Tutti l’abbiamo vista almeno una volta: la scena del pilota che tira una maniglia e viene sparato fuori dall'aereo caccia in pieno volo. In realtà, i piloti sono equipaggiati con seggiolini eiettabili, dei dispositivi, utilizzati soprattutto negli aerei militari, che permettono al pilota di abbandonare rapidamente il velivolo in caso di emergenza. Ma cosa succede davvero in quel momento? Quanto è violento? Quanto è rischioso? Perché eiettarsi? Semplice: perché l'alternativa è schiantarsi con l'aereo. L’eiezione è l’ultima risorsa, il piano B quando tutto il resto è andato a rotoli. Ma attenzione: non stiamo parlando di un sedile qualsiasi. Il seggiolino eiettabile è un vero sistema di salvataggio ad alta tecnologia.

Evoluzione storica e le origini della tecnologia
Il seggiolino eiettabile fu brevettato in Germania (Reichspatent nr. 711045) nel 1939 da Karl Arnhold, Oscar Nissen, Rheinhold Preuschen e Otto Schwarz i quali lavoravano presso la Junkers. Un altro brevetto, riguardante la cartuccia esplosiva, fu conferito a Erich Dietz. Nei primi modelli veniva utilizzata l'aria compressa per lanciarli. L'aereo dotato di questo dispositivo fu il prototipo di un caccia, l'Heinkel He 280, nel 1941; uno dei piloti collaudatori di questo aereo, Helmut Schenk, fu la prima persona a lanciarsi con il seggiolino dopo che le superfici di controllo si ghiacciarono rendendo l'aereo ingovernabile. Era il 13 gennaio 1942. L'He 280 non entrò mai in produzione e il primo aereo di serie dotato di seggiolini eiettabili fu il caccia notturno Heinkel He 219 nel 1942. Nel 1944 gli Heinkel He 162 furono dotati di nuovi tipi di seggiolini, lanciati grazie alla forza generata da cartucce esplosive.
La necessità di avere un sistema che potesse permettere a un pilota di uscire velocemente da un velivolo in caso di necessità è emersa durante la seconda guerra mondiale. Nonostante i primi studi di sistemi a molla e ad aria compressa fossero stati sviluppati già a partire dagli anni '20 del Novecento, il moderno sedile eiettabile è stato sviluppato da James Martin, un ingegnere irlandese. James Martin fondò con l'amico e pilota Valentine Baker l'azienda di costruzione di aerei Martin-Baker, per la quale il secondo testava anche i prototipi. Baker morì durante un atterraggio di emergenza di un prototipo di aereo della loro azienda e per questo Martin decise che l'azienda dovesse sviluppare sistemi di sicurezza per aerei. Negli anni '30 quindi iniziò a sviluppare i primi sedili eiettabili utilizzando sia le tecnologie già testate, sia con cariche esplosive. Il primo test di un vero pilota fu effettuato da un impiegato della Martin-Baker, cioè Bernard Lynch, da un aereo della stessa azienda il 24 luglio 1946, e il sistema funzionò perfettamente.
Il funzionamento tecnico: dalle manovre alle fasi di espulsione
Tutto comincia con un gesto: il pilota afferra la maniglia d’eiezione. Da quel momento, la sequenza è irreversibile. Le cinture si tendono automaticamente: le spalle vengono tirate contro lo schienale e le gambe bloccate. Questo serve a prevenire movimenti incontrollati durante l’espulsione, che a quelle velocità potrebbero causare lesioni gravi agli arti.
La prima fase consiste nell'apertura della cabina di pilotaggio. Quando il pilota aziona il comando per attivare l'espulsione del sedile, una carica esplosiva stacca o frantuma il tettuccio della cabina di pilotaggio. Nel caso in cui questo sistema non dovesse funzionare, il poggiatesta del sedile è dotato di appendici appuntite che gli permettono di sfondare il tettuccio. Jettisoning: piccoli esplosivi fanno saltare via l’intero tettuccio. Through-Canopy Penetration: una Miniature Detonating Cord (MDC) o micro-carica esplosiva frantuma il plexiglass lungo una linea predefinita, visibile spesso come una zigrinatura sulla superficie. Se la MDC non è presente, il sedile può rompere fisicamente il tettuccio grazie a speciali punte metalliche chiamate Canopy breakers. Tutto questo avviene in circa 0,2 secondi.

La seconda fase consiste nell'espulsione del sedile attraverso l'apertura che è stata creata con la prima fase. Il sedile è prima sganciato dall'aereo e poi sparato all'esterno tramite una carica esplosiva posta sotto il sedile stesso. L'espulsione è repentina e comporta per il pilota un'accelerazione pari ad almeno 12g. Il pilota quindi deve sopportare sul suo corpo una forza pari a 12 o 13 volte il suo peso corporeo. Il sedile è guidato da uno o due binari e, prima dello sparo, è dotato di meccanismi che attirano le braccia e le gambe del pilota facendogli assumere una posizione raccolta, minimizzando la possibilità del pilota di sbattere contro parti dell'aereo.
Integrazione di intelligenza artificiale e sensori di bordo
Nei modelli più recenti è stata automatizzata anche la procedura di avvio in quanto i sedili intelligenti sono in grado di valutare se il pilota è cosciente. Il sedile è dotato di un altimetro e di un giroscopio che sono in grado di attivare e manovrare i motori a razzo per correggere la direzione di caduta, qualora il pilota si sia lanciato mentre l'aereo volava al rovescio. Inoltre, un barometro rovesciato permette al sistema di capire la quota a cui avviene l'eiezione.
Tutti sono progettati per funzionare in condizioni "zero-zero", ovvero a zero altitudine e zero velocità. Quindi sì, un pilota potrebbe eiettarsi anche da un aereo fermo sulla pista. I sistemi di espulsione sono oggi dotati di vari sensori, come giroscopi e altimetri, e di automatismi che permettono l'apertura automatica del paracadute necessario all'atterraggio in sicurezza del pilota. Se l’eiezione avviene ad alta quota, ritarda l’apertura del paracadute principale, per scendere più velocemente in una zona con più ossigeno e meno freddo, per evitare ipossia o congelamento. Durante la caduta viene comunque attivata una piccola bombola di ossigeno che permette al pilota di respirare.
Analisi del caso: Il sedile MK IT-10LK
A bordo dell'aereo Aermacchi MB-339 delle Frecce Tricolori è installato il sedile eiettabile modello MK IT-10LK prodotto dalla Martin-Baker. Questo modello è composto da quattro parti indipendenti per velocizzare le operazioni di manutenzione: la catapulta (cioè il sistema di espulsione), la struttura resistente, il sedile e il paracadute. Il sedile può essere utilizzato da livello suolo fino a 15.250 metri di altitudine ed è compatibile con piloti che pesano tra i 69,2 kg e i 112,2 kg. Il sedile funziona con aerei che viaggiano fino a circa 1160 km/h. La catapulta, cioè il sistema di espulsione, ha una corsa pari a circa 1,8 metri. Il sedile è dotato di razzi che accelerano il pilota una volta uscito dall'aereo: la forza di spinta di questi razzi è pari a 19 kN. Per capire a quanto equivale questa forza, se il pilota e il sedile pesassero 300 kg, per raggiungere i 100 km/h di velocità verticale basterebbe mezzo secondo.
Limiti fisici e rischi biologici per il pilota
Nonostante i primati tecnologici, la maggior parte dei lanci avviene a quote e velocità basse. Tale evento è comunque estremamente traumatico per il pilota in quanto viene impressa al corpo un'accelerazione quantificabile in circa 12g. Quando un pilota si lancia, subisce un'accelerazione di circa 12 g, ovvero subisce 12 volte il peso del proprio corpo: quindi un uomo che pesa 75 kg si sente "schiacciato" da un peso di circa 900 kg. L'accelerazione è talmente rapida e violenta che la maggior parte dei piloti sviene: è questo il motivo per cui sia l'apertura del paracadute che il gonfiaggio di giubbotto e salvagente sono operazioni automatizzate.
Una volta fuori, il pilota affronta il cosiddetto windblast: un impatto violento con l’aria, che a 1.000 km/h ha la consistenza di un fluido denso e violento. Se il corpo non è perfettamente allineato, il rischio di fratture o traumi è elevato. Il sangue viene spinto con violenza verso i piedi - rischiando di causare un "blackout" - e la spina dorsale si comprime con una forza tale che le fratture vertebrali sono tra le lesioni più comuni.
Perché non utilizzare questi sistemi sugli aerei di linea?
Innanzitutto, avere un sistema di distruzione della fusoliera, cioè il corpo dell'aereo, prima dell'espulsione dei seggiolini, sarebbe molto problematico. I sedili poi non potrebbero essere espulsi tutti contemporaneamente, altrimenti si verificherebbero moltissimi scontri tra passeggeri durante l'espulsione. La presenza di cariche esplosive all'interno dell'aereo poi comporterebbe problematiche di sicurezza e, in caso di emergenza, arrecherebbe danni ai passeggeri che non sono espulsi per primi. Inoltre, i piloti militari sono dotati di caschi che permettono di respirare anche ad alta quota e sono addestrati per sopportare le accelerazioni molto elevate che si possono verificare durante queste emergenze. Nonostante ciò, anche i professionisti che hanno dovuto espellersi in emergenza hanno riportato traumi anche molto gravi.

Sviluppi futuri e standardizzazione internazionale
Il Dipartimento della Difesa USA (DoD) si è interessato allo Zvezda K-36D, il seggiolino eiettabile di ultima generazione russo, adottato su MiG-29 e Su-27, tra gli altri. La NASA ha valutato sia lo ACES II che il Martin Baker e sembrerebbe che questi due modelli necessitino di ampi miglioramenti. I piloti richiedevano seggiolini zero-zero (bassa velocità e bassa quota) con buone prestazioni. Per ottenere questo risultato fu aggiunto un razzo di sostegno. La catapulta lavorava da 0,15 a 0,25 secondi tenendo l'accelerazione sotto i 10 g. Il secondo razzo si attivava dagli 0,20 agli 0,40 secondi. Sono stati adottati nuovi automatismi, quali paracadute di rallentamento e lo spiegamento automatico del paracadute principale in base alla quota, ma soprattutto, dato il livello tecnologico, sono stati aggiunti dei microprocessori in grado di ricevere e avvalersi delle informazioni acquisite dall'avionica di bordo e da speciali sensori (tubo di Pitot, giroscopio, peso del pilota, e altro). In questo modo, il seggiolino può modificare i parametri di eiezione, aumentando la possibilità di sopravvivenza del pilota.
L'impatto psicologico e la cultura dell'eiezione
L'eiezione non è solo un atto spettacolare da film d’azione. È una manovra estrema, progettata per quei momenti in cui ogni secondo può fare la differenza tra la vita e la morte. Un gesto che mette alla prova i limiti del corpo umano, ma anche le capacità della tecnologia. Sì, lascia segni profondi - sul corpo e nella mente. Fratture, traumi, ricordi difficili. Ma resta una delle invenzioni più straordinarie mai concepite: un sistema di salvataggio che, nonostante tutto, funziona. E quando funziona, significa che un pilota ha avuto una seconda possibilità. La Martin-Baker stima che più di 7600 piloti siano stati salvati dal loro sistema. Il primo pilota ad essere accettato nel Club è stato un militare della RAF che si è eiettato su quella che allora era la Rhodesia nel gennaio 1957. C’è una forma di cameratismo invisibile, un legame indissolubile tra chi è sopravvissuto a un’eiezione e la tecnologia che lo ha riportato a terra. Non c'è un numero fisso: ogni individuo è unico, così come lo è l'espulsione che subisce. Ogni volta che la maniglia viene tirata, si scrive una pagina di storia dell'aviazione che coniuga il coraggio umano con l'ingegneria più avanzata del nostro tempo.
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