La fertilità rappresenta un pilastro fondamentale dell'esistenza umana, non solo sotto il profilo biologico, ma anche come espressione di una rete complessa di significati sociali, psicologici e culturali. Sebbene la scienza moderna ci permetta di analizzare questo parametro con estrema precisione, la percezione contemporanea della fertilità è profondamente mutata, scontrandosi spesso con i limiti fisiologici intrinseci alla nostra specie.
Definizione di fertilità e distinzione dalla sterilità
Si definisce fertilità la capacità di riprodursi degli esseri viventi con conservazione delle caratteristiche di specie; la mancanza di fertilità è detta sterilità. La fecondabilità è una condizione intrinseca della coppia e può essere considerata una variabile biologica che si esprime come potenzialità. Tra gli estremi di fecondabilità nulla (che si identifica con la sterilità) e di fecondabilità massima esistono tutti i gradi possibili di espressione di questo parametro, sintesi della potenzialità riproduttiva dei due partner.
È fondamentale distinguere il concetto di sterilità da quello di infertilità. La sterilità si definisce come incapacità di concepire, e può essere di origine femminile o maschile. Nell’infertilità, invece, la donna riesce a rimanere incinta, ma la gravidanza finisce in aborto. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), una coppia è considerata affetta da problemi di fertilità quando non è in grado di ottenere una gravidanza in evoluzione dopo 12 mesi di sesso non protetto. Per le coppie in cui la donna ha più di 35 anni, si raccomanda di iniziare questi studi se non c’è gestazione dopo 6 mesi di sesso non protetto.

Il fattore età: una variabile determinante
Al giorno d’oggi la percezione dell’età, propria e di chi abbiamo vicino, è ben diversa da quella che era anche solo qualche decennio fa; fattori come l’evoluzione della società, il ruolo nel mondo del lavoro della donna, la possibilità e la volontà di realizzarsi anche al di fuori della sfera familiare, le difficoltà economiche, portano a cercare una gravidanza sempre più avanti negli anni, convincendoci del fatto che siamo giovani almeno quanto lo sembriamo. Tuttavia, il massimo della fertilità femminile è ancora - indicativamente - raggiunto tra i 20 e i 25 anni ma cala molto velocemente oltre i 36/37 anni.
Nel mondo occidentale, l’età media della donna al primo parto è di 31 anni. Il tasso di sterilità a 30 anni è 6 volte più alto che a 20, si raddoppia di nuovo a 40 anni. Con l’avanzare dell’età, nella donna si verifica non solo una progressiva riduzione degli ovociti ma anche un aumento percentuale di ovociti con alterazioni cromosomiche, che mensilmente vengono messi a disposizione dell’ovaio stesso. Nel caso delle donne, dal momento in cui nascono, hanno già tutti gli ovuli che avranno per tutta la vita. In altre parole, il numero di ovuli di una donna è limitato e viene determinato alla nascita.
La fertilità come equilibrio psicosomatico
La possibilità di realizzare la propria fertilità presuppone una buona integrazione corpo-mente che ha radici lontane. La convergenza di influenze fisiche e psichiche permette il processo di formazione della propria identità personale sia corporea sia psichica, comprese la consapevolezza e la fiducia nella propria capacità di riprodursi. D.W. Winnicott sostiene l’importanza del ruolo materno nel promuovere l’ambiente in cui maturano i primi stadi di sviluppo del Sé; infatti, ove i bisogni del bambino non siano adeguatamente soddisfatti, si possono costituire uno scarso senso di autostima e le relative difficoltà ad accedere al desiderio e, conseguentemente, alla capacità di dare e ricevere amore.
Se la prima esperienza con la madre non ha permesso alla bambina piccola di interiorizzare una sensazione di soddisfazione corporea tra sé e la madre, si possono instaurare o una difficoltà o un blocco dello sviluppo della sua femminilità. Rispetto al problema della sterilità, può costituire un nodo patologico particolarmente pregnante il 'non-detto', il 'segreto' sepolto nell’inconscio, che può passare non elaborato dai genitori ai figli.
La dimensione sociale e antropologica della procreazione
La fertilità è sempre stata considerata nelle varie società ed epoche come un valore fondamentale, qualunque fosse il piano culturale di riferimento, mentre, per converso, la sterilità è stata sempre percepita e rappresentata come disvalore sociale, in grado di provocare una profonda crisi a livello esistenziale. Alla conclusione della Conferenza delle Nazioni Unite sul tema 'Popolazione e sviluppo', tenutasi al Cairo, sono emerse posizioni distinte: da un lato, i paesi del Nord del mondo denunciavano l’eccessiva crescita demografica; dall’altro, i paesi in via di sviluppo rivendicavano il diritto ad avere molti figli, unica garanzia di sopravvivenza in età avanzata.
Demografia documentario
Secondo un’ipotesi formulata da J.C. Caldwell, esistono due tipi di regime di fecondità: il primo, in presenza di un patrimonio familiare da trasmettere, nel quale un elevato numero di figli è considerato economicamente svantaggioso; il secondo, in assenza di patrimonio, nel quale risulta vantaggioso mettere al mondo molti figli. Presso i mossi del Burkina Faso, una donna sterile può essere abbandonata dal marito; spesso viene espulsa anche dalla propria famiglia e condannata a morire nella savana. L’incapacità a mettere al mondo figli viene inoltre spesso associata ad accuse di stregoneria, in seguito alle quali la donna può essere emarginata dalla famiglia e dalla comunità stessa.
Stile di vita e impatto ambientale sulla fertilità
Scelte quotidiane, silenziosi cambiamenti e abitudini lasciano un’impronta sul futuro della nostra fertilità. La ricerca scientifica ha ormai chiarito che comportamenti come il fumo, l’abuso di alcol, un’alimentazione scorretta, la sedentarietà e uno stato di stress cronico influiscono profondamente sulla qualità degli ovociti e degli spermatozoi. Il sovrappeso e l’obesità, per esempio, sono legati a un’infiammazione cronica di basso grado, nota come inflammaging, che può compromettere sia l’ovulazione che la ricettività dell’endometrio.
Fumare non è solo una cattiva abitudine, è un atto che lascia un’impronta precisa e negativa sulla fertilità. Le sostanze contenute nel fumo di sigaretta, come il benzopirene e la nicotina, sono in grado di danneggiare direttamente le cellule ovariche. Anche lo stress non si vede, ma si sente: l’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, che regola la funzione riproduttiva, è estremamente sensibile agli stati psicologici. Viviamo immersi in un mondo in cui l’esposizione a sostanze chimiche è costante. Alcuni inquinanti ambientali, detti interferenti endocrini, riescono a mimare o bloccare gli ormoni naturali, alterando il funzionamento del sistema riproduttivo.
Dinamiche della fertilità maschile
Spesso si parla solo della fertilità femminile, ma anche gli uomini sono pienamente coinvolti. La fertilità maschile dipende direttamente dalla produzione di sperma, dalla qualità dello sperma e dalla capacità di uscire dallo sperma. In alcuni studi è stato dimostrato che la qualità seminale può diminuire con l’età, poiché alcuni parametri come la concentrazione o la mobilità peggiorano. Tuttavia, questi cambiamenti nella fertilità maschile non sono così pronunciati come nel caso delle donne, e si può essere padre biologico anche dopo i 50 anni.
Negli uomini, il test più informativo è di solito lo spermiogramma, che consiste nel valutare un campione di sperma sia microscopicamente che macroscopicamente. Qualsiasi alterazione che influenzi il percorso degli spermatozoi influenzerà, in misura minore o maggiore, la fertilità maschile. Anche il calore eccessivo, dovuto ad ambienti lavorativi o abbigliamento inadatto, può compromettere la spermatogenesi. Il trattamento con la chemioterapia può anche causare infertilità irreversibile, a causa degli effetti citotossici sulla spermatogenesi; si raccomanda quindi che il maschio congeli diversi campioni di sperma prima dell’inizio del trattamento.

Il monitoraggio della fecondabilità
Per una coppia apparentemente sana che abbia rapporti non protetti, la probabilità di concepire sale dal 30% al primo tentativo fino al 90% nell’arco dei dodici mesi successivi. Indagini realizzate su un determinato campione di coppie hanno evidenziato come la fecondabilità media di una popolazione si riduca con il tempo: dopo un anno di insuccessi, la fecondabilità media è stimata pari al 10,6%, riducendosi così a quasi 1/3 del valore iniziale.
È durante l’ovulazione (quando l’ovulo viene rilasciato dalle ovaie nelle tube di Falloppio) e nei giorni che lo circondano che la gravidanza è più probabile che venga raggiunta. In un ciclo regolare, l’ovulazione avviene circa il 14° giorno del ciclo. Data la data in cui ci si aspetta che lei abbia un’ovulazione e aumentando la frequenza dei rapporti sessuali in quella settimana, le possibilità di ottenere una gravidanza aumenteranno. Tuttavia, il giorno esatto dell’ovulazione può cambiare da una donna all’altra.
Prospettive mediche e preservazione della fertilità
Le tecniche di fecondazione assistita aiutano ad ovviare almeno parzialmente alla difficoltà che alcune coppie incontrano nel momento in cui decidono di diventare genitori. Le tecniche di procreazione medicalmente assistita oggi disponibili possono facilitare e risolvere alcuni fattori, ma non possono modificare la diminuzione della quantità e qualità degli ovociti della donna.
La conservazione della fertilità non influisce sulla fertilità stessa. Tuttavia, le possibilità di ottenere una gravidanza in modo naturale diminuiranno nel tempo a causa dell’esaurimento della riserva ovarica con l’età, indipendentemente dal fatto che la fertilità sia stata conservata o meno. Quindi, il vantaggio della preservazione della fertilità è che si può cercare una gestazione con tecniche di riproduzione assistita, se la fertilità è stata precedentemente preservata, anche se la riserva ovarica è già compromessa. Per questo motivo, la preservazione della fertilità dovrebbe essere fatta in giovane età o prima di un trattamento, per esempio oncologico, che si prevede possa danneggiare la fertilità.
La fertilità non è una certezza scontata, ma un potenziale che si costruisce nel tempo. È il frutto di un equilibrio tra corpo, mente e ambiente. Non si tratta di vivere con ansia o di sentirsi in colpa per ogni scelta, ma di diventare più consapevoli: ascoltare il proprio corpo, scegliere cibi più sani, muoversi di più, ridurre le sostanze dannose, dormire meglio e rallentare quando serve. In un mondo che ci spinge sempre a correre, scegliere di prendersi cura della propria fertilità è un atto controcorrente. È un modo di dire: “Mi rispetto, mi ascolto, mi preparo”.
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