Il Carnevale è un periodo di grande divertimento e spensieratezza, molto amato da grandi e piccini. In Italia, questa festa è profondamente sentita, con ogni regione che vanta le proprie maschere tradizionali, ognuna con una storia e caratteristiche precise. Per celebrare al meglio questo appuntamento annuale, le scuole dell'infanzia e primarie, così come le famiglie, riscoprono le filastrocche e le poesie dedicate al Carnevale e alle sue iconiche figure.

Il Ruolo delle Filastrocche nell'Apprendimento e nel Divertimento
Le filastrocche e le poesie di Carnevale sono strumenti preziosi per stimolare la memoria e il linguaggio dei più piccoli. Esse permettono ai bambini di giocare con le parole, sperimentare ritmi vivaci e immergersi in immagini colorate che richiamano coriandoli, maschere e scherzi. Recitate in classe, durante le sfilate scolastiche o come accompagnamento a lavoretti e spettacoli, contribuiscono a rendere il Carnevale un'occasione di espressione, creatività e socialità. Sono adatte anche a momenti di lettura condivisa in famiglia, quasi come ninna nanne o favole.
Maschera di Carnevale fai da te - DIY tutorial - Giulia Allasio per STAEDTLER
Filastrocche per la Scuola dell'Infanzia (3-5 anni)
Per i bambini della scuola dell'infanzia, le filastrocche devono essere brevi, musicali e ricche di immagini concrete.Un esempio è "Le mascherine" di B. Marini:
Siam le belle mascherine tutte allegre e profumate siamo vispe e birichine, misteriose come fate. Noi sappiamo chi siete voi che ridendo ci guardate. Dite un po’ chi siamo noi? Oh, giammai lo indovinate! Siam le belle mascherine che vi portano allegria che non fan nulla di male… Viva viva il Carnevale!
Un altro componimento molto toccante è "Il vestito dell’amicizia" (da “Le stagioni” ed. Leonardo), che racconta di Arlecchino:
Arlecchino, poverino non aveva vestitino. Ogni bimbo gli ha portato un pezzetto colorato e la mamma gli ha cucito un bellissimo vestito. E’ di tanti bei colori come tanti sono i cuori, che han donato la letizia con un gesto d’amicizia.
Queste poesie aiutano a trasmettere ai più piccoli l'atmosfera giocosa e i valori di condivisione e amicizia tipici della festa.
Filastrocche e Poesie per la Scuola Primaria
Alla scuola primaria, i bambini possono affrontare testi più lunghi e articolati, che spesso nascondono piccoli insegnamenti sociali o morali. Crescendo, iniziano ad apprezzare le sfumature delle maschere regionali e la musicalità del dialetto o delle rime più complesse.
Gianni Rodari: Il Maestro delle Filastrocche di CarnevaleGianni Rodari, probabilmente il più celebre scrittore italiano di testi per l'infanzia, ha dedicato moltissime poesie e filastrocche al Carnevale e alle sue maschere. Specializzato in testi per bambini e ragazzi e tradotto in moltissime lingue, fu uno dei principali teorici dell'arte di inventare storie.La sua "Carnevale" è un inno alla festa:
Viva i coriandoli di Carnevale, bombe di carta che non fan male! Van per le strade in gaia compagnia i guerrieri dell’allegria: si sparano in faccia risate scacciapensieri, si fanno prigionieri con le stelle filanti colorate. Non servono infermieri perché i feriti guariscono con una caramella. Guida l’assalto, a passo di tarantella, il generale in capo Pulcinella. Cessata la battaglia, tutti a nanna. Sul guanciale spicca come una medaglia un coriandolo di Carnevale.
Rodari ha anche contribuito con "Il vestito di Arlecchino", una filastrocca che spiega l'origine del suo abito multicolore:
Per fare un vestito ad Arlecchino ci mise una toppa Meneghino, ne mise un'altra Pulcinella, una Gianduia, una Brighella. Pantalone, vecchio pidocchio, ci mise uno strappo sul ginocchio, e Stenterello, largo di mano qualche macchia di vino toscano. Colombina che lo cucì fece un vestito stretto così. Arlecchino lo mise lo stesso ma ci stava un tantino perplesso. Disse allora Balanzone, bolognese dottorone: “Ti assicuro e te lo giuro che ti andrà bene il mese venturo se osserverai la mia ricetta: un giorno digiuno e l'altro bolletta!”
Un altro celebre contributo di Rodari è "Il gioco dei sé":
Se comandasse Arlecchino il cielo sai come lo vuole? A toppe di cento colori cucite con un raggio di sole. Se Gianduia diventasse ministro dello Stato farebbe le case di zucchero con le porte di cioccolato. Se comandasse Pulcinella la legge sarebbe questa: a chi ha brutti pensieri sia data una nuova testa.

Mario Lodi: La Poetica dei Suoni e dei ColoriMario Lodi, conosciuto anche come il "papà di Cipì", un passerotto diventato simbolo di una nuova pedagogia a misura di bambino, ha anch'egli dedicato versi al Carnevale. Le sue poesie spesso si concentrano sui suoni e sui colori della festa.In "I rumori del Carnevale", Lodi cattura l'essenza sonora della celebrazione:
Zumpete pa, zumpete pa il Carnevale eccolo qua. Trombette e cembali tamburi e piatti fanno un baccano che non si sa. Chi suona bene, chi suona male, chi canta forte, chi scende e chi sale, chi lancia lazzi lassù lassù… È il finimondo? È il temporale? Sono i rumori del Carnevale.
La sua poesia "Le stelle filanti" offre una descrizione evocativa:
Perché si chiamano stelle filanti? Non sono mica stelline del cielo? Ma sono strisce a colori sgargianti, fatte di carta che pare di velo. Sembran piuttosto festoni gettati da casa a casa, da pianta a pianta; collane, dondoli colorati, dove il vento ci balla e ci canta.
Le Maschere Tradizionali Italiane Nelle Filastrocche
Le filastrocche di Carnevale sono un ottimo modo per introdurre i bambini alle maschere tradizionali italiane, ognuna con la sua storia e le sue caratteristiche.

Arlecchino
Nata a Bergamo, Arlecchino è una delle maschere più famose in assoluto. Secondo la tradizione, il suo costume multicolore è fatto di tante toppe cucite insieme dalla madre povera. L. Maraldi lo descrive così:
Con un saltello ed un inchino eccomi a voi: sono Arlecchino. Son fra le maschere di Carnevale la più festosa, la più geniale. Il mio vestito? Fu una sorpresa, lo cucì la mamma con poca spesa perché potessi ben figurare al grande ballo di Carnevale.
Pulcinella
Pulcinella, con il naso adunco e ingobbito, il vestito bianco e la maschera nera che gli copre gli occhi, è sicuramente la maschera più famosa del nostro Paese. La sua origine è molto antica, risalente ai tempi degli antichi romani.In una filastrocca di M.H. Giraldo si narra:
Pulcinella, per strafare, da un pittore macchiaiolo un ritratto si fa fare. Quello, forse, chi lo sa, perché vuole dimostrare la sua grande abilità, dappertutto schizza e insozza con i mille e più colori di una vecchia tavolozza. Pulcinella è disperato perché il candido vestito da ogni parte si è macchiato. Poi ci pensa, fa un inchino: “Che invenzione!"
Gianni Rodari, ne "L'invenzione di Pulcinella", celebra la sua creatività culinaria:
Signori e signori, fatevi avanti più gente entra, più siete in tanti! Correte a vedere la grande attrazione, la formidabile invenzione. Non sono venuto su questo mercato per vendere il fumo affumicato. Non sono venuto a questa fiera per vendere i buchi del gruviera. Il mio nome è Pulcinella ed ho inventato la moz - za - rel - la! Da questa parte, signori e signore son Pulcinella il grande inventore! Per consolare i poveretti ho inventato gli spaghetti. Per rallegrare a tutti la vita creai la pizza Margherita! Olio, farina, pomodoro nulla vale questo tesoro. Ad ascoltarlo corre la gente, si diverte…
Colombina
La maschera di Colombina è molto antica, citata già ai tempi degli antichi romani. Nel ‘500, assume le fattezze di una cameriera complice delle avventure amorose della padrona. G. Pisani la descrive con semplicità:
Vestito bianco ho di bucato, verde il grembiule come un prato.
Un'altra filastrocca, Ed. Fabbri, la ritrae in cerca della primavera:
Colombina di mezza sera cerca, cerca la primavera la più bella che ci sia se la vuole portar via. Ecco qua che l’ha trovata tutta bella incipriata con le scarpe di cioccolata Colombina alla sera va.
Altre Maschere e Personaggi
Molte altre maschere animano il Carnevale italiano:
- Brighella: anch'essa di Bergamo, è considerata l'antagonista di Arlecchino.
- Gianduja: la maschera tipica del Piemonte, nata in provincia di Asti nel ‘600, rappresenta lo spirito goliardico e bonaccione della regione. Veste con una casacca marrone, un panciotto giallo e calze rosse.
- Pantalone: il vecchio brontolone veneziano.
- Stenterello: il vivace menestrello fiorentino.
- Balanzone: il dottorone bolognese.
- Meneghino: la maschera milanese.
- Gioppino: personaggio con un randello.
- Pierrot: il malinconico e innamorato.
La filastrocca "Viva, Viva" di Solas Boncompagni celebra molte di queste figure:
Viva, viva Balanzone, il dottore sapientone. Viva, viva l'Arlecchino che di toppe si vestì. Viva, viva Pulcinella che fa rima con Brighella. Viva, viva Colombina che non dice mai di sì. Viva, viva Stenterello che ricorda Farfarello. Viva, viva Pantalone che di rosso si vestì. Viva, viva Facannappa che fa rima con la pappa. Un evviva anche a Pinocchio.
Carnevale: Un Tripudio di Gioia e Colore
Il Carnevale è un'esplosione di gioia, come ben descritto nella filastrocca popolare emiliana "Urlo e rido…":
Sono allegro, son contento sia che piove e tiri vento e per quello che io faccio, ridon tutti: son pagliaccio. Porto scarpe molto grosse, faccio sempre degli inchini, le mie labbra tutte rosse fanno ridere i bambini. Col mio brutto cappellaccio, mi presento: son pagliaccio, salto, ballo, canto e suono, mi dimeno e cado a terra. Il mio cuore è tanto buono, vuole pace e non la guerra. Inseguito da un cagnaccio, urlo e rido: son pagliaccio. Vedo il mondo tutto rosa, con la gente più contenta, che si abbraccia calorosa, mentre libera diventa.
E in un altro anonimo componimento intitolato "Carnevale":
Che fracasso! Che sconquasso! Che schiamazzo, mondo pazzo! E’ arrivato Carnevale buffo e pazzo, con le belle mascherine, che con fischi, frizzi e lazzi, con schiamazzi, con sollazzi, con svolazzi di sottane e di vecchie palandrane, fanno tutti divertir.
Le filastrocche dedicate a questa festa sono numerosissime e catturano lo spirito giocoso e l'atmosfera festante.Un esempio è "Filastrocca viva viva il Carnevale":
Viva viva il carnevale, con il pepe e con il sale la tristezza manda via e ci porta l'allegria! Fischi canti suoni e balli la vecchietta vuol ballare ed il nonnetto vuol cantare. Ad un tratto vedo il babbo travestito da indiano. Chi si veste da Arlecchino chi da Zorro o da Pinocchio chi da gatto o da fatina da pagliaccio o da soldato! Com'è bello Carnevale che schiamazza per le strade fa scordare ogni male.

Anche Corinne Albaut descrive la magia delle "Teste fiorite":
Se invece dei capelli sulla testa ci spuntassero i fiori, sai che festa? Si potrebbe capire a prima vista chi ha il cuore buono, chi la mette trista. Il tale ha in fronte un bel ciuffo di rose: non può certo pensare a brutte cose. Quest’altro, poveraccio, è d’umor nero: gli crescono le rose del pensiero. E quello con le ortiche spettinate? Deve aver le idee disordinate, e invano ogni mattina spreca un vasetto o due di brillantina.
Il Carnevale è un'occasione per trasformarsi e giocare, come in "Mascherata" di T. Sarri:
Carnevale pazzerello, sei davvero tanto bello! Tu porti sulla via un pochino d’allegria. Coi coriandoli e le stelle, mascherine gaie e belle fanno smorfie e sorrisini, fan balletti e fanno inchini. C’è Pierrot e Pierottina, Arlecchino e Colombina, Rugantino e Pantalone con Tartaglia e Balanzone; Stenterello e Meneghino vanno a spasso con Gioppino; e si vede Pulcinella fare chiasso con Brighella. Carnevale pazzerello, sei davvero tanto bello.
La Fine del Carnevale: Tra Festa e Malinconia
Il Carnevale, con tutta la sua allegria, è un periodo limitato, che precede la Quaresima. Questa transizione è spesso rappresentata in modo giocoso, come nella poesia classica "Carnevale" di G. Arcidiacono, che descrive la fine della festa con la metafora del Carnevale che muore dopo aver mangiato e bevuto a volontà:
Carnevale vecchio e pazzo s’è venduto il materasso per comprare pane e vino tarallucci e cotechino. E mangiando a crepapelle la montagna di frittelle gli è cresciuto un gran pancione che somiglia ad un pallone. Beve e beve e all’improvviso gli diventa rosso il viso poi gli scoppia anche la pancia mentre ancora mangia, mangia… Così muore carnevale e gli fanno il funerale dalla polvere era nato ed in polvere è tornato.

Anche la "Trombettina" di C. Albonico riassume la magia della fiera in un piccolo oggetto, evocando tutte le meraviglie del Carnevale:
Ecco che cosa resta di tutta la magia della fiera: quella trombettina, di latta azzurra e verde che suona una bambina… Ma, in quella nota sforzata, ci son dentro i pagliacci bianchi e rossi, c’è la banda d’oro rumoroso, la giostra coi cavalli, l’organo, i lumini. Come, nel gocciolare della gronda, c’è tutto lo spavento della bufera, la bellezza dei lampi e dell’arcobaleno; nell’umido cerino d’una lucciola che si sfa su una foglia di brughiera, tutta la meraviglia della primavera.
Il Carnevale, con le sue filastrocche e poesie, continua a essere un'occasione speciale per bambini e adulti, un momento in cui la fantasia prende il sopravvento e la gioia è la vera protagonista.
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