Alfio Bardolla, riconosciuto da molti come il più famoso tra i financial coach italiani, ha trasformato la propria storia personale in un brand di successo che oggi attira migliaia di seguaci. La sua figura è diventata sinonimo di educazione finanziaria e crescita personale applicata al denaro, offrendo a una vasta platea la promessa di una ricetta per diventare ricchi. La sua azienda, l’Alfio Bardolla Training Group, è sbarcata in Borsa nell’estate di qualche anno fa e, sulla base delle quotazioni, ha raggiunto una capitalizzazione di oltre 15 milioni. Eppure, dietro il sorriso bonario e l’immancabile maglioncino arancione, si cela un percorso complesso, fatto di luci mediatiche, successi societari e zone d'ombra che hanno sollevato numerose interrogazioni nel panorama economico e giornalistico italiano.

Le origini: da Chiavenna alla grande città
La storia di Alfio Bardolla ha inizio nel 1972 a Chiavenna, in provincia di Sondrio, dove ha trascorso la sua infanzia tra i monti della Valtellina. Nato in una famiglia modesta, figlio di un capostazione, Bardolla ha spesso raccontato di aver svolto mille lavoretti da ragazzino per arrotondare. Seguendo il consiglio di puntare sull'istruzione per garantirsi un futuro florido, si è trasferito a Milano per frequentare l’Università Cattolica, dove ha conseguito una laurea in economia e finanza.
Tuttavia, il percorso accademico è stato costellato di difficoltà. Per mantenersi agli studi, a 19 anni ha avviato una piccola impresa informatica. La gestione dell'attività, unita ai mancati pagamenti e alle pressioni del mercato, ha portato l’impresa al fallimento, trascinando in cattive acque finanziarie anche i suoi genitori, che si erano fatti garanti per lui. Quello che Bardolla definisce come un vero e proprio trauma familiare ha rappresentato, secondo il suo racconto, il punto di svolta: anziché subire la catena di eventi, ha deciso di lavorare su se stesso, avvicinandosi al mondo del trading finanziario e degli investimenti immobiliari. È nata così l'idea che la ricchezza non dipenda solo dal reddito, ma soprattutto dalle competenze finanziarie e dal modo di pensare il denaro.
La costruzione del brand e l’Alfio Bardolla Training Group
La scalata di Bardolla si consolida con la nascita della Alfio Bardolla Training Company, successivamente divenuta Alfio Bardolla Training Group (ABTG). Il modello di business è basato sulla vendita di corsi, convention e materiali formativi. Migliaia di persone seguono alla lettera i suoi consigli d'investimento e comprano i suoi libri, tra cui il best seller “I soldi fanno la felicità”.
Il successo finanziario dell’azienda è certificato dai bilanci: dai 6 milioni di euro di ricavi nel 2016 si è passati a quasi 10 milioni nel 2017. L’obiettivo dei corsi, come la nota “Wake Up Call”, è quello di cambiare l’approccio mentale al denaro, offrendo lezioni su trading finanziario, investimenti immobiliari e gestione aziendale. Il meccanismo prevede un percorso di fidelizzazione che può portare l'allievo dai corsi base a percorsi individuali molto costosi.
Tra cronaca e polemiche: il caso de L’Espresso
Il percorso di Bardolla ha attirato l'attenzione della stampa, in particolare de L’Espresso, che nel 2018 ha pubblicato diverse inchieste basate su decine di documenti riservati. L’analisi ha svelato un intreccio di oltre una ventina di società che si scambiavano tra loro immobili, crediti e debiti. Tra le vicende emerse, spicca il caso della holding Sogeaf: nel 2016, la società ha trasferito la propria sede da Milano a Trapani, risultando intestata per il 98,3 per cento alla Knight & Tower investment di Londra. Questa entità, gestita da un amministratore che figura in centinaia di altre società nel Regno Unito, ha sollevato dubbi sulla reale proprietà, nonostante Bardolla abbia precisato che la società fosse espressione di un fondo d’investimento.
Altrettanto discussa è stata l'operazione di quotazione in Borsa, che per i critici è servita a chiudere i conti con il passato. Secondo l'inchiesta, parte dei proventi del collocamento azionario sarebbe stata utilizzata per riequilibrare il bilancio della società, appesantito dai prestiti ottenuti dalle banche e dalle minusvalenze causate da operazioni immobiliari non fortunate. In pratica, la tesi di chi critica il modello è che i piccoli azionisti abbiano contribuito a saldare i conti in sospeso di una gestione precedente meno brillante di quella propagandata dal "guru".
Investimenti eterogenei: dall’American Coffee alle Criptovalute
Oltre alla formazione, Bardolla ha tentato di diversificare gli affari. Nel 2009 ha lanciato Arnold Coffee, una catena di caffetterie ispirata al modello Starbucks. Nonostante le ambizioni, i risultati non sono stati quelli sperati, con bilanci in perdita e una crescita dei locali molto più lenta del previsto. Nel 2018, Bardolla ha lasciato la carica di amministratore unico, con i soci che hanno votato una manleva totale per l'amministratore uscente in merito agli atti gestionali compiuti tra il 2014 e il 2017.
Per finanziare l’attività, la società aveva fatto ricorso a un prestito obbligazionario collocato sulla Borsa di Vienna, offrendo un interesse annuo del sette per cento. L’operazione, tuttavia, ha raccolto solo un terzo della cifra prefissata. Più di recente, l’agenda di Bardolla si è spostata verso le nuove tecnologie, con il lancio di un’Initial Coin Offering (ICO) per il progetto Skillchain, un sistema basato su blockchain per la certificazione di curricula e titoli di studio. Anche in questo caso, le iniziative hanno generato dibattito, specialmente riguardo al controllo da parte delle autorità di vigilanza, poiché la raccolta di capitali in criptovaluta sfugge in parte alle classiche regolamentazioni di mercato.

Il dibattito sul valore della ricchezza
La figura di Alfio Bardolla continua a dividere. Da una parte, migliaia di ammiratori che vedono in lui un esempio di riscatto e una guida pratica per la gestione economica; dall'altra, detrattori che contestano l'elitarismo di alcuni suoi messaggi. La frase attribuita al coach, secondo cui "se una persona guadagna mille euro al mese è perché non vale più di mille euro al mese", ha sollevato forti critiche, venendo letta come una visione meramente quantitativa del valore umano, che trascura la complessità sociale, culturale ed esistenziale di ciascun individuo.
Mentre il valore di mercato della sua azienda e il suo patrimonio personale, stimato in decine di milioni di euro, testimoniano il successo di una macchina da business ben oliata, la discussione su quanto la sua formazione sia realmente efficace o quanto sia, invece, frutto di una sapiente operazione di marketing personale, rimane aperta. Per molti, la partecipazione ai corsi è stata l'inizio di una consapevolezza finanziaria; per altri, è una spesa ingente con ritorni incerti. In questo panorama, Alfio Bardolla resta un personaggio che, nel bene o nel male, ha saputo intercettare i bisogni e le frustrazioni del proprio tempo, trasformandoli in un modello di business che, tra corsi di formazione e quotazioni in Borsa, continua a far discutere.