Il gelo infatti sta investendo anche zone d’Italia dove di norma l’inverno è mite: le piante non sono abituate a sopportare rigori particolarmente intensi. La neve è sicuramente seducente quando arriva e quando si posa sopra le cose: è in grado di trasformare paesaggi e forme rendendoli affascinanti ma, al contempo, può anche provocare ingenti danni sia alle cose sia alle persone. Con il progredire dell’evento meteorico, il soffice manto nevoso, schiacciato dal peso di altra neve, si trasforma in uno strato ghiacciato sempre più compatto, sempre più minaccioso. Quando l’obiettivo è mantenere le strade e i marciapiedi sicuri allorché le rigide temperature invernali consentono la formazione di insidiosi e a volte invisibili strati di ghiaccio, è necessario intervenire con mezzi adeguati a evitare dannosi rischi per passanti e automobilisti.

La Scienza dietro lo scioglimento del ghiaccio
Ma cosa s’intende per “adeguato”? Fra i vari “sciogli-ghiaccio” (cloruro di sodio, Urea, cloruro di potassio, etc) il cloruro di calcio (CaCl2) è un composto fortemente igroscopico che produce calore sia durante l’assorbimento dell’umidità che quando si scioglie in acqua. La dissoluzione del CaCl2 è infatti un processo esotermico (ΔH= -82.9 kJ/mol) mentre quando si scioglie il cloruro di sodio (NaCl) la soluzione si raffredda (ΔH= +3.9 kJ/mol), anche il calore prodotto ovviamente contribuisce a sciogliere il ghiaccio.
Contrariamente agli altri sciogli-ghiaccio, il CaCl2 si distingue perché provoca una forte riduzione del punto di congelamento (da 0°C a -32°C) quindi è in grado di portare neve e ghiaccio al punto di fusione molto prima di altri sciogli-ghiaccio. Senza scomodare le leggi della fisica, possiamo dire che quando si scioglie un sale in acqua, gli ioni formati vanno a “disturbare” la struttura che si crea fra le molecole: una molecola di acqua è legata, attraverso i legami idrogeno, ad altre 4 molecole circostanti. Il CaCl2x2H2O è molto solubile (1275 g/L contro i 357 g/L dell’NaCl). Queste sono le caratteristiche principali che consentono di utilizzare il CaCl2 a qualsiasi latitudine e in aree con temperature invernali estreme.
Grazie a queste caratteristiche il cloruro di calcio sta sostituendo sempre più il cloruro di sodio anche perché quest’ultimo contribuisce sia al danneggiamento delle infrastrutture stradali, facilitando i processi corrosivi, sia al degrado dell’ambiente circostante, poiché inibisce la crescita della vegetazione.
Alternative e Miscele per il Controllo Stradale
Oltre al cloruro di calcio e al cloruro di sodio, classificati come chimici, esistono altre sostanze che vengono utilizzate anche per contrastare gli effetti negativi delle nevicate e delle basse temperature:
- Sabbia: una roccia sedimentaria sciolta. È un materiale economico e ampiamente disponibile utilizzato per combattere la neve e il ghiaccio.
- Aggregato naturale: un esempio è la graniglia di granito, spesso utilizzata nei paesi scandinavi.
- Cloruro di magnesio: adatto per rimuovere, tra le altre cose, neve ghiacciata e ghiaccio da vari tipi di pavimentazione. Genera calore, che permette al ghiaccio di sciogliersi naturalmente e allo stesso tempo protegge la strada dal ricongelamento per molte ore. Il prodotto aderisce molto bene alla superficie. È più sicuro per i blocchi di pavimentazione rispetto al salgemma. È anche 10 volte più efficace del cloruro di sodio.
- Sali di acido levulinico: un’altra sostanza annoverata tra i metodi alternativi di sbrinamento delle strade. Funzionano rapidamente ed efficacemente fino a -12 ° C, non sono corrosivi e non hanno alcun impatto negativo sugli organismi viventi.

Gestione e Stoccaggio degli Agenti Sbrinanti
Per chi ha il compito di gestire e manutenere la rete stradale, soprattutto autostradale, essere pronti ad intervenire in caso di condizioni meteorologiche avverse significa dotarsi di infrastrutture (perlopiù depositi) dislocate lungo la rete viaria nei punti più critici, anche a causa della lontananza da centri attrezzati. È necessario, pertanto, disporre di serbatoi capienti e in grado di contenere in sicurezza lo sciogli-ghiaccio; il problema diventa la compatibilità dei materiali o meglio le modalità di stoccaggio.
L’impiego di serbatoi in vetroresina è risultato particolarmente vantaggioso per lo stoccaggio di soluzioni di CaCl2. Tante sono le ragioni riconducibili soprattutto alla sostenibilità e alla durata: leggerezza che facilita la messa in opera, alta resistenza all’attacco di agenti chimici e/o atmosferici, ottime prestazioni meccaniche, bassa conducibilità termica, impermeabilità all’acqua e all’aria, facilmente riparabili in caso di fratture, manutenzione semplice ed economica.
DOCUMENTARIO - Neve e Montagne. La prevenzione del rischio valanghe
Il Nitrato di Ammonio: Un Composto a Doppio Uso
Il nitrato di ammonio, la cui formula chimica è NH4NO3, viene impiegato normalmente come fertilizzante in agricoltura. È anche il componente principale del cosiddetto ghiaccio istantaneo, utilizzato in ambito medico o sportivo per alleviare il dolore in caso di contusioni o traumi.
Chimicamente il nitrato di ammonio è una sostanza stabile: può essere immagazzinato indefinitamente senza decomposizione. Ha proprietà ossidanti e questo spiega perché in presenza anche di piccole quantità di sostanze combustibili le sue proprietà esplosive sono drasticamente alterate. Come si legge nello studio Nitrato d'ammonio: un secolo di esplosioni di Christian Pasturenzi, Lucia Gigante, Paolo Cardillo: «Si è talvolta verificata l'accensione e la combustione di sacchi di iuta che hanno contenuto il nitrato d'ammonio, non sufficientemente puliti e lavati, posti in vicinanza delle linee del vapore a 100 °C. Riscaldato a 200°C con amminosolfati dà luogo a deflagrazione, perciò esiste il pericolo di un'esplosione accidentale quando il nitrato d'ammonio entra in contatto con tessuti resi ignifughi con queste sostanze».
Differenze tra Ice Pack e Gel Pack in ambito sanitario
Le terapie a base di ghiaccio (ma anche quelle che si basano sui benefici del calore) sono migliorate con il passare degli anni. Oggi sul blog di Dispotech elenchiamo pro, contro e utilizzi di ice pack e gel pack.
Ice Pack Istantaneo
Questi dispositivi si presentano sotto forma di sacchetti che, grazie alla pressione e all’inizio di una reazione chimica al loro interno, si raffreddano all’istante. Perfetto per le emergenze durante lo sport o mentre si è in viaggio (si può inciampare, cadere, prendere una storta), l’ice pack si raffredda all’istante grazie ad una reazione chimica che avviene in seguito alla pressione delle dita che rompono un involucro interno contenente nitrato di calcio e ammonio - oltre all’acqua. Il mix tra i liquidi scatena una reazione endotermica. È consigliabile non mettere l’ice pack a contatto diretto con la pelle, ma avvolgerlo prima in un panno asciutto. Una volta utilizzato, l’ice pack deve essere gettato nell’apposito cestino dei rifiuti per un corretto smaltimento.

Gel Pack
I gel pack sono dei sacchetti contenenti un gel composto da una miscela d’acqua e sostanze non tossiche. A differenza degli ice pack istantanei, i gel pack sono versatili perché possono essere riscaldati e raffreddati. I gel pack sono comodi, economici e possono durare per sempre, se ben conservati. Utilizzarli è semplicissimo: basta raffreddarli per qualche ora in freezer o riscaldarli non più di un minuto al microonde - a seconda della necessità. Ricorda sempre di avvolgere il gel pack in un panno morbido e asciutto, altrimenti la pelle potrebbe ustionarsi (sì, esistono anche le ustioni da ghiaccio!).
L'Acclimatazione delle Piante al Freddo
All’approssimarsi del freddo le piante rallentano l’attività vegetativa ed avviano un processo d’acclimatazione, modificando la loro fisiologia e indurendo i tessuti, per tollerare meglio le basse temperature. Nelle cellule le piante cercano di ridurre il contenuto di acqua e di aumentare quello di sostanze “antigelo” (aminoacidi, ioni energetici, riserve nutritive) per abbassare il punto di congelamento.
Appena le condizioni migliorano, le sostanze accumulate nelle cellule devono servire per dare stimolo ed energia per superare in fretta il momento critico. Dalla ricerca ILSA gli strumenti più adeguati: ILSATOLERA (contenente potassio, selezionati amminoacidi da idrolisi enzimatica ed estratti vegetali), ILSAPOLICOS (biostimolante totalmente vegetale) e ILSARODDER (stimola lo sviluppo delle nuove radici e predispone le nuove fioriture e allegagioni).
Concimazione Liquida vs Granulare: Strategie di Nutrizione
Spesso siamo colti dal dubbio: meglio un concime granulare o uno liquido? Quale usare e come somministrarlo?
Concimi Liquidi
I concimi liquidi sono formulati in cui gli elementi utili alle piante si trovano disciolti in acqua. Penetrano molto facilmente nel terreno, raggiungendo subito la rizosfera, senza bisogno di processi di decomposizione, umidità o piogge. Sono particolarmente indicati per piante in vaso dove lo spazio è limitato e non si possono inserire grandi quantità di fertilizzanti a lento rilascio. Con la fertirrigazione possiamo andare a nutrire la pianta in momenti specifici, come la fioritura e la formazione dei frutti.
Concimi Granulari
Il concime granulare è un formulato in grani. Questi vengono sparpagliati sul terreno. Successivamente si procede ad irrigare e i granelli sciogliendosi a poco a poco, rilasciano gradualmente i nutrienti. Fra questi annoveriamo i concimi a lenta cessione che grazie ad un rivestimento particolare dei grani possono rilasciare nutrimenti fino a 6 mesi. È indicato per l’inizio stagione, a primavera.

L'importanza dei Componenti Nutritivi
I concimi contengono un mix di azoto, fosforo, potassio ed in minore quantità ferro, magnesio e calcio. Questi ultimi sono mesoelementi che sono presenti in quantità minore e influiscono indirettamente sul benessere della pianta. La differenza fondamentale consiste nel contenuto di carbonio presente nel concime biologico, mentre in quello minerale è assente. Concimi organici sono, ad esempio, lo stallatico ma anche il guano ed i lupini macinati. Dei concimi minerali fanno parte anche i concimi chimici di sintesi ma non tutti i minerali sono tali. Anche in questo caso la scelta deve basarsi sulle nostre effettive esigenze. Se abbiamo tante piante di diversi tipi useremo un concime universale. Se abbiamo invece piante acidofile, come le azalee, due-tre ortensie o una mimosa allora potrebbe essere conveniente un concime specifico.
Il suolo non è inerte: oltre agli elementi nutritivi dobbiamo prestare attenzione ad avere un ambiente ricco di vita. Nel terreno troviamo una grande quantità di microrganismi che permettono tutte quelle trasformazioni e processi che tramite le radici arrivano a nutrire l’organismo vegetale, sono utilissimi aiutanti di chi coltiva. La materia organica ancora da lavorare è stimolo per tutti questi microscopici organismi, mentre la fertirrigazione bypassa il lavoro di molti di loro e non ne promuove la presenza.
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