Il gioco del toccarsi è una delle forme più antiche di comunicazione non verbale tra l’adulto e il bambino. Tra le innumerevoli attività che accompagnano la crescita dei più piccoli, quelle che coinvolgono il viso occupano un posto privilegiato. Si tratta di una “tenerezza ludica” che ci mette a stretto contatto con le parti più delicate del corpo. Spesso, presi dal desiderio di esprimere affetto, tendiamo a toccare il bambino senza preavviso, puntando magari l’orecchio o la bocca, azioni che, pur nate con le migliori intenzioni, rischiano di risultare fastidiosi o invadenti se compiute con troppa foga.

Ricordate quando improvvisamente, da bambini, ci strizzavano le guanciotte? Quella sensazione di sorpresa mista a un leggero fastidio è esattamente ciò che il gioco dell’occhio bello cerca di superare, trasformando il contatto fisico in un rito armonioso, consapevole e profondamente rispettoso degli spazi altrui.
La filastrocca come strumento di connessione
Questo è l’occhio bello è un gioco popolare ancora molto diffuso, tramandato di generazione in generazione. Non è una semplice cantilena, ma un modo delicato per sfiorare, toccare e massaggiare tutte le parti del viso, seguendo un ritmo che il bambino impara a riconoscere e ad attendere. La struttura della filastrocca permette di creare un’aspettativa positiva, riducendo l'ansia del contatto improvviso.
Lentamente, mettiamoci faccia a faccia con il bambino. È fondamentale stabilire una connessione visiva prima ancora di iniziare. Guardiamolo negli occhi e recitiamo la filastrocca, che qualcuno conosce anche in versione cantata, scandendo bene ogni parola per permettere al piccolo di associare il suono al tocco leggero che segue sul suo viso.
Canzone dell'Occhio Bello
Il testo tradizionale invita a esplorare il volto quasi come se fosse un paesaggio da scoprire:
Questo è l’occhio bello,questo è l’occhio brutto,questa è la guancia liscia,questo è il nasino tutto,questa è la bocca golosa,questo è il mento che riposa.
Pedagogia del tatto e rispetto dello spazio vitale
Il gioco del viso riveste un’importanza pedagogica notevole. Quando tocchiamo il bambino, stiamo delineando i confini del suo corpo. Insegnare a un bambino che il suo volto è un territorio sacro che viene toccato con dolcezza e rispetto è il primo passo verso l'autoconsapevolezza. Spesso dimentichiamo che per un bambino, le mani dell'adulto sono strumenti potenti: possono consolare, ma possono anche invadere.
Utilizzare una filastrocca trasforma un gesto meccanico in un’azione condivisa. Il bambino, conoscendo la sequenza, si sente rassicurato. Non viene più "sorpreso" da un dito che tocca la guancia, ma partecipa a un dialogo fatto di sguardi e gesti. Questo approccio è fondamentale per evitare che le coccole diventino, nel tempo, un fastidio. La differenza tra una carezza percepita come invadenza e una come gesto d’amore risiede tutta nella preparazione e nell'intenzione del gesto.

Dalle filastrocche classiche alle varianti creative
Sebbene "Questo è l’occhio bello" sia la più nota, esistono numerose varianti popolari che seguono la stessa logica di esplorazione del viso. Spesso queste filastrocche vengono modificate in base all'inventiva del genitore, che può aggiungere riferimenti a elementi familiari o nomi di animali.
Il segreto di queste ninne nanne o canzoncine ludiche sta nella ripetizione. La ripetizione, infatti, non è mai noiosa per un bambino piccolo: al contrario, è rassicurante. Sapere che dopo la bocca arriverà il mento, e che dopo il mento ci sarà un bacio finale, crea un senso di sicurezza emotiva. Non c’è bisogno di aggiungere gesti complessi; la forza sta nella semplicità. Il massaggio leggero e il tocco costante aiutano anche il bambino a rilassarsi, specialmente in momenti di transizione come prima del sonno o durante il cambio, momenti in cui il contatto fisico è necessario ma spesso vissuto dal bambino con una punta di impazienza.
Considerazioni sullo sviluppo sensoriale
L'aspetto sensoriale non deve essere sottovalutato. Il viso è la zona del corpo con la più alta densità di terminazioni nervose. Toccandolo, stimoliamo la circolazione superficiale e, soprattutto, favoriamo il rilascio di ossitocina, l'ormone del benessere. Tuttavia, è essenziale che il tocco sia sempre guidato dalla filastrocca.
Se, per ipotesi, volessimo estendere questo rito a una routine più ampia, potremmo notare come le filastrocche non siano solo passatempi, ma veri e propri strumenti di regolazione emotiva. Quando un bambino è agitato, la voce calma e cadenzata dell'adulto, unita al tocco prevedibile sul viso, agisce come un segnale di "ritorno alla calma". È un sistema di sincronizzazione biologica che mette in sintonia il battito cardiaco dell'adulto e quello del bambino.

La struttura del gioco: analisi tecnica
La filastrocca si articola in una sequenza precisa. La scelta di alternare "occhio bello" e "occhio brutto" non ha un significato dispregiativo, ma gioca sul contrasto, una figura retorica molto cara alla letteratura infantile che aiuta a distinguere le parti del viso attraverso la dualità. La narrazione procede dall'alto verso il basso, una scelta logica che segue la naturale geometria del volto umano.
Questa progressione top-down facilita anche la memoria del bambino. Immaginiamo questo processo non solo come un gioco, ma come una lezione implicita di anatomia affettiva. Il bambino impara a conoscere le proprie parti del corpo attraverso il filtro dell'amore genitoriale. Ogni punto toccato riceve un nome, un suono e un contatto fisico specifico. Questo tipo di interazione precoce getta le basi per una corretta immagine corporea e per lo sviluppo delle abilità motorie fini.
Verso una consapevolezza condivisa
In un'epoca dominata dalla velocità e dalla tecnologia, dedicare tempo a un'attività così arcaica e semplice è un atto di resistenza positiva. La filastrocca "Questo è l'occhio bello" ci ricorda che l'essere umano, a ogni età, necessita di un contatto fisico che sia al contempo delicato, prevedibile e amorevole.
Non dobbiamo temere di sembrare "infantili" nel ripetere queste parole. Il linguaggio delle filastrocche è universale proprio perché si basa sull'essenziale. Quando ci mettiamo faccia a faccia con il bambino, annulliamo le distanze. Non c'è più il "grande" e il "piccolo" in senso gerarchico, ma due persone che comunicano attraverso il tocco e la parola. È in questo spazio di incontro che si costruisce la fiducia fondamentale che accompagnerà il bambino per tutto il resto della sua vita.
Ogni singola parte del viso ha il suo momento di gloria in questa sequenza: le palpebre che si chiudono al tocco delle dita, le guance che si scaldano, il nasino che fa sorridere. Ogni tocco è una conferma della presenza dell'altro, una conferma che "io sono qui per te, io ti vedo, io ti tocco con dolcezza".

L'evoluzione del gioco: adattamenti per l'età scolare
Crescendo, il bambino può partecipare attivamente, imparando le parole e magari proponendo lui stesso la sequenza sul viso del genitore o di un amico. Questo passaggio dal ruolo di ricevente a quello di attore protagonista è un momento cruciale. Il gioco smette di essere un'azione unidirezionale e diventa uno scambio reciproco. In questa fase, la filastrocca può trasformarsi in un esercizio di empatia. Chiedere al bambino: "Dove vuoi che ti tocchi adesso?" o "Cosa facciamo dopo?" aiuta a sviluppare la negoziazione e il rispetto del turno.
In contesti educativi, come le scuole dell'infanzia, l'utilizzo di queste filastrocche può aiutare a sciogliere le tensioni di gruppo. Il tocco, se mediato dal gioco, diventa uno strumento di inclusione. È importante sottolineare che il gioco dell'occhio bello insegna anche il concetto di limite: se il bambino si ritrae, è un segnale che dobbiamo interpretare e rispettare. La filastrocca ci dà il ritmo, ma l'ascolto del bambino ci dà il limite.
L'importanza del ritmo nel linguaggio infantile
La metrica delle filastrocche non è casuale. Il ritmo è ciò che rende il linguaggio memorabile. Le filastrocche per bambini si basano spesso su rime baciate o alternate che creano un effetto di musicalità intrinseca. Questa musicalità stimola l'area del cervello dedicata al linguaggio e alla memoria uditiva.
Quando cantiamo o recitiamo queste strofe, stiamo offrendo al bambino una lezione di fonetica naturale. Il suono delle vocali e delle consonanti nel contesto della filastrocca del viso è particolarmente dolce e privo di asperità, rendendolo perfetto per i momenti di calma. Non è un caso che queste strutture siano sopravvissute per secoli: esse rappresentano il punto di equilibrio perfetto tra gioco, insegnamento e affetto.
L'integrazione multisensoriale
Per arricchire ulteriormente l'esperienza, molti genitori scelgono di integrare il gioco con altri sensi. Il calore delle mani, il profumo della pelle, il contatto visivo prolungato e la vibrazione della voce che si propaga dal petto dell'adulto verso il bambino creano un'esperienza olistica. Non stiamo solo "toccando un viso", stiamo costruendo un ricordo sensoriale.
Questo ricordo diventerà, con il tempo, una base sicura. È affascinante notare come, anche a distanza di anni, gli adulti ricordino le filastrocche che venivano loro recitate nell'infanzia. Esse rimangono incastonate nella memoria emotiva, pronte a essere riutilizzate per le nuove generazioni. È una catena di trasmissione culturale che non richiede supporti digitali, ma solo la disponibilità a fermarsi, guardarsi e toccarsi con gentilezza.

La validità delle filastrocche nella pedagogia moderna
Sebbene la pedagogia moderna sia sempre più orientata verso metodi strutturati e scientificamente misurabili, le filastrocche popolari conservano una validità indiscutibile. Esse non pongono obiettivi di apprendimento forzato, ma lavorano sul benessere psicologico e sulla costruzione della relazione.
In un mondo dove spesso il tempo è misurato in efficienza, "perdere" cinque minuti per fare il gioco dell'occhio bello con il proprio figlio è un investimento ad alto rendimento. Il bambino che ha ricevuto queste attenzioni è un bambino che si sente valorizzato, riconosciuto nella sua interezza fisica e pronto a interagire con il mondo esterno con maggiore sicurezza. La semplicità del gesto, la brevità della filastrocca e la ripetizione del rito sono tutti elementi che contribuiscono a creare una solida identità relazionale.
Conclusioni pratiche per l'applicazione quotidiana
Per integrare efficacemente questa pratica nella routine, non occorre cercare il momento perfetto, ma creare il momento perfetto. Può essere al risveglio, prima di alzarsi dal letto, o durante il rito del bagnetto, quando la pelle è più ricettiva e l'atmosfera è più rilassata. Il segreto è la costanza. Una volta al giorno, pochi minuti, una sola filastrocca.
Non bisogna preoccuparsi se il bambino inizialmente non sembra prestare attenzione; l'importante è la costanza dell'adulto nell'offrire questo momento di cura. Con il tempo, il bambino inizierà a cercare quel contatto, sollevando il viso verso di noi non appena sentirà le prime sillabe della filastrocca. È in quel momento che il rito è consolidato e la connessione è profonda.
Non c'è nulla di più potente, nella relazione tra un adulto e un bambino, di uno sguardo condiviso e di un tocco che dice: "Sei prezioso". La filastrocca è solo il velo che rende questo messaggio magico, un gioco che, nel suo piccolo, contiene l'essenza stessa della cura reciproca e dell'amore filiale.
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