La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) eterologa rappresenta una tecnica avanzata che permette a coppie o singoli individui di realizzare il desiderio di genitorialità anche quando uno dei partner, o entrambi, non possiede gameti funzionali, ossia spermatozoi o ovociti. Questa metodologia si rivela fondamentale in situazioni di infertilità severa, offrendo una strada verso la genitorialità che altrimenti sarebbe preclusa. Si può ricorrere alla fecondazione in vitro eterologa quando vi sono problematiche per le quali la possibilità di una gravidanza utilizzando i propri ovociti o spermatozoi risulterebbe molto bassa o addirittura nulla.
I Fondamenti della PMA Eterologa: Donazione e Selezione dei Gameti
Il processo di PMA eterologa si basa sull'utilizzo di gameti provenienti da donatori esterni. I donatori sono anonimi per legge: la coppia che ricorre alla PMA Eterologa non può conoscere il nome del donatore o della donatrice e viceversa. Questo principio è garantito dalla normativa, come evidenziato in diversi contesti legali, inclusa la legislazione spagnola dove "in nessun caso, secondo la legge spagnola si potrà venire a conoscenza dei dell’ identità dei pazienti o dell’ ovodonatrice". Tuttavia, in alcuni paesi d’Europa, la donazione, sebbene inizialmente anonima, può diventare "aperta" al compimento del diciottesimo anno del figlio nato da eterologa, come accade in Gran Bretagna. Tale possibilità, per quanto possa far nascere dei timori in chi si appresta a fare questa scelta, non dovrebbe spaventare chi si riconosce in un compito genitoriale maturo. Infatti, ciò che è fondamentale non è poter conoscere o meno chi ha deciso di donare i propri gameti, ma fare in modo che tutta la famiglia abbia ben chiaro che il donatore e la donatrice rimangono comunque tali e non potranno assumere mai un ruolo genitoriale.
I gameti raccolti vengono sottoposti a controlli accurati e conservati tramite crioconservazione in apposite biobanche. Gli ovociti vengono vitrificati, ovvero congelati rapidamente per evitare danni cellulari, mentre gli spermatozoi vengono congelati in azoto liquido. Una volta selezionati i gameti compatibili con la coppia ricevente, tenendo conto di caratteristiche fenotipiche, gruppo sanguigno, e altri fattori rilevanti, si procede con la fecondazione in vitro. L’embrione ottenuto viene poi trasferito nell’utero della donna. Questo meticoloso processo di selezione dei donatori e delle donatrici è cruciale. Per esempio, l’Instituto Bernabeu effettua una selezione in cui si scartano più di 600-3000 malattie genetiche. Parallelamente, viene condotta una valutazione psicologica, di salute generale e riproduttiva, della fertilità e della genetica che, associata alla giovane età dei donatori e delle donatrici, riduce notevolmente le possibilità di aborto, malformazioni o anomalie genetiche.
Rischi e Considerazioni Mediche nella PMA Eterologa
Dal punto di vista della tecnica di PMA, i rischi per i pazienti sono quelli tipici delle tecniche di procreazione assistita: una risposta eccessiva alla stimolazione ovarica, gravidanze multiple e il fallimento del trattamento. Nonostante l'accuratezza dei controlli, alcuni timori persistono, come il dubbio sulla compatibilità genetica tra donatore e ricevente. Le prescrizioni tecniche sulla donazione di gameti includono l'età dei donatori, che deve essere tra 18 e 40 anni per gli uomini e tra 20 e 35 anni per le donne, limiti decisi in base a criteri di efficacia e sicurezza. Oltre questa soglia, aumenterebbe infatti il rischio di ereditare malattie genetiche. Vengono indicate le procedure per la selezione del donatore, molto scrupolose, basate su esami infettivologici e genetici per escludere la trasmissione di patologie. È comunque obbligatorio il test della fibrosi cistica. La coppia riceverà un’informazione completa sull’esito delle analisi, esclusa l’identità del donatore. I centri di riproduzione assistita, come l'Instituto Bernabeu, effettuano studi psicologici, analisi mediche ginecologiche e genetiche, e test negativi per le principali malattie trasmissibili, permettendo di decidere se una donatrice di ovuli può essere accettata come candidata. La coppia ricevente informerà del suo gruppo sanguigno e delle principali caratteristiche fisiche (peso, altezza, colore della pelle, occhi, capelli, ecc…), completandole con una fotografia per facilitare la somiglianza fisica.

Il Desiderio di un Fratello/Sorella Biologico: Un Percorso Emotivo Complesso
Per le coppie che hanno già avuto un figlio tramite PMA eterologa, il desiderio di dare un fratello o una sorella al primogenito spesso si accompagna a riflessioni profonde e sfide emotive significative. Molti genitori esprimono il desiderio di avere un "fratello o una sorella VERA" per la loro bambina, intendendo con ciò un legame biologico identico. Questo si traduce spesso nella speranza di poter utilizzare lo stesso donatore o donatrice per il secondo tentativo.
L'esperienza di una madre che ha avuto una bambina con l'eterologa e che ha deciso di riprovarci è esemplificativa. Avendo contattato la clinica dove si erano rivolti la prima volta, le è stata confermata la possibilità di ricevere il seme dello stesso donatore. Tuttavia, non sempre questa opzione è percorribile. Un'altra madre, desiderosa di riprovare l'ovodonazione per un secondo figlio ma non avendo nulla di congelato, si è trovata di fronte alla necessità di ricorrere a una nuova donante. Ha chiesto al centro se potevano riavere la prima donatrice, ma le è stato detto che "la donante si è rifiutata perché non vuole più farlo". Questo la porta a riflettere sul fatto che "se vogliamo rifarlo, dobbiamo correre il rischio che i bimbi saranno veramente diversi tra di loro". Nonostante l'accettazione delle diversità fisiche ("noi siamo molto scuri e mia figlia è bionda con gli occhi chiari"), emerge il desiderio di un legame biologico più stretto.
Il problema della disponibilità del donatore è un tema ricorrente. Una madre racconta della sua intenzione di riprovare per un secondo figlio, ma il donatore del primo figlio non era più disponibile, una "condizione indispensabile" per lei, poiché voleva che fossero "fratelli a tutti gli effetti!". Questo l'ha fatta sentire "molto triste", tanto da farle pensare di non riprovarci più. Altre coppie si trovano ad affrontare un dilemma simile. Il centro, in questi casi, non ha posto "grosso problema per il cambio di donatore", per loro "l'aspetto era secondario, mentre noi speravamo davvero in un fratello biologico".
La questione della "consanguineità" è un altro punto centrale. Le coppie che non hanno intenzione di rivelare l'eterologa ai propri figli si interrogano se avere due fratelli con seme diverso aumenterebbe la probabilità che la verità venga scoperta. La scelta di richiedere lo stesso donatore non è sempre legata alla somiglianza fisica. Una madre specifica che "l'unica motivazione che mi spingerebbe a richiederla è l'idea che in futuro, facendo i dovuti scongiuri, potrebbe risultare utile da un punto di vista medico/sanitario".
Un altro aspetto critico è la fiducia nei confronti dei centri. Ci si chiede "come si può avere la certezza che il centro sia corretto e utilizzi la medesima se noi di questa non sappiamo assolutamente nulla, se non eventuali caratteristiche somatiche o l'età?". La risposta spesso è "ti fidi e basta". Il dibattito sulla "madre biologica" è anch'esso molto sentito. Alcune persone non considerano la donatrice la madre biologica, ma piuttosto la "proprietaria di un gamete". Questa distinzione riflette la complessità emotiva e identitaria che accompagna la genitorialità tramite donazione.
Donazione di gameti: lo dirò a mio figlio?
Regolamentazione Internazionale e Italiana: Limiti e Controlli
La regolamentazione della donazione di gameti varia significativamente da paese a paese, riflettendo diverse sensibilità etiche, sociali e mediche. L'obiettivo comune di queste normative è bilanciare la disponibilità di gameti per chi ne ha bisogno con la necessità di garantire la sicurezza e la trasparenza del processo, minimizzando al contempo il rischio di incroci tra consanguinei.
In Europa, i paletti sono vari. Ad esempio, in Olanda il limite è di venticinque figli per donatore, in Francia cinque, mentre in Danimarca non vi è un freno esplicito, ma sono attivi sistemi di controllo. La Spagna si è fermata a sei figli per donatore, e la Germania a quindici. Negli Stati Uniti, invece, non esistono leggi federali specifiche, e ci si regola in base alle linee guida delle società scientifiche, che suggeriscono un limite di 25 nati per 800.000 abitanti. L’Italia si pone nel mezzo, fissando a dieci il numero massimo di figli per donatore, come stabilito nel regolamento inviato dal Ministero della Salute alla Conferenza delle Regioni. Questa è una soglia molto prudente, come afferma Carlo Foresta, andrologo all’università di Padova, che sottolinea come "ogni Paese si basa su dati statistici interni e sui margini di sicurezza più o meno ampi".
Un aspetto cruciale della normativa italiana è la previsione di una deroga per la coppia che desidera dare un "vero fratello" a un bimbo già nato. In questo caso, si potrà chiedere un nuovo contributo biologico a un uomo già "padre" di dieci figli. Il suo anonimato è garantito per legge. Il conteggio dei nati verrà tenuto da un Registro nazionale del ministero in base alle comunicazioni in codice dei Centri clinici. Questo documento è stato esaminato e promosso dal Consiglio superiore di Sanità e Garante della privacy e contiene le prescrizioni tecniche sulla donazione di gameti.
La preoccupazione principale dietro questi limiti è scongiurare il rischio, statisticamente molto prossimo allo zero, che fratellastri e sorellastre possano incrociarsi inconsapevolmente e avere gravidanze tra consanguinei, potenzialmente più pericolose per il bambino. La bioeticista Cinzia Caporale osserva: "Le probabilità di incroci tra consanguinei sono sempre ridottissime. Sappiamo che i figli del tradimento, una forma di eterologa taciuta, sono il 5%, percentuale che è tre volte superiore nei secondogeniti. Ci sono maggiori probabilità di incesto nella popolazione normale che tra i figli dell’eterologa. Però dei confini vanno posti ed è giusto che la mamma richieda lo stesso donatore per una seconda gravidanza". L'ASRM (American Society for Reproductive Medicine) regolamenta che, se la stessa donatrice dona a più di tre coppie, aumenta la probabilità che ignari fratelli o sorelle si incontrino in futuro, con evidenti problemi di consanguineità.
Tra le nuove regole delineate in Italia, vi sono anche quelle relative all'età dei donatori, tra 18 e 40 anni per gli uomini e tra 20 e 35 per le donne, come già menzionato. Queste linee guida mirano a un quadro regolatorio definito, allineato ai principi enunciati in precedenza dal ministro Beatrice Lorenzin.
La Regione Toscana ha già deliberato la possibilità di offrire la fecondazione eterologa ai propri cittadini nei centri pubblici, privati e convenzionati, un passo che sarà esecutivo dopo la pubblicazione nel Bollettino ufficiale regionale. Le società scientifiche hanno concluso che "non sussistono particolari impedimenti all'attivazione delle procedure di donazione di gameti in Italia".
La Doppia Donazione: Un'Opzione ad Alto Successo nella Riproduzione Assistita
La doppia eterologa rappresenta il trattamento di medicina riproduttiva che offre i risultati migliori. Questa tecnica consiste nell’effettuare una FIV utilizzando gameti provenienti contemporaneamente da una donatrice di ovuli e da un donatore di seme, al fine di generare un embrione da trasferire alla paziente ricevente. Anche in questo caso, l’identità dei donatori e delle riceventi viene mantenuta nell’anonimato, in conformità con la legislazione vigente.
Uno dei principali motivi dell'elevata percentuale di successo della doppia donazione risiede nel meticoloso processo di selezione dei donatori e delle donatrici. Come precedentemente accennato, questo include uno screening approfondito per un vasto numero di malattie genetiche, oltre a valutazioni psicologiche, di salute generale e riproduttiva. L'età media delle donatrici di ovuli si aggira attorno ai 24 anni e non supera mai i 33, mentre i donatori di seme non superano i 35 anni. Questa giovane età dei donatori, combinata con lo screening rigoroso, riduce notevolmente le possibilità di aborto, malformazioni o anomalie genetiche.
Il trattamento di doppia donazione ha una durata approssimativa di 6/8 settimane, tempo necessario per selezionare i donatori e le donatrici più adeguati al caso e preparare il ciclo di stimolazione ovarica della donatrice. Tutti gli ovuli ottenuti dalla donatrice verranno utilizzati per il trattamento, con un minimo garantito di 8 ovuli maturi e una media di 10. In parallelo alla terapia che ha iniziato a preparare l’endometrio della madre destinataria, viene cominciata la stimolazione delle ovaie dell’ovodonatrice, una fase chiave per il successo futuro. Contemporaneamente, si procede allo scongelamento del seme del donatore.

Dopo aver estratto gli ovociti dalla donatrice, si procede alla fecondazione in vitro con il seme del donatore. Il risultato della fecondazione (primo giorno di vita embrionaria) viene osservato dopo circa 18 ore. Come succede nel ciclo naturale, al momento della fecondazione si include la medicazione della madre ricevente. Dopo la fecondazione, inizia il processo di sviluppo nell’incubatrice con un mezzo di coltura che fornisce tutto il necessario per una crescita corretta. È importante tener presente che non tutti gli ovociti verranno fecondati e non tutti daranno origine ad embrioni validi. I centri specializzati, come l'Instituto Bernabeu, riportano che il 75% degli embrioni nei loro cicli di donazione raggiungono la fase di blastocisti, e per questo motivo il 100% dei trasferimenti avvengono al 5º o 6º giorno di sviluppo, quando le possibilità di impianto sono superiori.
Una volta raggiunta la fase di blastocisti, si procede con il trasferimento dell’embrione, un momento cruciale del trattamento, che avviene mediante ecografia addominale, depositando il mezzo di coltura contenente l’embrione direttamente nell’utero materno. Gli embrioni che non sono stati trasferiti e che si desidera conservare, dopo la loro vitrificazione, vengono posti in custodia in appositi contenitori criogenici, in una posizione esclusiva per proteggerli da potenziali contagi crociati o imprecisioni. Per effettuare un test di gravidanza, si dovrà attendere circa 8-10 giorni dal trasferimento. In caso di risultato negativo, i medici analizzeranno le cause per studiare come proseguire. Dopo un test di gravidanza positivo, verrà effettuata un’ecografia dopo circa due settimane.
L’epigenetica, scienza che studia come determinati fattori ambientali e lo stile di vita della madre (alimentazione, fumo, alcol, esercizio fisico) possano determinare l’espressione di alcuni geni, è un altro aspetto considerato in questi trattamenti, sottolineando l'importanza dell'ambiente uterino della ricevente.
Il Percorso Emozionale e Psicologico della Genitorialità Eterologa
Affrontare la decisione di un trattamento con donazione di ovuli o seme è una scelta molto importante e dev’essere assunta con informazioni ben dettagliate. La maggior parte degli psicologi che si occupano di sostenere e accompagnare le coppie infertili si concentrano nell’analizzare il vissuto e le emozioni di chi sta scegliendo se intraprendere tale percorso. Per aiutare meglio questa tipologia di pazienti, è fondamentale conoscere in maniera approfondita chi sono i genitori e i figli che acquisiscono questo ruolo attraverso un dono esterno.
Si può partire dalla considerazione che l’essere figli è una condizione che appartiene a tutti noi, mentre non è la stessa cosa per la genitorialità. Non si sceglie o si chiede di essere figli. L’essere figli presuppone sempre l’esistenza di genitori, ma che vuol dire essere genitori? Rispetto al passato è qualcosa che si sceglie. Per secoli infatti la nascita della prole era un evento naturale che non si poteva programmare. La possibilità di scegliere di avere dei figli, ma anche di decidere quando averli, è un fatto assolutamente nuovo che caratterizza la società attuale. Oltre ad essere una scelta, la genitorialità è una condizione mentale di maturità che ci predispone all’accudimento, alla crescita, alla salvaguardia di un altro essere umano. È un atto di responsabilità verso qualcuno che non ci ha chiesto di venire al mondo. Se l’essere genitori è quindi un atto volontario, esso può essere separato dall’atto procreativo. Non è quindi il concepimento o il parto a renderci genitori, ma è la presa di responsabilità che ci apre alla possibilità di diventarlo.
I genitori che sono diventati tali attraverso la fecondazione eterologa sono persone che hanno dovuto superare due differenti lutti: il lutto per l’infertilità e il lutto biologico. Questo significa che hanno dovuto lavorare sul senso di inadeguatezza e di incapacità che invade profondamente chi scopre di non poter avere figli naturalmente; significa aver accettato di non avere un legame genetico con il figlio che nascerà. Sono persone che, non solo hanno scelto di essere genitori, ma hanno dovuto adeguarsi ad avere figli utilizzando l’aiuto di un terzo, il donatore e/o la donatrice. Spesso provengono da numerosi fallimenti e lutti di precedenti gravidanze e sono state chiamate a soffermarsi sul desiderio di genitorialità e su cosa significasse per loro avere figli o non averli affatto. Questo non va sottovalutato.
Chi decide di utilizzare la fecondazione eterologa è chiamato a comprendere cosa significa per loro il legame genetico e quanto questo possa influenzare la relazione con il nascituro. Questo deve essere ben chiaro in chi decide di iniziare questo percorso. La procreazione medicalmente assistita può essere vista come una sorta di percorso di crescita individuale che invita a fare chiarezza sul tipo di relazione che si è stabilita con il proprio sistema familiare. Per questo motivo, la psicoterapia ad indirizzo sistemico relazionale invita le coppie ad analizzare quanto si siano differenziati dalla propria famiglia d’origine, per capire se si è stati in grado di raggiungere una maturità emotiva completa (Bowen, 1979) nella quale le scelte personali sono indipendenti dalle aspettative esterne. Un progetto che è diverso dal comune, ma diverso non significa peggiore (Montuschi, 2006). Per questo motivo è dal modo in cui si è elaborata tale scelta che è possibile porre le basi per una buona relazione affettiva tra genitori e figli. Più una coppia è adulta e in grado di raggiungere un equilibrio tra appartenenza e separazione con la propria famiglia d’origine (Andolfi, 2006), più è prevedibile che la relazione con il figlio si sviluppi su basi solide.
Il Diritto di Sapere e la Narrazione delle Origini
Analizzando i racconti dei figli nati da eterologa è possibile comprendere cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato nella scelta dei genitori. Organizzazioni come la "Donor Conception Network", fondata nel 1993 in Gran Bretagna, raccolgono testimonianze e offrono supporto alle famiglie. Kate, una ragazza nata da donazione di seme negli anni ’90, consiglia di "dirlo presto, in maniera franca e senza porsi particolari problemi". Lei stessa racconta che i suoi genitori hanno cominciato a parlarne quando aveva 4 anni e che non ha un particolare ricordo di quel momento, ma "sa soltanto di averlo sempre saputo". Essere nata da donazione è qualcosa che la caratterizza, "come lo sono gli occhi marroni". Secondo lei, "crescere dei figli facendoli sentire a proprio agio con quello che sono rappresenta il primo passo per farli stare bene con se stessi".
Un'altra ragazza italiana, nata da eterologa maschile negli anni ’90, invita a "dirlo subito perché: 'le cose alla fine si scoprono. Sono informazioni che non possono essere nascoste ad un figlio. Da un punto di vista etico è qualcosa che va rivelato. Io non sono stata contenta di non averlo saputo prima'". Le opinioni degli esperti riguardo al dirlo sono chiare, come ha osservato nel 2005 la psicologa clinica Diane Ehrensaft: "negli ultimi vent’anni c’è stato un enorme cambiamento riguardo al parlare o meno della donazione: le tendenze sociali sono mutate e, parallelamente, anche gli esperti hanno dovuto cambiare radicalmente parere riguardo all’opportunità di dirlo. Vent’anni fa si pensava che questa rivelazione sarebbe stata traumatica per il bambino, umiliante per il genitore e pericolosa per il legame tra genitori e figli. Oggi invece si ritiene che non dire a un bambino la verità sulla sua origine sia una violazione dei suoi diritti, una negazione della realtà e una minaccia all’integrità della famiglia."
Le coppie che, invece, hanno molti timori nel raccontarlo ai loro figli ci parlano di una scelta non ancora pienamente elaborata, che nasconde un senso di vergogna che si potrebbe ripresentare nella relazione con il figlio. Il sito www.wearedonorconceived.com, fondato da una giornalista californiana anch'essa nata da donazione, raccoglie storie di persone concepite con questa tecnica. Un sondaggio del 2020 condotto da questo sito su 481 persone nate in 15 paesi diversi ha evidenziato un marcato interesse nel conoscere i dettagli delle proprie origini biologiche. Un ragazzo americano di 27 anni esprime cosa dovrebbero sapere i genitori da donazione: "Tuo figlio è un essere umano che ha il diritto di sapere chi è. Desiderare di conoscere chi sono i donatori non significa che ti abbandonerà o ti amerà di meno. Nascondere la verità ai tuoi figli li ferirà e danneggerà il rapporto con loro".

Sebbene i risultati di tale indagine vadano presi con cautela, essa riflette un desiderio crescente di conoscenza delle proprie origini. Ciò non dovrebbe spaventare i genitori, poiché "ciò che è fondamentale, non è poter conoscere o meno chi ha deciso di donare i propri gameti, ma fare in modo che tutta la famiglia abbia ben chiaro che il donatore e la donatrice rimangono comunque tali e non potranno assumere mai un ruolo genitoriale". La genitorialità è prima di tutto un atto intenzionale che si sviluppa nella relazione reciproca con il nascituro, ecco perché non potrà mai essere il legame genetico a definirla.
I timori manifestati dalle coppie che si avvicinano a questa scelta spesso parlano maggiormente di loro stessi e del loro sistema di valori attuale, più che del figlio che potrebbe nascere oggi con questa tecnica. Infatti, chi nascerà oggi con la fecondazione eterologa vivrà all’interno di un sistema familiare, sociale e culturale che sarà molto diverso rispetto a quello attuale e a quello vissuto dai ragazzi nati da eterologa 20 o 30 anni fa.
Genitorialità e Benessere Psicologico: Oltre il Legame Genetico
La psicologa Susan Golombok, professore di Ricerca presso l’Università di Cambridge e pioniera degli studi sulle nuove forme di famiglia, in un articolo del 2020 intitolato "The psychological wellbeing of ART children: what have we learned from 40 years of research?", afferma che la nostra comprensione di ciò che rende una famiglia è cambiata radicalmente negli ultimi decenni a causa dei progressi delle tecniche riproduttive e dei cambiamenti di atteggiamento della società verso queste tecniche. Attraverso l’analisi delle relazioni genitori-figli e delle modalità di adattamento psicologico dei bambini che vivono nelle famiglie create attraverso la riproduzione assistita, si è potuto constatare che la qualità delle relazioni familiari e l’ambiente sociale sono gli elementi che contano di più per il benessere psicologico dei bambini rispetto al numero, al sesso, all’orientamento sessuale o alla parentela biologica con i loro genitori.
Per tutti questi motivi, la cosa più importante da fare è chiedersi cosa significhi la genitorialità e cosa si desideri da questa relazione. Se per sentirsi a proprio agio nel ruolo di genitore si ha bisogno del legame genetico, allora significa che è necessario fermarsi a riflettere. Tale necessità potrebbe infatti nascondere un desiderio identitario che viene sostenuto dal fatto che sia possibile accettare quel bambino solo se ci si può riconoscere nei suoi tratti fisici. Questo, però, mette in evidenza una sorta di immaturità psichica per cui la relazione con l’altro può essere confermata solo da un elemento esterno. Questo determina un legame illusorio, poiché non sarà né la genetica né la somiglianza fisica a farci sentire adeguati nel compito. La genitorialità, infatti, è prima di tutto una funzione che dovremo riconoscerci autonomamente attraverso un percorso di crescita individuale.
Diventare genitori è un processo complesso, influenzato dalla cultura, dalla storia personale e familiare di ciascuno di noi, e che si esplica lungo l’intero arco della vita. Ciò non vuol dire che si sarà dei "bravi" genitori solo se si saranno elaborati i lutti e i timori che la fecondazione assistita comporta, ma sarà prima di tutto nella volontà e nell’impegno che si metterà nell’accogliere e affrontare qualunque tipo di difficoltà con i propri figli che si porranno le basi per una relazione affettiva equilibrata e soddisfacente.
Un figlio concepito attraverso la donazione dovrebbe avere la possibilità di poter esprimere qualunque tipo di sentimento nei confronti della modalità in cui è nato, senza avere il timore di ferire i propri genitori. Molte coppie che hanno fatto questa scelta ritengono che possa essere molto importante dire al proprio figlio quanto fosse stato desiderato, ma non bisogna cadere nella trappola di investire il proprio figlio di un peso e di un debito che non ha chiesto di sostenere. Questo non significa che non si possa esprimere quanto si ami il proprio figlio, ma è fondamentale essere consapevoli che un figlio scelto e desiderato così fortemente potrebbe essere "caricato" di considerevoli aspettative e corre il rischio di essere stato concepito per rispondere a un desiderio di realizzazione personale, più che per sostenere la sua individualità e il suo processo di emancipazione. Tale situazione va tenuta sotto controllo perché potrebbe rendere maggiormente difficoltoso il processo di svincolo dei figli (Scabini, Cigoli 2000).
Alla fine, si può affermare che la fecondazione assistita eterologa pone di fronte alle stesse sfide che affronta anche chi decide di avere figli naturalmente, ma le resistenze che si presentano in chi deve rinunciare al legame genetico possono rappresentare una grande opportunità di consapevolezza personale che non si manifesta così chiaramente in chi riesce ad avere figli naturalmente. In tal senso, la fecondazione eterologa è un dono nel dono, e il regalo più grande che si potrà fare ai figli nati con questa tecnica è quello di amarli incondizionatamente per quello che sono e per come potranno reagire in merito alla narrazione delle loro origini.