Filastrocche e Poesie di Pasqua: Un Viaggio nel Cuore della Primavera

La Pasqua, nel suo intreccio di significati religiosi, simboli naturali e gioia infantile, rappresenta da sempre uno dei momenti più fertili per la letteratura dedicata ai più piccoli. Le filastrocche pasquali, con il loro ritmo scandito e la loro semplicità espressiva, ci aiutano a entrare nell'atmosfera di questo giorno di festa ormai primaverile, agendo come i sorrisi dei nostri cuori. Attraverso queste composizioni, che spaziano dai grandi poeti come Gianni Rodari e Guido Gozzano fino agli autori anonimi della tradizione popolare, possiamo riscoprire il significato profondo di un rinnovamento che investe la terra, il cielo e l’animo umano.

paesaggio primaverile con fiori e prato fiorito

Il risveglio della natura: il segno della primavera

Non si può parlare di Pasqua senza evocare il risveglio della gemma, il timido affacciarsi dei fiori e il ritorno dei suoni della vita. La gemma aprì, dal pesco, un occhiolino; vide il cielo turchino e il sol di primavera, si ridestò, leggera. Dopo il suo lungo sonno un roseo fiore donò al suo ramo. Allora tutta la schiera dei ciliegi, dei mandorli, dei meli, su verso i puri cieli gettò petali bianchi e profumati, lievi come carezza, cantando con la brezza: “O sole, o primavera, ben tornati!”.

Questo slancio vitale si manifesta in ogni angolo: “Uscite, uscite!” dice allegro il sole; volete star in casa ad ammuffire? Tra l’erba nova olezzano le viole e tornan tutti i rami a rinverdire. La terra, il cielo, il mar son tanto belli; e prati e colli son vestiti a festa. È una trasformazione che coinvolge anche le creature più piccole, come il passero che all’alba cinguetta sopra il tetto: “Di Pasqua, ecco, è spuntato il giorno benedetto!”.

Il simbolismo dell'uovo e dei pulcini

L’uovo, nell'immaginario infantile, è il fulcro del mistero e della sorpresa. Ma cosa c’è dentro? Spesso ci si interroga: son di zucchero? Son vere? Hanno il tuorlo o la sorpresa? Zitti zitti miei bambini, che ci son dentro i pulcini. Spunta un becco, poi un ciuffetto, una zampina, una codina. Quanti! E in quell’uovo cosa c’è? La sorpresa, la sorpresa!

uovo di pasqua decorato con pulcino

Questa attesa festosa è amplificata dal tocco ironico di autori come Gianni Rodari, che nel suo Il pulcino marziano scrive: "Ho visto, a Pasqua, sbarcare dall’uovo di cioccolato un pulcino marziano. Di certo il comandante di quell’uovo volante di zucchero e cacao con la zampa ha fatto ciao". L'uovo diventa così non solo un dolce pasquale, ma un oggetto magico, capace di trasportare l'immaginazione dei bambini verso mondi inesplorati, mantenendo intatto lo stupore tipico della fanciullezza.

Il suono delle campane: inni di pace e fratellanza

Il rintocco delle campane è la colonna sonora della Pasqua. Che hanno le campane che squillano vicine, che ronzano lontane? È un inno senza fine, or d’oro, ora d’argento nell’ombre mattutine. Esse non sono semplici strumenti di metallo, ma voci amiche che diffondono messaggi di speranza. Din don dan: le campane nell’azzurro pasquale hanno un tono cordiale, quasi di voci umane.

Questi suoni arrivano a toccare corde profonde: “So so quel che dite a rintocchi: La pace… il perdono… la fede…”. Le campane di Pasqua sono festose e, a gloria, quest’oggi cantano, invitandoci a tendere la mano al fratello e ad aprire le braccia al perdono. Nel giorno del Cristo risorto, ognuno è invitato a risorgere più buono, in un clima in cui la parola del rancor si tace.

La sacralità e la semplicità del gesto

La Pasqua è anche un momento di intima devozione, descritta attraverso piccoli gesti quotidiani. Una mano cortese, a capo del tuo letto, un fragile rametto di fresco ulivo appese. L’ulivo, simbolo universale di pace, diventa un segno di protezione e di dolcezza. “Quanti rami d’olivo! Avanti! Avanti! Son bell’e benedetti: o chi ne vuole? Li ho colti stamattina, e tutti quanti coi primi raggi li ha baciati il sole”.

Domenica delle Palme 2025 - Benedizione rami d'ulivo e breve processione.

Questa spiritualità non è mai pesante, ma leggera come una preghiera infantile: "O Signore, Signore, che ritorni al Tuo regno, potessi del mio amore darti un piccolo segno. Ho chiesto fiori al pesco, ho chiesto al vecchio ulivo il rametto più fresco che si celava schivo. L’offro: ma se più care le promesse ti sono, oh, le vedrai sbocciare. Sarò il tuo bimbo più buono".

La vita rurale e il ciclo pasquale

La Pasqua si intreccia profondamente con la vita in campagna, tra l'aia e il pollaio. La chioccia, che ammira la sua piccola schiera, o la pecora che brucando fa un belato blando, sono figure che arricchiscono il quadro pasquale di una dimensione domestica e conviviale. "Uscita dall’ovile, la pecora brucando fa un belato blando tra attonito e gentile: Be-eh, vi ho fatto dono dei miei figlioli cari, e tu non ti prepari a un sacrificio buono?".

Anche le grondaie sembrano partecipare, con i loro rumori che diventano musica. "Son risate di grondaie, animate da nidiate, di festosi passerotti; son strambotti musicali, batter d’ali". È l'intera creazione che canta, dal più piccolo filo d'erba al campanile più alto, in un concerto che segna la fine dell'inverno: "Din-don, din-don, din-don! Festa d’amore: Gesù è risorto, l’inverno è morto".

Verso un orizzonte di concordia: la Pace come dono

Oltre la celebrazione, la Pasqua ci invita a riflettere sul valore supremo della pace, un tema caro anche alla pedagogia moderna. Come scrive Vincenzo Riccio, nella pagina del tempo ci sono due parole: odio e amore. La prima semina la guerra, la seconda fa germogliare, nei prati d’ogni cuore, distese di bandiere della pace. La carità diventa il dono vero di ogni umanità, trasformando l'uomo in una voce che porta ad ogni gente il seme della concordia.

Questo messaggio è universale. In un mondo che spesso si dimentica della bellezza del prossimo, la Pasqua torna a ricordarci l'importanza della condivisione: "Giù dai monti il pastorello per la messa arriverà col vestito nuovo e bello per la pia solennità; e il viandante frettoloso ed il povero mendico troveranno un tetto amico e buon pane e buon riposo".

La gioia dei bambini: protagonisti della festa

Il bambino è l'osservatore privilegiato di questa festa. Per lui, tutto è meraviglia: i fiori, le farfalle, le rondini che volano a schiere nell'aria. "Il bambinetto balla tutto vestito a festa tra un fiore e una farfalla". I bambini, ridendo, saltellano nei prati e sui ciglioni, van viole cogliendo, e cantan della scuola le canzoni. La loro gioia è specchio della resurrezione stessa: ogni bambino ha nel cuore un fiore ed un sorriso; Gesù tutto contento li porta in Paradiso.

bambini che giocano in un prato a primavera

Il rinnovamento pasquale è, in ultima analisi, un invito a guardare al futuro con occhi puri. "Passò il vento ridendo gaiamente e destò la campana del villaggio: Oh, si avvicina maggio!". Le filastrocche pasquali, dunque, non sono solo ricordi di un passato lontano, ma strumenti vivi per educare i piccoli alla sensibilità verso la natura, al rispetto per la vita e alla consapevolezza che, in ogni momento, è possibile ricominciare, proprio come la terra dopo il gelo invernale.

È in questo dinamismo tra l'osservazione della natura (il pulcino che nasce, il pesco che fiorisce) e la dimensione etica (il perdono, la pace, l'amore verso il prossimo) che le poesie di Pasqua trovano il loro fulcro. Esse ci insegnano a guardare le piccole cose - un rametto d'ulivo, una campanella, un palloncino che vola - con la consapevolezza che, nel loro insieme, compongono la grande, eterna favola della vita che rinasce.

Ogni anno, le filastrocche tornano a bussare alla porta delle nostre case, portando con sé il profumo delle viole e la freschezza della primavera. Non importa se le parole cambiano o se il tono si fa più solenne o più giocoso: il messaggio rimane identico, trasmesso di generazione in generazione, da una voce all'altra, in un coro di suoni che annunciano, sempre e comunque, che è Pasqua.

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