La Fecondazione Eterologa in Italia: Tra Nuove Opportunità, Sfide Etiche e Orizzonti Economici

L'Italia ha recentemente vissuto una trasformazione significativa nel campo della procreazione medicalmente assistita. A seguito della sentenza dell'aprile 2014 della Corte Costituzionale, che ha liberalizzato la fecondazione eterologa, si è assistito a un notevole cambiamento nel panorama della natalità. Non è infatti un'iperbole attendersi a breve in Italia un boom di neonati con tratti somatici vicini a quelli delle donne more spagnole, ma anche, più curiosamente, un insolito affollamento di bebè biondi con gli occhi azzurri, sul “modello” danese. Questi fenomeni sono diretti effetti dell’eterologa e dell’importazione di gameti dall’estero, che stanno ridisegnando le caratteristiche della popolazione neonatale italiana.

La Crescente Domanda di Gameti Dall'Estero e la Carenza Nazionale

La Spagna e la Danimarca sono i Paesi che maggiormente soddisfano la richiesta di cellule riproduttive da parte di quelle coppie italiane che, animate dal desiderio di avere un figlio a tutti i costi, ricorrono a questa tecnica di fecondazione assistita. Fino ad oggi, la Spagna ha già fornito gameti a 242 coppie del nostro Paese, mentre la Danimarca - sede della principale banca mondiale di spermatozoi - ne ha forniti ad altre 98. L’import-export di gameti tra l’Italia e il resto d’Europa pare quindi un mercato in pieno sviluppo, avendo interessato finora 38 centri distribuiti in 11 regioni. Da quando il divieto è stato abolito, alle dogane degli scali nazionali si è registrato un gran via vai di ovociti e liquido seminale congelato. Tutti questi "prodotti" sono ordinati e “confezionati” all’estero, in cambio di un semplice rimborso spese più o meno attraente.

Solo nei primi 5 mesi del 2015, lo shopping dei gameti ha portato in Italia 855 contenitori di cellule riproduttive congelate: 441 con liquido seminale, 315 con ovociti (ciascuno contenente 3 uova) e 99 embrioni, destinati in tutto a 420 coppie. Questa netta esterofilia dimostrata dalle coppie del Bel Paese per l’approvvigionamento di questa particolare “materia prima” per la “produzione di figli” è dovuta al fatto che gli italiani, pur essendo un popolo di santi, poeti e navigatori, di certo non sono un popolo di donatori di gameti. I nostri centri, infatti, sono quasi totalmente sprovvisti di cellule riproduttive “made in Italy”. Eppure, una delle poche gravidanze da eterologa andate a buon fine, ad oggi, è una storia tutta autoctona, realizzata grazie a una studentessa che si è offerta volontaria per il prelievo dei suoi ovociti.

Mappa delle rotte di importazione di gameti in Europa

In questo contesto, un dato interessante lo fornisce l’andrologo Ermanno Greco, direttore del centro European Hospital di Roma, che dichiara: “Da noi la percentuale di successo con donazioni maschili è del 37%”. Greco aggiunge un'importante avvertenza: “attenzione però, molte eterologhe si potrebbero evitare con una valutazione più meticolosa della causa dell’infertilità”.

Le Sfide della Donazione di Gameti e le Soluzioni Proposte

A sette mesi dalla decisione della Corte Costituzionale di abolire il divieto all’eterologa, il sistema si trova in una fase di incertezza. Dopo l’euforia iniziale della stampa progressista per la sentenza della Consulta, iniziano ad emergere i problemi pratici, non tanto quelli morali, quanto piuttosto quelli legati alla carenza di spermatozoi e ovociti. Se non si vogliono pagare i donatori, aprendo così campo a un business e a un mercato poi difficilmente controllabili, occorre trovare altre vie. Il Corriere della Sera del 12 novembre scorso ha presentato come praticabile quella della “donazione” gratuita di gameti.

Sono state individuate tre soluzioni principali per affrontare la carenza di gameti. La prima è l’egg freezing, che tradotto suona più prosaicamente come “congelamento d’ovuli”. La seconda è l’egg sharing, ovvero la donazione di ovociti in sovrannumero. La terza è il gamete crossing, in cui anonimamente parenti o amici di una coppia danno i propri gameti a una clinica che, in cambio, provvederà a fornire alla coppia stessa i gameti dei parenti di un’altra.

Vediamo cosa accade nei paesi in cui queste pratiche sono già state adottate. Per quanto riguarda il congelamento di ovuli, l’American Society for Reproductive Medicine (ASRM) ha messo in guardia chi pensa di dedicarsi al lavoro per poi avere bambini all’età desiderata, spiegando che la probabilità che un ovulo congelato porti a una gravidanza va dal 2 al 12 per cento. A seconda dell’età, la donna produce dai 6 ai 25 ovuli a ciclo. Ovviamente, maggiori sono gli ovuli, maggiori sono le possibilità di sopravvivenza al congelamento, scongelamento e impianto (statisticamente una donna ha bisogno di un numero di ovuli che vanno da 8 a 12 per rimanere incinta). Pertanto, con l’innalzarsi dell’età e dei tempi di congelamento, le probabilità di una gravidanza diminuiscono. Nel 2013, il Medical College dell’Università della California, insieme alla facoltà di medicina dell’università turca di Kirikkale, ha condotto una meta-analisi su più di 2.200 cicli di congelamento e scongelamento, scoprendo che la probabilità di partorire dopo tre cicli era del 31,5 per cento per le donne che avevano congelato gli ovuli a 25 anni, del 25,9 a 30, del 19,3 a 35 e del 14,8 a 40 anni. La crescente adozione di questa pratica è evidente: il centro di fecondazione assistita della New York University ha ammesso che “cinque anni fa solo il 5 per cento delle nostre procedure era relativo al congelamento di ovuli, prevalentemente per le donne malate di cancro. Nel 2013 il congelamento di ovuli è diventato un terzo del nostro business”.

Per quanto riguarda la pratica del gamete crossing, ci si dimentica spesso dei danni che le stimolazioni ovariche hanno prodotto in tutti i paesi dove è legale donare ovuli. Una sintesi eloquente fu presentata dalle interviste alle donatrici riportate dal documentario "Eggsploitation". Numerosi studi riportano effetti come i tumori, la sterilità, le trombosi e addirittura la morte delle donatrici. Questi rischi sollevano interrogativi seri sull'etica di incentivare tali pratiche senza un'adeguata tutela delle donatrici.

La cosiddetta donazione gratuita, secondo alcuni, sembrerebbe essere tutta a vantaggio delle cliniche della fecondazione assistita. Come dichiara al telefono a tempi.it un’operatrice dell’AIDAGG (Associazione per la donazione gratuita), che ha ideato l’incrocio di gameti e che ha già messo in atto la condivisione di ovociti: “Siamo già pronti a donare gli ovuli delle donne che hanno congelato i loro nella nostra clinica. Il tutto senza spese”. Tuttavia, l’operatrice precisa poi che non è esattamente così, perché i cicli di fecondazione dovranno essere pagati: “Quelli non possono essere gratuiti”. La donazione, quindi, servirebbe a “ovviare all’acquisto di gameti all’estero”.

Indicazioni Cliniche per la FIVET con Donazione di Ovuli

La FIVET con donazione di ovuli non è di solito il trattamento di prima scelta quando una donna o una coppia si reca in una clinica della fertilità, poiché i pazienti di solito vogliono provare prima la gravidanza con i propri gameti. Tuttavia, le situazioni in cui l'ovodonazione è chiaramente indicata sono le seguenti:

  • Pazienti senza funzione ovarica: Ciò può essere dovuto a insufficienza ovarica primaria, insufficienza ovarica precoce, assenza di ovaie o menopausa.
  • Pazienti con funzione ovarica ma impossibilitati a usare i propri ovuli: Questo include casi di anomalie genetiche trasmissibili, fallimenti ripetuti in precedenti cicli di FIVET o età superiore ai 40 anni. Quest'ultima causa è la più frequente, poiché con l'età la qualità degli ovociti diminuisce: aumenta la probabilità che gli embrioni ottenuti presentino anomalie cromosomiche che compromettono la loro vitalità e causano aborti. Inoltre, aumenta notevolmente le possibilità di avere un bambino con la sindrome di Down.

Selezione della Donatrice di Ovuli: Requisiti e Principi Etici

L'ovodonazione è un processo molto controllato. Per poter essere eseguito, il candidato ovodonante deve soddisfare una serie di requisiti legali, medici ed etici. Per poterlo fare, dovrà passare attraverso un processo di selezione che valuta sia la sua condizione fisica sia gli aspetti psicologici. Per essere idonea al programma di donazione di ovuli, la futura donatrice deve avere un'età compresa tra i 18 e i 35 anni, essere in buone condizioni psicofisiche e non essere portatrice di malattie genetiche, ereditarie o infettive che possono essere trasmesse alla prole. È fondamentale notare che si tratta di un processo altruistico, volontario e totalmente anonimo: l'identità della donatrice di ovuli rimarrà sempre riservata, in linea con i principi etici e legali.

Diagramma del processo di selezione della donatrice di ovuli

Tipologie di Ovodonazione: Diversi Approcci e Tecniche

A seconda dell'origine degli ovuli, esistono due tipi principali di ovodonazione: la donazione di ovuli freschi o la donazione di ovuli vetrificati. Tuttavia, oggi possiamo includere in questa classificazione anche altri due tipi di ovodonazione: gli ovuli da banca e la mini ovodonazione o la donazione di ovuli in comune.

Donazione di Ovuli Freschi

In questi casi, la donatrice e la ricevente degli ovuli devono avere il ciclo ormonale sincronizzato, in modo che la donatrice sia stimolata mentre la ricevente prepara il suo endometrio. In altre parole, nello stesso ciclo, gli ovuli della donatrice vengono estratti e, dopo 3 o 5 giorni, gli embrioni vengono trasferiti nell'utero della ricevente. Lo svantaggio di questa tecnica è che se la donatrice non risponde bene alla stimolazione ovarica, la ricevente potrebbe dover attendere il ciclo successivo per eseguire il trasferimento, il che comporta più farmaci ormonali e maggiore stress emotivo.

Donazione di Ovuli Vitrificati

Qui non è necessario che donatore e ricevente siano sincronizzati. In primo luogo, si ottengono gli ovociti della donatrice e quelli maturi vengono congelati con la tecnica della vetrificazione. Una volta trovato un ricevente compatibile, questi ovuli vengono scongelati e fecondati con lo sperma del partner della coppia o di un donatore compatibile in caso di doppia donazione. Come nel caso precedente, la ricevente dovrà anche eseguire il trattamento di preparazione dell'endometrio prima del trasferimento dell'embrione, ma questo non sarà coordinato con la donatrice. Lo svantaggio di questo metodo è che il numero di uova disponibili per la fecondazione può diminuire perché non tutte sopravvivono allo scongelamento. Anche così, gli attuali tassi di sopravvivenza sono molto buoni grazie all'ottimizzazione della tecnica di vetrificazione degli ovociti.

Banca di Ovuli

Come abbiamo già detto nelle sezioni precedenti, gli ovuli della donatrice possono essere utilizzati sia freschi che congelati. Se l'ovodonazione è fresca, sarà necessario sincronizzare i cicli della donatrice e della ricevente. Altrimenti, dopo aver ottenuto le uova, saranno congelate fino al momento della fecondazione, quando saranno scongelate. Per questa seconda opzione, la clinica della fertilità può avere le proprie donatrici (la propria banca degli ovuli) o, al contrario, lavorare in coordinamento con una banca degli ovuli esterna. Una banca di ovuli è un dipartimento incaricato di ottenere, valutare e poi distribuire gli ovuli delle donatrici. Grazie alla loro attività, le banche degli ovuli dispongono di un ampio e vario database di donatori. Per questo motivo, possono rispondere a quasi tutte le richieste delle cliniche. Questo permette ai centri riproduttivi di offrire un trattamento di ovodonazione quasi immediatamente, poiché è raro non trovare una donatrice compatibile nella banca degli ovuli.

Mini-Ovodonazione o Donazione di Ovuli Condivisi

La mini-ovodonazione consiste nella donazione di un numero minore di ovuli. Mentre in una ovodonazione completa la ricevente ottiene tutti gli ovuli recuperati dalla donatrice, che possono essere tra 8 e 10, nella mini-ovodonazione ne riceve solo 4 o 5. Come ci dice il direttore medico di una clinica di FIVET a Valencia, il dottor Miguel Dolz, la mini-ovodonazione ha due scopi principali. Il primo riguarda questioni economiche, poiché il prezzo è notevolmente ridotto e quindi più donne e coppie possono accedere a questo trattamento. Il secondo è quello di non generare embrioni in eccesso per tutte le donne o coppie che vogliono avere un figlio solo attraverso l'ovodonazione. In questo modo non si generano embrioni in eccesso che devono essere successivamente donati o vetrificati, con le conseguenti spese di mantenimento. La mini-ovodonazione è anche nota come donazione di ovuli condivisi, in quanto gli ovuli estratti da una donatrice possono essere utilizzati per due o più riceventi, sempre nel rispetto della legislazione vigente che stabilisce che non possono nascere più di 6 figli dallo stesso donatore, compresi i propri figli.

Il Processo di Ovodonazione Passo Dopo Passo

Una volta che la donatrice di ovuli è stata accettata, è possibile avviare il ciclo di ovodonazione. Il processo consiste nelle seguenti fasi:

Stimolazione Ovarica della Donatrice

L'ovodonante è un trattamento ormonale di stimolazione ovarica per ottenere lo sviluppo di più uova che in un ciclo naturale, in cui solo una di esse maturerebbe, aumentando così le possibilità di successo. Poi, per mezzo della puntura follicolare, si ottengono le uova sviluppate. Quelli maturi vengono fecondati in laboratorio con lo sperma del partner del ricevente o di un donatore di sperma anonimo, a seconda delle caratteristiche di ogni coppia. Gli embrioni risultanti vengono mantenuti in coltura e il loro sviluppo viene valutato fino al giorno del trasferimento degli embrioni alla donna ricevente.

Preparazione Endometriale della Ricevente

Prima del trasferimento embrionale, la ricevente viene sottoposta a un trattamento di preparazione endometriale in modo che gli embrioni possano essere impiantati nell'utero. Per fare questo, estrogeni e progesterone devono essere somministrati, per via orale, vaginale o a chiazze, in modo che l'endometrio raggiunga lo spessore appropriato (7-10 mm) e diventi ricettivo. Il trasferimento dell'embrione nella cavità uterina del ricevente avverrà tra 3 e 6 giorni dopo la fecondazione. L'embrione o gli embrioni della migliore qualità saranno scelti per il trasferimento (per legge il massimo è 3) e il resto sarà vetrificato per l'uso nei cicli successivi, sia per fare un altro tentativo nel caso in cui la gravidanza non venga raggiunta in questo, sia per avere un altro figlio in seguito. Circa 10-12 giorni dopo il trasferimento dell'embrione, si analizzano i livelli dell'ormone β-hCG per scoprire se la gestazione è stata raggiunta o meno.

Illustrazione delle fasi del processo di ovodonazione

Tassi di Successo e Risultati Clinici dell'Ovodonazione

Grazie al fatto che vengono utilizzati ovociti di buona qualità provenienti da donne giovani e sane, i tassi di successo dell’ovodonazione sono superiori a quelli della FIV con ovociti propri. Secondo il rapporto statistico pubblicato dalla Sociedad Española de Fertilidad (Registro Nacional de Actividad 2022-Registro SEF), nel caso della donazione a fresco, la percentuale di gravidanza per trasferimento in un ciclo di ovodonazione è del 56,9% e il tasso di parto per trasferimento è del 42,2%. Nel caso della donazione di ovociti vitrificati, queste percentuali diminuiscono leggermente, attestandosi rispettivamente al 52,3% e al 39,5%. È fondamentale ricordare che i dati statistici qui riportati non devono essere utilizzati per implicare o prevedere una certezza di risultato per un individuo specifico all’interno di una popolazione a rischio.

Aspetti Etici, Legali e la Polemica sul "Rimborso Spese"

Un aspetto cruciale e controverso della donazione di gameti in Italia ruota attorno al principio della gratuità. La donazione dei gameti in Italia è prevista come volontaria e gratuita: sono tuttavia contemplati permessi lavorativi ed un rimborso dei costi vivi in analogia a quanto già avviene per i donatori di midollo osseo (per i quali è stabilito un rimborso delle spese di viaggio fino ad un tetto di 100 euro) e di sangue. Tuttavia, la polemica sulla reale gratuità si è accesa, specialmente nel contesto dei primi nati da eterologa in Italia. I due gemelli venuti alla luce a Roma hanno infatti scatenato una discussione sulla natura del "rimborso" erogato alla donatrice volontaria degli ovociti.

La parlamentare Roccella ha sollevato "molti dubbi" riguardo al rimborso erogato alla donatrice nel caso dei gemellini nati presso la clinica romana Alma Res Fertility, diretta da Pasquale Bilotta. Roccella ha osservato: "Si parla di una ragazza di appena 22 anni che si è sottoposta all'impegnativo percorso di stimolazione ormonale e all'operazione di prelievo degli ovociti, in cambio di un rimborso spese di alcune centinaia di euro, calcolato sulla base dei giorni di lavoro perduti. Ma quale lavoro, visto che si tratta di una giovanissima studentessa? Oppure, come temiamo, è stata garantita una cifra 'proporzionata all'impegno fisico'?". La parlamentare ha concluso che "qui sembra che il 'rimborso' sia stato valutato non sulla base dei giorni di lavoro persi, ma sul 'lavoro' di fornitrice di ovuli", adombrato il timore di "l'introduzione nel nostro paese di una nuova forma di sfruttamento del corpo delle donne, attraverso la compravendita di ovociti". Immediata è stata la replica di Bilotta: "Siamo tranquilli e aspettiamo l'esposto", affermando che "alla donatrice è stato dato solo un rimborso delle spese sostenute, come previsto dalle norme". La clinica Alma Res Fertility, con circa 30 coppie in lista di attesa per l'eterologa e l'utilizzo di ovociti "freschi", si è attivata per reclutare donatrici anche tramite convenzioni con università romane, prospettando alle studentesse la possibilità della donazione, con motivazioni di "umanità e solidarietà".

Il problema della scarsa offerta di gameti in Italia, a fronte di una aumentata domanda, ha indotto il gruppo di lavoro incaricato dalla Conferenza Stato-Regioni di verificare l’applicazione della legge 40 a considerare nuove vie. Il dibattito si concentra sull'ossimoro di un "rimborso spese" che di fatto, secondo critici, si configura come un pagamento. L'andrologo Carlo Foresta, coordinatore del gruppo, ha suggerito una cifra congrua di 600 euro per le donatrici di ovuli, che così diventerebbero "venditrici di ovociti". Il problema da superare è una circolare del Ministero della Salute che, dando applicazione alla sentenza del 2014, vieta qualsiasi retribuzione per i donatori di gameti.

La donazione gratuita, quindi, è un principio che molti esperti ritengono insostenibile nella pratica, suggerendo la necessità di prevedere una forma di "premio di solidarietà" che possa incentivare le donazioni al femminile in Italia. Il direttore della clinica Alma Res Fertility, Pasquale Bilotta, ha affermato che la mancanza di donatrici di ovociti, che sta rendendo molto difficoltoso il ricorso all'eterologa in Italia, "si può risolvere considerando appunto l'opzione di prevedere una sorta di 'compenso' per le donatrici che sia commisurato, ad esempio, al compenso che a tal fine è già previsto in altri Paesi europei, dalla Spagna alla Grecia, proprio per incentivare le donazioni femminili". Dello stesso parere Elisabetta Coccia, presidente del Cecos Italia, associazione scientifica che raggruppa i maggiori Centri di fecondazione assistita in Italia, che ritiene "fondamentale per incentivare le donazioni di ovociti" arrivare a prevedere una forma di "premio di solidarietà".

FIV da doppia donazione di gameti

Il Principio di Non Commercialità del Corpo Umano

Il dibattito sulla remunerazione o sul "rimborso spese" tocca il principio fondamentale della non commerciabilità del corpo umano, in toto o nelle sue singole parti. Questo principio è ribadito in modo inequivocabile nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (2000), nella Convenzione di Oviedo sulla biomedicina (1997) e, con riferimento ai gameti, nella Dichiarazione universale dell’UNESCO sul genoma umano e i diritti dell’uomo (1997), dove il genoma umano è qualificato “in senso simbolico, patrimonio comune dell’umanità”.

Si tratta dello stesso principio che viene richiamato per altre situazioni, come la donazione di sangue, organi, tessuti, ma che in diverse parti del mondo è ampiamente disatteso, creando uno scollamento tra prassi e principi etici. Alcune considerazioni critiche suggeriscono che la compravendita dei gameti sia una delle conclusioni che derivano da una premessa, contenuta implicitamente anche nella Legge 40, che considera il nascituro come una "cosa", un “prodotto del concepimento”. Se il nascituro è una cosa, si argomenta, allora è possibile fabbricarlo in provetta, scartare i pezzi difettosi, stoccarlo in celle frigorifere, sperimentare su di esso come una cavia, produrlo secondo tutte le tecniche possibili e immaginabili (omologa, eterologa, utero in affitto). E dunque, se il nascituro è una cosa, si può anche acquistare la materia prima necessaria per il concepimento. La critica solleva il quesito: perché scandalizzarsi del mercimonio sulla vita, se non ci si scandalizza della fecondazione artificiale in se stessa?

Il dott. Ermanno Greco, direttore scientifico del Centro di Medicina della Riproduzione dell'European Hospital, ha fatto una considerazione significativa al Corriere della Sera: “Noi importiamo ovociti da due banche di Siviglia, ma per un fatto morale non importiamo embrioni formati altrove e spediti come pacchi”. Il dott. Greco mette in evidenza una contraddizione: no al commercio di embrioni tramite la maternità surrogata avvenuta all’estero, sì invece alla compravendita dei gameti da paesi stranieri. Da una parte si potrebbe rispondere al dott. Greco che i gameti non sono persone, come invece lo è l’embrione, ma su altro versante bisogna ammettere che ha messo il dito nella piaga. Infatti, il mercato di sperma e ovociti legittimato dallo Stato prelude al mercato di bambini avuti tramite maternità surrogata. Dal commercio di ovociti al commercio di uteri, il passo è breve. Di contro, se ci si oppone all’utero in affitto perché le donne vengono sfruttate, non si potrebbe usare questa stessa motivazione per opporsi anche alla compravendita di ovociti?

I Costi della Fecondazione Eterologa in Italia

Quando una coppia infertile decide di approcciare ad una tecnica di procreazione medicalmente assistita, l’aspetto economico è sempre sinonimo di preoccupazione. I costi cambiano ovviamente in base al tipo di procedura, delle indagini da effettuare per la diagnosi e da quanti cicli o tentativi servono per arrivare al successo di una gravidanza. La fecondazione eterologa è una tecnica di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) in cui viene impiegato un gamete (ovocita o spermatozoo) esterno alla coppia richiedente, ovvero oggetto di una donazione.

Non tutte le coppie che non riescono ad avere un bambino in modo naturale devono o possono accedere alla fecondazione eterologa. Il suo ricorso è stabilito dalla normativa italiana ed in particolare da una sentenza della Corte Costituzionale dell’aprile 2014 che ha abrogato il divieto contenuto nella Legge 40/2004 di rivolgersi a donatori esterni alla coppia. Permangono comunque altre limitazioni. L’eterologa infatti è concessa solo per le coppie con comprovata sterilità non risolvibile con la fecondazione omologa. È il caso ad esempio di uomini con azoospermia o donne in menopausa precoce. Altresì possono richiedere questa procedura di PMA solo coppie di fatto (non single), di sesso diverso ed entrambi maggiorenni. Può essere risolutiva anche per casi di poliabortività sine causa e per prevenire la trasmissione di una malattia genetica.

Grafico comparativo dei costi delle diverse tecniche di PMA

Talvolta l’organismo della donna non è più in grado di produrre ovuli idonei ad un concepimento naturale. Ciò può accadere per diversi motivi. In questi casi, per avere un bambino, l’unica soluzione possibile è la fecondazione eterologa femminile con ovodonazione (ovvero con ovuli appartenenti ad un’altra donna). I gameti della donatrice vengono fecondati in vitro con gli spermatozoi del partner maschile della coppia. Quando è l’uomo ad essere sterile si parla invece di fecondazione eterologa maschile che prevede il ricorso al liquido seminale di un donatore e la conseguente fecondazione in vitro.

Non tutte le tecniche di PMA che si avvalgono di donazione di gameti sono uguali. Nei casi più semplici (o di I livello) si può ad esempio ricorrere alla IUI (inseminazione intrauterina) con donazione di liquido seminale. In situazioni più complesse si deve invece affrontare una fecondazione in vitro (II e III Livello). I costi sono ovviamente differenti. Se ci si vuole rivolgere ad una struttura pubblica è bene sapere che grazie all’inserimento di questi trattamenti nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) avvenuto nel 2017 si può ricorrere al pagamento di un ticket che può comunque variare in base alla Regione, così come le lunghe liste d’attesa.

L'esecuzione della FIVET con ovodonazione rende più costoso il trattamento di riproduzione assistita, poiché i farmaci per stimolare la donatrice e la compensazione finanziaria per il disagio causato devono essere pagati. Mentre un trattamento FIVET/ICSI con ovuli propri costa tra i 3.500 e i 5.500 euro, se si aggiunge la donazione di ovuli, il prezzo può variare tra i 4.000 e i 9.000 euro a seconda della clinica di fertilità e del tipo di ovodonazione. Il vantaggio della FIVET con ovodonazione è che gli ovuli sono di alta qualità e la paziente di solito ottiene una gravidanza all'inizio. È quindi possibile risparmiare il costo dei cicli accumulati che si dovrebbero effettuare se le uova fossero proprie.

Di seguito, un dettaglio dei costi previsti per le diverse tecniche di PMA, pur considerando che eventuali variazioni possono dipendere dalle singole esigenze di coppia e dalla struttura:

  • Fecondazione Omologa (FIVET-ICSI): Costo del trattamento € 5650. Onorario anestesista € 250 (non incluso). Include consulenza, visita di controllo, prelievo ovociti, degenza, assistenza infermieristica, onorario ginecologi ed embriologi, trasferimento embrioni, coltura di blastocisti, hatching assistito. Tecniche aggiuntive come scongelamento embrioni e trasferimento embrionario costano € 1500, e la Diagnosi Pre-Impianto (PGT-A) ha costi specifici.
  • Fecondazione Eterologa Maschile (FIVET-ICSI): Costo del trattamento € 5650. Onorario anestesista € 250 (non incluso). Escluso l'acquisto di spermatozoi. Include ricerca fenotipica del donatore, costi per acquisizione e trasporto del liquido seminale, oltre alle prestazioni simili alla omologa.
  • Fecondazione Eterologa Femminile (FIVET-ICSI): Costo del trattamento € 3300. Escluso l'acquisto di ovociti. Include ricerca fenotipica della donatrice, costi per acquisizione e trasporto degli ovociti, scongelamento ovociti, fertilizzazione, coltura degli embrioni, preparazione del liquido seminale, assistenza, onorario ginecologi ed embriologi, trasferimento degli embrioni. Anche qui, scongelamento embrioni e trasferimento embrionario ha un costo di € 1500.
  • Inseminazione Intrauterina (IUI): Costo del trattamento € 1200. Include anamnesi della coppia, consulenza, proposta di trattamento, stimolazione ovarica, controllo analisi e inseminazione.
  • Inseminazione Intrauterina Eterologa (IUIE): Costo del trattamento € 1200. Escluso l'acquisto di spermatozoi. Include ricerca fenotipica del donatore, costi per acquisizione e trasporto del liquido seminale, oltre alle prestazioni di una IUI tradizionale.
  • Crioconservazione Ovocitaria: Costo del trattamento € 3250. Onorario anestesista € 250 (non incluso). Include anamnesi, consulenza, stimolazione ovarica, prelievo ovociti, degenza, assistenza, onorario, conservazione e congelamento ovociti vitrificati compresa la quota di mantenimento del primo anno. La quota annuale di crioconservazione dal 2° anno in poi e il pacchetto per scongelamento ovociti, fertilizzazione e trasferimento embrionario (3100,00 €) sono costi aggiuntivi.
  • Infertilità Maschile: I costi dei trattamenti specifici, come ago-aspirato testicolare o MESA/TESA, variano in base alla prestazione specifica. Questi includono onorario anestesista e costi per congelamento/scongelamento e conservazione del liquido seminale.

Secondo il report nazionale dell’attività di PMA, riferito però al 2023, circa il 25% dei nati vivi deriva da tecniche di fecondazione di tipo eterologa, che si tratti di singola donazione (solo ovocita o seme) o doppia donazione. Le diverse ragioni che rendono la via della fecondazione eterologa un’opzione necessaria sono molteplici, e i costi della fecondazione eterologa sono variabili da regione a regione, a seconda che la struttura sia privata o convenzionata con il Servizio sanitario nazionale.

Domande Frequenti sulla Donazione e Acquisizione di Gameti

La complessità dell'eterologa solleva naturalmente molte domande tra le coppie e i potenziali donatori.

È possibile donare ovuli e sperma allo stesso tempo?Sì, è la cosiddetta doppia donazione. Si tratta di eseguire un processo di FIVET utilizzando sia ovuli che sperma di donatori, e non dei futuri genitori.

Quali sono i rischi della donazione di ovuli?Molti donatori, prima di essere coinvolti nel processo di ovodonazione, temono le conseguenze che questa tecnica può avere, in quanto si ritiene che sia una procedura pericolosa e che possa persino portare al cancro. Tuttavia, la donazione di ovuli è un processo sicuro con pochissimi effetti collaterali, di cui la donatrice viene informata prima di iniziare in qualsiasi clinica. Una delle complicanze è la sindrome da iperstimolazione ovarica, che sta diventando sempre più rara grazie ai protocolli attuali.

È possibile effettuare il transfer embrionario in una ovodonazione con ciclo naturale?Sì, in alcune circostanze è possibile eseguire il transfer embrionario di una ovodonazione in ciclo naturale. Nei protocolli più comuni, l’endometrio della ricevente viene preparato con ormoni per controllare i tempi del transfer.

Qual è il numero di tentativi di successo con l'ovodonazione?Non esiste un numero fisso di tentativi di ovodonazione raccomandati. Dipenderà dalle caratteristiche di ogni situazione di infertilità. Ci sono coppie che ci provano più volte e quelle che gettano la spugna dopo due o tre processi di ovodonazione.

Se ho un bambino con ovuli da donatore, mi assomiglierà?L'informazione genetica (DNA) dell'embrione trasferito sarà quella della donatrice. Tuttavia, quando si sceglie un donatore per un ricevente, si cerca che le caratteristiche fisiche di entrambi siano il più possibile simili. Pertanto, è probabile che il bambino assomigli alla ricevente in alcuni tratti. Inoltre, l'ambiente materno durante la gravidanza influenza l'espressione di alcuni geni (attraverso l'epigenetica) e può anche influenzare alcuni geni legati a tratti fisici, come avviene nella trasmissione di alcune malattie. Tuttavia, non si sa ancora tutto e sono necessari ulteriori studi per confermarlo.

È più vantaggiosa la donazione di ovociti freschi o vitrificati?Come spiega la Dott.ssa Marta Zermiani, ginecologa presso la clinica Vida Fertility Institute di Madrid: “Normalmente nell'ovodonazione consigliamo l'utilizzo di ovociti freschi perché abbiamo visto che alcuni ovociti hanno una qualità inferiore dopo lo scongelamento, quindi preferiamo sempre avere il massimo di qualità e non dover far passare gli ovociti per un processo di congelamento e scongelamento che può in alcuni casi peggiorare la loro qualità. Quindi, nel caso di ovodonazione, io consiglio sempre ovociti freschi, e lo sperma può essere fresco o congelato, ma è molto importante cercare di utilizzare ovociti freschi.”

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