento riguarda il presunto carattere "tragico" dell'aborto. L'enfasi posta dagli autori sulla convinzione che l'IVG sia un "fallimento" e "un fatto da condannare sempre sul piano morale" appare inversamente proporzionale alla forza degli argomenti a sostegno. L'idea che, anche se l'aborto è una "tragedia", non possa mai essere un diritto, trascura il fatto che la conquista di molti diritti si accompagna a tragedie e sofferenze.

Inoltre, una pratica che comporta costi e sofferenze, come un'operazione chirurgica, può nondimeno costituire un diritto se scelta in libertà e autonomia. Se le attività che comportano costi non potessero essere oggetto di diritti, la condizione di insicurezza e precarietà aumenterebbe. Nel caso della riproduzione, il diritto alla salute e all'integrità della donna è prevalso sulla pratica degli aborti clandestini. Sebbene non si neghi il carico di disagi e sofferenze che l'esperienza di un aborto può comportare, gli autori tendono a enfatizzare unilateralmente gli aspetti negativi, trascurando che questi sono legati a vissuti soggettivi. Questi vissuti possono alternarsi a sentimenti di liberazione, specialmente in casi di concepimenti indesiderati o coatti. La Legge 194/78, infatti, introduce una facoltà, non un obbligo.

L'Aborto come Diritto alla Salute Sessuale e Riproduttiva: La Prospettiva del Consiglio d'Europa

Il quarto e ultimo argomento affronta la rivendicazione dell'aborto non solo come diritto negativo a non subire minaccia o costrizione, ma come diritto positivo alla salute sessuale e riproduttiva, un aspetto centrale nel documento del Consiglio d'Europa. Per Benagiano e Mancuso, questo contrasta con l'impianto della Legge 194/1978, che sarebbe più ispirata all'idea di "aiutare le donne a rimuovere le cause della loro richiesta di abortire" piuttosto che a consentire l'accesso libero a un "diritto" riproduttivo.

Essi citano il riferimento della 194 alla legge sui Consultori Familiari (405/1975), che avrebbero dovuto contribuire a "far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione dello stato di gravidanza". Concordando con alcune posizioni di "Avvenire", ritengono che il problema cruciale non sia riconoscere all'aborto la caratteristica di diritto, ma "costruire progetti comuni per raggiungere l’obiettivo ideale di aborti tendenzialmente a zero". Chi si sottrae a questo compito, secondo loro, si assume "gravi responsabilità nei confronti del dovere supremo della difesa della vita".

Tuttavia, la legge 405/75 assegnava ai Consultori anche il compito della "somministrazione dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte dalla coppia e dal singolo in ordine alla procreazione responsabile". La Legge 194, in quest'ottica, avrebbe realizzato questi programmi, dando corpo all'idea che la procreazione non è un dovere, ma una scelta legata alla responsabilità. Insistere sull'incremento dell'attività dei Consultori intesi come dissuasori pubblici delle donne che intendono ricorrere all'IVG, come fanno Benagiano e Mancuso, finisce per ignorare le difficoltà e le denunce sollevate dal Rapporto Wurm.

Il dibattito sull'aborto - utalk

La Bioetica "Non Religiosa" e l'Autonomia Morale

Il Professor Lecaldano interviene nel dibattito chiarendo la natura della bioetica "non religiosa". Egli sottolinea che tale impostazione non significa "irreligiosa", ma piuttosto indaga i principi morali che devono guidare la nascita, la cura e la morte degli esseri umani. Questa prospettiva può essere accettata anche dai cattolici, molti dei quali riconoscono il principio della responsabilità morale e dell'autonomia delle persone coinvolte.

L'autonomia morale è considerata una prerogativa fondamentale, una sovranità sul proprio corpo che nessuno può imporre. I diritti e i doveri morali sono visti come pre-giuridici, nel senso che la legge dovrebbe recepirli piuttosto che crearli. L'autonomia, in questa visione, non è solo razionalità, ma anche relazionalità, che si realizza prevalentemente nella vita sentimentale.

Le Direttive Anticipate di Trattamento e il Diritto alla Morte

Un altro tema affrontato è quello delle "direttive anticipate di trattamento" (DAT), una terminologia preferita a "testamento biologico" per sottolineare la natura di indicazione piuttosto che di imposizione. La possibilità per una persona di decidere anticipatamente le cure da ricevere in caso di incapacità di intendere e di volere è considerata un diritto fondamentale, soprattutto di fronte alle moderne tecnologie mediche che possono prolungare la vita in condizioni di sofferenza.

Si discute la possibilità di un registro vincolante per queste volontà, riconoscendo il diritto di ogni individuo a esprimere la propria volontà riguardo alla fine della propria vita, inclusa la sospensione di cure, alimentazione e idratazione artificiale in caso di stato vegetativo persistente. La discussione in Italia è stata definita "mistificata", con la necessità di una legge che registri le volontà e permetta ai cittadini di pronunciarsi liberamente.

Eutanasia Volontaria e Libertà Riproduttiva

L'eutanasia volontaria è considerata difendibile sulla base del riconoscimento dell'autonomia e della libertà morale da interferenze. Essa implica una componente di volontarietà da parte della persona malata e un'azione da parte di un altro soggetto che esegue la volontà del richiedente. Viene criticato l'uso strumentale del richiamo alla coscienza, mentre si riconosce la legittimità della libertà del medico di non procedere in determinati casi.

La libertà riproduttiva, inclusa la possibilità di ricorrere a forme di fecondazione assistita o, in futuro, alla clonazione riproduttiva, è considerata un diritto fondamentale. L'attuale legislazione italiana sulla fecondazione assistita viene definita un'aberrazione, in particolare per l'obbligo di impiantare tre ovuli fecondati e la successiva possibilità di aborto, che crea una contraddizione. L'uso ideologico della nozione di "persona" viene criticato, poiché lo zigote prodotto in laboratorio non è ancora un individuo con individualità biologica.

La Nozione di Persona: Tra Filosofia Morale e Biologia

La discussione sulla nozione di "persona" è centrale. Si distingue tra diverse concezioni filosofiche: quella lockiana, che la considera un concetto etico-giuridico legato alla responsabilità morale; quella basata sulla capacità di soffrire, che rende eticamente rilevante un individuo solo dopo un certo numero di settimane dal concepimento; e quella che considera razionale chi è moralmente rilevante.

Si sottolinea come l'individualità biologica non sia presente fin dal concepimento, ma si sviluppi successivamente. L'idea che la persona sia presente già dall'unione di due gameti è contestata, poiché quasi il 70% degli ovuli fecondati vengono naturalmente abortiti. Se tali zigoti fossero persone, si dovrebbe considerare chi sia il colpevole di questa "strage". La concezione lockiana, che lega la "persona" alle forme di vita di cui vogliamo prenderci cura o essere moralmente responsabili, è ritenuta più comprensibile e meno incline al riduzionismo rispetto a definizioni puramente ontologiche.

La Bioetica e i Diritti degli Animali

Il dibattito bioetico non riguarda solo gli esseri umani, ma anche gli animali. Se si considera rilevante dal punto di vista morale la sofferenza di un essere cosciente e consapevole, allora gli animali rientrano nella sfera morale. La capacità di soffrire e provare piacere negli animali implica una responsabilità nelle azioni che li riguardano.

Insegnare la Bioetica agli Adolescenti: Un'Urgenza Educativa

L'insegnamento della bioetica agli adolescenti è considerato un'urgenza educativa. Di fronte a dilemmi morali complessi che sorgono alla nascita, alla morte e nella cura dell'essere umano, è fondamentale fornire strumenti per prendere decisioni autonome, consapevoli e responsabili. Il corso "Bioetica-Mente" mira a trasmettere agli insegnanti competenze per un approccio innovativo e coinvolgente, attraverso laboratori interattivi e dialogo filosofico. La bioetica, essendo trasversale a diverse discipline, offre un terreno fertile per l'apprendimento interdisciplinare.

Adolescenti che discutono di etica

La Visione Conservatrice nel Nuovo Comitato Nazionale di Bioetica

Le recenti nomine nel Comitato Nazionale di Bioetica in Italia evidenziano una prevalenza di posizioni contrarie all'aborto e all'eutanasia. Il Presidente Angelo Luigi Vescovi sostiene che "la vita inizia incontrovertibilmente all'atto del concepimento". Anche altri membri, come Marco Ronco e Maria Luisa Di Pietro, esprimono critiche verso la legge 194 e si oppongono al testamento biologico. Domenico Menorello critica l'aborto farmacologico, mentre Claudia Navarini sostiene l'esistenza di una sindrome post-aborto non riconosciuta scientificamente.

Sul tema del fine vita, diverse voci, tra cui quelle di Giuseppe Casale e Marcello Ricciuti, si dichiarano contrarie all'eutanasia, ritenendo che essa implichi una scarsa considerazione del valore della persona morente. L'oncologo Andrea Manazza e Matilde Leonardi condividono queste posizioni.

Il Ruolo del Comitato Nazionale di Bioetica e la Critica alla Legge 194

Il Comitato Nazionale di Bioetica ha il compito di formulare pareri e indicare soluzioni per gli atti legislativi, oltre a informare l'opinione pubblica. Tuttavia, il suo ruolo non è paragonabile a quello della Corte Suprema americana nel caso Roe vs. Wade.

La critica alla Legge 194/1978 emerge con forza, soprattutto riguardo all'obiezione di coscienza, che viene vista come un elemento che svuota la legge stessa. Si auspica l'eliminazione dell'articolo sull'obiezione di coscienza, considerato superato, e si denuncia la tendenza a voler annullare diritti conquistati. Le politiche nataliste, spesso basate sulle donne, vengono criticate, così come gli allarmi sulla natalità in un mondo sovrappopolato.

Tecniche di Interruzione Volontaria di Gravidanza e la Definizione di Gravidanza

Le tecniche di interruzione volontaria di gravidanza includono l'isterosuzione, il raschiamento e l'aborto farmacologico, quest'ultimo tramite farmaci come la RU486 (mifepristone). Si distinguono inoltre i farmaci e i dispositivi con effetto intercettivo o antinidatorio, che agiscono prima dell'impianto dell'embrione nell'utero.

La definizione di gravidanza, fissata dall'OMS nel 1985 all'impianto dell'embrione, viene discussa in relazione all'efficacia degli antinidatori. Si argomenta che la morte del nascituro avviene anche prima dell'impianto, e che l'impianto non è la condizione necessaria per stabilire la relazione biologica madre-figlio.

L'Aborto Terapeutico: Definizioni e Controversie

L'aborto terapeutico è definito come l'interruzione volontaria di gravidanza realizzata per salvaguardare la vita o la salute materna. Tuttavia, la definizione ampia di "salute materna" apre la possibilità di estendere l'aborto terapeutico a situazioni meno gravi. L'accanimento diagnostico prenatale, motivato dalla ricerca di un "altro" conforme alle proprie paure, porta a mettere a rischio la vita del nascituro.

Si descrivono tecniche di aborto tardivo, come il "Partial-Birth Abortion" e l'avvelenamento con soluzione salina, evidenziando la loro brutalità. Si distingue tra aborto diretto e indiretto: l'aborto diretto è l'oggetto della volontà, mentre l'aborto indiretto è una conseguenza prevista e permessa di un'azione necessaria per la salvaguardia della madre. L'aborto diretto, anche se chiamato "terapeutico", non agisce su una malattia in atto, ma sopprime il feto per prevenire un rischio.

Il Diritto alla Vita e la Discriminazione

Il diritto alla vita del nascituro viene discusso in termini ontologici: è un diritto dipendente dal suo stesso atto di esistere. Si nega che interessi superiori o situazioni di difficoltà materna possano giustificare la soppressione deliberata di una vita umana, poiché il rispetto per la vita biologica di ogni essere umano è la condizione di possibilità di ogni altro rispetto.

L'aborto viene definito una pratica omicida, e la sua legittimazione un atto discriminatorio nei confronti di una categoria di persone umane. Viene riproposta l'analogia storica tra la sentenza Dred Scott vs. Sandford, che negava diritti ai neri, e la sentenza Roe vs. Wade, suggerendo che entrambe le decisioni abbiano negato diritti a categorie di esseri umani.

La Prospettiva Religiosa e la Difesa della Vita

Il Cardinale Joseph Ratzinger (Papa Benedetto XVI) invita a dare voce pubblica al dramma dell'aborto, sottolineando come esso mini le radici della vita sociale e metta in pericolo l'identità umana. La vita umana è considerata un possesso peculiare del Creatore, protetto dalla sua diretta e immediata protezione. Il sangue versato grida a Dio, poiché l'uomo è fatto a Sua immagine e somiglianza. L'autorità della società è istituita per garantire il rispetto di questo diritto fondamentale.

Simbolo della vita

Conclusioni Sulla Complessità Etica e Sociale

L'aborto terapeutico rappresenta un terreno di scontro tra visioni del mondo profondamente diverse. La discussione si articola su piani etici, filosofici, giuridici e religiosi, intrecciandosi con questioni di autonomia individuale, salute pubblica, diritti riproduttivi e tutela della vita nascente. Le diverse argomentazioni presentate evidenziano la complessità del tema e la difficoltà di giungere a un consenso universale, sottolineando l'importanza di un dialogo aperto e informato per affrontare queste sfide bioetiche.

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